A Desulo pensano da sempre di essere una repubblica indipendente, ma questa volta mi pare che abbiano esagerato.
Questa è la circolare firmata dal sindaco e dal segretario comunale che vorrebbe disciplinare il diritto di accesso agli atti e di sindacato ispettivo che la legge riconosce a ogni consigliere comunale. Tra le somme fesserie previste vi è la pretesa che «le richieste aventi carattere di sindacato ispettivo [cioè interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno ecc.] devono essere valutate dal Consiglio comunale che dovrà deliberare l’istituzione, o no, di Commissioni speciali». In sostanza, è la maggioranza che decide se ammettere oppure no le interrogazioni dell’opposizione. Neanche nei regimi autocratici si è arrivati a tanto. Ma ne parleremo meglio dopo, perché non è certo l’unica mostruosità di questo documento, che meriterebbe l’intervento dell’Anci in primo luogo, ma anche e soprattutto del Prefetto e della Procura; si sa, però, lor signori sono impegnati in arresti e ricorsi per cose ritenute ben più gravi della violazione esplicita, per tabulas, di diritti costituzionalmente e legalmente garantiti.
Andiamo nel dettaglio.
La tesi di fondo La circolare sostiene che esisterebbero tre livelli nel diritto del consigliere comunale:
– accesso del consigliere;
– sindacato ispettivo;
– accesso documentale ex legge 241.
Questa ricostruzione è il primo problema perché tende a sofisticheggiare e dunque a confondere.
L’art. 43, comma 2, Testo Unico degli Enti Locali non crea affatto una gerarchia di diritti maggiori e minori tra accesso e sindacato ispettivo. Al contrario. Il diritto del consigliere è uno degli strumenti attraverso i quali il sindacato ispettivo viene concretamente esercitato. La giurisprudenza amministrativa, da oltre vent’anni, considera il diritto di ottenere notizie e documenti come funzionale proprio al controllo politico-amministrativo.
La circolare invece separa artificialmente le due cose, e qui sofisticheggia. Ma con quale scopo?
La distinzione “attività attuale” vs “indagine sul passato” è inventata La parte più pericolosa è questa: secondo la circolare le informazioni richieste devono essere collegate ad attività caratterizzate dall’effettiva attualità.
Questa limitazione non esiste nell’art. 43.
La norma dice soltanto: “notizie e informazioni utili all’espletamento del mandato”. Nulla dice circa attualità; contemporaneità; procedimenti in corso; arco temporale ristretto. È evidente perché. Un consigliere potrebbe voler verificare: un appalto di tre anni prima, una variante urbanistica di cinque anni prima, una procedura di assunzione conclusa da tempo, un affidamento diretto ormai chiuso.
Sono tutti controlli perfettamente legittimi.
Anzi, spesso il controllo politico nasce proprio dopo che gli effetti dell’atto sono emersi. La circolare introduce dunque un limite che il legislatore non ha previsto.
Viene costruita una definizione di “sindacato ispettivo” priva di base normativa Questo è forse il passaggio più grave. La circolare elenca i “tratti sintomatici” del sindacato ispettivo: argomento esteso; complessità; rilevanza mediatica; riflessi negativi; ampio arco temporale.
Ma dove si trovano questi criteri? In nessuna norma, tanto meno nel TUEL e nemmeno nei regolamenti tipo.
Sono categorie elaborate dall’estensore e non possono comprimere un diritto attribuito direttamente dalla legge.
Il passaggio folle: il sindacato ispettivo viene sottratto al singolo consigliere Qui, a mio giudizio, la circolare entra in collisione con il sistema democratico. Si scrive infatti: “le richieste aventi carattere di sindacato ispettivo devono essere valutate dal Consiglio comunale che dovrà deliberare l’istituzione, o no, di Commissioni speciali”. Ma siamo impazziti?
Questo significa una cosa molto semplice: se un consigliere di minoranza scopre un’anomalia importante non può approfondirla autonomamente, deve chiedere al Consiglio. Il Consiglio decide. Se la maggioranza vota contro… l’indagine finisce.
È una previsione incompatibile con la funzione delle minoranze.
La funzione di controllo serve proprio a consentire alla minoranza di verificare l’operato della maggioranza. Se è la maggioranza a decidere quando la minoranza possa controllarla, il controllo perde gran parte della sua efficacia. Siamo alla barbarie giuridica e democratica.
Si attribuisce al Consiglio un potere che il TUEL non gli attribuisce Le Commissioni speciali sono certamente previste, ma sono uno strumento ulteriore, non sostitutivo. La loro eventuale mancata istituzione non può eliminare il diritto individuale del consigliere previsto dall’art. 43. La circolare invece rovescia il rapporto: prima la Commissione, solo dopo, e solo eventualmente, il controllo. È un’inversione che nega un diritto.
Il divieto di rapporti diretti con i dipendenti Qui bisogna distinguere. La previsione secondo cui le richieste transitino dal protocollo può essere una buona prassi organizzativa. Diverso è scrivere: “Non sono ammessi rapporti diretti tra il singolo consigliere comunale ed il singolo dipendente”. E dove siamo, in caserma?
L’art. 43 dice che il consigliere ottiene notizie dagli uffici, non dice che debba necessariamente passare attraverso il protocollo, né attraverso il dirigente. Un’organizzazione interna può certamente disciplinare il modo, ma non può eliminare il rapporto funzionale tra consigliere e uffici.
L’uso improprio del principio dei “contrappesi” La circolare richiama più volte il principio dei contrappesi. È solo un argomento suggestivo, fumoso. Ma il contrappeso nel sistema comunale non consiste nel limitare il diritto del consigliere. Consiste nel fatto che il consigliere è tenuto al segreto nei casi previsti, risponde dell’uso distorto delle informazioni, può incorrere in responsabilità disciplinari, civili o penali. Il contrappeso opera dopo l’acquisizione delle informazioni. Non prima. La circolare, invece, sposta il controllo ex ante, lasciando all’amministrazione il potere di valutare se la richiesta sia sufficientemente “attuale”, “funzionale” o “circoscritta”. È un controllo politico inaccettabile.
L’errore interpretativo sull’art. 43 La frase “non atti, ma notizie e informazioni” è tanto debole quanto furba. La giurisprudenza è costante nel ritenere che il diritto del consigliere riguardi sia le informazioni sia gli atti necessari all’esercizio del mandato. Ridurre il diritto alle sole “notizie” significa leggere letteralmente una disposizione ignorandone quarant’anni di interpretazione giurisprudenziale.
Concludo: questa circolare presenta un impianto teorico sofisticato, ma proprio per questo potenzialmente più insidioso. Non nega apertamente il diritto di accesso dei consiglieri; lo riconosce in linea di principio e subito dopo lo restringe attraverso una serie di categorie — “attualità”, “funzionalità”, “sindacato ispettivo”, “commissione speciale”, “contrappesi” — che non trovano un fondamento espresso nel TUEL e che finiscono per attribuire all’amministrazione un potere selettivo sull’esercizio di un diritto che la legge configura come prerogativa individuale del consigliere.
L’effetto pratico è rilevante: il controllo politico rischia di trasformarsi da diritto soggettivo del singolo consigliere in attività autorizzata, filtrata e, nei casi più delicati, rimessa alla volontà della maggioranza consiliare. Se questa impostazione fosse generalizzata, il consigliere di minoranza perderebbe gran parte della propria capacità di indagine autonoma, proprio nei casi in cui il controllo è più necessario.
Sul piano del diritto degli enti locali, è questa la criticità maggiore: la circolare sembra sostituire al modello delineato dall’art. 43 del TUEL un modello nel quale l’amministrazione decide, caso per caso, quando, come e se il consigliere possa esercitare le prerogative che la legge gli attribuisce direttamente. È una scelta interpretativa che, se applicata in modo rigoroso, rischia di comprimere il ruolo costituzionale delle minoranze consiliari e di alterare l’equilibrio tra funzione di governo e funzione di controllo. È un pericolo per il diritto e per la democrazia che meriterebbe l’attenzione della politica e dello Stato, perché i precedenti non sanzionati fanno una sola cosa: fanno cattiva scuola.

I consiglieri di minoranza dovrebbero scrivere all’agenzia dei segretari e denunciare il comportamento del
Segretario.
Purtroppo le
Norme sono a favore della disonestà!
Dietro i tecnicismi di una circolare e le fredde interpretazioni del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), si consuma talvolta lo spettacolo più triste della vita pubblica: la pochezza politica. Il tentativo di limitare le prerogative dei consiglieri comunali, trasformando il loro sacrosanto diritto di controllo da prerogativa individuale a gentile concessione della maggioranza, non è soltanto una forzatura giuridica. È, prima di tutto, un’ammissione di debolezza.
Quando un’amministrazione sente il bisogno di erigere barricate burocratiche per impedire alle minoranze di “guardare le carte”, il problema smette di essere puramente amministrativo e diventa un clamoroso caso di pavidità istituzionale.
L’art. 43 del TUEL è molto chiaro: attribuisce al singolo eletto il diritto incondizionato di ottenere dagli uffici comunali tutte le notizie e le informazioni utili all’espletamento del proprio mandato. Non prevede filtri politici, non ammette “nulla osta” da parte della Giunta o della maggioranza. E il motivo è lampante: chi controlla non può e non deve chiedere il permesso a chi viene controllato. Questo, come in diversi post evidenziati, è insito nel rapporto tra il sindaco e il segretario comunale ovvero tra controllato che nomina il suo controllore. Viva chi voleva, non molti anni fa eliminare i secondi.
Sostituire questo modello lineare con uno in cui l’amministrazione decide, caso per caso, se, come e quando il consigliere di minoranza possa fare il proprio lavoro, significa sovvertire l’ordine costituzionale degli enti locali.
Ma perché si arriva a questo punto? La risposta risiede in una drammatica assenza di spessore politico, che si manifesta attraverso tre dinamiche precise:
Il terrore della trasparenza: Una maggioranza solida, competente e sicura del proprio operato non teme gli accessi agli atti. Anzi, li utilizza come occasione per dimostrare la bontà delle proprie scelte. Nascondere i documenti dietro il paravento di circolari restrittive significa, implicitamente, avere qualcosa da temere o, peggio, da nascondere.
L’insofferenza per il dissenso: La politica “alta” si nutre di dialettica. La politica mediocre, invece, vive il dissenso come un fastidio da silenziare. Non avendo gli strumenti argomentativi o la statura morale per smontare le critiche dell’opposizione in Consiglio Comunale, si preferisce “disarmare” l’avversario prima ancora che il dibattito inizi, togliendogli le informazioni.
L’uso strumentale della burocrazia: È il marchio di fabbrica della pochezza. Invece di assumersi la responsabilità politica di un diniego (“non ti diamo questo documento per questa precisa scelta politica”), ci si nasconde dietro interpretazioni cavillose, regolamenti interni e pareri opachi. La burocrazia diventa lo scudo dietro cui si rintana una classe dirigente priva di coraggio.
Come da Lei sottolineato, il rischio più grande è che “i precedenti non sanzionati fanno una sola cosa: fanno cattiva scuola”.
Se passa il principio per cui i diritti soggettivi dei rappresentanti dei cittadini possono essere “filtrati” dall’esecutivo, si crea un vulnus democratico inaccettabile. Oggi tocca al consigliere comunale a cui viene negato un accesso agli atti; domani potrebbe toccare a qualsiasi altro organo di garanzia, un’altro ancora al cittadino. Si svuota dall’interno la funzione di controllo, trasformando i Consigli Comunali in meri “votifici” dove l’opposizione è tollerata solo a patto che sia cieca, sorda e innocua.
La democrazia non si regge solo sulle maggioranze che governano, ma soprattutto sulle minoranze che controllano. Limitare questo potere attraverso escamotage amministrativi è il sintomo di una classe politica che confonde il governo con il comando, e la maggioranza elettorale con l’impunità assoluta.
Serve un intervento netto da parte degli organi di garanzia (dalle Prefetture fino alla giustizia amministrativa) per stroncare queste derive. Ma serve, ancor di più, un ritorno alla “politica vera”: quella che non ha paura di misurarsi sui fatti, che non teme le domande scomode e che, soprattutto, non si rintana dietro una circolare per nascondere la propria pochezza.
Si stanno mangiando tutti i diritti dei cittadini. Mi chiedo cosa ancora accadrà. È incredibile e facilmente contestabile. Per non fare conoscere le carte usano l’ arbitrio.
…Balla, balla, semus… sunt creschindhe in ANARCHILÀNDIA!
Za est abberu chi sa demogratzia, prus chi no unu fàghere tzivile, est unu fàghere a gherra tzivile (No militare), totu a corpos, a ‘régula’ de gherra, e sa demogratzia la sunt faghindhe a democrattura: Fascismu docet! E militares puru. Su fascismu puru faghiat votatziones chentza inventare sa parte de sos leones: su leone chi buscat sa fita prus manna ca est leone si che mànigat sas fitas minores puru. Re della giungla! Della foresta tia pessare chi nono ca sunt ponindhe fogu fintzas a brusiare s’abba e no solu sos buscos e matedu.
E chentza mancu èssere a intelligéntzia artificiale!
In Sardigna (chi no semus Continente ma solu «quasi») ant a fàghere s’Anarchilàndia de is margianes, de sos grodhes, de sos matzones (o altrimenti detti; animali, apesta, bucamala, fraìciu, lodhosu)? E pentzai cantas tanas e margianedhus! Ma ne DUCI e ni rei!
Non credo che si tratti di ignoranza giuridica almeno per il segretario, paga il suo incarico con discutibili soluzioni che sono in netto contrasto con l’ordinamento. Il sacrificio di tanti uomini per avere un società più equa e trasparente è reso vano comprimendo i poteri di chi è preposto alla pianificazione e controllo. Il prossimo passo sarà una direttiva sull’accesso del revisore e così facciamo bingo.
Suggerisco ai consiglieri di fare un accesso agli atti esulando dai limiti della disposizione ed eventualmente in caso di diniego denunciare per rifiuti di atti d’ufficio
Basterebbe andare a vedere cosa ha approvato il sindaco di Orgosolo , una delibera di Giunta la numero 42 del 2026 dove vieta agli uffici di rispondere e di dare seguito a richieste di cittadini e consiglieri.
E dopo aver eletto un presidente del consiglio comunale lo ha per regolamento subordinato al volere sua e della maggioranza, contro la giurisprudenza e controllo l autonomia e l indipendenza del presidente
DESULO…SINNAI….LA DEMOCRAZIA AVVILITA
Succede a Sinnai che il Presidente del Consiglio Comunale inventi una forma provvedimentrale atipica, attribuendosi poteri che non ha. Ai sensi dell’art. 21 septies della L. 241/90 un atto adottato in difetto assoluto di attribuzione è radicalmente nullo, non annullabile, è nullo.
Per altri versi lo stesso presidente procede negando che i consiglieri di minoranza abbiano allegato una documentazione tecnica o relazione scritta a supporto di una istanza di iscrizione all’ordine del giorno ( protocollata e firmata da sette consiglieri su ventuno). Con un vero e proprio deliberato travisamento dei fatti.
L’art. 45 comma 2 del Regolamento attribuisce al presidente del Consiglio comunale il potere di rettificare l’ordine del giorno solo “in accordo con la Conferenza dei Capigruppo”. Anche lo Statuto usa le stesse parole, ma il presidente con i suoi provvedimenti dà atto “del mancato raggiungimento di un accordo unanime”. Senza un accordo il potere di rettifica non si attiva,manca cioè il presupposto costitutivo del suo potere.
Non ottemperare all’art.39 comma 2 del Tuel e all’art. 38 comma 1 del Regolamento comunale che impongono di riunire il Consiglio, “inserendo all’ordine del giorno gli argomenti richiesti ex lege da un numero preciso di consiglieri, è un’altra violazione. Il dettato si riferisce non ad argomenti simili, non ad argomenti con titoli diversi, ma ad argomenti esattamente come richiesti!
Un presidente del consiglio comunale viola il suo dovere di imparzialità se prima di decidere su richieste della minoranza che riguardano l’operato della sindaca, sente preventivamente la sindaca e recepisce integralmente note del gruppo di maggioranza cui appartiene, emettendo un provvedimento contrario alle richieste legittime della minoranza.
Emettere provvedimenti che prescrivono ai consiglieri di minoranza come svolgere i propri interventi, su quale documento basarli, imponendo che l’illustrazione gravi “rigorosamente” sui proponenti, sembra davvero troppo. Il presidente non ha il potere di prescrivere a nessuno cosa dire in aula.
Potrei continuare citando inadempienze temporali subite circa tardive (oltre i 20 giorni di legge) convocazioni, o meglio riunioni del Consiglio comunale come prescrive l’ordinamento..
Bisogna denunciare pubblicamente queste cose perché nessuno si permetta di inventare regole non scritte per contrastare le prerogative consiliari. Sinnai qualche tempo fa è stata anche teatro di autosospensioni di consiglieri di maggioranza dalla commissione di Controllo e Garanzia. Un istituto nuovo, quello dell’autosospensione, non previsto dal Tuel e di cui siamo stati vittime nostro malgrado.
Paolo il richiamo al Prefetto è inutile, ti risponde che le competenze sono passate alla Regione e più precisamente all’assessorato agli Enti Locali. Un’altra scelta scellerata.
Ajò Professò
Che se la inventino a Desulo questa cosa mi pare strano
Una rapida ricerca in rete per capire qualche altro furbetto?
Stupefacente! Siamo davanti a persone elette pro tempore che si sentono in missione per conto di Dio, ecco perché mi si arricciano i capelli ogni volta che sento parlare di Costituzione, libertà eccetera eccetera, in pratica se sei maggioranza PRO TEMPORE, scusate la ripetizione, ti senti superiore alle persone democraticamente elette,ma minoranza
E beneminde
Hanno il segretario comunale che a Nuoro a pasticciato sulla piscina e poi si è dimesso, certo Zanzarella
@Paolo1 .. “Purtroppo, situazioni come questa si verificano quando persone prive della necessaria esperienza amministrativa ….”
Troppo buono! Purtroppo situazioni come questa si verificano perché la politica è popolata di personaggi senza arte ne parte che vivono solo dello stipendio che può essere loro garantito dalla politica
Ma…il segretario comunale che ci sta a fare? Ne vogliamo parlare?
C’è qualcosa che non torna. Se per fare opposizione bisogna chiedere il permesso alla maggioranza, il problema non è più il regolamento: è il principio. E quando si incrinano i principi é certo che l’eccezione diventi la regola.
Mi permetto di fare notare che il segretario comunale reggente di Desulo è lo stesso segretario/dirigente dell’affidamento della piscina di Farcana a Nuoro.
Indovinate chi è il segretario comunale? Tale Zanzarella già segretario del comune di Nuoro.
Purtroppo, situazioni come questa si verificano quando persone prive della necessaria esperienza amministrativa e di un’adeguata conoscenza delle norme che disciplinano gli enti locali si trovano ad amministrare un Comune. Il problema non è l’inesperienza in sé, ma la pretesa di riscrivere le regole dell’ordinamento anziché applicarle. Quando mancano solide basi giuridiche e amministrative, il rischio è quello di adottare atti che finiscono per comprimere diritti che la legge riconosce e tutela espressamente. L’effetto pratico è tutt’altro che trascurabile: il controllo politico-amministrativo rischia di trasformarsi da prerogativa del singolo consigliere, esercitabile autonomamente in forza della legge, in un’attività subordinata al vaglio e, in ultima analisi, alla volontà della maggioranza consiliare. Si arriverebbe così al paradosso che il controllato possa decidere se, quando e come essere controllato. Se questa impostazione dovesse affermarsi, il consigliere di minoranza perderebbe gran parte della propria capacità di iniziativa e di indagine proprio nei casi in cui il controllo è più necessario, svuotando di contenuto una delle principali garanzie poste dall’ordinamento a tutela della trasparenza, della legalità e del corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.