I parametri europei e lo sviluppo della Sardegna. Valori positivi nel settore della salute, dell’educazione-formazione e del mercato del lavoro, negativi nei settori legati al mercato e alle istituzioni

26 agosto 2013 10:155 commentiViews: 50

È stato pubblicato il rapporto sul Regional Competitiveness Index (RCI) per l’anno 2013.
Lo trovate anche qui.
Sono strumenti statistici con cui bisogna imparare ad avere dimestichezza. Misurano, in qualche modo, la politica.
Gli analisti che lo hanno elaborato, sconsigliano il confronto col precedente rapporto (2010), perché sono stati inseriti nuovi parametri e nuove regioni. Ciò nonostante questi confronti vengono fatti sia per la Lombardia, precipitata oltre le prime cento posizioni, che per la Sardegna  che passa dalla posizione 237 alla posizione 233 (pag. 149 del rapporto, Tabella 76), cioè si apprezza di quattro posizioni.
Se entriamo nel dettaglio, però, capiamo un quadro tutt’altro che confortante: i valori degli indicatori sono tutti negativi.

Gruppo base (qualità delle istituzioni; stabilità macroeconomica; infrastrutture; sistema sanitario; qualità dell’istruzione)

 – 0.545 224

Gruppo dell’efficienza (qualità delle università e dell’apprendimento permanente; efficienza del mercato del lavoro; dimensioni di mercato)

– 1.009 227

Gruppo dell’innovazione (livello tecnologico; innovazione)

– 0.676 194

RCI 2013

– 0.807 222

Quali indicatori, dunque, hanno determinato l’avanzamento in classifica della Sardegna?
Quelli sulla Salute (con un segno positivo di 10,7, pag.137 del Rapporto), quelli sull’alta formazione (con un segno positivo di 8,0 pag. 139 del Rapporto) e quella sull’efficienza del mercato del lavoro (con un segno positivo di 19,7 ). Bisogna ragionare certamente sui valori negativi, ma soprattutto su quelli positivi per capire le buone pratiche.

5 Commenti

  • Mauro Monaco

    Confrontarsi con l’Europa e le sue regioni ci aiuta a comprendere dove siamo collocati (ammesso che qualcuno ancora non se ne sia reso conto), ma soprattutto ci aiuta a discutere in maniera costruttiva sul nostro futuro. E’ finito il tempo della protesta fine a se stessa, non ci possiamo più permettere il lusso di sprecare energie per andare contro qualcuno o qualcosa senza offrire delle alternative “concrete” a chi ci ascolta o intende seguirci.
    Sostituiamo la protesta con la/le proposte, in tutti i settori. Ognuno di noi ha competenze specifiche che derivano dalla propria attività lavorativa o sociale (per intenderci penso al terzo settore).
    Incominciamo a metterle insieme, mettiamoci in gioco, non attendiamo che arrivi il politico di turno che sotto elezioni ci chiede il voto ascolta distrattamente le nostre idee e va via convinto di averci conquistato.
    Quanti di noi hanno proposte utili che ci permettono di scalare la classifica delle regioni più competitive?
    Abbiamo idee “costruttive” per dare un nuovo volto alla nostra agricoltura, al turismo, per valorizzare al meglio le nostre risorse ambientali, storiche e culturali? Come pensiamo di impiegare al meglio nel prossimo futuro le risorse finanziarie che arriveranno dalla UE attraverso i fondi strutturali (fermo restando che le linee di intervento sono state comunque dettate dall’attuale governo regionale e condizioneranno almeno il prossimo triennio o comunque sino alla prima rimodulazione utile)?
    Parlavo recentemente con un ingegnere trasportista non sardo che opera sia a livello nazionale sia internazionale, e mi metteva in evidenza come la rete stradale sarda nel complesso non sia così importante, se rapportata ad altre esigenze o emergenze, salvo le due direttrici fondamentali, Cagliari-Sassari (e P. Torres)- Olbia/Cagliari (e quindi Nuoro-Oristano). Nel momento in cui queste direttrici sono efficienti e quindi funzionali alle esigenze del territorio, le altre non sono così strategiche se rapportate al numero di abitanti ed al contesto socio-economico. Forse non è una cosa che piace agli amministratori, ma quando le risorse economiche sono poche è necessario anche fare scelte difficili e impopolari.
    Se abbiamo 1 euro dove lo investiamo? In una nuova strada o nei servizi al cittadino (es. nuovi asili, assistenza agli anziani), o nel favorire le imprese? O ancora nella salvaguardia dell’ambiente (pensate solo ai dissesti idrogeologici)? Ma immaginiamo di avere sempre e solo 1 euro da spendere o meglio investire.
    Oggi per scalare le vette della competitività tra regioni d’Europa non è più sufficiente attendere che qualcuno ci getti dall’alto un po’ di denaro che serve solo a “galleggiare”(ho ripreso una battuta di Maninchedda), dobbiamo cercare noi le risorse e “navigare” (sempre Maninchedda).
    Nessuno si illuda di raggiungere Utrecht, ma nemmeno la Lombardia, non nel prossimo futuro perlomeno, ma se abbiamo una visione questa non può essere quella di poche persone che decidono per noi, deve necessariamente essere una “visone comune” perché in gioco c’è la sopravvivenza (oggi) e la rinascita (da domani) di un popolo, il nostro.

  • Edmondo Costa

    Cara Evelina, leggerti è una gran fatica, ma lo faccio per “educazione”. Di recente, dopo avere riportato una delle tue omeliache ed iper-sofistiche frasi, ho tentato una battuta “da Sassarese”, ma non l’hai colta.
    Riprovo.
    A parte il pane, nobilissimo prodotto che, ovviamente, avevi reso etereo e non edule, ma che non avevi portato, le “melanzane in forru” ed il vino li porti tu?
    Rinuncio, seppure a malincuore, a farti portare il nostro amatissimo ed ormai liberato “zimino”?

    P.S.
    Interminabili e prolissi (pensa un pò!!) sofismi a parte, ti è mai capitato di analizzare un problema e proporre una soluzione realizzabile in tempi umani?

  • Claudio Bardi

    Non siamo messi molto bene, visto che siamo 227° su 262..
    ci sarebbe molto da migliorare
    Leggete:

    Questi i dieci territori Ue, su un totale di 262, che figurano alla guida dell’Indice di competitività regionale 2013 pubblicato dalla Commissione Ue: 1) NL: Utrecht 2) UK: Area di Londra (Bedfordshire, Hertfordshire, Essex, Inner e Outer London) 3) UK: Berkshire, Buckinghamshire e Oxfordshire 4) SE: Regione di Stoccolma 5) UK: Surrey, East and West Sussex 6) NL: Regione di Amsterdam (Flevoland, Noord-Holland) 7) DE: Regione di Francoforte (Darmstadt) 8) FR: Regione di Parigi (Ile de France) 9) DK: Regione di Copenhagen (Hovedstaden) 10) NL: Zuid-Holland Per trovare la prima regione italiana, la Lombardia, occorre invece scorrere l’indice fino alla posizione 128, seguita dalle altre, fino alla Sicilia, fanalino di coda nazionale 235ma su una graduatoria di 262: 128) Lombardia 141) Emilia Romagna 143) Lazio 145) Provincia autonoma di Trento 146) Liguria 152) Piemonte 157) Friuli Venezia Giulia 158) Veneto 160) Toscana 167) Umbria 173) Provincia autonoma di Bolzano 177) Marche 178) Valle d’Aosta 187) Abruzzo 201) Molise 217) Campania 222) Sardegna 227) Basilicata 232) Puglia 233) Calabria 235)

  • Evelina Pinna

    Una pregevole presentazione, ma non dice molto sui Fondamentali della Sardegna, soffocata in Italia mentre viaggia in Europa. Non credo sia il rapporto più adatto a riflettere, se non a livello accademico, sui fattori di progressività e instabilità dell’isola, per i quali casomai la politica dovrebbe disaggregare il debito sardo per portare alla luce quei meccanismi che ostano le relazioni di sistema interne, e magari stanno alla base dello sforamento del patto di stabilità e della recessione. Vorremmo conoscere quanto anelastica e improduttiva sia stata la spesa della Regione, dove sia stata concentrata tale spesa e a scapito di quali settori cardine. Poco cambierà agli imprenditori e ai disoccupati sardi leggere le tabelle Ue e sentirsi magari risollevati dal vicino più bisognoso. Se poi in Sardegna la politica prende sotto gamba le relazioni, i giudizi e i pareri della Corte dei Conti, se non c’indigniamo di fronte alle belle cose che scrive di noi la CGIA di Mestre, perché dovremmo prendere a modello i resoconti europei, che non fungono indipendentemente da interessi politici e commerciali? Sono numeri che non generano sussulto, servono a mettere d’accordo le economie sovranazionali, e se i bilanci scottano, servono solo a passarsi la febbre l’un l’altro, calmierando l’opinione pubblica.

    Qualunque sia il settore che analizziamo è importante la multicollinearità dei fattori in campo. La mu. significa che più fattori, anche ridondanti, anche senza risultati, che al momento creano crescita zero, e sono statisticamente rilevati ma insignificanti, non siano scartati dalla mano politica; ma orientati e relazionati tra di loro a produrre risposte, rispetto ai bisogni. Quello della multicollinearità è un gran problema, perché la varianza dei fattori può essere così alta o così bassa da decretare il successo o il fallimento di un’impresa umana. Bisogna saperli riconoscere. Sia i cittadini che i politici. Quando parecchi fattori mu. s’inflazionano, allora la mela è matura da cogliere. La mu. è quella che dovrebbe occupare il ragionamento dei politici per l’intera legislatura e invece gran parte dei politici non conosce le microrealtà sparse e in embrione in Sardegna, e pochissimi imprenditori aiutano le sturt-up. Spesso la regressione in tabella significa che quel settore è saturo, nulla si può aggiungere, e in Sardegna invece si insiste a incanalare risorse dove non si dovrebbe, svilendo la progressione di quelli elementi validi che porterebbero ricchezza sul territorio. Nello specifico sardo dovremmo incentivare il ‘Sistema di Qualità’, che è quello che relaziona numeri e capacità nelle aziende, rompe le regole del business sulla quantità in tempo di crisi, per accreditare l’aspetto del valore aggiunto, che farà da nuovo propulsore numerico sui posti di lavoro. E ancora servono riduzione degli sprechi, controlli e valutazione di ogni singolo processo di lavoro. Se come regola generale la politica dovrebbe investire in fiducia su ogni singolo individuo, l’impresa dovrebbe gratificare sull’aspetto economico del dipendente e garantire a tutti quello spazio di autonomia, entro i limiti oggettivi consentiti dalle norme e delle regole del lavoro, che alimentano il sentimento della responsabilità e della motivazione lavorativa. Nelle piccole realtà imprenditoriali sarde questo è molto importante, perché i dipendenti che devono produrre, si guardano in faccia tutti i giorni.

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