Il Capo della compagnia che ha indotto la Regione a revocare il bando di Scuola Digitale smentito dai fatti

22 novembre 2012 18:240 commentiViews: 39

Ho già presentato ai lettori di questo blog il signor Biondi del Miur, oggi al centro di tante attenzioni dopo le inchieste di Report e del Fatto Quotidiano. Per capire da chi si è fatta convincere la Giunta regionale riporto dal sito http://orizzontedocenti.wordpress.com prima l’intervista a Biondi che afferma di non avere nominato lui i membri della Commissione che hanno poi acquistato le “Pillole del sapere”, ma il dott. Zennaro, Direttore Generale del Miur ai tempi della Gelmini.
Di seguito riporto la lettera di Zennaro che smentisce Biondi.
Sia detto per inciso che la Commissione che sceglie le “Pillole del sapere” è nominata dall’ Ansas. Potrei sbagliarmi ma ricordo che Biondi è stato il direttore generale dell’Ansas e che dovrebbe esserne tuttora il commissario per occuparsi della sua trasformazione da Agenzia Nazionale per l’Autonomia Scolastica ad Indire, cioè del ritorno alla precedente denominazione e dell’attribuzione di nuove funzioni. La Sardegna, che è stata la prima a essere sommersa da questa palude ministeriale anziché prendere coraggiosamente l’iniziativa e denunciare il torto che le è stato fatto da un’intesa tra governo regionale e nazionale, lascia solo me a parlarne e assista passivamente a questa marea montante di proteste e di inchieste, lasciando che a far venire a galla la verità siano, ancora una volta, altri, senza un’apprezzabile reazione da parte delle sue istituzioni.

da http://orizzontedocenti.wordpress.com

“PILLOLE DEL SAPERE”, IL CAPO DIPARTIMENTO BIONDI SMONTA LE ACCUSE DI REPORT

In un’intervista alla Tecnica della Scuola, l’alto dirigente del Miur spiega la sua versione dei fatti: i nominativi delle commissioni che hanno scelto l’azienda multimediale sono stati indicati dal direttore generale dimissionario Massimo Zennaro. L’Ansas ha solo attuato le procedure per la scelta dei prodotti multimediali sulla base delle regole della Consip E sugli spot educativi, ora in fase di revisione: non sono quelli fatti vedere in tv, perchè sono originali, di buona fattura e ognuno dura 13 minuti.

Il capo dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, Giovanni Biondi, non ci sta: attraverso un’intervista rilasciata alla Tecnica della Scuola, l’alto dirigente ministeriale sostiene che le “pillole del sapere”, venute alla luce durante la trasmissione Report, andata in onda su RaiTre il 18 novembre, e di cui la nostra testata ha fornito una seguitissima anteprima, non sono farina del suo sacco. Lui non c’entra. Né con la scelta dell’azienda privata multimediale gestita da Ilaria Sbressa, consorte di Andrea Ambrogetti, direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset e presidente dell’associazione che cura il digitale terrestre, che ha prodotto gli spot educativi pagati dal Miur 730 mila euro. Né con la decisione di scegliere quei tecnici che, attraverso le commissioni ministeriali, hanno puntato sull’azienda della Sbressa: il capo dipartimento sostiene che i nominativi sarebbero stati indicati dal direttore generale dimissionario Massimo Zennaro. Biondi sostiene quindi di essersi preso la responsabilità di allestire le commissioni tecniche solo perché il direttore generale che avrebbe dovuto farlo se ne era andato. Poi tiene a dire che quegli spot sono originali, nemmeno troppo mini – non durano tre minuti ma tredici – e di sicuro valore educativo.

Dottor Biondi, in questi giorni il suo nome è stato accostato a quello dei responsabili che hanno commissionato le “pillole del sapere”: prodotti digitali di dubbia valenza formativa, per i quali lo stesso ministero dell’Istruzione avrebbe pagato cifre iperboliche. Cosa ha da dire?

Prima di tutto devo fare alcune precisazioni. La prima è che le “pillole del sapere”, di cui Report ha parlato, non sono di soli tre minuti l’una. Ma durano molto di più: tredici minuti. E non sono, quindi, quelle mostrate in tv. Riguardano invece dei contenuti educativi condivisi dall’Ansas e dalle scuole che hanno commissionato e approvato il progetto. E che ora sono in fase di revisione finale.

Questo significa che le “pillole del sapere” non sono ancora pronte?

I format sono stati consegnati all’Ansas, i cui esperti hanno proposto delle modifiche. Che in questo momento stanno realizzando. Però il loro collaudo è stato già approvato.

Ma chi ha approvato i contenuti realizzati dall’azienda multimediale?

Sono un gruppo di persone, di esperti tecnici, i cui nominativi erano stati scelti dal dottor Zennaro. Ovviamente prima che lui lasciasse il Miur, lo scorso 7 gennaio.

E lei quando ha nominato le commissioni?

Due settimane dopo: il 20 gennaio. Quando ho insediato il tavolo di lavoro. E questo perché il posto del direttore che avrebbe dovuto farlo era rimasto vacante. E mi è stato chiesto, in qualità di capo dipartimento, di farlo al posto suo. Però ha trovato praticamente tutto già pronto.

E poi cosa è accaduto?

A quel punto l’Ansas ha attuato le procedure per la scelta dei prodotti multimediali, naturalmente sulla base delle regole imposte dalla Consip. Come accade in tutte le pubbliche amministrazioni.

Rimane il fatto della scelta caduta su un’azienda con credenziali dubbie.

Non voglio entrare nel merito. Perché sull’acquisto non ho alcuna implicazione. Dico solo che questa società multimediale ha prodotto non solo le “pillole” di cui tanto si parla, ma 800 prodotti. E che quelli prescelti sono stati selezionati da persone competenti. Inoltre sono originali, non certo copiati da internet, come si è detto.

Quindi il Miur ha fatto bene a puntare sull’azienda della Sbressa?

Questo lo deve chiedere alle commissioni. Sono loro che hanno valutato e confrontato le candidature. Io dico solo che non c’entro niente. Il mio unico ruolo è stato solo quello di far insediare le commissioni. Ma, lo ripeto, si tratta di nominativi di tecnici recepiti, come quelli della direzione dello studente, sulla base di indicazioni precedenti.

E da quel momento il suo ruolo nella realizzazione delle “pillole del sapere” quale è stato?

Ho cercato di dare un apporto sui contenuti. Cercando, come riportato dai verbali, di rendere le ‘pillole’ utili anche per la formazione curricolare. A seguito di un accordo con il motore di ricerca Google, ho proposto, ad esempio, di affiancare la loro fruizione anche in ambito didattico. Ma poi non se ne è fatto nulla. Alla fine, comunque, quanto prodotto possono dire che sono dei prodotti multimediali di buona fattura.

Insomma, dopo le dichiarazioni di estraneità rilasciate dall’ex ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, e dal suo braccio destro, all’epoca, Massimo Zennaro, stavolta è il capo dipartimento, Giovanni Biondi, a tirarsi fuori. Con una difesa corredata da dettagli che smonterebbero, almeno in parte, le accuse rivolte nei confronti del Miur dalla redazione di Report. Ora la parola passa al ministro Profumo: che nel pomeriggio del 22 novembre spiegherà la sua versione dei fatti durante un’audizione presso la Commissione Cultura della Camera.

 

 

da http://orizzontedocenti.wordpress.com

ZENNARO: LA MIA VERITÀ SULLE “PILLOLE DEL SAPERE”

Riceviamo da Massimo Zennaro, all’epoca dei fatti direttore generale del Miur nonché portavoce del ministro Gelmini, una lettera di precisazione sui fatti che hanno dato vita all’inchiesta di Report e il decreto di nomina della commissione

Gentile Direttore,

ho letto con meraviglia l’intervista a Giovanni Biondi. Segnalo che contiene evidenti inesattezze. La commissione non è stata assolutamente nominata dal sottoscritto, ma dal Capo Dipartimento Biondi in data 25 gennaio 2012, decreto dipartimentale n. 3 (in allegato). Il mio incarico era cessato il 10 gennaio.

L’individuazione dei nomi della direzione generale per lo studente che avrebbero fatto parte del tavolo congiunto Miur-Ansas, poi, è stata segnalata al Capo dipartimento solo in data successiva alla mia cessazione del mio incarico al Miur.

In ogni caso, non importa e non interessa come Biondi raccogliesse i nominativi, ma firmando l’atto se ne assume la totale responsabilità.

Mi chiedo anche come il dottor Biondi possa aver insediato il tavolo, come afferma, il 20 gennaio se il provvedimento di costituzione dello stesso è datato 25 gennaio.

Il mio ruolo si è limitato allo stanziamento nel mese di dicembre di fondi (come sollecitato dal documento di indirizzo del ministero del novembre 2011 e da lettere del direttore generale dei sistemi informativi Emanuele Fidora e che sono agli atti) per il tema più generale dello sviluppo della didattica multimediale nelle scuole.

Ho chiesto supporto nel mese di dicembre all’Ansas, per la realizzazione di tale obiettivo poiché l’Ansas è l’ente strumentale del Ministero che si occupa da anni di queste tematiche.

Nulla era deciso, come afferma, ma tutto sottoposto alle linee di indirizzo della commissione da lui costituita e alla valutazione amministrativa dell’Ansas.

Rimangono, inoltre, da verificare i poteri di tale tavolo. Se le fosse attribuito un ruolo decisionale e di spesa. Cosa di cui dubito.

O se, invece come credo, la commissione fornisse un semplice supporto tecnico e di contenuti didattici, ma che la responsabilità amministrativa rimasse in capo all’Ansas di cui Biondi è stato in passato direttore generale e di cui ora è commissario.

Ma su questo ho chiesto l’accesso agli atti al Ministero dell’istruzione.

Un’ultima annotazione di carattere personale. Dopo alcune difficoltà a recuperare l’atto di costituzione della commissione, oggi ho potuto leggere i nomi dei rappresentanti del Miur presenti al tavolo. Persone perbene, serie, competenti e di grande esperienza. Il cui lavoro ho conosciuto e apprezzato per anni. Mi sembra ingiusto e ingeneroso che si tenti di scaricare su di loro la resoponsabilità di quanto accaduto.

Dott. Massimo Zennaro

dalla tecnicadellascuola

 

 

 

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