Fratelli(ni) d’Italia: sui parlamentari Tutto Verbo e Niente Nerbo

17 marzo 2011 10:4913 commentiViews: 30

097Ho letto tutto il leggibile su questo giorno di celebrazioni dell’Unità d’Italia. Conslusione: ripetizione di cose trite e ritrite, nostalgie, confusione, amarcord, oltre che la solita scelta morettiana di taluni dell'”apriamo un dibattito”. Il dato più incredibile è lo stracciarsi farisaico delle vesti di alcuni esponenti del Centrodestra – il centrosinistra attraversa una crisi culturale midollare – proprio nel giorno in cui il Presidente della Regione ha detto in Consiglio regionale che settori non bene identificati del Governo italiano intendono ostacolare le norme d’attuazione dell’art. 8 dello Statuto sardo. C’è bisogno di qualche altra conferma sul fatto che lo Stato italiano è oggi una macchina di egemonia di interessi contrastanti con la Sardegna? Questi parlamentari lo vogliono capire che l’Italia della Lega, egoista, cialtrona, piena di interessi e di scandali, non può essere la Confederazione d’Italia dove potrebbero stare i sardisti? Dove c’è il verde padan-gheddaffiano non ci sarà mai il bianco delle nostre coscienze, il rosso del nostro sangue e il nero del ricordo dei nostri morti.  Questi parlamentari che non fanno politica ma solo dichiarazioni, questi parlamentari Tutto Verbo e Niente Nerbo, cosa fanno per contrastare i disegni nefasti della Lega? Tirano su la bandiera? Ma hanno visto dove si mettono la bandiera i leghisti, che esprimono ministri, banchieri,manager di stato ecc? Questi parlamentari nominati da Uno, cosa hanno fatto per dire al Ministro Buio Fitto di non permettersi di impugnare le leggi della regione Sardegna senza aver prima parlato con la regione Sardegna, come vuole la normale applicazione del principio di leale collaborazione? Questi parlamentari che cosa hanno fatto durante l’ultima crisi mutandara di Uno per ottenere la restituzione dei Fondi fas, la restituzione dei Fondi delle risorse liberate, la restituzione delle giacenze dovute ai ribassi d’asta incamerate dall’Anas, o per indurre tal Scaroni di tal Eni a smetterla di tenere la chimica sarda in ostaggio, o ancora per impedire che il governo tagliasse il fotovoltaico e però continuasse a pagare la Saras, con le nostre bollette, per bruciare in Sardegna i residui del petrolio? Che cosa fanno questi parlamentari di Uno per difendere le università sarde, seriamente minacciate dalle politiche dello Stato italiano, che sta togliendo al Sud e alle Isole e sta trasferendo soldi al nord? Come si fa a celebrare l’Unità di un paese moralista e consumista, il quale da un lato confonde, per ormai avvenuta colonizzazione della cultura comune da parte dei luoghi comuni dell’estrema sinistra, ogni attività d’impresa con le attività speculative, e dall’altro consente più o meno clandestinamente ogni attività speculativa e malavitosa perché ormai le coscienze hanno una soglia di distinzione del bene e del male legata al prezzo e non al valore? Perché ci si dovrebbe riconoscere in uno stato che è intimamente antiliberale, che opprime con mille tirannidi burocratiche il normale esercizio dei diritti individuali? Perché ci si dovrebbe riconoscere in uno Stato partitocratico e burocratico, lento, che ha bisogno sempre di martiri per trovare la strada giusta e, di contro, odia le persone normalmente oneste, laboriose, civili? Sono domande per gli uomini liberi, non per i Parlamentari Sdraiati che ogni tanto riscoprono l’insularità, ma non la fanno mai valere mettendo in discussione il governo e con questo anche un pezzettino del loro nobilissimo posteriore.
Infine, uno sguardo ai giornali. Niente di più scontato, retorico, banale, già detto, stanco e stantio. E’ incredibile notare come i giornali non siano per niente informati della realtà delle posizioni culturali attuali sul rapporto tra la Sardegna e l’Italia.  Oscillano tra vecchie glorie e circoli autorefernziali che se la cantano e se la suonano da decenni. Perché? Per pigrizia. Pazienza. Usiamo i nostri poveri mezzi e tiriamo avanti
P.S. Guardo con distacco e preoccupazione al nuovo vate della storia sarda di destra, il mio professore di storia medievale Francesco Cesare Casula. Quando lo ascoltai per la prima volta, a lezione, avevo 18 anni. Mi colpì. Poco metodo storico, poco positivismo, totale oblio della lezione di Bachisio Raimondo Motzo (l’unico storico sardo veramente riconducibile per comptenza alla grande scuola storica italiana e a quella tragedia/fortuna – per la cultura italiana – che fu il modernismo in area cattolica), però tanta, tanta politica, tanto odor di patria, tanto profumo della massoneria risorgimentale, tanto ricordo degli ambienti oristanesi pseudo-antiquari, tanto profumo di orgoglio arborense, tanto anti-femminismo verso la sopravalutata Eleonora. Casula era un affabulatore dell’eroismo sardo. Faceva politica. Forse pensava a se stesso come a uno Spadolini sardo ma, a quei tempi, lo spazio eroico della laicità era occupato dallo spirito pratico di Armandino Corona. Dei suoi allievi di allora, molti sono oggi in cattedra. Nessuno si è fatto interprete delle sue teorie. Incontrò Cossiga e si amarono (politicamente). Dall’idillio nacque questa solennissima minchiata della Sardegna che ha generato l’Italia, perché il titolo dei Savoia sarebbe stato prima di re di Sardegna e poi di re d’Italia. La teoria, tutta formale e non sociale, culturale, economica, insomma sostanziale, è calibrata e cucita intorno al desiderio di legittimare i tanti sardi che hanno usato la Sardegna per far carriera in Italia cosicché la loro carriera assumesse il rango morale di servizio all’Italia generata dai sardi, come se la Sardegna fosse l’Egitto e l’Italia la Terra Promessa. Usando il suo stesso schema, cioè tutto giocato sulla formalità dei titoli della Corona Sabauda, giacché già nello Statuto Albertino il re di Sardegna è anche re di Cipro e di Gerusalemme, la Sardegna ha anche generato Israele, perché ha tenuto viva la rivendicazione all’indipendenza istituzionale della Terra Santa. Continuiamo così, facciamoci del male con le parole separate dai fatti, con la retorica, il petto gonfio e il culo stretto!

13 Commenti

  • Virgilio Piras

    Quella che manca è l’unità della dei sardi per La Sardegna.
    In Sardegna, per superare culturalmente la sindrome: Pocos, locos y mal unidos, vi è l’urgenza di fare crescere “gli uomini e le donne libere”
    E’ tempo che il Partito Sardo si muova e faccia azioni fecondi in crescendo!
    Ogni persona fa quello può!
    L’azione politica del Partito Sardo deve, pena la condanna a rimanere a vita di “nanismo” uscire dalle ZONE FORTI e lavorare in tutto il territorio sardo.
    Per fare ciò abbiamo bisogno di una o più persone che guidino tale processo.
    In poche parole il Partito Sardo necessità di un nuovo e dinamico Segretario.
    Le parole sotto scritte bisogna scriverle su un pannello di acciaio da affiggere in ogni comune della Sardegna.
    “ Fratelli (ni) d’Italia: sui parlamentari Tutto Verbo e Niente Nerbo”
    “Come si fa a celebrare l’Unità di un paese moralista e consumista, il quale da un lato confonde, per ormai avvenuta colonizzazione della cultura comune da parte dei luoghi comuni dell’estrema sinistra, ogni attività d’impresa con le attività speculative, e dall’altro consente più o meno clandestinamente ogni attività speculativa e malavitosa perché ormai le coscienze hanno una soglia di distinzione del bene e del male legata al prezzo e non al valore? Perché ci si dovrebbe riconoscere in uno stato che è intimamente antiliberale, che opprime con mille tirannidi burocratiche il normale esercizio dei diritti individuali? Perché ci si dovrebbe riconoscere in uno Stato partitocratico e burocratico, lento, che ha bisogno sempre di martiri per trovare la strada giusta e, di contro, odia le persone normalmente oneste, laboriose, civili? Sono domande per gli uomini liberi, non per i Parlamentari Sdraiati che ogni tanto riscoprono l’insularità, ma non la fanno mai valere mettendo in discussione il governo e con questo anche un pezzettino del loro nobilissimo posteriore.”
    Saludi

  • F.C. Casula, come molti sardi, soffre di “disturbo narcisistico di nazionalità”. http://www.cagliarifornia.eu/2011/01/i-sardi-temono-laltrui-indifferenza.html

  • Apprezzo molto le sue parole e, come spesso mi accade, le condivido in buona parte. Il mio è piuttosto lo scoramento di chi, anche come intellettuale o da persona impegnata nel mantenere vivi nella società determinati valori, non riesce a trovare infine il bandolo della matassa.
    Resto sempre in attesa delle proposte che lei farà nei prossimi mesi.
    Complimenti per l’ultimo numero del “Bollettino di Studi Sardi”, recensirò prossimamente l’articolo sulla scoperta della Carta sardo – greca.
    Buon lavoro a lei

  • Paolo Maninchedda

    Per Corrado. Le mie conclusioni non sono quelle che alcuni si aspettano. Io sono all’opposizione della Destra e della Sinistra italiana. Non le considero uguali, ma le considero entrambe anti-liberali, anti-libertarie, sicuramente conformiste e moraliste, figlie di grandi confusioni culturali spacciate per cultura. Le voglio rompere. Non voglio andare alle elezioni con lo stesso schema delle precedenti. Cerco interlocutori, negli altri partiti, che abbiamo il coraggio di non dipendere dallo schema nazionale.

  • Paolo Maninchedda

    Per Mario. Un giornale libero, liberale, libertario, indipendentista, moderno nascerà, stai tranquillo. Solo che anch’io ho imparato ad essere prudente e a costruire solidamente e lentamente i percorsi.

  • Bell’articolo, molto condivisibile. Scritto coerentemente da un membro dell’opposizione a questo governo Cappellacci – Berlusconi – Lega.
    Tutti però aspettiamo che lei tragga le logiche conclusioni da queste sue riflessioni. La stimo molto come studioso, l’ho ribadito in più occasioni, nonostante qualche critica di tipo scientifico. Sul versante politico sembriamo anche parlare la stessa lingua. Ma poi c’è quell’incredibile conflitto fra ciò che si dice e si pensa e ciò che coi fatti si vota e si sostiene.
    Sempre in attesa di capire ciò che succederà…

  • Mario Pudhu

    Interventu magníficu de Maninchedda! E a propósitu de F.C.Casula, deo puru l’apo connotu e apretziadu sos istúdios suos. Ma su chi est andhendhe a nàrrere totu custos annos no istat ne in chelu, ne in terra e mancu in s’iferru! Una borta li apo iscritu una lítera e poi apo iscritu unu contu “Mariane in mesu ebbas”: no ndhe podia prus de intèndhere e lèzere machines. No lu mandho a inoghe ca mi paret tropu, fintzas si est solu una pàzine.
    Ma a s’On. Maninchedda li cherio nàrrere de bi pessare seriamente a un’Aràdio-micròfono de s’indipendhentismu, e deo naro fintzas de pessare unu fógliu chi essat nessi una borta a su mese, chi siat logu de informatzione, controinformatzione, formatzione, istúdiu, coltivatzione de libbertade e responsabbilidade de sos Sardos, mescamente de sa zoventude irbandhada e iscaminada, frundhida in sa prospetiva de iscumpàrrere. Cheret chi siat isperiéntzia no de unu partidu, ma de unu movimentu de totu s’indipendhentismu, abbertu fintzas a sa crítica de chie indipendhentista no est (ca tocat a iscurtare fintzas opiniones contràrias, si ant de nàrrere), chentza pretesa peruna de ‘egemonia’, ma solu logu reguladu e demogràticu de discussione e organizatzione de initziativas chi diant ancas a s’indipendhéntzia e a s’unidade de sos Sardos.

  • Sì avevo intuito ti stessi riferendo a La Nuova, proprio su Brigaglia ieri ho lasciato un commento nel blog di Vito Biolchini e dal nostro sito il 5 marzo abbiamo rilanciato un’articolo di Pintore, sempre su Brigaglia: http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-nuova-sardegna-pubblica-la-parziale-storia-nazionalista-della-sardegna-italiana/
    Ma penso servano posizioni più decise con nomi e cognomi su questi storici per confutarli meglio. E non penso che Casula meriti più di altri l’impallinamento. E’ solo un’opinione naturalmente.

    Non so se le università stiano mutando effettivamente come dici, avrai conosciuto nuove posizioni per poterlo affermare (lo spero), ma persino oggi mi è capitato di parlare con delle studentesse dell’UNISS le quali si sentono costantemente ripetere nel corso di giurisprudenza che la Costituzione va tenuta com’è e che il federalismo non serve a nulla. Mi domando che tipo di studenti ne vengano fuori…Persone che capiscono il valore di un percorso riformista? O persone che, in nome di uno spicciolo antileghismo (più o meno giustificabile), sono succubi della scuola di pensiero di cui parlavi? Io temo la seconda, perché ben pochi studenti riescono a maturare un proprio pensiero critico e prendono per oro colato tutto quello che passa il convento…

  • Paolo Maninchedda

    Per Adriano. Io non tiro la giacchetta a nessuno, solo non ho le idee del prof. Casula e mi ci confronto praticamente da quando mi sono laureato. Se leggi bene il post, ti accorgi che tutta la prima parte risponde alla scelta della Nuova, callidissima e malvagia, di assimilarci alla Lega. Brigaglia e i sassaresi (Mattone, Melis ecc.) pur essendo diversi tra loro ed essendo intimamente conservatori e nostri avversari, hanno una dignità scientifica superiore alla trovata di Casula. Casula sta con Levi-Strauss che sosteneva che i fatti storici sono solo racconti e come tali mai esistiti. Casula sta con Nietzsche, e non lo sa, che riduceva la storiografia a retorica, a discorso svincolato dall’obbligo della prova. I sassaresi sono storiograficamente un incrocio tra la tradizione positivista e quella marxista. La Nuova non sta capendo quello che sta succedendo perché parla sempre con le stesse persone; il giornale sassarese non si è accorto che anche l’università di Sassari è cambiata e si è rinnovata. Oggi vanta giovani studiosi che potrebbero esprimere punti di vista differenti da quelli noti; ma questi giovani non frequentano gli ambienti turritani che contano, per cui sono più conosciuti in Spagna e in Germania che non qui. Pazienza.

  • A Paolo: concordo su tutto ma solo per metà su Cesare Casula che nel suo pensiero ha 3 differenziazioni: una formale, una politica ed una sostanziale, che rappresentano un caso particolare.

    – Non è sbagliato sul piano formale dire che il Regno di Sardegna ha contribuito a fare l’Italia.

    – Ma sul piano politico ciò viene usato dai Sardi-Italiani per giustificare il loro adagiarsi su Roma, mentre da parte di parecchi nazionalisti Sardi sembra quasi che si neghi la realtà del fatto che il contenitore istituzionale chiamato Regno d’Italia è lo stesso che si chiamava Regno di Sardegna.

    – Sul piano sostanziale invece, quindi culturale, pratico, ecc, ecc, è ovvio Paolo che i Sardi non abbiano avuto parte attiva e numerosa del risorgimento italiano. Ergo non si può dire che i Sardi abbiano fatto l’Italia. Hanno contribuito in massa altri Sardi in seguito e secondo varie forme, ma non tutto il Popolo Sardo. Il fatto che i piemontesi fossero di passaporto sardo non implica che lo fossero anche sul piano della nazionalità. Infatti anche Casula su questo punto confonde la cittadinanza con la nazionalità (ammesso che quest’ultima esistesse anche nel passato). Un po come oggi il nazionalismo italiano confonde la cittadinanza dello Stato con la nazionalità imperante in questo Stato: quella italiana, senza riconoscere seriamente altre minoranze nazionali.

    Quello che non capisco è perché da entrambe le parti (nazionalisti italiani e sardi) si debba tirare la giacchetta a Casula, anzi lo capisco, ma non lo trovo necessario.
    E perché non si tira mai la giacchetta ad un Brigaglia? Mi pare un caso più lampante di ideologia nazionalista italiana piegata alla storia. In questi giorni su La Nuova ne ha dato diversi esempi.

    Penso semplicemente si debba introdurre la storia Sarda nelle scuole, sia sul piano formale che sostanziale (in base a quanto suddetto), e senza un piano politico, nonostante molte cose non piaceranno né ai politici sardo-italiani, né a molti nazionalisti Sardi (come in rapporto alla sopravvalutata Eleonora, su cui concordo).

  • Luca Carta

    On. Maninchedda,

    leggendo il suo intervento non si può non annuire quando sottolinea la sequela di… castronerie che ”imbellettano” l’anniversario della raggrinzita dama italica (qualcuno vi flirta ancora, qualcun altro la considera la propria mistress e ne va fiero).

    E però, giusto per non venir meno allo spirito che pervade il suo scritto, Lei dà l’impressione di avanzare, piano (molto) piano, esser lì lì pronto a fare l’agognato passo… Per poi?

    Coraggio: spezzi certe catene, e questo Passo lo (si) faccia.

    Cos’altro state aspettando?

  • Giovanni Piras

    Paolo sono troppo d’accordo con quello che sostieni e, come me tantissimi sardisti di cuore, ma devi fare il segretario in questo partito comatoso, anche se non hai i cinque anni di tessera imposti nell’ultima assise, parla con chi non ha vincoli di alcun genere e vive e a vissuto sempre del proprio lavoro, in modo onesto e con orgoglio.
    Viva la Sardegna, Forza Paris

  • AC Macomer

    Tutto vero caro Paolo e quel che è peggio e che i nostri interlocutori (a destra) e i nostri oppositori(a sinistra e destra) non se ne rendono conto e continuano ad infischiarsene altamente.Sono tutti legati a quei poteri(stampa compresa) che non vedono di buon occhio il Psd’az e tutte quelle iniziative che vuole intraprendere.
    Soluzioni?
    Per me ne esiste solo una:
    Separiamoci da tutti in qualsiasi ambito se entro un brevissimo periodo queste forze politiche (?????) non collaborano con noi per attuare una vera richiesta di distacco da Roma,Arcore e Lega.

Invia un commento