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Gli olivi di Villacidro valgono meno del gas?

Posted on 22 Maggio 202622 Maggio 2026 By Paolo Maninchedda 18 commenti su Gli olivi di Villacidro valgono meno del gas?

«Io scelgo l’olivo!!! Oggi 50 dei nostri olivi secolari sono stati messi al bando… al miglior offerente… Da questi olivi, presidio Slow Food, è nato l’olio che ha vinto tante volte il premio come miglior olio al mondo “Masoni Becciu”. Il metanodotto, un’opera importante, che forse poteva esser utile 50 anni fa… ma oggi a quale Dio serve? Non al mio. Non credo nel Dio denaro, neanche se si chiama milioni d’euro d’investimento. Tutto ciò vuol dire mettere a rischio numerosi olivi, querce, pescheti, agrumeti, che non sono nostri ma appartengono a tutti i sardi. Perché non passa nella strada? Perché non si discutono alternative? Noi scegliamo le nostre piante, la loro chioma, le loro ombre non possono essere cancellate… Noi scegliamo la vita, scegliamo l’olivo».

Ci sono parole che valgono più di cento convegni sull’identità sarda. Perché qui non parla un ideologo, ma un proprietario di terre, un agronomo, una famiglia che vede arrivare nei propri campi la linea rossa del metanodotto che da Oristano va nel Sulcis. E la domanda è semplice: perché oggi, nel 2026, si costruisce un’infrastruttura pensata per il gas in una delle regioni europee che avrà il più alto surplus di energia rinnovabile prodotta rispetto ai consumi?

La Sardegna viene trasformata in piattaforma energetica, esportatrice di elettricità, distesa di pale e pannelli, e contemporaneamente le si impone una rete gas concepita in un’altra epoca storica. È la logica della colonizzazione industriale: non si pianifica ciò che serve ai territori, ma ciò che conviene agli interessi finanziari e alle grandi aziende infrastrutturali. Se per realizzarlo occorre sacrificare olivi secolari, paesaggi agricoli, economie identitarie e memorie collettive, pazienza: arriveranno gli indennizzi, “un sacco di soldi”, come scrive amaramente il proprietario.

Eppure gli stessi sardi che oggi tacciono si sono commossi davanti a La vita va così, applaudendo la resistenza del pastore Efisio Mulas, interpretato da Giuseppe Ignazio Loi, contro la brutalità aziendalistica dell’industria alberghiera. In sala ci si indignava per la prepotenza del profitto che schiaccia la vita concreta degli uomini e della terra. Ma quando quella stessa logica arriva davvero — con espropri, cantieri, servitù industriali e ulivi abbattuti — allora molti si voltano dall’altra parte.

È il tratto più doloroso della storia sarda: l’eroismo delegato alla narrazione e la prudenza servile nella realtà. Una forma antica di vigliaccheria sociale che consente di amare i simboli purché non disturbino i rapporti di forza. Si celebrano i pastori resistenti al cinema, ma si lasciano soli gli agricoltori veri quando chiedono soltanto che si discutano alternative, che una condotta passi lungo una strada invece che dentro un oliveto di quattrocento anni.

La verità è che un olivo secolare non è un ostacolo burocratico: è un pezzo di civiltà. E una comunità che accetta di sacrificarlo senza combattere ha già deciso, senza ammetterlo, da quale parte stare.

Energia, Vetrina

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Comments (18) on “Gli olivi di Villacidro valgono meno del gas?”

  1. Paolo Maninchedda ha detto:
    23 Maggio 2026 alle 15:17

    Egregio Cincinnato, se lei fa di tutta un’erba un fascio, lo stesso potrei far io con lei. Ma non lo faccio e sa perché? Perché ho compassione di chi, per aver ragione, deve dar torto anche a chi non lo merita.

  2. Cincinnato ha detto:
    23 Maggio 2026 alle 13:45

    Quei pescheti, agrumeti non appartengono a tutti i sardi, appartengono a quei sardi che li hanno messi a dimora coi loro avi e coi loro figli, appartengono a chi li lavora e li ha lavorati, sotto il sole e sotto la pioggia e la grandine, per anni con una classe politica e dirigente, di cui Maninchedda è stato ed è esponente, totalmente assente e incapace di tutelare quei proprietari di terre lavorate con inutile e profondo ( dal punto di vista di un ritorno economico) sacrificio. I frutti di quel lavoro, dalle estati x le pesche agli inverni x gli agrumi erano alla mercé dei mercati e dei mercanti che pagavano se, come e quando volevano. E non si trattava del dio denaro, erano i giusti compensi che non sono mai stati riconosciuti (e purtroppo talvolta mai dati—- quando il commerciante diceva all’agricoltore “abbiamo buttato tutto perché al mercato non ne hanno voluto”— ) alle persone a cui appartengono quei pescheti, agrumeti e oliveti. Come accade ancora oggi. Ebbene oggi forse a quei proprietari va lasciato il diritto di cedere e vendere qualche ettaro di terra a un valore che mai e poi riuscirebbero a realizzare in un sistema agricolo ingiusto, iniquo e governato da incapaci. Senza che la bella politica chieda di non vendere, dopo decenni, se non secoli, di sacrificio e sfruttamento ignobile del mondo agricolo, per restare ancora in povertà e di non cedere le loro terre. Dietro le eccellenze alla Masoni Becciu che tutti apprezziamo, esiste una maggioranza di realtà agricole fallite nonostante ogni sforzo possibile, dimenticate. Spero quindi non intenda chi scrive il diritto di proprietà, come un diritto che conta, ma fino a un certo punto, come ci stanno insegnando. Se la classe dirigente sarda e nazionale non è stata capace di impedire il sacrificio di olivi secolari, paesaggi agricoli, economie identitarie e memorie collettive, sostenendo chi permette a quel patrimonio di esistere, si attivi davvero ( senza chiacchiere e spocchia) a garantire condizioni a chi vive quotidianamente le terre. Territori e paesaggi che oggi sarebbero violentate dalle corporations energetiche. Sono già state violentate dalle corporation delle sementi, degli antiparassitari, concimi ecc che portano proprietari di pescheti e agrumeti ecc, più a malincuore dei politicanti di turno, a valutare di ottenere qualcosa dalle loro terre, per loro e per i loro figli. Avendone tutto il diritto, perché appartengono a loro agrumeti, non appartengono a tutti i sardi.

  3. Isteviri ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 22:08

    Caro prof dopo il viaggio in Cina del consigliori al costume sardo e all’indipendenza della Sardegna five stars mediata, gli ulivi dopo un anno dal l’impianto diventeranno….millenari…. quindi non preoccupiamoci…

  4. Mario Pudhu ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 19:45

    Antó, naras chi «gli ulivi li hanno ripiantati» e como « non si nota nulla e producono di nuovo»…
    Ma tue bidu ndh’as?
    Deo no isco si sunt de cussa olias chi ndhe ant bogadu de raighinas in Puglia (tantu no bi cheret nudha a bogare de raighinas àrbures mannas e leare e pònnere in àteru logu!), ma in Santu Giuanni Suérgiu comente ant torradu a fàghere sa piazza «IV novembre» (goi tantu pro ammentare mortos in gherra) bi ant prantadu bàtoro àrbures sèculares (debberone fundhale de carchi metro cuadradu).
    Che at coladu 14 annos e za ant bogadu totu linnighedha noa, no si che sunt mortas, ma pro fàghere sas cambas mannas e russas e linna chi depiant zùghere candho fint in vida issoro che at a colare carchi séculu, e ant a bogare olia chi no at a collire neune in piazz’e crésia.
    A distrùere za si coitat a ruspa, a iscavadore e a motosega, ma torrare a fàghere!…
    E tue naras chi «non si nota nulla»?!

  5. Paolo Maninchedda ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 16:51

    A posto così, Antonio. Tutto bene.

  6. Fermaglio ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 16:30

    Il prosieguo della colonizzazione della Sardegna è manifesto in tutti gli ambiti: dalla concessione trentennale di enormi spazi cantiere nella colmata del porto canale a favore di Luna Rossa al nuovo stadio di Cagliari. Dalla semplificazione delle società di gestione aeroportuale a quella dell’Aurorità Portuale. Non si scordi una PAC che nulla ha a che fare con la realtà sarda e che favorisce la fuga dall’interno, unita ad un’offerta di GDO in costante aumento. Nel guado sono le scuole di specializzazione di medicina dove – a fronte di tante richieste – è una costante diminuzione degli accreditamenti che ormai sono pretestuosi e strumentali così che sempre meno professionisti riescono a concludere in Sardegna l’iter. Mancanza di visione, di prospettiva, di programmazione. Grazie.

  7. Antonio ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 16:05

    Gli ulivi verranno ripiantati come hanno fatto in Puglia anche li un casino per difendere gli ulivi adesso che gli hanno ripiantati non si nota nulla e producono di nuovo

  8. Raffaele Corrias ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 12:26

    Sta succedendo quello di cui si era parlato in articoli precedenti . Ma in Sardegna a nessuno interessa più del territorio e l’ agricoltura non è considerata una risorsa vitale. Troppi uffici….

  9. BRUNO Eltrudis ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 11:22

    I cittadini sardi valgono meno del gas ! Ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di realizzare un’opera inutile, costosa e devastante che non portera’ nessun beneficio per la collettivita’ e la cosa ancor piu’ scoraggiante e’ il silenzio assordante delle Organizzazioni di tutela ambientale, dei Sindaci, dei Presidenti di Provincia e di tutti coloro che dovrebbero avere a cuore l’integrita’ del territorio. Niente, nessuna protesta, nessuna presa di posizione, nessuna mobilitazione contro un’ arrogante decisione calata dall’alto del governo centrale con la complicita’ dell’ incompetente, ignorante e irresponsabile governo regionale. Approntiamoci quindi ad accogliere con rassegnazione, in nome della fatidica e consueta ” pubblica utilita’” questa condotta metanifera da DN 400 a 75 bar, una bomba ecologica sotto i nostri piedi, tanto non si vede, alla faccia delle tanto declamate rinnovabili. Ma degna si menzione e’ anche l’ ENURA spa per l’ inadeguatezza tecnico- procedurale che predilige col suo tracciato attraversare aziende agricole in diagonale, senza tener conto dei confini, costituendo di fatto numerosi reliquati e soprattutto ignorando colture di pregio, quali gli ulivi, piuttosto che favorire, laddove possibile, attraversamenti lungo strade vicinali e aree demaniali in genere.

  10. Raimondo/Mundicu ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 10:44

    Ho notizia che
    lunedì 25/05/2026 alle 16 ci sarà un incontro, nella sala di un Agriturismo di Villacidro, per discutere degli espropri del gasdotto, Credo sia giusto parteciparvi, come quando anni fa, si fece il diavolo a quattro con Comitati e in testa i Sindaci, contro gli impianti solari termodinamici (specchi parabolici lineari) nei territori del Guspinese. Trovo giusto studiare e discutere azioni incisive, non solo tra Cittadini, ma e soprattutto con le istituzioni, cosa dice ma soprattutto cosa pensa di fare il Sindaco attuale di Villacidro. Per esempio, (se proprio si devono fare) le condotte si possono spostare qua e là, come quando si è fatto tante volte per non disturbare le proprietà di personaggi influenti. Quindi lo stesso si può fare per non disturbare le piante secolari e/o produttive…❗
    Usiamo lo stesso motto del Pastore Efisio Mulas :
    ” APPU NAU CA NO ” , vediamo cosa succede 🤔

  11. Gioele ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 09:44

    I nostri vecchi piantavano piante e gioivano nel vederle crescere. Noi stiamo facendo un accurato scempio di tutto, per fare piste ciclabili (per i numerosissimi ciclisti che percorrono le nostre terre), pozzi, impiantare pale eoliche ovunque, fotovoltaico. Difendiamo ciò che abbiamo. Non ne siamo capaci?

  12. Giampaolo Lai ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 08:47

    Anche il mio oliveto a Capoterra verrà devastato dal metanodotto anche se, a brevissima distanza, potrebbe essere posato su una fascia di terreno dedicata proprio a queste servitù. Ho mosso questa osservazione interessando RAS, ENURA, Comune. Ora denuncerò la cosa anche a forestale. Vediamo cosa succederà. Però è necessario che ci muoviamo tutti perché i potenti non si fermano.

  13. Luciano Lussorio Virdis ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 08:41

    Come dici il gas forse poteva essere utile 50 anni fa, peccato che solo pochi anni fa quando eri al governo di Pigliaru proponevi di realizzare l’intera dorsale, con le varie ramificazioni locali, che attraversava zone umide, SIC, ZPS, boschi etc, allora eri più impegnato a contrastare le energie rinnovabili; tra l’altro mi sai dire dov’è il surplus delle energie rinnovabili e non vedi il surplus dell’energia 77% prodotta dalle fonti fossili?

  14. Marco Casu ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 08:39

    Eh! L’Ulivo! come si fa a non stupirsi di esso se ci si pone di fronte?

    Non ha Valore; non lo ha perche’ e’ prima di tutti i valori che come uomini tracciamo in tutti gli ambiti del sociale; nell’economico, in quello giuridico..nelle nostre relazione di vicinato..nelle Arti visive
    Eppercui e’ molto difficile, impossibile paragonarlo ad altro in quanto non e’ solo un “dato” visivo (sempre i dati) ..qualcosa cioe’ che ci sta di fronte ma e’ un testimone dei Tempi dei Tempi.
    Il Cristo quando mormoro’ , sia fatta la tua Volonta’ ..L’Ulivo era li, per l’appunto ,testimone, perche’ gli Uomini non vegliavano la Notte.

    Non vado avanti perche’ la notizia dell’Articolo provoca senza volerlo una insolita emotivita’.

  15. Enea ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 08:20

    Nessun ulivo secolare deve essere scambiato per non so quale infrastruttura. Tuttavia noto che in Sardegna si fa tanto chiasso contro le rinnovabili e poco si fa contro gli incendi e contro le due centrali super inquinanti di Portovesme e Portotorres. Non sarà che i cittadini sardi pensano che gli smartphone e i dati che vi confluiscono viaggiano a manovella? I data center consumano energia a più non posso ma tra 40-50 anni è probabile che non ci saranno più neanche le pale eoliche perché sostituite da tecnologie più evolute. Di sicuro ci saranno un sacco di mezzi di trasporto a guida autonoma che richiederanno quantità di dati non indifferenti. Dopodiché, onore e stima a chi ama la terra e a chi fa di tutto per difenderla e tutelarla, in ogni caso la tecnologia va avanti e il bisogno di energia non si ferma.

  16. Renato Orrù ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 07:53

    …la realtà è che quel GAS costa già oggi in termini di resa termica più dell energia elettrica stessa . Quando sento i nostri politicanti dire che la transizione energetica per la quale il gas è una tappa intermedia per avere bollette più leggere mi vengono i brividi per il freddo. In REALTÀ il rischio certo è quello opposto ….il GAS ci terrà ALTA la bolletta perchè il prezzo PUN del KWH ELETTRICO viene calcolato in borsa elettrica considerando quello peggio prodotto dalla centrale elettrica meno performante …
    .(chiedere eventualmente conferma agli studenti di ingegneria elettrotecnica 1⁰ anno di UNICA ) . E non andrà meglio con il prezzo locale PUZ visto che ne SARAS potrà spegnere (tecnicamente impossibile ) ne FIUMESANTO (politicamente impossibile v. CORSICA ) ….
    Come dire …. ci prendono per il culo sapendo che lo capiamo ..

  17. Paolo ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 07:42

    Tutto questo capita per mancanza di una seria politica energetica, dove maggioranza e opposizione di turno si scontrano non per il bene della Sardegna e dei loro cittadini, ma per il volere dei partiti romani. Vedere andare in fumo alberi secolari, patrimonio economico di una famiglia non è certo una delle migliori visioni per la nostra terra, ma il vuoto politico non verrà mai colmato se non si ha dialogo, lungimiranza e coerenza da parte dei partiti.

  18. Mario Pudhu ha detto:
    22 Maggio 2026 alle 07:39

    … ma ite tenimus una cambarada maca de vándalos irresponsàbbiles solu a lu pessare o a lu permìtere custu machine a nos sighire a ispèrdere? Batint a sa mente sas peus peràulas de totu sos vocabbolàrios.
    Tocat a torrare a abbèrrere sos manincómios?
    Si no ischint it’e fàghere andhent a si zogare a su pudhu ’e casta: su casinu za est sempre abbertu!

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