I baroni son tornati: dalla Saras, alla Cofathec, passando per Onorato

13 aprile 2011 08:3417 commentiViews: 72

105Come spesso accade, ci sono giornate dense e giornate povere di eventi. Quella di ieri è stata una giornata tragicamente densa.
La morte del giovane Pierpaolo Pulvirenti, impegnato nelle opere di manutenzione degli impianti Saras non pone soltanto problemi di sicurezza sul lavoro, ma anche  il problema di che cosa sia la Saras e di quale sia la sua forza di condizionamento delle forze politiche, perché le reazioni, badate sono state tutte scontate e veramente inefficaci.
Che la politica sarda sia sotto l’influenza di grandi gruppi imprenditoriali o di gruppi politico-imprenditoriali ovviamente privi di mandato elettivo e quindi di legittimazione è per me un fatto ormai chiaro. Ed è un fatto grave e doloroso. Infatti, non nascerà mai una forza politica “sovranista”, fondata sull’unità tra autonomisti e indipendentisti in nome degli interessi dei sardi (il partito dei sardi di cui si è parlato nei mesi scorsi), se il rapporto tra forze politiche e forze imprenditoriali non è corretto. Io credo che la politica debba dialogare apertamente con gli imprenditori sardi, farli diventare parte attiva dello sviluppo (se non con loro, con chi?); ma bisogna farlo in un rapporto chiaro, non subordinato. Si può parlare con Zuncheddu, ma non stando sotto Zuncheddu. Si può parlare con Onorato, ma non pulendogli le scarpe. Si può parlare con la Saras, ma non facendo finta di non vedere che cos’è e che cosa non fa per la Sardegna.
Quando negli anni Ottanta ho frequentato la Catalogna, ciò che più mi colpì, fu il rapporto esplicito tra la politica e l’impresa, rapporto che veniva giocato sull’impegno dell’impresa a fare reddito (e a non consumarne) e della politica a difendere questo ceto laborioso, attraverso politiche di efficienza e di coesione.
Qui sta succedendo il contrario: il Pil è fermo, la Sardegna è ferma. Il gettito fiscale devoluto viene consumato dalle spese correnti della macchina-Regione e dalla Sanità; gli imprenditori sono tutti orientati a consumare la ricchezza disponibile, sia essa quella ambientale o quella finanziaria regionale, o a feudalizzare la propria attività, sottraendola alle dinamiche di mercato. Feudalizzare significa creare sacche monopolistiche o oligopolistiche e quindi eliminare la libertà di scelta dei consumatori. Sono tornati i baroni.
Sul rapporto tra la Saras e la Sardegna, bisognerebbe scrivere un libro. Per ora c’è solo un film molto boicottato. Ma la sostanza è che l’investimento per l’impianto viene dalle casse pubbliche, perché risale agli anni della Rinascita; che dei notevoli utili realizzati solo le briciole sono rimaste nell’Isola, perché Moratti non diversifica certo in Sardegna, non investe in educazione, ricerca, università, come fanno molti magnati americani; non fa nascere a valle del processo produttivo imprese in grado di divenire autonome nel corso degli anni. In compenso, brucia in Sardegna le porcherie di mezzo mondo (ma qui, sotto i fumaioli Saras, Migaleddu and company non vengono)  riceve i certificati verdi che noi paghiamo in bolletta.
Ma avantieri c’è stato un altro evento significativo: l’incapacità del Consiglio regionale di pronunciarsi contro la stretta monopolistica messa su da Onorato.
Iniziamo da Onorato. Serviva fare un passo avanti rispetto all’iniziativa già assunta dalla Giunta, e promossa dal nostro assessore Christian Solinas, di adire a tutte le vie legali per interrompere l’iter di aggiudicazione della gara Tirrenia. I motivi non mancano. Ieri serviva, dunque, lo schieramento del Consiglio contro il cartello che sta uccidendo l’economia sarda. A momenti non si riusciva a fare il nome di Onorato. Anche nei consiglieri di centrosinistra c’era chi, tremebondo, non pronunciava il nome dell’armatore. Conclusione: una vecchia mozione Cuccureddu che impegna la Regione a fare ciò che ha già fatto una settimana fa.
Nella discussione è intervenuto l’onorevole Pietro Pittalis, il quale, dismettendo i panni da padre salesiano che indossa quando deve recitare la parte buonista, avantieri ha indossato la toga di Torquemada, chiedendo conto all’assessore della proposta, presente nell’ordine del giorno, di dare mandato alla Giunta per bloccare l’aggiudicazione attraverso tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione dei sardi; tuonava Torquemada dicendo, in sostanza, che il Consiglio regionale non poteva sostituirsi al Tar. L’ho guardato stupito. Mi chiedevo se fosse la stessa persona che, mentre il Tar ha descritto il livello di illegittimità e di pasticcio, grande come una cattedrale, che sta dietro il project della Cofatec a Nuoro, ha fatto trapelare l’intenzione del nuovo corso della Asl barbaricina di confermare il project. Io continuo a chiedermi come si fa a dare a un privato, cioè Cofatec, o Cofely che dir si voglia, non solo un contributo a fondo perduto per pagarsi gli interessi sull’investimento, ma anche i soldi per fare le manutenzioni degli stabili e degli elettormedicali. Oggi Cofely sta a Nuoro come Onorato sta alla Sardegna: sempre di dominio si tratta, realizzato su risorse pubbliche.

17 Commenti

  • Efis Pilleri

    O Nino, ma ti potzu tocai?

  • Efisio Pilleri ricorre a “su diciu” quando non sa come uscirne, lasciando però intravedere saggezza.Si sarà appassionato alla sapienza antica affiancandosi, nei tempi andati, a Paolo Pillonca autore, appunto, di “Narat su diciu”?
    A chi non lo sa (io lo so) dovrebbe anche dire che dopo il PSD’Az ha fondato con Demontis e Casula “Costituente Sardista”, che è stato Assessore Provinciale di Cagliari nominato dai consiglieri Frongia e Vacca che usciti dal PSD’Az aderirono a Costituente Sardista, che Costituente Sardista ha presentato liste alle amministrative di Cagliari del ’98, che Costituente Sardista è confluita (morta!) in Progetto Sardegna di Renato Soru. Un successo o un fallimento?
    Il PSD’Az continua e auguro stia alla larga da cotanta “saggezza”.

  • Efis Pilleri

    Per chi non lo sapesse, io ho avuto una sola tessera di partito: quella del PSDAZ. Quando mi hanno espulso, per riavere la tessera mi sono rivolto ai Probiviri, che mi hanno dato ragione e immediatamente sono stati destituiti dalla loro funzione. Poi mi sono rivolto ad un giudice che mi ha dato ragione con ordinanza d’urgenza. Il Partito ha intrapreso allora la causa “nel merito” che con tutti i cavilli disponibili nel sistema italiano non è stata mai definita in oltre 15 anni.
    Continuo quindi a non capire di cosa parli il nostro “amico” Nino anche se mi interesserebbe in quanto il livore gratuito è uno dei peggiori mali endemici dei sardi. Ma non me ne faccio un problema in in ossequio al vecchio “diciu” di mio nonno: “su molenti d’as a binci de talentu ma non de abetia”….

  • E ita seu il tuo commercialista per tenere aggiornata la tabella delle tue migrazioni politiche? Un dato però pare assodato: non ribatti con successi alle “sperimentazioni tutte fallite”.
    Sardisti diffusi, forse anche confusi, ce ne sono molti e da più di 40 anni. Tu da circa 20 anni (stra)parli del PSD’Az perchè è fallito il tuo progetto di annientarlo ed io confuto questo Efisio Pilleri (non la persona fisica che non mi compete e rispetto) ti piaccia o non ti piaccia.

  • A Corda: so benissimo della manifestazione contro Equitalia, hanno fatto bene.
    Dire “imprenditori” in Sardegna è una parola grossa. Il mio discorso verteva sulle “soluzioni” proposte da una parte dell’indipendentismo, di impronta statalista, verso i grandi temi dell’amministrazione della cosa pubblica a livello regionale.
    Manifestare e lamentarsi va bene, ma bisogna anche proporre soluzioni e contenuti ai problemi.

  • Efis Pilleri

    Caro Nino che non ho il piacere di conoscere (o di ricordare) vorrei capire, per mia curiosità, a quali sperimentazioni ti riferisci nei riguardi di chi si professa sardista ed indipendentista, pubblicamente, da circa quaranta anni. Chiunque tu sia, continua a starmi alla larga e, se puoi, evita anche di parlare di me.

  • Efis Pilleri è uomo dalle sperimentazioni plurime, tutte fallite.
    Starne alla larga è sana operazione di prevenzione pena emularlo nei suoi default.

  • Proprio ieri il Sole 24 Ore lamentava la mai attuata politica di defiscalizzazione per le imprese finalizzata a fare ripartire l’economia italiana.
    L’autorevole testata metteva in evidenza la contrapposizione fra grandi gruppi e piccole realtà e poneva l’accento sulle difficoltà delle piccole aziende nel far fronte ai problemi di accesso al credito e ai costi di produzione dettati da energia e trasporti.
    Veniva riconosciuta la mancata attuazione delle aree franche puntuali come accaduto in Sardegna a favore della già ricca Milano.
    I Baroni sono tornati, è vero, e non sono sardi bensì italiani colonialisti che sempre più spesso incontriamo in tutta la nostra terra.
    Gente che vede solo business, che con aria sprezzante guarda le nostre genti, i nostri paesi, i nostri territori incontaminati.
    In questo contesto c’è sempre una maggiore presenza di sardi servi, che sono felici di potere affrancarsi dalla barbarie sarda e farsi aiutare a crescere come persone civili dagli incivili italici.

  • Efis Pilleri

    Interessante, come sempre, l’analisi. Peccato che per il Comune di Cagliari il Partito Sardo D’Azione si sia schierato con largo anticipo, senza SE e senza MA, con baroni e feudatari locali…

  • Davide Corda

    Bomboi come al solito non riesce a togliersi gli occhiali della contrapposizione ideologica, proprio nel giorno in cui i movimenti indipendentisti manifestavano a fianco dei piccoli imprenditori sardi.
    In Sardegna non esistono solo i grossi gruppi imprenditoriali (con i quali va assolutamente intrapreso il dialogo), al contrario il settore produttivi è talmente polverizzato da far perdere il senso alla parola ‘padrone’.
    Il vero padrone in Sardegna è lo Stato italiano, nessun altro.

  • Pienamente d’accordo sull’articolo con quanto vado sostenendo da tempo, se l’area politica riformista non riuscirà a coalizzarsi e stringere un patto di sviluppo con le forze economiche del territorio, la Sardegna rimarrà ferma. Siamo nelle mani di una classe dirigente che confonde lo sviluppo con il consumo, e l’etica con l’assenza di scrupoli.
    E’ un retaggio del vecchio politicantismo ma che ormai è diventato parte del dna locale. I trasporti sono uno dei tanti esempi di asservimento politico.

    Purtroppo il resto dell’indipendentismo è ancora inquinato da pregiudiziali ideologiche che gli impediscono di leggere la struttura politica ed economica reale dell’isola. Se i maggiori partiti sono asserviti ai poteri economici, quelli indipendentisti invece propongono assurde ed anacronistiche politiche stataliste, quasi che l’imprenditore sia sempre e solo “il padrone del capitale”, come nella retorica del secolo scorso.
    Un Partito Nazionale Sardo in futuro dovrà lavorare per una via di mezzo dettata dal buonsenso.

  • È probabile che mi sbagli.
    A Cagliari intendiamo appoggiare un candidato sindaco che può avere anche tutte le buone intenzioni nei confronti della città, ma in ogni caso vincolate alla partitocrazia italica.
    Certo vi è che, essendo appoggiato massivamente da taluni, non potra’ fare sgambetti ai suoi sostenitori, pena una prematura caduta della propria giunta.
    E i cuginetti di Onorato? Staranno a guardare? Non credo.
    Quale fronte a mare si prepara per la città?
    E quale sviluppo urbanistico?
    Il PSd’Az?
    Quale inquietante quadro fatto di silenzi e taciti accordi.
    Forse alla fine l’astensione risulterà la soluzione migliore.

  • Gentile Gregorini,
    voi il programma l’avrete pure scritto…
    Ma il manico, con Fantola sindaco, non l’avrete certo voi.
    Tutto è nel segno della continuità con Floris e Zuncheddu. E nulla lascia intravedere qualcosa di diverso.

  • Kirkeddu, in cui contesto in cui, per pura contrapposizione politica, c’e’ chi si augura che un’azienda come Tiscali chiuda i battenti, come si possono promuovere le aziende sarde? Non lo dico per fare polemica, ma perche’ e’ quello che ogni tanto mi capita di sentire in giro. Inoltre c’e’ la credenza diffusa che un forestiero possa fare meglio di un sardo. Invidia, mancanza di autostima e di orgoglio sono da sempre dei grossi difetti dei sardi. Per questo motivo il popolo sardo e’ facilmente manipolabile dall’esterno. Continuo a pensare alle scorse elezioni regionali come una grossa campagna manipolativa, in cui ci hanno addirittura portato a disprezzare la nostra stessa bandiera.

  • Hai citato tre esempi significativi, Moratti, Onorato e Cofely, di becero colonialismo, che purtroppo, anche se in forme diverse persiste ancora nel 2011. Ma non cambia la sostanza, di colonialismo pur sempre si tratta, che soffoca le imprese sarde ed divora le risorse pubbliche in cambio di un tozzo di pane e qualche prebenda per qualche proconsole locale. Ma quando la classe politica regionale deciderà di sollevare la testa e deciderà di promuovere le imprese sarde, quelle che producono reddito che rimane in Sardegna? Paolo, spero che le tue parole trovino il meritato ascolto.

  • Antonello Gregorini

    “il rapporto esplicito tra la politica e l’impresa, rapporto che veniva giocato sull’impegno dell’impresa a fare reddito (e a non consumarne) e della politica a difendere questo ceto laborioso, attraverso politiche di efficienza e di coesione.”

    SU QUESTO CONCETTO A CAGLIARI ABBIAMO SCRITTO UN PROGRAMMA PER L’EVOLUZIONE DEI PROSSIMI ANNI.
    E’ un concetto che apparentemente dovrebbe essere banale, ovvio. La realtà é diversa e i rapporti fra le parti sono conflittuali.
    La buona politica media e migliora il capitale sociale, la cultura e il civismo.
    Ma, dov’é la buona politica? Giace malata in un lettino d’ospedale!

  • La politica di destra e di sinistra mira, da sempre, alla conservazione dei privilegi ed il modo per farlo è mantenere tutto sotto coperta. Sperare in una loro frantumazione EST OZU PELDIDU.
    Il Partito Sardo D’Azione deve stringere le cinture ed uscire in campo aperto. L’azione del gruppo consiliare che da segnali in crescendo di aperta insoddisfazione (e non basta) deve essere supportata da una forte proposta politica, ad horas, per incidere.
    Aiò Giovà trumba focu!

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