Giovedì la Prima Commissione decide sulle province: con una risposta a Francesca Barracciu. Oggi il senato italiano, che se ne catafotte della sovranità sarda, decide sul Consiglio regionale della Sardegna

24 gennaio 2012 23:0212 commentiViews: 12

103Continuerà domani, alle ore 10, in seduta pubblica, il lavoro di costruzione dei testi per le riforme istituzionali. Nel particolare, domani si deve decidere sul futuro delle province. Abbiamo dei vincoli: non possiamo intervenire sull’esistenza di quelle storiche (Nuoro, Sassari, Cagliari, Oristano). Possiamo però intevenire sulle modalità di elezioni di tutte. Niente vieta di prevedere che si trasformino tutte in grandi unioni di Comuni. Il nodo è il destino della provincia di Cagliari, la quale, in virtù delel dimissioni di Milia, pone un problema urgente. Non a caso, questa sarà una leggina di transizione che entrerà per prima in aula, giacché deve prevedere anche il numero dei componenti dei consigli comunali e delle Giunte.
Oggi sulla stampa Francesca Barracciu lamenta l’assenza, nel mandato conferito al relatore interno per la legge elettorale (Giulio Steri) delle indicazioni sulle politiche di genere e, nella fattispecie, sulla doppia preferenza di genere, prevista in una proposta di legge da Lei presentata. Si tratta di una preoccupazione fondata sui resoconti giornalistici della seduta della Commissione di lunedì. Infatti, nel testo sinottico di tutte le proposte presentate e su cui il relatore interno dovrà necessariamente lavorare, le politiche di genere sono incluse. Non solo: nella decisione assunta lunedì, con la quale si chiede al Presidente del Consiglio di chiedere ai presidenti dei due rami del Parlamento di non occuparsi dello Statuto e della Sardegna solo per il numero dei consiglieri regionali, ma affrontando globalmente le riforme di rango costituzionale che il Consiglio sta elaborando, le politiche di genere sono espressamente ricordate.
Oggi il Senato della Repubblica italiana, da sempre romana e dogmatica, con grande indifferenza verso ciò che il Consiglio sta facendo sulle riforme, inizia la discussione sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali. Notate bene: non sulla riduzione del numero dei parlamentari, come vorrebbe prioritariamente logica e moralità (prima mi occupo delle mie dimensioni, poi di quelle altrui); non, per esempio, sulla riforma dei collegi per le elezioni europee facendoli coincidere con le regioni; no, si inizia dai consiglieri regionali e con una grande e papista sufficienza verso le assemblee legislative regionali. Proprio non si è capito che ciò che sta accadendo contro il fisco è una rivolta contro lo Stato e si continua con una cultura e un atteggiamento di supremazia, di sovranità sovraordinata che è anacronistica e prepotente. Continuo a lavorare non per formare, per le prossime elezioni, una maggioranza meramente politica, ma una maggioranza nazionale sarda, fondata su una nuova coscienza del contrasto tra gli interessi nazionali dell’Italia e quelli della Sardegna.

12 Commenti

  • Marcello Simula

    Per mmc:concordo su tanti punti,ed alla fin fine mi sembra che stiamo dibattendo quasi sullo stesso punto di vista.Al liceo mi fu insegnato a rileggere continuamente la traccia ed il titolo,così da non andare mai fuori tema.Quindi,rileggendo il tutto,stiamo girando su quello che Paolo Maninchedda ha scritto e sintetizzato molto efficacemente nelle ultime 5 righe dell’articolo di apertura.A me sembra,dunque,che si,le urla possano anche creare attenzione,ma poi cerchiamo di incanalare la protesta e le proposte lungo percorsi canonici e soprattutto ricordiamoci (come Sardi) di tutto questo quando si andrà a votare.Comunque grazie per la risposta e saluti.

  • Per Marcello Simula:
    a) posso comprendere ma non necessariamente condividere la strategia messa in atto dal PSdAz, che ha corso con i nipoti di Berlusconi per poi criticarli aspramente e durevolmente.
    Il percorso indipendentista non poteva – per ovvi motivi – essere condiviso da figure quali la destra e la sinistra sardo-italiote.
    b) Sicuramente è stato utile entrare nella stanza dei bottoni e alcune figure quali Solinas o Maninchedda stanno svolgendo egregiamente il proprio compito.
    c) In un panorama di estrema liquidità degli equilibri politici, riterrei che sarebbe opportuno propagandare – in modo decisamente più incisivo – il vero fine a cui tende lo storico partito PSdAz.
    Ora o mai più.
    Se è vero che la Lega può permettersi di urlare a Roma che vuole la secessione (e quindi anche l’indipendenza), per quale motivo i sardi che lo vogliono non dovrebbero finalmente fare altrettanto? Non potrebbe esserci nemmeno la repressione che colpì duramente i movimenti degli anni 80, in quanto il popolo sardo non sarebbe solo nella contestazione popolare anche se mossa da motivazioni ed origini differenti.
    Tu parli di modi redditizi di fare politica ma in 80 anni la redditività di tali modi ha portato ben poca carne in saccoccia, permesso lo sfacelo ambientale ed industriale e lasciato la Sardegna nella propria condizione di terra di meri investimenti immobiliari.
    Niente di più.
    Le urla servono eccome, e se è vero che forse ha esagerato quel tizio di Carbonia nell’urlare contro Castelli, è anche vero che lo stesso Castelli ha, da Ministro, passato le vacanze nel bellissimo mare della Colonia penale di Is Arenas.
    Non c’è il tempo per crogiolarsi troppo nel profondo messaggio culturale dell’identità antropologica dei poveri sardi (che palle), quanto invece sarebbe opportuno manifestare ed urlare che è ora di DECIDERE circa il proprio futuro anziché delegare a cialtroni italioti (romani, milanesi, napoletani o siculi che siano).

  • Bobore Bussa

    “Continuo a lavorare non per formare, per le prossime elezioni, una maggioranza meramente politica, ma una maggioranza nazionale sarda, fondata su una nuova coscienza del contrasto tra gli interessi nazionali dell’Italia e quelli della Sardegna.”

    Questa sarebbe un’ottima prospettiva.

  • Quinto moro

    Le politiche di genere mi fanno sorridere! Ma le donne che, ricordo, sono la maggioranza numerica degli italiani, hanno bisogno di una legge per essere votate? Perchè, invece, in maniera libera non decidono, una volta per tutte, di votarsi tra di loro (escludendo gli uomini) così che, in futuro, siano gli uomini ad avanzare una richiesta analoga (comunque ridicola). Per quanto attiene il governo della Sardegna sarebbe ora che la si smetta con le divisioni e si lavori tutti (?) nella direzione indicata da Paolo.
    Fortza paris.

  • Gentilissima Lina, capisco il senso di ciò che dici, ma penso che nei momenti difficili ognuno debba fare il suo dovere. Io credo che in questo momento si stia sperimentando quanto sia penalizzante per i sardi lo Stato italiano, il suo fisco e la sua burocrazia, ma su questo terreno vengo lasciato molto solo. Allora cerco di fare molto bene il piccolo che mi è stato affidato (le riforme) e tengo alto il profilo del pensiero indipendentista. In privato faccio ciò che la mia coscienza mi suggerisce.

  • Oggi sono andata al supermercato a fare la spesa, ho trovato molti scaffali vuoti di generi alimentari. Qua di fuori abbiamo fame, non ci interessa granché di leggi e leggine

  • Giuseppe Bellu

    Io ci sono

  • Marcello Simula

    Mmc, mi permetto di rispondere alla tua ultima domanda con alcune considerazioni:
    a) il PSdAz anche alle ultime elezioni ha stilato un accordo programmatico che prevedeva comunque di intraprendere un percorso indipendentista, se poi si è riusciti o no è un altro discorso
    b) correre da soli molto spesso significa (come in passato) stare comunque alla opposizione, e quindi essere spettatori e non attori della politica sarda
    c) la lega è un movimento che incarna in sè lo scontento di alcune categorie, ma i cosiddetti “padani” non esistono come popolo né come nazione, al contrario dei sardi, che credo possano vantare una storia che li accomuna davvero come intero popolo sardo
    d) lasciamo le urla agli urlatori, che noi abbiamo un metodo forse meno rumoroso ma decisamente più redditizio nel fare politica.
    Comunque, come sempre, saluti ottimisti a tutti e forza paris.

  • I Sardi manifestano per il lavoro e in Italia questo non è noto.
    La Sardegna sta cedendo giovane forza lavoro in cambio di italioti che vengono a vivere qui perchè “qui da voi si sta bene”.
    Gli italioti si stanno prendendo, con la connivenza di sardi venduti, i migliori posti di lavoro e di controllo delle genti.
    Spero vivamente che il PSdAz voglia, alle prossime elezioni, correre da solo o con chi presenta istanze programmatiche di vera indipendenza.
    La lega urla “secessione”.
    Perchè il PSdAz non urla “secessione”?

  • Marcello Simula

    Concordo con l’on. Maninchedda e credo anch’io che sia un segnale gravemente sottovalutato la rivolta contro il fisco. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che si tratta di una rivolta contro la Stato percepito come asfissiante prelievo forzoso di gabelle dal vago sapore retrò. Se fossimo davvero una nazione, gli interessi nazionali appunto coinciderebbero anche con i nostri, mentre non c’è nulla di così distante da noi sardi come gli interessi dei vari governi, indipendentemente dal colore politico. Io ho sempre sostenuto che nella nostra (ex) opulenta società ci si ribella solo quando veramente si è affamati. Ho paura che, almeno noi sardi, si stia andando proprio in quella direzione. Speriamo che ciò coincida anche con la nascita di una maggioranza nazionale sarda, il ruolo del PSd’Az in questo senso può essere trainante e determinante. Altrimenti, citando Cicerone, ci si dovrà rivolgere a Roma-Catilina col famoso “quo usque tandem abutere patientia nostra?”.

  • M. Francesca

    Ottimo, occorre imprimere un’accelerata sulle riforme istituzionali prima che sia troppo tardi, i cittadini non ne possono più. Continui così, apprezzo il suo impegno.

    P.S.
    sul passaggio: “Il nodo è il destino della provincia di Cagliari, la quale, in virtù delle dimissioni di Milia, pone un problema urgente” segnalo una piccola ma fondamentale inesattezza. Milia non ha mai rassegnato le dimissioni, se l’avesse fatto sarebbe caduta l’intera amministrazione e sarebbe arrivato un commissario nominato dalla Regione. La legge in materia è molto chiara. Molto più correttamente Milia e il Consiglio Provinciale hanno preso atto della decadenza a seguito della condanna per abuso d’ufficio. In questo caso la legge prevede che l’amministrazione continui ad esercitare il proprio mandato (senza Milia) fino alla prima data utile di voto per rinnovo degli organi istituzionali (questa primavera). Saluti.

  • Purtroppo la situazione è che noi sardi dobbiamo decidere se continuare ad essere succubi di “Roma” ed accettare il pessimo trattamento a cui siamo assoggettati; oppure metterci in testa e sostenere, come dici giustamente, la formazione di una “unanimità” e non solo maggioranza nazionale sarda, unita, che pensi solo ed esclusivamente alla nostra Isola. Del resto tutti in Europa, lo stiamo vivendo, egoisticamente pensano a loro stessi; l’uomo per sua natura pensa prima a se stesso e se poi sta bene pensa ancora a se stesso(vedi oggi i senatori e i parlamentari), quindi non sbaglieremo se noi sardi faremo lo stesso. Forza e coraggio.

Invia un commento