Faide a Sinistra, cinesi in casa

9 febbraio 2013 06:512 commentiViews: 14

Oggi la Nuova Sardegna ospita un articolo a quattro mani di Arturo Parisi e Mario Segni che, sull’onda di informazioni molto approssimative sulla Fondazione Banco di Sardegna e sul peso, rispetto alla diversificazione del suo patrimonio, del pacchetto di azioni del Banco di Sardegna, cerca di istituire un parallelo, che non c’è, tra la vicenda del Monte dei Paschi di Siena e la Fondazione sarda. L’obiettivo però è un classico obiettivo di potere e di invidia sassarese: la presidenza della Fondazione. È uno scontro tutto interno al Centro-sinistra ed è animato da un criterio coniato per l’occorrenza: fuori i politici dalle fondazioni. La posizione è un po’ strana e chi la usa lo sa. Infatti, sarebbe giusto dire: “Fuori i politici dalle banche” come prescrive la legge Amato. Il problema MPS è che la Fondazione ha gestito la banca e si è indebitata per garantirsene il controllo, uno scenario inesistente in Sardegna. Perché i deputati e i senatori, gli amministratori comunali e regionali, i sindacalisti, dovrebbero stare fuori dalle fondazioni, cioè dai luoghi della filantropia e dell’intervento sociale e culturale? Perché sono politici? Sarebbe un’aberrazione. E da chi dovrebbero essere gestite le Fondazioni, dai finanzieri e dagli economisti che si candidano sempre a gestire anche le banche e sono i responsabili di tutte le previsioni sbagliate degli ultimi tempi, sono i responsabili del vuoto progettuale del pensiero economico italiano, sono i gestori della confusione solo italiana tra banche di credito e banche d’affari? Nelle Fondazioni devono andare psemplicemente persone oneste e capaci, come in tutti i luoghi di responsabilità.
Nel frattempo E.On sta chiudendo la cessione di tutto l’asset italiano ai Cinesi. Lo dico al sottosegretario Pinocchio De Vincenti: quando un gruppo sardo (Clivati) fece l’offerta per l’acquisto del sito di Porto Torres, il governo italiano fece orecchie da mercante. Oggi, arrivano i cinesi, notoriamente attenti agli aspetti ambientali, notoriamente indifferenti all’esercizio del controllo politico oltre che di quello economico. Questa è l’Italia rispetto alla Sardegna: un potere esterno che ci vende, come faceva Cavour, come merce di scambio.

2 Commenti

  • Caro Paolo, sai che certe tipolgie di impianti per entrare in esercizio non necessitano di una autorizzazione rilasciata da organismo provinciale o regionale bensì nazionale?
    SARAS è sotto autorizzazione del Min. Ambiente, E. On pure.
    I controlli ambientali effettivi? Interni con eventuale invio dei dati all’ARPAS, ma solo se e quando.
    In poche parole: si, l’Italia ci vende ai cinesi e poco gliene frega se inquinano o meno. Come la SARAS.

  • Silvia Lidia Fancello

    Io credo che Mario Segni sia uno di quei politici che si ricorda di essere sardo quando c’è da incarnare gli aspetti negativi della nostra cultura, in questo caso appunto, “l’invidia sassarese”, vedi l’abolizione delle provincie, naturalmente quelle degli altri.
    Sappiamo attraverso vari interventi di altri esponenti PSd’Az, come per esempio l’onorevole Planetta, delle cattive e contraddittorie decisioni del Governo Italiano sul sito E.On.
    Sarebbe interessante sapere il parere degli altri politici sassaresi, quelli non punti dall’invidia, sulle fondazioni e sui siti industriali di PortoTorres.
    Saluti

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