Editoriale

Franciscu Sedda risponde al direttore dell’Unione Sarda

simbolo-pdsdi Franciscu Sedda
Caro Direttore, l’unità degli indipendentisti è come l’unità dei sardi. Una cosa da fare. Che si farà. Per farla serve dedizione e perseveranza. Per farla bene serve non nascondersi le difficoltà. Per farla con successo serve dire con onestà che non serve un’unità pur che sia ma un’unità seria e credibile, fondata su un’idea concreta di governo e trasformazione della Sardegna, su un percorso reale di costruzione dello Stato sardo, aperto alla collaborazione con chi vuole fortificare già oggi l’autodeterminazione.
Il Partito dei Sardi è nato per fare questo cammino. Lo ha fatto unendo alla sua fondazione storie e personalità differenti. Lo ha fatto mettendo nel suo simbolo il nome di tutti i sardi e non il nome di un suo leader. Lo ha fatto mettendo in primo piano un programma e non una persona. Lo ha fatto usando il proprio manifesto come momento di incontro e confronto con altre forze che all’indipendenza e alla sovranità si richiamano. Lo ha fatto promuovendo una lista unitaria con RossoMori, iRS, Sardigna Natzione, Sardigna Libera e aprendo questo spazio di lavoro comune ad associazioni come Sardegna Sostenibile Sovrana e Sardegna Pulita. Il Partito dei Sardi quell’unità che tu invochi la sta facendo. Ci sta provando. Nella convinzione che questa unità, nuova e diversa, aprirebbe la via a un importante risultato elettorale e a un grande futuro per la Sardegna. A chi nemmeno ci sta provando vanno i tuoi strali. A chi ci prova va il merito di praticare il cambiamento che tu stesso invochi. L’unità, come la libertà, non è frutto maturo che ti cade in mano. Va seminata e coltivata. E quando infine spunta, va riconosciuta, curata e valorizzata.