Forse ci siamo: continuità territoriale delle merci

28 febbraio 2012 08:0715 commentiViews: 6

naviIeri il Presidente della Regione ha attivato una serie di incontri, con il nostro assessore e con l’assessore al Bilancio. Dal comunicato emesso a fine serata sembrerebbe certa la copertura finanziaria (i tre milioni di cui parla la Nuova sono troppo pochi, ma almeno rivelano una disponibilità a parlare dell’argomento). Se così fosse, oltre ad essere risparmiato l’antipatico lavoro ostruzionistico a cui ci siamo preparati (ieri abbiamo presentato gli emendamenti al Bilancio), sarebbe certo il varo della continuità territoriale delle merci da questa finanziaria (e non a babbo morto). Adesso bisogna vigilare sul processo, cioè sulle direttive, che devono consentire l’erogazione dei contributi da subito, non fra un anno.

15 Commenti

  • Sicuramente le merci sono un primo fondamentale passo ma io sogno una Sardegna che si ripopola cresce e prospera; sardi non più costretti a lasciare la loro terra ma “continentali” e non solo che vengono qui perchè c’è lavoro per tutti e un’elevatissima qualità della vita! paesi che si ripopolano, scuole d’eccellenza che si riempiono di bmbini e studenti con tanta voglia d’imparare e altri che vanno a lavorare anzichè stare a scuola a scaldare i banchi e rompere… ma è un sogno, o forse un’utopia

  • Chi mi ha preceduto ha gia detto quasi tutto quello che i sardi-sti si aspettano dalla TALIA (sarò italiano quando avrò tutti i diritti che gli italiani hanno), diritti e doveri. I doveri sappiamo, sono tutti uguali (tasse). I diritti ad iniziare dalla mobilità, sappiamo la situazione disastrosa di quella interna, ma almeno c’è, ed è alla portata delle tasche dei poveracci come me, quella aerea sappiamo com’è stata rattopata, ma devo dire che in parte si può aggirare con i voli low cost, ma se improvvisamente, da oggi a domani, per una qualsiasi neccessità (e perchè no da un’ora all’altra come gli altri TALIANI), devi raggiungere un’altra regione, sei fregato e devi sottostare al ladrocinio del cartello. Se invece per vari motivi, sei obbligato a recarti in un’altra regione, con un tuo veicolo, quindi obbligato all’uso del trasporto marittimo, sono C…AVOLI AMARI, allora devi passare per le “forche caudine” e subire le arroganti vessazioni dell’altro cartello. In parte la regione ha messo una pezza al problema, ma non è risolto, io voglio pagare quanto pagherebbe un qualsiasi italiano per spostarsi da una regione ad un’altra, costi di carburante, autostrada, assicurazione, e logorio veicolo, io questo dovrei pagare al traghettatore, il governo si dovrebbe accollare il resto. Sarebbe un buon segnale, potrei iniziare a dire sono ITALIANO, ovviamente anche gli altri servizi dovrebbero avere gli stessi parametri delle altre regioni italiane. FORTZA PARIS

  • Per E. Cadeddu: se l’aggravio del costo di spostamento da e per l’Italia grava su tutta l’Italia, ben venga la contribuzione.
    Quando invece l’aggravio è a carico dei sardi, non mi sta bene che venga determinato dalle milionate di turisti italiani che vengono ad occupare le case in nero, incidendo sulla produzione di rifiuti indifferenziati, sull’utilizzo di acqua corrente (tanta e di ottima qualità) sui costi dei parcheggi e delle derrate, sull’usufrutto indiscriminato e non regolato delle risorse naturali, sui costumi sociali di tipo italico-balneare ecc.
    E non mi va bene di contribuire all’import di prodotti alimentari per le GDO che hanno maggiore gioco facile rispetto alla filiera corta.

  • Enrico Cadeddu

    Io credo che sicuramente tali costi non possano essere fatti gravare sul bilancio regionale strettamente inteso. Che poi sia l’Italia, o l’Unione Europea è uguale. Fatto stà che non si può chiedere ai Sardi di competere con gli altri se, come detto, non li si mette alla pari. Se io ho costi maggiori, ad esempio gas ed energia elettrica o trasposrti (ricordiamoci che i maggiori costi energetici hanno determinato la fuga dalla Sardegna di industrie pur produttive – non mi ricordo se fosse l’Alcoa e comunque era l’industria che produceva l’alluminio nel sulcis) poi non mi si può imputare di essere meno bravo, meno volenteroso meno capace di un lombardo che ha una infrastrutturazione ben migliore della nostra e che sia per importare materie prime che per esportare prodotto spende la metà, così come anche spende la metà perchè ha costi energetici inferiori. Ugualmente questi costi maggiori pesano nel bilancio delle famiglie (si pensi ai soli costi delle bombole del gas rispetto al resto dell’italia) le quali si ritrovano costrette a rinunciare ad altri beni e conseguetemente a incrementare in misura minore il mercato e la ripresa. Se poi a parità di condizioni io non riesco be allora sono affari miei e il mercato non mi premia, io non sono per l’assistenzialismo. Se in lombardi e in piemonte non si fossero fatte le autostrade e i trafori per giungere in austria francia ecc, cosa sarebbe successo agli operatori economici del luogo? In francia, mi pare che elettricità e trasporti siano ancora in mano pubblica. Il problema Italiano è che la mano pubblica, a differenza di quella francese e di quella tedesca, si è spesso dimostrata inefficiente perchè governata da logiche clientelari e non improntate al raggiungimento del risultato. Si è così deciso di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Ripeto sicuramente i costi non devono gravare sulle già poche risorse del bilancio regionale o almeno non direttamente (altrimenti il problema non sarebbe risolto perchè toglierei necessariamente finanzamenti ad altri settori penalizzando comunque la sardegna) ma io posso essere giudicato, nel bene o nel male, solo se nella competizione non dico che sia tutto programmato ma per lo meno non ci sia un Gap di partenza oggettivamente incolmabile.

  • @ E. Cadeddu. “La continuità territoriale dovrebbe essere totale sia in entrata che in uscita sia per i sardi che per chiunque voglia venire in Sardegna. Il bilgietto del treno o il pedaggio autostradale costa in maniere identica da Torino a Milano come da MIlano a Torino ed indipendentemente dal fatto che a prendere il treno sia un torinese o un milanese. Così dovrebbe essere anche per la Sardegna.” Ei de accordu, ma kie la depet pagare sa RAS o s’Italia o sa UE?

  • Concordo,se tutto và come deve andare, è un risultato storico.
    Tutto questo serve a dimostrare che le discussioni sulle alleanze con centro-destra o centro-sinistra (sono la stessa cosa) non sono di primaria importanza. È significativo invece il fatto che bisogna battere i pugni spesso e volentieri, con tutte le tipologie possibili di alleati. Se si vuole ottenere qualcosa così ci si deve comportare.
    Avanti così.
    FORTZA PARIS

  • Per carità Paolo, la mia non è una critica sull’intevento: è giusto occuparsi ORA del problema con un ammortizzatore quale la continuità territoriale merci.
    È indispensabile dare ossigeno all’economia locale, ma solo se si tratta di un sistema tampone per la attuale criticità e con durata limitata. L’importante è che non divenga la norma e che si permetta altresì l’ingresso di capitali freschi da altre parti del globo che tanto – volenti o meno – stanno arrivando.
    È indispensabile vettoriare tanti e tali capitali in ciò di cui maggiormente necessitiamo soddisfacendo l’utile d’impresa (vedasi concorrenza). La faccenda puo’ essere ricondotta a cio’ che stanno facendo i cinesi in Africa: infrastrutturazione spinta in cambio di risorse…

  • Se va in porto è un risultato storico. La Sardegna è con il PSD’AZ.Quelli del “ma il discorso è un altro” capiranno prima o poi il valore della politica sardista.
    Occhio però al babbeo per autodefinizione! Il ritiro degli emendamenti deve avvenire solo in presenza di una operazione blindata e per l’importo adeguato e per la immediata esecutività. Ma su questo non ho dubbi.

  • Forse non mi sono spiegato bene, non sto dicendo di non adottare una misura tampone a breve periodo, anzi sono contento che si faccia ostruzionismo serio. E sono contento che finalmente qualcuno si renda conto che senza traporti per le merci competitivi, la Sardegna diventa una colonia balneare modello sudamericano.
    Ed era ora che qualcuno finalmente passasse ai fatti. La mia non vuole essere una critica sterile ma una proposta di soluzione a lungo periodo. Non si può prentendere di fare impresa con sussidi rinnovati di anno in anno a seconda degli umori del politico di turno e di come cambiano le giunte. Alle imprese serve programmazione a lungo periodo, soprattutto per la logistica. E questa si puo’ fare se esiste un mercato dei trasporti stabile, competitivo e con incertezze ridotte al minimo. L’unico modo che c’e’ e’ quello di liberalizzare totalmente il mercato dei trasporti da e verso l’Isola. Il carburante poi e’ vero che e’ aumentato del 34% ma sono aumentate anche le entrate statali derivate dalle accise sul carburante, accise che a loro volta sono aumentate grazie al governo Monti: morale della favola il carburante sia che aumenti o diminuisca ( un mese fa era a 94$ al barile e il prezzo alla pompa non e’ sceso..) chi ci guadagna e’ sempre il Ministero del Tesoro e chi ci perde sono i cittadini e le imprese.

  • Enrico Cadeddu

    Per me è sbagliato lasciare un settore strategico come il trasporto in mano al mercato. Nessuna compagnia potrebbe avere un guadagno a fare muovere navi dalla Sardegna se non in alcuni periodi. La continuità territoriale dovrebbe essere totale sia in entrata che in uscita sia per i sardi che per chiunque voglia venire in Sardegna. Il bilgietto del treno o il pedaggio autostradale costa in maniere identica da Torino a Milano come da MIlano a Torino ed indipendentemente dal fatto che a prendere il treno sia un torinese o un milanese. Così dovrebbe essere anche per la Sardegna. Se una famiglia deve farsi il calcolo di quanto può spendere per farsi una vacanza ed in questo calcolo i costi di viaggio incidono per un 30% appare logico che magari sceglierà una località diversa dove detti costi incidono meno. Ugualmente questi calcoli, anzi maggiormente, li fa una impresa o qualsiasi ditta che deve intrattenere rapporti economici nell’Isola. Alla sardegna, ai sardi ed a chi vuole venire in sardegna per turismo o per lavoro deve essere data la possibilità di viaggiare con dei prezzi che una pura logica di mercato, considerato anche che siamo un milione e mezzo, non possono assolutamente assicurare. In sostanza bisogna creare pari opportunità a tutti, anche di viaggio. Almeno io la penso così.

  • Giuseppe Bellu

    Bel risultato! Mi chiedo cosa pensino di questo obiettivo raggiunto tutti i disfattisti che non vedono altra possibilità che il PSd’Az mandi in malora la giunta ribaltando il tavolo…
    Io preferisco il lavoro responsabile alla critica sterile.

  • Caro Michele, però il carburante, che alimenta tutte le navi, è aumentato del 34% in un anno.

  • Concordo con Mmc, la soluzione definitiva e’ far si che le rotte aeree, navali da e per la Sardegna siano liberalizzate. Niente piu’ monopoli statali,oligopoli autorizzati, licenze particolari, sussidi e amentita’ varie.. Chi vuole operare in Sardegna per trasportare sardi e non sardi da e per l’isola e’ ben accetto. Adesso non penso per esempio che non esistano compagnie navali nel mediterraneo (per non dire a livello mondiale) che rifiuterebbero di poter operare nel primo porto passeggeri in Italia (Olbia) facendo concorrenza a Moby e Tirrenia..

  • Mmc, oggi trasportare una tonnellata di prodotto finito da Ottana in Svizzera costa come effettuare lo stesso trasporto dalla Cina o dalla Tailandia. Ce ne occupiamo oppure no?

  • Non la vedo così positivamente.
    1) La contribuzione pubblica droga il mercato della concorrenza.
    2) I contributi che la Regione Sardegna stanzierà verranno stornati da altri servizi: in poche parole la collettività sarda dovrà accollarsi un onere che dovrebbe essere in capo all’Italia e non ai soli sardi.
    Chissà se vedremo mai su Google un doodle riguardante “giorno dell’indipendenza della Sardegna”…

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