Il dado è tratto. Campagna elettorale di resistenza e libertà

14 gennaio 2013 07:099 commentiViews: 60

Il Psd’az correrà da solo. Da ora in poi bando ai dubbi, solo campagna elettorale. Non mancano certo gli argomenti. Capisco, e non poco, alcuni commenti recentemente postati sul sito. Anch’io ritengo un grave errore il coinvolgimento del gruppo di Prato, ma in un partito si sta anche dissentendo. Noi dissentiamo ma non fuggiamo. Quindi adesso lavoriamo sulla campagna elettorale. Con quale prospettiva? In primo luogo mantenendo intatta la bussola di questi anni: disaggregare il sistema politico sardo per riaggregarlo in modo da creare un grande partito della Sardegna. Per riaggregare occorre una riconosciuta onestà intellettuale e una sistema di relazioni politiche di qualità non chiuse in una metà campo. Noi abbiamo queste caratteristiche. In secondo luogo, dobbiamo continuare a costruire un luogo di elaborazione del programma del prossimo governo regionale. Da questo punto di vista, la campagna elettorale ci interessa molto, perché è una campagna in cui è giusto alzare i toni sull’espropriazione di libertà che il bipartitismo dogmatico e conformista italiano ha operato in questi anni.
Si può e si deve fare una campagna elettorale di resistenza e di libertà. Una battaglia contro la manipolazione degli individui, delle notizie, delle scelte, dei costumi. Si può e si deve raccontare come in questi ultimi 18 anni il preteso voto utile ha impoverito l’Italia, ritemprato le burocrazie centrali, siano esse di Stato o di privati, ridotto le libertà individuali, aumentato tragicamente la pressione fiscale, reso inermi i cittadini verso la riscossione da parte dello Stato delle imposte (le tasse vanno pagate, ma quando lo Stato contesta gli importi, i cittadini sono più deboli di prima nel potersi difendere), distrutto la scuola e l’università, distrutto quasi interamente il sistema manifatturiero italiano, consegnato il sistema economico italiano interamente a Eni e Finmeccanica, alterato il mercato dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni a favore di oligopoli privilegiati, favorito il conflitto di interessi al punto che i più ricchi (o di denaro o di potere) sono oggi anche i più forti sia politicamente che civilmente, distrutto il sistema di valori tradizionale a favore di un sistema commerciale fatto di esibizione, violenza, sessismo e competizione.
Si può fare una seria campagna elettorale fondata sulla dignità umana, sul recupero del significato della libertà, che o è individuale o è una vuota teoria.
Dobbiamo farla con pochi mezzi. Bisogna coniare parole d’ordine e immagini. Usare moltissimo i volantini, i pdf e le mail.
Il nostro target è il cittadino che vuole protestare, che si sente preso in un meccanismo che lo obbliga ad alcune scelte e poi lo abbandona. Questo tipo di persone affida a gesti solitari la propria protesta e ribellione: bisogna intercettarli.
Dobbiamo sapere che la campagna elettorale sulle piazze dura 8 giorni, tanti quanti sono i quattro fine settimana. Durante la settimana, la campagna elettorale sarà in tv e in rete. La tv è per noi off limit. Per essere efficaci in questa situazione occorre una particolare organizzazione. Come tutte le strategie di battaglia, bisogna bene organizzare il sistema formato da mezzi, persone, risorse materiali, risorse intelletuali, logistica e comunicazioni. Affidare la campagna elettorale ai soli candidati sarebbe immorale e ingiusto. Dobbiamo fare una campagna elettorale unitaria, morale, umanitaria. Dal canto mio proverò nei prossimi giorni a mettere su messaggi, contenuti, testi, volantini e immagini. Chi volesse contribuire è bene accetto.

9 Commenti

  • Carlo Deidda

    Cara Samanta, o più verosimilmente caro Samanta, la fantasia è una bellissima dote che porta le persone ad essere molto creative ma quando è troppa penso che sia consigliabile prendere un appuntamento con un bravissimo analista altrimenti con il passare del tempo può essere troppo tardi.

  • Onorevole Carissimo, Esimio Professore.
    mi faccia capire. Lei è quello della svolta indipendentista del PSdAz dopo anni di morbida e accondiscendente folkloristica scelta autonomista.
    Lei è firmatario della dichiarazione di Indipendenza, Lei è stato colui che, dopo il boccone amaro dello schieramento a destra, col vile e inopportuno atto di consegna della bandiera al Caimano e il sostegno per l’attuale governo regionale, riesce ad addolcire la pillola e a recuperare la fiducia e l’unità del PSdAz, proponendo l’Agenda sardegna con l’obiettivo di conquistare nuovi spazi di sovranità in una vera e propria svolta indipendentista, mai vista prima nel Suo partito.
    ma mi scusi, e dopo una svolta del genere la cosa più brillante che viene in mente al PSdAz è quella di andare a presentare le liste per le Politiche dello stesso stato da cui vuole staccarsi? non le sembra di darsi la zappa sui piedi?
    non le sembra che, per quanto rimarchi il fatto di non sentirsi solo ed isolato la situazione sia ancora peggiore in un partito che si caratterizza per i “cani sciolti” sparsi nelle sezioni locali? penso ad esempio alla situazione paradossale che si sta materializzando nel gruppo di Oristano, in cui un vostro candidato viene letteralmente silurato dalla sua stessa sezione che si schiera platealmente per un candidato UDC per far pagare al loro esponente (e pure vicesindaco di un’importante cittadina), la colpa per essersi opposto all’atto di riorganizzazione della ASL5, che prevede la chiusura di alcuni reparti nei vari ospedali della zona.
    Insomma siamo alle solite. siamo sempre alle solite questioni di vicinato che fanno perdere l’obiettivo grosso, che è quello di prendersi la responsabilità di una regione, non quello di andare a fare la sfilata alle politiche, coscienti che, frammentazione a parte, lo sbarramento diventa un obiettivo matematicamente irraggiungibile.A meno che non riusciate a stupirci ancora una volta con effetti speciali fatti di improbabili alleanze ancora più difficilmente digeribili, tipo una svolta centrista.
    spero solo che il correre da soli sia una presa di coscienza del proprio peso elettorale in vista delle prossime regionali, e non sia l’ennesima negazione a tutti i costi della propria condizione di marginalità in una scena politica in cui il PSdAz non ha più nulla da dire nel panorama sfaccettato dll’indipendentismo sardo.
    la saluto con rinnovata stima e grande ammirazione. Fortza paris!

  • Antonio Satta Tola

    La campagna elettorale si fa assieme al Popolo Sardo non senza il Popolo Sardo nè contro il Popolo Sardo. All’interno delle attuali formazioni indipendentiste della Sardegna non esiste ancora un personaggio, un leader che incarni la volontà del Popolo Sardo, che si spogli da tutti suoi obiettivi individuali e persegua senza condizioni l’obiettivo dell’Indipendenza della Sardegna. La storia ci ha dato vari insegnamenti in proposito e qualche pensatore sardo illustre (Gramsci), aveva ben capito questi meccanismi della psicologia delle folle!

  • Assotziu pro sardigna

    Molto bene, adesso si può partire e seguire quella bussola.

  • È vero che in un partito si sta anche dissentendo, ma la cosa mi pesa e non poco. Mi ricorda la suora dell’asilo parrocchiale di mio figlio, che alla domanda: cosa c’è oggi a pranzo?, rispondeva: “pappa e citti”. Può anche darsi che da questa alleanza ci si guadagnerà qualcosa in termini di consenso (ne dubito), ma di certo la nostra credibilità ne uscirà scemata. Scusami Paolo, sai bene della stima che nutro per te, ma non sono parole tue “…un ex assessore come Andrea Prato, non ricordabile per l’eccellenza dei suoi risultati..”. E’ dura ma…..turiamoci il naso e votiamo.
    A quando la presentazione della lista?

  • Evelina Pinna

    Sono le elezioni più screditate finora disputate in Italia (e forse saranno le più votate!). La verità è che questa legge elettorale è il metodo moderno di successione ereditaria della politica, fatta per figli legittimi e legittimati della politica! I risultati elettorali saranno il frutto della propaganda di quel ‘mito del mandato decisivo’ che tanto incanta la maggior parte. Questa legge elettorale, analisi e dati post elettorali alla mano, approverà la logica dei guru della politica, secondo la quale il popolo deve votare chi può garantire la stabilità, così, sulla fiducia e per simpatia.

    Difficile lato sardisti mostrare un livello superiore di coscienza o mettere in discussione la legittimità della classe dirigente che ci governerà i prossimi cinque anni. In questo momento quella sardista mi sembra una sfida a lanciare una freccia a mano più velocemente di un proiettile con la pistola. Le elezioni sardiste non ricreano nessuna illusione, né sulla santità del voto né sulle virtù della democrazia parlamentare, che non esiste e non verrà rinnovata proprio stavolta. E non omologhiamoci troppo al movimento 5 stelle nel voler infondere la consapevolezza che attraverso il web o i blog si possano convincere gli scettici o intercettare le menzogne per non farle subire alla povera gente. Innanzitutto viene il contatto diretto con la gente. Le campagne vanno organizzate strategicamente.

    L’esercizio pseudo-democratico del voto sardista potrebbe solo aggravare tensioni interne a livello comunale e territoriale, con magra soddisfazione numerica. Toccare i temi scottanti può significare mettere in risalto l’inadeguatezza del sistema parlamentale attuale, ma anche riverberare le accuse di un boicottaggio mal riuscito ed ingenuo.

    Immagino che si voglia far pesare la presenza nominale del partito, parlando anche di responsabilità elettorale o di future transizioni politiche vantaggiose. E allora perché non ribadire che questa legge difetta delle condizioni minime strutturali per la concorrenza elettorale?

    Qualcuno si azzarderà a parlare di un fattore aggiuntivo che poteva contribuire a diradare quella zona nebbiosa tra democrazia liberale e abuso di autoritarismo chiuso. Ma attenzione al rischio di pronunciare frasi vuote o rivendicazioni cave che andranno a dimostrare non tanto la slealtà dello Stato verso la Regione quanto che il PSd’Az ha inscenato uno psico dramma elettorale e favorito parti politiche in cambio di future prebende.

    Le probabilità di un cambiamento politico benefico per l’Isola dipendono oggi dal fatto di poter affiancare a tutte le leggi elettorali che ci competono, una legge regionale che contempli quelle condizioni minime di rappresentatività e rappresentanza, per realizzare delle riforme politiche che vengono dal basso. Questo non tanto e soltanto per la tutela dei piccoli partiti ma per la tutela dei micro/macro interessi sardi. Il PSd’Az in questo momento è solo in parte organizzato, e ufficialmente non aggiunge nessuna probabilità positiva, nessuna concreta possibilità di cross reagire con i partiti romani.

  • Richiamare la frase di Cesare nel momento in cui sta per attraversare il Rubicone, che porta alla vittoria su Pompeo ed al dominio su Roma, non è casuale. A voler poi credere ai “corsi e ricorsi”, Cesare avviò la sua campagna il 10 gennaio.
    Maninchedda manifesta il suo dissenso, fugando così ogni dubbio sul PSD’AZ=caserma, dove chi dissente viene punito con la cella di rigore. Non è così, evidentemente. Non fugge e non torna indietro, che è poi il messaggio de “I dado è tratto”. Un fatto positivo. Guarda la luna, non il dito.
    Il PSD’AZ ha fatto bene? Si, perchè ha offerto un ancoraggio ai cittadini che vogliono liberarsi dei pretoriani; uno strumento politico alternativo per esprimere un voto utile contro quello inutile, che ha portato in dono alla Sardegna la povertà; una opportunità per provocare un terremoto politico, il solo in grado di dare voce ad un popolo.
    Per tutto questo e per altro ancora è necessario metterci la faccia, tutti. Fatta eccezione per Luigi, ma lo faremo anche per lui.

  • Paolo ti invio alcuni dati dai quali potrai ricavarne ragionamenti, argomenti e deduzioni .
    Il debito pubblico italiano è arrivato a 2019 miliardi di €, cioè dividendo per circa 60 milioni di abitanti un debito pro capite di 33-35 mila € pro capite. Ciò vuol dire che tu, io, e tutti i sardi abbiamo un debito pari a questa cifra! La nostra Sardegna , circa 1,5 milioni di abitanti deve di conseguenza una cifra pari 60 miliardi ci €. , ovvero quasi 120 mila miliardi delle vecchie lirozze. Mi domando, ma i sardi che non hanno mai ricevuto dai tempi dell’inizio della loro autonomia tanto denaro dallo Stato , considerando per di più cio che versiamo in tasse e che non ritorna, è giusto che noi sardi dobbiamo pagare sperperi fatti per altri in altre regioni ? Che siamo obbligati a sostenere questo debito uguale da nord a sud nonostante la diversità dei redditi pro-capite rispetto alle regioni ricche o a quelle che hanno goduto di finanziamenti fiume e nonostante la devastante crisi che sta distruggendo economicamente e socialmente la Sardegna? Ci sono gli estremi per una rivolta fiscale! Lascio a te ogni elaborazione di ciò che significano questi dati.

  • Allora avanti, partiamo.

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