I professori al governo sono allergici alle critiche (come tutti i primi della classe). Se vogliamo risultati su Porto Torres, bisogna orientare la critica su Passera

3 maggio 2012 08:496 commentiViews: 12

giara0181Un lettore mi ha chiesto perché non mi occupo di referendum. Rispondo: perché sono impegnato sui problemi del lavoro che non sono minimamente toccati dalla materia referendaria. Il problema vero è produrre ricchezza e lavoro: io sto su questa frontiera. La Sardegna è assediata dalle tasse e dai monopoli italiani e non è per niente difesa né dal Presidente della Repubblica Dichiarante e Rassicurante Napolitano, né dal Governo Italiano, né dalla Giunta. Resto dell’idea che il nostro indipendentismo sia l’unico perimetro politico oggi comprensibile che sia in grado di disegnare una nuova Sardegna e per questo lavoro a mantenere distinta la proposta e la serietà dell’indiependentismo, che rappresento, dal ritorno sulla ribalta della storia italiana delle suggestioni autoritarie e qualunquiste della piccola borghesia italiana.
Questo lavoro si traduce nel tenere la testa non sulla protesta, magari incredibilmente affidata a personaggi consumati e poco credibili (vedi l’Assessore Immemore Pubblicitario Memore Prato), ma sui problemi.
Oggi essere indipendentisti significa lavorare in scala uno a uno sui problemi delle persone e delle aziende, mentre altri non lavorano sui problemi ma sullo scontento, sulla rabbia, come hanno fatto tutte le avanguardie che hanno preparato svolte illiberali.
Fare questo lavoro oggi significa occuparsi anche di energia, e io continuo a farlo per spiegare ai miei amici di Porto Torres come il Celeste Governo Monti stia fregando Fiume Santo, facendola morire nelle mani di E.On, ma remunerando E.On piuttosto che i sardi.
Come sempre, partiamo da dati certi: l’intervento di Corrado Passera al convegno di Italia Decide il 9 marzo 2012. Cosa dice Passera: dice che il governo non punta sul low carbon ma sul gas e sul petrolio. Annuncia una stagione di nuove estrazioni di greggio in Italia che daranno nuovi posti di lavoro e nuovo gettito fiscale. Ne consegue che Passera non crede nel quinto gruppo a carbone e siccome ha incontrato E.On l’11 aprile e solo dopo E. On ha dato l’annuncio che non realizza il quinto gruppo, è chiaro che E. On ha le spalle coperte dallo Stato italiano, nonostante lo stesso Passera dica che gli impianti a carbone sono ancora convenienti. La cosa più bella è però un’altra: la distanza celeste di Passera dalla realtà: il minsitro dichiara testualmente, parlando del mercato elettrico italiano: “Inoltre, soprattutto nel settore elettrico, abbiamo una regolazione tra le più avanzate (ad esempio nella Trasmissione e Distribuzione) ed un mercato ormai totalmente liberalizzato sia nella Generazione che nella Vendita”.
Il ministro vive su un altro pianeta: in Sardegna il mercato non è per niente liberalizzato, anzi è totalmente oligopolizzato dagli amichetti di Terna: E.On, Enel e Saras. In Sardegna, ma il ministro celeste non lo sa, l’87% della produzione è fuori dal mercato elettrico. Perché?
Questo è il quadro del mercato dell’energia prodotto dal governo italiano. Quindi, riepiloghiamo: 1) E.On firma un Accordo in cui si impegna a fare il quinto gruppo; 2) non fa il quinto gruppo, né si prepara a farlo, ma ottiene dal Governo una proproga per farlo; 3) Terna dichiara gli impianti E.On essenziali e li mette furoi mercato; 4) E.On dichiara di non voler più fare il quinto gruppo; 5) Passera dichiara che il futuro è il petrolio e non il carbone; 6) Passera dichiara che il mercato è libero in Italia, ma chiude gli occhi sul mercato chiuso della Sardegna.
Conclusione: l’Italia è contro la Sardegna.

6 Commenti

  • Egregio Giorgio,
    mi dà l’occasione di precisare che Lei ed altri state dicendo delle solenni cavolate. L’erogazione di fondi a chicchessia non è regolata da leggi regionali, ma europee. Oggi, la legislazione europea non consente ad alcuna istituzione pubblica di erogare 1 euro se prima il privato non ne ha messo 1,5. Nessuna anticipazione è possibile né è stata data. Per cui i celebri 22 sono una cifra campata per aria; ma se la assumessimo come parametro, la regione ne dovrebbe mettere 9 e l’imprenditore 11: è un po’ diverso. Delle tre iniziative ammesse al Contratto di Investimento, questa è quella col più alto tasso di occupazione, cioè col minor costo per unità produttiva. Quanto al chiudere in Brianza e venire nel Marghine, l’Unione Europea ha giudicato l’Accordo di Programma di Tossilo ‘Buona Pratica? proprio perché attrattivo, cioè conveniente per imprenditori seri. Poi c’è anche la motivazione della sfida: se l’operazione riesce, l’imprenditore ha un impatto di immagine, perché in queesta Italia in cui tutti parlano di solidarietà, unità, sviluppo ecc. ecc., sono pochissimi quelli che delocalizzano dal Nord al Sud, ma quelli che riescono a farlo balzano agli onori delle cronache, si affermano oltre la loro capacità d’impresa, diventano modello. Tra gli imprenditori, questi fattori psicologici (e di mercato) contano e non poco. Quanto al fuggire con la cassa, è un concetto che presuppone un’erogazione anticipata delle risorse, cosa che non può accadere, per legge. Inoltre, chi si taglia i ponti dietro (chiude in Brianza) dimostra che sta facendo sul serio: le macchine non sono come le valigie. In tutto questo mi pare che stiano intervenendo fattori umani e psicologici che poco hanno a che fare con le politiche di sviluppo; c’è stato chi ha guardato all’imprenditore con attese esagerate, di tipo messianico, e ha sbagliato; come probabilmente nel circuito dell’impresa si è pensato che per il solo fatto di realizzare un importante investimento si acquisissero poteri generali di indirizzo e di comando che i sardi giustamente non tollerano. Ma è possibile superare tutto questo, guardare avanti, trovare la strada di rapporti normali, dare lavoro, produrre riccchezza e vivere con serenità la diversità dei ruoli? Io lavoro per queste cose. Tra noi cittadini occorre avere molta pazienza, far passare il tempo per capirsi reciprocamente, imparare a tenere duro per raggiungere risultati importanti.

  • Caro Paolo le vere AUTONOMIE (avessimo qualche goccia di sangue Corso) si guardano bene da gente come Pippo (che si indigna), un signore che arriva da noi con troppi problemi, a giudicare dalla stampa locale brianzola.
    Le chiedo se Le sembra normale che un imprenditore chiuda in Brianza e si trasferisca nel Marghine.
    Mi sbaglierò (spero) ma, ne riparleremo quando finiranno i famosi 22 milioni concessi dal BIC, vi ricordate la strofa della canzone ” lui con grande serietà saluta tutti fa un inchino e se ne va”.

    Saluti
    Giorgio

  • Mariano: scrive a Pippo

    Da quale pulpito arrivano le critiche sul comportamento delle persone, a guardare a casa degli altri c’è sempre tanto da raccontare, basterebbe guardarsi ogni giorno allo specchio e farsi un autocritica, ma di quasto caro pippo non ne senti il bisogno.
    Su una cosa ti do ragione, qua c’è tanta brava gente, umile ed onesta che non ha bisogno di profeti ma di persone normali, e su questo avrei molto da dire ma non è questo il momento.
    Una considerazione “per essere buoni Cristiani non è neccessario andare ogni giorno in chiesa”.
    Un abbraccio . . . ma solo a Paolo

  • Pippo, io passo la gran parte del mio tempo a guardarmi dentro, stanne certo; spero lo faccia anche tu. L’ottanta per cento dei miei interventi sono critici rispetto alla politica sarda che non riescce a divenire una politica nazionale. Sui monopoli italiani, però, non mi convincerai mai che si tratti di fenomeni paragonabili ai contenziosi interni sardi; se questi ultimi sono vergognosi, e io non sono d’accordo a definirli tali, quelli, i monopoli, sono mafiosi. Per il resto, mi attengo alla regola che vuole che i capitani, che hanno il dovere di condurre in porto le navi, badino alla rotta e mai alle onde. Se non ricordo male, anche a te piace la grandezza del mare e le sue regole. Ho cancellato il nome dell’ente perché diversamente ne sarebbe nata una questione che non ha senso sviluppare in questo sito. A presto.

  • Caro Paolo,
    non guardare sempre e solo fuori dalla Sardegna. Anche condividendo in molti casi quello che scrivi, ti invito a guardare anche a casa tua, è scandaloso quello che succede, bisogna che prima o poi qualcuno ne parli.
    Succedono cose vergognose, purtroppo, i primi a pagarne le conseguenze sono proprio quelle brave persone dei tuoi concittadini.
    Per chi legge, nessun mistero, parlo dell’arroganza di un ente, commissariato ed inutile, sul quale avrei molto da scrivere, ma è meglio per adesso fermarsi qui…
    Con stima.

  • Lavoro:
    ieri, un noto laboratorio di analisi presente in Sardegna, già facente parte di un gruppo italiano, ha licenziato in una botta sola ben 7 persone. Erano tutte persone – contratto free lance – che lavoravano da anni per il laboratorio.
    Inoltre: Abbanoa ha affidato parte del servizio di analisi di ad un laboratorio in convenzione presente in Sardegna ma operante fisicamente in Italia.
    Sempre meno lavoro, sempre meno introiti, sempre più disoccupati specializzati.

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