Ideologia e realtà: la storia e il presente

27 aprile 2013 09:265 commentiViews: 14

È il tempo delle ricette e dei taumaturghi e se ne sentono di tutti i colori.  Soprattutto con l’approssimarsi delle elezioni regionali, i potenziali candidati sfoderano due armi: il dileggio e l’interdizione dei potenziali avversari e luminose ricette di soluzione immediata di tutti i problemi.
Mi capita di risentire programmi liberisti e programmi non socialisti ma direi comunardi, più che comunisti.
Un po’ di memoria. Un’esperienza ‘liberista’ fu per la Sardegna la liquidazione del feudalesimo, l’abolizione degli ademprivi, la costruzione della ferrovia (“le ferrovie nella penisola servono a tutti gli italiani e le pagano tutti gli italiani; le ferrovie in Sardegna servono solo ai sardi e se le devono pagare solo i sardi”), il riscatto dei feudi (nuove tasse sui sardi per indennizzare i feudatari e restituire le terre ai sardi…) ecc. ecc. Una grande operazione di svecchiamento e di rottura di un equilibrio paralizzante che però, nell’immediato, si tradusse in un aumento notevole della pressione fiscale.
La Sinistra storica sale al potere, inizia la guerra doganale con la Francia e la Sardegna si trova chiusa da misure protezionistiche (certamente non liberiste). Risultato: ancora nel 1884 la Sardegna esportava verso la Francia circa 30.000  capi di bestiame. Questo commercio valeva allora 55 milioni di lire. Nel 1887, tre anni dopo, il valore dell’esportazione del bestiame crollò a 408.000 lire.
Il problema non sono le ricette astratte, ma la congruità delle risposte alla situazione data. L’imminenza delle elezioni sta facendo soffiare il vento dei proclami e non quello dei programmi: zone franche spaziali, redditi di cittadinanza a ‘pagherò’; sfratto delle case sfitte e loro assegnazione popolare; energia elettrica gratuita per tutti dal sole e dal vento; pena del confino per chi non fa la raccolta differenziata; chiusura di tutte le fabbriche perché inquinanti;  abolizione a furor di popolo del Piano paesaggistico; condono di tutte le pendenze fiscali con assoluzione e indulgenza plenaria; concessione del credito senza garanzie; stampa della moneta sarda; uscita unilaterale dall’Europa; prelievo forzoso dagli stipendi dei dipendenti regionali e statali per pagare la cassa integrazione… Questo è un piccolo repertorio delle cose che si sentono in giro che dà la misura della profondissima crisi della cultura politica sarda.

5 Commenti

  • Silvia Lidia Fancello

    Buonasera, sono reduce da una ridicola manifestazione ad Olbia antipercolato. Non ho mai sentito tanta retorica e proclami infilati uno dietro l’altro come perle in una collana.
    Scarsa partecipazione, bandiere rosse di A Manca (organizzatori dell’evento), un sindaco (di destra) che si aggirava orfano della sua giunta (di sinistra), fra i pochi consiglieri all’opposizione, presente il PSd’Az. Dentro un recinto, giuro un recinto di transenne, stipati con le bandiere rosse, giovani e baldi indipendentisti che davano voce ai soliti proclami, con una retorica da FGCI nei suoi momenti migliori. Che dire? Non so. Sono perplessa, è vero che questo è un momento in cui chiunque apre bocca e spara. Dall’altra parte però c’è una base dell’indipendentismo che lavora. L’aspirazione è creare terreno di dialogo fra le forze che condividono l’obbiettivo dell’indipendenza e la necessità impellente che scaturisce continuamente è avere un programma concreto da condividere. Un programma articolato sui passi da compiere per arrivare all’Indipendenza con i mezzi della democrazia che la Nazione matrigna e distratta ci lascia ancora a disposizione, ma soprattutto spiegando in cosa realmente consista l’indipendenza.
    È un’esigenza reale, perché non possiamo convincere nessuno finché agitiamo bandiere, vestiamo il vellutino, ma non spieghiamo come si articolerà questa nuova condizione: legislazione, energia, trasporti, imposte, scuola, lingua ufficiale, esteri, agricoltura, allevamento, industria e commercio. Scenari reali, credibili, questa è l’esigenza. Avranno la volontà i leaders, avete la volontà di interpretare quest’esigenza?
    Saluti

  • Giovanni Piras

    Maestrale as troppu rejone, ma mi diat parrer chi su bonsai diat toccare de lu narvonare, comente achian sos massaios anticos prima de laorare, e gai potete puru vacare a novu chin froeddas giovanas e produttivas. Insomma non gli farebbe male una buona “tramarratura”.
    Avanti con la zona franca, via OMISSIS.

  • Non b’at attera rezeta a su colonialismu, si non sa liberatzione natzionale.Sas politicas italianas in Sardinna sun tottus coloniales, poden tenner fintzas una mardike sotzialista o liberista, ma a nois nos vattin petzi sutairvilupu e miseria. In custu mamentu istoricu, de identidade cuffusa, sa faina de sos natzionalistas est solu cussa de s’amaniare pro sa gherra anticoloniale, afforticande sa cussentzia natzionale in su populu, e ispinghende sas riformas istituzionales cara sa soverania.
    Salude e libertade

  • Le fantasiose ricette proposte, naturalmente tutte in chiave elettorale, sono lo specchio della pochezza della classe politica, quella che ci meritiamo. Quella classe politica che ha condannato i sardi a uno stato di sudditanza perpetua sull’altare della convenienza personale per l’affaruccio di piccolo cabotaggio o la percentuale in affari continentali. Quando un popolo è disperato, e il popolo sardo lo è, bastano pochi illusionisti per rubarne col raggiro il voto e il consenso. Così come il Psdaz è il bonsai della politica sarda,infatti viene tenuto dall’ “ottuso giardiniere” in una condizione di non crescita con teoriche rivendicazioni prive volutamente di concretezza, così gli altri partiti di estrazione e riferimento romani, pur di riproporre sempre i soliti noti, sparano ricette estratte dalla fiera delle illusioni. L’economia è altra cosa, i sani concetti di crescita e di riscatto della dignità personale non possono essere fatti conoscere ai sardi perchè comporterebbero immediatamente un ricambio di classe politica col confino degli attuali notabili in qualche girone dantesco naturalmente dell’Inferno. Abbiamo sempre subito le ingiurie economiche di oltre Tirreno e le stiamo subendo oggi in condizione di disuguaglianza rispetto agli abitanti dello scarpone. Chi dovrebbe difendere il popolo sardo è impegnato a conservare il proprio potere , a tessere complicati teoremi economici personali con referenti continentali costruendo la nascita di un nuovo colonialismo che spazia dalla sanità, all’energia , ai trasporti ecc. ecc. verso il radioso futuro della nuova schiavitù del terzo millennio. Perchè lamentarsi? Perchè gridare allo scandalo per tanti vergognosi programmi elettorali se poi gli eletti sono sempre gli stessi perchè alla fine il popolo li ha votati? Voglio concedermi un’illusione, ho la sensazione che la stantia propaganda autolesionista e fuori dalla storia di sinistra e l’affarismo scandaloso pseudo liberale di destra abbiano i giorni contati…. qualcosa sta per succedere! e non sto pensando al baraccone del M5S.

  • Proprio sullo statalismo italiano ho in programma un articolo che pubblicherò fra qualche giorno. La pessima cultura politica Sarda (incluso parte dell’indipendentismo) continua a dare le colpe al sedicente neo-liberismo italiano, quando invece persino sotto il profilo storico buona parte dei ritardi attuali derivano da un modello rigido e burocratico di gestione dello sviluppo…anzi, delle condizioni della stagnazione…

    E’ in questo humus che nascono le più improbabili ricette alla soluzione dei problemi (monete immaginarie, defiscalizzazioni a pioggia, energia del vento a iosa, redditi e pilu per tutti).

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