I dati Istat sull’agricoltura commentati da noi. Anche in questo caso: gente seria che lavora e furbi che impropriamente sottraggono soldi a chi ne ha realmente bisogno

26 luglio 2011 07:4434 commentiViews: 212

367Riporto di seguito il comunicato stampa sui dati Istat del nuovo censimento dell’agricoltura con il commento affidato a un funzionario di Bruxelles, ahimé, necessariamente anonimo. I commenti sono preceduti dalla lettera C in grassetto.

Ecco quanto emerge dai dati provvisori, diffusi dall’Istat, del VI Censimento Generale dell’Agricoltura, relativi all’annata agraria 2009-2010 e che hanno come data di riferimento il 24 ottobre 2010. Nell’Isola si assiste a una contrazione del numero delle unita’ agricole del 43,5%: nel 2000 erano presenti 107.464 aziende, nel 2010 se ne contano 60.681. In controtendenza rispetto all’andamento nazionale (-2,3%), la SAU aumenta del 13% passando da 1.019.958 a 1.152.756 ettari e ottenendo la crescita di superficie piu’ consistente fra tutte le Regioni.

C. Vuol dire che la Superficie Agricola Utile, SAU, è aumentata, cioè in Sardegna, per assurdo, gli ettari coltivati e/o pascolati su terreni buoni senza alberi e/o pietre sarebbero aumentati di 132.798 ettari che, espresso in chilometri quadrati, sarebbero 1.328 circa ; per citare un paragone, il territorio di Macomer è di 122,58 km².

La dimensione media delle aziende sarde, pari a 19,2 ettari, risulta percio’ la piu’ alta a livello nazionale. Il fenomeno, come nel resto d’Italia, e’ legato alla forte riduzione delle aziende con meno di un ettaro di SAU: in Sardegna sono diminuite del 68,6%, contro una flessione a livello nazionale del 50,2%. Per contro, le variazioni della numerosita’ aziendale per le classi di aziende superiori ai 30 ettari sono tutte di segno positivo.

C. Questo fenomeno (riduzione delle aziende con meno di un ettaro) è dovuto principalmente al fatto che tutte le aziende olivicole piccole, che prendevano meno di 100 euro di aiuto, sono scomparse dalle statistiche ufficiali, in quanto non presentano più domanda di aiuto all’olio di oliva, perché il Regolamento CEE che lo permetteva è stato abrogato nel 2005. Oggi richiedono l’aiuto solo i grossi produttori Olivicoli mentre i piccoli non vengono più censiti.

Il cambiamento strutturale si legge anche attraverso la forma giuridica aziendale. Le aziende individuali diminuiscono del 44,9% (da 106.012 a 58.447), ma non la SAU corrispondente che aumenta del 9,4%. Cio’ che emerge da una prima valutazione e’ che l’agricoltura e la zootecnia sarda continuano ad appoggiarsi prevalentemente su aziende individuali – il cui numero si e’ pero’ quasi dimezzato – mentre la relativa dimensione media e’ raddoppiata, passando da 8,2 a 16,3 ettari per unita’. Si assiste anche a una crescita delle aziende con forma giuridica piu’ complessa, ma in termini assoluti queste continuano a rappresentare una quota marginale rispetto al totale. Dal punto di vista della forma di conduzione, inoltre, il 97,4% delle aziende sarde e’ a conduzione diretta del coltivatore.

C. La forma giuridica più complessa della società semplice per le aziende agricole permette alle famiglie pastorali più accorte di rischiare meno. In poche parole, funziona cosi: si costituisce una società di fatto, che giuridicamente serve a poco perché non ha una forma legalmente perseguibile. Questa società, però, per assurdo può presentare domanda per il PSR e per le domande di aiuto per premi comunitari. Il capitale e i terreni sono pur conferiti in seno alla società dai singoli, ma la proprietà ed i diritti rimangono in carico ai singoli. Non so se mi spiego: io e tu mettiamo le nostre case in una società, ma se la stessa va male le case sono nostre e non possono toccarle. La riduzione delle ditte individuali è il segno di una maggiore consapevolezza giuridica dei pastori e die contadini, piuttosto che il segno di una salute aziendale.

Un altro fenomeno diffuso a livello nazionale, che in Sardegna risulta piu’ accentuato, riguarda l’aumento dei terreni in affitto e in uso gratuito. Se in Italia la SAU in affitto e in uso gratuito e’ aumentata rispettivamente del 52,4% e del 76,6%, per la Sardegna le stesse variazioni risultano del 72,2% e del 134,5%. Per cio’ che riguarda le superfici investite, il saldo positivo complessivo della SAU in Sardegna (+13%) e’ interamente trainato dall’aumento dei prati permanenti e pascoli, che passano in valore assoluto da 524.870 a 692.781 ettari, pari a un incremento del 32%, mentre le altre superfici (seminativi, legnose agrarie e orti familiari) registrano una riduzione rispettivamente del 4,8%, del 49,3% e del 25,4%.

C. Sui prati permanenti e sull’aumento della SAU,  ho già scritto in precedenza; aggiungo una cosa ben nota agli esperti. Vi sono quelli che dichiarano  ‘prati permanenti’  i terreni che poi, magari in fase di controllo, si rivelano essere semplici pascoli, perché cosi facendo possono richiedere un premio comunitario maggiore sulla domanda unica. Spesso, però, questi furbacchioni si dimenticano di fare i conti con le foto aree che svelano la truffa; il risultato è che il premio, anziché aumentare, viene bloccato quando risulta una discordanza tra dichiarato ed accertato superiore al 20 % indice Istat.

Se in Italia la SAU in affitto e in uso gratuito e’ aumentata rispettivamente del 52,4% e del 76,6%, per la Sardegna le stesse variazioni risultano del 72,2% e del 134,5%.

C. Questo è un effetto distorsivo prodotto dalle politiche di assitenza dei CAA ( Centri di Assistenza Agricola): se hai un terreno in proprietà, ma non hai un atto registrato dal notaio, fai un contratto di affitto o un comodato ad uso gratuito, registralo, e i CAA ti fanno percepire, con la domanda unica, gli aiuti comunitari su quei fondi, aiuti che non potresti percepire in quanto non hai titoli validi. E’ successo, insomma, che la situazione tragica della frammentazione e dell’informalità della proprietà agricola sarda, ha prima generato una risposta burocratica di sopravvivenza e poi, questo escamotage è divenuto un grande fattore di conservazione della situazione frammentata e informale che caratterizza la Sardegna. Un discorso diverso e più severo va fatto per il primo insediamento di giovani in agricoltura: io genitore potevo, sino a due anni fa ,  ‘girare’ una parte dell’azienda a mio figlio, che magari era studente all’università, con contratto di affitto gratuito e percepivo 25.000 € per figlio (e bastava che gli intestassi 30 – 40 Ha); oggi ne percepisco 35.000€ per insediato; la differenza tra ieri ed oggi sta nel fatto che prima bastavano i terreni, con la modifica della norma,  occorrono un pò di titoli ed i primi in graduatoria ( sempre con contratti di affitto e/o comodato ad uso gratuito) sono i figli di allevatori che studiano all’universita, che hanno il diploma di perito agrario o la laurea. Nella sostanza, non viè alcun insediamento in agricoltura, ma solo un contratto fittizio per ottener eil contributo. Che bello! Una marea di soldi pubblici buttati al vento, e poi danno addosso sempre ai politici!

Cresce il comparto ovi-caprino dell’Isola e il suo peso sul totale nazionale. In campo zootecnico, le aziende sarde passano da 27.416 unita’ del 2000 a 20.254 unita’ del 2010, cio’ rivela una contrazione del 26,1%, inferiore rispetto al 43,5% registrato dal totale regionale comprese le agricole.
La Sardegna si trova al quarto posto a livello nazionale per incidenza percentuale delle aziende zootecniche sul totale delle aziende censite con il 33,4%. Si rafforza la specializzazione dell’Isola nel comparto ovi-caprino, i cui complessivi 3.245.902 capi, in aumento rispetto ai 3.018.194 del 2000, rappresentano il 43,4% dell’intero patrimonio nazionale (contro il 39% del 2000).

C. Questi dati ufficiali Istat smentiscono categoricamente quelli che da tre mesi scrivono articoli, aggitando cali del patrimonio ovino e accusando gli industriali di comprare il latte sotto banco da fuori. Il dato vero va letto così: il pastore, per aumentare i ricavi a fronte dell’aumento delle spese, aumenta i capi e produce di più, secondo un processo tipico di chi non è guidato e preso per mano sapientemente. In questo modo crede che gli entreranno più soldi grazie all’aumento della produzione, ma sottovaluta il corrispondente aumento dei costi di rpoduzione. La strategia virtuosa è un’altra ed è nota:  ottimizzare il prezzo delle produzioni attuali, gestire le eccedenze di latte, differenziare e valorizzare prodotti con maggiore valore aggiunto.

Per quanto riguarda la manodopera aziendale, in Sardegna le persone impegnate nelle attivita’ agricole diminuiscono del 44,5% (-31,6% in tutta Italia), passando da 215.097 unita’ nel 2000 a 119.305 unita’ nel 2010. In un contesto nel quale si osservano contrazioni in tutte le categorie, l’unico segno positivo si riscontra alla voce “altra manodopera aziendale in forma continuativa” che rivela un aumento del ricorso alla manodopera extra familiare, soprattutto femminile, registrato anche su base nazionale.

C. L’aumento della manodopera femminile è solo virtuale, in quanto legato sempre alla misura del primo insediamento. Le donne hanno, nel bando, una premialità superiore.

Relativamente alle notizie sul capoazienda nell’Isola fra il 2000 e il 2010 si registra una crescita della quota femminile (dal 19,8% al 23,9%), confermando l’andamento osservato nel totale delle Regioni e Province Autonome, mentre per quanto riguarda la distribuzione per eta’, seppure aumenti il peso delle classi piu’ giovani fino ai 49 anni (32,1% contro il 28,5%), risulta ugualmente in crescita il peso dei capoazienda oltre 75 anni (dal 12,6% al 14,3%) che nel 2010 rappresenta la classe con l’incidenza maggiore sul totale dei capoazienda, sia in Sardegna che in Italia, rivelando un ancora limitato ricambio generazionale.

Analogamente a quanto avviene a livello nazionale, si registra anche in Sardegna un innalzamento del grado di istruzione dei capoazienda rispetto al 2000. La quota dei laureati passa dal 2,5% al 4,7%, quella dei diplomati dall’11,9% al 13,9%. Il titolo di studio prevalente nell’Isola e’ la licenza media con il 40,4%, mentre nel 2000 era la licenza elementare con il 45,1%. In Italia ancora oggi prevale la licenza elementare con il 33,4%.
Da segnalare la significativa riduzione della quota dei capoazienda senza titolo di studio (5,1% contro 11,8% nel 2000). (Si Veda sempre quanto detto su bando primo insediamento e premialità). La Regione partecipa al Censimento coordinando e organizzando le attivita’ di rilevamento sul territorio attraverso l’Assessorato dell’Agricoltura, la Direzione Generale della Programmazione Unitaria e la Statistica Regionale e l’Agenzia Regionale Laore.

34 Commenti

  • Andrea Marchi

    Contributi, contributi, contributi… Quanta ignoranza. I pastori guadagnano tanto? Semplice fattevi pastori, stà riaprendo l’ imprenditoria giovanile che REGALA 35000 euro. Vi comprate un terreno come hanno fatto i nostri padri, vi fatte il mutuo, lo pagate, tanto a noi pastori i soldi li regalano, diventate furbi come a noi e poi tutti insieme andiamo alla Nissan. Quando negli anni novanta a casa mia arrivavano le cambiali nei mesi di dicembre e giugno, difficilmente si dormiva la notte. Sentire oggi certe persone parlare in questo modo di noi allevatori mi fà solamente schiffo!! Quando i contributi ereno definiti “a piggia”, è vero si sono comprate macchine, trattori, mungitrici e costruito cappannoni. Tonti noi pastori che tutti quei soldi li abbiamo fatti circolare creando occupazione e benessere. Nei paesi dell’interno e non solo, chiedete a muratori, falegnami,elettricisti etc quanti di quei soldi “REGALATI” hanno percepito, per sentirci dire a distanza di anni di essere una categoria di furbi e fannulloni. Ora quei soldi gli stanno tagliando, li daranno alla Romania o alla Bulgaria o chissà a quale paese dell’est, e a tutti quegli artigiani e commercianti che tanto ci hanno criticato nei precedenti commenti…i negozi e le attività vadano ad aprirle a BUCAREST, pechè che vi piaccia o meno, SENZA LA PASTORIZIA LA SARDEGNA MUORE. Saludos a chent’ annos..Andrea Marchi allevatore di 24 anni di Gavoi.

  • Gianuario Fiori

    Oggi più che mai, si rende necessario affrontare i problemi dell’agricoltura e dell’agrozootecnia. Essi vanno posti al centro di una battaglia/missione politica,promuovendo tutte le iniziative e coinvolgendo TUTTE le persone e i soggetti istituzionali in grado di affrontare e risolvere i problemi, all’interno di una seria analisi in funzione di una politica efficace sia nel breve che in prospettiva. Senza correre il rischio che qualcuno possa inimicarsi le associazioni professionali e quant’altro. Credo che su questi temi il PSd’Az non possa lasciar passare altro tempo. Salude

  • Zulio caru, no podimos narrer chi totu sos guastos chi sun peleande sos pastores e sos massagios sien curpa de consulentes e patronatos; cherzo narrer chi chie tribagliat in su sartu si depet abizare chi est unu “imprenditore”, cun totu su chi cunsighit; custa est sa cultura chi mancat in sa campagna. No si podet pensare prus cun sa conca de su berbegarzu o de su accarzu; chie bi tribagliat depet ischire chi tenet no chentu o milli erbeghes, ma un’impresa, chi depet bogare a pizu unu “prodottu” chi depet tenner sa calidade sua, chi depet esser bonu a bistare in su “mercadu” pro poder sighire a fagher richesa e redditu. Chie l’at cumpresa, mancari no siet andadu a s’universidade, sa zoronada sua si l’est ‘oganbe bene. Po cussu faeddo no de cultura de iscola, o assumancu no de cussa ebìa.
    B’est de los comprendere, a sos pastores, ca sun zente chi at sacrificadu s’istruzione e cosas meda a sa vida ‘e sa campagna, medas bias custrintos, ca l’an bidu in domo dae zenìas, e cussu ebìa an connotu.
    Ma po issos, comente po totus, est lompida s’ora ‘e si nd’ischidare, aberrer sos ogios e abaidare atesu, cuminzande a impitare su computer e internet po connoscher; de torrare a s’arte ‘e faghe casu a s’antiga, si andat; e si nono a sa moda noa, e si nono a faghe su chi a sa zente li piaghet a pappare. No podimos abbarrare a “su connottu” e a su casu romanu, e frastimare a sos politicos e a chie si siat; ca tantu, mancari sighemus a nos pistare, no sun sos politicos chi cumandan s’economia.

  • No Anghelu, non mancat sa cultura, sos uffissios de sindacados patronatos e de sos consulentes de pastoriu e massajos suni coltos. Pessa, ki sos dirigentes de custos patronatos, andan e cuntrattan cun sos dirigentes regionales, sos POR, PSR e ateru, a pustis faken sas dimandas pro sos assotziados secundu su ki issos matessi an cuntrattadu. Si ke pican sa percentuale issoro e si tando sas cosas no andan bene a dolu mannu de su pastore e de su massaju. Nde b’est de cultura? Si una curpa tenen sos cussizeris regionales est cussa de esser organicos (su prus) a custos uffisios ki batin cando bisonzat, sos votos. Attera curpa non de sos pastores e massaios, est cussa ki sas lezes sos contributos, sos azudos, no andan a su triballu, ma andan a premiare sa ” rendita ” (diat narrer Riccardo), tantu a pecus, tantu a ettaru e gai sighinde… e a kie triballat? Nudda.

    @Tziu F. Ladu, non b’at imbrolliu ca gai est sa leze, ma sa paca la tenies( no isco bois de pessone, ma sa categoria) non da su triballu vostru, ma da cussu de sos consulentes vostros. Una cosa ki diazes deper dimandare, est ki in sas normas de leze e in sos regulamentos, ponzan ki bos paken su triballu e non sa rendita, e dian finire medas de custas cuntierras.
    salude e libertade

  • Le obiezioni del Sig. Ladu secondo me danno dimostrazione di quella che è una mia semplice ed ingenua teoria, elaborata da frequentatore occasionale del mondo della campagna: nella campagna c’è tanto sudore, a volte passione, spesso (non sempre) abilità e voglia. Però manca la cultura. Non sempre e non dappertutto, ma a livello generale è così (o almeno così mi sembra). Il tempo (speriamo) farà giustizia di questa lacuna.

  • Paolo Maninchedda

    Rieccoci, signor Ladu, le rispondo ancora, anche se Lei non riesce a parlare senza dare del servo a qualcuno. Prescindo da queste sue abitudini padronali, e prescindo anche dal suo ennesimo avvertimento, quel ‘stia attento’ che la dice lunga di come Lei voglia fare politica. Tuttavia, siccome è giusto confrontarsi anche virilmente in Sardegna, rispondo. Inizio dalla fine: io non c’entro un bel niente col cambio dell’Assessore all’Agricoltura: non ero un sostenitore di Prato ma non ho inciso minimamente nella sua sostituzione. Sul primo atto di Contu, i controllli affidati ad Agea, ho preannunciato un esposto alla Corte dei Conti (in altra occasione Le spiegherò perché). Con tutti gli assessori mi comporto cercando di fare bene il mio lavoro. Sulla legge sul fotovoltaico sbaglia indirizzo: la mancata applicazione è uno dei motivi di maggior contrasto tra il mio partito e la Giunta. Non serviva fare un progetto CO2, con Prato caposquadra, e non applicare la norma da me scritta. Ma non ho il potere di imporre alla Giunta il rispetto delle leggi prima della soddisfazione della fantasia dei progetti. Faccio quello che posso. Lavoro molto per la ricchezza della Sardegna, nonostante voi stiate accreditando l’idea che i politici siano tutti dei mascalzoni. Un breve elenco delle cose più recenti: sono il consigliere regionale che ha materialmente scritto la norma che dal 2009 ha rifinanziato i cantieri comunali per i disoccupati e i cantieri per il contrasto alla povertà. Io sono certo di essermi impegnato contro la povertà. Sono il consigliere regionale che ha firmato la prima e unica legge a favore dei comuni a rischio estinzione e la prima e unica fiscalità di vantaggio per i comuni montani.
    Sono l’ideatore della procedura di programmazione negoziata per lo sviluppo del lavoro e dell’impresa oggi vigente in Sardegna, premiata dall’Unione Europea come migliore pratica. Sono il padre della legge che ha strappato il dimensionamento scolastico al Ministero e lo ha affidato alla Regione; sono il padre dei cantieri verdi; sono quello che ha gestito l’iscrizione delle entrate dovute per il 2010 e che il Governo pretendeva non fossero iscritte a bilancio fino all’approvazione delle Norme d’attuazione; sono quello che ha preteso l’aumento dello stanziamento per le università sarde per evitare l’aumento delle tasse per gli studenti; sono quello che ha voluto e facilutato la norma che consente ai consorzi fidi di iscriversi le somme stanziate dalla Regione a capitale di vigilanza in modo da controgarantire più crediti con le banche. Ho fatto tante altre cose che Lei non conosce e non ha l’obbligo di conoscere, ma mi creda, io lavoro molto, anche se non in mezzo alla luce del sole e al belato delle pecore.
    Detto questo, veniamo a ciò che le prude. Primo: io non ho niente, ma proprio niente contro l’Mps, solo che rivendico il diritto di assentire e dissentire. Secondo: io non spargo rancore contro nessuno, semmai è Lei che da qualche tempo mi sputa addosso e io, se me lo consente, mi difendo. Quale rancore dovrei nutrire? Verso chi? E per che cosa? Io non so che cosa sia la gelosia, mi creda. Faccio vita ritirata, non mi esibisco né ho piacere ad esibirmi; non guardo mai in casa altrui e vado incontro a tutti in modo sincero. Per cui, Lei ci può credere oppure no, io ho parlato di problemi e di abitudini, dà fastidio? Pazienza. Terzo: Primo insediamento in agricoltura: il fatto di scindere un azienda agricola in due unita’, come dice lei , quando si tratta di primo insediamento di giovani in Agricoltura, seppur permesso con la vecchia norma, cosi come scritto nelle osservazioni, a me non sembra una cosa fatta bene. Le faccio un esempio: ipotizziamo che un allevatore abbia due figli con eta’ inferiore a 40 anni ed entrambi siano all’università’ o che non lavorino, come purtroppo tanti giovani sardi figli non di pastori. Questi due facevano, oggi solo uno, (con il nuovo PSR) entrambi la domanda di primo insediamento: bastava, infatti, che il padre dividesse in due la sua azienda (ipotizziamo minimo 25 ettari di pascoli e almeno 150 capi in lattazione) e i figli entravano regolarmente in graduatoria e si beccavano in tal modo 25 mila euro. ( Se vuole posso pubblicare gli elenchi degli ammessi negli ultimi cinque anni, cosi può verificare se sto dicendo cose vere o false). Chi continua ad andare in campagna? In linea di massima il padre, non i figli: i figli sono ottimi pretesti burocratici per una boccata di ossigeno finanziario. In un sistema sano questo o non sarebbe successo o sarebeb stato consentito anche ad altre categorie produttive. L’idea di molti, non la mia, e’ che si rasenti il reato di indebito percepimento di aiuti comunitari: le risparmio gli articoli del codice.. Il bello è che questi nuovi insediati, giovani agricoltori li chiamiamo, là ove non avessero ‘titoli Pac’ a sufficienza, cosa che succede regolarmente, magari su consiglio di qualcuno, possono fare, e fanno, domanda alla riserva Nazionale per ottenere titoli Pac, che spesso ottengono, ( se vuole potrei rendere pubblici pure questi dati). I vantaggio della moltiplicazione solo formale delle aziende non finiscono qui, perché da due aziende nascono due domande distinte di indennità’ compensativa, prima era solo una, perché Lei sa meglio di me che l’indennità’ compensativa viene data per azienda. Possiamo parlare anche di altro, dai codici di pascolamento al mercato del latte e alle anomalie del mercato del latte. Ma ciò che Lei non riesce a capire è che il muro contro muro genera solo macerie che solo gli incoscenti possono pensare di considerare successi. Come sempre, sig. Ladu, a sua disposizione per ulteriori confronti.

  • Fortunato ladu

    io non l’ho insultato nè mi prude niente,nè tantomeno fischio o faccio fischiare a comando. Ho solo constato ancora una volta che lei è contro i pastori e servo di uno stato padrone e di una giunta inefficiente: Tra l’altro è molto difficile trovare appigli per attacarmi che non siano le solite sparate che già conosciamo già. Lei è furbo e attento ma stia attento a non confondere la mia educazione con una debolezza. Lei è padrone di non inchinarsi di fronte all’mps dato che non lo ha mai potuto digerire,ma dato che vuole cose concrete le chiedo :che fine ha fatto quella sua proposta di legge messa all’interno della legge quindici sulle energie rinnovabili?Come vede niente visto che lei pur di togliersi qualche sassolino dalle scarpe ha contribuito ad affossarla e si ricordi che io prima di essere dirigente del mps sono un pastore e vivo di quello con domande alla luce del sole ,con problemi alla luce del sole ,vivo di belati e latte come la maggior parte dei pastori sardi. Lei può anche offendersi ma risponda ai miei insulti con fatti e non sterili parole dati che sa benissimo come sono stati estrapolati. Sà benissimo che per prendere una indennità bisogna avere un minimo di azienda e se la Sardegna può permettersi di scindere le aziende in più unità regolari non vedo dove stia l’imbroglio. Vedo invece gelosie per quelli che sono riusciti a fare operazioni regolari per compensare quelle aziende ,vedi la mia,sui quali non esiste uno srtraccio di titolo pac.Lavori invece di criticare e pensi che è li perchè ha promesso di portare più soldi alla Sardegna e non di livore come fà lei . Un’altra cosa : non ssrò certo io ad insidiarle il suo posto giacchè sò di essere poco simpatico perchè dico sempre quello che penso e anche perchè da Pastore dovrò pagare i miei debiti fino alla fine dei miei giorni,con onestà senza essere allatato da nessuno distribuendo quello che mamma regione a suo tempo mi ha dato ,dando una istruzione ai miei figli ,pagando tutte le tasse e finendo nelle mire di equitalia per quelle che non ho potuto pagare . Quindi la smetta di cercare il pelo nell’uovo perchè le sembrerà strano ma da lei ci aspettiamo qualcosa di più di sterili dati .Un’altra cosa :lei che voleva a tutti i costi cambiare l’assessore ci dia dati su questo voluto anche da lei perchè attualmente sembra che non esista ,come tutti del resto. Saluti

  • Paolo Maninchedda

    Leggete bene che cosa ci ha scritto uno dei leader del Movimento pastori, non nuovo a insulti contro di me. Ovviamente il signor Fortunato Ladu, che promette, come Dio, bocciature e promozioni, non accetta minimamente di confrontarsi sul merito delle cose. No, lui insulta, minaccia e vede il futuro. Non solo, da padrone delle piazze, mi invita nella sua piazza per essere fischiato a comando dai suoi amici, come facevano e promettevano i fascisti. Poi, da fascista, si atteggia a padrone dei voti, non solo suoi, ma di tutti e decide in anticipo, col linguaggio necrofilo che lo anima, che io divenga una cadavere politico. Io so perché il signor Ladu è irritato, lo so bene; ma se il signor Ladu pensa di spaventarmi ha sbagliato proprio indirizzo. Quando avevo detto e scritto che la piattaforma sul de minimis era sbagliata, ugualmente insulti. Nessun complimento, ovviamente, quando sono stato l’unico in Aula a non votare lo spostamento delle risorse dalle cooperative al de minimis; adesso le cooperative sono al collasso. Nei prossimi mesi pubblicherò altri dati sull’agricoltura. Vede, signor Ladu, mentre io non ho niente contro il Movimento, anzi leggo, mi informo e ascolto, Lei è la seconda volta che si irrita molto. Credo di capire la motivazione morale (non l’altra, che le prude): Lei non sopporta che io non mi inginocchi di fronte al Movimento. Bene, sappia oggi per domani, che io mi inginocchio solo di fronte a Dio. Detto questo, quando vuole parlare civilmente, sa dove trovarmi.

  • Fortunato ladu

    mai letto tante fesserie in una sola volta. Penso che le sarà difficile Onorevole maninchedda farsi rieleggere nel suo Marghine : Aveva ragione chi la definiva pieno di rancore. Soriano ,Sardista e domani cosa? . Si vergogni e la prossima volta certe cose non le scriva vada a dirle in qualche assemblea pubblica ,vedrà che sappiamo anche fischiare. Lei è solo un cadavere ambulante ,politicamente s’intende. Penso che un pastore ci penserà due volte prima di votarla. Ma si rende conto che immagine distorta ha dato del pastore? ma ha idea delle falsità che ha fatto intendere ad artigiani o lavoratori?

  • Caro Fulvio,

    la PAC garantisce uguali diritti a tutti i paesi comunitari (con le giuste specificità, proporzioni e rapporti) però, come mai nelle Asturie, come in Germania, il mondo agricolo non soffre come quello italiano e in particolare quello Sardo?
    Nelle Asturie (regione con una certa autonomia) i contributi erogati per l’ammodernamento delle stalle, per abbattere i costi di produzione – es. energia elettrica – per migliorare i sistemi di produzione, sono stati effettivamente impiegati per quello. Io i risultati li ho visti con i miei occhi e toccati con le mie mani ! Ho visto stalle ordinate, dotate di impianti fotovoltaici e mini eolico, con refrigeratori latte puliti ed utilizzati, presse che imballano fieno e subito lo impacchettano per fare in modo che la pioggia prevista la notte non rovini il foraggio e quindi, non mandi a quel paese il lavoro di diversi mesi, aziende senza carcasse e rottami. Li perchè si riesce e qui perchè si piange? Con questo voglio dire che i soldi erogati per un determinato progetto sono stati effettivamente per quello impiegati. Da noi questo non succede o mi vuoi per caso negare questo? Se ti erogano 100 fai di tutto per spenderne 70 e il resto cerchi di dirottarlo su altre cose che niente hanno a che fare con l’attività della tua azienda. Ti pare giusto ? Così facendo pensi di migliorare la tua attività? Non credo proprio…….E’ una questione di buon senso, di onesta, di moralità, di intelligenza. Cento ti danno, cento spendi con l’obiettivo di migliorarti il più possibile, di facilitarti il più possibile il lavoro che di conseguenza ti farà sgobbare meno. I soggetti del comparto agricolo purtroppo – non tutti meno male – non ragionano ne fanno così.
    I premi comunitari: so perfettamente che non diminuiranno anzi, secondo le intenzioni e volontà del nuovo commissario europeo Dacian Ciolos, dovranno aumentare rispetto alla precedente programmazione. Ci sarà più attenzione verso le aziende di piccole medie dimensioni.
    Continuo a ripetere però che, gli aiuti riconosciuti ed assegnati dovevano, devono e dovranno essere impiegati effettivamente per quello che è il loro vero fine, non parzialmente distolti.
    Se questo avessero fatto, oggi non avrebbero pianto……
    Ciao Fulvio… Con sincerità.
    Saluti

  • Fulvio Perdighe

    In risposta a Giampiero.
    Quando affrontiamo le problematiche legate all’agricoltura e all’allevamento dobbiamo innanzitutto partire dalla fonte dei mali.
    La PAC. Essa, a cascata, impone l’omologazione dei sistemi produttivi nel senso della massificazione delle produzioni. Ciò è favorevole per il mondo industriale e quei distretti agricoli caratterizzati da bassi costi della manodopera e da monocolture. Lo è meno per quelle regioni come la Sardegna dove le produzioni hanno maggiori costi e sono particolarmente frammentate. Ti invito a verificare l’attuazione della PAC in Sardegna. Modalità di accesso ai finanziamenti, tempi di attuazione dei progetti di sviluppo, elucubrazioni mentali di dotti funzionari, e molto altro ancora, rendono impossibile dal 2006 l’accesso ai finanziamenti. Altra cosa sono però i premi comunitari. Quelli ci sono e basta. Li offre la comunità Europea, e non è vero come sostieni che spariranno. Anzi aumenteranno nel senso delle azioni di natura agroambientale. Per concludere. Smettiamo di continuare a guardare la punta del dito, il problema è oltre.
    Ciao Giampiero,
    Fortza Paris

  • Fulvio Perdighe

    Grazie Giovanni,
    E’ evidente dal tuo intervento che conosci molto bene la situazione. Le cose da dire sarebbero molte ma per la natura dello strumento che stiamo utilizzando è utile, come hai fatto, portare prove e non chiacchere. Si ignora sempre, quando si affronta quest’argomento, che gli esecutori materiali delle furberie, gli agricoltori o allevatori, sono semplicemente esecutori di furti su commissione. I bandi non li scrivono gli agricoltori, le politiche agricole comunitarie neanche, come anche i PSR.
    Allora di cosa stiamo parlando? Di una classe politica che non è capace di mettere ordine alla burocrazia regionale?
    Della incapacità della stessa di contrapporsi alle associazioni di categoria perchè contenitori elettorali?
    O della distanza sempre maggiore tra popolo e classe politica, casta poco casta ormai elevata a giudice e censore.
    L’ho già fatto in occasione della prima tornata delle manifestazioni del MPS.
    Esorto tutti, prima di esprimere un giudizio, a raccogliere esperienze e conoscenze e farsi un quadro reale della situazione del mondo agricolo.
    Poi contare sino a un milione, e poi parlare.

  • Salvatore C

    spesso mi sono chiesto come venissero liquidati i contributi alle aziende, visto che venivano utilizzati per l’acquisto di fuoristrada anzichè investiti nell’azienda.

    la risposta si trova negli interventi precedenti: i contributi vengono dati senza che nessuno controlli come vengono spesi!

    dunque è il solito problema della burocrazia: i furbi ci sono perchè la legge lo permette.
    evidentemente nessuno va a controllare come vengono spesi i soldi, ovvero il risultato degli investimenti.
    i controllori non controllano oppure non vengono controllate le fatture di acquisto.

    purtroppo i soldi sono finiti, e ormai non ce ne è più per nessuno.
    ma deve servire di lezione ai politici quando scrivono le leggi: devono ricordarsi che saranno i burocrati a metterle in pratica, e quindi devono anche pensare a meccanismi di controllo che siano a prova di furbetto.

    mi pare che funzioni bene il meccanismo di controllo della spendita dei fondi europei: il progetto viene controllato durante la sua esecuzione, le spese vanno anticipate, le fatture devono essere timbrate col nome del progetto e la spesa deve essere coerente con il progetto, diversamente niente rimborso.

    vediamo se gli ispettori della comunità europea riusciranno a scoprire dove sono finiti i soldi per la legler, mai arrivati in regione: e i nostri funzionari cosa facevano nel frattempo?
    possibile che nessuno si sia accorto che i fondi deliberati non arrivavano, e non sia stato segnalato nelle sedi opportune?

    sono stato burocrate regionale, e conosco abbastanza bene i meccanismi: lasciatemi dire che molti miei ex colleghi vanno presi a calci nel sedere, stanno li ed aspettano che il malcapitato bussi per poi fargli il pelo e contropelo, invece di mettersi al suo servizio ed aiutarlo a risolvere il problema che è venuto a sottoporre, controllando poi che i soldi vengano spesi bene.

    evidentemente il problema della burocrazia regionale non è di facile soluzione, ne parlà palonba all’inizio del uo mandato, ma poi si arrese, ne parlò Soru all’inizio del suo mandato, ma poi si arrese, e sostituì la burocrazia esistente con la sua burocrazia personale.

    ma noi non ci arrendiamo, e continuiamo a lottare per la verità e per l’onestà.
    FORZA PARIS

  • Bravo Giovanni Piras da parte di un allevatore che per questi motivi non crede più nel suo lavoro

  • Leggere Sardegna 24 di oggi: arriva Briatore per rilanciare i prodotti doc e dop. Ma non è che anziche RILANCIARLI li LANCI DA L’ELICOTERO. Siamo seri!

  • Giovanni Piras

    Per Fulvio Perdighe: complimenti per aver centrato l’argomemnto toccando punti di grande concretezza, i CAA non sono gestiti da professionisti ma da pasticcioni, io aggiungerei il SIAR (sistema informatico regionale) da chi è gestito e con quali competenze, per non parlare delle organizzazioni dei produttori, autentiche assocciazioni del nulla, sanguissughe del mondo agricolo, chi le ha volute se non la politica. Fulvio bene avresti fatto ad aggiungere quacosa sulla gestione dei flussi finanziari e modalità di pagamento delle spese sostenute per la realizzazione delle opere.
    Ci provo io: al momento della domanda di pagamento il richiedente deve indicare il conto corrente bancario o postale su cui verranno accreditate le quote del contributo, e fin quì va bene.
    Al fine di rendere trasparenti e documentabili tutte le operazioni finanziare connesse alla realizzazione degli interventi cofinanziati,il beneficiario, per dimostrare l’avvenuto pagamento delle spese, ha l’obbligo di utilizzare le seguenti modalità:
    – Bonifico o ricevuta bancaria. il beneficiario deve produrre il bonifico, la Riba o altra documentazione equiparabile, con riferimento a ciascuna fattura rendicontata. Tale documentazione rilasciata dall’istituto di credito, deve essere allegata alla pertinente fattura
    – Assegno, tale modalità può essere accettata purchè l’asseggno sia emesso con la dicitura non trasferibile e il beneficiario produca l’estratto conto rilasciato dall’istituto di credito riferito all’assegno con il quale è stato effettuato il pagamento e la fotocopia dell’assegno emesso, con l’indicazione della fattura cui si riferisce il pagamento.
    Tutto questo per il 100% del costo delle opere e non per il 40, 50% del contributo concesso, per non parlare poi dell’IVA che rimane a carico del beneficiario ed è esclusa dai costi delle opere.Ma avete idea che l’imprenditore agricolo non può pagare neanche un mattone, un sacco di cemento, un vetro rotto se non con l’emissione di un assegno, non può capitalizzare il proprio lavoro in azienda perchè deve assumere contoterzisti, quando si sa che in azienda non ci sono orari da rispettare, tutto ciò è assurdo.
    Questo non succede quando si tratta di lavori pubblici, dove a collaudo si va con la contabilità finale redata dal direttore dei lavori, dove si collaudano i lavori e le opere e non le fatture o le fotocopie degli asseni emessi.
    Perchè non si guarda quante pratiche sono state finanziate col PSR (programma di sviluppo rurale) Misura 121 – Ammodernamento delle aziende agricole, prima annualità, e quanti hanno rinunciato, col risultato della mancata spendita dei finanziamenti a causa della burocrazia regionale.
    Caro Professore, Onorevole Maninchedda, tempo fa hai parlato di “burocrazia regionale irresponsabile, indiferente all’urgenza dei tempi, presuntuosa e impunita, responsabile di tutti i pastici degli ultimi dieci anni, che irride la politica e ne consuma nell’ombra la residua credibilità e che non è governata in nulla dall’attuale governo regionale”.
    Smettiamola di vedere gli operatori del mondo agricolo come la controparte, quelli che cercano di imbrogliare, in mala fede, insomma, un avversario da combattere.
    Basta mi fermo ma potrei continuare. Kin sa Sardigna in su coro. FORZA PARIS

  • Bravo QNH1000, hai centrato il vero problema. Per anni molti allevatori hanno comprato auto di grossa cilindrata con i soldi della CEE anzichè modernizzare le le loro aziende agricole, (per la verità non tutti) ma molti si , oggi che i contributti stanno per finire si ricomincia a piangere. Bisogna incominciare a far capire agli agricoltori che anche loro sono impresa, e come tutte le imprese di qalounque cattegoria, si investe in proprio,si rischia in proprio, se va bene si gudagna se va male si soffre. Nessuna cattegoria viene salvata ne dalla Regione ne dallo Stato Centrale. Fino a oggi gli unici ad avere avuto aiuti sono statti gli agricoltori. Spiace vedere una cosi grossa categoria non andar bene, però hanno messo molto del loro. Io penso che non bisogna dare contributi, ma dare loro la possibilità di rateizzare i loro debiti a lunga scadenza.dieci e anche quindici anni. Questo dovrebbe valere però anche per le imprese non agricole, anche perchè siamo tutti Sardi e tutti abbiamo gli stessi diritti. Così si potrebbe sperare in una ripresa economica, perchè in questo momento tutti i settori produttivi sono in crisi, ed è molto difficile riprendere a produrre reddito, senza aver dato a tutti la possibilità di ristrutturare i loro debiti.
    Auguri a tutti
    Marius

  • Gian Piero Zolo

    Mi rendo conto che alcuni interventi, caro Fulvio, non siano per la verità, come si dice, a 360°. In effetti l’impressione che possono dare è quella della generalizzata condanna di un’intera categoria, azzardo forse,ma sono convinto che non sia così. Lo stesso Giampiero nella sua analisi impietosa e condivisibile, riconosce che in agricoltura ci sono imprenditori seri e capaci,lo riconosce lui e lo riconosciamo in tanti, molti di noi sanno cos’è una giornata di lavoro in campagna (qualcuno anche qualche annata..), molti no. Ma non è questa la questione, del resto molti pastori potrebero criticare la prfessione altrui, che ne sò di un insegnante, mentre altri potrebbero non farlo.
    La questione importante, a mio modesto avviso, è quella che un sistema produttivo importante come quello agricolo non può più reggersi sul solo sistema degli aiuti che fanno fronte al mancato guadagno che il mercato impone ai suoi produttori. Non può perchè non è più possibile, l’Europa non sgancerà più un centesimo fra pochissimo tempo.
    Che facciamo?
    Litighiamo tra di noi e magari ci prendiamo a legnate o proviamo a ragionare su cosa possiamo fare?
    Io penso che la seconda soluzione sia necessariamente l’unica, però bisogna essere seri, e per trovare rimedi bisogna ragionare sulle cause e non sui sintomi, tanto la cura dell’aspirina la conosciamo tutti. Bisogna avere il coraggio di capire che in giro c’è n’è troppi di venditori di fumo che prendono per i fondelli… vedi la vicenda de minimis… e bisogna riconoscere la serietà di chi dice cose a volte impopolari ma puntualmente reali e veritiere. Ma dobbiamo liberarci e, in una terra come la nostra dove sulla scuola, trasporti, zone di fiscalità di vantaggio, rinnovabili, servitù militari, agicoltura, importazione ed esportazione di derrate agricole e carni etc decidono sempre e solo altri per noi diventa tutto maledettamente più difficile.
    Un sincero saluto

  • Però guai a parlare di studi di settore!

  • Ora che hai pubblicato e commentato i dati mi convinco sempre piu’ che siamo circondati da corregionali sardi che sono veri italioti furbacchiotti.
    Possiedono case al mare date in affitto in nero, appartamenti nelle città universitarie affittati nelle medesime modalità, prestigiose auto sportive o fuoristrada con selleria in pelle…
    Con questi sardi furbacchiotti mi sembra assai difficile fare ragionamenti di un certo tipo…

  • Fulvio Perdighe

    Dalle campagne…
    E’ dura doversi accollare responsabilità da cercare altrove. E non è prova provata, caro Paolo, così come la poni, che il mondo agricolo sardo sia infestato di furbetti e faccendieri. Anche la mia azienda è stata censita. In cinque minuti. E in mia assenza. Prescindendo dal fatto che i CAA sono riusciti a livello nazionale ad ottenere il controllo totale delle aziende e dei loro bisogni attraverso l’istituzione dei fascicoli aziendali obbligatori.(Scelta Politica)
    Ciò in realtà rende inutile ogni forma di censimento periodico se i CAA aggiornassero in tempo reale superfici, capi,ed ogni altro dato sensibile. Senza contare i danni indotti al settore della libera professione(Agronomi, agrotecnici,consulenti fiscali, etc) che subisce una illegittima, a mio parere, concorrenza scorretta poiche i servizi offerti dai CAA non sono erogati da professionisti abilitati(Scelta Politica).
    Ma tornando al mondo delle campagne, mi preoccupa la piega che prende la discussione su questo argomento ogni volta che la metti in campo.
    Immediatamente intervengono i superficiali sentenzieri. A ruota i teorici da strapazzo con la schiena dritta come un palanchino. Ma Voi sapete di che si parla? Ma avete mai provato una giornata, dico una da agricoltore? Io mi sono rotto i coglioni.
    L’ho già detto più di una volta, e a te personalmente.
    Scrivete o date mandato di scrivere leggi e regolamenti o bandi di cui non riuscite a controllare gli effetti e poi scaricate la colpa, generalizzando, su chi aproffitta dei vostri errori.
    La legge 1/2010 ne è uno degli esempi. Mossa da grandi principi, e di questo ne sono sinceramente convinto, è diventata una fune al collo per tutto il sistema.
    Caro Paolo tu sai della stima che nutro nei tuoi confronti, ma su questo punto continuo a dissentire sulla tua posizione. Bisogna conoscere, vivere e analizzare meglio tutto il settore, dalle aziende ai CAA, sino alla burocrazia regionale e alle strategie politiche.
    E la responsabilità non è solo degli agricoltori.
    Io sono a disposizione per portare la mia esperienza.
    Con affetto

    PS I furbetti del fondo perduto ci sono in tutti i settori, sia che producano formaggio, calze, schede telefoniche o orate.
    A buon intenditore poche parole…

  • Giampiero, i miei complimenti per l’intervento serio che denota passione e impotenza insieme,covate e represse credo per tanto tempo. Ce ne sarebbe da scrivere per esempio sulle strane destinazioni che prende la “nàfata”, pagata molto meno di quello che sborsiamo noi non operatori agricoli e magari rivenduta a prezzo di favore, o sul sistema che sui sacrosanti miglioramenti fondiari calcolava su tabellario edile ufficiale i costi di muratura, pavimentazioni, intonaci etc dimodochè la costruzione di un paddock venendo valutata mille per mille veniva finanziata parte a fondo perduto parte a medio o lungo termine con tanto di preammortamento,salvo poi avere dei costi di realizzazione che sul mercato dell’artigianato locale costava la metà, e al collaudo tutto andava bene perchè tanto nessuna fattura poteva dimostrare il contrario. Ce ne sarebbe da dire sulla strana abitudine di seminare il mais senza avere irriguo e il granoturco come anche gli asini sanno è una delle cerealicole che maggiormente fabbisognano in acqua, ma se c’è il contributo piove di sicuro… Eh ce ne sarebbe da dire….

  • On. Maninchedda
    è sempre e comunque un discorso che ricade sull’intera classe politica.
    Non si senta preso di mira in quanto nel suo blog viene piu’ facile prendere lei come riferimento politico visto che in questo momento è uno dei pochi eletti che dialoga con l’elettorato.
    Ho paura, ho paura perché la nostra storia ci insegna che quando una società si impoverisce, quando la classe politica si inaridisce lascia spazio a piccoli uomini apparentemente grandi.
    Il suo fervore mi spinge a credere che lei ci crede, lei crede in una ripresa e la sponsorizza.
    Beato lei, il mio pessimismo è simile a quello di Marco(QNH1000) mi spinge sempre a pensare al peggio.
    Il problema dei Nissan, dei fuoristrada e della gente buttata al bar giorno e notte sazia di contributi è nato grazie a quella vecchia classe politica rea di aver varato leggi a fondo perduto , prive del minimo controllo, utili solo per controllare enormi bacini di voti.
    Purtroppo quando la fontana non da piu’ acqua si va a bussare dal fontaniere e sappiamo bene cosa succede quando aumenta la sete, occhio a quando si chiuderanno completamente i rubinetti.
    Ma, mi chiedo Onorevole, sarà possibile un giorno sedersi intorno ad un tavolo srotolare la sardegna osservarla attentamente e evidenziare tutte le sue potenzialità come le coste, le campagne, il patrimonio ovino, caprino, il patrimonio architettonico ( nuragico), linguistico, letterario.
    Creare prodotti DOC, ingaggiare persone qualificate, veri manager che sappiano pianificare e smettiamola di trasformare di punto in bianco impiegati, medici, bancari, ferrovieri, segretari etc. in Commissari, Manager, Presidenti e in tanti altri incarichi.
    Questo, secondo me, vuol dire incamminarsi verso un’autonomia senza per forza essere sardisti ma SARDI.
    Grazie
    La saluto
    Gonario

  • Credo che l’Intervento di Giampiero Speghi tutto..
    veramente esaustivo..
    Cruda realtà dei furbetti dell’AGRICOLTURA li chiama mi pare Nicola..
    He si… siamo messi male signori…
    speriamo di uscirne

  • Be!! Giampiero Ha fatto un bel quadro di “come eravammo”. Vedremmo se i tanti Gonario che sono in giro proveranno a smentirlo. Bravo Giampi!!

  • Ridotta com’è questa regione, ormai non abbiamo più nulla da perdere. Rivoluzione? Mi pare ci siano le condizioni

    In Islanda hanno fatto tutto in maniera pacifica… e ci stanno pure riuscendo bene!

  • Carissimo Gonario,

    faccio l’artigiano da ormai dieci anni e molti di questi li ho passati, dal punto di vista lavorativo, a contatto con chi opera nel mondo nelle campagne e con chi, conseguentemente, da questo prosegue nel processo produttivo, cioè nella cosidetta filiera. Mai da nessuna altra parte, se non negli ovili sardi (premetto che per lavoro mi sposto spesso nella penisola e all’estero) e negli stabilimenti (per la maggior parte cooperative) di trasformazione isolani ho visto sale di mungitura usate una stagione, refrigeratori latte nuovi dismessi, trattori lasciati per anni sotto il sole e l’acqua ed ormai distrutti, caldaie vapore esplose, linee automatiche di produzione formaggi impiegate sei mesi (dico sei mesi!) e poi parcheggiate nei piazzali dei caseifici, camion per la raccolta latte demoliti come se avessero fatto 50 parigi-dakar, mega capannoni per il ricovero di foraggi e attrezzature completamente vuoti, degradati, decine di minicaseifici aziendali installati (esperienza diretta dimostrabile e difficilmente se non impossibile da smentire!) e usati uno o due anni, centri di raccolta latte avveniristici realizzati nei quattro angoli della sardegna con tanto di impianti fotovoltaici e mai impiegati, spaziali impianti per la produzione di latte di capra UHT (sardo ma che di sardo non ha proprio niente!), impianti per la produzione di fermenti lattici, ecc ecc ecc. Quanto dolore e fastidio nel vedere tutto questo inutilizzato sapendo che costoro (perchè so perfettamente i costi di queste macchine e il sistema di acquisto delle stesse) hanno avuto a disposizione tante risorse e agevolazioni che altri si sognavano e sognano di avere! Perché quindi, avere compassione e comprensione per i fatti che stanno accadendo in questo periodo? In parte ne ho (la crisi globale si sente e tocca anche noi Sardi), ma in parte no poichè la colpa è la loro stessa.
    Certo dispiace anche a me sapere che il frutto del loro lavoro è sottopagato. Che il controvalore di quanto producono non basta a coprire i costi di produzione. Da loro, direttamente e indirettamente dipende anche la mia attività, noi tutti dipendiamo in parte dal loro settore. Per questo li rispetto però, amici miei, guardatevi in faccia e fattevi una piccola analisi, schietta e sincera. Il sistema vi ha dato le possibilità (alcune criticabili, altre sbagliate, rivisitabili, altre condivisibili e positivi) ma voi non siete stati in grado di coglierle nel momento opportuno ed applicarle nel migliore dei modi. Questo è dimostrato dal fatto che pochi, al contrario di molti, in agricoltura non si lamentano. Costoro son fortunati o hanno semplicemente fatto le cose in maniera corretta, razionale e onesta? Credo più la seconda….. Se molti si lamentano per il fatto che ormai i conti non tornano più (a parte gli sfigati perchè anche questa è da tenere in considerazione), la colpa è la loro stessa. Che hanno da lamentarsi, oggi, costoro ? Dieci, quindici, vent’anni fà non si lamentavano mica! Perchè da allora, non han pensato ad organizzarsi? Perchè da allora non han pensato a gestirsi bene le attrezzature, ad investire in maniera mirata i denari pubblici, gestire le Coop di cui loro stessi erano e sono soci e responsabili ? Pensavano ad altro, purtroppo, forse anche in buona fede… perchè sappiamo perfettamente com’è che altri, per conto dei pastori e degli agricoltori, gestivano le Coop (casearie, vitivinicole, cerealicole). Per non parlare di aiuti – per il benessere animale – primo insediamento in agricoltura – premi ovicaprini – carburanti a prezzi agevolati – indennità compensative – contributi per acquisto attrezzature – mutui bancari al tasso dell’ 1 % o quasi – contributi per recinzioni, irrigazioni, capannoni, acquisto razze migliorative – regime fiscale agevolato (forfettario del 5% o detto dominicale), agevolazioni casa studente ed altro ancora. Sappi Gonario, a noi artigiani, di tutto questo, non ci è stato concesso mai un fico secco ! I carburanti si pagano a 1,480 il litro, le tasse si pagano mediamente attorno al 36%, di sgravi previdenziali non ne son previsti, se piove o diluvia a noi poco importa tanto non ci riconoscono nulla e così via. Come diceva Giuseppe, le cartelle di equitalia son arrivate anche a me qualche volta…prima che la situazione peggiorasse e prendesse una piega difficilmente governabile, mi son attivato per evitare conseguenze maggiori. Ho chiesto rateizzazioni, ho dimostrato (con documenti veri e non taroccati) le difficoltà di lavoro, di incasso, le contrazioni di mercato ecc ecc. Mi hanno concesso le dilazioni e mi son salvato, come si suol dire, in calcio d’angolo evitando cosi il fallimento mio e della società. Penso che con un pò più di serietà, di attenzione ed impegno, con meno menefreghismo, con meno chiacchiere e con qualche bottiglia di Ichnusa in meno, tante situazioni, che oggi sono disastrose ed arrivate ormai al capolinea, si sarebbero potute evitare. Certo che anche la politica in questo ha le sue colpe, ma dall’altra parte spetta a noi non ascoltare coloro che ci dicono che “l’aiuto è sicuro”, che è certo, coloro che promettono ciò che non potrà mai esser concesso – vedi legge 44 ed altre simili recenti -.
    Cari miei, costoro dovete lasciarli cantare, non seguiteli più, non date loro ne ai loro seguaci, nel momento delle votazioni, più consensi. Altrimenti qui non cambierà mai niente… e saremo sempre punto e a capo, con le manifestazioni a Nuraghe Losa, in via Roma a Cagliari, a Bruxelles, a Roma, con la carica della polizia, con le associazioni di categoria e i sindacati che continueranno a raccontare cazzate e pigliare per il culo (come da quaranta anni a questa parte ormai fanno) chi sul campo e in trincea ci sta veramente, con le loro ormai nauseanti recite, i loro ormai stantii discorsi sulla crisi, sul solito dovuto aiuto di stato (fatemi capire perché dovuto! lo so perfettamente, questo innesca l’ormai classico meccanismo del dare e conseguentemente ricevere) ecc ecc ecc.
    Costoro ci devono creare e dare le possibilità per fare, devono creare le condizioni, elaborare vere leggi (mi chiedo che riforme o leggi possano elaborare alcuni personaggi che oggi non fanno altro che comparire sui quotidiani, nelle tv, nelle manifestazioni se non per convincere la gente a dire e fare cazzate, personaggi che di vita vera, di lavoro, di sacrificio, di tasse, di ritardi nei pagamenti, di more e sanzioni, di dedizione alla propria attività o al proprio mestiere non ne sanno proprio nulla perchè non hanno mai lavorato ne sacrifici han fatto!?) a tutela nostra e della nostra terra. Al resto penseremo, se capaci, noi pastori, artigiani, commercianti, pescatori, liberi professionisti e tutti coloro dai quali dipende il nostro futuro, il nostro benessere non solo economico ma anche sociale e culturale, senza dimenticarci del mercato… perché con quello alla fine dovremo fare i conti.

    Un cordiale saluto

  • Tempo fa sono intervenuto nel blog per una questione legata anche ai pastori, ricordando che per almeno 20 anni una preoccupante fetta di loro invece di investire i quattrini UE per migliorare l’azienda, arricchiva la Nissan e popolava i bar dalle 10 del mattino.

    Un’affermazione del genere fatta davanti a pastori, agricoltori ed allevatori mi procurerebbe qualche sganassone…
    Idem per imprenditori, sindacati, lavoratori, amministratori etc.. etc.. stessa minestra, stesse furberie.

    Ma ormai non ho nemmeno più voglia di preoccuparmi di niente e di nessuno. È talmente forte la rassegnazione, il disagio, (manco più rabbia) che non trovo nemmeno parole per questo blog.

    Aspetto solo la catastrofe: quelle generale. Ma sono esausto, quindi non mi importa. E mi auguro che ce ne siano pochi cosi “blasè” come me.

    Ho paura del default culturale e della convivenza civile. Su quello economico, alla fine dei conti, eravamo già edotti.

    E purtroppo, Onorevole, non credo che potrà farci molto. Io vedo maturare le condizioni per qualcosa di epocale. Ma non ci vedo nulla di buono. Ma la Speranza resta. Vive nel remoto di tutti noi, va oltre il clamore, l’odio, l’invidia le contrapposizioni, i soldi, le poltrone e le disperazioni. È il motore nascosto che forse ha sostenuto anche Lei – in qualche momento particolare della vita – alla faccia della razionalità e delle esegesi politico-culturali.

    Con questo intervento e per i motivi sopradetti chiudo per sempre la partecipazione al blog. Non che abbia scritto chissachè o abbia lasciato tracce indelebili, eppure mi piace pensare che qualcuno abbia letto tutto ciò e che qualche idea buona sia saltata fuori.

    Vi leggero’sempre e comunque.

    Buona fortuna a tutti Voi.

    Dimenticavo, il mio vero nome è Marco.

  • Caro Gonario le faccio presente che con Equitalia ci sono dentro anch’io, volevo solo dire che gli aiuti e i privilegi che anno avuto i pastori non li ha avuti nessuno.
    Sono un modesto commerciante che cerca di tirare avanti, come tutti in questo momento, cerco di essere puntuale nei pagamenti INPS IVA e altro, quando posso, altrimenti pago in ritardo “con la mora” non ho mai avuti contributi agevolati, sto pagando il mutuo della casa in mezzo a mille difficoltà. Come vedi siamo tutti nella stessa barca, l’altro lo ha detto Paolo.

  • La questione agricola posta sui dati ISTAT e sui commenti diciamo senza analisi profonde mi lascia perplesso.
    Certo il popolo è stato abituato a leggi e bandi scritti in modo poco chiaro e con finalità retoriche ma dubbie. Quindi se una legge come il primo insediamento che prevede una quota di contributoa fondo perduto,dopo un progetto e una pratica da pagare, un fideiussione da pagare, gli oneri contributivi INPS da pagare, un tempo lunghissimo prima del decreto, si capisce che al nuovo imprenditore nel comparto agricolo rimangono poche risorse per lanciarsi in modo adeguato in un settore delicato e difficle dove lo stipendio ti arriva se lavori e se la fortuna ti assiste.
    Probabilmente all’ideatore del progetto “Primo insediamento” non interessava creare sviluppo, ma altro, come far credere che con questi bandi ci sarebbe stato il rinnovo generazionale nelle aziende.
    Poi arrivano i CAA i tecnici ecc.ecc. che usano gli strumenti che passa il “Convento” per promuovere, anche con leggerezza le leggi e i bandi, che a questo punto non capisco chi le scrive e le attua? Chi controlla? I politici, i funzionari?
    Ed eccoci al gran finale, dove gli utilizzatori finali sono alla fine coloro che sottraggono risorse pubbliche in modo non corretto.
    Anche sulle società semplici come sulle s.r.l. avrei da ridire, ma penso che abbiate capito il concetto.
    Il nostro è un sistema basato sulla complicità della politica coi cittadini e viceversa, il risultato è sotto gli occhi di tutti.
    La legge sui prodotti sardi non era in buona fede uno strumento nella sua enunciazione e principio splendida, mi piacerebbe sapere che fine ha fatto e chi materialmente è riuscito a cambiare un principio in una pastrocchio, scrivendone gli articoli.
    Poi passiamo con questa metodologia ad analizzare le leggi agricole.. e tutte le altre.

  • Paolo Maninchedda

    Gonario, per cominciare, io non sono stato beccato a commettere alcuna monelleria. Non ho parenti assunti da nessuna parte, però confesso di essere impegnato a ricostruire la mappa parenti altrui della Asl di Nuoro. Non ho mai nominato primari. Non ho mai elargito fondi all’agricoltura, anzi, mi sono opposto allo spreco. Quanto agli imprenditori, sono il padre del salvataggio di Ottana a costo zero e ho materialmente scritto le norme per i Piani di Sviluppo Locale (prima applicazione, Tossilo) premiati da Bruxelles come migliore pratica europea. Come sono stati spesi questi soldi? È tutto pubblico: graduatorie, inclusioni, esclusioni, e io vado orgoglioso di non aver messo il naso nella procedura neanche di striscio. Tutto alla luce del sole, seppure tragicamente lento. Tutte imprese locali, fuorché quelle ammesse al contratto di investimento, la cui procedura è seguita dalla Sfirs e che, solo per sedersi a trattare con la Regione, hanno dovuto mettere sul tavolo in modo verificabile e verificato la quota di capitale proprio. Quindi, caro Gonario, per quanto ti dia fastidio, io sono onesto e lavoro, e ho lavorato molto, per cui posso difendere il mio operato. Se sono critico, anche in agricoltura e non da oggi, lo sono perché la politica per agire correttamente deve sapere dove migliorarsi e noi sardi, in agricoltura, turismo, finanze, lavori pubblici e sanità, dobbiamo migliorarci in fretta. Non mi sono mai nascosto, ma a me questa voglia di mandare tutto all’aria senza sapere cosa fare dopo mi sa tanto di fascismo domestico, di istinto gastro-intestinale che l’Italia ha già conosciuto. Equitalia? Io conosco bene la vicenda; la norma è stata cambiata rispetto al 2010 quando l’ho posta. Oggi non è più possibile pignorare la casa e bloccare i mezzi con cui si lavora. Restano alte le more, ma attenzione: le more si applicano a chi decide di non pagare ( o non può più pagare). E se è, dunque, giusto, contestare la modalità con cui il debito verso Equitalia cresce di anno in anno (e la Regione non c’entra nulla) è anche giusto dire che non è giusto che gli altri paghino le tasse dovute da chicchessia. Altro discorso è pretendere che si abbassino le tasse, ma ho già chiarito che questa è la partita decisiva della sovranità, invece, molti imprenditori pretendono che si abbassino le tasse ma sono ostili all’indipendenza. Si decidano. Quanto all’anonimato, mi permetta, non ha scuse, se non la paura di assumersi la responsabilità di ciò che dice.

  • Mi sembra di vedere in lei quel bambino che accusato di una qualche monelleria punta immediatamente il dito verso il compagnetto.
    Con Nicola e Giuseppe contenti perché Lei ha fatto tana.
    Prima della Sanità, con tutte le ragioni di questo mondo, ne fa di tutte le erbe un fascio (ricordo che lei detesta questo metodo di giudizio) poi,apre il coperchio dell’Agricoltura.
    Se malauguratamente ti permetti di contestare gli stipendi della casta sei un qualunquista, ma Tu politico ti puoi permettere di attaccare chi e dove meglio credi ma, la differenza è che tu non sei un qualunquista..
    On.Maninchedda mi sorge il dubbio che lei scriva su questo blog collegandosi da un paese molto molto lontano, lei attacca due e piu’ mondi creati e tenuti in vita dalla politica per amor di voto.
    Non riesco ad arrivarci, mi spieghi, io elargisco fondi all’agricoltura, nomino primari, sposto manager, assumo parenti e affini e chi piu’ ne ha piu’ ne metta e non capisco perché questa sanità funziona male poi, elargisco fondi all’agricoltura e scopro oggi che ci si mangia a quattro ganasce.
    Il prossimo capitolo riguarderà l’industria, il commercio etc.
    Ci racconterà come sono stati spesi i milioni di euro nel comparto industriale di Tossilo, tramite le manifestazioni di interesse.
    Spero che quest’ultimo racconto vada a buon fine e che quest’ennesimo imprenditore non se ne vada come gli altri.
    Le confesso che è pesante alzarsi la mattina lasciare il lavoro e andare sotto il palazzo della regione a protestare o a chiedere aiuto perché equitalia ti manda a gambe per aria ma, quando vedi che i tuoi contributi vengono usati ed elargiti con tanta facilità, allora ti incazzi.
    Onorevole, mandi tutti alle urne e la smetta di fare tana nascondendosi dietro quello che conta.
    So benissimo che questo sfogo non lo farà passare anche perchè scritto dal solito anonimo, anche se quando nasci col nome perdi l’anonimato.(si chieda perchè ci sono tanti anonimi nel cognome)
    la saluto cordialmente
    Gonario

  • Bene Paolo adesso aggiungiamo il Gennargentu coltivato a grano, terreni messi a riposo biologico che si coltivano ugualmente.
    Capi di bestiame pagati per la l’agalassia a chi possedeva solo i bollettini. Figli di pastori dico “Pastori” con aziende di svariati milioni che usufruiscono della casa dello studente, mentre il figlio di un operaio di Ottana non poteva usufruire perchè superava il reddito. E tanti altri “IMBROGLI”che tutti sappiamo. Chiedete a Felice Floris quanto è costata la conigliaia di Desuloche ha finanziato la regione e quanto è rimasta in attività.
    Come diceva il grande TOTO’: ma mi facciano il piacere!

  • A dir poco leggendo questi dati e leggendo l’analisi, se questa visione fosse vera, e non ho motivi per dubitarne, non ci sono sono solamente i Furbetti del quartierino, la P3; P4 e chi ne ha ne metta.
    Ci sono i furbetti delle Campagne.
    Ragazzi che storia!!!
    Io sono un artigano ma non sapevo di tutte queste trasse.
    a quanto mi è parso di capire, anzichè mungere è meglio, o era meglio studiare cavilli e cavillini per recuperare contributi a fondo perduto, mi ci metto nelle mani di un CAA bravo o di un tecnico e faccio soldi.
    Per questo li vedo sempre a Bar..
    Abbiamo Creato la FIAT dell’ Agricoltura, bene bene….
    Ora che i soldi sono finiti e che i controlli aumentano si va sotto il consiglio Regionale a protestare contro chi non permette pi questo andazzo.
    Ma dico!!!
    Chi è onesto scagli la prima Pietra….
    Complimenti per il coraggio Onorevole…
    Con questo articolo si è fatto un altro po di amici…

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