Esperienze di democrazia. Primarie di Macomer: ci si candida con una mail e si vota con la carta d’identità e in carne ed ossa

4 marzo 2013 07:142 commentiViews: 28

Macomer è un paese con dinamiche urbane, da sempre. In un momento in cui si chiede che la selezione delle classi dirigenti non sia affidata ai partiti ma direttamente al popolo, un gruppo di persone (dove si trovano molti sardisti, moderati che votano Udc, moderati che votano Pdl, riformisti che votano a sinistra, militanti di partito, consiglieri e amministratori comunali, insegnanti, esponenti del volontariato, grillini –  6 membri del comitato promotore mi hanno detto apertamente di aver votato Grillo- consiglieri regionali come il sottoscritto) hanno organizzato delle elezioni primarie vere. Si svolgeranno il 23 marzo p.v.
In primo luogo il perimetro: non un perimetro di partito o ideologico, ma un insieme di principi e di obiettivi. I partiti vengono così ricollocati nel ruolo che a loro compete di animazione sociale, ma l’appartenenza di partito non viene proposta come il requisito principale per una candidatura. Insomma, le persone prima dei partiti, a patto che siano chiari i principi e gli obiettivi.
In secondo luogo l’apertura: chiunque – cha abbia i requisiti di legge per l’elettorato attivo e passivo – può candidarsi. È una sfida rischiosa, ma bisogna correrla. È rischiosa perché è imprevedibile negli esiti, sia rispetto alle candidature che rispetto allo svolgimento; ma in una piccola comunità occorreva e occorre correre il rischio della libertà. In più, le primarie potrebbero diventare un’occasione di coesione del corpo sociale, portando le differenze compatibili a misurarsi e non a contrapporsi. Troppo spesso la decadenza delle piccole comunità sarde nasce dal perdurare inutile di fratture magari storicamente fondate ma attualmente anacronistiche.
In terzo luogo, il metodo per la candidatura. Basta una mail per candidarsi: nessuna raccolta firme, nessun controllo preventivo, nessun accordo tra partiti o parti. Chiunque ritenga di avere qualcosa da proporre e un minimo di seguito per sostenre la causa ha un’ottima opportunità. Questo metodo ha un obiettivo: incentivare chi ha consenso ma non frequenta i partiti, ma magari ha molti followers su Twitter o su Facebook o semplicemente ha tanti amici nell’associazioen che frequenta e che pur non essendo disponibile a esporsi come associazione lo è come sommatoria dei singoli per sostenere una persona capace.
In quarto luogo: il metodo per votare. Vota chiunque. Nessuna restrizione di militanza storica, di appartenenza sociale ecc. Tutti i cittadini possono votare, muniti di carta di identità. Questo non è mai stato fatto ed è esattamente ciò che bisogna fare: organizzare una libera espressione popolare della designazione del candidato sindaco.
In quinto luogo: l’informazione. Il regolamento e il codice etico delle Primarie con il fac-simile della scheda sono stati distribuiti in tutto il paese (o città che dir si voglia). Tutti sono informati. Il regolamento e il codice etico sono un centone delle esperienze fatte in altri comuni d’Italia, adattati alla circostanza. I principi e gli obiettivi sono originali.
In generale penso che alla confusione che domina in questi tempi in Italia e in Sardegna si debba rispondere così: sollecitando la libertà e la responsabilità, certamente non arroccandosi, ma creando occasioni di società cambiata, perché è il cambiamento che bisogna produrre, con ordine, fraternità, ragione, ma anche con la determinazione a non lasciare le cose come stanno.

2 Commenti

  • Capitan marc

    Bravi, speriamo nel contaggio

  • Giuseppina Boeddu

    C’è un tema che ritorna spesso e che è trasversale a tutti gli argomenti che si toccano. E’ il tema della conoscenza diffusa sulle questioni che coinvolgono e toccano la vita di tutti noi e che sono state già espresse e sviscerate in questo blog. Una delle condizioni perché le cose possano cambiare sta nel quanto si riuscirà a informare e a coinvolgere le persone di tutta la nostra comunità sarda, nel trovare spazi per il confronto e la ricerca di soluzioni fattibili e condivisibili. Il 22 dicembre 2012 a Macomer si realizzò un primo passo, attraverso lo scambio d’idee, informazioni, visioni. E ciò si rese possibile perché fu lasciato libero lo spazio al dialogo, non occupato dalle bandiere o dalla propaganda. Attraverso il dialogo si costruisce interazione e lo scambio di contenuti consentì, ai presenti, di tracciare un disegno più completo della situazione attuale. L’altro passo credo sia far sì che questo iniziale processo di comunicazione possa allargarsi. Ci sono varie possibilità per realizzarlo, sulle quali si potrà discutere e confrontarsi. Mai come ora, l’informazione e la partecipazione sono state così strategiche e allo stesso tempo, complesse da realizzare. L’informazione, infatti, rappresenta il primo tassello che consente una presa d’atto: se non conosco, se non so, non posso esprimere alcuna considerazione, valutazione che abbia senso. L’informazione intesa anche come conoscenza è la base su cui costruire consapevolezza di chi si è, di che cosa si vuole, di come realizzare le proprie aspirazioni. Non può esserci partecipazione se non si costruiscono all’origine occasioni in cui si possano conoscere gli elementi, i perimetri di cui ci si deve occupare. Nel 1973 Il Rapporto Mayer (Mayer era direttore dell’Istituto Internazionale della Stampa di Zurigo, che all’epoca godeva di prestigio sia in Europa sia in America per l’obiettività delle proprie valutazioni in tema di libertà dell’informazione) citava testualmente : “(…) Tutto viene rimesso in questione:e non si tratta più soltanto della libertà di stampa. In realtà, attraverso questo mezzo di espressione, il diritto del cittadino a essere informato subisce una sfida senza precedenti. (…) viene messo in discussione il diritto delle persone ad avere un’informazione diversificata, completa ed equilibrata”. Ora come allora l’informazione era pericolosamente messa in pericolo, ora come allora i partiti, con la loro presenza fagocitarono spazi e luoghi alla cittadinanza attiva. La differenza tra ieri e oggi è che lo stato ormai asfittico dell’informazione, è un risultato di qualcosa che parte da molto lontano. Che dire….il tempo ha solo trasformato un problema in qualcosa di più e ognuno di noi può fare le valutazioni del caso, senza neppure scomodare gli ultimi rapporti sull’informazione che ci relegano vicini a Paesi del terzo mondo, secondo la logica occidentale.
    Mai come ora offrire un’informazione adeguata, completa, utilizzabile da tutti, è un dovere di chi è in grado di fornirla. Informare, realizza il rispetto che si ha dell’altro nel riconoscerlo come parte che ha diritto a conoscere e ad esprimere, sulla base di ciò, scelte ed opinioni.
    Dopo queste digressioni per le quali chiedo scusa, ma il tema dell’informazione è un tema che mi coinvolge profondamente, sento doveroso soffermarmi su quello che si sta realizzando a Macomer. Tra i tanti mezzi per informare c’è quello della testimonianza di un’esperienza che tra le altre cose, vale più di tanti discorsi sul come fare. Macomer sta dicendo che si può fare, che si farà. Che si può decidere “il come” senza l’imprimatur dei partiti, che ci si può confrontare senza indossare i guantoni, che si può costruire, partendo da convincimenti diversi, mediati dal buon senso e lo sguardo rivolto verso un obiettivo comune e ben più alto che è il bene comune. A volte osservare gli uomini che agiscono, si ha la percezione che si stia rincorrendo obiettivi di distruzione (è una percezione, la mia, nutrita anche dalle ultime scelte elettorali). Si agisce e si fanno scelte come se avessimo un altro posto in cui vivere una volta distrutto quello in cui viviamo; come se dopo aver masticato tutto, persone comprese, potessimo andare a vivere in un’altra dimensione. Macomer si fa protagonista di una storia diversa, testimonia che soprattutto in un momento come questo, dove il comune denominatore è la crisi in varie forme, bisogna recuperare quelle dimensioni che hanno consentito alle persone di sopravvivere nell’arco della storia che ci ha preceduto. Mettersi insieme, ascoltarsi, trovare possibili risposte a quelle che sono le difficoltà, accettare la diversità di opinione come una possibilità e non come una minaccia, solo così potremo trovare delle strade percorribili. Credo di poter immaginare la difficoltà di quanto tutto questo abbia comportato e quanto non sia stato facile arrivarci. Ormai siamo abituati alla delega in bianco; nel tempo la mancanza di occasioni di confronto si sono trasformate in assenza di contenuti in merito ai quali misurarci. Siamo sempre in attesa di qualcuno che arrivi e ci faccia delle proposte salvifiche. Credo, spero, che la gente capisca che in questi tempi, bisogna tornare ad avere fiducia nelle persone che sono le uniche risorse in abbondanza che abbiamo! Nelle possibilità date da relazioni significative che non si bruciano dalla mattina alla sera.
    Non esistono altre strade, nessuno verrà a risolvere i problemi per noi. Si deve immaginare come un percorso da fare in cui ci siamo tutti, con diverse competenze e responsabilità, certo, ma in un’ottica di corresponsabilità.
    Oggi, a Macomer, c’è stata la trasformazione di un momento cruciale, come lo sono le elezioni di chi governerà il paese, in un’occasione di rinascita collettiva.E tutto questo, mi rende felice.

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