La lettera inviata dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari e dalla consigliera referente per la Commissione diritti umani alla presidente del Tribunale di sorveglianza di Cagliari (che sta facendo discutere non poco nel Palazzo di Giustizia e della quale nessun giornale parla), è un garbato ma fermo elenco delle inefficienze della Giustizia rispetto a quel complesso segmento della popolazione che è dato da chi è chiuso in carcere.
Provo a sintetizzarlo.
L’indifferenza del tempo “Quanto alle persone in stato di detenzione, rimane eccessivo il lasso di tempo intercorrente tra la presentazione dell’istanza di misura alternativa e la celebrazione dell’udienza camerale. Anche a voler prescindere dai termini, ancorché meramente ordinatori, previsti dal codice di rito, tale arco temporale deve essere contenuto entro limiti accettabili, soprattutto quando riguarda condannati a pene elevate. Ciò vale anche per i condannati in regime di arresti domiciliari ex art. 656, comma 10, c.p.p. e per i “liberi sospesi” con condanne inferiori ai diciotto mesi, i cui procedimenti vengono decisi in tempi ancora eccessivi”.
Manca anche l’ora d’aria “Aumentano le segnalazioni circa un ulteriore e preoccupante scadimento delle condizioni generali di detenzione, dovuto certamente al sovraffollamento carcerario ma in molti casi anche allo scarso rispetto dei diritti dei detenuti, sulla cui osservanza si registra un inadeguato livello di vigilanza. I reclusi nel circuito di Alta Sicurezza, per esempio, lamentano di non riuscire a fruire per intero delle ore d’aria e di non potere beneficiare della socialità se non in occasioni particolari”.
Poveri e avvocati “Per ciò che riguarda la tutela dei diritti difensivi e della loro effettività, rilevanti criticità continuano a registrarsi nella gestione delle pratiche relative al patrocinio per i non abbienti. L’Ordine riceve continue segnalazioni dai Colleghi sia sulla gestione dell’arretrato (ammissioni e liquidazioni), sulla quale si rilevano ritardi diffusi e molto consistenti, sia sul difetto di tempestività delle notifiche. Si tratta di un tema estremamente delicato per l’esercizio della funzione difensiva e per la tutela della sua dignità, in relazione al quale – nonostante le ripetute rassicurazioni circa l’avvio di percorsi di smaltimento anche attraverso l’incremento di risorse umane dedicate – nulla è sostanzialmente cambiato”.
Con comodo “Sono giunte numerose segnalazioni anche in relazione a preoccupanti ritardi nella gestione dei reclami. Le riserve vengono spesso sciolte a eccessiva distanza di tempo, con conseguente pregiudizio di diritti che la legge riconosce alle persone condannate – non ultimo quello di impugnare l’eventuale provvedimento negativo – e, soprattutto, con la vanificazione dei percorsi rieducativi, di fatto bloccati nell’attesa di una risposta. Gli operatori dell’area educativa e di conseguenza i magistrati di sorveglianza, infatti, sospendono l’attività sino al deposito dell’ordinanza, con evidenti ripercussioni sull’utilità e sull’efficacia dei programmi trattamentali. Sotto questo profilo è appena il caso di rammentare quanto la celerità nella definizione dei procedimenti di natura premiale, a prescindere dall’esito della domanda, rappresenti di per sé un importante fattore di contenimento e di attenuazione delle tensioni e dei disagi negli ambienti carcerari: ragione per la quale dovrebbe darsi priorità alla definizione dei procedimenti riguardanti persone detenute, al limite, in camera di consiglio, mediante l’incremento dei Collegi del Tribunale, il che consentirebbe di smaltire in tempi più accettabili il carico di lavoro e di allentare così anche la pressione sugli avvocati difensori, unici referenti dei propri assistiti anche rispetto alle disfunzioni e ai ritardi della Giustizia penitenziaria”.
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Ragionando: nessuno parla di Abbanoa, nessuno si oppone alla provatizzazione dello scalo di Cagliari, nessuno si è opposto all’aggressione capitalistica della sinistra di elmas, nessuno ha consentito ai cittadini di sapere e conoscere lo scempio di Terna (comitati sbattutti fuori dal sindaco rosso), nessuno dice nulla su nulla. Ma se invece ci fosse stato il centrodestra al governo? Cosa sarebbe accaduto. Il PD si sarebbe legato ai pali?
Ps: il potere e l’esercizio politico di chi ha potere in Piazza Repubblica sono ormai talmente strutturatie connessi che non sono più lecite né critiche né osservazioni. Anche perché poi intervengono i mariti, o i cugini dei cugini.
nella pubblica amministrazione burocrazia creata ad arte per mettere in difficoltà la politica di turno
Ci sono comunque tanti,anche pluriindagati,liberamente, agli arresti domiciliari.
Ai politici: questo è un tema meritevole di attenzione. Aggiungeteci sanità, istruzione, difesa della natura e avrete un programma. Lasciate da parte tutto il superfluo e acido, cioè gli attacchi personali, miserevoli. Concretamente, cosa si può fare nel breve, medio e lungo periodo? Le elezioni sono vicine.