Gli sprechi della Regione: l’acqua, il lobbismo di Abbanoa, e la vecchia Sardegna It. Dice il saggio: a buffare a su tzilleri, a coddare a casinu

22 luglio 2010 07:5620 commentiViews: 215

098Me lo aspettavo. Ieri ho parlato di Abbanoa; oggi Abbanoa, ossia due persone di Abbanoa che siedono nel Consiglio di Amministrazione, riescono ad utilizzare La Nuova Sardegna per contrattaccare. Qual è lo schema? Alla domanda: chi ha fatto i debiti di Abbanoa? Si risponde, attraverso l’ignara giornalista che sente solo una campana, in questo modo: li ha fatti la Regione. Ma non basta: per condire meglio la pietanza avvelenata si fa un passaggio a sinistra: si paventa la privatizzazione dell’acqua, in modo da legare questo CdA, solo in parte rinnovato rispetto al vecchio, alle proteste di popolo per l’acqua pubblica. In questo modo, gli oligarchi dell’acqua diventano i Robin Hood del rubinetto e continuano nelle loro consuete pratiche debitorie.
Alcune domande: a Cagliari si vota l’anno prossimo. Chiunque si candidi a fare il sindaco dovrà spiegare quante bollette si pagano a Cagliari, perché si pagano e perché non si pagano, dove non si pagano e quando. A Sassari si è già votato: bisognerebbe capire chi gestisce realmente l’acqua a Sassari, chi ha fatto le assunzioni, chi le promozioni ecc. ecc.
Evidentemente, con la confusione tra la responsabilità della gestione e la possibilità del parziale e marginale ingresso dei privati, si vuole fare in modo di non fare chiarezza sulla gestione. E invece chiarezza sarà fatta, ma adesso in un modo diverso: ci cerchiamo le firme in Consiglio e attiviamo una Commissione d’inchiesta sull’acqua. Una commissione che chiarisca assunzioni, gestioni, mancata adozione del Piano industriale, sedi e proprietari delle sedi occupate da Abbanoa ecc. ecc.
Continuando a dar conto degli sprechi regionali, riferisco ciò che ha dichiarato il nuovo amministratore di Sardegna It, il dott. Barone. Dopo aver detto che Sisar è un sistema vecchio e oneroso (in una parola, abbiamo buttato una quantità inimmaginabile di soldi); dopo aver detto che ogni assessorato va un po’ per conto suo nelle Ict, dopo aver dichiarato di aver trovato la società priva di procedure indispensabili per il suo funzionamento; dopo aver detto tutto questo, ha dichiarato che il personale al 31.03.2009 ammontava a 218 unità, tutto assunto da short list (o short fuckist che dir si voglia) di cui 92 a tempo indeterminato, 39 a tempo determinato, 57 con contratto a progetto e 30 con partita IVA. Di questi, tanto per parlare delle clientele al tempo dell’impero, solo 51 laureati tra quelli a tempo indeterminato (a proposito del premiare i meritevoli), e 20 tra quelli a tempo determinato, i quali (laureati) invece abbondavano tra i contrattisti a progetto (48) e quelli dotati di partita Iva (24). Poi si è soffermato sulle competenze di questo personale assunto dalle SL F (short list fuck): per farla breve, ne ha mandato via più di 80 perché non avevano le competenze che servono alla società. La commissione ha chiesto di acquisire l’elenco delle comptenze espulse.

20 Commenti

  • Per Giulia Parisi: la ringrazio di aver posto le sue osservazioni che mi danno così modo di spiegarle meglio la mia opinione. Premetto di non far parte di alcun movimento politico. Anni fa ho semplicemente riunito una serie di persone in Sardegna che condividevano l’ideale di immaginare un indipendentismo diverso ed in linea con i maggiori nazionalismi internazionali: più liberaldemocratico; meno frammentato; pragmatico; rispettoso delle istituzioni religiose e di tutti quegli ambiti troppo spesso giudicati con approssimazione (come i nostri militari); ma anche più cosmopolita, sinceramente europeista e più attento alla cultura di governo. I pochi mezzi non ci hanno fin’ora consentito di essere più incisivi rispetto ad alcuni dettagli che nel tempo siamo comunque riusciti ad introdurre nel dibattito identitario Sardo (peraltro molto scarso e litigioso). – La mia opinione è quella che esiste in quasi tutto l’occidente: che un bene essenziale come l’acqua non può essere privatizzato ma che, tuttavia, le reti di distribuzione possono essere oggetto di liberalizzazione (sia verso privati che verso terzi enti pubblici). Si parla quindi di gestione integrata. Nella normativa italiana contestata dai promotori del referendum sull’acqua pubblica, non scorgo -in verità- una privatizzazione dell’acqua in quanto tale. Ma a parte ciò, bisogna rapportare il tutto alla situazione Sarda: a ciò che sono stati gli enti idrici precedenti per la nostra politica, che cosa è l’attuale Abbanoa e qual’è il rapporto costi-benefici dell’operazione della Giunta Soru sulla bolletta dei cittadini e sulla qualità del servizio offerto. Per poi rapportare ancora il tutto a quella che è la cultura sociale, legislativa, politica e burocratica italiana nella gestione della macchina pubblica. Io credo che l’Italia sia proprio uno degli stati che le vere liberalizzazioni le teme, e proprio per il parassitismo politico radicato nel corso degli anni in certi costumi che ormai anche la Pubblica Opinione considera “normali”. La verità è che non c’è nulla di normale nella gestione politica e parassitaria di un ente pubblico. Con ciò non intendo dire che i promotori del referendum siano in malafede, credo però che indirettamente fungano da cassa di risonanza proprio per quella politica (di CENTRO e di sinistra, ma anche di destra) che dalla Prima Repubblica ad oggi ha maturato una particolare esperienza nella replicazione del potere sul territorio. E questo quadretto per un indipendentista che si rispetti non può passare inosservato.

  • Giulia Parisi

    @ Bomboi Adriano
    Lei dice:
    “Io spero che si presenti la realtà delle cose: che la gestione totalmente pubblica delle reti ha fallito, che essa non esiste in quasi tutto il mondo civile e che allinearsi al conformismo di chi avversa la privatizzazione significa fare il gioco del vecchio carrozzone clientelare.”

    Non ho capito la sua posizione. Lei è a favore della privatizzazione di servizi fondamentali come l’acqua? Dal poco che ne capisco lo Stato democratico dovrebbe essere teso a garantire il benessere dei cittadini mentre l’impresa privata ha come obiettivo primario la realizzazione di guadagni privati. Secondo lei è saggio mettere in mano al capitale privato un bene primario come l’acqua? Io credo che non lo sia. E credo che la motivazione che lei porta, quella che lei definisce “la realtà delle cose”, non basti per lavarsene le mani e dare tutto in mano alle multinazionali. Forse sono un’ idealista ma ritengo che sia più giusto combattere le logiche da carrozzone e battersi perchè la classe politica torni ad una più equa gestione della cosa di tutti piuttosto che affidarla, ingenuamente o per pigrizia o per interesse, nelle mani di una SpA. In ciò non mi sembra di essere conformista a logiche di potere. E poi posso chiederle cosa intende per “vulgata della sedicente “acqua pubblica”” e “luoghi comuni dei promotori dell’acqua pubblica”? Sembra sottindere che chi come me è favorevole ad un servizio pubblico sia in malafede. Io non ho interessi da difendere se non quello del diritto mio e della mia gente a un bene primario come l’acqua. Concludendo, devo pensare che il movimento indipendentista di cui fa parte abbia in mente il modello da lei accennato per quando la Sardegna sarà libera e indipendente?
    Cordialmente

  • Piero Atzori

    Certo è che chi si pone l’obiettivo dell’indipendenza della Sardegna dovrebbe fare i conti con il parassitismo sociale della classe politica attuale, che ha occupato ogni ganglio sociale per proprio tornaconto personale. Molti indipendentisti a me sembrano troppo tolleranti verso il parassitismo di marca italica che caratterizza non pochi politicanti isolani.

  • Piero Atzori

    Un partito che punti all’indipendenza della Sardegna mi pare che debba dimostrare ai sardi una netta discontinuità con la prassi italiota e debba cercare di farsi beffe di quanti intendono solo circuirlo. Bene ha fatto il Psd’az a smarcarsi dal ruolo museale che gli è riservato da parte di certa sinistra. Una sinistra che piange e fotte, maestra nell’arte mistificatoria. Adesso anche l’acqua è diventata torbida!

  • Piero Atzori

    ‎”Lo Stato è la grande finzione grazie alla quale ognuno cerca di vivere alle spalle degli altri” Frédérich Bastiat.
    Se intendiamo ricavare denari per una sana politica per la ripresa economica occorre anche rintuzzare il parassitimo sociale.

    Nelle oscure dinamiche di un potere diffuso e poco liberale che vuole farsi chiamare “democratico”, la politica sta utilizzando lo Stato per vivere in maniera parassitaria. I sardi ne sono vittima più di altri, lo stiamo vedendo. Anche l’acqua, oltre al vento, oltre alla sanità ad esempio, viene gestita in maniera parassitaria dalla classe politica, dalla casta. Il Psd’az stia pure dentro questi organismi parassitari, ma solo per scardinarli dall’interno, se no è in linea con gli altri partiti. Occorre dire alla politica: giù le mani! E occorre dirglielo e ripeterglielo perché non c’è verso, i più rimettono le mani nella marmellata.

  • Non commento la posizione del consigliere sardista in Abbanoa anche perché non lo conosco e non posso giudicare. Il mio era un commento in termini generali. Ma è chiaro che anche il PSD’AZ dovrebbe essere chiamato ad analizzare la sua posizione. Se, come dice Maninchedda, il partito si trova in una fase di “guerriglia”, più che di guerra al bipolarismo italiano (e posso capirlo vista l’esiguità del PSD’AZ in termini numerici), alla guerriglia va associata però (dove possibile) una presenza di funzionari capaci che poi andranno a ricoprire alcuni luoghi chiave. Intediamoci, lo spoil system non è un reato nel senso stretto della definizione, ed esiste anche nelle democrazie più avanzate (come gli USA). La differenza è che quì il clientelismo (più che spoil system) non ha lo scopo di condurre in maniera esemplare un dato ente (anche per via di una legislazione diversa, sia sul piano delle sanzioni che della trasparenza), ma ha solo lo scopo di gestire il consenso ma anche…il compenso! Quindi il portafoglio di chi materialmente andrà a ricoprire un ruolo di responsabilità. A ciò poi si abbina anche il discorso sindacale. Certamente il costo dell’esito di Abbanoa finirà quasi inevitabilmente sulle spalle di tutti. Oggi le domande dovrebbero essere: si poteva evitare? Si può evitare nel prossimo futuro? Un nuovo modello di gestione integrata può effettivamente migliorare la situazione? Ma come indipendentisti il discorso potrebbe essere esteso a: Abbiamo interesse acché vengano ridotti gli spazi entro i quali i partiti italiani perpetuano il loro potere nel territorio?

  • Stefano De Candia

    la domanda che ci si dovrebbe fare seriamente è la seguente:
    preso atto dello stato di totale impossibilità a continuare di Abbanoa Spa a causa della enorme situazione debitoria, posto che le cause del disastro, assolutamente note a tutti quelli che dovevano sapere…, in questo momento non possono in alcun modo favorire un ripristino della situazione in termini accettabili… cosa accadrebbe se Abbanoa fallisse come sarebbe giusto succedesse ad una spa normale?
    Io penso proprio nulla di nulla… come al solito i debiti andrebbero a pesare sulla colletività e si ricostruirebbe una nuova società che se pubblica in breve tornerebbe a ricalcare il carrozzone appena distrutto, se privata farebbe ricadere i debiti sui cittadini e si terrebbe solo gli utili ( Alitalia docet) per poi probabilmente lucrare in modo smodato su di un bene pubblico…
    In definitiva sapere se ha fatto peggio, o meglio a seconda dei punti di vista, il cdx o il csx nel depredare il depredabile l’unica cosa che si può fare è mandare tutti a casa, affidare la gestione a manager veri con obiettivi e poteri per raggiungere quegli obiettivi e far uscire immediatamente la politica da Abbanoa inserendo un’unico vincolo e cioè che l’acqua in Sardegna non sarà mai e poi mai un business da sfruttare per nessun privato in alcuna forma compartecipativa o altro.
    Fatto questo si manda a casa tutto il cda, e si risparmiano gli emolumenti, si ottimizzano le sede, troppe e troppo costose, e si pagano i professionisti per fare il loro lavoro, gli si dà un tempo e gli si chiedono risultati altrimenti a casa!
    Ma la politica, anche quella che si lamenta oggi a quest’orecchio non sente, altrimenti perderebbe la capacità di autoreferenzialità che la contraddistingue…
    Mi piacerebbe sapere, Nino, i criteri con cui Franco PIretta è stato scelto dal mio partito per fare il consigliere d’amministrazione e non io o tu, penso che entrambe avremmo avuto titoli per farlo…, questo non toglie che Franco non possa essere capace e forse fin troppo superiore alla media del cda Abbanoa, ma come per noi anche per gli altri i criteri di selezione non sono chiari o meglio non corrispondono all’eccellenza ma alla semplice autoreferenzialità…
    Se la smettessimo solo di indignarci e facessimo davvero qualcosa per pretendere chiarezza cominciando da noi sarebbe molto meglio…

  • piero atzori

    Ringrazio NINO per la risposta anche se i dati non sono precisi e non dice da dove li ha tratti. Dovrebbero essere PUBBLICI! Sulla critica dell’abbaiare alla luna devo ritenermi touché, considerato che sono “un cane sciolto”, dunque libero di criticare il sistema del partitismo che ci ha condotto a questo punto. Ho l’impressione che, come osserva giustamente Bomboi, il sistema dei partiti agiti come specchietto per le allodole la privatizzazione dell’acqua, che poi sarebbe solo una partecipazione, per perpetuare l’occupazione del settore che porta tanti consensi e potere e non solo. Il Psd’az si faccia da parte per non essere associato ai vari Lai. I Lai che si rinchiudano in quel di San Francesco a SS.

  • Non ho il dato esatto degli emolumenti dei consiglieri di amministrazione ma non sarebbe lontano dal vero quantificarli pari allo stipendio di un insegnante con 15 anni di anzianità, il doppio per il Presidente. Il quale Presidente ha i compiti dell’Amministratore delegato o unico. Questo per rammentarlo ai cultori del diritto societario che invocano tali figure come dei taumaturghi.Poco,molto? Ciascuno valuterà secondo parametri propri.
    Altra informazione è che l’attuale CDA è in parte composto da nuovi componenti nominati nel giugno del 2009, altri sono invece presenti sin dalla nascita di Abbanoa (2005) di cui il Segretario del PD Silvio Lai conosce persino il numero delle scarpe.Posto che oggi il Segretario del PD invoca a gran voce provvedimenti straordinari ci spieghi se lui, consigliere regionale dal 2004 al febbraio 2009, si è mai occupato (e doveva sia per l’incarico istituzione sia perchè ha la potestà “genitoriale” della nuova creatura societaria) di leggere i bilanci di Abbanoa e se vi ha letto tranquillità finanziaria, gestione efficiente, resa di un servizio ottimale per i cittadini. O si è fidato delle relazioni del suo Presidente che in fatto di lettura di bilanci la sovrasta di gran lunga? Comunque sia Lei la corresponsabilità dello sfascio di Abbanoa non la può nascondere abbaiando alla luna .Interrogatevi tutti, DS-Margherita-Rifondazione Comunista- Sindacati sull’uso che ne avete fatto di Abbanoa e poi ci facciamo quattro “risate” non avendo più occhi per piangere.
    Il Consiglio di Amministrazione in carica ha gestito il secondo semestre del 2009 ed oggi ha presentato il bilancio di quell’esercizio sufficientemente realistico che mette in evidenza la voragine per la quale si grida allo scandalo. Per responsabilità di chi?
    Applausi agli attuali Amministratori per everci informato del disastro che chi ha governato la Regione dal 2005 al febbraio 2009 ci ha sempre nascosto perchè funzionale agli interessi di bottega.
    La soluzione? Purtroppo andrà a scaricarsi sul portafoglio (vuoto) di ciascuno di noi; pubblica,semi-pubblica o privata che sia. E comunque l’acqua non può essere un business.
    P.S. Tore Cherchi Sindaco di Carbonia,Presidente della Provincia, Presidente dell’ANCI, per anni relatore sulla legge finanziaria al Parlamento Italiano, ha mai trovato il tempo di procurarsi i bilanci di Abbanoa? O anche lui se ne è accorto ora leggendo i resoconti giornalistici sulla chisura dell’ultimo esercizio?

  • Piero Atzori

    Molto istruttivo questo dibattito.
    Chiedo a me stesso e a chi voglia darmi risposta: posto che i cittadini vogliano vederci chiaro nella gestione dell’acqua in Sardegna, Paolo Maninchedda e chi è con lui riusciranno ad avere un sostegno sufficiente affinché in Regione s’imponga la necessità di costituire una Commissione d’inchiesta per penetrare la cattiva gestione di Abbanoa?
    Una seconda domanda si affaccia poi alla mente del cittadino e corrisponde ad un’inderogabile esigenza di trasparenza non soddisfatta consultando il sito di Abbanoa: I signori Pietro CADAU (PDL), Luciano FOZZI (?), Roberto FRONGIA (?), Marco Gicomo FUMI (PD), Francesco Enea PIRETTA (PSD’AZ), quanto ricevono all’anno per gestire l’acqua dei sardi? Se dobbiamo conoscere l’entità della fottitura, è necessario acquisire dati. Chi è che può aiutarmi?

  • Io spero che si presenti la realtà delle cose: che la gestione totalmente pubblica delle reti ha fallito, che essa non esiste in quasi tutto il mondo civile e che allinearsi al conformismo di chi avversa la privatizzazione significa fare il gioco del vecchio carrozzone clientelare. La normativa Galli nasceva proprio per strappare la gestione dell’acqua ai partiti ed all’inefficienza generale. Il Decreto Ronchi serve a dare una limata anche all’house. Purtroppo i partiti sono sempre riusciti comunque a riciclarsi all’interno dei nuovi enti (con le assurde “privatizzazioni” all’italiana, che di fatto sono pubbliche) per perpetuare lo stato delle cose. E’ comprensibile che ora molti politici sostengano la vulgata della sedicente “acqua pubblica”: temono di perdere il loro diritto di prelazione nei vari CDA degli enti controllati. Gli stessi sindacati traggono alimentazione da queste vertenze e dai possibili rischi all’orizzonte. Il PSD’AZ in quanto avversario del bipolarismo dovrebbe contrastare tali logiche di cui prevalentemente beneficeranno i soliti noti (come il PD). Mi chiedo però: il PSD’AZ ha il coraggio di opporsi ad un clima imperante (anche interno al Partito) che ormai ha assimilato i luoghi comuni dei promotori dell’acqua pubblica? Forse nò. Anche perché non ci sono i mezzi adatti e per controbilanciare a livello di comunicazione il sistema messo in piedi da tempo.

  • Evelina Angela Pinna

    Il problema che rende Abbanoa emblematica ma non per questo peggiore di altre realtà in bilico, si chiama ‘consolidamento’, strumento positivo ma abusato, politicamente sensibile, per il quale una ‘perdita d’esercizio di circa 12 milioni di euro’ (con sollecito di ricapitalizzazione di 14 mln, da coprire per 3 mln con l’ingresso di nuovi soci-Comuni e per oltre 11 mln con quote degli attuali)… è chiaramente sintomo di malagestione.
    Il consolidamento – colloquialmente possiamo dirlo – altro non è che una ‘gestione protetta’ del debito. Un perimetro tutto da ridelimitare, a mio avviso, con chiari vincoli contrattualistici dove risulti chiara la posizione di predomimanza, di chi comanda e a quali regole non si possa derogare, laddove oggi, da un lato la regione non riesce a controllare la bilancia dei conti e dall’altro la legge italiana vieta categoricamente ogni contratto di dominazione, anche quando si tratta di società in clamorosa perdita sistematica.
    Diceva Keynes in un famoso aforisma: “Se devi cento sterline a una banca sei nei guai; ma se gliene devi un milione è la banca che è nei guai”. Il quesito aperto è quanto la Regione debba esporsi presso le banche, per garantire le partecipate.
    Non può essere dubbia l’utilità del consolidamento (sollecitato anche dalla discussa manovra 2010) in capo al titolare-primo dei conti pubblici territoriali laddove e quando, senza decimare il rating di credito societario, riesca a scongiurare un fallimento, trasformando i debiti a breve termine (più costosi) in debiti a lungo termine (meno costosi e differiti). E i vantaggi a presentare bilanci consolidati, senza addentrarci in quisquiglie tecniche, possono essere molteplici. Un’amministrazione pubblica garantisce meglio di una società privata presso banche e assicurazioni, può ricontrattare all’occorrenza una diminuzione dei tassi d’indebitamento a lungo termine, oppure può emettere dei titoli, sempre a lungo termine, per rimborsare precedenti debiti a breve termine. Nella governance federalista del sistema regione s’impone oggi una stretta territorializzazione delle spese, con lungimiranza del rischio strategico di spesa.
    Quando si parla di debiti e perdite insomma… la soluzione dello struzzo non funziona mai.
    In attesa che il carteggio contabile di Abbanoa venga scandagliato e i responsabili del disastro saltino fuori, soccorrerà quì una recente Relazione della Corte dei Conti – Sezione delle Autonomie (Deliberazione n. 14/SEZAUT/2010/FRG del 22 giugno 2010) con la quale si riferisce al Parlamento sul fenomeno delle ‘partecipazioni in società ed altri
    organismi da parte di Comuni e Province’.
    Nel documento la diagnosi di sistema che intendevo sopra è precisa. La partecipazione è definita uno “strumento spesso utilizzato per forzare le regole poste a tutela della concorrenza e sovente finalizzato ad eludere i vincoli di finanza pubblica imposti agli enti locali”. L’indagine, coprendo un campione di 5928 enti tra comuni e province (72,20% del totale) e riferita al 77,41% della popolazione stanziata, negli anni 2005-2008, è riuscita ad intercettare i flussi finanziari di entrata-uscita di 5860 organismi partecipati (3787 società (64,62%) e 2073 altri organismi (35,38% tra consorzi, fondazioni ecc,)) indicizzando la performance gestionale e il grado di controllo da parte degli enti locali sovraordinati, anche in relazione alla natura giuridica delle partecipate. Il risultato più eclatante è l’iperelasticità gestoria delle partecipate, con allegria di spesa, atipica e poco riguardosa dei vincoli di spendita ripartiti tra personale, consulenze, attrezzature, disavanzi ecc. I settori più erosivi di spesa sono nell’ordine percentuale quello dei servizi pubblici locali (cultura-sport-turismo, il 63,32% in perdita ricorrente), dei rifiuti e ambiente, dei servizi idrici integrati e dei trasporti, gas e energia fanno capolino. L’esternalizzazione dei servizi caria fortemente i bilanci. Più piccoli sono i comuni maggiore è la necessità di macroaggregarsi (<5000 abitanti 60% partecipazioni) per contenere la spesa, ma più alto il rischio che in futuro, assecondando questa predisposizione, si allenti il vincolo di relazione tra chi comanda e chi obbedisce, perché incluso in una fascia demografica troppo bassa per autogovernarsi.

    La perdita reiterata riguarda ben il 22,35% delle società (il 25,61% sono Srl mentre 21,97% sono consortili. Le SpA seguono il traghetto-salvagente regionale, ripianandosi le perdite solo nel 38% dei casi; raramente queste società tornano in attivo.
    Se oggi l’acqua sta configurando in Sardegna un sistema di mercato ‘a pronti’, cioè a consegna immediata dove il cittadino nulla può sul controllo del prezzo dell’acqua, i comuni invece possono, recuperando le competenze regolatorie in capo alle società che partecipano. La spesa storica del sistema pubblico allargato su cui avviene la redazione dei conti pubblici territoriali è in relazione intrinseca con le spese sostenute da Comuni e Province.
    Se oggi, in piena manovra di assestamento, avessimo a disposizione una metodologia collaudata per misurare la territorialità delle spese da cui deriva anche la piena titolarità delle grandi imposte, oggi compartecipate dallo stato; se riuscissimo a ripulire il bilancio regionale dai costi sostenuti dai sardi per mantenere le imprese pubbliche nazionali e le amministrazioni centrali, nelle varie funzioni ed articolazioni; se insomma noi sardi avessimo un ‘sentimento fiscale’ per credere noi per primi che l’azione programmatoria regionale non riesce spesso a concretizzare interventi di stabilizzazione di larghe fasce di lavoratori proprio a causa dell’affievolimento da parte del governo centrale; se riuscissimo a dimostrare che i cicli proeconomici per l’Italia con le false iniezioni di denaro pubblico hanno determinato quelle asimmetrie di bilancio per cui è missione impossibile armonizzare il bilancio regionale con quello statale, oggi potremmo dire ‘no’ ai tagli del governo, e contrapporre la sfida provocatoria e vincente di risanare il debito pubblico spendendo.
    Una buona riforma della finanza locale, il parere è della Corte dei Conti, passerà attraverso l’adozione di un ‘piano di conti unico’ (oggi in fase di studio), che renda finalmente leggibili e in maniera univoca i conti comunali, per l’esigenza di disaggregare i singoli bilanci, filtrando quelle informazioni direttamente riferibili all’effettiva gestione (disaggregata) della partecipata. Non sarà la panacea ma spesso insorge il dubbio, senza per forza dover essere ragionieri di stato, che si camuffino consapevolmente ammanchi come debiti, perdite come disavanzi. Si sa, quello dei conti pubblici è un registro politicamente sensibile. La stessa forma abbreviata dei bilanci, è ritenuto inadeguato e insufficiente ai fini contabili. Il federalismo fiscale interno impone oggi un raccordo tra i macrosettori che compongono il Settore Pubblico Allargato; in questo i comuni sono chiamati a dare il loro contributo attraverso un precauzionale controllo dei conti economici. Non marginale sarà la segnalazione di presunti evasori fiscali.
    Un altro problema – e qui il problema è una vera e propria lacuna normativa – è la commisurazione del debito pubblico alle competenze di cassa della regione. Se è onesto dire che il debito è il lubrificante della crescita, l’indebitamento pubblico fino a quanto può spingersi e quanti anni può durare?
    Detto questo, spero che le vacanze estive portino consiglio in vista della stagione delle riforme che si inaugurerà il 7 settembre. Occorrono tante soluzioni d’impatto per riconfigurare ‘a breve termine’ i conti pubblici, attraverso criteri di spesa razionali e coerenti ai reali flussi di cassa. E’ un lavoro che va fatto alla svelta perché, come asseriva ancora Keynes ‘a lungo termine saremo tutti morti’.

  • Battista Diez

    Caro Paolo sai chi sono, e pertanto lo sai che non posso entrare nel merito, in quanto il mio ruolo non me lo permette.
    Però dopo il tanto casino di questi giorni, penso che anche noi avevamo da molto tempo manifestato tanta preoccupazione circa la situazione generale in Abbanoa.
    Vi abbiamo detto che tale situazione era già sulla via del non ritorno.
    Abbiamo fatto finta di niente, mentre come dici tù altri si facevano i cazzi loro.
    Sono molto amareggiato perchè non si è fatto niente per (riuscire almeno) a far emergere tutte le porcate dei politici di Sinistra, e di destra, senza tenere conto dei gravi problemi in Abbanoa.
    Ti voglio chiedere (come già fatto) organizziamo il Consiglio Nazionale per discutere, analizzare, prendendo una posizione netta e chiara su quello che il Partito vuole fare.
    Mi sembra che quello che sto proponendo, sia nell’interesse generale di tutto il Popolo Sardo.
    Il Partito deve farsi Promotore della non privatizzazione, ma invece mandare a casa chi della società a fatto un uso improprio.
    Ditte bene di nominare una commissione d’inchiesta, ci sarà senz’altro da lavorare.
    Scusa il mio sfogo, ma la mia preoccupazione, è che per colpa di qualcuno a piangere sempre è il Popolo Sardo, mentre altri ridono (arricchendosi)dei Sardi non gli può fregare un cazzo.

  • Piero Atzori

    Benissimo Paolo Maninchedda, ottima iniziativa questa di una Commssione d’inchiesta per fare chiarezza su Abbanoa. Sul termine “lobbismo” direi che se il lobbismo fosse trasparente, ossia decifrabile da parte del comune cittadino, non avrei nulla in contrario, lo accetterei. Il fatto è che in Abbanoa le acqua sono torbidissime, est a narrer buluzzadas e fintzas luadas. Io parlerei piuttosto di consorteria e di spartizione legalizzata frutto di partitismo. Se i partiti esistono per spartirsi le varie torte e affamare i poveri che vadano tutti al diavolo, menzus nudda.
    Si inizi con Abbanoa, si continui con l’Arst e si prosegua con le varie partecipate in house o no, di livello provinciale e comunale. Penso ad es. alla Sogeaal sempre in perdita, con il Consiglio di amministrazione gestito da politicanti.

  • Onore a chi ha la schiena dritta e non ha paura di sollevare coperchi a pentole che puzzano, io ho solo una speranza, che almeno la magistratura, se può e se vuole, metta mano a queste nefandenze..
    Che dico a mia figlia che si è diplomata quest’anno??
    Lascia perdere l’università, ti becco un accozzo e ti faccio assumere da Abbanoa o da sardegna IT ecc.
    Per non parlare di quelli di sviluppo Italia o chi per loro..
    Oggi che sono in disgrazia, poverini, protestano sotto il consiglio Regionale Ieri leccavano il culo al senatore e all’onorevole di turno, in certi casi facendo pure i galoppini, per entrare a lavorare in sviluppo Italia, e non finisce qui, dopo che hanno acquisito la posizione sono diventati degli intoccabili, e io poverino che facevo la fila da loro per farmi approvare un progetto di impresa da uno che ne sapeva meno di un terzo di me.
    Mha!!! non nutro rancore, speriamo che pure loro li stabilizzino, tengono famiglia, e io la mia impresa me la sono fatta uguale e non mi lamento..
    Povera Italia, e povera Sardegna…
    Onore a Paolo per quello che fa è per quello che denuncia con coraggio tutti i giorni, meno ai tuoi colleghi Onorevoli caro Paolo..
    Che davanti dicono Bravo Bravo.. e dietro pensano… ma che vuole sto coglione….. He si Abbiamo Votato una Marea Di Babbei!!! ( preso dalla Nuova di oggi) Triste Realta.

    Comunque per quello che può servire, IO sono uno di quei Sardi che ha scelto di tirare su la testa…e sono con te….
    Continua.. continuiamo e saremmo sempre Più giorno dopo giorno

    saludos

  • Francesco Oggianu

    Tenes rejone Paolo. Deo naro Fizzos de Bagassa.

  • Stefano De Candia

    caro GD, la questione è trovare i sistemi affinchè la sete di mantenimento del potere ottenuto dopo la gavetta e i sacrifici non vada ad incidere sui diritti altrui.
    se si ponessero regole certe e ferree oltre che procedure limpide e visionabili da chiunque in ogni momento la possibilità che signorotti di vario tipo possano servirsi della res publica a scopi e fini personali sarebbe molto ridotta.
    che l’occasione faccia l’uomo ladro è un assioma condivisibile, stà alla massa creare regole che limitino tale deriva dell’animo umano.
    ho fatto l’esempio dei consiglieri ed ex consiglieri perchè trovo scandaloso che per il solo fatto che uno abbia fatto il consigliere si possa derogare a qualunque altro requisito… e tale leggina se la sono fatta i consiglieri stessi ed è poco conosciuta perchè pochissima diffusione gli è stata data…
    iniziamo ad eliminare le deroghe di qualsiasi titolo e diciamo ad esempio che per fare il direttore amministrativo di un ente devi essere laureato in economia e commercio, o equivalenti per materie trattate…, ed avere almeno 5 anni di esperienza lavorativa presso aziende o devi dimostrare, tramite esame di conoscere bilanci e leggi collegate nonchè dimostrare di possedere i requisiti sulla permanenza in azienda… vedrai che sarà più difficile per personaggi come tanti se ne sono visti fare i direttori generali ed amministrativi.
    la chiarezza e la trasparenza sono fondamentali per ridurre la corruzione.

  • Efis Pilleri

    Capisco, per averlo vissuto in altri tempi, l’incazzo quotidiano di persone serie come Paolo di fronte alla continua scoperta delle puttanate della politica regionale e/o degli enti locali o strumentali. Sarebbe bene tuttavia, a mio parere, aprire la discussione su una questione per volta non mischiando la gestione dell’acqua con i carrozzoni informatico-clientelari o con la politica delle gabelle del Comune di Cagliari. Comune che dal punto di vista della pressione tributaria verso i suoi cittadini è uno dei più iniqui in assoluto, considerando i dati di tutti i comuni italiani. Un risultato prodotto non dal destino cinico e baro ma dalle capacità e dalle scelte delle Giunte e delle maggioranze di centro-destra che governano ininterrottamente dal 1994, adeguatamente supportate dalle opposizioni di centro-sinistra che, dallo stesso periodo, annaspano nella loro inconcludenza e nella loro pigrizia. Per tentare almeno di difenderci saremo costretti ancora una volta a promuovere una lista civica vera. Almeno per far comprendere all’opinione pubblica il patetico maneggio in corso, con le tante liste civiche farlocche che si stanno preparando a sostegno di questo o quel personaggio al fine precipuo di non cambiare niente.

  • De Candia, anche se sei sicuramente onestissimo, anche tu se un giorno avrai una poltrona e potere penserai che essendoti fatto il culo e la gavetta per anni, preferirai badare più ai tuoi interessi e favorire amici o chi più ti aggrada. E’ così, è fisiologico, non ci credo alla trasparenza e all’onesta totale. Le tentazioni sono più forti dei principi etici.
    Intanto ogni anno centinaia di sardi capaci e competenti emigrano per sempre sputando con disprezzo su questa terra ingrata e oppressa.

  • Stefano De Candia

    io penso che se si facesse una seria ed approfonsita analisi delle professionalità che lavorano in regione, o aziende ad essa collegate, ci si renderebbe conto che oltre il 50% non ha competenze idonee al ruolo e se poi si andasse a vedere come sono entrati nei vari posti si dovrebbe provvedere ad inquisire l’intera classe politica degli ultimi 50 anni!!!
    siccome tutto questo non è possibile farlo, purtroppo!, si potrebbe fare in modo che chiunque entri a lavorare per la regione o per aziende ad essa collegate debba passare per criteri di selezione che siano il concorso ed ove impraticabile criteri di curricula chiari e ferrei alla luce del sole dove chiunque potrà capire le dinamiche che hanno portato questo o quello a prendere possesso di una posizione lavorativa di derivazione “pubblica”.
    sarebbe meritorio da parte dei politici tutti smetterla con lo sport più diffuso che è quello di sponsorizzare amici e parenti per poi potersi far rieleggere…
    che di merito in regione non si sappia granchè è noto e arcinoto soprattutto nelle scelte che portano alle nomine politiche in primis dove ci sono direttori amministrativi e generali nominati senza che abbiano lauree specifiche e magari nemmeno lauree, tanto basta che abbiano fatto i consiglieri reginali che possono derogare a qualsiasi regola…
    già perchè non votate immediatamente una leggina che regola le modalità di nomina e abolisce la possibilità per i consiglieri, o ex consiglieri, senza titoli di poter essere nominati per posizioni da top managment?
    esistono direttori amministrativi o generali con la laurea in medicina o filosofia e quì mi chiedo alla Di Pietro… ma che c’azzeccano con la funzione che ricopriranno e per la quale saranno lautamente pagati?
    spero Paolo che il lavoro di chiarezza che hai iniziato vada lontano e sia supportato da altri consiglieri onesti….
    ad ogni buon conto spero che tenga anche conto dei suggerimenti che dai cittadini ti arrivano quotidianamente

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