Gas e sviluppo: la Saras o i Sardi?

4 maggio 2013 07:4414 commentiViews: 169

Mi sono occupato per la prima volta di estrazione di idrocarburi quando il mitico ministro Passera disse che l’Italia era ricchissima di petrolio, bastava tirarlo fuori dalle viscere della terra.
Ho ripreso ad occuparmene in questi mesi, quando ho sollevato il tema – tanto strategico quanto abbandonato – dell’approvvigionamento energetico per le imprese della Sardegna. Io sono per il gas e se il gas non arriva dal tubo algerino, dobbiamo portarcelo con le navi, stoccarlo e rivenderlo. Ci potrebbe servire solo il tubo verso la Toscana: noi potremmo portare il gas  con le navi (così non saremmo costretti a comprarlo dai monopolisti russi o da quello Stato franco che è l’ENI) e immetterne sul mercato la differenza tra l’acquistato e il consumato. Viceversa, potremmo approvvigionarci dalla Toscana in caso di interruzione dei flussi commerciali via nave.
Il tema è abbandonato o trattato con fastidio da molte forze politiche, perché si sta affermando l’idea, sbagliata, dell’incompatibilità dell’industria col futuro della Sardegna. C’è una mentalità diffusa che teorizza un’incompatibilità radicale tra l’industria e la vita. Esiste invece un’industria di qualità; è possibile produrre e tutelare l’ambiente. L’unica prescrizione è essere razionali, competenti, aggiornati, non emotivi (su Ottana, per esempio, si sta montando un clima  irrazionale che porterà alla chiusura delle fabbriche).
Fatte queste premesse, voglio tornare al gas, al progetto Eleonora della Saras e agli ostacoli che sta incontrando la 3A nello sviluppare il suo progetto di alimentarsi con Gas Naturale Liquido (GNL). Sono due strategie diverse: la prima, quella della Saras, deve andare a bucare e infrastrutturare un territorio a forte vocazione agroalimentare con risultati tutti da determinare; il secondo, quello della 3A, utilizza le migliori condizioni di mercato per soddisfare il proprio fabbisogno energetico senza impattare col territorio (in ultima analisi deve semplicemente farsi un serbatoio nel Porto di Oristano, porto drammaticamente semideserto). È sbagliato sovrapporre le due cose. Ho la sensazione che l’attenzione e lo scruolo sul progetto Saras stia portando a un No immotivato anche al progetto 3A; insomma, no a tutto a prescindere. Ma se questo è l’atteggiamento dell’amministrazione pubblica che blocca tutto per paura di qualsiasi cosa (ne sappiamo qualcosa a Macomer), c’è un’attività sotterranea di costruzione del consenso sul progetto saras e del dissenso sulle strategie 3A che mi preoccupa.
Ne è un distillato il comunicato sindacale dei chimici di cui ho già dato notizia.
Fatto analizzare il comunicato da un esperto del settore, ecco le sue considerazioni: “Vi si dice che con il progetto Eleonora (cioè col gas arborense che salirebbe dalle viscere della Sardegna a garantirne un fulgido sviluppo) si avrebbero risparmi per la bolletta energetica delle aziende di oltre il 25%: affermazione avventurosa, visto che ancora non si sa nulla delle caratteristiche del gas contenute nel giacimento (ammesso che esso esista). Bisognerebbe sapere la qualità del gas, la pressione e le caratteristiche dell’impianto di estrazione, tutte cose che incidono pesantemente sui costi di estrazione e quindi di vendita; con il GNL, tali risparmi possono essere ottenuti senza incognite, poiché la disponibilità di GNL è enorme (si è addirittura in sovraproduzione) ed i costi noti. Oltre a questo, il trasporto via nave non ha alcun impatto sul territorio, tolto il fatto di far arrivare qualche nave in più nel porto desolato di Oristano: non ci sono perforazioni che possano interessare le falde acquifere, solo serbatoi fuori terra. Ecco perché risulta accettabile un deposito di GNL nel porto di Oristano invece di un pozzo di estrazione”.
Eccoci qua, siamo dinanzi al consueto problema: ragioniamo di Sardegna a partire dai Sardi o a partire da logiche indifferenti se non ostili alla Sardegna?

14 Commenti

  • La signora Fancello sa che anche l’allevamento bovino e ovino aumenta la produzione di co2 e di metano? Oggi siamo all’assurdo che non si può fare più niente in Sardegna. Ma non si capisce che senza industria torniamo agli anni 50? Di che cosa vivremo solo di assegni Inps? I politici locali ormai hanno abdicato a governare. Ci manca solo che ci impongano di svuotare le dighe.

  • Per Author. Non ho pensato ad Ottana ma bensì’ a Cagliari e dintorni dove non vi sono stati incidenti industriali ma intenzionali inquinamenti ambientali derivanti da lavorazioni in atto. Quando si avrà’ rispetto della salute dei sardi , quando si osserveranno le leggi e ci sarà’ la volontà’ di farle rispettare, quando la gente si renderà’ conto dell’inquinamento in cui vive, allora saremo un po’ meno colonia

  • A me sembra – in tutta franchezza – che ormai i sardi governino e decidano in Sardegna in misura ancora minore rispetto agli anni 60.
    È in corso una rivoluzione epocale di tipo post industriale che contempla anche la Sardegna come luogo fisico; la globalizzazione fa si che alla percezione di “casa” Sardegna come lo è per molti sardi, si sostituisca quel sardismo diffuso tanto caro a Soru e che in realtà nel profondo non ha proprio nulla di intimo, di vero e sentito.
    Nel momento in cui la Kienge dice: “è la società che ce lo chiede”, fa capire che la società, in ogni caso, è cambiata profondamente e che volenti o meno, è necessario fare i conti con la realtà dei fatti.
    Forse non ci rendiamo conto che noi parliamo di indipendentismo dall’Italia, ma non riusciamo a fare comprendere che dobbiamo sempre fare riferimento a una Libera Sardegna in Europa e nel mondo, anzichè fare risaltare il distacco dall’Italia.
    E poi: ma siamo sicuri che la nostra popolazione, costituita da giovani, da immigrati, da continentali, percepisca la Sardegna come tale anzichè come “terra come tutte le altre”?
    A me sembra di riscontrare una totale indifferenza – fra tali soggetti – fra essere sardo o essere italiano.

  • Non importa

    Il gas naturale (GN) è presente dove sono presenti giacimenti petroliferi. Il gas naturale liquefatto (GNL) non é altro che un prodotto di questo gas per essere trasportato e stoccato in forma liquida. I rigassificatori servono a ritrasforare il GNL liquido in gas per essere usato ad uso civile. E’ vero che il metano (gas naturale) produce più danni rispetto alla CO2, in particolare allo strato di ozono che permette all’atmosfera di rimanere abitabile dall’uomo, ma solo se liberato in atmosfera e non bruciato. In particolare le riserve di metano sotto il permafrost artico e siberiano potrebbero causare danni irreparabili se il permafrost si sciogliesse per il riscaldamento dovuto all’effetto serra.

    Il gas che cerca la Saras non pare essere gas naturale ma shale gas detto anche gas non convenzionale, ovvero gas contenuto sotto forma di piccole particelle intrappolate nella roccia e per la cui estrazione sono richieste operazioni di perforazione della roccia con fluidi inquinanti e loro frantumazione ad opera di fluidi ad alta pressione. Queste operazioni tendono a liberare le particelle di gas intrappolate nella roccia usando una quantità di energia notevole rispetto all’energia usata per estrarre petrolio o gas naturale di facile estrazione. Ma la cosa più pericolosa oltre alla liberazione di parte del gas estratto in atmosfera è l’inquinamento delle falde acquifere e del terreno sia per effetto del gas stesso che tende a risalire in superficie, sia per i fluidi inquinanti suddetti, il cui percorso non è possibile controllare pienamente. Inoltre gli studi sul ciclo di vita produttivo (LCA) hanno dimostrato che l’energia usata per estrarre questa risorsa energetica e i problemi nello stoccaggio delle notevoli quantità di scorie prodotte dall’estrazione producono una quantità di CO2 equivalente all’uso diretto del vecchio carbone come fonte energetica.

    In altre parole chi vende questo prodotto vende aria fritta se parla di risorsa energetica non inquinante, a basso impatto ambientale e più competitivo rispetto alle fonti fossili tradizionali. Si veda a tal proposito lo studio pubblicato sul sito del Post Carbon Institute http://www.postcarbon.org/report/390308-report-life-cycle-greenhouse-gas-emissions

    Lo shale gas é l’oro per gli avventurieri e gli speculatori energetici odierni, governi e multinazionali dell’energia, non a caso gli USA che hanno il consumo procapite di energia maggiore al mondo pensano di rendersi indipendenti energeticamente attraverso l’estrazione di questa risorsa. Lo fanno da anni e hanno già causato danni irreparabili alle persone, al loro ambiente, ai corsi d’acqua e alle falde acquifere. Sono note le forme di protesta che hanno cercato anche la forma dei film cinematografici per porre la questione all’opinione pubblica. E non è un caso che nel Mediterraneo si sia fatta guerra alla Libia non certo per motivi umanitari, come ho letto anche in questo sito, ma per le riserve di shale gas delle sue roccie e per il controllo geostrategico del nord Africa.

    Alcuni pensano che le proprie libertà costruite sulla morte degli altri popoli e su un modello produttivo e sociale insostenibile siano più importanti della vita delle persone o della salubrità dell’ambiente in cui vivono. Io sono di tutt’altro avviso e fortunatamente non sono da solo.

  • Quinto moro

    …..e indire un referendum sull’argomento per far decidere a tutti i sardi sarebbe una cattiva idea?

  • Maestrale, su Ottana bisogna stare attenti. Chi ha inquinato è l’Eni ed è andata via. Oggi si sta montando un caso di disastro ambientale su un episodio tutto da chiarire ma che andando male è un banale incidente industriale. Ho la brutta sensazione che si stiano mettendo le condizioni per chiudere la fabbrica sull’onda dell’equazione con Taranto.

  • La Saras , come altre società continentali sia nel settore energetico sia in altri, hanno tutto l’interesse di impedire che iniziative diverse possano incrinare i loro monopoli o intaccare feudi economici consolidati. Abilmente hanno sempre diviso i sardi in fazioni, alimentando contese e feroci contrapposizioni, ungendo sapientemente gli ingranaggi dei venduti per un piatto di lenticchie, trovando sponde nel mondo della politica da sempre a loro asservita, scoraggiando così ogni iniziativa contraria ai loro interessi. Come per incanto spuntano gli esperti dei più disparati settori, gli ambientalisti della domenica, i sostenitori dell’economia di regresso fautori di ideologie ambientali e industriali tendenti al più buio medioevo. Tutti però sono intransigenti sui loro diritti acquisiti, sullo stipendio sicuro con tredicesime e quattordicesima , dimenticando che lo Stato e la Regione di conseguenza non avranno più i soldi, e succederà a breve, per pagare gli stipendi. L’economia di regresso che molti auspicano comporta che chi è disoccupato rimarrà disoccupato e chi ha un lavoro lo perderà. C’era una volta un tipo di economia che pensava che per far reggere il sistema bastava stampare moneta, che le fabbriche potessero produrre o non produrre, ecc. ecc. ma questo sitema economico ha fatto flop, è crollato miseramente con sofferenze senza limiti per chi lo ha subito, si chiamava economia di Stato, ovvero comunismo. Piaccia non piaccia questa è la realtà. In Sardegna è sovrana la regola di impedire che ci siano iniziative che possano produrre qualche posto di lavori in più . Quando poi le iniziative riguardano il settore energetico , monopolio dei Signori dell’energia, si scatena il sistema di interdizione economico, politico, ambientalista, demagogico e da cultura spicciola perchè l’interesse è non cambiare nulla. I principi fondamentali perchè si possa fare sviluppo, ovvero creare posti di lavoro, difendere quelli esistenti, creare sviluppo sociale, consolidare le basi di uno stato regionale attento ai problemi sociali e garante di limiti di esistenza non lesivi della dignità umana, sono quelli di avere energia a basso costo. Questa è la regola inderogabile per lo sviluppo economico. Senza energia a basso costo, non esiste sviluppo, concorrenza di mercato, creazione di posti di lavoro che creino valore aggiunto, competizione commerciale , senza energia a basso costo non si crea lavoro. E siccome chi detiene il controllo energetico conosce bene queste regole ha convenienza a tenerci in condizione di sudditanza e di indigenza e continuare a fare le sue iniziative e a imporre i suoi prezzi. E’ stato fatto molto clamore per l’inquinamento dell’Ilva di Taranto, clamore per una catastrofe con dirette conseguenze sulla salute della popolazione . Tutti dovrebbero sapere che una catastrofe del genere è in atto anche da noi, nei siti industriali intorno a Cagliari o ad Ottana o a Porto Torres o a Porto Vesme, per rendersene conto basta leggere le altissime percentuali delle casistiche di ricorrenti malattie tumorali , non per niente abbiamo l’ospedale oncologico più grande d’Italia. Il tempo è scaduto, chi sta zitto è complice del sistema.

  • Silvia Lidia Fancello

    Impatti ambientali del gas naturale [
    La combustione di gas genera, anche se in misura minore rispetto agli altri combustibili fossili, gas serra (primo fra tutti l’anidride carbonica) che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta. Lo stesso gas metano risulta un potente gas serra che, sebbene in concentrazioni minori rispetto all’anidride carbonica, risulta più dannoso di circa 21 volte rispetto a questa[5].
    L’estrazione di gas (ma anche di petrolio) porta a una diminuzione della pressione nella riserva sotterranea. Ciò può portare ad una subsidenza del terreno che può danneggiare l’ecosistema, i corsi d’acqua, la rete idrica e fognaria e causare cedimenti nelle fondamenta degli edifici. L’estrazione e il trasporto del gas possono inoltre generare ulteriore inquinamento. Gli esperti si attendono per i prossimi anni un’impennata nell’uso di gas naturale, conseguente alla richiesta di fonti alternative al petrolio. Normalmente, gli inquinanti principali sono: anidride carbonica, monossido di carbonio, ozono, ossidi di azoto. Sono però molto ridotti i seguenti inquinanti: particolato, ossidi di zolfo, idrocarburi incombusti (tra cui benzene).

    http://it.wikipedia.org/wiki/Gas_naturale

  • Giovanni Piras

    Il vero problema è L’INDIPENDENZA, a casa nostra dobbiamo decidere noi, anche sbagliando, impedire che altri decidano come è sempre stato, basta con i sardi genuflessi, servi sciocchi e ignoranti, eleggiamo persone giuste e cmpetenti.
    Arborea va lasciata all’agricoltura, all’allevamento, e alla sua vocazione agro-alimentare.
    Giovanni Piras dott. Agronomo di Lula.

  • Gufetto sovranista

    Certo che è difficile farsi intendere o capire, sopratutto da chi non vuole intendere. E’ certo che la mancanza del metano in Sardegna fa perdere all’economia isolana la bellezza di 500 milioni di euro all’anno; si recuperi negli uffici dell’ass. all’Industria Regionale i dati dello studio commissionato dalla RAS. In tutta Europa esistono solo due regioni-stato senza il metano: la Corsica e La Sardegna (sic!). Qualcosa vorrà dire sulla nostra debolezza industriale ed economica, vero Nino!
    E dico a Nino, perché militante del PSD’Az, di rispolverare i progetti, ricerche e documenti degli ultimi anni ’50 e dei primi anni ’60, assessore all’industria regionale Pietrino Melis (PSD’AZ), promotore della SARAS(per me fece bene!) e fautore in quegli anni delle ricerche in tutto il campidano cagliaritano di risorse energetiche, sia petrolio sia metano. Sbagliato? NO! era giusto farlo come è giusto fare oggi ad Arborea. Cosa chiede la SaRAS? L’autorizzazione per realizzare un pozzo esplorativo, un solo pozzo, con l’obiettivo di confermare la presenza del metano e la sua qualità. Poi vedremo,con una nuova Sovranità cosa fare, cosa è meglio per il popolo sardo. Prima di tutto padroni a casa nostra. Sono d’accordo con l’amministratore del sito quando dice: tubo da Piombino di 2 metri di diametro, passando per la Corsica e per finire in Sardegna; ai Sardi basta una rete propria con un tubo da 80 cm. da collegare alle reti che si sono fatte o che si stanno realizzando in questo momento nei 36 distretti sardi. Poi bisogna fare anche i rigassificatori uno al sud ed uno al nord della Sardegna. E chiaro che tutto questo a bisogno di autorevolezza della nuova classe politica che andremmo ad eleggere fra un paio di mesi. Classe politica che deve sentire la pressione ed il sostegno popolare su queste scelte. Senza lasciare spazio ai demagoghi di turno, agli indipendentisti per convenienza e ai pasdaran del paesaggio e dell’ambiente. Non sarebbe male aprire un dibattito su questi personaggi, tutti “benestanti” e tutti detentori di aziende sanitarie e ambientali con bilanci propri considerevoli….Il dibattito è aperto.

  • La botte piena e la moglie ubriaca è già un paradosso. Noi sardi rivendichiamo ancora di più. La vigna da vendemmiare!
    Senza energia (ed a costi competitivi) continueremo a morire di fame. Sic! Turismo più turismo meno, che poi si traduce: più o meno addetti alla pulizia dei bagni per tre quattro mesi l’anno.
    Sfumato il GALSI, che aveva lo svantaggio del fornitore unico e quindi tutti i rischi delle monocolture, resta il fatto oggettivo che del gas la Sardegna ha bisogno. Capisco e condivido le preoccupazioni arborensi. L’alternativa è il rigassificatore. Senza tanti giri di parole. Poi due commissioni incaricate di studiare il rapporto costi/benefici daranno risposte opposte e tutte ben argomentate.Per soddisfare il committente! Il problema è il governo, che richiede etica e capacità. Cioè l’esatto contrario di quanto accaduto finora.
    Però decidiamo e spieghiamo, puite sa passentzia…

  • L’elettroencefalogramma delle attività produttive di Arborea non è affatto piatto. La vocazione agricola e di allevamento, unita alla trasformazione di tali prodotti, rappresentano per Arborea e per la Sardegna, una delle poche solide realtà ad elettroencefalogramma attivo e vivace, con posti di lavoro ed indotto che Le chiedo di verificare signor Giorgio R. Se i nostri politici daranno il loro assenso alla Saras, e se, nella migliore delle ipotesi, tutto dovesse andare per il meglio, vedremo il territorio di Arborea ed il campidano tutto, trasformarsi; l’oasi faunistica scomparirebbe, il paesaggio sarebbe deturpato, e quel che è peggio, la salubrità e la genuinità dei prodotti verrebbe messa in discussione, con il rischio di affossare una delle poche realtà produttive che in Sardegna ancora funzionano.
    E questo ipotizzando che tutto vada per il meglio.
    Va da se che l’acquisto di gas dalla penisola salvaguarderebbe la realtà del territorio e porterebbe maggior movimento al porto di Oristano ed ai trasportatori, portando con se le economie che il mercato libero creerebbe.

  • Egregio Giorgio,
    non sono convinto che l’attività estrattiva ad Arborea sia vantaggiosa per il futuro. Mi pare una sterzata di vocazione del territorio non adeguatamente pensata e valutata. Il GNL mi pare più compatibile con una vocazione, quella agro-alimentare, già trovata e sperimentata.

  • Giorgio R.

    Egregio Prof. Maninchedda,
    Lei, giustamente, sottolinea l’errore di procedere per pregiudizi; insomma, no a tutto a prescindere. Appunto, no a tutto, anche alla Saras e Le chiedo perchè? Nel rapporto costi/benefici, Lei formula, riguardo al pozzo di estrazione, delle ipotesi di rischio per l’ambiente e stabilisce, senza aver certezza alcuna degli eventuali danni arrecati al sottosuolo, che un deposito di GNL sarebbe preferibile al progetto della SARAS. Professore,visto l’elettroencefalogramma irrimediabilmente piatto delle attività produttive in Sardegna e alfine di non aggravarne vieppiù lo stato comatoso, non pensa che entrambe le soluzioni possano rappresentare, in ugual misura, un’interessante opportunità economica almeno fino a quando una dettagliata relazione tecnica saprà individuare, con precisione, vantaggi e svantaggi, costi e benefici a favore di uno dei due interventi?

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