I comportamenti dello Stato sulle nostre compartecipazioni: contromisure

12 aprile 2013 07:481 commentoViews: 7

Per capire che cosa può fare e che cosa non può fare la Regione in questa drammatica situazione economica,  è sempre opportuno controllare sempre i dati del Titolo 1 del Bilancio, quelli dove vengono iscritti i “Tributi propri, devoluti e compartecipati”, in sostanze le Entrate. Non guardiamo il bilancio di previsione 2013, ma controlliamo i bilanci consuntivi 2011 e 2012, in modo da capire un minimo il trend dell’Entrata e non le previsioni (non da oggi sempre un po’ creative nella Regione Sardegna) con l’avvertenza che dai dati seguenti sono state tolte le anticipazioni di tesoreria (che comunque sarebbe bene analizzare nel loro andamento annuale) e il Titolo VI (partite di giro).
Lo Stato ha trasferito 5 miliardi 522 milioni 962 mila nel 2011 e 6 miliardi 053 milioni 836 mila nel 2012. Già questo è un dato significativo: nel 2012 lo Stato ha trasferito 500 milioni in più rispetto all’anno precedente.
La soglia dei trasferimenti del 2011 era al disotto della somma della spesa sanitaria (3,100 miliardi) e delle spese fisse (2,5 miliardi), ma di poco. Viceversa, i trasferimenti del 2012 erano superiori di circa 500 milioni. Ciò spiega perché la Giunta nel 2012 ha insisttio più che negli anni precedenti (e a mio avviso sbagliando negli anni precedenti) sul tema del Patto di stabilità. Infatti, i 500 milioni in più non sono potuti ‘uscire’ se non a gennaio, ma intaccando il tetto dei pagamenti di quest’anno 2013.
Lo Stato, in sostanza, si sta progressivamente allineando all’ammontare complessivo dei trasferimenti previsti dall’art. 8, cioè dal nuovo regime delle Entrate. Che cosa non sta riuscendo a fare? Non riesce a recuperare la montagna di denaro che deve alla Sardegna, accumulata tra il 2009 e il 2010. I residui attivi, cioè che la Sardegna deve incassare dallo Stato, erano al 1 gennaio 2011 1 miliardo 344 milioni 259 mila, saliti a 2 miliardi 8 milioni e 693 mila al 1 gennaio 2013. Di questi Residui attivi lo Stato ha pagato solo 366 milioni 326 mila nel 2011 e 687 milioni 783 mila nel 2012.
La strada delle aule giudiziarie, fino ad oggi seguita dalla Giunta, attende di compiersi nell’adeguamento del tetto del Patto di stabilità all’ammontare reale dei trasferimenti devoluti, ma non risolve il tema dei residui attivi che nel bilancio di spesa della Regione, si sono trasformati in una montagna di residui passivi che, per almeno 1 miliardo 118 milioni, l’ammontare dei residui dei Lavori Pubblici, si sono trasformati in debiti della Regione verso gli Enti locali e verso le imprese. Non parliamo dei debiti maturati con l’Università (circa 50 milioni di euro) che se non dovessero essere onorati per una quota significativa, porterebbero gli Atenei a alzare inevitabilmente le tasse, ecc. ecc.
Vedo due rischi: 1) la campagna elettorale; 2) la finanza creativa.
La campagna elettorale può portare a una gestione propagandistica e elettorale dei flussi. Il Patto di stabilità, con le sue restrizioni, può indurre i più spregiudicati alla riedizione delle manovre di bilancio che, con un funzionario esperto avevamo definito le ‘variazioni k’, ossia quelle variazioni che prendono le somme dai residui e le mettono nel bilancio di competenza. Faccio un esempio: io Regione ho fatto un bando per le start up, la graduatoria è lì, ma la crisi ha creato difficoltà alle imprese per il reperimento dei mezzi propri, per cui la Regione non ha ancora erogato le somem stanziate e riconosciute ai partecipanti. Che fa Mister K? Prende i soldi posti a copertura di quel bando e li sposta, giacché ancora l’obbligazione non è stata definita, e magari li mette su un progetto elettoralmente orientato, magari un progetto di promozione territoriale dove fa lavorare dieci professionisti che in realtà fanno la campagna elettorale in quel territorio. Sarebbe da pazzi farlo oggi, ma ieri è già accaduto.
La finanza creativa è sempre in agguato durante le campagne elettorali. A mio avviso è finanza creativa, sia detto senza offesa, sia la questione Sardex che il cosiddetto rimborso Imu.
Che fare? Occorre un bilancio e una finanziaria molto, ma molto asciutti, che immettano denaro nel sistema, rispetto alle spese già programmate, con particolare riguardo alle persone, ai redditi, ai Comuni, alle imprese e all’istruzione. Non servono grandi cose, ma serve molta chiarezza e molta certezza del diritto. Inutile fare grandi programmazioni a 8 mesi dalle elezioni. Programmerà chi vincerà le elzioni. Adesso occorre soccorrere l’economia reale e lasciare i conti in ordine. All’arrivo delle elezioni si risveglia tutta un tribù di cinici che, speculando sulla paura dei candidati, sono sempre riusciti a far fare alla fine le cose peggiori evitate sin dall’inizio.
C’era, in un paese vicino al mio, un signore che aveva fama di non riuscire a essere educato per un periodo di tempo troppo lungo. Un giorno, durante una riunione importante, dopo aver resistito per ore, sbottò a parolacce. Il suo avversario storico lo fece finire, chiese la parola, fece una lunga pausa, gli andò di fronte, lo guardò in faccia e gli rinfacciò il suo carattere: “No b’hat nudda ‘e faghere: tue o la cagasa a s’intrada o la cagasa a s’essida, ma si non cagasa a fora non s’es cuntentu”.
Ecco, attenzione a s’essida.

1 Commento

  • Silvia Lidia Fancello

    Caro Prof. Maninchedda,
    pur non avendo una solida preparazione in materia di bilanci e finanza, ho cercato di leggere con molta attenzione il suo articolo. La novità è che l’ho capito!
    Una frase mi gira in testa, in Gallura si direbbe “lu pinsamentu chi aghju in capu” ed è questa:
    “…Programmerà chi vincerà le elezioni”. Sono troppo sfacciata se le chiedo di fare un pronostico sulle regionali? Anzi, visto che ci sono sarò sfacciata fino in fondo: secondo lei il PSd’Az così com’è ora, solo e isolato dalle altre forze indipendentiste, potrà raggiungere una percentuale tale da permettersi di entrare in maggioranza, programmare bilanci, proporre il cambiamento di alcuni articoli dello Statuto Speciale in particolare modo l’articolo 12 e arrivare a proporre e vederlo approvato un referendum sull’indipendenza? Oppure prevede di entrare in una grande coalizione che gli permetta di prendersi al limite qualche poltrona?
    Sono consapevole di strumentalizzare l’argomento da lei proposto per parlare di ciò che mi sta a cuore (guardo i politici e imparo), ma approfitto del momentaneo vuoto di interventi nel blog per dialogare un po’ intorno ad un tema delicato.
    Avvidecci sani

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