I veri sprechi della Regione: cominciamo dall’acqua

21 luglio 2010 07:3623 commentiViews: 166

116È stato inevitabile che nella crisi politica attuale siano passati in secondo piano i dati emersi dalle audizioni della Commissione Bilancio in vista dell’approvazione della manovra correttiva. Tuttavia penso che sia importante che vengano conosciuti. D’altra parte, la polemica iniziata in questo sito sul concorso per i dirigenti regionali, mi pare abbia portato, seppure molto lentamente, ad accendere la luce e a rendere possibili valutazioni e rettifiche prima impensabili. Peraltro, questa vicenda dei dirigenti conferma una regola per me aurea: i direttori generali degli assessorati dovrebbero essere obbligatoriamente cambiati dopo un quinquennio.
Detto questo, detto cioè che l’informazione è di questi tempi il cuore della democrazia, come la dedizione fattiva e concreta ai bisogni sociali è l’unica modalità capace di selezionare buona classe dirigente (attualmente, invece, promossa o bocciata da salottini snob e da contiguità e subordinazioni ai leader), veniamo agli sprechi.
In testa a tutti sta il mostro Abbanoa: 300 milioni di euro di debiti verso fornitori e banche, 200 milioni di crediti praticamente inesigibili. Che cosa c’è dietro questo debito?  C’è l’ipocrisia con la quale si è provveduto a sciogliere nel 2005 gli enti precedenti senza capitalizzare la società; c’è la permanenza nel Consiglio di Amministrazione dei circuiti politici che gestivano politicamente i vecchi enti, con veri e propri feudi potabili e depurabili; c’è l’impudenza dei grandi comuni, soci di Abbanoa, che vorrebbero che a fare l’aumento di capitale necessario fosse la regione e loro mantenessero intatta la loro partecipazione; c’è un Consiglio di Amministrazione largamente, non totalmente, inadaguato alla portata della sfida. Le soluzioni in campo sono diverse: si va da quella più comoda, che prevede  che la Regione costituisca un fondo di 50 miloni di euro con cui controgarantire il debito verso le banche di Abbanoa. È una soluzione a mio avviso impraticabile perché configura con certezza un aiuto di stato, inoltre sarebbe assolutamente ingiusto che la sola Regione, e non anche i comuni, partecipassero alla costituzione del fondo. Seconda soluzione: si procede ad un aumento di capitale: in questo caso, se dovesse essere la sola Regione a mettere i soldi, le quote dei comuni diminuirebbero, Abbanoa andrebbe ad essere configurata come un’agenzia in house, si eliminerebbe il Consiglio di Amministrazione e si potrebbe nominare un amministratore unico, o con un CdA snello, un Amministratore delegato con eccellenti competenze, a cui affidare una mission severa di rottura dei fili e dei filetti clientelari, dei costi inutili e delle inefficienze. In ogni caso, non è pensabile un intervento della regione che lasci invariato l’assetto e la governance della società. In ogni caso, la politica, e cioè la Regione, ha una responsabilità maggiore in altro campo, e cioè nella nomina del Commissario dell’Ato, dell’Autorità d’Ambito. Come è noto, Ato ha a disposizione circa 300 milioni per gli investimenti necessari a innovare le infrastrutture che generano molte delel perdite di Abbanoa. Il Commissario è dimissionario per l’affaire eolico, i 300 milioni marcisccono. La Regione deve nominare il nuovo commissario senza indugio.

23 Commenti

  • Solo oggi, e me ne dispiace, leggo di Abbanoa sul tuo Blog caro Paolo e ritengo doveroso e necessario intervenire. Comincio con delle considerazioni che nascono dagli interventi di Antonio, Chicchino e dei duellanti Antonello e Mmc e, con cognizione di causa, aggiungo qualcosa anche di mio. Da quanto appreso si deduce che Abbanoa sia quindi sorta per eliminare un servizio pubblico economico e funzionale (Esaf, Sim e alcuni comuni in economia e stop) ed essere sostituito da questa “Tirrenia” dell’acqua. A che scopo? La risposta, anche se velata e ironica, la da Chicchino: Per una mera questione economica sulla gestione delle immense risorse destinate alla progettazione e realizzazione delle opere e per la gestione del potere clientelare su assunzioni senza concorso, affidamento di incarichi esterni e convenzioni agli amici di turno etc. SCANDALOSA VERAMENTE E’ LA QUESTIONE DELLA CONSULENZA DA CHISSA’ QUANTO ALL’ANNO OFFERTA AL SINDACALISTA GIORGIO BASCIU DEI CHIMICI DELLA CISL. UNO CHE E’PASSATO IN MEZZA GIORNATA DA DIFENSORE DEI DEBOLI A CARNEFICE. VERGOGNA. Ma a parte queste vigliaccate di bassa lega, quello che pagano e che pagheranno i sardi, cioè i NOI citati da Chicchino, è la totale confusione in cui regna Abbanoa, secondo me creata ad arte, su bollette, allacci, inquinamenti di fiumi, laghi e spiagge, perdite idriche non riparate, l’abusivismo dell’intero quartiere di San’Elia a Cagliari, lavori non pagati, debiti con le banche, con le imprese, coi dipendenti, coi fornitori locali e non, il caos assunzioni e promozioni senza concorso e senza merito, le centinaia di cause di lavoro ancora in atto, le decine di migliaia di ricorsi degli utenti… Potrei continuare per ore credo, e arrivare al conto presentato da Antonio: Abbanoa oggi ha più di un miliardo di Euro di debito verso tutti questi soggetti. 5 anni per un disastro. E i colpevoli che non pagano, anzi sono sempre li e e nessuno li smuove. Il vecchio sistema, come dicevano sia Anonio che Chicchino, era organizzato per portare l’acqua a casa dei sardi e per depurargliela una volta scaricata. Il tutto ai costi sociali corretti che la povertà che attanaglia i sardi consentiva giusto giusto di reggere. Il resto dei costi, cioè il deficit strutturale di Esaf, Sim, Siinos e Govossai e degli altri comuni in autogestione, veniva ripianato dai bilanci pubblici, cioè dai ricavi delle tasse di noi cittadini. Quindi, per la precisione, prima pagavamo l’intero costo del servizio idrico mentre oggi, siccome le tasse non sono diminuite ma anzi, paghiamo molto più di prima e del dovuto. Al Sig Mmc le chiedo se per caso lui non fosse uno di quelli che quando era dipendente delle imprese d’appalto, non vedesse l’ora che la riforma schiacciasse gli ex Esaf per prenderne il posto nella scala gerarchica o chissà cos’altro. L’odio esternato verso gli assunti dalla Legge nazionale 285 o verso quel vecchio funzionario che si vantava di esse lui l’Esaf, è tanto banale quanto poi rivelatosi controproducente per lei stesso. Si perchè quelli che le avevano promesso mari e monti sono stai poi quelli che oggi la tengono nel secondo livello di federgasacqua a mille Euro al mese, mentre quelli cui sputa ancora oggi addosso, l’avevano assunta e accettata per quello che era e le garantivano uno stipendio normale da quasi duemila Euro. Eh, caro Mmc. Dura la vita quando le fregature arrivano da chi ti ha teso la mano.. Pensi un po, se a suo tempo aveste fatto fronte comune con Giovanni Pinna, forse oggi avreste mantenuto il vostro di contratto anzichè quello attuale. Rifletta amico e non si vergogni per aver sbagliato strada. E’ capitato anche ad altri. Comunque sia oggi siamo in un bel casino ed uscirne non sarà per niente facile. Ai posteri l’ardua via d’uscita. Adiosu e sempri Forza Paris

  • Su Abbanoa leggo molti commenti, che sanno più di chiacchiere da bar e che non aiutano a comprendere il vero nocciolo della questione. Abbanoa, in realtà, nasce negli anni 90 come idea politica di fondo che doveva rispondere ai dettami della Legge “Galli”. All’epoca, Giunta Palomba – Assessore Lavori Pubblici Paolo Fadda (non il deputato, ma l’attuale presidente dell’Autority del Porto di Cagliari) viene plasmata la prima idea di privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato in Sardegna. Le altre giunte regionali che si sono succedute, Pili prima, Soru poi, non hanno fatto altro che completare il disegno. E’ inutile cercare di capire le cause dei disservizi, del dissesto finanziario in cui versa la società, se chi la dirige sia o meno all’altezza del ruolo. A che serve interrogarsi sui perché? Il problema, secondo il mio modesto avviso, é: cosa deve fare la politica per ridare ai cittadini sardi un Servizio con la “esse” maiuscola a un prezzo più congruo di quello attuale? Oggi paghiamo molto per non avere nulla o quasi nulla. Io preferivo ciò che 6-7 anni fa mi veniva fornito dall’ESAF. Sapevo di poter contare su persone normali, forse non “brillanti” come qualcuno scrive nei commenti che mi hanno preceduto, ma che perlomeno erano all’altezza della situazione. Oggi non vedo niente di tutto questo.

  • DoKtor, ormai è cosa certa. L’On. Maninchedda ha altro a cui pensare e non ha tempo per pensare a come è gestita la procedura concorsuale con la quale selezionare la classe dirigente della Regione. Ovviamente in futuro si riserverà di criticare aspramente l’operato di dirigenti e funzionari per qualche motivo. Forse ricordo male ma l’ultima critica è stata circa la mole eccessiva di residui passivi che gravavano sul bilancio regionale. Ci si dimentica che dopo pochi mesi dall’approvazione della finanziaria iniziano le limitazioni sui pagamenti e i funzionari sono autorizzati a procedere ai pagamenti che vengono considerati urgenti e indifferibili. In questa situazione è evidente che procedendo agli impegni e non potendo effettuare i pagamenti i residui aumentano. Non sarebbe forse il caso che la classe politica ponesse risorse in finanziaria che è possibile realisticamente impegnare e pagare senza incorrere nelle limitazioni del patto di stabilità? I politici devono dire ai loro elettori che hanno fatto quanto era in loro potere ma poi questa “burocrazia” impedisce ogni cosa. La burocrazia. Quindi caro Doktor, l’On Maninchedda nonostante le diverse richieste non è intervenuto e non interverà. Non ha neanche trovato il tempo per scrivere due righe di commento sul suo sito, lui che è così prodigo di parole e paroloni. D’altra parte è comprensibile la difficoltà visto che è parte della maggioranza e l’argomento non è di quelli che danno particolare visibilità. Domani si svolgerà la prova scritta e da concorrente mando un grande in bocca al lupo a tutti gli altri concorrenti che come me hanno inizialmente creduto in questo concorso e si sono impegnati per superare le prove. In tutto questo caos rimarrà la preparazione dei candidati che sarà comunque al servizio dei sardi. Perchè a tanti sta a cuore la nostra bella terra anche se non stanno a fare tanti grandi discorsi di indipendentismo.

  • Per ritornare all’argomento concorso, mi sembra che le nuove trovate di questo assessore stiano ulteriormente peggiorando la situazione.

    Stamattina sul buras è uscito un decreto dell’assesore Corona che modifica il bando pubblicato circa 8 mesi fa.
    Domani c’è lo scritto del concorso e l’assessore a meno di 24 ore dallo stesso modifica il bando.
    Lo fa come detto con un decreto pubblicato sul buras e del quale nessuna notizia è stata data nella home page dell regione.
    A differenza di quanto accaduto sino ad oggi,forse per la consapevolezza di cosa si stava facendo, la notizia è stata tenuta diciamo riservata. Per fortuna qualcuno se ne è accorto è l’ha fatto presente su un forum. Già questo comportamento parla chiaro circa il modo di agire dell’assessore.
    Ma come detto 24 prima dello scritto l’assessore modifica un bando e lo fa disciplinando le modalità attraverso le quali calcolare il punteggio dato ai titoli al fine della formazione della graduatoria finale.
    Non cosa di poco conto ma una cosa rilevantisima perchè può radicalmente cambiare le sorti di ognuno dei concorrenti.
    Ma nel fare questo l’assessore peggiora la situazione.
    Nella fretta, vogliamo sperare che sia solo fretta, l’assessore inserisce un comma che però male si raccorda con il resto del bando. Non si capisce come i punti dei titoli debbano essere conteggiati visto che i voti dati nelle prove sono espressi in centesimi e come tali difficilmente sommabili con punti non espressi in centesimi come quelli dei titoli.
    Ma a seguito di questo decreto correttivo si arriva al paradosso che un soggetto può prendere più del massimo, cioè arrivare a prendere 110/100. Una cosa assurda. Non si sa se quando la somma vada fatta. Ma non solo la commisione ha pubblicato comunicati con i quali spiegava le modalità di attribuzione dei punteggi dei titoli senza, però, conoscere come questi si dovevano sommare ai voti delle prove. Ci si chiede come è possibile stabilire sub criteri se non è stabilito il criterio principale dal quale i sub criteri dovrebbero discendere? Che percorso logico ha seguito la commissione e come mai non si accorta della mancanza che c’era nel bando che viene corretto a 24 ore dallo scritto e dopo nove mesi in cui il bando era pubblicato ?
    Veramente se non si vogliono ridurre le istituzioni ad una barzelletta che qualcuno intervenga ma una volta per tutte.
    Adesso vi posto il decreto. Saluti
    ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE
    L’Assessore
    1/2
    DECRETO N.P. 23260/45 DEL 30 LUGLIO 2010
    _____
    Oggetto: D.A. 25 settembre 2009 n. P. 28406/91, come modificato dal D.A. 5 ottobre 2009
    n. P. 29297/97 e dal D.A. 4 novembre 2009 n.P.31889/130 – Concorso per titoli
    ed esami per l’assunzione a tempo indeterminato di dirigenti – Integrazione.
    VISTA la L.R. 7 gennaio 1977 n. 1, concernente le competenze della Giunta regionale,
    del Presidente e degli Assessori;
    VISTO il proprio decreto 25 settembre 2009 n. P. 28406/91 con il quale è stato bandito
    il concorso per titoli ed esami per l’assunzione a tempo indeterminato di n. 35
    dirigenti per l’Amministrazione regionale nonché i successivi decreti 5 ottobre
    2009 n. P. 29297/97 e 4 novembre 2009 n. P. 31889/130 con i quali è stato
    integrato e ridefinito il numero dei posti;
    CONSIDERATO che la formulazione dell’art. 12, comma 2, del bando appare incompleta rispetto
    a quanto disposto dall’art. 10 sulla valutazione dei titoli;
    RITENUTO opportuno, per ragioni di chiarezza e immediata comprensione del testo,
    procedere alla sua integrazione in coerenza con quanto disposto dall’art. 10;
    DECRETA
    Art. 1 Al secondo comma dell’art. 12 del concorso bandito con D.A. 25 settembre
    2009 n. P. 28406/91 (Concorso per titoli ed esami per l’assunzione a tempo
    indeterminato di n. 35 dirigenti per l’Amministrazione regionale) – modificato con
    DD.AA. 5 ottobre 2009 n. P. 29297/97 e 4 novembre 2009 n. P/31889/130 – è
    aggiunto infine il seguente periodo:
    CODICE CONCORSO DIR 01/2009/TER
    ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE
    L’Assessore DECRETO N.P.
    DEL
    2/2
    “Al voto finale così ottenuto, è sommato il punteggio derivante dalla valutazione
    dei titoli di cui al precedente art. 10.”
    Art. 2 Il presente decreto è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione.

  • Per Antonello: non sono sindacalista e Lei, nel precedente post, non ha menzionato il Govossai bensì aree nuoresi non meglio definite.
    Risposte alle sue domande.
    1) I conduttori degli impianti sono rimasti grosso modo gli stessi, solo che, con il nuovo CCNL, sono stati inquadrati in livelli decisamente inferiori (es: capo impianto 6° liv AUSITRA, ora è 4° liv. federutility.
    2) Chieda ai periti chimici.
    3) Non riscontrata tanta brillantezza nel lavoro.
    4) Chieda a NOE, ASL, ESAF, non a me.
    5) La Sardegna era divisa in Servizi, ovvero potentati, dove la politica era parte integrante delle carriere. Un coordinatore di Servizio una volta disse: “macchè ESAF ed ESAF: io sono l’ESAF!”
    Tante erano le persone che, sfruttando i lavoratori delle ditte d’appalto, facevano i signorotti dei vari Settori ed impianti, creando e disfacendo a propria discrezione, approfittando della evidente condizione di subalternità dei lavoratori delle ditte d’appalto.
    Certo, non si può fare di tutte le erbe un fascio. Però l’Ente ESAF era divenuto, negli ultimi 15 anni, un vero carrozzone politico, espressione di potentati locali e regionali, caratterizzato da diminuita passione per il lavoro e propensione per altre pratiche.
    Non è stato un peccato eliminare l’ESAF, è stato un peccato ridurlo in quel modo.

  • Caro Paolo, poter parlare solo oggi di Abbanoa dopo anni di insanabili disastri a danno di tutti i sardi è doloroso ma anche doveroso, quantomeno ai fini della giustezza delle cose e dei soggetti coinvolti, vittime o carnefici che siano. Chi ancora oggi parla dell’imminente privatizzazione come di un processo tutto sommato naturale o del fallimento in atto come causato dall’esafizzazione di Abbanoa, non solo svolge un’azione di grave depistaggio sulla realtà dei fatti accaduti dal 2004 a tutt’oggi ma, ancora peggio, tenta oltretutto di coprire i veri responsabili del disastro, tra i quali se stesso. Ma a parte le colpe, che vanno individuate non per giustizialismo (non spetta a noi) ma per giustezza, come poter spiegare con parole semplici ai fruitori del tuo Blog la portata del disastro? Proviamoci coi numeri da conti della serva. Funziona quasi sempre.
    Traendo spunto dai bilanci di Esaf, Sim, Siinos e Govossai che, come anche quelli di Abbanoa, dovrebbero essere pubblici e alla portata di tutti, e tralasciando le complicanze da laurea in economia sui milioni di Euro di buco, o debito che dir si voglia, cerchiamo di concentrarci su altri numeri, non meno importanti, che ci raccontano fino al 2004 di una gestione idrica regionale frazionata e per taluni versi deficitaria ma anche, di contro, incredibilmente efficiente, efficace e sopratutto economica. le tre E di Galli infatti, seppur tra mille difficoltà, erano già applicate dai vecchi gestori pubblici. Guardiamo, per esempio, il soggetto più grosso e più penalizzato tra tutti, l’Esaf. Si trattava di un Ente strumentale che agiva su diretto e totale controllo della Regione per ogni tipo di attività: assunzioni per concorso pubblico; appalti per lavori, servizi e forniture rigorosamente pubblici (senza ricorsi); presa in gestione di impianti e comuni imposta dall’alto per decisione politica; applicazione di tariffe idriche moderate anche e non solo per volere del Cipe; programmazione, progettazione e realizzazione di nuove opere su precise scelte degli Enti locali titolari unici dell’intera partita, etc. Insomma Esaf non faceva nulla che la Regione non volesse in anticipo o che non certificasse in seguito. Questo valeva anche per i bilanci, ai quali Assessorati competenti, sopratutto LL.PP., erano sottoposti al vaglio.
    Ma torniamo ai numeri. Fino al 2005 l’Esaf gestiva il Servizio idrico integrato dei 3/4 della Sardegna con gli oltre 280 comuni convenzionati, gli oltre 30 impianti di potabilizzazione, gli oltre 6000 Km di condotte foranee, gli oltre 220 impianti di depurazione, oltre alle mille e più utenze elettriche per sollevamenti idrici e fognari, serbatoi, partitori etc, ed offriva un servizio di pubblica utilità a circa 375.000 utenti sparsi nell’intero, e orograficamente complesso, territorio regionale. Il resto dell’Isola era frantumata in una miriade di gestori come la Sim di Cagliari, la Siinos di Sassari, la Govossai di Nuoro, le città di Oristano e Quartu centro (oltre 300.000 utenti in pochi e circoscritti fazzoletti di terra), e con l’ulteriore resto sparso in numerosi altri comuni in autogestione. L’Esaf ha chiuso i conti nell’estate del 2005 con poco meno di 500 dipendenti di ruolo (circa 300 tecnici tra il 4° ed il 5° livello federutility), una dozzina di dirigenti e circa 500 impiantisti del potabile e depurativo. Govossai, giusto per citare un soggetto paragonabile ad Esaf, gestiva invece 19 comuni per 40.000 utenti, con 2 impianti di potabilizzazione e pochissimi depuratori, il tutto con circa 180 dipendenti (coi tecnici pari-ruolo e pari-funzioni degli Esaf e dei SIM, inquadrati invece, beati loro, in 7° e 8° livello federutility), più 5 dirigenti. La Sim e la Siinos si limitavano a gestire le città di Cagliari e Sassari rispettivamente con costi ed impegni chiaramente diversi rispetto ai primi due gestori. Tutti questi soggetti erano comunque accomunati da un unico aspetto: la tariffa sociale. Questa infatti oscillava tra i 0,35 (Esaf e SIM) e i 0,45 (Govossai) €/mc. La tariffa, chiaramente bassa ed insufficiente a coprire il costo industriale di produzione e distribuzione del prezioso liquido, era di fatto di tipo sociale, ben diversa da quella attuale applicata da Abbanoa vicina a 1,30 €/mc (ma provate a superare i 250 mc/anno e vedrete che supera abbondantemente i 2 €/mc). Quindi, quei soggetti del passato, ingiustamente demonizzati e oggi cancellati, gestivano la stessa torta di Abbanoa con entrate garantite dalle tariffe sui consumi, sugli oneri di allaccio, di voltura etc, nettamente più basse rispetto all’attuale gestore.
    Da cittadino cagliaritano posso infatti dire che la Sim, fino al 2004, applicava un costo per nuovo allaccio inferiore ai 150 € tutto compreso contro i circa 1450 € (minimali) previsti da Abbanoa oggi. E che dire poi, a questo stesso proposito, dei tempi di allaccio? Solo l’anno scorso ricorderete le forti polemiche perchè a Cagliari occorrevano ben 4 mesi per averne uno quando prima, con la Sim, occorrevano 3/5 giorni al massimo. Vogliamo raccontare poi dei disastri della fatturazione? Esaf e soci, è bene ricordarlo, chiusero in pari le rispettive questioni coi loro utenti al momento di confluire in Abbanoa. Successivamente poi, per uno strano spoil system, sono stati fatti fuori i dirigenti e i funzionari responsabili di quella produttiva filiera e, come se non bastasse, poco dopo ci si è messa di mezzo anche l’esigenza di voler cambiare per forza il software utenze coi risultati attuali sotto gli occhi di tutti. Nel mezzo poi si è assistito a conferimenti di incarichi a dirigenti o funzionari inadeguati oppure, ancora, alla perdita dei dati sui consumi storici e degli utenti dalle anagrafiche (quanti ne conoscete per esempio che non ricevono o non hanno mai ricevuto bollette da Abbanoa?).
    Tirando le somme del famoso conto della serva quindi viene da chiedersi: ma se la torta attuale è uguale alla sommatoria delle altre torte più piccole prima esistenti, come mai Abbanoa versa in questo stato? Oggi che le tariffe sono oltre 3 volte più alte di allora. Oggi che le spese di allaccio lo sono di circa 10 volte. Oggi che si paga una semplice voltura come fosse un nuovo contratto di fatto. Oggi che ai dipendenti non si applicano più gli “onerosi” (si fa per dire) contratti di lavoro pubblici in luogo del più economico federutility con inquadramenti dei precari e dei neo stabilizzati tra il 1° e il 3° livello (800 – 1.000 € mensili). Oggi che si è deciso di smantellare l’intera struttura di progettazione e direzioni lavori che consentiva ad Esaf grandi risparmi sulle parcelle agli esterni e guadagni per il proprio bilancio dalle milionarie spese generali. Come mai oggi, dopo che si è deciso di fare tutto ciò, Abbanoa non è in grado di tener fede alla propria “mission”? Come mai Abbanoa non onora i contratti e i pagamenti coi fornitori di beni, servizi o lavori che siano? Come mai Abbanoa necessita del costante aiuto delle banche, degli azionisti o addirittura di Mamma Regione come il “carrozzone” Esaf? Come mai su Abbanoa, al contrario dei vecchi gestori, grava una guerra civile coi propri dipendenti (dirigenti compresi) figlia di un grave caso di patologia dirigenziale post padronale? Come mai Abbanoa stipula contratti di consulenza nonostante avesse tra le sue fila eccellenti professionalità prima accantonate e poi espulse verso la Regione? Perchè non ha mai cercato di valorizzare quelle di professionalità? Che senso può avere poi stipulare contratti di consulenza alle questioni sindacali con un ex sindacalista dei chimici a chissà quanto al mese e non provvedere a stabilizzare, invece, quelle decine di precari, perdipiù giovani e laureati, da 800 € al mese? A chi le risposte? Non so chi risponderà ma so, purtroppo, ancora una volta chi pagherà. NOI! A meno che, coloro i quali i Sardi hanno mandato al governo regionale non trovino la quadratura del cerchio e pongano rimedio ai colossali errori del passato. Perchè si tratta di errori vero? Antonio, nel post precedente, si sbaglia vero? Non siamo di fronte ad uno di quei casi di fallimento pilotato per favorire l’ingresso dei capitali privati nella gestione idrica vero Paolo? Dimmi che Abbanoa non è uno scimmiottamento di altre esperienze nazionali perfavore. Dimmi di no, perchè sennò, se avesse ragione Antonio, ci troveremmo di fronte, invece che a degli incapaci, a degli autentici mostri di bravura in fallimenti pilotati. Roba da film di spionaggio industriale. No, non può essere così. Vero Paolo che non è così?
    Chiudo con un invito rivolto anche al Tuo Partito che oggi governa la nostra Regione. Nella passata legislatura il Psd’Az presentò un disegno di legge che sarebbe utile, se non addirittura indispensabile, al nostro caso di specie. Recuperalo se puoi. In quel ddl brilla sopratutto il sistema tariffario proposto. Un sistema che vede l’intervento dal bilancio regionale ai fini di morigerare la tariffa. Come accadeva in passato d’altronde. Perchè Regione e Comuni questo facevano coi propri gestori pubblici. La tariffa era bassa e loro ripianavano le perdite di esercizio dalla fiscalità generale. D’altronde, oggi che con Abbanoa la tariffa è tutta a carico dell’utenza, non è che le tasse siano poi diminuite…

  • Per Mmc: grazie delle precisazioni; siccome mi sembra dalla profondità delle analisi un addetto ai lavori (oserei dire un sindacalista del settore) ne approfitterei per chiederle qualche altro chiarimento:
    1) I conduttori degli impianti di potabilizzazione che lei dice che davano l’acqua al posto dei dipendenti dell’ESAF oggi sono gli stessi che oggi li conducono per Abbanoa? E se si, ora sono soddisfatti del passaggio ad Abbanoa?
    2) Da dove ha ricavato il dato (che a me non risulta) che con la l.281/89 entrò in ESAF una grande quantità di dipendenti senza concorso? Ha numeri da fornire?
    3) Io per “brillanti laureati” intendevo che erano quasi sempre i migliori del loro corso di laurea; per intenderci, gente da 110 o 110 e lode; lei per “brillante” intende qualcosa di diverso?
    4) Quali erano gli impianti di depurazione fognari abbandonati da ESAF con le immaginabili conseguenze? Può fare qualche esempio?
    5) Cosa intende quando dice che la maggior parte della gente ex ESAF è andata via da Abbanoa per motivi economici, posto che se non ricordo male la legge regionale che li trasferì ad Abbanoa garantiva loro i diritti economici e contrattuali già acquisiti? E cosa intende per perdita di potere, avevano potere?
    Infine, ci vuole concedere qualche valutazione in merito alle promozioni a pioggia ed assunzioni a gogò del periodo dell’ex superefficiente Consorzio del Govossai, visto che era questo l’argomento del mio post e lei invece nel suo intervento non ne fa alcun accenno? Sa, sono tanti quelli che hanno figli che cercano lavoro e carriera, potrebbe essere istruttivo fargli capire come si fa ad ottenere entrambi senza concorso pubblico…
    La ringrazio anticipatamente per il contributo alla chiarezza.

  • Per Antonello:
    1) ESAF gestiva le acque dei 2/3 della popolazione della Sardegna con 500 dipendenti regionali ma anche con 480 dipendenti delle ditte in appalto per la conduzione e manutenzione. Ed erano questii ultimi che davano l’acqua potabile, non gli altri.
    2) Non tutti in ESAF erano entrati per concorso pubblico bensì grazie alla L 281/89 che permise a una grande quantità di diplomati di accedere al lavoro per caso da lista di collocamento.
    3) Non erano tanti i “brillanti laureati” e quei brillanti vennero messi a tacere dai briganti interni (vedasi il celeberrimo caso del bravissimo dr. Ficcadenti).
    4) ESAF, come qualsiai ENTE regionale, annoverava personale all’altezza e personale decisamente inadeguato.
    5) Lei non immagina quanti impianti di depurazione fognaria erano in realtà abbandonati con immaginabili conseguenze.
    6) La maggior parte della gente ex ESAF che se ne è andata da Abbanoa lo ha fatto per un motivo economico e per la sopraggiunta mancanza di potere.

    In conclusione: ESAF era un gran bell’Ente con molte persone capaci e meritevoli e tanto lavoro svolto negli anni ma, a decenni dalla sua creazione, era cambiato in modo sostanziale in peggio.
    Abbanoa in ogni caso non è stata una valida alternativa.

  • Se vuoi parlare di sprechi ti racconto una bella storia che quasi tutta la politica regionale cerca di evitare ma che tra poco esploderà con un caso che in confronto la lobby dei quattro sfigati dell’eolico sembrerà roba da giardin o d’infanzia.

    Dal 1985 la regione Sardegna ha investito decine di miliardi di vecchie lire per realizzare una evoluta rete di rilevamento automatico di incendi boschivi realizzati da primarie aziende italiane, ALENIA e Teletron, con l’impiego di raffinate tecnologie di origine militare che sono riconosciute, a livello internazionale, affidabili e sicure.
    A partire dal 1999 tali sistemi sono stati assegnati in gestione al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (CFVA) della Regione Sardegna che ha però ritenuto opportuno non utilizzarli privilegiando la risorsa umana (le vedette) alla risorsa tecnologica (i sistemi di telerilevamento) e questo nonostante esistano, presso l’Assessorato Ambiente della Regione Sardegna, pagine e pagine di documentazione sviluppata durante le operazioni di collaudo nella quale sono stati verbalizzati, perlomeno per i sistemi prodotti in Sardegna dalla Teletron e che sono oltre il 50% di quelli installati, sempre risultati positivi dalle commissioni via via succedutesi.
    Questa rete ora è abbandonata a sè stessa e decine di postazioni di rilevamento, costate oltre 50 miliardi di vecchie lire, installate nelle montagne sarde sono quindi alla mercè di vandali e destinate a diventare in brevissimo tempo dei rottami.
    Oltre ai danni all’ambiente dovuti alla nota intempestività ed inefficacia della segnalazione di allarme incendio attuata mediante le vedette dotate di binocoli ed apparati radio, le quali prestano la loro opera con grandi rischi e sacrificio “appollaiate” sui tralicci di avvistamento in condizioni quantomeno discutibili dal punto di vista della sicurezza sul lavoro e da quello igienico, l’amministrazione regionale ha speso inutilmente svariati milioni di EURO in canoni di concessione per le telecomunicazioni radio dei sistemi inutilizzati.
    I mezzi aerei, i mezzi a terra e le squadre attrezzate che sono il vanto dell’amministrazione regionale si rivelano infatti inefficaci se non vengono adeguatamente coordinati ed impiegati per controllare gli incendi fin dal loro primo sviluppo.
    Inoltre, i sistemi di rilevamento automatico di incendi boschivi, in particolare quelli realizzati in Sardegna da Teletron, sono stati presentati dalla Giunta Soru alla Commissione Europea come un gioiello di tecnologia al punto tale da utilizzarli per poterne richiedere il cofinanziamento, peraltro poi concesso, ed ottenendo in questo modo fondi europei per svariati milioni di Euro.
    Tali fondi, resi disponibili e destinati esclusivamente ed obbligatoriamente per l’implementazione di queste tecnologie, di fatto non sono mai stati utilizzati per questo progetto.
    Quali interessi reali gravitano attorno al business dello spegnimento incendi (Ore di volo di mezzi privati? Appalti per la fornitura di attrezzature speciali? Contratti a termine e compensi agli stagionali “elettori”?) e quale è stata l’effettiva destinazione delle ingenti somme erogate dalla Comunità Europea per il cofinanziamento della rete di rilevamento automatico degli incendi boschivi?
    Postazioni automatiche di rilevamento incendi sono state installate a presidio della maggior parte delle zone che sono state interessate da incendi in Sardegna anche durante la scorsa stagione 2009 ma non sono state messe in funzione.
    Guarda questo servizio del 2007 sull’argomento trasmesso da VIDEOLINA:

    http://www.youtube.com/watch?v=7mzRsSuTGZE

    Questo è il link ad un altro servizio di ViDEOLINA circa un sistema di ultima generazione messo a disposizione “a titolo gratuito” dalla Teletron all’Ente Parco di Molentargius e che ha sventato oltre venti principi d’incendio nelle scorse stagioni 2008 e 2009:

    http://www.youtube.com/watch?v=lUtlw_2deiE

    Quest’anno cosa farà la regione?

  • Si, veramente ci vorrebbe una Commissione regionale d’inchiesta; sarebbe la strada giusta per appurare almeno le responsabilità politiche ed evitare ulteriori errori politici, anche se la mala gestio è talmente evidente che è persino possibile che vi siano responsabilità anche di altro tipo; ma è proprio per questo che penso che la politica alla fine farà finta di niente e non la vorrà.
    E sarà un peccato, un occasione persa per chiarire la reale storia di Abbanoa, al di là delle cortine di fumo che tutti i principali protagonisti ab origine della storia hanno iniziato a sollevare e delle sciocchezze alimentate ad arte dai clientes del sistema; francamente, credo che nessuno pagherà; o meglio, solo gli utenti ed i cittadini pagheranno per questa brutta pagina della storia Sarda.
    Non si farà niente perché non farebbe comodo acclarare ad esempio che il Consorzio che rimpiange l’amico (e che fu uno dei territori di scorribande clientelari di un paio di partiti della sinistra nuorese, utilizzato come bancomat e come ufficio di collocamento di partito) con appena 19 Comuni consorziati, con soli 40.000 utenti gestiti, che non gestiva neanche tutto il servizio idrico integrato dei suoi utenti (non gestiva molti depuratori, che erano invece in carico ad altri feudi della sx nuorese) arrivò nel 2005 ad avere quasi 150 dipendenti, quasi tutti assunti senza pubblico concorso. Che sempre nel 2005 tutti (ma proprio tutti!) i laureati di quel Consorzio vennero beneficati dalla promozione a Dirigente senza concorso pubblico poco prima della fusione in Abbanoa e che proprio quei Dirigenti ora rappresentano circa il 70% dei Dirigenti dell’attuale Abbanoa; e che quindi Abbanoa oggi è in gran parte amministrata (!) proprio da quei Dirigenti.
    Se oggi Abbanoa avesse mantenuto quel rapporto tra dipendenti e utenti e tra Dirigenti e utenti oggi avrebbe dovuto avere circa 6.000 dipendenti (attualmente ne ha circa 1.300) e circa 500 Dirigenti (attualmente ne ha circa 20).
    Oppure che un’altra ex municipalizzata, sempre controllata dagli amici della sinistra (sx idraulica???) in quello stesso anno nominava Dirigente senza pubblico concorso un tecnico semplicemente diplomato (e i laureati non mancavano affatto), predisponendolo così a diventare un Dirigente di punta di Abbanoa.
    Ciò che potrebbe emergere, infine, è che con la costituzione di Abbanoa (avvenuta in un periodo di monopolio politico della Sardegna da parte della Sx, che era allora ovunque) qualcuno ha voluto cogliere l’occasione per distruggere e disperdere circa 50 anni di storia e professionalità (e di regole) dell’acquedottistica pubblica in Sardegna; l’Ente Sardo Acquedotti e Fognature fu fondato dalla Regione nel 1958, ed all’atto della fusione in Abbanoa nel 2005 gestiva industrialmente e con circa 500 dipendenti regionali il ciclo idrico integrato di circa 2/3 dei comuni della Sardegna; i suoi dipendenti erano esclusivamente vincitori di concorso pubblico ed erano in genere o brillanti laureati o gli ex migliori tecnici e funzionari delle imprese private che sceglievano di passare (con pubblico concorso) nella P.A.; sarà un caso o c’è qualcosa dietro al fatto che la maggior parte di loro, dopo la costituzione di Abbanoa, ha cambiato lavoro e non lavora più per quell’Azienda?
    Siccome chiarire tutto questo sarebbe imbarazzante per tanta parte della politica (e del sindacato), è ovvio che le probabilità che si arrivi al redde rationem (politico) sono praticamente nulle.
    P.S. ragionando secondo i vecchi confini amministrativi (ante 1926, quando tutto il nuorese e buona parte dell’Ogliastra facevano parte della provincia di SS), il 90% dell’acqua della Sardegna era in territorio sassarese; per tacere poi del periodo sabaudo, di quello spagnolo, giudicale, etc., in cui i confini amministrativi erano ancora diversi; ma questo che c’entra con i problemi di Abbanoa?
    Purtroppo, la realtà è che anche i nostri politici (ahimè…) hanno più o meno tutti lo stesso vizietto incorreggibile; adorano andare in giro a fare i froci con il culo degli altri (quello degli utenti, nel caso specifico). Tenis arrejoni tui, Paolo; in meda su sunti iscarescisis chi po coddai s’andada a casinu…

  • Giovanni Porcu

    Quando si parla di Abbanoa non si può fare a meno di pensare al rapporto tra l’enormità dell’indebitamento con la scarsità ( talvolta nullità come nel caso della depurazione ) dei servizi resi. E’ acclarato che la percezione dei cittadini rispetto al pagamento di tasse,imposte gabelle varie muta rispetto alla qualità del servizio offerto. Tanto più il servizio è buono meno il cittadino si lagna del pagamento. Ma su Abbanoa ci si dimentica – qualche volta – di parlare del peccato originale, cioè dell’ato costitutivo. Si è trattato di un’aberrazione politico giuridica che la dice lunga sullo stato delle cose in Sardegna. Come molti ricorderanno – infatti – Abbanoa nasce dal conferimento in una Spa di alcuni consorzi ( esclusi i consorzi di bonifica ) e altre società che a vario titolo gestivano l’acqua per uso umano e industriale. Tutti ricorderanno le resistenze -poi facilmente vinte – per il conferimento in società dell’enorme mole di debiti dell’Esaf nonchè del carrozzone clientelare che aveva accompagnato le assunzioni in tale Ente. Come molti ricorderanno che l’altro Ente conferito – il Consorzio Govossai – era fondamentalmente sano economicamente senza che ciò abbia avuto alcun tipo di riguardo – peraltro giuridicamente dovuto all’atto del conferimento. Così come la Provincia di Nuoro intesa come entità geografico-amministrativa ( vecchi confini ) che assicura quasi il 70% dell’approvvigionamento idrico della Sardegna sia sata fagocitata in questa operazione con il contentino della sede legale . Per non parlare – dopo il conferimento dell’equiparazione di tutti i dipendenti all’esoso contratto Esaf – alle progressioni verticali che hanno promosso tutti etc.- etc. Si potrebbe continuare all’infinito ma mi fermo qui significando che Abbanoa è nata male e gestita ( dopo ) peggio. Ora occorre dire cosa fare. Si chiede alla RAS di capitalizzare dimenticando che tutti gli apporti di capitale fin qui effettuati sono stati fatti si dai Comuni ma con fondi della Regione ad hoc stanziati. Ora i Comuni dovrebbero assumenre la responsabilità – insieme alla Regione – di capitalizzare a patto che si modifichino le modalità di rappresentanza in modo tale da recuperare il gap relativo alla costituzione. Modificare la rappresentanza significa che ogni Sindaco esprime un voto.( Principio una testa un voto ) Il Sindaco di Cagliari come il Sindaco di Loculi. Così finirà quell’assurda situazione dove l’80 per cento delle autonomie locali non riescono ad esprimere il numero di quote necessarie per partecipare alle decisioni venedo cooptate obtorto collo. La gestione a un manager con contratto di diritto privato gli indirizzi ai Comuni e alla regione.

  • Egregio On. Maninchedda, leggo con stupore la sua considerazione in merito al concorso per dirigenti bandito dalla Regione. Stupore per la sua affermazione circa il fatto che si sia proceduto a rettificare eventuali vizi che potrebbero inficiare il concorso.
    Io sono una candidata e anche alla luce della nuova comunicazione sul sito istituzionale che, in rettifica della comunicazione fatta personalmente con raccomandata, ammette con riserva i candidati inclusi nella graduatoria a seguito delle esclusione avvenute per mancanza dei requisiti, non mi pare che si stia procedendo nel senso da Lei descritto. Non capisco infatti come e da cosa Lei abbia potuto trarre una simile conclusione. Le vorrei far presente che il Tar in occasione della discussione di un ricorso ha espressamente detto (solo verbalmente e alla presenza dei legali dell’Amministrazione e dei candidati i cui ricorsi erano in discussione) che le comunicazioni date personalmente dovevano essere rettificate con uguale mezzo e che a nulla sarebbe servita la comunicazione via web. Le pare quindi un passo avanti che la stessa Amministrazione solo pochi giorni dopo proceda, in uguale modo, a rettificare comunicazioni date personalmente con comunicazioni via web? Sinceramente a me non sembra.
    Onorevole io personalmente nel mio unico altro commento lasciato sul suo sito Le ho chiesto di occuparsi di questo concorso e di dare valenza da prima pagina all’argomento. Con dispiacere noto che non solo ciò non è avvenuto (d’altro canto non era un obbligo ma una semplice richiesta) ma Lei ha riservato all’argomento poche righe e strumentali per manifestare la sua opinione circa i direttori generali ovvero la necessità di prevedere l’obbligo di sostituzione degli stessi dopo cinque anni. Mi sembra doveroso osservare, e senza intenzione alcuna di fare polemica, che l’Assessorato dei Lavori pubblici il cui Assessore è un esponente del Partito sardo ha confermato il Direttore generale che peraltro è in quella posizione da circa dieci anni. Ancora mi permetto di dirLe che il suo silenzio, rotto solo da queste quattro parole sulla procedura concorsuale, mi risulta davvero incomprensibile soprattutto per il fatto che il concorso di cui si parla è quello che selezionerà la classe dirigente della Regione che avrà il compito di gestire, sulla base degli obiettivi e priorità individuati dalla classe politica, le scarse risorse a disposizione della nostra Regione. La scarsità delle risorse obbliga la classe politica a selezionare, tra i diversi obiettivi, quelli in grado di massimizzare il benessere della collettività e obbliga, altresì, la classe dirigente a gestire dette risorse in modo efficiente, efficace per raggiungere l’obiettivo.
    Vede, Onorevole, il motivo per cui Lei, a mio avviso, avrebbe dovuto occuparsi di questo concorso non è certo per far un piacere ai candidati, ma capire se il concorso con il quale si seleziona la futura classe dirigente della Regione si sta svolgendo con una procedura corretta che permetterà all’Amministrazione di selezionare i migliori e non a rischio annullamento ad ogni soffio di vento. Occupandosi anche di queste, chiamiamole piccole, cose di fa il bene della nostra bella isola.

  • Sprechi nel settore dell’acqua ce ne sono tanti. Alcuni dei quali poco conosciuti o, per chissà quale motivo, sempre dimenticati.
    Mi riferisco ai Consorzi di Bonifica. Avete per caso una idea di quanti soldi annualmente la Regione eroga ai nove consorzi di bonifica presenti (più delle provincie) in Sardegna.
    Qualche dato ve lo posso fornire io. Si tratta logicamente di dati aggregati e di cifre complessive che danno comunque l’idea di come questi Enti siano in realtà una macchina mangia soldi. Soldi che se, anche solo in parte, destinati agli Enti locali, potrebbero, non dico risolvere, ma almeno attutire l’impatto che i recenti tagli determineranno sui bilanci di questi ultimi. A proposito una domanda, questi tagli riguarderanno anche i previsti finanziamenti per i consorzi di bonifica per l’anno 2010? Io questo non lo so. So solo che da quello che si legge e dai disegni di legge che circolano sembrerebbe che agli stessi consorzi si vogliano attribuire ulteriori funzioni, ulteriori compiti e così altri denari.
    Adesso qualche numero:
    dal 2005 al 2010 sono stati erogati ai Consorzi di Bonifica circa 270 milioni di Euro.
    Questi hanno inoltre ricevuto ulteriori finanziamneti per la realizzazione di singole opere, non conteggiati nei 270 milioni.
    Ma non solo in più gli stessi enti riscuotono i ruoli dai consorziati andando quindi a gravare sui singoli consorziati.
    Anche sul punto ancora qualche dato. I consorzi maggiori iscrivono in bilancio, ogni anno, ruoli nei confronti dei consorziati per circa cinque milioni di euro ed un consorzio quale quello dell’oristanese (è un esempio a caso fatto solo perchè particolarmente eclattante), oltre ai contributi ricevuti ha da riscuotere circa una decina di milioni di ruolo dai consorziati (cifra sicuramente in difetto).
    Bisognerebbe riflettere su queste cifre (270 milioni + più ruoli + finanziamenti per progetti ad hoc) anche prima di pensare a riforme finalizzate ad impliare ancora di più compiti e funzioni da assegnare ai Consorzi.
    Quanto al concorso per dirigenti mi permetto di dissentire con Lei. La situazione non solo non è stata chiarita, ma anzi continua ad ingarbugliarsi e credo che oramai l’effettuazione della prova scritta il 3 agosto (data evidentemente scelta ad arte con uno spostamento dal 15 luglio al 3 agosto per creare disagio a chi aveva programmato ferie, spostamenti e a chi deve venire dal continente) non potrà che segnare lo spartiacque oltre cui non si può andare.
    Una volta fatta quella prova le illegittimità non sanate non potranno che determinare l’annullamento giurisdizionale. Quello che si voleva evitare, anche ma non solo per evitare spreco di denaro.
    Anche in argomento un dato oggettivo. Il 13 luglio è stato depositato l’ennesimo ricorso al TAR (sono per adesso circa 30/32) con il quale si evidenzia la possibile incompatibilità di un commissario, sia in quanto membro del CORAN e sia in quanto in situazione di incompatibilità con un concorrente. Di questo si è già parlato senza nessun risultato. Adesso non ci resta che aspettare quello che decideranno i Giudici. E anche questo lo si voleva e poteva evitare. Saluti

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Mura F., io mi chiamo Paolo Maninchedda, non Paolo M., tu come ti chiami? Te lo dico per la prossima volta. Seconda questione: nella scorsa legislatura il Consiglio regionale della Sardegna fu l’unico in Italia ad abbassare le indennità di circa un 27%. Attualmente l’Udc, noi ed altri, siamo latori di una proposta di un ulteriore taglio alle indennità di funzione e di una riduzione degli stanziamenti per i gruppi. Tutto questo per cercare di raschiare risorse per lo sviluppo. Questo è quanto, fatto in silenzio e senza qualunquismo. Per il resto, io con la mia indennità finanzio la politica Psd’az della provincia di Nuoro e alle ultime provinciali si è visto. Se non ci fosse stata la mia indennità non avremmo avuto i soldi per l’organizzazione. Il qualunquismo dei borghesucci che prima odiano e poi propongono, in Italia, ha generato la marcia su Roma.

  • Finalmente qualcuno che inizia a sollevare il coperchio della pentola Abbanoa.
    Purtroppo, la sensazione è che sia ormai tardi, troppo tardi; l’intruglio diabolico che vi ribolliva da anni (fin da prima del 2005) nell’indifferenza generale è ormai bruciacchiato; forse non completamente bruciato, ma almeno il tanto da non consentire di riconoscere agevolmente tutti gli ingredienti originari, di cui qualcuno sicuramente avariato; e allora è bene parlarne per tempo, prima che il fuoco bruci davvero tutto, niente sia più riconoscibile e si inizi a parlare di fato avverso e di congiunzioni astrali sfavorevoli. Del resto, è noto che al buio tutti i gatti sono bigi, mentre invece alla luce si distinguono le razze diverse e persino qualche nome…
    Bisogna parlarne anche perchè questa vicenda nel suo complesso è persino anti-pedagogica, in quanto rappresenta la negazione dell’ideale Sardista dell’indipendenza (si tratta del primo esperimento in Sardegna di gestione autonoma in comune di un bene primario, peraltro facilmente reperibile), ed infine perchè senza una analisi precisa degli errori e delle responsabilità si può ricadere nuovamente negli stessi errori (e tutti i protagonisti possono fuggire dal tavolo della festa senza neanche pagare il conto…).
    Le cifre che sono sopra indicate non sembrano corrette, ma molto edulcorate; la situazione più realistica della Società in termini economici è stata presentata circa un mese fa ai soci per l’approvazione del bilancio 2009, ed alcuni elementi sono contenuti nella “Lettera agli azionisti di Abbanoa del Presidente Cadau” facilmente reperibile nel sito http://www.abbanoa.it. Chi ha pratica di bilanci societari può sbizzarrirsi in prima persona; al debito evidenziato nello stato patrimoniale del bilancio 2009 dovrebbe essere aggiunto ancora lo sfasamento corrente dei pagamenti dei fornitori (un anno circa) e le cifre che la Società avrebbe dovuto accantonare (e non ha accantonato) per finanziare gli investimenti, come previsto per legge; vengono fuori cifre di debiti da brivido, che superano ampiamente il miliardo di euro; ciascuno, ove veramente interessato alla cosa, può comunque verificare in proprio; la considerazione che viene immediatamente in mente esaminando questi dati è che simili risultati o sono indicativi di una totale incompetenza di amministratori e management, o che viceversa sono indicativi di una grande competenza, applicata con rigore scientifico proprio in funzione di tale risultato.
    In quell’intruglio in perenne cottura (fase di start up infinita) hanno inzuppato il pane in diversi: i soliti pseudo-politici del sottobosco isolano, pseudo-manager incapaci ed inconcludenti (ma comunque strapagati), pseudo-sindacalisti con pochi iscritti tra i lavoratori ma con molte esigenze terrene; non bisogna dimenticare che le sigle sindacali del comparto acqua di CGIL-CISL-UIL sono le stesse che hanno finora gestito la partita degli stabilimenti petrolchimici, con gli splendidi risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
    Ma il disastro economico che traspare dalla crudezza dei numeri non rende ancora l’idea dei danni creati in così pochi anni; premesso che in 5 anni la Società ha praticamente raddoppiato i dipendenti iniziali ed in certo momento ne stava decidendo la triplicazione (ma la linea di tendenza è nettamente orientata alla quadruplicazione dei dipendenti rispetto alla situazione ante-Abbanoa), l’efficienza del servizio è andata invece progressivamente calando.
    I costi per l’utenza sono aumentati di molto (oltre all’aumento ragguardevole della tariffa, oggi si pagano salatamente molti servizi che prima erano inclusi nella stessa ed oggi sono invece scorporati), ma i miglioramenti non si sono visti; probabilmente si tratta di un rarissimo caso di Società che è riuscita contemporaneamente a deludere i suoi azionisti, i suoi utenti ed i suoi stessi dipendenti.
    Si tratta di un campo minato che ben pochi hanno intenzione di percorrere e tanto meno di sminare…
    Stanti questi risultati, meglio la gestione pubblica o quella privata? Ad oggi la Società pubblica in house ha dimostrato di conservare sia i peggiori difetti del pubblico (bassa efficienza e clientelismo) sia i peggiori difetti del privato (costi elevati, atteggiamenti padronali con dipendenti ed utenti, poca attenzione alle esigenze degli utenti); ha ragione Bomboi; in tutto il mondo è il privato (quello vero, che mira all’efficienza ed a produrre utili) che gestisce le strutture acquedottistiche ed è il pubblico (quello vero, fatto da persone titolate, competenti e super partes) che controlla, vigila e sovrintende, nell’interesse degli utenti.
    Gli ibridi in cui i politici gestiscono facendo i loro comodi (con le regole del privato) per poi lasciare il conto da pagare al pubblico sono una invenzione dei nostri politici furbastri, ai quali è invece meglio togliere il giocattolo di mano.
    E comunque, veramente c’è qualcuno in giro che ora ha voglia di spulciare queste cose?

  • Allora questi stipendi ve li diminuite si o no?
    Paolo, scusa i termini, però dai risposta, sei un rappresentante del ” Popolo”.

  • Aggiungo: questa tipologia di enti produce solo alcuni risultati pratici. Come cattiva gestione, debiti di bilancio e pessimo servizio. I cui costi ovviamente vengono scaricati sugli utenti in bolletta o direttamente sulle istituzioni. Altrove, dove il sistema di pesi e contrappesi tra pubblico e privato segue una rigida legislazione, le sanzioni sono a carico del privato (azienda), eventualmente inadempiente nell’appalto col pubblico.

  • Ci sono solo due Paesi al mondo dove l’acqua è completamente pubblica: l’Iran e la Corea del Nord. Ed i risultati per la popolazione sono poco soddisfacenti: spesso a molti non arriva l’acqua. Praticamente ovunque invece c’è la gestione integrata. Che dove è gestita seriamente (e non solo dal pubblico e NON dalla politica), funziona. In Italia pubblico e politica sono sinonimi portati alle estreme conseguenze. Non vorrei che il PSD’AZ si mettesse a seguire gli slogan, sapientemente montati ad arte negli ultimi anni, sull’acqua “pubblica”. Che di per se non significa nulla: non c’è alcuna legge che privatizzi l’acqua ma è chiaro che il riferimento riguarda esclusivamente le reti di distribuzione. E’ proprio il pubblico in Sardegna (ma anche in Italia in generale) ad aver creato questa situazione. Dai monopoli pubblici si è passati a quelli privati, ed il risultato è sempre lo stesso: reti inefficienti, costi esosi a carico dei poveracci in bolletta ed enti, appunto, come Abbanoa, che sono il “parcheggio” del personale delle vecchie strutture con i “fiduciari” del momento. E’ la politica ad aver creato il problema (con il suo apparato di clientele) e se pensiamo che riportare in mano completamente pubblica la gestione servirà a migliorare la situazione, allora siamo fuori dalla realtà. Rimarrà tutto com’è. In Italia funziona così per tutto. La verità è che Abbanoa andrebbe smembrata (assieme alla sua pletora di notabili) per ripensare il mercato della distribuzione dell’acqua in Sardegna. Ma è un’operazione oggi impossibile da fare per una serie di motivi, molti dei quali proprio politici, più che di esigenze strutturali di management.

  • Giulia Parisi

    L’acqua è di tutti e deve tornare a essere un bene a disposizione di tutti. Pensare che una spa possa fare utili su un bene primario mi fa orrore. A breve vedremo forse nascere anche Aeranoa e dovremo pagare utili agli azionisti anche per respirare…o per far girare pale eoliche

  • Però lasciare l’anno 2005 così da solo, quasi a richiamare il calendario di chi sa quale starlette, potrebbe apparire offensivo per chi quel calendario lo ha realizzato con professionalità ed impegno.
    In quel 2005 la stella che brilla di luce propria si chiama Renato Soru, i satelliti Massimo Dadea, Gianvalerio Sanna, Francesco Pigliaru per citarne alcuni, senza offesa per gli altri. I Partiti di riferimento: Progetto Sardegna, PDS,Margherita,Rifondazione Comunista e qualche altro. Oggi non si trovano più tali e quali nel panorama politico (ci diranno che cambia chi è intelligente) e il popolo potrebbe aver dimenticato.
    Questi sono i “circuiti” politici che hanno dato vita ad Abbanoa e che la hanno “mandata in corto”. Luciano Uras non interroga con veemenza e richiesta di risposta scritta del perchè Abbanoa registra 300 milioni di perdite, non lo fa Bruno,non si ha notizia di una qualche riflessione profonda e sofferta di Gianvalerio Sanna, Dadea è impegnato a promuovere il suo libro che contiene l’esperienza di fido scudiero, onore delle armi a Pigliaru. Dulcis in fundo Chi l’ ha visto (telefoni) il mago dei bilanci pubblici e privati,levarsi solenne e stentoreo per denunciare una tale grave perdita?Preceduto da un profondo silenzio forse avrà sentenziato: cosa volete che sia, ho visto ben altro. E comunque si può sempre ricorrere al mercato finanziario dei bond.
    Abbanoa, caro Paolo, non apparirebbe una Agenzia in house della Regione, è un’Agenzia in house del PD e tutti noi chiamati a pagarne il fio. Ecco dunque il compito gravoso: bisogna togliere l’acqua, che è il bene primario per eccellenza,dalle grinfie del privato e riportarla in mani pubbliche serie.
    Difficile ma dobbiamo riuscirci.

  • Puntualizzo che in base a Legge Conv. n° 42 del 26/03/2010 (GU 72 del 27/03/2010) art. 1 c. 1 quinquies le ATO sono soppresse a partire dal compimento dell’anno della Legge…

  • Abbanoa è una società atipica.
    Esemplificativo il fatto che i lavoratori della Società provengono da Enti soppressi quali ESAF, Govossai, Sim, Sidris, Siinos ecc. che hanno mantenuto un trattamento privilegiato e altri provenienti dalle ditte che avevano gli appalti per la conduzione e manutenzione impianti per conto dei sopraccitati soppressi Enti, che hanno dovuto accettare condizioni capestro pur di non perdere il posto di lavoro (per es. da 6° liv. CCNL federambiente a 4 liv. federutility da 1800 a 1200 euro).
    Sono venute meno una serie di figure apicali in seno alla conduzione impiantistica quali capi impianto esperti e processisti.
    Inoltre molti lotti di depurazione fognaria sono rimasti stranamente in appalto ad esterni.
    il tutto ha portato ad un peggioramento del servizio percepibile dalla comunità.
    Tutto questo puzza. E molto.
    Sulla piazza sarda, nei vari lotti, negli anni si sono avvicendate aziende che gravitano o sono parte integrante dell’orbita delle multinazionali della gestione dell’acqua.
    Multinazionali interessate ad acquisire il mercato sardo.
    Una Abbanoa decotta apre la strada ad una multinazionale in regime di privatizzazione del servizio.
    I nomi di queste multinazionali sono sempre gli stessi e stanno acquisendo gestioni totali per miliardi di mc di acqua nel pianeta, con giri di affari annui di circa 14/15 miliardi di euro per singola sigla.
    Dalla Legge del 5 gennaio 1994 n.36, il D.Lgs. 152/2006 (T.U.A.), passando per la Legge 133 del 2008 e infine il decreto n 2 del 25 gennaio 2010, è stata tracciata la via per la privatizzazione dell’acqua.
    Bene fa Paolo Maninchedda a tornare a parlare di acqua in quanto l’oggetto è nell’agenda di diverse figure interessate a scopo di lucro.
    L’acqua è il primo fondamentale volano per lo sviluppo socio economico di uno Stato e il futuro dipende dalla sua disponibilità.

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