Ieri approvata in Commissione la leggina sui consigli comunali. Lunedì e martedì prossimi toccherà alle province. La Sfirs convoca la Alsafil

1 febbraio 2012 09:045 commentiViews: 138

consiglioIeri abbiamo approvato in Prima Commissione il testo sul ‘dimagrimento’ dei Consigli Comunali e sulla gestione associata delle funzioni.
Ecco il testo. Adesso va al parere del Consiglio delle Autonomie locali e poi in Consiglio.

Art. 1

Composizione dei consigli comunali
e delle giunte comunali

1. Nei comuni della Sardegna il consiglio comunale è composto dal sindaco e:
a) da 32 membri nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti;
b) da 24 membri nei comuni con popolazione superiore a 25.000 abitanti;
c) da 16 membri nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti;
d) da 12 membri nei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti;
e) da 10 membri nei comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti;
f) da 8 membri nei comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti.

2. L’articolo 10 della legge regionale 1° luglio 2002, n.10 è abrogato.

3. Nei comuni della Sardegna il numero degli assessori comunali non deve essere superiore a un quarto, arrotondato aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali computando a tale fine il sindaco.

4. Le disposizioni di cui al presente articolo sono efficaci dal turno elettorale per il rinnovo dei consigli comunali successivo all’entrata in vigore della presente legge.

Art. 2

Razionalizzazione dell’esercizio
delle funzioni comunali

1. Nelle more dell’approvazione di una disciplina organica regionale dell’ordinamento degli enti locali di cui all’articolo 10, comma 5, della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), e successive modifiche ed integrazioni, negli enti locali della Sardegna si applicano l’articolo 16 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari), con esclusione delle disposizioni dal comma 1 al comma 18 e dei commi 22, 23, 24 e 29, la legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Ambiti adeguati per l’esercizio associato di funzioni. Misure di sostegno per i piccoli comuni), e la disciplina di cui alla presente legge.

2. Le funzioni attribuite al prefetto dall’articolo 16, comma 28, del decreto legge n. 138 del 2011 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, sono esercitate dalla Regione.

3. Le funzioni fondamentali di cui all’articolo 21, comma 3, della legge 5 maggio 2009, n. 42, nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, ovvero fino a 3.000 per i comuni appartenenti o che siano appartenuti a comunità montane, sono obbligatoriamente esercitate in forma associata mediante le unioni di comuni e le comunità montane costituite ai sensi della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 o attraverso la convenzione di cui all’articolo 30 del decreto legislativo n. 267 del 2000, entro il 31 dicembre 2012 con riguardo a due funzioni, entro il 31 dicembre 2013 con riguardo a tutte le sei funzioni fondamentali. La disposizione di cui al presente comma si applica a tutti i comuni, compresi quelli facenti parte di unioni o comunità montane già costituite alla data di entrata in vigore della presente legge. Il limite demografico minimo che l’insieme dei comuni tenuti all’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali deve raggiungere è fissato di norma in 5.000 abitanti; tale limite demografico non trova applicazione qualora il numero dei comuni coinvolti nella gestione associata sia pari o superiore a cinque e la relativa popolazione sia di almeno 3.000 abitanti.

Art. 6

Centrale unica di committenza

1. Negli enti locali della Sardegna l’articolo 33, comma 3 bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, si applica alle gare bandite successivamente alla data del 31 dicembre 2012.

2. A tal fine gli enti locali potranno utilizzare le convenzioni quadro stipulate dalla Regione Sardegna, ovvero avvalersi della piattaforma telematica della medesima per la gestione di procedure di gara aggregate, previo convenzionamento con l’Amministrazione regionale.

La Sfirs ha convocato la Alsafil.

5 Commenti

  • Ma che senso ha ridurre i Consigli Comunali? Non sarebbe opportuno ridurre partendo dall’alto (camere) per arrivare ai Comuni? Con la probabile riduzione delle provincie non credo sia una cosa funzionale che permette un reale risparmio senza considerare un disordine organizzativo. Viceversa sarebbe piu’ opportuno accorpare i piccoli comuni… magari sotto i 1000-2000 abitanti.Secondo me questo riordino dei consigli comunali è un inutilità bella e buona!

  • Fulvio Perdighe

    Premetto che già il titolo dell’articolo contiene un motivo di ammonizione. I comuni sono così poco importanti da regalargli appena il tempo per una “Leggina”.
    I Consigli comunali sono così obesi e opulenti da avere necessità di una qualificata lista di “alimentaristi e dietologi” istituzionali?
    Non mi risulta.
    Questo approccio riformista mostra subito un punto debole, e cioè che se non si fa la riforma a cascata, partendo dai consiglieri regionali, si fa un buco nell’acqua. Il problema è che gli stessi, pur di dire di aver fatto una riforma, con certezza, non faranno la legge per ottimizzare le istituzioni e per ridurne effettivamente i costi, ma per mera propaganda. I consiglieri hanno bisogno di fare qualcosa sulle spalle degli altri pur di dire che hanno fatto qualcosa contro la Casta, i suoi privilegi etc.
    A mio avviso invece, il problema non è da risolvere dimezzando la politica diffusa, perché la politica vera ha sempre una sua dignità se fatta tra la gente e non dentro palazzi di specchi.
    Il problema vero è il reddito.
    Il ceto politico che mangia di politica, non di certo i consiglieri comunali che percepiscono rimborsi lordi dell’ordine di 300 € all’anno, deve ridurre drasticamente il suo reddito per poter nuovamente avere titolo e credibilità per guidare il popolo in un momento di difficoltà.
    Mi chiedo perché vengano tranciati i numeri?
    La Sardegna è sotto schiaffo dal governo italiano e le amministrazioni locali sono in balia del parlamento Sardo che, sull’onda del montante sentimento popolare contro il ceto politico, ha addebitato ai livelli inferiori e non, come sarebbe stato giusto al compenso dei politici grassamente ed inutilmente retribuiti, una delle diseconomie moralmente rilevanti di questa Sardegna marcia.
    Di conseguenza si sta preparando ad approvare una legge che elimini le province e diminuisca il numero dei consiglieri comunali.
    La Prima Commissione, senza ragionare troppo di funzioni e rappresentanza, ha fissato arbitrariamente il numero. Un frettoloso provvedimento difensivo intriso di ipocrisia e di timore verso il popolo.
    È evidente che il ragionamento più corretto sarebbe dovuto essere: diminuiamo il numero dei consiglieri se serve, ma mai al di sotto di un certo livello che consenta a tutti i soggetti politici, anche a quelli minoritari, di partecipare alla vita democratica non solo per un banale diritto di tribuna (cioè con un consigliere comunale). In sostanza, prima si sarebbe dovuta fare la legge elettorale, poi si sarebbe dovuto verificare se quel numero di consiglieri comunali garantisce la rappresentanza politica (non amministrativa) e la rappresentanza delle minoranze, poi, accertato magari che i due requisiti sono meglio raggiunti con 12 piuttosto che con 20 , fissare il numero dei consiglieri. Così, opportunamente o opportunisticamente non state facendo cio che serve ma ciò che Vi piace, e che pensate che piaccia, da poter spendere in termini di propaganda elettorale.
    Proponete, magari anche all’unanimità per affibbiargli “portata politica”, l’ennesima legge ad Castam così autoconservativa che nessun partito obietterà in aula qualcosa.
    Lo farete traslando sulle province e i consigli comunali, responsabilità dei parlamenti nazionali e regionali, preoccupati delle voglia di forca e di ragionamenti semplificati dei poveri, dei disoccupati, dei pastori, dei cassintegrati e di tutti quelli che non capiscono perché si cerchino soluzioni complicate per risolvere problemi semplici.
    Il problema dei costi della politica si può risolvere riducendo gli stipendi? Lo si faccia!
    Il problema dei costi della politica si può risolvere eliminando il finanziamento ai partiti? Lo si faccia!
    Il problema dei costi della politica si può risolvere riducendo le rappresentanze?
    Secondo me no!

  • Quinto moro

    Era ora! Sono completamente d’accordo sulla modifica in argomento anche se ancora non è legge. Auspico che sull’argomento il consiglio si esprima col voto palese in modo che il cittadino possa conoscere i veri… riformatori.
    Fortza paris

  • È possibile conoscere la ripartizione dei consiglieri (comuni superiori a 3000 abitanti) fra maggioranza e opposizione. Grazie

  • Federico Castori

    Quindi, in previsione del passaggio di parte di competenze dalle province ai comuni, si pensa di ridurre i consiglieri comunali e gli assessori. Quindi, per esempio, Macomer che si dovrebbe occupare, si presume, degli edifici scolastici delle scuole di secondo grado e delle strutture che ora sono in capo alle province, lo fa con 2 assessori e 5 consiglieri in meno. Questo anche in vista del concentramento delle competenze (unica cosa lodevole e necessaria) che renderà più complessa la macchina amministrativa. Risparmio totale?

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