Il fisco poliziesco all’epoca di Tremonti. La Destra statalista italiana frega i suoi elettori e non regge la sfida della libertà e del diritto

13 maggio 2011 11:476 commentiViews: 17

203Sono stato duramente criticato da ampi settori del Pdl per aver convinto, aiutato dall’Udc e dal Centrosinistra, il Consiglio regionale della Sardegna a votare la censura al ministro Tremonti sulla zona franca a Milano. Nei giorni scorsi Berlusconi, a Olbia, ha ripetuto che le tasse sarebbero di sinistra e che lui con le tasse non c’entra. Ieri 10.000 persone hanno sfilato in va Roma contro il fisco e se ne sono andate con la convinzione di aver ottenuto qualcosa.

La questione fiscale è una cosa seria, non consente bugie o infingimenti. Lo dico a quelli che non hanno votato la mozione sull’indipendenza, perché è proprio sul fisco che si misura il grado di dipendenza e di subordinazione ingiusta a cui la Sardegna è condannata dall’Italia e dall’Italia di Tremonti e Berlusconi in particolare.
Il fisco è la cartina di tornasole del rapporto tra lo stato e il cittadino.
Come concepisce lo Stato questo rapporto? In modo poliziesco, repressivo e inquisitoriale. Lo Stato parte dla presupposto che ogni contribuente che non sia lavoratore dipendente evade; poi lascia al contribuente l’onere della prova della sua innocenza.
Leggete ciò che ha scritto l’Agenzia delle Entrate ai suoi direttori periferici nel 2010 con la circolare 20/E del 2010, si ricava l’indicazione dello Stato a colpire con acccertamenti in aumento proprio il segmento delle micro-imprese in anomalia dagli studi di settore, esattamente cioè ciò che rimane del tessuto produttivo della Sardegna:

“2.3 IMPRESE DI MINORI DIMENSIONI E LAVORATORI AUTONOMI
Per la macrotipologia comprendente le imprese di minori dimensioni ed i lavoratori autonomi, valgono tutte le indicazioni operative fornite al paragrafo 2.3 della circolare n. 13/E del 2009, per quanto in specie attiene alla analisi di rischio propedeutica alla selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, nonché quelle contenute nelle note n. 68125 del 4 giugno 2009 e n. 178090 del 16 dicembre 2009. (…) Agli stessi fini di analisi del rischio è previsto l’invio, in corso d’anno, di ulteriori
elenchi d’ausilio (sempre corredati delle istruzioni operative) in relazione alle seguenti posizioni:
· soggetti che, pur avendo effettuato operazioni rilevanti ai fini IVA per i periodi d’imposta 2006 e 2007, non risultano aver presentato la relativa dichiarazione essendone obbligati;
· soggetti che, pur risultando aver prestato servizi in materia edile (secondo le informazioni presenti in Anagrafe Tributaria), presentano anomalie dichiarative;
· soggetti per i quali, da informazioni acquisite dall’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, risultano irregolarità dichiarative ovvero omessi o carenti versamenti IVA .
I controlli nei confronti dei contribuenti cui si applicano gli Studi di settore che presentino situazioni di “non congruità”, fermo restando il consolidamento dell’entità numerica del 2009, vanno sviluppati tenendo rigorosamente presenti le istruzioni metodologiche di cui alla citata nota n. 68125 del 2009, onde pervenire ad un miglioramento dell’ammontare mediano delle maggiori imposte accertate e di quelle definite, ulteriore rispetto a quello già conseguito lo scorso anno.
Una quota pari ad almeno il 5 per cento degli accertamenti previsti per la macrotipologia in parola deve essere destinata al controllo dei soggetti che, pur astrattamente tenuti, non hanno presentato il modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi, indicando o meno in dichiarazione l’esistenza di cause di esclusione o inapplicabilità (a ciascuna delle due ipotesi va dedicato, ove possibile, un pari numero di interventi, e la selezione va sempre tarata sulla presenza di concreti indizi di evasione).
Per la platea dei contribuenti che risultano “congrui” è in programma una campagna di controlli volti a verificare la veridicità dei dati dichiarati ai fini dell’applicazione degli Studi di settore, mediante accessi brevi da sviluppare in tornate contestuali a livello nazionale, sulla base di istruzioni diramate dalla Direzione Centrale Accertamento (si prevede per tali campagne, il cui avvio è previsto nel mese di maggio, un assorbimento di circa 10.000 interventi della specie). Detta campagna ispettiva, da realizzare utilizzando una quota degli accessi brevi già programmati, è evidentemente finalizzata ad intercettare le situazioni di “congruità” ottenute artificiosamente, le quali vanno considerate ad alta pericolosità e, pertanto, ricercate anche mediante gli ordinari controlli da indirizzare sui
contribuenti che presentano un trend pluriennale degli specifici redditi dichiarati obiettivamente implausibile e/o denotano un tenore di vita superiore a quello
apparentemente connesso al reddito complessivo dichiarato (in linea con le istruzioni fornite con la già citata nota n. 178090 del 2009).
Specifici controlli, con le modalità istruttorie ritenute maggiormente efficaci, vanno riservati, come di consueto, ai contribuenti che, destinatari nel corso del 2009 delle apposite comunicazioni concernenti la rilevata esistenza di anomalie degli indicatori economici, relative al triennio 2005-2007, risultano – dai dati dichiarati per il periodo d’imposta 2008 – non aver mutato il comportamento ritenuto anomalo (la selezione è assistita da apposite liste
d’ausilio, elaborate centralmente e accompagnate dalle necessarie istruzioni operative). Il controllo di questi soggetti va sviluppato nella massima misura possibile, selezionando dalle liste di ausilio le posizioni la cui verifica, secondo i criteri già in passato descritti, può garantire la maggiore incisività, anche a fini preventivi.
Occorre inoltre che una quota dei controlli venga riservata alle posizioni a maggior rischio dei soggetti ai quali non si applicano gli Studi di settore (categoria alla quale, a partire dal periodo d’imposta 2008, appartengono anche i c.d. “contribuenti minimi”): al riguardo è prevista la diffusione di appositi indirizzi metodologici per una corretta analisi del rischio e conseguente selezione”.

Alla luce di intendimenti così persecutori, che presuppongono l’evasione in base a stime, che utilizzano l’anomalia come segnale di evasione, che costringono a pagare sulla base delle stime, che senso hanno le parole rassicuranti e scontrite di Attilio Befera, presidente di Equitalia e Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate?
Sul Sole 24 ore del 6 maggio si leggeva: “Un ufficio dell’amministrazione finanziaria che assuma atteggiamenti vessatori verso un cittadino, per esempio quando pretende di portare a casa comunque un “risultato” nonostante l’accertamento sia in realtà infondato, finisce «quasi per apparentarne l’azione (dell’amministrazione finanziaria, ndr) a quella di estorsori». Parole forti che non vengono fuori da un qualunque partecipante a un convegno fiscale, ma dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Segno evidentemente di una sensibilità personale, ma anche di un disagio che effettivamente esiste tra i contribuenti, al di là della fondatezza o meno di singole posizioni. (…) «Continuo a ricevere – afferma Befera – segnalazioni nelle quali si denunciano modi di agire che mi spingono adesso a rivolgermi direttamente a tutti voi per richiamare ognuno alle proprie responsabilità e ribadire ancora una volta che la nostra azione di controllo può rivelarsi realmente efficace solo se è corretta. E non è tale quando esprime arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell’ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti». Insomma, Befera certfica l’animus dei suoi dirigenti, ma tace sulle modalità e sulal quantità dei controlli che vengono previsti sulla base non di elementi obiettivi, ma di una stima, ossia di una previsione statitistica. Qual è però la molla che spinge funzionari ad oltrepassare la soglia deontologica?
La risposta forse la troviamo nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dell’Area IV della dirigenza degli enti pubblici non economici e delle Agenzie Fiscali, stipulato tra l’ARAN e le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, dove sono previsti delle retribuzioni variabili in funzione del risultato.
Ora, i risultati che devono essere conseguiti e che sono premiati con retribuzione di risultato (variabile) sono stabiliti dalla stessa Agenzia delle Entrate.
Ora si comprende come possano esistere funzionari che, per poter raggiungere gli obiettivi fissati e quindi percepire delle somme di retribuzione variabile, possano andare oltre le normali interpretazioni delle norme e accertare materia imponibile fiscale oltre ogni normale criterio, attuando vere e proprie persecuzioni e mettendo in crisi attività imprenditoriali. Ma ciò accade perché l’Agenzia lega all’accanimento sul contribuente il risultato su cui calcolare l’incentivo dei suoi dirigenti. Questo è il fisco di polizia dell’età di Tremonti.

6 Commenti

  • L’aspetto più irritante di questo fisco è il suo essere prepotente coi deboli e debole coi forti. E’ doveroso ricordare che i dipendenti, subendo la ritenuta alla fonte, son l’unica categoria che sopporta quasi per intero il peso “ufficiale” della enorme pressione fiscale. Ma in mezzo agli autonomi, se non bisogna nascondersi che esistano (come son sempre esistiti) dei veri furbi (magari pronti a beneficiare di bonus e incentivi a tutto spiano dichiarandosi a reddito zero)ci sono tantissimi onesti lavoratori che messi sul lastrico dalla crisi sono definitivamente affossati da un’amministrazione finanziaria che attua misure oggettivamente vessatorie. Un atteggiamento insieme feroce e cieco, perchè se da un lato letteralmente rovina imprese e famiglie facendole sprofondare nella povertà dall’altro..sradica una volta per tutte un cespite che non potrà più contribuire al gettito statale. Ma la vera iniquità è la diseguaglianza che consegue all’ampia discrezionalità con cui la PA può decidere di negoziare la sua pretesa. Cosa che fa solo con chi sa ha i mezzi per difendersi in giudizio, e sono naturalmente i principi dell’evasione, quelli con la finta residenza a Londra o Ginevra: per loro ci sono gli scudi fiscali con aliquote RIDICOLE i “concordati” che permettono di pagare una frazione minuscola del contestato; per i piccoli ci sono ipoteche, pignoramenti e interessi anatoscistici, o la chiusura del negozio per uno scontrino non rilasciato..

  • Che Equitalia sia il “Caron dimonio, con occhi di bragia”dei giorni nostri credo che nessuno lo metta in dubbio. Proseguendo nella citazione Dantesca bisogna anche dire che il teatro operativo non è il Paradiso ma l’Inferno. Che il materiale a disposizione di Equitalia non sono Angeli (ovviamente senza generalizzare).
    E che la domanda a cui rispondere è molto semplice: l’evasione fiscale è una invenzione oppure ha un reale fondamento? Ciascuno di noi nel suo piccolo non può non rispondere che l’evasione c’è. Ed è conseguente che tanti “piccoli” faghene muntone.Leggere che le “partite IVA” per far fronte alle richieste (fameliche lo dico io per agi,interessi,penalità)di Equitalia sono costrette a porre mano al patrimonio, ai risparmi di una vita qualche murighio intestinale lo provoca. E ci si interroga se il fieno messo in cascina può anche sventolare la bandiera di un corretto adempimento fiscale. Perchè esiste un altro popolo (più numeroso) oltre alle partite IVA, fatto di lavoratori dipendenti e pensionati che, in silenzio e senza manifestazioni, paga le imposte fino all’ultimo centesimo di reddito. E difficilmente mette da parte patrimonio e risparmi.Se ne vuole tener conto?
    Ed allora il problema è come equiparare fiscalmente le partite IVA al popolo del lavoro dipendente se si vuole una società civile, rispettosa del prossimo, solidale. Il sistema oggi non assicura questo equilibrio. E la politica se ne deve preoccupare ed occupare, non limitarsi a sposare solo una causa.
    Equitalia deve smettere la prepotenza.

  • Scusate il paragone, hem hem, irriverente ma alle origini della Leganord il motivo principale di coinvolgimento popolare e di succcesso fu la rivolta fiscale per non pagare le tasse sui fuoristrada, addirittura, non per dare sostentamento alla propria famiglia o il pericolo di vedersi togliere via la casa. Evidentemente, i leghisti, sono riusciti a portare sulle proprie posizioni le altre forze politiche e sociali che si sono allineate e hanno aderito a iniziative spesso sconcertanti. Qui si tratta di altro. Ci portano via la terra (Basi), il sole, il vento, usano i nostri Porti per i loro comodi sovratassandoci per i collegamenti aerei e marittimi e non ci danno nemmeno il poco che ci è dovuto.
    Fortza Paris.
    Antonio Gavo

  • Giovanni Porcu

    Abbiamo sempre sostenuto ( ampiamente inascoltati) quando parlavamo di zona franca e di zone a fiscalità di vantaggio ( termine coniato dall’Unione Europea ) che la madre di tutte le libertà è la politica fiscale. Una politica fiscale che individua nel cittadino e nelle imprese i soggetti dai quali attingere indiscrimantamente tutte le risorse occorrenti per il funzionamento dello stato – incurante della reale capacità redittuale e contributiva per di più senza alcun controllo delle spese dello stato stesso è una politica che limita le libertà e fa diventare il cittadino suddito e quindi votata al sottosviluppo. In Italia la pressione fiscale e contributiva è prossima al 70 per cento. Per di più , come dununcia Paolo nell’articolo, vi è un sistema borbonico nell’accertamento della capacità reddittuale che da analitico è diventato induttivo con onere della prova contraria non già a carico dello Stato ( come insegna il DIritto Tributario ) ma a carico del cittadino/suddito. Per di più , ancora, un sistema di riscossione da Stato di Polizia che mette nelle mani di una società interamente partecipata dallo Stato stesso strumenti come le cd ganasce fiscali, ma anche le ipoteche legali, i pignoramenti bancari , il divieto per la PA di pagare crediti superiori a 10.000 euro in presenza di debiti verso Equitalia, un sistema di aggi e di interessi che si sommano alle sanzioni ed agli interessi degli Enti impositori anatocistico a dir poco mostruoso e così via discorrendo. Io credo che le dichiarazioni del presidente Cappellacci e le misure annunciate a fronte della protesta del popolo delle partite Iva siano offensive della dignità e dell’intelligenza delle persone . Perchè non è nelle mani della Regione Sardegna la soluzione a questa problematica e le elemosine non risolveranno nulla.Creeranno false aspettative e ulteriori guerre tra poveri. Tra chi potrà avere l’elemosina e chi non la potrà avere La palla è nelle mani del Ministro Tremonti, di colui che si è inventato lo scudo fiscale al 5 per cento per capitali ingentissimi e di incerta natura rientrati ( ?? ) dall’estero mentre l’aliquota minima dei redditi da studio di settore tra Irpef – irap – addizionali – contributi previdenziali come dicevamo si avvicina al 70 per cento. Occorrono atti straordinari del Consiglio Regionale e dei Parlamentari Sardi che costringano il Governo nel contingente ad una moratoria e a regime ad una rivisitazione retroattiva dell’imposizione fiscale e dei meccanismi di accertamento e riscossione per la Sardegna. Subito. Senza questi occorre sostenere con forza e con ogni mezzo legale e pacifico la protesta del sistema delle piccole e medie imprese sarde che rischia il tracollo definitivo insieme alla già debole struttura sociale della Sardegna.

  • Enzo Desole

    Costituite EquiSardegna e operate alla pari di Equitalia per il recupero degli undici miliardi che l’Italia ha sottrato ai contribuenti sardi. A parte gli scherzi Onorevole, la Regione potrebbe dar mandato a dei consulenti di assistere i debitori di equitalia per la verifica di quanto effettivamente dovuto. Ci sono cartelle che assomigliano più a patacche che a seri conteggi di natura tributaria.

  • Mario Pudhu

    Sa ‘filosofia’ de s’isciacallàgiu fimus a oe, sos Sardos, a la connòschere! Bi aiat bisonzu de connòschere a Iniquitalia! Ma paret chi sos ‘políticos’ sardos no apent mai lézidu una riga ebbia de ite ant fatu sos colonizadores, e neune peus s’Itàlia, cun sos Sardos! Pro cussu deo che los ponzo, sos ‘politicos’ sardos, chentza ‘complimenti’, in sas bàtoro categorias possíbbiles. E timo meda chi bi passent fintzas sos ‘bonos’, chi no paret chi si abbizent mancu issos d’èssere sétidos subra de carchi vulcanu.
    E a propósitu de pagamentas e intradas no lis at nadu mai nudha su títulu III de su istatutu de ‘autonomia’ pro sa Sardigna, leze «costituzionale» de bassa chi si ant adoradu e ancora sighint a si adorare che Vangelu.
    A zente goi li naro iscallada, sinono tocat de agatare peràulas meda prus graes. No isco deabberu ite tocat a nàrrere, parent cudhos tedescos chi annos e annos bidiant fumighedhu essindhe in sos fumajolos de sas ‘indústrias’ ma no ant mai cérfidu bídere chi bi fint ‘cremendhe’ cristianos. Ite los at narcotizados?

Invia un commento