Forum sulla scuola: Macomer 1 marzo, ore 16.30

1 marzo 2010 07:1314 commentiViews: 22

La scuola in Sardegna è in un momento difficile. C’è bisogno di informare il Presidente della Regione e le forze politiche delle criticità e delle opportunità, non foss’altro perché la crisi del sistema scolastico sta passando sotto silenzio perché sovrastata da altre crisi e da una grave sottovalutazione della drammaticità della situazione da parte dei partiti.

Ci auguriamo un dibattito aperto, franco, pragmatico, insomma, come diceva Gramsci utile e chiaro.

14 Commenti

  • Piero Atzori

    A Cristian Ribichesu,
    sul fatto che viviamo in una società gerontocratica che blocca i giovani e che occorre svecchiare, nel rispetto del valore anzianità, siamo d’accordo. In altro blog tempo fa abbiamo convenuto su questo.
    Adesso per riuscire a dare una svolta alla scuola in S. occorre procedere ad una valutazione dell’intero sistema. Vanno anche valutati gli addetti, dirigenti e insegnanti in primis. Se si accetta il semplice criterio discriminante tra scuola che sforna sudditi e scuola che sforna cittadini in grado di incidere sulla realtà, allora si dovrà considerare che non pochi addetti sono costituzionalmente incapaci di tirar su cittadini liberi. A mio avviso, per quel che ho visto in 31 anni di insegnamento, un buon terzo dei dirigenti attuali, che si è affermato utilizzando canali politicosindacalclientelari, non è in grado culturalmente di produrre cambiamenti in positivo. Fra non molto verrà assegnato loro il compito di individuare il 25% di docenti meritevoli di un riconoscimento anche economico. E’ da ritenere improbabile che assegneranno il merito sulla base degli stessi criteri che li hanno visti arrivare alla dirigenza?
    La Sardegna ha bisogno di scelte coraggiose se vuole migliorare le sue sorti.

  • Piero Atzori

    A Cristian Ribichesu, per le scuole medie inferiori saprai che ciascun alunno ha diritto a mq 1,80 di superficie, quindi 25 alunno devono poter disporre di mq 45.

  • Piero Atzori

    Continuerei il discorso di Arianna Marroccu e di Cristian Ribichesu, stimabilissimi colleghi che mi appaiono immuni da insani ideologismi e, in particolare, prenderei spunto da queste parole:
    “Non si può continuare … a partecipare a convegni e forum e divulgare dati falsi, come il fatto che in Italia ci fossero più insegnanti in proporzione agli alunni in Europa, perchè si è già dimostrato che quella media è falsata dal fatto che in altri paesi gli insegnanti di Educazione fisica e quelli di Sostegno vengono pagati da altri ministeri, come quello alla Salute, o che in altri paesi non esistono gli insegnanti di Religione.”

    Proporrei in concreto di chiedere la riduzione degli insegnanti di Religione a vantaggio dei precari delle altre materie per garantire un valido organico funzionale in ciascuna scuola.
    La motivazione è che non si può continuare a tacere che tolti gli alunni che scelgono di non avvalersi dell’insegnamento di Religione in classe rimangono la metà, un terzo, un quinto degli alunni. Basterebbe accorpare diversi gruppi per formare compagini di almeno 20 alunni di classi parallele. Così i colleghi di Religione si sentirebbero più uguali agli altri. La Famiglia è sacra, la classe no, dunque si possono riunire alunni di varie classi, per far si che non ci siano privilegi di sorta. L’attuale situazione crea molto disagio tra i docenti, soprattutto per le angosce attuali. Se è necessario intervenire presso i vescovi sardi s’intervenga.
    Preciso che non sono un anticlericale ma un cattolico praticante che non accetta privilegi per sé ne per altri.

    L’aspetto del numero degli alunni per classe va affrontato a tutti i livelli. Di singola scuola arrivando a diffidare i Dirigenti se non rispettano le norme di igiene e sicurezza, di Provincia perché detiene i dati di superfici e ogni parametro di igiene e sicurezza. Un modulo da me utilizzato in ottobre è il seguente:

    Al Dirigente scolastico,
    e p.c al R.L.S.
    ai colleghi, agli alunni, ai genitori della classe ………..,
    S E D E

    Oggetto: Sovraffollamento in aula n……….., igiene e sicurezza, dovere di vigilanza.

    Io sottoscritto ………………., docente nella classe …………., composta da 28 alunni frequentanti, individuato dalla legge come “preposto” in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, responsabile degli alunni e degli atti da loro commessi ai sensi dell’art.2048 del codice civile,
    segnalo
    al Dirigente scolastico, “datore di lavoro” per questioni di igiene e sicurezza,
    che l’aula n……., di metri quadrati 49, in base ai parametri di legge (DM 18/12/1975) può contenere al massimo una classe di 24 alunni più l’insegnante, non certo la classe ………., 28 alunni frequentanti, più l’insegnante.
    considerato che il sovraffollamento in aula n…… oltre ai maggiori rischi che comporta per la salute e la sicurezza dei ragazzi nuoce non poco all’attività didattica,
    chiedo
    che si assegni alla ………… un’aula più capiente e più idonea al lavoro scolastico.
    In attesa, declino ogni responsabilità relativa all’irregolarità da me qui segnalata.

    D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626
    Art. 31 – Requisiti di sicurezza e di salute
    3. Sino a che i luoghi di lavoro non vengono adeguati, il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, adotta misure alternative che garantiscono un livello di sicurezza equivalente.
    N.B. Il datore di lavoro è il Dirigente scolastico.

    Per il prossimo anno bisogna agire da subito, prima ancora che si appronti l’organico di diritto. Le nuove iscrizioni scadono il 26 marzo, pertanto in aprile o in maggio occorrerà agire per cercare di impedire il sovraffollamento futuro.

  • Cristian Ribichesu

    Prof. Atzori, i precari di oggi sono già stati precari con spezzoni nei primi anni d’insegnamento, e dopo una selezione e concorsi e scuole di specializzazione, e poi, come lei che lo ha scritto qui sopra, sono stati insegnanti con le supplenze annuali del Provveditore. Ma ora, dopo che erano insegnanti delle classi, sono stati tagliati e hanno perso le supplenze annuali ritornando ad essere supplenti con spezzoni dati dalle scuole. I precari di cui si parla sono quindi persone che la scuola la conoscono bene, sono insegnanti a tutti gli effetti e in molti casi hanno fatto un percorso formativo più selettivo di quella che è edesso l’attuale classe docente. La Gelmini e la maggioranza avevano sbandierato alle famiglie, tra le tante menzogne spese nel mondo della scuola, anche il fatto che gli insegnanti con supplenze annuali che avessero preso una classe dal primo anno del ciclo di un ordine di scuola, media o superiore, avrebbero avuto le supplenze annuali in quella scuola per completare il percorso di studi con la classe presa in adozione, cioè sarebbero stati insegnanti dalla prima fino alla terza media o dalla prima fino alla quinta superiore, per la continuità didattica. Invece la continuità didattica con questa “riforma” si è spezzata e gli insegnanti con supplenze annuali sono stati tagliati compiendo un percorso inverso a quello che facevate voi, come lei ha scritto, ritornando agli spezzoni o direttamente alla disoccupazione. Si sta blocccando il ricambio generazionale degli insegnanti, e di insegnanti che hanno fatto, ripeto, negli anni percorsi formativi finalizzati all’inserimento, sempre più articolati. Da anni, e basta leggere i vari libri e studi sul tema, si lamenta in Italia una media d’età della classe docente troppo elevata, la più anziana d’Europa, e non certo per offendere gli insegnanti più grandi (posso fornire i riferimenti), ma perchè tra i componenti di una classe di lavoratori ci deve essere una distribuzione omogenea nelle fasce d’età, e quindi servono anche i giovani (che ripeto nelle statistiche sono persone comprese tra i 25 e i 40 anni). Invece davanti ai dati negativi degli alunni delle medie e delle superiori si solleva il numero massimo degli alunni per classe, si tagliano i docenti, si impedisce anche il ricambio generazionale e alla fine si specula sui mali della scuola, creando ulteriori danni agli studenti e ai lavoratori precari del sistema. Guardi, prof. Atzori, che tra i molti docenti precari, ce ne sono tanti che lavoravano per anni con supplenze annuali e proprio per colpa dei tagli hanno perso classi che avevano appena preso lo scorso o due anni fa in adozione (la “riforma” nelle medie è partita nel 2008/2009, quindi doveva garantire la continuità didattica anche per gli insegnanti annuali del 2007/2008) classi prime, e invece i genitori avrebbero voluto, perchè gli alunni non si sono trovati bene nel cambiare docente, gli stessi insegnanti degli anni passati che avevano le supplenze annuali del Provveditore.
    Le analisi critiche del mondo della scuola, invece, e per quel che vedo, arrivano proprio da parte dei docenti precari, che vivono la scuola in tutti i suoi aspetti e che, proprio perchè più colpiti, ne hanno studiato i dati e le leggi in modo più accurato. Non si può continuare, invece, a partecipare a convegni e forum e divulgare dati falsi, come il fatto che in Italia ci fossero più insegnanti in proporzione agli alunni in Europa, perchè si è già dimostrato che quella media è falsata dal fatto ce in altri paesi gli insegnanti di Educazione fisica e quelli di Sostegno vengono pagati da altri ministeri, come quello alla Salute, o che in altri paesi non esistono gli insegnanti di Religione. Bisogna dire, invece, e sono dati reali, che oltre l’aumento del numero massimo degli alunni per classe, che nelle realtà urbane più grandi arrivano anche fino a 30, per aver tolto le ore a disposizione ai doceni delle medie, ogni giorno gli alunni perdono ore di lezione preziose, che in alcune scuole si aggirano nell’ordine delle centinania solo per il primo quadrimestre. Allora che senso ha dare soldi per i progetti serali quando al mattino si perdono centinaia di ore? Così il sistema non va, ma la soluzione non è complessa, non bisogna creare uffici o altro per speculare sul problema, mentre gli alunni perdono ore preziose e mentre molti docenti, non di serie A o di serie B, ma docenti specializzati e preparati, hanno perso il posto dopo anni di lavoro con il Provveditore. La soluzione del problema scuola è semplice, e come dimostrato da studi internazionali, per aumentare la qualità dei livelli di apprendimento basterebbe diminuire il numero massimo degli alunni per classe e assumere insieme i docenti precari, un sesto di quel totale che ogni anno lavora nella scuola. Non è vero, poi, che nella scuola gli alunni non imparano più, alcuni imparano e altri no, ma le condizioni per migliorare la scuola sono quelle che ho indicato.
    Infine, proprio da questo sito, la redazione dava l’allarme quando il Governo Prodi con la finanziaria di Padoa Schioppa doveva tagliare circa 50.000 lavoratori della scuola. E allora adesso cosa si dovrebbe fare dopo che l’attuale maggioranza ha aumentato questa cifra di oltre 80.000 unità, cioè 144.000 persone che vengono allontanate dal lavoro?
    Non parliamo, poi, di risorse che non ci sono, perchè dal 1990 fino al 2010 le risorse, in proporzione al PIL, destinate alla scuola sono diminuite, eppure nel nostro Paese, e anche nella nostra Regione, per certi comparti i soldi si trovano, e i casi di sprechi, nazionali e locali sono lampanti. Per dire, l’onorevole Della Vedova del Pdl ha affermato che per l’Italia non è molto pagare 8 miliardi di euro (i tagli ala scuola) per il ponte di Messina, e che lo Stato può affrontare benissimo anche altre spese.

  • Piero Atzori

    Sono stato precario per brevissimo tempo e anche in quel tempo ho sempre lavorato. E’ durato praticamente due anni il mio stato di precario prima dell’incarico annuale del Provveditore.
    Il mio punto di vista espresso crudamente non offenda nessuno. Neanche io sarei stato obiettivo in situazione di precariato che si protrae per lustri e lustri. Sarebbe stato per me insopportabile. Non credo che umiliazioni varie, stress prolungato lascino indenni una persona. Si parla di bournout per gli insegnanti in genere, i precari non sono immuni da tale fenomeno. Non può dirsi paese civile quello che come l’Italia umilia così i giovani laureati, che prima li illude e poi li scarica. Mi chiedo se un docente sottoposto a stress prolungato, a umiliazioni varie, non ne esca frustrato a tal punto da venir condizionato negativamente nello svolgimento del suo lavoro.
    I nostri giovani li vediamo piuttosto fragili e non attrezzati per affrontare la vita incerta che gli si prospetta. Possono essere aiutati da insegnanti frustrati, vecchi o giovani che siano, precari o no che siano? I nostri ragazzi devono essere essi in condizioni di inserirsi in Europa. Il giovane francese di 18 anni è già all’Università. Può laurearsi anche a 22 anni. Certo anticipare l’uscita come suggeriva Luigi Berlinguer sarebbe stata un’altra mazzata ai precari, ma se l’idea trova nuovi sostenitori un precario dirà senz’altro che è da bocciare. Lui pensa giustamente alle conseguenze per lui. Ecco io penso però all’avvenire dei miei ragazzi che non si profila affatto sereno. I precari sono a fianco, ma io devo pensare prima ancora ai ragazzi che ho di fronte tutti i giorni.
    Il guaio della perdita dei posti di lavoro deriva anche dalle azioni dei partiti e dei sindacati che fecero lievitare spropositatamente ore e materie nei tecnici, nei professionali, alle magistrali. Adesso sono dolori.
    Credo che per tirar su una scuola capace di cambiare le cose e di avviare una fase di riscatto sociale in Sardegna, come ha detto S.Tagliagambe, occorra risolvere il problema del precariato inserendolo in una prospettiva di totale revisione del sistema scolastico.

  • Note a margine del Forum sulla scuola,
    Non m’est agradau s’atera die in Macumele si non carc’unu de sos interventos. Prus m’est agradau kumente ad cuncruidu Paule, dandennos sa dispedida e cunbidandennos a novas, po un’ateru attobiu. S’iscola est kistione mala a istesser in cale si siad loku, pessae cantu mala poded esser in sa colonia Sardinna, ki kircad de isorber sos nodos coloniales dae s’Italia. Autorevoles relatores e istudiosos de s’iscola, s’atera die an provau a nos narrer cales sian sos males de s’iscola e cales sian sas mezorias de faker po cras. Tottu bene, unu menzus de s’atteru. Eo ap’ascurtau e mi dimandavo” ma custos grandu balentes de s’iscola, si tottu custu l’esseren nau, ite nd’isco… in Firenze o puru in Parizi, lis avian tzocau su matessi sas manos?” Pesso ki emmo! E però su malu est propriu custu, tottu su ki an isterridu andad bene in tottuve,… petzi in Sardinna. Tottu custas mezorias sun solu tappulos coloniales a s’iscola italiana in Sardinna. Ca sa Sardinna est colonia, e s’iscola italiana in Sardinna est iscola coloniale. Si carcunu est cunbintu ki s’iscola italiana in Sardinna siad mediu de liberatzione menzus ki borted pazina, est su peus mediu de opressione culturale ki bi potad esser, su butzinu de sa cussentzia natzionale sarda. Cumente ad nau Paule, no inparad a sos zovanos sardos a si campare e galu prus pacu, a si campare in Sardinna. Como ki mi ke soe pacu pacu illepiadu, carcunu mi poded narrer,” ma poite non lias as cantadas in Macumele”? Poite ca m’avian bocau a maccu, “ millu mì, mancavad solu s’istolau estremista”, bene ki m’andavad mi proponian a faker su ministru de s’iscola de sa Repubrica virtuale de Sardistan. Torrande a su contu e in su sucru de sa kistione, tocad fintzas de narrer ki non m’est agradau mancu kie ad nau ki oje b’est su binti po kentu de sas oras, ki sas iscolas autonomas poden riservare a sa linba e a sa cultura sarda. Non m’agradan, ca suni in sa matessi andela de s’iscola italiana in Sardinna, una riserva coloniale percentuale.
    Nois oje, tenimus bisonzu de un’iscola sarda in regime coloniale! Un’iscola sarda autonoma!
    Provo fintzas a esser fravicadore, m’agradad su ki tenen in su Belgio, prus livellos de iscolas siad in verticale (dae s’asilo a s’universidade), ma fintzas in orizontale s’iscola de s’istadu belgu, s’iscola “ de sa comunidade Vallone e s’iscola “ de sa comunidade Fiamminga, e sa libertade de kie si siad de seperare s’iscola ki li pared menzus. In Sardinna diad esser fintzas prus fatzile, su ki nos mancad sun tres articulos de azungher a s’istatudu sardu( a kando?) ki affirmen:
    Art. …. tottus sas iscolas sardas de cale si siad ordine e gradu, dipenden dae sa Regione Sarda, ki regulad tottu su ki bisonzad po sa formatzione linbistica, pedagogica de su personale de s’iscola e sos prozettos educativos e didatticos po sos istudentes.
    Art. … Sas iscolas sardas operan paris cun sas iscolas de s’Istadu italianu, s’Istadu Italianu pagad sos gastos de sas iscolas e sa RAS pagad sos gastos in prus, si nde bisonzad, po sas iscolas sardas. Kie si siad poded seperare s’iscola ki prus l’agradad.
    Art. … Sos sardos ki kistionan fintzas atera linba ki non siad sa sarda, de bier cun attera leze,( tabarkinu, saligheresu, gadduresu e atteras), tenen dirittu a tenner iscolas issoro.

    A pustis de custu diad bastare una leze rezonale cumente a cussa de sa Vadde de Aosta (L.R. V.dA. n° 50 de su 1996), ki reguled s’applicatzione de sos articulos de supra.
    Ecco como nazemi ki so maccu, ma non mi lassezas solu……sighie su machine.
    Salude e libertade

  • Arianna Marrocu

    Salve a tutti, leggo con interesse il commento del collega Piero Atzori che condivido in alcuni punti – soprattutto nella parte finale – e vorrei rispondere in maniera non obiettiva, dato che sono una docente precaria. Mi scuso per la stramba equazione, ma in tal modo è stata proposta e cito “C’erano precari che entrano in classe ma che non possono essere obiettivi e non parlare solo della loro situazione”.
    Ora chiedo a lui e a chiunque legga: come si fa ad essere obiettivi nella situazione in cui si trovano i precari nel contesto scolastico in cui operano?
    I precari della scuola sono arrabbiati fino al midollo, anche se a dirla tutta io non sono ancora arrabbiata quanto il collega invitato a parlare al tavolo dei lavori perché io non ho ancora alle spalle gli anni di precariato che ha lui.
    Ma ne avrei per essere arrabbiata…ho conoscenze certificate con lode, titoli abilitanti conseguiti con esami di Stato e ora rinnegati nella pratica e tra non molto anche per legge (il ddl Aprea aleggia come uno spettro, non dimentichiamolo).
    Come si fa ad essere obiettivi quando il licenziamento arriva puntuale il 30 giugno ma la riassunzione non è certa? Come si fa ad essere obiettivi quando vivi a 100-150 km lontano da casa tutta la settimana, quando l’auto acquistata a rate tre anni fa è già da rottamare, quando non riesci a vedere il tuo futuro perché le banche non ti concedono prestiti, quando non ti passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea di avere figli perché non sai come mantenerli? Come si fa ad essere obiettivi quando ti tolgono la speranza?
    Ancora sull’obiettività del precario. Questo sconosciuto gira almeno una scuola diversa ogni anno, i più fortunati riescono a sostare nella medesima due o tre anni di seguito, se va bene.
    Vi chiedo se questo vi sembra di poco conto. Ora non mi riferisco allo stipendio. Parlo dei rapporti tra i colleghi, quelli che a volte non ti degnano di uno sguardo perché è faticoso conoscere l’ennesimo supplente; quelli che ti dicono quanto sei giovane ma non si riferiscono all’età quanto all’esperienza (avranno anche ragione ma il tono è un tratto rilevante della comunicazione non verbale); quelli che quando fanno l’orario settimanale sistemano i supplenti sempre alla prima ora del lunedì e alle ultime del sabato e magari devi prendere il traghetto da La Maddalena per passare la domenica con tuo figlio che sta con i nonni; quelli che ti dicono che i precari hanno votato Berlusconi quindi non si lamentino peggio per loro!; quelli che fanno e riciclano i soliti progetti inutili, accumulano cariche e funzioni strumentali e ingurgitano i fondi FIS, però non ci sono i soldi nè per i corsi di recupero, nè per lo sportello didattico nè per pagare i supplenti che quindi non vengono nominati, con bella pace del diritto al lavoro e allo studio.
    Questo è un livello tale di obiettività da rasentare la relatività, quella di chi vede dall’esterno un mondo in cui non riesce ad essere parte integrante e attiva per mancanza di tempo, questo tempo per me: 13 giorni a Santa Teresa di Gallura, partenza ore 7 da Sassari; un mese alle magistrali, un mese all’alberghiero – dove invito tanti colleghi a farsi un giro e vedere quanta umanità stiamo allevando e stanno per gettare sulla strada con il riordino degli istituti professionali.
    Dico tutto questo perché ho una strana senzazione derivante dalla lettura di questo e di altri suoi commenti, pubblicati in questi giorni, e cioè che le sue siano le parole di un collega che si sente dall’altra parte della barricata, quella più sicura, quella che sta più in alto. Pertanto mi viene da chiedere: è mai stato precario? Ha mai vissuto quello di cui parliamo da mesi? Se si, perché l’ha dimenticato? Ma lei di cosa pensa che parlino i disoccupati della nostra regione? Pensa che gli operai che ancora oggi protestano in tutta l’isola e in tutta Italia si stiano preoccupando di essere obiettivi rispetto alle ragioni del loro licenziamento?
    C’è un’emergenza occupazionale che riguarda la scuola, non si può pensare che chi ha la pancia vuota dimentichi che la pancia esiste, foss’altro perché il nutrimento del cervello passa da lì.
    Di cosa dovremmo parlare se non di quello che occupa i nostri pensieri? Bisognerebbe mettersi nei panni degli altri, ogni tanto.
    Condivido certamente ciò che dice rispetto alle parole conclusive di Paolo Maninchedda che preannuncia un ulteriore confronto sul tema cruciale che rappresenta la nostra missione: educare i nostri allievi ad amare la conoscenza. Spero di parteciparvi ed essere obiettiva nonostante la precarietà del mio lavoro.
    Concordo in un certo modo anche su un’altra frase che lei scrive: “Per il resto del convegno di ieri salverei poco”. Anche io. Non salverei gli interventi codardi di chi non si capisce bene per chi lavori, di coloro che hanno mentito nel dire che non c’era altro da fare e per questo firmano gli accordi separati, perché se ci danno da mangiare avanzi di spazzatura dobbiamo essere contenti che ci siano almeno quelli… Non salverei ciò che non si è detto rispetto alla concorrenza della formazione professionale all’istruzione professionale, l’una consegnata al capriccio di baronie politiche e sindacali, l’altra tagliata a colpi di accetta. I soldi pubblici non fanno gola solo alle scuole private…
    Infine non salverei la tempistica dell’evento.
    Perché il forum è arrivato così tardi? L’emergenza scuola non è scoppiata ora ma due anni fa e più, se ci riferiamo ai tagli eclatanti agli organici. Sia chiaro che non posso che plaudire ogni confronto sulla scuola che non abbia altri scopi che la scuola e tutti i suoi attori, vista in un’ottica economico-sociale in cui essa abbia un ruolo portante. Ma sono una persona molto maliziosa e per questo non lancio parole a caso: la mia boutade a Cappellacci circa il voto non era una provocazione ma un memento: il voto degli insegnanti – tutti -, degli ATA, dei presidi, degli alunni maggiorenni, dei loro genitori è tutto da guadagnare. Non è una minaccia, per carità, ma la considerazione che bisogna individuare tra i candidati coloro che si impegnano, anche per la scuola, ascoltare le parole che si dicono e allarmarsi per quelle che non si dicono. Se l’avessimo fatto ogni volta forse non staremmo a parlarne. A proposito di parole, le ultime ascoltate ieri erano l’ennesima delusione.
    Buona giornata

  • Nella scuola si è passati dal fascio allo s-fascio. Di che cosa vi lamentate signori giustificazionisti e omnicomprensivi? Siete ostaggio degli studenti. La vostra demagogia di sinisra vi sta seppellendo. Lasciate che gli studenti vi palpino il didietro, che vi lancino in faccia gli aeroplanini di carta e che quando il prof entra in aula nessuno si alza in piedi. Siete nati per capire le problematiche giovanili e allora zitti quando uno studente vi fuma sotto il naso lo spinello o distrugge i bagni, dovete capire e zitti altrimenti non si fa lezione perchè il leader della classe con i rasta e 3000 piercin distribuiti sul volto così ha deciso. Sapete nomi e cognomi dei vostri alunni spacciatori però zitti, bisogna cercare il dialogo. Fate tenerezza prof in balia dell’ultimo bullo ignorante. Siete sudditi del padrone studente. Fate semplicemente pena. Passate la maggior parte delle ore in aula a cercare di far fare silenzio ai bulli ululanti.Di che vi lamentate ? Sono le vostre creature nate dal 18 politico e dagli esami di gruppo con il prof in eskimo. L’eskimo vi sta stretto ed è scolito? Troppo tardi.

  • Piero Atzori

    Caro Paolo, due parole di valutazione del convegno di ieri. Purtroppo non ho potuto apprezzare l’intervento di Marco Pitzalis sull’offerta formativa perché ne ho perso la prima parte.
    Per il resto del convegno di ieri salverei poco. La parte più bella è stata la tua conclusione sulla necessità di un ulteriore convegno incentrato sul giovane che la scuola dovrebbe formare (e che adesso non forma). Puntuale è stato l’intervento del Prof. Tagliagambe, ad esempio sulla necessità di rendere compatibili la logica delle conoscenze e quella delle competenze in linea con l’Europa. Del contributo di Bachisio Porru salverei quasi solo la parte in cui dice che la Regione deve assumersi le sue responsabilità.
    I docenti in servizio non hanno avuto parola per rappresentare la situazione presente così come si registra nelle classi. C’erano ex docenti a iosa: Lalla Paoni, sindacalisti, presidi, nessuno dei quali entra in classe da molto tempo. C’erano precari che entrano in classe ma che non possono essere obiettivi e non parlare solo della loro situazione.

    A me preme prima di tutto parlare in funzione del giovane. In Sardegna stiamo sfornando sudditanza non cittadinanza. L’irresponsabilità generale non può tradursi in cittadinanza.

    Nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, che credo competa a tutti i docenti in quanto si diventa cittadini seguendo buoni esempi e non incamerando nozioni, vorrei sottolineare un certo linguaggio in uso a scuola.

    Un rapido sondaggio nelle mie classi mi ha fatto scoprire che i ragazzi chiedono di poter esercitare un diritto, quello di assemblea, alla moda dei sudditi con le pezze ai pantaloni: “prof. ci concede l’assemblea alla sua ora?”, e poi dicono “il vicepreside ci ha concesso l’assemblea”. E, in effetti, inorridito leggo che il vicepreside accoglie così la richiesta:”Si concede l’assemblea di classe dalle ore… alle ore”.
    Si consideri che la classe utilizza le assemblee per giocare a carte e raramente per ripassare.

    In questo linguaggio c’è anche il termine lagnanze usato per definire delle legittime osservazioni sulle gravi ricadute didattiche derivanti dalle difficoltà logistiche e dalle turnazioni in succursali improvvisate.
    Si tratta di un linguaggio anacronistico da modificare senz’altro se vogliamo davvero formare Cittadini. Ma questo linguaggio è in qualche modo accettato anche da parte di Colleghi egregi.
    Qui appresso le ben note differenze tra il suddito e il cittadino e i loro diversi atteggiamenti.
    Il suddito fugge dalle sue responsabilità e lega l‘asino esattamente dove vuole il padrone.
    Il cittadino non fugge, affronta responsabilmente i problemi. Non ha padroni.
    Il suddito subisce le leggi e i regolamenti. E’ un perdente, povera Sardegna!
    Il cittadino sa che è tenuto a osservare le leggi e a farle osservare.
    Il suddito per esercitare il diritto di assemblea, si rivolge così all’insegnante: “prof. ci concede l’assemblea?”
    Il cittadino per esercitare il diritto di assemblea, dice: “prof. per cortesia metta il suo visto, ci serve la sua ora per l’assemblea”. Il cittadino confida nelle proprie capacità, sa che ciascuno è artefice di se stesso.
    Morale: se c’è il monarca è perché c’è il suddito.

  • maria bonaria di gaetano

    io credo che la scuola debba dare certezze e una preparazione adeguata, ma con i tempi che corrono gli insegnanti, precari, sono presi da: problemi di un posto di lavoro saltuario, supplenze temporanee da una scuola all’altra, ecc. quindi arrivano in classe tutt’altro che sereni. I giovani, in questo scenario scolastico ulteriormente mortificato dalle notizie del mondo del lavoro, ritengono lo studio una fatica inutile, nell’incertezza del futuro. prima il pezzo di carta valeva, si studiava con la sicurezza di andare a ricoprire un ruolo nella società. ora non vale più neanche quello perchè l’economia si sta strutturando in maniera flessibile. Che senso hanno dunque i progetti contro la dispersione scolastica se non cambia il contesto extrascolastico. e ancora che senso ha organizzare sempre gli stessi corsi professionali, se il mercato chiede nuove figure. penso per esempio al più grande centro satelllitare del mediterraneo in allestimento nel parco scientifico di Pula, non abbiamo in sardegna manutentori di apparati satellitari e i primi 25 assunti, arriveranno dall’estero. Non è assurdo…Perchè si perde tanto tempo nel fare convegni, dibattiti sempre sugli stessi argomenti, e non si agisce dando uno sguardo a come altre realtà internazionali stanno dando risposte agli stessi problemi? per risolvere i problemi bisogna amare tanto la propria terra, bandire l’egoismo e lavorare per il bene di tutti. E’UN DOVERE E UNA RESPONSABILITA’ VERSO I GIOVANI DI OGGI E DI DOMANI.

  • Piero Atzori

    Le mie sono idee sparse e di difficile utilità pratica

    La situazione è estremamente seria e difficile, per l’accumulo spaventoso di problemi accantonati negli anni e irrisolti. Il problema della diminuzione delle cattedre è da brividi, in quanto la Sardegna è diventata un deserto inospitale, che non offre nulla, se non forse un miserrimo ritorno ai campi.

    Occorre secondo me partire dall’idea che:
    Le scuole dovrebbero formare “persone capaci… di perseguire i loro interessi assieme e contro altre persone che non sono né familiari né amici intimi.” (Da Scuola e Società, Steven Brint, Il Mulino, Bologna, Nuova edizione 2007, pag.152).

    Non è solo mia la sensazione che purtroppo la scuola sforni più sudditi che cittadini liberi. Anzi non è sensazione, è certezza.

    Il reclutamento dei nuovi insegnanti è talmente inadeguato che superate tutte le forche caudine e arrivati alla meta i giovani colleghi hanno già perso una buona metà delle energie migliori. Penso che le SSIS (questa è la sigla?) andassero rese più agili, non abolite.

    Occorre ribadire che la situazione pre-Gelmini era gia abbondantemente disastrosa e che dunque incolpare la Gelmini di tutto e di più non sta né in cielo né in terra e risponde ad esigenze spesso estranee alla buona scuola.
    Si può invece urlare che la politica dell’attuale governo mira quasi esclusivamente al risparmio purchessia.

    Sull’edilizia scolastica e sulla gestione delle scuole avrei da dire tanto. Qui mi limito a dire che i continui rattoppi agli impianti costano molto di più che rifare gli impianti e non garantiscono un regolare funzionamento delle scuole; e che i collaudi puzzano dal momento che un impianto di riscaldamento che supera la fase di collaudo e già alla sua partenza non funziona, fa pensare a corruzione e malaffare. I muri delle scuole non possono contenere malaffare perché i ragazzi non devono crescere in ambienti intrisi di schifezze morali e materiali. E’ dal 1960 circa che l’edilizia scolastica fa semplicemente pena.

    La scuola bisogna ripensarla tutta e non lo può fare un singolo assessore. Occorre proporre cose davvero innovative. Prof. Pitzalis a Cagliari ha fatto proposte rimaste inascoltate. Io le prenderei molto sul serio invece.

  • Zinnibiri, chi vuoi che venga con la Bayre?

  • Una domanda tecnica che non riguarda strettamente il forum di cui sopra, ma è lecito che con i finanziamenti concessi dalla RAS alle scuole (cd salvaprecari) possano essere usati per pagare le supplenze? Alcuni direttori didattici vorrebero usarli in questo modo ed evitare, in caso di assenza del titolare,di chiamare i supplenti. Mi sembra strano e se è vero è una carognata a carico dei precari.

  • Se non c’è la Bayre non vado.

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