Finanziaria regionale e governo Berlusconi

26 ottobre 2010 07:256 commentiViews: 3

916Due o tre cose di cui sono convinto.
Berlusconi ha affidato completamente a Tremonti le casse scassate dell’Italia. Il debito pubblico italiano è circa il 120% del Pil. Tremonti fa politiche restrittive per evitare il caso Grecia, concedendo eccezioni solo alla Lega. Per cui: il federalismo fiscale si sta facendo nella forma del privilegio per il nord; i costi standard sono una bufala (per questo io sono convinto che il sud e la Sardegna devono far cadere il governo Berlusconi); il sud deve trovare una piattaforma negoziale fondata sulla virtuosità dei propri conti (per esempio: molte regioni del Nord sono in avanzo di bilancio e chiedono di non essere sottoposte al Patto di stabilità proprio perché, a differenza dello Stato e delle altre regioni, hanno i conti in ordine. Viceversa, molte regioni del Sud, sono in disavanzo con stock di debito finanziario rilevanti e ciò nonostante chiedono anch’esse di violare il Patto); il sud ha bisogno di politiche di fiscalità di vantaggio, ma ha anche bisogno di politiche di entrata in aumento: le due cose non vanno d’accordo; i fondi Fas non ce li daranno mai, ma potrebbe essere l’occasione di un negoziato sulla sovranità non banale (insomma, se devo pensarci io Sardegna, voglio aumentare la soglia del mio autogoverno ecc.).
In questo quadro, noi andremo a breve a fare la finanziaria 2011. A parte ciò che ci sarà nella legge, io vedo tre minacce: il debito di Abbanoa (rilevante, siamo intorno ai 200 milioni); la crescita della spesa sanitaria; l’evolversi della vicenda Tuvixeddu verso la soluzione arbitrale (in sostanza la Regione dovrà pagare); la necessità di miscelare bene interventi assistenziali e strutturali su reddito, lavoro e impresa; la crisi mortale della scuola, che necessita di interventi urgenti e onerosi; gli interventi sul mondo agricolo. Per far fronte a tutto questo bisogna fare scelte coraggiose: bisogna definanziare il superfluo, cioè tutte le leggi e leggine di cui si compone il bilancio regionale, che non hanno valenza strategica rispetto alla crisi in atto. Ci vuole coraggio per farlo. Come pure bisogna avere il coraggio di sciogliere le province e i consorzi industriali, trasformare i piccoli ospedali, bonificare e far ripartire la formazione professionale ecc. ecc. C’è questo coraggio nelle strade della Sardegna?

6 Commenti

  • Per Alliccu. Concordo pienamente. Quando è necessario risparmiare bisogna farlo in tutti i settori e in maniera organica. Una delle modalità con le quali risparmiare è proprio quello di individuare il contingente di personale giusto in relazione alle funzioni esercitate. Stato, regione enti localie ecc. Questo dovrebbe comportare la possibilità di attuazione di quei processi di mobilità di cui si è detto, finalizzati ad evitare nuove assunzioni non necessarie. Pensa un po che in teoria la regione, prima di fare il concorso avrebbe dovuto necessariamente attuare processi di mobilità. In realtà però non l’ha fatto. Questo determina probabilmente delle diseconomie, dettate dalle situazioni da te riportate che non saranno le uniche, oltre al fatto che il concorso bandito risulta fortenmente a rischio annullamento. Giusto per chiarire io per la mia situazione personale sarei svantaggiato da tutto questo perchè sono un concorrente del concorso fatto dalla regione. Ma la realtà per me è questa. saluti

  • @ Enrico e mmc
    Ci sono a Cagliari molti dipendenti del Ministero della Difesa, sottoutilizzati perchè oramai quel Ministero è alla canna del gas, appartenti alla III area (ex 7/8 livello) che utilizzerebbero molto volentieri la mobilità verso la Regione, ma non possono, perchè fanno parte di un diverso comparto e i dirigenti (con le stellette) hanno paura di perderli perchè il loro numero consente loro di fare i dirigenti e non essere trasferiti a far le fotocopie al Ministero (non sapete quanti colonnelli ci sono in questa situazione! Peraltro vengono pagati, per via di una legge approvata dal csx, da generali).
    Tutto ciò viene taciuto da tutti, anzi la Direzione del Personale Civile del MD non riponde neanche alle istanze di mobilità volontaria….

  • Per mmc
    Non ricordo a cosa corrisponda la qualifica c del comune. Ti posso assicurare che il livello delle retribuzioni in regione non è molto diverso, anzi è molto molto simile. In ogni caso quando si fanno dei passaggi di mobilità si garantisce il mantenimento del livello retributivo in essere al momento del trasferimento, infatti io ha detto con tutte le garanzie del caso. Quello della mobilità in ipotesi di cessione o delega delle funzioni è uno strumento che usualmente si usa e che, secondo me dovrebbe essere usato anche qua da noi. Ripeto con tutte le garanzie del caso. Adesso, comunque, mi informo sugli inquadramenti.

  • Per Enrico: mia moglie, laureata in Giuriprudenza, lavora in un Ente Locale, (un Comune della Sardegna) con la qualifica C (non ricordo se C3 o C4).
    La sua busta paga è di € 1250 netti mensili per 13 mensilità.
    Mi è stato riferito che è decisamente più vantaggioso lavorare in tutti gli altri Enti a parità di livello contrattuale.
    Non vedo perchè molta gente dovrebbe andarsene dalla ricca Mamma Regione per sprofondare nella miseria del Comune Sardo.

  • Cristian Ribichesu

    Per la scuola.

    La “riforma” Gelmini va contro le leggi sulla sicurezza, gerarchicamente superiori; basterebbe appendere nelle porte delle aule dei cartelli indicanti capienza e numero massimo di alunni per le relative classi, in base a un numero massimo di 26 persone per aula e di circa due metri quadri di spazio a testa (1,80 per elementari e medie, 1,96 per superiori), per spronare gli stessi studenti o genitori a segnalare i casi di sovraffollamento, chiedendo lo sdoppiamento delle classi, con le conseguenti ricadute positive date da lezioni con meno alunni. Molte classi per i numeri minimi e massimi non si formano e vengono sostituite con corsi da 800 ore, o gli alunni abbandonano o vengono inseriti nell’apprendistato o nella formazione professionale. Il risultato é un importante calo dei diplomati, che incide considerevolmente sul calo degli iscritti nelle universitá. E con meno iscritti diminuiranno docenze e posti per la ricerca. Un vero e proprio crimine, visto che in Italia dal 2003, e in Sardegna da due anni, gli alunni che si iscrivono nelle scuole inferiori stanno aumentando e che, coltivando queste nuove generazioni, si potrebbero benissimo perseguire le indicazioni europee per il 2020, richiedenti piú diplomati e piú laureati.

    In Sardegna la Regione, poi, é direttamente colpevole per non aver utilizzato il potere derivante dal rispetto della legge regionale 3 del 7 agosto 2009, che all’art. 9, comma 4 reca scritto “Nelle more di una riforma organica della normativa regionale in materia di istruzione, la Giunta regionale, nell’ambito delle dotazioni organiche complessive definite in base alle vigenti disposizioni e tenuto conto delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, definisce le modalità e i criteri per la distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche. Nel rispetto dei criteri e delle modalità definiti dalla Giunta regionale, la Direzione generale dell’Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, provvede alla distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche.” .

    Del resto, come ribadito dalla Corte Costituzionale, sulla base delle contestazioni del ricorso del Presidente del Consiglio, “Il ricorrente censura anche l’art. 9, comma 4, della legge della Regione Sardegna n. 3 del 2009, che attribuisce alla Giunta il compito di definire, tenuto conto delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, le modalità e i criteri per la distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche e delega l’assessorato regionale alla pubblica istruzione ad attuare tali criteri mediante una più razionale distribuzione delle risorse umane tra le scuole. Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri la norma violerebbe la competenza in materia di istruzione ai sensi degli artt. 3 e 5 dello statuto della Sardegna; sarebbero lesi, inoltre, l’ordinamento e l’organizzazione del sistema, di competenza statale esclusiva, e l’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., ossia la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire con uniformità su tutto il territorio nazionale, posto che le dotazioni organiche delle scuole sono determinate sulla base degli ordinamenti degli studi definiti a livello nazionale e che l’utilizzo del personale (di competenza statale) è regolato dai contratti nazionali di comparto; infine, sarebbero stati ignorati i principi generali della normativa statale in materia di istruzione, essendo stato omesso ogni riferimento al riguardo nella determinazione dei criteri e delle modalità di assegnazione del personale, nonché il principio di leale collaborazione tra tutti i livelli di governo, non essendo stato previsto alcun coinvolgimento dell’ufficio scolastico regionale.”, la stessa consulta nel merito si pronunciava dando alla regione il compito della distribuzione del personale docente e del dimensionamento scolastico, cui é collegata la ripartizione delle risorse di personale.

    Infatti, dopo l’analisi della questione di legittimitá, dichiarava che”Questa Corte ha già chiarito che il compito della distribuzione del personale docente tra le istituzioni scolastiche autonome spetta alle Regioni (sentenza n. 13 del 2004). Essa ha più volte ribadito la necessità dell’intervento del legislatore regionale per la disciplina di «situazioni legate a valutazioni coinvolgenti specifiche realtà territoriali delle Regioni, anche sotto il profilo socio-economico». Ha così riconosciuto all’ambito di pertinenza regionale sia il settore della programmazione scolastica regionale, sia quello relativo al dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche, al quale è intimamente collegata la ripartizione delle correlative risorse di personale (sentenza n. 200 del 2009). D’altro canto, è la stessa norma regionale a circoscrivere espressamente il proprio intervento «nell’ambito delle dotazioni organiche complessive definite in base alle vigenti disposizioni». La volontà della Regione di conformarsi all’ordinamento statale, per quanto riguarda le dotazioni organiche determinate a livello nazionale, risulta quindi evidente dallo stesso tenore della norma.

    Né rileva nella specie il richiamo alla fissazione dei livelli essenziali di prestazione, perché «la definizione dell’assetto organizzativo e gestorio del servizio» (sentenza n. 200 del 2009, che richiama altresì la sentenza n. 120 del 2005) rimane del tutto estranea al predetto parametro.” .

    Gli enti locali, Comuni e Province, invece, davanti ai disservizi che stanno attanagliando tutto il mondo dell’istruzione sarda, certamente non possono operare per cambiare la legge e chiedere classi meno numerose nelle realta urbane piú grandi, non é di loro competenza, ma possono vigilare sul rispetto della legge sulla sicurezza, che invece é giá esistente, impedendo la formazione di classi sovraffollate e arginando il taglio dei docenti, e non perché la legge sulla sicurezza imponga l’assunzione di piú insegnanti, ma perché da un suo rispetto il sistema si equlibra da solo. E del resto, anche un tribunale amministrativo regionale, il TAR del veneto con la sentenza 1990 dell’aprile 2010, afferma che il numero massimo degli alunni per classe, 25 piú un docente, puó essere sopraelevato dotando le classi di porte piú larghe, ma non puó non sottostare al rispetto dello spazio minimo per persona, come scritto 1,80 mq nelle scuole elementari e medie e 1,96 nelle superiori .

    Del resto non si puó rimanere inerti davanti a una riforma che, tagliando ore di materia, eliminando le ore a disposizione usate per lezioni individualizzate e sostituzioni; aumentando il numero minimo e massimo di alunni per classe; ma anche, accorpando scuole e plessi, tagliando molte dirigenze, che servivano per un controllo piú oculato di un ambiente di vita cosí delicato come una scuola; favorendo un sistema che sostituisce normali corsi di studi con corsi da 800 ore; agevolando l’apprendistato e la formazione professionale, a scapito di una doverosa istruzione pubblica, sta portando a una riduzione del numero dei diplomati e conseguentemente alla riduzione degli iscritti nelle universitá, che certamente, alla fine, davanti a un massiccio calo del numero degli studenti , non potranno pensare solo a compensare le spese di gestione, ma dovranno fare i conti anche con una riduzione delle docenze e dei ricercatori.

    Cristian Ribichesu, Movimento per la Difesa della Scuola pubblica.

    http://www.coronadelogu.com/2010/04/30/dal-prossimo-anno-aumenterano-ancora-gli-alunni-per-classe/

    http://www.coronadelogu.com/2010/05/08/calano-gli-iscritti-nelle-facolta-della-sardegna-crisi-abbandono-e-riforma-scolastica/

    http://www.diritto.it/docs/29733-tar-veneto-sentenza-n-1990-2010-norme-di-prevenzione-incendi-per-l-edilizia-scolastica-indicazione-di-parametri-non-inderogabili-ininfluenza-di-eventuali-violazioni-sui-provvedimenti-di-formazion

    http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/scheda_ultimo_deposito.asp?comando=let&sez=ultimodep&nodec=235&annodec=2010&trmd&trmm

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?s=121612&v=2&c=6694&t=1

  • Oltrea a quanto detto mi sembra necessario mettere mano alla riforma della burocrazia, da voi annunciata più volte. Una riforma finalizzata a razionalizzare il sistema e la spesa.
    Oggi abbiamo dei servizi (strutture organizzative alle quali fa capo un dirigente) composte da meno di 10 persone. In nessuna altro sistema organizzativo vi è una simile realtà, che produce inevitabilmente un aumento dei costi.
    Bisognerebbe stabilire per legge o attraverso atti amministrativi susseguenti un numero minimo di dipendenti che devono fare capo ad una posizione dirigenziale. Verrebbe ad avere una maggiore logica anche l’istituzione delle posizioni intermedie (oggi denominate settori) che nella realtà attuale delle volte sono composte da 2 o tre persone, con evidente spreco di denaro.
    Alla stessa maniera si dovrebbe pensare ad una rimodulazione e riduzione delle direzioni generali che negli ultimi anni sono proliferate come funghi. Si veda, giusto per fare un esempio, quante direzioni generali sono poste in capo alla Presidenza. Un numero spropositato rispetto alle funzionie ai compiti. Ci si ritrova un po nella situazione che si è venuta a creare all’università in cui vengono istituiti corsi di laurea non perchè necessari ma solo per collocare i professori. Conseguenza di quanto detto è anche l’attuazione di percorsi di mobilità, logicamente garantiti, che consentano il passaggio di personale verso gli enti locali ai quali sono stati attribuitite nel corso degli ultimi anni molte delle funzioni prima esercitate dalla Regione. Invece cosa fa questa giunta ? Da un lato dice di volere riformare il sistema. Da un altro lato porta avanti delle procedure di concorso per assumere 57 dirigenti (ma avete idea del numero elevato, forse manco mai in un ministero è stato fatto un concorso per 57 dirigenti) e 42 funzionari e questo numero secondo l’ultimo comunicato dell’assessorato dovrebbe aumentare. Allora mi chiedo non sarebbe più logico e maggiormente rispondente ad una vera strategia politica prima fare la riforma, riorganizzare e snellire e poi individuare il fabbisogno (eventuale) di personale? A ma sembra di si a meno che le assunzioni non abbiamo altri scopi che non mi è dato conoscere. Saluti

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