Felix Karlinger. Un ambasciatore dell’arte porriniana in Germania

21 gennaio 2010 05:317 commentiViews: 39

Riceviamo e pubblichiamo
Stralcio dalla prefazione di G. Masala, in: F. Karlinger/G. Masala, Omaggio a Ennio Porrino, Stoccarda 2009, pp. 9-20 (Giovanni Masala Verlag, collana Sardìnnia: www.sardinnia.it / www.sardinnia.de).

Spesso, da quando ho dato alle stampe testo e compact disc de I Shardana di Ennio Porrino (I Shardana. Gli uomini dei Nuraghi: Dramma musicale in tre atti), sono stato contattato diverse volte da studenti, laureandi o semplici amanti della musica porriniana, con la preghiera di aiutarli a trovare recensioni, critiche e scritti vari sull’opera del compositore cagliaritano, nonché informazioni sulle esecuzioni delle sue sinfonie, balletti e opere liriche. Pensavano insomma che, oltre all’eccellente monografia di Mario Rinaldi (Ennio Porrino, Cagliari 1965), alcune pubblicazioni di Felix Karlinger e altri pochi scritti, esistessero ben pochi saggi e articoli su Porrino e la sua arte. Se è vero che, come scrisse Rinaldi, è: “impossibile una catalogazione di tutti gli articoli critici che hanno parlato delle musiche e delle esecuzioni del Porrino, nacque in me così la curiosità di verificare l’affermazione del critico musicale romano con l’obiettivo finale di pubblicare un volumetto che potesse diventare per studenti e studiosi alle prime armi (e non) un punto di riferimento abbastanza utile di introduzione allo studio dell’opera porriniana, soprattutto allo scopo di facilitare la ricerca bibliografica sull’argomento. Ed effettivamente, da un accurato spoglio bibliografico che chi scrive ha condotto di recente, è stato possibile rilevare che dai primi anni Trenta del Novecento fino ai nostri giorni è stata pubblicata (e non solo in Italia), una mole veramente immensa di articoli su Ennio Porrino, sia di tipo biografico che riferita a esecuzioni e rappresentazioni sulle sue creazioni musicali o sulla sua musica in generale. Ma va detto che la stragrande maggioranza di questi articoli, e quindi anche la celebrità di Porrino, si colloca nel periodo in cui il compositore era ancora in vita, e andrà via via scemando dal 1969 (anno del decennale della sua morte) in poi fino ai giorni nostri. Perciò possiamo affermare che per Ennio Porrino valgono sicuramente le riflessioni che Roberto Piana fa di un altro compositore sardo un tempo celebre: Lao Silesu: “Silesu era celebre in vita, ma non lo fu già più negli anni Cinquanta” (Roberto Piana, Lao Silesu: un sardo a Parigi, Sassari 2006).
Le critiche negative sulla musica porriniana, più di matrice ideologica che di vera e propria critica musicale, si contano sulle dita di una mano; titoli come: «I repubblichini all’opera» (vedi pp. 115) in occasione della prima del grande oratorio Il Processo di Cristo (Roma, 12 aprile 1952, Teatro Argentina) contrastano con le restanti critiche tutte positive (vedi pp. 115-116). Sullo stesso tenore è un altro articolo pubblicato in occasione della prima esecuzione assoluta del Concerto dell’Argentarola (Roma, 17 gennaio 1954), ritenuto uno dei capolavori del compositore cagliaritano. Anche in questo caso il giudizio dei critici italiani (vedi p. 116) nei restanti articoli sulla prima romana del Concerto è unanimemente positivo.
Se volgiamo lo sguardo all’estero vediamo che il musicologo e filologo romanzo tedesco Felix Karlinger saluta l’uscita del disco contenente il Concerto di Porrino e il Concierto di Rodrigo con due recensioni nell’importante rivista tedesca Musica Schallplatte (1961). Altro titolo di un lavoro porriniano eseguito all’estero, questa volta per musica da camera, è: “Triomphe de la grande pianiste Lya de Barberiis” in occasione del primo concerto di una lunga e fortunata tournée dell’indimenticabile pianista che tra il 2 dicembre 1968 e il 21 marzo del 1969 eseguì Preludio in modo religioso e Ostinato di Porrino a Toulon, Nimes, Nizza, Aix en Provence, Valencia, Murcia, Granada, Sevilla, Madrid, Málaga, Gibilterra, Tangeri, Casablanca e Meknès. Spostiamoci a Boston in occasione dell’esecuzione di Sonar per Musici di alcuni anni prima: “Sonar per Musici, un concerto per archi e clavicembalo di Ennio Porrino, è stato il lavoro più affascinante del programma, che comprendeva Vivaldi, Mozart, Remy Principe e lo stesso Porrino” (The Boston Daily Globe, 16 gennaio 1959). Oppure, in occasione dello stesso concerto: “Egli è esplorativo e originale, arrivando a timbri insoliti ed effetti strani, e in questo si potrebbero vedere riflessi di Bartók” (The Boston Herald, 16 gennaio 1959).
Nel 1958, in un articolo che non ha bisogno di essere commentato, il musicologo e critico Ramón Bayod y Serrat, a Barcellona, accoglieva così la prima dell’opera lirica in un atto L’organo di bambù: “Con grande abilità nella scelta dei mezzi di espressione, Porrino ha saputo risolvere la rappresentazione di un ambiente straniero e misterioso, attraverso una musica che riflette questa inquietudine per la ricerca di un contenuto umano e trascendente. Perché questo linguaggio nell’Organo di bambù più che un modo di dire è, prima di tutto una forma di evocare, di suggerire. Sintesi perfetta, in definitiva, di tema, musica e teatro” (Solidaridad Nacional, 25 novembre 1958).
In questo viaggio a ritroso nei successi porriniani del dopoguerra ci imbattiamo nella trionfale prima newyorkese del poema sinfonico Sardegna del 5 novembre 1949 diretta dal celebre Leopold Stokowski alla Carnegie Hall con la Hall Philarmonic Symphony Orchestra of New York. A questo proposito citiamo un passo da una lettera inedita inviata con orgoglio dallo stesso Porrino a Piero Ostali della Casa Musicale Sonzogno: “Carissimo Comm. Ostali […], in questi giorni ho avuto una lettera aerea da un mio cugino che abita vicino a New York e che si recò il 5 novembre alla Carnegie Hall per ascoltare il mio poema sinfonico Sardegna diretto da Leopoldo Stokowski con l’orchestra Filarmonica di N. Y. Mio cugino mi dice che il lavoro ha avuto un successone. Stokowski, dopo il mio pezzo, è stato chiamato al podio ben 4 volte. Mi ha mandato anche il ritaglio del New York Times, dove il maggior critico americano si è espresso con termini particolarmente elogiativi. Insomma, mi dice mio cugino, che è stato un vero successo, anche perché lui ha sentito da tutti parole di elogio e di ammirazione”.
Lo stesso Stokowski, in una lettera inviata a Porrino da New York il 5 gennaio del 1950, così si esprime poche settimane dopo la succitata esecuzione di Sardegna del novembre 1949 alla Carnegie Hall con la New York Philarmonic: “Caro Signor Porrino, da quando diressi la Vostra Sardegna sono stato terribilmente occupato per il mio lavoro. Ho sempre desiderato scrivervi, ma non volevo scrivervi di premura con molte altre cose in mente. Oggi finalmente sono, per quanto sempre occupato, abbastanza quieto. Secondo la mia opinione la vostra Sardegna è una grande musica e nello stesso tempo un’intensa espressione del sentimento della vera vita di Sardegna. Sebbene non sia mai stato là, mi pare di conoscere il paese e sono impaziente di poterci andare. Il vostro «poema sinfonico» esprime molto eloquentemente il sentimento e la vita, talvolta violentemente agitata. Altre volte la gaiezza di una festa o la danza all’aperto. Fui profondamente impressionato dalla qualità primitiva improvvisamente riscontrata a pagina 14 e 15 dello spartito e dall’agitazione che comincia a pagina 26. La pace pastorale che comincia a pagina 29 è un contrasto magnifico con quanto precede. A pagina 42/47 ho avuto soltanto le viole che suonavano con il solo basso e flauto. Questo sembrò dare un bilancio perfetto e chiarezza. Il suono delle campane lontane alla fine fu molto tranquillo. L’insieme è eseguito con poesia e l’atmosfera romantica di un’isola antica. L’orchestra, il pubblico ed io eravamo tutti commossi profondamente per la forza emotiva del pezzo […]. Ora attendo il giorno quando avrò il piacere di conoscervi e spero di andare in Sardegna”.
Con Sardegna Porrino ha in ogni modo «compiuto per la sua terra quello che per il loro paese, in altri poemi sinfonici, avevano compiuto, per esempio, Sibelius (Finlandia) o Smetana (Moldava). L’elemento ritmico, pur esso connaturato all’isola e presente in Sardegna, sarà poi particolarmente sviluppato in Nuraghi; così come l’ambiente sardo ritornerà nei quadri de I Shardana, giudicata da alcuni critici l’opera lirica più importante composta in Italia in questo dopoguerra» (G. Campus, La Nuova Sardegna, 25 luglio 1961).
L’improvvisa scomparsa di Ennio Porrino suscitò dappertutto una commozione enorme: migliaia furono le lettere di cordoglio inviate alla famiglia e centinaia gli scritti commemorativi pubblicati in quotidiani e riviste italiane e straniere. Alcune sono vere e proprie monografie in miniatura, e su di lui e la sua arte si scrisse tanto anche negli anni successivi alla morte. Da una di queste (G. Campus, nota 15) apprendiamo che Porrino alcuni giorni prima della sua morte “leggeva García Lorca, e pensava di comporre una Sinfonia corale da quattro poesie del poeta spagnolo, fra le quali il celebre Lamento per Ignacio” Campus si riferisce a Llanto por la muerte de Ignacio Sánchez Mejías (1934), poesia di Federico García Lorca dedicata dall’artista andaluso all’amico e torero.
E non è tutto. Si sapeva che Porrino è stato “compositore di lavori cameristici, sinfonici, teatrali, filmistici e televisivi, didatta che raggiunse il grado di Direttore del Conservatorio, revisore e trascrittore di composizioni altrui, direttore d’orchestra, scrittore di problemi musicali e critico; poeta e librettista di sé stesso, conferenziere” (Emidio Mucci, 1969). E così è nata anche l’idea di mettere a disposizione degli studenti non solo una bibliografia degli scritti sul compositore sardo ma anche una bibliografia della sua produzione poetica e di critico musicale, che raggiunse il suo apice nel triennio in cui esercitò quest’attività per il Corriere di Napoli (1946-1949). Nello stesso periodo fu dapprima direttore della biblioteca (1946) del Conservatorio partenopeo San Pietro a Majella e allo stesso tempo, dal 1947 al 1949, professore di composizione nella stessa istituzione musicale. Anche in questo caso si tratta di una produzione imponente che oltrepassa i 200 articoli, un numero veramente alto se si pensa alle sue due attività principali: quella di compositore e di docente di composizione, entrambe svolte sempre con il massimo impegno e serietà. Ma Porrino fu straordinariamente precoce in ogni sua espressione artistica già dall’età di nove anni in cui scrisse pensieri e poesie in un quaderno da lui stesso intitolato Bozzetti, oggi custodito dalla figlia Stefania.
Altra domanda che mi veniva rivolta era la seguente: quali, quante e dove sono state eseguite le musiche porriniane? Anche su questo cerco di dare risposta nella presente pubblicazione con un elenco – questo invece pressoché completo – delle esecuzioni della sua musica, che si rivela più imponente di quanto io stesso potessi immaginare. Migliaia sono stati i concerti e le esecuzioni, in tutto il mondo, dell’arte musicale di Ennio Porrino, anche dopo la sua morte, confermando così che la sua fama e notorietà andarono ben oltre gli angusti confini della Sardegna e dell’Italia continentale e smentendo chi affermava che dopo la sua morte le sue musiche venissero eseguite esclusivamente in Sardegna. Altro che illustre sconosciuto! L’organico delle opere per orchestra, delle composizioni e una discografia porriniana conclude la parte più «noiosa» ma certamente più informativa del presente volume.
Un’altra parte, sicuramente più interessante, è costituita da uno scritto (pp. 23-53) di Felix Karlinger, sicuramente lo studioso in assoluto che, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, ha maggiormente contribuito – sempre in modo disinteressato e senza pregiudiziali ideologiche – con pubblicazioni, conferenze e corsi universitari a far conoscere nel mondo scientifico e non i capolavori musicali di Ennio Porrino. Mentre in Italia negli anni Ottanta si disquisiva se Porrino, essendo andato via all’età di quasi 2 anni dall’isola, fosse sardo o romano (Musica/Realtà, dicembre 1981), oppure se fosse più o meno fascista di Rito Selvaggi (L’altro, 23 maggio 1982), il musicologo tedesco da decenni teneva corsi universitari e conferenze in tutta Europa sulla musica del compositore “sardo-romano”. Il primo corso monografico dedicato alla musica porriniana, quando Karlinger era professore di filologia romanza nell’università di Monaco di Baviera (1959-1966), avrà per titolo: Ennio Porrino e la canzone popolare sarda, e si svolse nel semestre estivo del 1961. Da allora non ci fu anno accademico in cui lo studioso tedesco – divenuto nel 1967 professore ordinario di filologia romanza presso l’università di Salisburgo – non tenne corsi monografici su Ennio Porrino: Ennio Porrino come poeta e compositore, (2) Giacomo Puccini e Ennio Porrino: la fine del Belcanto, (3) La canzone popolare sarda e Ennio Porrino sono alcuni dei corsi universitari da lui tenuti. Temi di alcune sue conferenze furono: I Shardana di Ennio Porrino: Tradizione e modernità alla luce di un’opera italiana, (2) Opera italiana dopo Puccini: Ennio Porrino. Tradizione e modernità dell’arte di Ennio Porrino.
Karlinger inviava a Màlgari Onnis Porrino, vedova del compositore, informazioni dettagliate riguardanti i temi dei suoi corsi universitari sulla musica porriniana e delle sue conferenze. Esemplare è il programma elaborato in occasione di un corso monografico dal tema Ennio Porrino und die sardische Volksmusik (Ennio Porrino e la musica popolare sarda) tenuto presso l’istituto di filologia romanza dell’università di Monaco di Baviera durante il semestre estivo 1961. Si tratta di tre pagine dattiloscritte in cui ogni lezione, suddivisa in una parte teorica e in una di esempi pratici di ascolto, viene descritta accuratamente. Dall’impostazione del suo corso si percepisce che Karlinger possedeva e padroneggiava a fondo gli strumenti necessari per comprendere, descrivere e analizzare la musica porriniana, strumenti che non potevano prescindere dalla conoscenza profonda di discipline quali etnologia, musicologia, scienze teatrali e filologia romanza, in cui si specializzò nel corso dei suoi studi. Con una punta d’orgoglio, nell’autunno del 1977 Karlinger invia a Màlgari Onnis Porrino una lista contenente i nominativi degli studenti che parteciparono al corso monografico su Ennio Porrino als Dichter und Komponist (Ennio Porrino come poeta e compositore); i partecipanti? Solo 78! “Gentilissima e cara Signora Màlgari, ancora una quindicina di giorni e il corso sulla musica di Porrino sarà finito. Le accludo la stampa del computer, che informa sui partecipanti a quel corso. Lei può vedere che il pubblico sia stato abbastanza numeroso. E così resta sempre un minimo di speranza che uno fra tanti si ricorderà più tardi dell’arte di Ennio e – chissà – sarà nella situazione di fare qualcosa relativo a rappresentazioni” (26 gennaio 1978).
Il musicologo bavarese, nelle sue lettere inviate dapprima a Porrino e in seguito alla moglie Màlgari fino al 1994, testimonia in modo commovente il suo immenso, a volte vibrante amore non solo nei confronti dell’opera lirica I Shardana ma dell’intera produzione artistica porriniana. Scorrendo l’epistolario intercorso tra Karlinger e Màlgari Onnis Porrino, consorte del compositore sardo, commovente è l’impegno costante affinché le opere porriniane venissero conosciute ed eseguite anche in Germania. A proposito della grande opera lirica I Shardana scrive: “Gentilissima e cara Signora Màlgari, stamattina svegliandomi ho ascoltato nel dentro il motivo musicale del preludio de I Shardana – miracolosamente – e si è sviluppata tutta quella bellissima musica. Ma in quel momento non mi sono ricordato che oggi è la festa della nascita del Maestro – 80 anni fa. L’importanza di questa giornata mi è venuta in mente facendo colazione. Si tratta davvero di una cosa meravigliosa, sia per il subcosciente, sia per un ricordarsi trascendentale. L’arte porriniana mi ha accompagnato durante la metà della vita, e questa compagnia mi ha dato tanta gioia e tanta consolazione. Inutile dire di più. Ma sento il bisogno di raccontarle questo fatto, e non posso pensare al nome Porrino senza grande gratitudine. La mia ricchezza è nei libri, nei dischi e nei nastri magnetici, ma ancora più importante mi pare la ricchezza che si è raccolta dentro (20 gennaio 1990).
Ormai vecchio e malato, invia ancora un’ultima lettera alla vedova del compositore e anche in questa occasione non scorda di chiedere informazioni sulla musica del Maestro: “Gentilissima e cara Signora Màlgari, da tanto desidero scriverLe. Ma questo anno fu una catena di debolezze e disastri. Due operazioni chirurgiche furono ancora il male minore. Grande difficoltà mi fanno emorragie dei bronchi e un’irritazione del diaframma, tutti e due permanenti. Ma fa la vecchiaia… […]. Ma come sta Lei? E cosa fa la cara Stefania? È stata realizzata qualche musica di Ennio? Ho perduto tutto il contatto col mondo della radio. Spesso, quando mi fermo con mia figlia Felicitas, ascoltiamo musica di Ennio, un ricordo davvero prezioso e consolabile. Ora Le auguro un buon Natale ed un felice anno nuovo. Con tanti saluti affettuosi, Suo Felix Karlinger (11 dicembre 1994). La militanza e la dedizione del musicologo tedesco verso I Shardana (e in senso lato verso l’intera musica porriniana) termina con le parole succitate e probabilmente con la sua morte sopraggiunta il 27 giugno del 2000, dopo anni di grave malattia. Mentre in Italia il sipario su I Shardana era ormai già calato da oltre quarant’anni, in Felix Karlinger l’interesse per l’opera porriniana rimaneva ben saldo fino ai suoi ultimi giorni di vita. Un interesse e un entusiasmo che ebbe in ogni modo i suoi frutti, giacché non solo generazioni di studenti universitari suoi allievi vennero a conoscenza della musica del compositore cagliaritano ma la stessa, grazie all’impegno costante di Karlinger, venne mandata in onda più volte nelle stazioni radiofoniche tedesche, austriache e svizzere, ed eseguita, tra gli altri, dai Maestri Otmar Suitner e Hans Swarowsky.
Felix Karlinger, forte di un’ottima preparazione scientifica teorica e di ricerca sul campo, intraprende, per quanto concerne lo studio della musica popolare sarda, un percorso in un certo senso opposto rispetto a quello di Porrino. Infatti, se per il compositore sardo lo studio teorico del patrimonio etnomusicologico sardo è separato nettamente da quello più pratico della ricerca sul campo avvenuto in una fase successiva della sua maturazione artistica, Karlinger arriva in Sardegna quasi completamente a digiuno di conoscenze teoriche sulla musica sarda e “studia” la Sardegna musicale direttamente sul campo. Ancora nel 1958 scriveva, infatti: “Quando io, vent’anni fa, cominciai i miei studi sulla musica popolare europea, della Sardegna sapevo solo quanto avevo appreso dai suggestivi romanzi di Grazia Deleddda. Dieci anni più tardi – dopo studi e ricerche in Francia, Spagna, Olanda, nei Balcani, in Russia e nel Caucaso – scrissi la mia dissertazione sulla musica popolare dei Pirenei, e debbo, con mia vergogna, confessare che della musica popolare sarda ancora non conoscevo altro che i canti catalani di Alghero e la canzone Duos sun sos coros” (in: Eco del Regionale, 1958).
Soltanto in seguito – e comunque dopo la «scoperta» della Sardegna – il musicologo tedesco “scopre” e “capisce” il compositore sardo collocandolo senza mezzi termini tra Strawinsky, De Falla e Bartók; ma non solo, secondo Karlinger da Puccini in poi “nessun musicista ha dato alla musica italiana tanto quanto Porrino” (1960).
Egli percorre a sua volta una strada inversa rispetto a quella di quei musicologi e critici musicali sardi i quali prima sono venuti a contatto con l’opera artistica porriniana e soltanto in seguito hanno approfondito gli studi sulla musica popolare sarda. E sempre Karlinger affermerà, infatti, che: “Sono stati meritevoli tra gli studiosi sardi coloro che per la prima volta tentarono di presentare la musica sarda e di spiegare il contenuto. Cito con grande rispetto Giulio Fara e Gavino Gabriel, ma essi eran troppo vicini alle loro proprie fonti per poter riconoscere l’importanza della musica sarda nel quadro mondiale della musica”.
Potrebbe essere questo uno dei motivi perché alcuni musicologi e critici musicali sardi non hanno capito le connessioni profondissime dell’arte porriniana “nel quadro mondiale della musica”? Mi fermo qui dando la parola ai fatti, che mai come questa volta hanno la precedenza sulle parole, e restituisco la parola a Karlinger che a Cagliari nel 1963 al termine di una conferenza organizzata dall’Associazione Amici del Libro affermò: “Purtroppo debbo interrompermi proprio qui, e vorrei pregare di ascoltare spesso da sé la musica di Porrino, o di suonarla, poiché “parlare di musica è” – come soleva dire il mio defunto maestro Hans Pfitzner – “come servire un pranzo pitturato”. […] A Felix Karlinger, che ha amato e studiato così struggentemente la Sardegna e i suoi musicisti, primo fra tutti Ennio Porrino, dedico di cuore questo lavoro.
Giovanni Masala

7 Commenti

  • Angelo Abis

    Credo che noi sardi dovremmo ringraziare non una, ma almeno due volte il prof. Giovanni Masala per quello che ha fatto e per quello che sta facendo in Germania e in Sardegna. In Germania per l’amore e la passione con cui, gratis et amore dei, va propagandando la musica di Porrino e tramite lui la Sardegna migliore.I n Sardegna, perchè ci sta facendo conoscere una realtà culturale tedesca molto attenta e amorevolmente ben disposta verso l’arte e l’ethos sardi,cosa che mi riempie di orgoglio se penso a un atteggiamento diametralmente opposto assunto da certa cultura italiana di ieri e di oggi.

    Angelo Abis

  • Gentile Potenza,

    guardi che io non mi scaldo. Le ho solo chiesto cosa ha ascoltato di Porrino tra queste cose:

    l’opera lirica I SHARDANA, le sinfonie SARDEGNA e NURAGHI, i concerti SONAR PER MUSICI e CONCERTO DELL’ARGENTAROLA, le opere L’ORGANO DI BAMBÙ e ESCULAPIO AL NEON, le TRE CANZONI ITALIANE d’ispirazione sarda o l’oratorio IL PROCESSO DI CRISTO.

    Lei risponde così:

    “Gentile Masala, le cose che ho ascoltato sono esattamente quelle che Lei mi suggerisce, tolte un paio che prima o poi sicuramente ascolterò, non perché abbia cambiato idea, ma per amore di completezza”.

    Per cui ne deduco Lei ha ascoltato 5-6 composizioni di Porrino. Le ricordo, per dovere anche verso chi ci legge, che il compositore cagliaritano ha scritto esattamente:

    18 composizioni PER ORCHESTRA E PICCOLA ORCHESTRA

    7 composizioni PER ORCHESTRA E SOLISTA

    5 composizioni PER ORCHESTRA E CORO

    34 composizioni PER VOCE E PIANOFORTE (o ORGANO)

    30 composizioni PER COMPLESSI DA CAMERA O SOLISTI

    9 composizioni PER TEATRO (opere liriche e balletti)

    7 composizioni PER CORO

    6 Revisioni, arrangiamenti e trascrizioni

    2 Musiche per il teatro in prosa

    e circa 60-70 colonne sonore per film e documentari

    Ecco, non dico che sia necessario ascoltare tutto, ma sinceramente su circa 150-200 composizioni scritte da Porrino mi sembra che averne ascoltato 5-6 come ha fatto Lei sia un po’ poco. Ma devo anche ammettere che Lei qualcosa ha ascoltato, altri giudicano senza aver ascoltato proprio nulla.

    Lei ha anche scritto che ai musicisti Porrino non piace e io Le ho citato stralci, non inventati, di giudizi di musicisti a cui invece Porrino piace. La verità è un’altra: Porrino non piace ad una minoranza di musicisti, la stragrande maggioranza, invece, di musicisti, musicologi, critici e, soprattutto pubblico (che poi è l’elemento determinante) apprezzano Porrino.

    Cordialità, GM

    ps: guardi che io non sono un musicologo ma un filologo.

  • Leonardo Gnoli Potenza

    Gentile Masala,
    mi dispiace che scaldi così. Contrariamente a quanto Lei possa credere sarò felice se il Teatro sarà stracolmo e l’opera avrà il più grande successo possibile. Non mi sarà possibile esserci. Non sono un fazioso né un pazzo, né sono della stessa pasta del suo amico che trovava la musica bella prima di sapere della prossimità al fascismo.
    Io valuto la musica per quello che ho sentito.
    Sono felice che le riviste recensiscano I Shardana in termini entusiastici e che accostino Porrino a Stravinskij.
    Si trattrà di capire se questa recensione farà la fine dell’opera medesiam o no…
    Resto in curiosa e non acrimoniosa attesa.
    Ripeto, non sono un fazioso e non sono contro Porrino quanto Lei è pro Porrino – non sono prorpio contro unbel niente, non ne vale la pena: se Porrino rientrerà nel circuito lo ascolterò come ascolto tutto il resto.
    Se ci rientrerà.
    Comunque le suggerisco, visto che la cosa ha un carattere secondo Lei politico (mi pare una giustificazione assai debole – Carli Ballola è considerato un genio della musicologia anche dai critici comunisti, anche se la sua storia è conosciuta, comunque…) di sostenere più fortemente la Sua convinzione in Francia Inghilterra oovunque, in luoghi dove le beghe di casa nostra poco contano, e dove la musica di porrino possa essere apprezzata senza condizionamenti. O dove forse dovrebbe già essere apprezzata,a rigor di logica
    Cordialità
    LGP

  • Gentile Signor Potenza,
    mi dica esattamente cosa ha ascoltato così si può discutere su una diversa base. Di solito quelli a cui non piace la musica di Porrino sono proprio quelli che non l’hanno mai ascoltata, ma non credo che questo sia il suo caso.

    Porrino, come Lei sa, viene ormai eseguito poco, ma le poche volte
    che si esegue, in Sardegna, c’è sempre il grande pubblico. Ma ogni tanto viene eseguito ancora in “continente>” e all’estero. Si può anche vedere nel capitolo “esecuzioni e rappresentazioni” del volume Omaggio a Ennio Porrino (pp. 139-191) che ho citato nella mail precedente.

    Il 12/13 febbraio al lirico di Cagliari verrà eseguita SARDEGNA e il 19/21 l’opera lirica I SHARDANA (purtroppo solo in forma di concerto).
    A sentire Lei parrebbe che il teatro sarà in quei giorni mezzo vuoto,
    mi dispiace ma sarà una delusione per quei musicisti (pochi credo) a cui non piace la musica di Porrino. Se capita da quella parti passi a dare uno sguardo.

    Ultimamente alcuni musicisti, mi hanno scritto sulla musica de I SHARDANA queste parole:

    “Sapevo che ne è stata fatta una sola esecuzione nel 1960 e volevo sentirla. Tutti dicono che sia un’opera bellissima e sono orgoglios di far parte del cast che la riproporrà per la seconda volta a distanza di 50 anni!”

    “La musica è veramente un capolavoro!”

    “È molto bella”

    “Non mi ringrazi! Credo che un capolavoro come questo meriti di essere
    conosciuto e diffuso il più possibile! Ogni giorno scopro, da musicista, meraviglie nella scrittura musicale. Il testo poetico, poi, è davvero al di la di un semplice libretto d’opera”.

    “Durante i miei viaggi di due ore al giorno ascolto l’opera e ogni volta sento qualcosa di nuovo. Ho deciso di far conoscere Ennio Porrino anche ai miei alunni e già alcuni miei amici hanno acquistato il CD”.

    E queste le ho prese dal video che Lei ha sicuramente visto e ascoltato: http://www.youtube.com/watch?v=B-rs3Y4r9kI

    “Complimenti per il video ….ma le altre parti del dramma?”

    “Bellissimo video. Spero che la rappresentazione a Cagliari sia un enorme successo!”

    “Bravo, bravo. Well done!”

    E potrei continuare ma mi manca il tempo.

    E di seguito Lei mi chiede di spiegarLe “il perché della scarsissima diffusione di questa musica e il perché dello scarso apprezzamento che persone tutte piuttosto adddentro alle facecnde musicali riservano ad essa. Perché Porrino è scomparso come tanti altri, ma gli altri si studiano e Porrino no?”

    A questo rispondo dicendoLe che come Lei sa, Orff, Pfitzner, Porrino e altri erano, chi più chi meno, fascisti, ma Lei sa anche che in Germania, dove io vivo e opero, le tessere dei partiti hanno e, soprattutto nel dopoguerra, hanno avuto poca importanza. In Italia, prima e in parte ancora oggi l’arte è meno importante delle tessere politiche. Karlinger era antifascista e nel 1935 (a 15 anni!) fu espulso per ragioni politiche dalla scuole e costretto a riparare all’estero ma amava profondamente la musica porriniana. In Italia questa è cosa rara, e in Sardegna, che a torto o a ragione fa parte dell’Italia, le cose non cambiano, anzi, in questo senso vanno ancora peggio. Spero di aver risposto.

    Chiudo con Porrino (1947):

    “Nella tua ultima lettera mi chiedi perché si debba oggi assistere a certi ridicoli atteggiamenti di persecuzione politica contro taluni artisti imputati, a ragione o a torto, di essere stati fascisti o nazisti. E mi chiedi anche quali criteri di giudizio si seguano, dato che taluni camaleontici “profittatori” godono di immunità ed altri non camaleontici e non profittatori vengono, più o meno larvatamente, boicottati nella loro attività artistica. Mi chiedi infine per quali ragioni si voglia inserire la politica nella vita artistica della Nazione proprio oggi che si afferma di aver conquistato la “libertà” ed instaurato il costume “democratico”! Domande cui è molto scabroso rispondere, se non si vuol affermare che tutto ciò si riduce a uno sporco affare, manovrato proprio da quei camaleontici «profittatori» di cui sopra mi parli, al fine ultimo e non nobile di eliminare, col facile mezzo della politica, taluni colleghi, la cui concorrenza non è agevole vincere con la pura arma dell’Arte!”

    Cordiali saluti, Giovanni Masala

    ps.: tempo fa un amico musicista “continentale” di rifondazione comunista ha ascoltato I Shardana con entusiasmo. Appena ha saputo che Porrino fu fascista (ma non ha mai preso né un mitra in mano né ha mai scritto musica fascista, sia chiaro) quella musica all’improvviso non era più bella…

    2 settimane fa la maggiore rivista tedesca di lirica ha recensito (non sono dovuto ricorrere a raccomandazioni) il compact disc I SHARDANA dicendone un gran bene e accostando Porrino a Strawinski. Non aggiungo altro, per adesso

  • Leonardo Gnoli Potenza

    Gentile Masala,
    le cose che ho ascoltato sono esattamente quelle che Lei mi suggerisce, tolte un paio che prima o poi sicuramente ascolterò, non perché abbia cambiato idea, ma per amore di completezza.
    A questo punto, visto che come Lei mi assicura al pubblico (quale? dove?)Porrino piace molto, Le chiederei di spiegarmi- con l’obirttività del musicologo – il perché della scarsissima diffusione di questa musica e il perché dello scarso apprezzamento che persone tutte piuttosto adddentro alle facecnde musicali riservano ad essa.
    Perché Porrino è scomparso come tanti altri, ma gli altri si studiano e Porrino no?
    Restando in attesa di una Sua replica, Le invio i più cordiali saluti.

    LGP

  • Gentile Signor Potenza,

    d’accordo con la prima parte del suo commento ma non con la seconda.
    Mi potrebbe dire esattamente quali composizioni di Porrino ha ascoltato?
    A me e a tanti altri l’opera lirica I SHARDANA o le sinfonie SARDEGNA e NURAGHI fanno un effetto diverso; conosce i concerti SONAR PER MUSICI e CONCERTO DELL’ARGENTAROLA? Oppure le opere L’ORGANO DI BAMBÙ e ESCULAPIO AL NEON? E le TRE CANZONI ITALIANE?

    Ha ascoltato l’oratorio IL PROCESSO DI CRISTO?

    Se le capita trova in vendita questo cd doppio:

    Ennio Porrino, I Shardana: Gli uomini dei nuraghi (dramma musicale in 3 atti), Stoccarda 2009 (12007), a cura di G. Masala; traduzione tedesca del Booklet bilingue a cura di Helge-Nadja Ansorg, 2 CD.

    Qui c’è un assaggio:

    http://www.youtube.com/watch?v=B-rs3Y4r9kI

    Oppure ci sono anche questi libri interessanti:

    Ennio Porrino, I Shardana: Gli uomini dei nuraghi (dramma musicale in 3 atti), Stuttgart 2009 (12006) a cura di G. Masala, 192 pagine, 15 schizzi di Màlgari Onnis Porrino, 18 fotografie.

    Felix Karlinger/Giuanne Masala, Omaggio a Ennio Porrino, Stuttgart 2009, 208 pagine, 5 bozzetti, 32 fotografie, a cura di G. Masala.

    Ennio Porrino, L’organo di bambù & Esculapio al neon, Stuttgart 2009, a cura di G. Masala, 208 pagine, 30 fotografie e illustrazioni.

    Mi faccia sapere se ho contribuito a farle cambiare idea, altrimenti pazienza, ci ho provato, dopotutto la musica è questione di gusti, e al pubblico Porrino piace ancora e non poco.

    Cordialmente, GM

  • Leonardo Gnoli Potenza

    Gentile Masala, un articolo interessante e per questo la ringrazio.
    Sicuramente Porrino è un compositore che ha avuto un suo percorso umano e musicale preciso che non bisognerebbe occultare (perché sminuire certe sue amicizie e propensioni sarebbe fuorviante). Un certo senso di attaccamento alla terra d’origine ha una matrice anche nazionalistica che trova spiegazione nella fase storica, e Porrino è una voce importante dei suoi anni.
    L’interesse di karlinger è ammirevole, per di più.
    Ma tutto questo, mi permetta, poco o nulla aggiunge alla musica in sé, come essa può suonare alle nostre orecchie.
    Anche Orff ebbe aderenze politiche dubbie, e anche Pfitzner, il cui nome compare nell’articolo, ma questo non impedisce di apprezzare la loro musica: non si capisce perché i pregiudizi politici dovrebbero pesare su Porrino ma non sugli altri.
    Mi lasci avanzare un’ipotesi. Avendo ascoltato qualcosa di Porrino più o meno di recente debbo dire che ne ho sempre ricavato un’impressione di noia e di pesantezza della scrittura a volte insormontabile, e con me tanti colleghi musicisti. Peggio di certe pagine di Pizzetti (anche lui vedi caso poco eseguito, come Lei mi insegna).
    I successi del passato contano ormai poco. Anche la stima di uno Stokowsky (direttore straordinario, ma le sue trascrizioni e le sue pagine sinfoniche oggi sono considerate prototipi del cattivo gusto) aggiunge poco.
    Ma detto ciò il compositore va studiato, perché una giusta e approfondita coscienza storica è sempre da accogliere con gioia. Quando cambierà il gusto magari torneremo ad apprezzare quella musica che oggi non “funziona”. Per ora quella di Porrino resta musica sorpassata che la storia lascia nel silenzio. Non si adombri per queste mie impressioni e per la sorte di Porrino. E’ toccata per secoli ad altri ben maggiori di lui.
    Cordialità.
    LGP

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