Il documentario Naza è un pugno nello stomaco, sferrato non attraverso scene cruente, ma mediante testimonianze agghiaccianti, raccolte di notte sui tetti di Tel Aviv, in un clima quasi domestico, quando «si accendono le luci dei lampioni / e tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni». Dalle finestre illuminate si vede scorrere placida, indifferente, sicura e calda la vita di milioni di persone, mentre altrove si muore. È questa la cifra stilistica del film.
Le uniche immagini delle vittime dei bombardamenti israeliani arrivano alla fine e sono terribili. Un padre cerca il figlio e la figlia sotto tonnellate di macerie.
Grida.
Quel grido ti si conficca nel cuore e nella mente.
In ebraico nezek agavi significa «danno collaterale»: è l’espressione eufemistica del gergo militare con cui si indicano le vittime civili o indirette di un attacco. L’acronimo dell’espressione è Naza, il titolo del documentario.
Non passa mai per la testa che si tratti di un film di finzione, manipolato, obbediente a uno schema ideologico. È una pellicola asciutta, senza retorica, nitida. Non nasconde i 1200 morti dell’attacco al Kibbutz da parte di Hamas. Nessun orrore è risparmiato.
È vero che i soldati israeliani intervistati non sono identificabili e che, quindi, non si può avere certezza della qualità delle fonti. Il film, tuttavia, è molto credibile e, a mio avviso, vero.
Ne risulta che il governo israeliano e i comandi militari hanno applicato una strategia dell’eccidio: l’indifferenza verso i civili colpiti pur di raggiungere i militanti di Hamas; la distruzione consapevole e sistematica della città; la determinazione a renderla inabitabile e a costringere la popolazione a migrare. Se si considera che, all’inizio del conflitto, si stimava che Hamas disponesse di 40.000 militanti, mentre il numero ufficialmente stimato delle vittime civili riportato nel film è di 73.000 in tre anni, il raffronto restituisce una proporzione spaventosa: quasi due civili uccisi per ciascun militante inizialmente attribuito ad Hamas.
È stata, ed è, una guerra combattuta prevalentemente mediante le comunicazioni e l’intelligenza artificiale. Ciò ha significato, per molti soldati israeliani impegnati nell’intelligence e soprattutto nella guida dei droni, l’azzeramento della responsabilità morale delle proprie azioni. Tutto ha assunto l’apparenza di un videogioco, compresa la soddisfazione per gli strike ottenuti, cioè per le persone uccise.
I linguisti saranno interessati a sapere che il machine learning dell’intelligenza artificiale incrociava due filiere di dati: le parole chiave del lessico familiare dei militanti di Hamas — babbo, mamma, cena, sonno e così via — e i loro spostamenti. Una volta elaborato il modello delle relazioni attribuite al militante di Hamas, l’intelligenza artificiale individuava i cellulari i cui contatti e movimenti risultavano congruenti con quel modello. A quel punto cominciavano il puntamento e poi l’esecuzione, quasi sempre organizzata di notte, quando il militante, o il presunto tale, tornava a casa per dormire.
Non va infine trascurato il ruolo dei “pulitori”. Qualora, in un quartiere, i ruderi risultassero ancora abitabili oppure la rilevazione dei cellulari indicasse una certa percentuale di sopravvissuti, i droni o le truppe di terra intervenivano per radere al suolo e uccidere chi e ciò che era rimasto. È stata una strage pianificata per rendere inabitabile un’area e produrre una migrazione di massa.
Netanyahu è responsabile di crimini contro l’umanità secondo la fattispecie descritta dall’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale — quella che Trump vorrebbe abolire —, che comprende «una serie di atti specifici commessi nell’ambito di un attacco generalizzato o sistematico diretto contro una popolazione civile, con la consapevolezza dell’attacco».
Quella contro Hamas è stata la prima guerra condotta su larga scala affidando all’intelligenza artificiale la selezione degli obiettivi. Per l’intelligenza artificiale la verità coincide con la probabilità e l’indifferenza è regola e presupposto dell’azione. Guardandone gli effetti, si capisce bene a che cosa possa condurre questo metodo. Nessuno mi toglie dalla testa che anche i russi stiano selezionando, attraverso sistemi analoghi, i bersagli dei missili destinati a colpire i vertici politici e militari dell’Ucraina, senza curarsi della popolazione civile.
È stato uno sterminio a bassa intensità morale, perché si è ucciso a distanza.
Nel programma della destra israeliana non c’è il genocidio, ma c’è sicuramente ed esplicitamente la deportazione di massa ottenuta mediante il terrore e la morte. C’è davvero da sperare che le nuove elezioni israeliane archivino questa classe dirigente inversamente razzista e violenta.
Il documentario deve essere visto e poi meditato in silenzio, senza togliersi dagli occhi l’orrore. Bisogna guardare in faccia il demonio e schiantarne la malvagità con la fede nel bene, amando fortemente i propri simili.

C’è poco da commentare d’innanzi a un genocidio di questa portata. Ho visto il documentario e sinceramente non ho trovato niente di nuovo rispetto rispetto a ciò che già conosco. Ciò che mi ha impressionato è la totale disumanizzazione. Voglio restare umano e continuare a chiamare persone questi individui che si divertono a sparare su creature innocenti che non hanno nulla a che fare con questa barbarie. Cosa si può dire di “persone” che provano piacere nel vedere dei cani che si cibano dei cadaveri dei bambini inermi tra le macerie. Penso che solo la psichiatria possa interpretare questa follia.
Spero che Naza venga divulgato soprattutto nelle scuole perché le nuove generazioni devono essere messe nella condizione di giudicare criticamente ciò che accade dall’ altra parte del mediterraneo a dei nostri fratelli. W la Palestina libera
Dottore, buonasera. Mi rifaccio alla battaglia di Berlino (120000 morti di civili in due settimane di assalto delle truppe russe ) o di Manila (in questo caso 100000 morti civili) durante lo scontro tra 35000 soldati americani e 17000 giapponesi in una realtà urbana; ma potrei continuare all’infinito con gli esempi. Ebbene, non è mai accaduto nella storia, però, che la popolazione di una realtà urbana non potesse essere evacuata (bloccata da Hamas!) durante gli scontri: mai! Non solo: Hamas ha costruito 600 km di tunnel. Ebbene, non vi un’ immagine di civili all’interno di quei tunnel, al riparo dalle bombe (tutta la popolazione di Gaza potrebbe starci). Insomma, si è attaccata una nazione senza alcuna dichiarazione di guerra (o no?) e la reazione (come avrebbero reagito Francia, l’Inghilterra o gli Usa ad un attacco contro solo civili inermi?) degli israeliani (condita di centinaia di migliaia di sms per sgomberare le zone di attacco) quale doveva essere? La guerra di Corea costó 50 mila morti civili al mese, mai però accadde nella storia che un esercito facesse morire intenzionalmente i suoi abitanti usandoli come scudi umani; mai si videro, inoltre, telecamere pronte a riprendere l’arrivo di una bomba su di un palazzo (con l’orario preciso certificato da un sms inviato dell’esercito israeliano) spacciato per un attacco alla popolazione civile (già evacuata). E mai, e concludo, si credette ad un nemico sanguinario che fa la conta dei morti: sarebbe come dire che Tito Vespasiano contasse le vittime della battaglia di Gerusalemme facendo fede a quello che raccontavano gli Zeloti.
Chie no connoschet, o irméntigat, o no faghet contu de TOTU s’istória de comente ant fatu e créschidu s’ISTADU Israele, si no est a un’ogru, monocolo, ma che a totugantos ndhe zughet duos e però abbàidat abberindhe un’ogru e serrendhe s’àteru, no est mancu dispostu a bìdere s’ingiustìtzia e ne a cumprèndhere chi cussa est GHERRA.
Sos ogros tocat a los abbèrrere ambos duos: totu s’àteru est arruolamentu cun custu o cun cudhu, solu tifu pro s’unu o pro s’àteru, a sighire sa gherra cun totu su corredo de crìmines/crimminales contr’a s’umanidade a calesisiat costu, mortos, distrutzione, ódiu in cancrena.
Deo za no so profeta e ne deinu, e sa menzus cosa chi mi disizo est de m’irbballare, ma Israele, sighindhe a coltivare s’ódiu, sa gherra, s’ingiustìtzia de paghe no ndhe at a bìdere mai.
Pregamus e triballamus pro chi ndhe bidant Israelianos e Palestinesos e àteros puru.
Egregio Marcus, rispondo a Lei e ad altri. Il documentario svela che le tecniche di intervento di Israele non erano guidate dalle armi, ma dalla presenza delle persone ricercate. Quanto all’attendibilità, certo il documentario non è una prova giudiziaria, ma è una documentata denuncia morale. Io non sono un Pro-Pal, ma sento il dovere di non dare copertura morale a una strategia, che non è di Israele, è del Governo di Israele, di un governo che ha dimenticato Golda Meir, Shimon Perez, Ehud Barak e, soprattutto, Yitzhak Rabin, militare per 27 anni ma poi grande sostenitore e tessitore della pace, la quale, non a caso, dopo la sua morte per mano di un fanatico religioso di estrema destra, si è arenata. La Destra israeliana è il simmetrico palestinese che vuole l’annientamento di Israele e io sono e resterò sempre convinto che la strada dell’estremismo porta alla guerra, quella del compromesso al progresso dei popoli.
La cosa migliore sulla cosiddetta “questione palestinese” a mio avviso è il dubbio e, pur essendo in modo convinto sionista nel senso più puro, anche io credo con Tatanu che scambiare l’articolo per un appoggio alla linea ideologica pro-pal sarebbe un tragico errore.
Non vedrò Naza perché comunque sono convinto che sia, magari in buona fede, un documentario con ampie manipolazioni. Allo stesso modo non ho mai voluto vedere le immagini del 7 ottobre, nonostante ne sia in possesso, perché non credo che possano essere utili ai fini della pace, tanto meno alla politica del due popoli, due stati. -non-Politica che trova perfettamente in accordo Hamas e sodali con Netanyahu e sodali (soprattutto i rispettivi sodali).
Buongiorno, in casa aspettiamo la programmazione su Raiplay.
Mi interrogo molto sulle vicende del conflitto israelo-palestinese, e i miei dubbi sono molti più delle mie certezze. Ciononostante mi trovo a non condividere il suo punto di vista. Quello che succede è terribile, e non c’è bisogno del docufilm per restarne turbati, ma non si può eludere la responsabilità per quei morti innocenti di chi scientemente ha deciso di nascondere armi e combattenti tra le strutture civili.
Egregio Giuseppe Vignolo,
non dimentichi però che Hamas e sodali (anche quelli “antichi”, compresa l’OLP di Arafat, o quelli “moderni”, l’Iran e soci) sono per lo sterminio totale di Israele e per la sua cancellazione dalla carta geografica (lo stesso maleodorante concetto pseudopacifista del “from the river to the sea”).
Non da oggi, non dopo lo sterminio di Gaza. Lo sono da sempre.
E pure loro, “senza alcun pudore parlano in nome di Dio”. Il loro.
Scambiare l’articolo del Professore per un endorsement alla linea ideologica pro-pal di questi tempi bui sarebbe un tragico errore. Che, come tutti gli errori, pur contenendo un frammento di verità, si rifiuta di accettarla per intero.
È l’unica volta che non sono in linea con il suo pensiero
E un vero sterminio, pura vendetta voluta da tre criminali : Netanyhau, Ben Gvir e Motrich che senza alcun pudore parlano in nome di Dio.
È un mondo Caino
caro professore
Lei mi piace molto sia per come scrive sia per gli argomenti che tratta con molto coraggio…che io purtroppo non ho.
Solo in questo caso non mi trova perfettamente d’accordo.
Quello che è avvenuto (o sta avvenendo) in Palestina è ovviamente una “cosa” molto complessa ma non sarà certo un documentario basato su testimoni “non identificabili”, finanziato da non si sa chi, a modificare sostanzialmente la mia opinione, in questo caso divergente dalla sua, su ciò che è avvenuto dopo il 7 Ottobre.
La mia stima per Lei rimane immutata
Oggi sono 800 anni dalla morte di San Francesco D’Assisi – Buona festa a tutti
possa per sua intercessione, portare la pace nei luoghi della terra dove ancora si combatte –
Criminale de gherra e de ‘paghe’.