Guerriglia e proposte di governo

15 novembre 2012 07:304 commentiViews: 2

Il bollettino di guerra di ieri, proveniente dalle piazze di tutta l’Europa, fotografa esattamente la crisi della politica italiana e europea.
In primo luogo risulta chiaro che la crisi finanziaria legata alla vendibilità (credibilità) dei titoli finanziari ha consumato rapidamente gli spazi dell’economia dello scambio di beni e di servizi.
In secondo luogo risulta sempre più chiaro che l’Europa ha certamente bisogno di una moneta unica e di una maggiore coesione politica, ma ha anche bbisogno di monete specializzate e complementari per i suoi micro-mercati e per le sue “nazioni interne” che non vogliono essere trasformate in anonime assemblee di consumatori acefali.
In terzo luogo, l’Europa e l’Italia soprattutto, rifiuta di parlare apertamente dell’unico modo che ha di recuperare produzione industriale e occupazione. L’Italia rifiuta di parlare del costo del lavoro, di cuneo fiscale e di tutto ciò che a questo è collegato. Senza una riflessione profonda sul costo del lavoro e sul costo dei servizi non esiste alcuna proposta seria per il futuro.
Dinanzia a tutto questo, può dirsi che esiste una proposta di governo e un ceto politico dotato del sapere, della competenza e della credibilità necessaria per sostenere la sfida?
No. Questo ceto non c’è o se c’è, cosa più probabile, non ha la forza per farsi notare.
La conseguenza è l’espressione primitiva del dissenso: la violenza, con tutti i miti, gli ideologemi e gli alibi che da sempre la accompagnano.
In Sardegna i fatti del Sulcis sono l’antipasto, a meno che non si abbia la capacità e l’intelligenza di andar alle urne per consentire l’espressione democratica e pacifica del dissenso.

4 Commenti

  • La Consulta rivoluzionaria? Un raduno di ORFANI DEL CONTRIBUTO.

  • E chi dovrebbe andare al governo la consulta rivoluzionaria? invece di cappellacci ci mettiamo felice floris? servono proposte credibili e non inni a metà tra la fantasia e l’immaginazione: siamo tantissimi urlavano dal palco e se la matematica non è un opinione erano circa 800 persone. Il problema non era tanto il ridotto numero di aderenti, ci poteva stare, ma la colpevole e consapevole bugia di chi era sul palco che vedeva bene la situazione ma continuava a mascherarla: e allora se non riesce a dire la verità neppure sul numero degli aderenti come faccio a crederti sul resto?

  • Non si tratta di crisi determinata dalla sola inconsistenza bancaria, ma dovuta ad un limite effetivo ed oggettivo: la mancanza di produttività primaria.
    Il perno consiste solo nella effettiva impossibilità e difficoltà a produrre oramai beni primari, da lì ne consegue tutto il resto.

  • Carlo Deidda

    Purtroppo i cittadini in questo periodo stanno acquisendo sempre più consapevolezza di quali delitti abbia compiuto la classe politica in nome e per conto di una finanza tecnicamente fallita. Ci volgliono far credere che sia una crisi del debito pubblico mentre al contrario trattasi di crisi da debiti privati e insolvenze(banche e assicurazioni in primis). Basti pensare che il rapporto debito/PIL della Spagna prima di iniziare operazioni di austerity e salvataggio banche era pari ad un invidiabile 60%. Salvare gli istituti finanziari a tutti i costi sta determinando una recessione a livello mondiale che a breve interesserà in pieno anche la Germania. E fra un pò sarà anche troppo tardi per invertire una rotta che ci porterà dritti dritti verso una depressione stile anni 30. Se pensiamo che la soluzione a tutto questo sfascio poteva essere la semplice nazionalizzazione degli istituti fallimentari (con tutela del pubblico risparmio)vengono i brividi nel vedere che invece sacrificano nazioni intere pur di mantenere lo status quo finanziario. La classe politica come tu affermi è impreparata di fronte alle furbizie della scaltrissima classe finanziaria.. Io aggiungo che a volte è anche compiacente e collusa… Ma la storia come sempre ha fatto nei secoli passati farà il suo corso anche stavolta

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