I giornali non capiscono quanto sia grave la situazione sarda: la sanità è un cancro. Provo a spiegarlo

28 novembre 2010 11:0713 commentiViews: 32

077Leggo i giornali e mi sembra di vivere da un’altra parte. Non in Sardegna, ma in un Paese normale dove l’economia è stabile, dove le crisi sono governate, dove la scuola funziona, dove il welfare è sostenibile e ha un futuro. Cioè in un Paese che è l’esatto contrario della Sardegna. Oggi l’Unione titola con la fatwa di Berlusconi contro chi gli vuole votare contro (notizia freschissima e rilevantissima!). La Nuova, dal canto suo, è originalissima: “Lavoro e giovani: la Cgil in piazza”. Foto notizia: “Gli studenti contro la Gelmini”.
Questo mentre in Sardegna, grazie a noi sardisti e ai Riformatori (e passi che l’Unione oscuri me per il noto amore che Kaiser Zunk mi riserva, ma che adesso oscurino anche i Riformatori è proprio una follia) emerge un dato drammatico: e cioè che il costo della sanità in Sardegna cresce quanto e più del Pil. Il Pil della Sardegna è poco più di 26 miliardi di euro. Cresce, quando cresce, di poco meno dell’1% all’anno, cioè 260 milioni di euro.
La sanità sarda ha accumulato nel 2009 (l’anno successivo alle elezioni) un deficit di 320 milioni (260 accertati a ottobre 2009, e 50 spuntati alla presentazione del consuntivo nel marzo 2010). Il trend del disavanzo sanitario sardo era stato fermato dalla Dirindin negli anni 2006 e 2007, per poi risalire nell’anno 2008 in modo notevole rispetto all’anno precedente, ma comunque mantenendosi molto al di sotto dei valori del 2004. Se il dato del 2009 è interamente attribuibile alle gestioni dei direttori generali nominati dalla precedente Giunta e considerato che abbia sicuramente risentito del clima elettorale, quello del 2010 è interamente nella responsabilità di questa amministrazione. Bene, fatte tutte le verifiche del caso e dopo un confronto con i tecnici della sanità è emerso che il disavanzo 2010 viaggia a settembre intorno ai 200 milioni di euro (ma il dato vero emergerà a marzo del 2011) e che il fabbisogno per il 2011 è stimato intorno ai 3 miliardi e 100 milioni di euro.
Adesso viene il bello. I tecnici della sanità dicono che è considerato normale che la spesa sanitaria incrementi ogni anno di circa il 4% rispetto all’anno precedente. Il Cipe, quello che non ci dà un euro (lo dico per gli autonomisti ), stabilisce ogni anno il livello della spesa sanitaria ritenuto adeguato perché i Livelli Essenziali di Assitenza siano garantiti unitariamente in tutta Italia. Per il 2009 la cifra era di 2 miliardi e 810 milioni e rotti. Ho già detto che invece noi abbiamo speso 3 miliardi e rotti. Ma assumiamo il dato del Ministero, pur sapendo che noi lo abbiamo sforato non di molto ma di moltissimo, e facciamo proiezioni. Poiché la crescita della spesa per i pazzi del Ministero (che dal 2010 non ci dà un euro ma continua a darci ordini) è normale che sia tra il 3 e il 4% annui, la proiezione da qui al 2010 è che la spesa sanitaria “normalmente” salga alla cifra di 3 miliardi e 419 milioni nel 2014. Ma giacché noi spendiamo di più di ciò che i pazzi del Ministero ritengono normale, e già nel 2011 spenderemo ciò che il Ministero prevede che dovremmo spendere nel 2012 (cioè 3 miliardi e 161 milioni), ne consegue che con questi ritmi di crescita, noi arriveremo al 2014 con la spesa sanitaria a 3 miliardi e 600 milioni. INSOSTENIBILE. Perché a questo valore si deve sommare quello dell’assistenza che è di circa 600 milioni; il totale è di circa 4 milardi e 200 milioni. INSOSTENIBILE.
Per capire la gravità della situazione (sperando che i giornalisti abbiano il tempo e la pazienza di leggere questi dati e poi trovino un editore che glieli faccia pubblicare in quest’Italia rosa-nero tra il qualunquista-salottiero e il neo-fascista, dove la Sinistra adotta come pensiero quello della Banca d’Italia e la Destra si rivolge a Mazzini perché non ha appreso manco un po’ Popper) ricordo che, qualora la Sardegna dovesse chiudere nelle prossime settimane la vertenza entrate come auspicato da tutti, cioè con un incremento sulla base del 2006 che oscilla tra i 2 miliardi e 6oo milioni e i 3 miliardi in più), il bilancio regionale si attesterebbe in entrata tra i 6 miliardi e 7 e i 7 miliardi, cioè esattamente il livello di entrata prevista dalle finaziarie 2009 e 2010 (e questo rivela quanto sia strategica la rivendicazione sardista sulle Accise). Ora, già tra il 2009 e il 2011 la sanità ha bruciato: 320 milioni di disavanzo 2009, 200 milioni di aumento del bilacnio di previsione  2010 (che i preconsuntivi dicono essere stati abbondantemente superati), 200 milioni di disavanzo 2010, 100 milioni di aumento della competenza 2011. Totale: 820 milioni in più, in due anni e mezzo. A oggi la sanità costa 3 milardi e 100 milioni, cioè 600 milioni in più rispetto al fabbisogno del 2006 quando si negoziarono le nuove entrate. A ciò si aggiunga che secondo le stime virtuose del Ministero (cioè calcolate come se la sanità fosse gestita bene) la sanità dovrebbe neire a costare nel 2014 esattamente 1 miliardo in più rispetto al 2006; ma giacché il biennio 2009-2010 ha prodotto il disastro che ho descritto, l’incremento sarà maggiore, perché, lo ripeto, noi abbiamo già consumato ciò che il ministero prevede che noi avremmo dovuto consumare nel 2012. Quindi, una stima prudente incrementa l’aumento naturale di un miliardo di almeno un 30% in più rispetto alle previsioni. E siamo a 1 milardo e 300 milioni in più: il vantaggio delle nuove entrate è quasi dimezzato. Ma non basta. Secondo i dati dell’Osservatorio Industriale, il Pil della sardegna è sceso nel 2006 dell’1,1%, nel 2008 dello 0,7% e nel 2009 dell’1,2%. Detto in altri termini: la sanità non ha consumato l’incremento del Pil, ha fatto di peggio. Ha consumato risorse mentre le entrate diminuivano. Questo è tanto più significativo se ricordiamo che l’accordo del 2006, prevedendo l’accollo immediato dei costi della sanità da parte della Regione Sardegna, l’ha di fatto legata all’incremento dell’Irpef e dell’Iva (posto che l’Irap già finanzia la sanità ma in modo molto insufficiente); questo incremento non c’è stato negli anni in cui la spesa sanitaria è invece cresciuta.
Bisogna intervenire con misure drastiche, in modo che la sanità non bruci le risorse necessarie per lo sviluppo. Bisogna contestare le cifre ministeriali: dobbiamo costruire un modello di calcolo dei Lea compatibile con la nostra economia e con i diritti dei cittadini. Quello attuale non lo è. Bisogna dire le cose come stanno. Per esempio: la Sardegna ha 1000 posti letto per acuzie in più rispetto al fabbisogno. Costano 800 euro giorno. Totale annuo 292 milioni di euro. INSOSTENIBILE.  Bisogna far fare le Rsa ai privati e bisogna incrementare l’Assistenza domiciliare. Da quest’anno, però, non dal prossimo. Come pure bisogna finirla di buttare 2 milioni all’anno nel Sisar e nel Sibar, i sistemi informatici della Regione che non funzionano. Diamo tutto in mano a Sardegna It e puntiamo a controllare la spesa ad horas non quando si è già realizzata.
Ecco, di tutto questo, che è il maggior rischio (al netto dell’acqua-Abbanoa, delle partecipate regionali e di Tuvixeddu) per la Regione, non c’è traccia nella coscienza della gente.

13 Commenti

  • Angelo Piras

    Ho seguito con attenzione il convegno di lunedi alla fiera. Non nascondo che sono rimasto molto deluso.
    I temi sono gli stessi che una parte degli operatori attenti affrontava già da qualche decennio: continuità ospedale-territorio, emergenza delle nuove cronici a seguito dell’invecchiamento della popolazione, valorizzazione delle professionalità, centralità del cittadino-utente ecc.
    Si sono confermate le criticità già conosciute:900 medici in esubero (che fanno 58 milioni di euro), 1000 i posti letto i più nella rete ospedaliera (292 milioni di euro),quasi inesistente la rete territoriale (strutture e processi assistenziali), carenza personale infermieristico.
    Si è invocato un passaggio dal government alla governance, cioè spostare l’attenzione dalle risorse ai risultati e in molte aziende non è ancora iniziato il processo di budgeting, o meglio una direzione per obiettivi, cosi come non è partito un vero processo di dipartimentalizzazione.
    Debbo ammettere di essere deluso e preoccupato, vedo grigio….spero di sbagliarmi.

    saludos

  • Anche se condivido appieno l’idea di Pier Paolo Vargiu che la sanità debba cambiare negli ospedali mi permetto di suggerire a tutti di non perdere il convegno previsto per Lunedì alla fiera; sono convinto che sarà ricco di contenuti rilevanti e spunti di riflessione.
    Forza Paris

  • Ottimo e puntuale articolo, ed ancora migliori le soluzioni ventilate. La maggiore partecipazione del Privato accreditato (onesto e controllato) è divenuta ormai non più procrastinabile e questo in ragione dell’efficientamento del Servizio erogato. Parlo a ragion veduta in quanto ho conoscenza diretta di quanto dico.
    A tal proposito segnalo che nell’attuale Piano Sanitario Regionale stilato dalla precedente Giunta cui vi apprestate a dare dignità di legge sono previste forme di Accreditamento per le Strutture Private di tipo “tradizionale” cioè a dire Case di Cura e poco altro. Attualmente in altre Regioni, come ad esempio la Lombardia, si stanno consolidando eperienze di outsourcing dei servizi in regime di Partecipazione Pubblico Private. Eperienze nate grazie al fatto che nel PSR della Lombardia erano previste forme di SPERIMENTAZIONI gestionali che garantissero il livello di Qualità del Servizio quantomeno uguale a quello erogato dal Pubblico e nel contempo garantissero il controllo medesimo da parte della Amministrazione Sanitaria nonchè il mantenimento di tutte le unità lavorative. Il risultato è stato nel caso a me noto che il Servizio è stato conferito in appalto dopo alcuni anni di Sperimentazione in quanto il Privato concessionario ha prodotto un innalzamento del livello qualitativo e quantitativo del Servizio erogato diminuendo i costi,il tutto dimostrato documentalmente.
    Chiedo alla redazione ad a voi tutti:
    l’attuale PSR della Sardegna può essere ancora integrato in tal senso?Offrendo così una opportunità propositiva e non più solo sussidiaria al Privato?
    Sono certo che una soluzione di questo tipo sveglierebbe dal torpore sia la Sanità sia la comunità Sarda.

  • Poniamo il fatto che l’art 8 non fosse stato modificato e che queste entrate non esistessero, (come d’altronde è in realtà, visto che questo governo regionale di cui fatte parte, non ha avuto finora l’autorevolezza affinchè questi soldi arrivassero )il disavanzo sarebbe comunque lo stesso, cambierebbe soltanto che si arriverebbe a sforare il patto di stabilità con tutto quello che ne consegue. Quello che voglio far capire e che quei soldi erano un INVESTIMENTO CERTO PER LA SANITA’ SARDA E UNA BUONA BOCCATA D’OSSIGENO PER LE CASSE DELLA REGIONE.Poi se le spese della sanità in questi ultimi due anni sono divenute incontrollabili, forse un motivo ci sarà… a buon intenditor …
    Non mi sembra politicamente corretto asserire, piu o meno velatamente, (vedi tua missiva di un paio di gg fa) che i costi ATTUALI della sanità, e sottolineo ATTUALI, riccadano su le scelte politiche della scorsa legislatura, che per quel periodo erano sicuramente lungimiranti.Converrai con me che attualmente al governo non c’è più Soru, anche se per qualcuno e come se aleggiase la sua presenza nelle segrete stanze della regione. a si biri con saluri.

  • Angelo Piras

    La sanità può essere un cancro estirpabile

    La sanità è una organizzazione di servizi di una complessità unica, nonostante ciò tutti pensano di poter dire la loro, è come il calcio, tutti sono allenatori, super esperti di moduli di gioco, di potenzialità dei singoli calciatori ecc.
    Da professionista che da anni opera in sanità vorrei dire un paio di cose:
    Il Servizio Sanitario Regionale (SSR) ha un’unica missione, cioè quella di erogare i migliori servizi sanitari. È improntata ad un modello solidaristico e prevede pertanto una partecipazione contributiva di tutti i cittadini a seconda del proprio reddito.
    Il SSR è organizzato in tre grandi settori:
    1. la rete delle strutture ospedaliere che deve essere organizzata per gestire la domanda sanitarie per problemi sanitari acuti e dovrebbe assorbire non più del 44% delle risorse destinate alla sanità;
    2. la rete dei strutture o organizzazioni territoriali (distrettuale) che deve essere organizzata in maniera da gestire principalmente i problemi sanitari comunemente identificati come patologie cronico-degenerative, e si avvale per garantire ciò di una rete di personale, strutture e servizi decentrati nel territorio: medicina di base, specialistica ambulatoriale, assistenza domiciliare integrata, assistenza residenziale ecc. che dovrebbe avere non meno del 51% delle risorse.
    3. le reti dei servizi di prevenzione, dette di sanità collettiva (dipartimento di prevenzione) che si occupa principalmente dell’area della prevenzione (progetti di screening, prevenzione alimentare, cura e prevenzione delle malattie nella popolazione animale, vaccino-profilassi, diagnosi precoce, educazione sanitaria ecc.), e dovrebbe assorbire il rimante 5% delle risorse.
    Per garantire questi servizi la regione si avvale di enti strumentali quali le aziende sanitarie (ASL) che per funzionare spendono ingenti risorse economiche.
    Secondo recenti studi il costo della sanità in Sardegna ha il seguente trend:
    Nel 2001 – 2099 milioni di Euro – in rapporto al PIL 6,2
    Nel 2005 – 2692 milioni di Euro – in rapporto al PIL 7,7
    Nel 2008 – 2816 milioni di Euro – in rapporto al PIL 8,3
    Nel 2010 – 3300 milioni di Euro – in rapporto al PIL 8,9
    Nel 2014 – 3940 milioni di Euro – in rapporto al PIL 9,9%
    Come potete ben vedere nel 2014 dovremmo avviarci verso il raddoppio della spesa in rapporto al 2001 e nel contempo si arriverebbe al traguardo infausto delle due cifre in rapporto al PIL regionale, ossia quasi il 10%.
    Ancora, sempre nel 2014 entrerà a regime il nuovo sistema di trasferimento dei fondi regionali per la sanità approvato dal D.Lgs. 11/10/2010, “in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario”. La sperimentazione di questo modello di finanziamento è già in vigore.
    Questo D. Lgs in sostanza individua gli standard nazionali, sulla base dei costi medi sanitari per cittadino sostenuti dalle regioni che compongono il gruppo benchmark (Emilia Romagna, Lombardia, Toscana Veneto, Umbria, Marche) e li applica sulle singole regioni, calcolando gli scostamenti. L’applicazione di questo decreto prevede per la Sardegna un ulteriore passivo di 264 milioni di Euro che rappresenta l’8,5% della spesa contabilizzata per il 2009 che è stata di 3 .112.487 di Euro). Rif. Bibliografico: CERM – Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno | I NUMERI DEL FEDERALISMO IN SANITÀ, 2010.
    Concludendo, le accorate preoccupazione che vengono continuamente poste da Paolo Maninchedda circa la situazione economica della sanità regionale, mi sembrano molto realistiche e dovrebbero far riflettere tutti, in particolar modo coloro che hanno in questo settore dirette responsabilità.
    Ritengo che a questo punto sia urgente intraprendere alcune decisioni/azioni:
    1. Razionalizzazione della rete ospedaliera e abbattimento della mobilità passiva attraverso un vero restailing delle competenze di tutti gli operatori sanitari e la revisione dei modelli organizzativi con ospedali costruiti a misura di malato che utilizzano modelli per intensità di cure. Basta con l’autorefenzialismo;
    2. Implementare l’assistenza domiciliare integrata e quella prestazionale, istituendo il dipartimento strutturale di cure domiciliari, per gestire tutta la complessità dei livelli di assistenza, dalla domanda sanitaria di cronicità conservativa, tipica dell’anziano, alle patologie degenerative come la SLA, dalla patologia oncologica alla terapia senza dolore, dalla domanda neuropsichiatrica del bambino ai servizi di riabilitazione estensiva;
    3. Creare una rete di servizi decentrati, penso per esempio ad una rete di punti prelievo ematici, una rete di postazioni territoriali di diabetologia e patologie correlate;
    4. Creare una rete di ambulatori infermieristici che operano in integrazione con i Medici di Medicina Generale;
    5. Definire le dotazioni organiche applicando gli standard regionali e stabilizzare i precari;
    6. Chiudere i reparti che non rispettano gli indici di appropriatezza scientificamente validati;
    7. Valorizzare il Servizio delle Professioni Sanitarie dotandolo di autonomia gestionale e istituzione di un Osservatorio Regionale per monitorare le dotazioni organiche e verificare il reale utilizzo del personale che afferisce alle professioni sanitarie non mediche e personale di supporto, attraverso l’utilizzo di criteri e indicatori validi per tutte le ASL sarde.
    8. Valorizzare i “grandi professionisti” in particolare medici, con forme di incentivazione appositamente definite di tipo economico e non, e disincentivare i medici che hanno occupazioni non legate alla loro formazione.
    9. Applicare il modello dipartimentale, non come moltiplicazione delle strutture complesse ma come modello organizzativo capace di integrare unità operative omogenee e implementare i percorsi clinico assistenziali e i servizi multidisciplinari.
    10. Promuovere una comunicazione umanizzante ed efficace;
    11. Promuovere l’informatizzazione con applicativi efficaci e compatibili per le diverse aree e i diversi servizi.
    12. Adottare una direzione per obiettivi seguita da valutazione obbligatoria per la dirigenza e per il personale del comparto.
    13. Istituire una macroarea regionale per la gestioni di appalti di materiale sanitario, tecnologie, farmaci, concorsi pubblici del personale, ecc.

    Saludos
    Angelo Piras

  • Il costo della sanità non è certo dovuto alla revisione dell’art.8 (chi lo dice)ma che lo stesso gravi per intero sulle casse regionali si.E la sua crescita abnorme(fisiologica per il Ministero, tanto paga la Regione) sta diventando, come dice giustamente Maninchedda,INSOSTENIBILE perchè si sta mangiando il bilancio regionale.Ergo la estrema urgenza di porvi mano.
    I limiti strutturali consentiranno a Marco di venirne a capo?

  • Per Nino: conoscenza e coscienza di che, del fatto che i problemi della sanita’ siano dovuti alla revisione dell’art. 8? ma non facciamo ridere. Lo dice chiaramente Maninchedda nel suo scritto, la recessione si riverbera e si sente maggiormente nelle regioni piu’deboli e purtroppo la Sardegna e’ una di queste. Ci da anche un consiglio su come risparmiare, tagliare gli sprechi e non i servizi, come vuol fare il caro on. Liori.

  • Caro Paolo, finalmente un pò di chiarezza. Sono anni che la sanità isolana “guarda la pagliuzza nell’occhio ma non vede la trave che l’acceca “. L’impianto così oggi strutturato e come hai ben tu delineato non regge e non può reggere. E non sempre la qualità costa di più, non sempre il garantire l’appropriatezza delle prestazioni costa di più, i lea non costano di più… perché poi alla fine anzichè spendere 100 con prevenzione, programmazione e proiezioni spendo 1.000 per rincorrere le cose fatte male. Per questo io sono fortemente convinto che non è un problema di risorse che ci vogliono in più ma è necessario spendere meglio e razionalizzare quelle che ci sono. Basta solo pensare ai possibili risparmi che anche tu delinei nell’investire in 60 euro al giorno l’accoglimento in rsa anzichè il tenere un anziano in geraitria o lungodegenza, magari a Cagliari, a 800 euro al giorno. Il rapporto sulla non autosufficineza del Ministero di quest’anno lo dice in modo molto eloquente. Una sola azienda sanitaria locale trevigiana, scrive Fazio, riconvertendo 400 posti letto da lungodegenza in 400 di Rsa ha risparmiato in un solo anno l’intero disavanzo di bilancio della nostra regione! Ma questo è solo un esempio…
    Siamo con te. Non mollare

  • La riforma sanitaria non è più procrastinabile. Si potrebbe fare con poche e chiare linee guida.
    Riduzione delle Aziende Sanitarie Territoriali (max 5 dalle 8 attuali).
    Un unica Azienda Ospedale-Università a Sassari.
    Due Aziende Ospedaliere a Cagliari, di cui una potrebbe essere Brotzu più Oncologico e l’altra Policlinico Universitario con dentro i grossi Presidi Ospedalieri dell’attuale ASL 8.
    Riduzione dei ricoveri impropri con ulteriore contenimento dei posti letto per acuti e contestuale potenziamento dei servizi sanitari territoriali, meno costosi e più vicini ai Cittadini, con adeguamento dei posti letto RSA alla media nazionale e uniforme distribuzione sul territorio regionale.
    Ridefinizione del ruolo dei cosiddetti ”piccoli ospedali”in un ottica di servizi territoriali. Gestione dell’Emergenza territoriale con l’apposita Rete, rinforzata dall’istituendo Elisoccorso.
    Macroarea unica regionale per ottenere le migliori condizioni di acquisto di beni e servizi ( farmaci, presidi sanitari, energia ecc. ).
    Verifica rigorosa della produttività dei servizi sanitari pubblici, sostituendo quelli improduttivi con il Privato accreditato e convenzionato, pagato a prestazione e controllato su qualità e appropriatezza.
    Prevenzione vera e programmi di screening sulla popolazione gestiti dalle Aziende Sanitarie territoriali, controllati e certificati da ente terzo ( ad es. Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari).
    Serve una Riforma non di legislatura ma per i prossimi 20 anni, che abbia il più vasto consenso, possibilmente bipartisan, perché abbia il giusto respiro di attuazione.
    È un progetto che necessita di grande determinazione, ma, probabilmente, il solo che porterà ad un sistema più efficiente e vicino alle esigenze della gente, con un contenimento della spesa e magari creerà le condizioni per il recupero delle risorse necessarie all’ammodernamento della rete ospedaliera.

  • E quindi? continuiamo a tenere l’ineffabile Liori su una poltrona per sedere sulla quale non possiede neanche le minime capacità a parte quella, che si riteneva fondamentale ai tempi della Dirindin, di non essere continentale?

  • Francesco Sanfilippo

    I Sardisti indicano la luna e i media Sardi dicono a tutti di continuare a guardare il dito, si mantiene lo status, quello che ciclicamente impone falsi e illusori cambiamenti. Quando governava Soru tutto il male dipendeva da lui, ora tutto il male dipende da Cappellacci; nessuno che si proietti indietro o avanti di alcuni anni,
    E così ci si appresta all’ennesimo illusorio cambiamento dal cdx al csx poi di nuovo al cdx e così via e nessuno si accorge che son due facce della stessa medaglia!

  • Messaggio circostanziato, forte e chiaro; bravissimo. Purtroppo, quello è “solo” l’aspetto economico finanziario, il risultato.
    Come si interviene?
    Quanto vale il danno dal punto di vista organizzativo-gestionale?
    Le direzioni non hanno obiettivi specifici, la loro riconferma non dipende dai risultati raggiunti e, quindi, nelle aziende possono fare carne di porco delle competenze (sia chiaro, in buona o malafede). Si misurano le professionalità tramite voci di corridio e si mettono nei posti chiave i soggetti più improbabili.
    Piccolo problema: se chi sta sopra non sa cosa chiedere ai subordinati, quanto tempo occorra, quali siano i problemi concreti allora, chi subisce questo, oltre a stare fisicamente male nel vedersi diretto da gentaglia, dopo anni da samaritano può rompersi il ….. e fare solo quello che il suo livello gli impone.
    Le conseguenze sono facili da immaginare; ricordiamoci che parliamo di burocrazie professionali, per dirla alla Mintzberg.
    Forza Paris

  • Roberto e Marco state prendendo conoscenza e coscienza del patto sottoscritto nel 2006, in virtù del quale il socio Italia ha scaricato interamente sul socio Sardegna le perdite sanitarie previste dal Ministero(italiano)? In diritto si chiama “patto leonino” e come tale nullo. Il problema è come fare e cosa fare per annullarlo.
    C’è chi sogna ed è desto e chi, semplicemente, dorme.
    Beh, come reagire e senza rinvii ne parliamo il 4 dicembre.

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