È ben noto che i quotidiani in Sardegna si ritengono oracoli, per cui se un fatto è raccontato da loro, esiste, diversamente non è realtà.
L’Unione ne fa una politica di autodifesa, ma la sua agonia, con questa selezione del vero e del comodo, anziché rallentarsi, ne è accelerata proprio per mancanza o per manipolazione di notizie (il giornale si legge in meno di un minuto).
La Nuova è schizofrenica: un giorno fa cronaca, un altro fa propaganda e pubblica tutto e solo ciò che vuole la Todde o De Pascale o la Conad, un altro ancora copia.
Oggi La Nuova copia e non cita la fonte.
Sì, perché la notizia che troviamo oggi in prima pagina, con titolo accattivante e accalappiante l’invidia sociale sarda è: Doppi incarichi e stipendi. La Regione: restituite i soldi. Un titolo da Mani Pulite, un richiamo per tutti i rancorosi del reddito altrui.
Peccato che l’inchiesta su questo tema non sia della Nuova ma di Indip, il giornale lento (molto lento) di Pablo Sole, che non viene neanche citato di striscio dal notista della Nuova. Perché?
Perché Sole scrive in Rete, e dunque non esiste.
La storia raccontata è presto detta. Riguarda l’iniziativa dell’ex presidente di SardegnaIt dal 2011 al 2013, il dott. Magi.
Cappellacci, allora presidente della Regione, lo revocò dall’incarico prima della scadenza del contratto (2014).
Magi fece causa e chiese che gli si versassero le competenze anche dell’ultimo anno.
La Regione resistette e eccepì che Magi non solo non aveva diritto agli emolumenti mancanti alla conclusione del contratto, ma doveva anche restituire quelli percepiti nel triennio in cui fu in carica, e ciò in ragione del Decreto legge 78/2010 (poi legge 122/2010), secondo il quale i titolari di cariche elettive (Magi era consigliere comunale) potevano ricevere incarichi da altre pubbliche amministrazioni solo a titolo gratuito.
La sentenza che impone a Magi di restituire una considerevole somma è depositata in via definitiva a marzo 2025.
Magi non ci sta e allora scrive e chiede di applicare la stessa norma a tutti coloro che si sono trovati nella sua stessa situazione (cioè titolari di cariche elettive e incaricati di prestazioni professionali da altre amministrazioni pubbliche).
La Regione, nella persona del Segretario generale Annicchiarico e del Direttore generale del Personale Cambule, ha iniziato una ricognizione delle situazioni assimilabili al caso Magi.
A questo punto, sia Indip che La Nuova cominciano la caccia al debitore eccellente, con nomi e cognomi e calcoli del dovuto.
In realtà la questione ha una sua complessità.
Per esempio nel 2016 la norma è cambiata: «Non rientrano tra gli incarichi di cui al presente comma quelli aventi ad oggetto prestazioni professionali, conferiti a titolari di cariche elettive di Regioni ed enti locali da parte delle citate pubbliche amministrazioni, purché la pubblica amministrazione conferente operi in ambito territoriale diverso da quello dell’ente presso il quale l’interessato al conferimento dell’incarico riveste la carica elettiva. Rientrano invece tra gli incarichi di cui al primo periodo quelli conferiti dal comune presso il quale il professionista è titolare di carica elettiva o da enti pubblici a carattere associativo, consortile o convenzionale, volontario o obbligatorio, di cui faccia parte il comune stesso. Il conferimento è effettuato nel rispetto dei limiti di spesa previsti dalla normativa vigente».
Indip, invece, ritiene che il divieto sia durato fino al 2023.
Non trovo la fonte di questa certezza, immagino sia la sentenza Magi, che però, per l’appunto, riguarda Magi.
È Magi che ha assimilato se stesso a tutti, ma questo, per quanto dichiarato da una parte, oggi è tutt’altro che verificato. Ma tant’è, è bastato evocare il todos caballeros perché si cominciasse a gridare allo scandalo e alla vergogna (a parte che proprio Indip vede il rischio in cui può cadere un’interpretazione errata della norma, perché essa potrebbe colpire anche il medico consigliere comunale che fosse stato reclutato da Asl diversa da quella di appartenenza e essere stato pagato).
In sostanza, si può essere consiglieri comunali e avere un incarico remunerato in Regione, mentre (e ovviamente) non è possibile ottenerlo nel comune di cui si è consiglieri comunali o negli enti corsortili cui il Comune partecipa.
Vi è poi il caso degli amministratori locali che, una volta incaricati dalla Regione, hanno cessato di percepire emolumenti dal Comune nel quale erano stati eletti (è virtù ed esiste, ma non piace raccontarla).
In ogni caso, la caccia generalizzata al debitore è una forzatura, ma questa prudenza sulla Nuova oggi non lo trovate.

Egregia Anna, resto dell’avviso che il titolo è accalappiante, ma accetto che per lei non lo sia. Resto dell’avviso che la gran parte dei giornalisti trattano le questioni legate al reddito di chi fa politica con il piglio di chi cerca la “vergogna”oltre quella che spesso vi risiede.
Per il resto: il comma da me citato, se lei ha letto la sentenza, non solo è vigente, ma è anche pertinente e domani spiegherò perché.
Resto dell’idea che la mail di Magi, con l’elenco delle persone da lui individuate come ricadenti nella sua stessa fattispecie, è una generalizzazione senza fondamento e infatti la ricognizione della Regione non inizia per la mail ricevuta, ma per la notifica della sentenza del Tribunale alla Corte dei Conti e per il rischio della prescrizione. Magi ha di fatto realizzato una chiamata di correità che nessuno ha ancora validato. Io, che possedevo la mail, non l’ho pubblicata per questo.
Quando si cita una norma, lo si deve fare pedissequamente.
Come quando si scrive un commento che ha il sapore di un articolo, deontologia vorrebbe che ci si firmasse per esteso.
Scusandomi per la lunghezza dell’intervento, perché mai il titolo “Doppi incarichi e stipendi. La Regione: restituite i soldi” dovrebbe qualificarsi a mo’ di «invidia sociale sarda»? Mi sfugge. E perché sarebbe un titolo da «Mani Pulite, un richiamo per tutti i rancorosi del reddito altrui»? Ci vedo molta dietrologia, se non gratuito processo alle intenzioni. A me sembra che il titolo sia più che centrato, sinteticamente e giornalisticamente corretto rispetto a fatti ben documentati. Come ben sa, un conto è raccontare fatti, altro è interpretarli per proprio comodo. Certo, La Nuova Sardegna ha platealmente copiato il titolo da Indip, che non è un giornale come tanti: non è un quotidiano. È un periodico indipendente di approfondimento e inchiesta. Certo, la Nuova Sardegna fa sorridere e la dice lunga sulla professionalità, tanto più che sulla versione digitale del quotidiano chiosa di «polverone sollevato dal sito Indip». Evidentemente il giornalista non conosce la differenza che passa tra un sito e una testata giornalistica, tra un’inchiesta giornalista e un «polverone».
Devo dire che ho avuto modo di leggere, rileggere con attenzione e apprezzare l’inchiesta di Pablo Sole. C’è una bella differenza rispetto alla Nuova Sardegna. Non solo su forma e contenuti, ma soprattutto per la completa documentazione che Indip ha reso a disposizione degli abbonati: sentenza del giudice civile, carteggio completo tra Franco Magi e Regione, lista dei 136 nomi. Nomi e incarichi su cui Magi chiese che venissero attivate le necessarie verifiche per lo stesso arco di tempo che lo vide impegnato nell’incarico regionale. E cioè quando era vigente la norma di legge a lui applicata dal giudice. Norma che poi ha subito dei cambiamenti, come correttamente ha riportato Indip.
Magi non ha assimilato sè stesso, cioè la violazione di legge in cui sarebbe scivolato, ai 136 nomi (ne mancano tantissimi, sia chiaro), semmai ha giustamente chiesto alla Regione che venisse fatta una verifica sulla correttezza dell’operato dei 136 rispetto alle possibili violazioni di norme e, nel caso, che fossero recuperati i quattrini erroneamente incassati da questi. Cosa che evidentemente aveva una sua fondatezza, visto che solo recentemente la Regione ha cominciato a muoversi e cercare di recuperare. Grazie all’insistenza di Magi e complice, magari, l’avvertire prime fughe di notizie…
Permetta un’ultima chiosa. Sulle modifiche del decreto legge 78/2010 sbaglia, o quanto meno fa confusione. Restando alla prima parte dell’art. 5 comma 5, quello applicato dalla sentenza civile su Magi (suggerisco la lettura dei restanti commi, qualcuno dovrebbe preoccuparsene e gli enti pubblici – non solo la Regione – attivare opportune verifiche) be’, è ancora in vigore nella sua forma originaria: «Ferme le incompatibilità previste dalla normativa vigente, nei confronti dei titolari di cariche elettive, lo svolgimento di QUALSIASI INCARICO conferito dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n.196, inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute; eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo DI 30 EURO A SEDUTA». Nel 2016, quindi, tale norma non ha subito cambiamenti.
Il “cambiamento” da lei citato pedissequamente è andato invece ad aggiungersi alla parte del comma rimasto – come detto – immutato. Sottolineo “aggiungersi”. Ciò è avvenuto con decreto legge 24 aprile 2017 n. 50 (art. 22, comma 4), convertito dalla L. 21 giugno 2017, n. 96, posto che tale aggiunta, in deroga alla prima parte del comma rimasta immutata, si riferisce specificatamente a incarichi per PRESTAZIONI PROFESSIONALI. Il riferimento al 2023 che fa Indip attiene invece, esclusivamente, ai titolari di incarichi negli uffici di diretta collaborazione politica (consulenti, capi di gabinetto, esperti) ed è stato introdotto come comma 5bis dal decreto legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito con modificazioni dalla L. 21 giugno 2023, n. 74.
Si può essere consiglieri comunali e avere un incarico remunerato in Regione? Certamente, ma secondo legge. Per quanto detto sopra e con riferimento alla tempistica, fattispecie, ambito territoriale, distinzione tra incarichi politici e prestazioni professionali e modifiche legislative intervenute, epoca per epoca. Senza fare inutile confusione. Che poi è quello chi si chiede ai giornalisti.
Vista la complessità della materia, forse si capirà meglio la lentezza nello stendere inchieste e approfondimenti, dopo avere acquisito documenti, verificato i contenuti e sentito le fonti. Lavoro che pare non facciano in molti. Anche se la tempistica potrà sembrare esagerata, ne va del rispetto dei lettori, ma soprattutto del mestiere di giornalista. O almeno dovrebbe.
Distinti saluti
Dott. Magi? Geometra, alle scuole serali …
No, il cartaceo non cita Indip.
Prof sulla Nuova Sardegna on line nell’ultima parte c’è scritto ” Il polverone lo solleva il sito Indip. ” non so su quella cartacea, però sarebbe bello conoscere i 136 nomi e cognomi
Grazie di aiutarci a capire