Hanno vinto i ricchi. Adesso saranno anche i più potenti. PS: nuovo materiale elettorale nello spazio dedicato

31 gennaio 2013 07:263 commentiViews: 3

Ieri in Consiglio regionale si è realizzato l’effetto dell’accordo tra la Destra e la Sinistra. Ovviamente Destra e Sinistra in Italia e in Sardegna non si accordano, come negli Stati Uniti su alti obiettivi, come il fisco, ma su piccoli e circoscritti interessi. E così ieri il Consiglio regionale ha stralciato dalla legge elettorale il Capo I della legge, relativa al sistema dei poteri, e il Capo III relativa al conflitto d’interessi. Una scelta mascherata dalla volontà di fare in fretta, motivata invece dal convergere di destra e sinistra sul non regolare il rapporto tra ricchezza e potere e sull’incapacità di immaginare insieme un sistema di poteri equilibrato.
È falso l’argomento dell’urgenza. Qualsiasi legge elettorale si vari, non entra in vigore prima di 90 giorni. Quindi, se Cappellacci cadesse domani sulle province, per esempio, si andrebbe al voto entro i sessanta giorni successivi e con la vecchia legge (non è vero che è inapplicabile).  Quindi, semmai fare la legge adesso significa dare ossigeno a Cappellacci.
La verità è dunque nella volontà del ceto dei potenti e dei ricchi di produrre una legge che regoli il solo meccanismo del calcolo dei seggi a partire dai voti senza avere fastidi nella regolazione del rapporto tra potere economicoe  potere politico e senza addentrarsi nella drammatica concentrazione di poteri in capo al Presidente della Regione che l’attuale normativa prevede. I cittadini rimarranno indifesi rispetto al super Presidente, ma i ceti forti avranno la possibilità di sedere in Consiglio a difendere direttamente i loro interessi. Ieri ho capito perché Berlusconi è il mostro generato dal suo presunto opposto.
Riporto di seguito il mio intervento di ieri in Aula:

“Grazie Presidente. Colleghi, io sono a dir poco sconcertato dalla modalità con cui questo Consiglio procede dinanzi alla responsabilità di scelte serie, perché niente impediva che si procedesse allo stralcio della prima parte e della terza della legge elettorale, ma che si decida di farlo ora e che si impedisca la discussione generale della legge nella quale era possibile confrontarsi su questa posizione, e invece lo si faccia a sera tarda in maniera precipitosa e su una richiesta pregiudiziale, mi pare non solo sconcertante ma prepotene.

Però, nel merito, io, Presidente, devo dichiarare che sono contrario, sarò il solo a non votarla, ma vorrei ricordare all’onorevole Uras che ci ha detto di volere una legge elettorale subito per mandare a casa Cappellacci, che ci sono persone qua dentro che hanno affrontato questo argomento con la sua stessa preoccupazione. Io da due anni dico che questo Consiglio deve rivolgersi nuovamente all’elettorato e in virtù di questo, con tanti colleghi, ho messo su una legge elettorale. La legge elettorale non è meramente il calcolo della proiezione dei voti degli elettori sui seggi, non è meramente il meccanismo che determina la minoranza che governerà il popolo sardo, (noi, infatti, siamo la minoranza eletta a governare una grande maggioranza, il nostro popolo), non è solo questo. La legge elettorale deve garantire, per esempio, l’eguaglianza dell’accesso dei cittadini a queste cariche; la ricchezza, on. Uras lei lo sa, determina una differenza di accesso, una differenza di diritti a partecipare ad una campagna elettorale, che deve essere sanata da una legge di garanzia. Un uomo senza ricchezze è svantaggiato rispetto ad un altro che ne ha tante; ma soprattutto, un uomo con molte ricchezze ha ragionevolmente un contrasto tra i suoi interessi e quelli generali, per cui deve esistere una legge che disciplina la sua partecipazione alla vita delle istituzioni che prendono le decisioni per tutti. Noi rinunciamo, non si capisce per quale ragione o meglio la si capisce, a ragionare in una legge elettorale – differentemente da quello che si era previsto nella norma studiata in Commissione – a ragionare sul naturale conflitto tra chi esercita alcune funzioni (per esempio, amministratore delegato di un’impresa sanitaria, o di una catena di supermercati che domina più del 30% del mercato) e chi non le esercita, tra chi non ha interessi contrastanti con quelli generali e chi invece li ha, quando chi non le esercita si presenta ad una campagna elettorale e ci rinunciamo nonostante si potesse regolamentare subito e bene la materia, emendando gli articoli e non tagliando i capi della legge, non menomandola. Dunque si taglia questa parte sui conflitti di interesse e si taglia anche la parte, colleghi, perché lo sappiate, sull’equilibrio dei poteri, cioè da una parte si decide di non decidere sull’uguaglianza dell’accesso alla competizione elettorale, dall’altra dopo otto anni di discussioni qua dentro sull’equilibrio dei poteri, si rinuncia nell’ordine, vorrei che lo sappiate, perché è chiaro che non l’avete letta, si rinuncia per esempio a che sulle nomine fatte dal Presidente della Regione i consiglieri regionali possano procedere a degli esami a verificare i requisiti dei nominandi, si rinuncia a che i consiglieri regionali siano informati delle variazioni di bilancio, perché voi sapete, perché l’avete sperimentato in otto anni, che un conto è il bilancio formale votato qui e un conto è il bilancio vero fatto in Giunta di cui voi non sapete nulla, si rinuncia all’articolo in cui il Consiglio regionale partecipa alla produzione dei documenti e degli atti di programmazione delle risorse europee, si rinuncia alla norma di raffreddamento delle dimissioni del Presidente della Giunta per cui il prossimo Presidente della Giunta minaccia le dimissioni, le presenta e scioglie il Consiglio. Si rinuncia anche a discutere di questi argomenti, si rinuncia a dire di quanti Assessori è composta la Giunta e si rinuncia a dire se vale l’incompatibilità o la compatibilità, si rinuncia a imporre alla Giunta, lo dico alle colleghe donne, che ci sia l’uguaglianza, almeno per una soglia superiore a uno, di genere nella Giunta, si rinuncia a tutto questo. E perché si rinuncia? Perché qualcuno era contrario? Si rinuncia perché ci sono due, tre articoli di cui non si vuole parlare, o tre o quattro, che riguardano persone che hanno aziende in contrasto con l’interesse della Regione, o un altro perché c’è la soglia dei 5 milioni di fatturato, e di questo non si vuole parlare perché si ha paura di confrontarsi su questi temi. Io ho fatto un referendum quasi da solo la volta scorsa, l’ho fatto”.

 

3 Commenti

  • Caro Professore, senza tante perifrasi sono i numeri che contano. La democrazia è dittatura della maggioranza.
    Si, hanno vinto i ricchi, diventati tali con le tasse pagate dai poveri. E’ la storia che si ripete. Bisogna lavorare pancia a terra per avere i numeri ed insediarsi a capo tavola.

    Lasciamoli perdere tutti (anche l’operazioncina per l’invio del commento concorda 9-9= 0) e parliamo alla gente.

  • Evelina Pinna

    Questa è cattiva politica, è politica senza qualità, competenza ed onestà, senza vincoli di mandato, in cui i politici in carica, detto molto empiricamente, saranno quanto meno tentati di influenzare le ricompense dei politici futuri, portando alla prostituzione dei mandati, alla corruzione e all’abuso di ufficio. I malgoverni metteranno il seme di governi sempre più cattivi, perpetuando il binomio di furbizia e scaltrezza, come correlazione negativa tra le due qualità peggiori ma intriganti. Com’è possibile oggi farsi illusioni sulle qualità intrinseche dei candidati? E’ verosimile che “dietro ogni modello di fallimento di un governo c’è il presupposto di un’estrema stupidità degli elettori”. Noi elettori garantiamo la maggiore fornitura della risorsa più scarsa. E la cosa peggiore è che spesso da tale tipo di politica dipende la pericolosità dell’apparato burocratico; alla faccia della meritocrazia! Un famoso politologo ha detto che “la corruzione della burocrazia è semplicemente il risultato di un sistema attraverso il quale, il cleptocratico leader politico di turno estrae i suoi proseliti tra i cittadini privati, apparentemente al di sopra di ogni sospetto”. In questo modo le elezioni e i concorsi si equivalgono nel trucco. Forse noi elettori dovremmo impegnarci a rompere questi equilibri tanto banali quanto rovinosi per la società. Penso che alla fine, il problema di sempre sia la rassegnazione che dato il gran numero di elettori, nessuno di noi sia abbia la possibilità di influire singolarmente sul risultato elettorale di gruppo. L’elettore si sente debolmente strategico di suo. Invece forse è arrivato il momento di fare necessità virtù e conciliare la sincerità condizionale del voto con gli obiettivi del voto stesso e cioè di volta in volta con la verifica dei risultati raggiunti. La regola del bastone e la carota.

  • La storia si ripete: non dimentichiamoci che baffetto ha tenuto nel cassetto la legge sul conflitto di interessi per rispettare gli accordi con arcore.

    Quello che non riesco a capire è il fatto di avere lasciato i colleghi di commissione a lavorare per mesi per esitare una proposta completa e compiuta, per poi buttarne via la metà.

    Potevano dare indicazioni o esprimere prima le loro perplessità, come pure il prof gianmario poteva tenersi informato (e sicuramente lo era), ma evidentemente gli ordini superiori non erano ancora arrivati.

    Staremo a vedere dopo le elezioni quali “posti che contano” riserveranno ai nostri baldi servitori, e quali servitori sceglieranno (sicuramente quelli che avranno usato maggiormente la lingua (?!?).

    Sentiremo sicuramente le proteste degli esclusi, che si leveranno alte se non altro per difendere la faccia, ammesso che ne abbiano ancora una, dopo avere dato spettacolo scodinzolando dietro al big di turno durante la campagna elettorale.

    Bene abbiamo fatto ad andare da soli, la dignità non si compra nè si fa comprare.

    Forza paris

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