Giovedì prossimo in Aula la risoluzione sulla ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie da parte del Parlamento italiano

26 luglio 2012 20:2012 commentiViews: 62

lingua-sardaQuesta è la mozione proposta da tutti i membri della Seconda Commissione contro le modalità di  ratifica proposte dal governo italiano della Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie.
Il testo riprende largamente gli argomenti della lettera dell’Assessore Milia ai Parlamentari sardi, i quali se ne sono bellamente catafottuti. Il testo della lettera è stato curato da Corongiu.
Il tema va di pari passo con quanto denunciato con forza da Università di Sassari (Lupinu), Cgil, Quaquero, Bolognesi, Corraine circa la determinazione del governo, ai fini del dimensionamento scolastico, a riconoscere come minoranze linguistiche soltanto quelle di lingua madre straniera (tedesco, francese, sloveno), con un’innovazione giuridica de facto rispetto alla 482/1999 che vorrebeb distinguere le minoranze dalle minimanze (un giorno, dopo una conferenza tanto applaudita quanto inutile, mi sono sentito dire, da un alto funzionario tiberino e nel gergo ministeriale italiano che “le minoranze si rispettano, le minimanze si inculano”); e io ho sempre in mente il mio professore di educazione fisica che ci diceva: “deorsum nunquam”.
Sto studiando da qualche mese testi e documenti sul nodo politico della lingua. Mi spiego meglio: non mi sto occupando di politica di programmazione linguistica, ma di quanto (e da chi)  il problema lingua è stato gestito come efficace problema politico. Perché una cosa mi è chiara: oggi abbiamo importanti intellettuali impegnati nella studio, nella tutela, nella promozione e nella diffusione della lingua sarda, ma abbiamo un basso tasso di resa politica della “questione lingua” ai fini dell’indipendenza. Il difetto è evidentemente di chi fa politica e quindi anche mio.
Una delle prime cose che salta agli occhi è che la lingua è un tema fortemente differenziante a sinistra, tra militanti obbedienti e militanti libertari.
In una lettera del 6 dicembre 1977, il segretario delal federazione comunista di Nuoro scriveva ai “compagni sindaci, vice-sindaci e capi-gruppo consiliari – Loro Sedi”.
“Alcuni gruppi separatisti sardi… si sono fatti promotori della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare con cui – fra le altre cose – si vorrebbe introdurre in Sardegna il regime del bilinguismo (in particolare nella scuola e nell’amministrazione pubblica). Con la presente lettera intendiamo richiamare la tua attenzione sul senso politicamente negativo e pericoloso di tale iniziativa. A tale riguardo le posizioni del nostro partito sono note. Siamo per un regime di autonomia della regione, ma all’interno della Repubblica. Quindi decisamente contrari a richieste indipendentiste, come al regime del bilinguismo. Soprattutto quest’ultimo è privo di fondatezza: quale sarebbe “il sardo” da introdurre nelle scuole? Perché di diverse parlate, di diversi dialetti occorre parlare e non di un’unica lingua sarda. Come Partito rifiutiamo quindi nettamente questa iniziativa politica e dobbiamo impegnarci a respimgere ordini del giornod ei Comuni in sostegno di essa”.
Dunque il nesso temuto era (è?) biliguismo=indipendentismo. Pensiamoci e pensiamo quanto queste considerazioni datate siano attualmente alla base delle scelte del Governo italiano.

12 Commenti

  • L’indipendentismo insegue il futuro, il comunismo è inseguito dal passato!

  • E per dirla tutta rammento ad Arrubiu che il PSD’AZ quelle due cambiali le ha pagate ed anche a caro prezzo. Con orgoglio può ben dire di aver respinto l’obiettivo vero di quella elargizione: l’annessione! Timeo Danaos…(diffido dei greci) e il cavallo non se lo è portato dentro le mura.
    Il PSD’AZ c’è, il PCI un caro estinto. Chie tenet filu…

  • Aborro il termine ”minimanza”. Il concetto, anche di più.

  • Alle Olimpiadi Graig Bellamy e Ryan Giggs, calciatori gallesi e Kim Littl e Ifeoma Dieke, scozzesi, non cantano “God Save The Queen”.

    Scusa l’OT prof, ricordavo un argomento simile ma non lo trovo.

  • Enrico Cadeddu

    Quanta ricchezza culturale apporterebbe il bilinguismo, oltre che rappresentare la creazione di nuova occupazione. E che bello sarebbe ascoltare “Su patriottu sardu a sos feudatarios” come inno ufficiale ed istituzionale!

  • Vorrei approfondire il pensiero espresso da Pigliaru che, la filosofia sia la storia in atto. Mi si possono gentilmente indicare in merito, testi, articoli, lezioni, siti o quant’altro? Grazie

  • Caro Paolo,
    allora siamo d’accordo se tu sei contro il “dogmatismo e la vocazione gruppettara a fare branco e a sbranare in branco”.
    Su questo sfondi una porta aperta, sono contrario a certe pratiche
    di certa sinistra tribale, di sgoverno e di sottogoverno, che noi conosciamo bene, che ha fatto tanti di quei danni e purtroppo continuerà a farne………

  • Allora, Arrrubiu, ti è partita la frizione: io non ho interesse ad attaccare né il Pci né il Pd. Spero ti sia definitivamente chiaro. Mi interessava cogliere una posizione storica autonomistica (appunto tale da indurre la sinistra a eleggere sardisti in Parlamento) che vede nel bilinguismo un potenziale grimaldello di indipendentismo. A me interessa ripartire da qui, perché so che il bilinguismo oggi passa a sinistra e passa bene. Ci voglio lavorare sopra. E’ chiaro? Tu sai che io non sono e non sarò mai marxista perché non credo che, come diceva Pigliaru, la filosofia sia la storia in atto. Della Sinistra non mi piace soltanto il dogmatismo e la vocazione gruppettara a fare branco e a sbranare in branco. Tutto qui.

  • Per la completezza dell’informazione, in quegli stessi anni,quello stesso P.C.I., trinariciuto ed ottuso, garantiva poi il diritto di tribuna in Parlamento a Michele Columbu ed a Mario Melis.
    Per tacere di altri sardisti eletti come indipendenti nelle liste
    del P.C.I. in altre assembleee elettive.
    Evidentemente non vi era un blocco monolitico al suo interno ricordiamoci di ad es. Umberto Cardia e di altri ed anche dei tanti militanti di base che non mandavano il cervello all’ammasso e non si conformavano ai diktat del compagno segretario A.E.
    Non si può ridurre a caricatura ed a macchietta la storia, anche contradditoria, di un partito. Da allora di acqua ne è passata e tanta sotto i ponti. Guardiamo avanti.

  • Il basso tasso di resa politica della questione lingua ai fini dell’indipendenza deriva dal fatto che “la questione indipendenza” non è mai entrata nelle istituzioni, se non in questa XIV legislatura, grazie ad una “minimanza”……….. e stando al pensiero nobile quanto pragmatico e ignobile, del funzionario tiberino, non si mette mica bene la questione…….. della lingua e dell’indipendenza…

  • Importante posizione e importante assunzione di responsabilità politica e civile.

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