Il crack istituzionale e l’egoismo di un certo ceto politico

24 gennaio 2013 07:5710 commentiViews: 22

Sono giorni difficili e confusi, nei quali egoisti e avventurieri non hanno certo le angosce delle persone normalmente imperfette come tutti noi. Il rischio che vedo all’orizzonte è il disordine istituzionale che verrebbe duramente pagato soprattutto dai poveri e dal ceto medio in difficoltà. Sembra che ci si sia dimenticati della dura presa di coscienza di qualche giorno fa, circa il ritiro dello Stato dagli impegni finanziari sul welfare, cioè sul pagamento della cassa integrazione e della mobilità. Già adesso, a fine gennaio, le mancate erogazioni statali impediscono all’Inps di fare anticipazioni, che io avevo puntualmente previsto.
In questo quadro, la legge più urgente è la legge finanziaria e deve essere, dato il quadro politico disordinato e frantumato, una finanziaria tecnica e rapida, tale da essere approvata in tempi rapidissimi, prima che la sola gestione della Regione consumi in quattro-cinque mesi la gran parte del tetto dei pagamenti del Patto di stabilità. I Comuni, in questo quadro, farebbero bene a non mandare avanti un solo appalto, perché è ragionevole che non riescano a incassare pressoché nulla delel risorse dovute loro da Regione.
Invece, come potete leggere oggi sui giornali, l’urgenza è stata individuata nella legge elettorale, che peraltro è già in Consiglio da settimane, ma non è gradita nella sua completezza e organicità ad alcune forze politiche, per cui è iniziato un irrazionale gioco di mutilazione della legge che, inevitabilmente, fatto in fretta, a colpi di emendamenti, difficilmente riuscirà a produrre qull’equilibrio organico e ponderato che deve caratterizzare le leggi elettorali. Ma il dato più rilevante è che si pensi a questi percorsi mentre, appunto, non è neanche iniziato l’iter della finanziaria, cioè il periodo di 37 giorni previsto dal regolamento per licenziare la norma (17 giorni in Commissione e 10, non tassativi, in Consiglio). In teoria, proseguendo questo andazzo, l’iter della finanziaria potrebbe iniziare dopo le elezioni politiche: non commento neanche il danno che ne deriverebbe.
Poi c’è il caos province che aggiungerebbe al disordine finanziario il disordine istituzionale. Il termine per la riforma è perentoriamente fissato per l’ultimo giorno di febbraio. Ora, si può pensare o di riunire il Consiglio in campagna elettorale e votare la legge di riforma esistata dalla mia Commissione, oppure di riunire il Consiglio per prorogare di uno-due mesi la legge in vigore. In entrambi i casi ( ma ve n’è un terzo, e cioè che la legge esitata dalla Commissione venga stravolta in aula) il rischio di forte crisi politica è alto, perché una proproga, in presenza della legge di riforma pronta e disponibile, equivarrebbe a uno scippo dei referendum. Anche nel caso delle province, il movente del disordine è l’istinto di sopravvivenza di una parte minoritaria dle ceto politico territoriale, che però dimostra di avere una forte capacità di influenza e una efficientissima capacità di lobbing, fino al punto da determinare una profonda crisi politica e finanziaria.
Rimedi? Io vedo solo il proseguimento del percorso di costruzione dell’Agenda Sardegna in vista delle prossime regionali, con due vincoli che ribadisco: 1) NO all’avventurismo berlusconiano e al neo-liberismo oligopolistico che vi è sotteso); 2) NO all’evversivismo inconcludente della protesta per la protesta. Con un SI: nuova classe dirigente, politicamente e culturalemnte matura (forse il terzo NO va pronunciato verso i salotti dei benpensanti, veri distruttori delle basi popolari di Progettto Sardegna, pronti anche in occasione delle prossime regionali ad agganciarsi al treno di un candidato alla presidenza per arrivare a governare senza mai aver praticato la fatica del confronto politico e dei rapporti sociali non selezionati in base alla qualità dei deodoranti o in base all’ampiezza dell’imponibile o alal dimensione della barca o alla qualità del vino scelto in ristorante). Penso ad ambienti fatti di amministratori locali onesti e non clientelari, a piccoli imprenditori non lobbisti e non dipendenti dalla Regione, a intellettuali non egemonisti, a insegnanti, a leader del mondo cooperativistico, a dirigenti locali di partito generosi e aperti ecc. ecc. Ne riparleremo.

10 Commenti

  • Antonio Satta Tola

    Caro Luigi le chiedo
    un lapsus o un altro nome, femminile o maschile che sia, può cambiare il contenuto di ciò che afferma Barbara?

    C’e eventualmente un errore di Barbara, o Barbaro come lei scrive,sull’articolo commentato in quanto il Professore ha menzionato i medici di base in un post diverso da questo.

  • leggendo Barbara mi viene un dubbio..
    ad un certo punto si tradisce e scrive:
    Sono Disposto..
    oh Barbara!!!! o barbaro….

  • Barbara Pitzalis

    Caro Professore,per quanto riguarda i medici bi base, che lei cita come categoria privilegiata,avrei una proposta per risolvere ciò che lei contesta, cioè il pagamento per numero di pazienti a loro carico.Per ovviare a quello che lei considera un problema basterebbe cambiare lo satus giuridico dei medici di base. Lo status giuridico si porebbe cambiare trasformando i medici di base da liberi professionisti (cioè autonomi parasubordinati come sono ora) convenzionati col Sistema Sanitario Nazionale in Medici dipendenti dal Sistema Sanitario Nazionale. Naturalmento questo comporterebbe, per i medici di base, lavorare con numero di ore e salario uguale a quello dei medici dipendenti di pari livello.Premetto che lo Stato italiano non consentirebbe mai questo cambiamento di status giuridico a causa delle spese molto più cospicue che lo Stato dovrebbe affrontare per garantire lo stesso servizio ai cittadini.Le faccio inoltre presente che i Medici di Medicina Generale (MMG)non si trovano tutti nella stessa situazione ecnomica in quanto vengono retribuiti sulla base del numero di pazienti iscritti nei loro elenchi di assistenza e che il numero medio di pazienti di tutti i MMG che opera in italia è di circa 750 iscritti. Il guadagno medio LORDO per 750 pazienti è di circa 4.000 euro mensili, che al NETTO delle spese di produzione e delle imposte, diventano meno di 2.500 euro mensili. Se le può interessare sono disposto a confermare con documenti tutte le informazioni che le ho appena scritto anche per sfatare la confusione che esiste sulla conoscenza di questo capillare ed indispensbile settore della sanità. Da qualche anno anche i medici di base sono entrati a far parte della categoria dei “nuovi poveri”. Ossequi. Barbara

  • Piergiorgio Pira

    Qualche chiarimento SUL LIBERISMO si trova anche su WIKIPEDIA da cui traggo quanto appresso.
    Il liberismo (o liberalismo economico) è una teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero mercato mentre l’intervento dello Stato nell’economia si limita al massimo alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie, ponti, autostrade, tunnel, in certi casi perfino edifici etc.) che possano favorire il mercato.

    Il liberismo è considerato da molti come l’applicazione in ambito economico delle idee liberali, sulla base del concetto “democrazia vuol dire libertà economica” coniato da Friedrich von Hayek.

    I filosofi del diritto di orientamento liberista, come ad esempio Bruno Leoni, si considerano in antitesi con il pensiero del filosofo del diritto Hans Kelsen, che definiscono “statalista”.

    È una filosofia economica atta a sostenere e promuovere il sistema capitalistico. La sua ideologia, orientata al libero mercato, va in contrasto con il mercantilismo, l’economia keynesiana ed il socialismo.

    Il neoliberismo

    Entrato in difficoltà in seguito alla crisi del 1929 e al diffondersi delle teorie keynesiane e più in generale con il diffondersi di visioni collettiviste, il liberismo ha conosciuto una rinascita negli ultimi anni del XX secolo (neoliberismo) in seguito all’affermazione della globalizzazione e – ancor più – con la rinascita della cosiddetta Scuola austriaca (Carl Menger, Ludwig von Mises, Bruno Leoni, Murray N. Rothbard, Friedrich von Hayek). Da notare che tra gli ultimi due ci sono significative differenze: von Hayek sostiene che lo stato deve intraprendere azioni per consentire la concorrenza, mentre Rothbard punta ad una forma estrema di liberismo detta anarco-capitalismo.

    Liberismo si dice in molti sensi.
    Da un lato, con il termine liberismo si indica una politica economica fondata sulla tutela della libertà di produzione e di scambio di merci e servizi, sia sul piano interno (economia di mercato) sia su quello internazionale (liberoscambismo). Dall’altro, invece con questo termine si designa un assetto economico in cui viene tutelata la libertà dei soggetti economici e finanziari più forti, che spesso si trovano in condizione oligopolistica o monopolistica.
    E’ del tutto evidente, allora, che chi si batte per il liberismo nel primo senso, sarà anche nemico del liberismo nel secondo senso (in quanto avversa ogni oligopolio o monopolio, specie se sostenuto dalla forza degli Stati), mentre chi è liberista nel secondo senso vedrà nel liberista nel primo senso un pericoloso nemico.

  • Vado parlando, per esempio, dell’oligopolio dei porti e delle rotte della Sardegna, degli oligopoli dell’energia, degli oligopoli nei servizi (tassisti, notai ecc.), dei medici di base pagati a numero di assistiti ecc. ecc.

  • Antonio Satta Tola

    L’unico “voto utile” è quello che consentirà di scardinare l’attuale sistema lobbistico-delinquenziale italiano. L’indipendenza della Sardegna potrà essere solo una conseguenza di questo.

  • Piergiorgio Pira

    “NO all’avventurismo berlusconiano e al neo-liberismo oligopolistico che vi è sotteso) ma di quale neo-liberismo vai parlando quando per vendere un chilo di pane, in questo paese, bisogna fare quattro registrazioni contabili, e tralascio di ricordare tutti gli altri adempimenti fiscali,amministrativi e burocrazia varia, a meno che non si confonda il liberismo con il libertinaggio,allora il discorso cambia.

    Piergiorgio Pira

  • I giorni difficili e confusi di cui parla Paolo si ripercuotono sull’attività quotidiana di tutta la popolazione sarda.
    Aziende alla deriva, tante, e controlli allo sbando.
    Oggi densi fumi neri, con ricaduta pesante, escono dalle torce stream della SARAS e l’Unione Sarda sa solo scrivere: “Il vento, per fortuna, sta spingendo il fumo al largo”.
    Ma si sa o no di cosa si sta parlando?
    Un impianto di rilevanti dimensioni che emette in atmosfera idrocarburi PARZIALMENTE combusti, che finiscono nella pattumiera mare e poi nel ciclo biologico di tutti noi.
    Idrocarburi policiclici aromatici, policlorodibenzodiossine, peci clorurate… chi più ne ha più ne metta…
    E l’ARPAS non puo’ nulla: le autorizzazioni ed i controlli sono tutti in capo all’Italia, non alla Sardegna, difatti è direttamente il Min. Ambiente che determina le autorizzazioni all’esercizio di simili impianti. Noi possiamo solo chiedere a posteriori dei tabulati, che non si sa se ci verranno consegnati.
    Sarà il canto del cigno di un impianto simile?
    Rosneft ormai quasi del tutto padrona, intenzionata a rendere la raffineria solo un immenso Hub per carburanti già finiti?
    E in mezzo c’è sempre l’Italia: uno Stato che decide in casa nostra di cosa dobbiamo morire.

  • Ed in aggiunta pensare ed attivare una grande e generosa mobilitazione per informare i cittadini affinchè possano esprimere un voto intelligente. A beneficio di tutti. Perchè questa è la vera utilità. Perchè solo un voto intelligente è in grado di sconfiggere un ceto politico ed una classe dirigente parassitaria e predatoria.Fra un mese si deciderà, non tanto la composizione del Parlamento italiano, ma quella del Parlamento Sardo che si andrà a rinnovare subito dopo, forse abbinato alle amministrative di maggio.
    E poi ci si rivedrà tra cinque anni e nel frattempo, se tutto questo marciume non viene ridotto all’impotenza, sarà esercizio futile lanciare proclami di guerra.
    E’ evidente, lo dico da cittadino non tifoso ma che osserva i fatti, che il terremoto politico per voltare pagine si può verificare ad una sola condizione. Che vinca il Partito Sardo d’Azione. Tutto il resto è poesia. Lasciamo da parte tutti i SE ed i MA e pensiamo a difendere il nostro futuro.

  • Rosella Soliani

    Il pezzo di oggi a primo impatto, non ha il taglio da campagna elettorale, ma è un fermo immagine tristemente reale, che mi induce alla riflessione e al ragionamento anche per fare una scelta consapevole dentro le urne, attraverso l’espressione del voto che abbiamo il diritto/dovere di significare.

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