Energia: Alcoa sì, Ottana no

13 febbraio 2010 10:0711 commentiViews: 80

103Questo è il Decreto legge, cosiddetto Alcoa, la cui conversione in legge inizia la prossima settimana in Senato. È una legge specifica per la Sardegna e la Sicilia e tende a ottimizzare i consumi di energia. Tuttavia, il decreto non è di alcun vantaggio per siti come quello di Ottana. Infatti, le imprese allocate nel sito, Clivati, Equipolimer, Lorica ecc., mi segnalano che ne sono esclusi gli utenti delle reti interne d’utenza.  In ultima analisi, i consumatori e i produttori di energia di Portovesme e di Porto Torres, avrebbero vantaggi dal provvedimento, Ottana no. Ho cercato, per evitare l’ennesima discriminazione territoriale, di promuovere contatti tra le imprese ottanesi e le forze politiche rappresentate in Senato per verificare la possibilità di estendere i benefici della legge al Centro Sardegna, tenuto conto che Pdl e Pd hanno dichiarato pubblicamente di voler licenziare il testo all’unanimità e rapidamente. È necessario che anche i sindacati agiscano per ricordare a Roma che gli asset industriali in Sardegna  non sono solo nel Sulcis.

11 Commenti

  • Per quanto ne so la Sardegna è una delle prime terre emerse al mondo se la storia è vera.
    Per quanto mi riguarda so per certo che le prime costruzioni sono state fatte in Sardegna. I nuraghi sono testimoni. Creta boo i greci navigavano e navigano sottocosta i sardi erano i protettori del faraone Ramset primo come gli americani in Iraq e Afganistan. Molte volte mi sono sentito in dubbio e ho detto a me stesso forse farneticando, e se fosse la Sardegna la prima civiltà e che poi per una questione di forze ci hanno riportato al medioevo a cominciare da circa tremila anni fa e ancora oggi colonizzati democraticamente per dirla in rima. Pagando la tangente…………….
    saluti squakero.

  • Non so se questa mia possa correlarsi all’argomento “Energia:Alcoa si, Ottana, no”, comunque potrebbe essere d’interesse proprio in un’ottica di riflessione sull’energia ad ogni costo. Sull’Unione Sarda del 19 febbraio a pag.5 si legge “Niente eolico a 2 chilometri dalla costa” e, all’interno dell’articolo, si scopre “(con l’eccezione delle aree industriali), nella fascia di un chilometro da fiumi e laghi e di 700 metri da siti archeologici”, ecc.. Una valutazione d’impatto ambientale seria dovendo prendere in considerazione tutti i costi ambientali gioco forza rientra essa stessa a pieno titolo tra i conti economici. E per le produzioni industriali (che si ritengono ancora e con tutta evidenza sono oggi più che mai esistenziali per tutti Noi Sardi), si sa, i conti economici sono fondamentali. Bene, valutare i costi ambientali generati, ad esempio, dall’impatto di tralicci alti più di cento metri (con pale) concentrati, in più di 10-20, in una rete di vere e proprie centrali in un qualsiasi tratto di costa della nostra Isola (si pensi solamente a tutto il Golfo degli Angeli, alla Costa Verde, o semplicemente a tanti altri) ovvero una delle nostre ultime risorse ambientali, paesaggistiche e quindi economiche strategiche non può non ricadere nell’ambito di una più approfondita analisi economica generale. E così viene da pensare che come avvenuto ai tempi della grande attività mineraria, del taglio dei grandi boschi, e della grande chimica, anche ora la nostra terra sembra debba dare a tutti i costi, stavolta energia cosidetta pulita per il resto d’Italia che, forse neppure ringraziando, contrasterebbe in tal modo gli effetti nocivi dei gas serra prodotti dal 90 % del tessuto produttivo industriale nazionale (che non è certo in Sardegna). In definitiva, che senso ha per la nostra Isola, a parità di ridotto tessuto industriale, pagare un nuovo e così alto costo ambientale? Mi pare urgente riflettere su tutto ciò ponendo la questione energetica in una reale ottica di sviluppo della nostra Isola che non può prescindere da un’attenta gestione e salvaguardia di altre risorse strategiche proprio per lo sviluppo e l’occupazione!

  • Breve termine.
    Con un suo intervento su un giornale locale Francesco Pigliaru, ex assessore alla programmazione per buona parte del governo Soru, invita ad “andare oltre un modello di sviluppo tramontato che ha disperso un’enorme quantità di risorse pubbliche”. Cioè che rende drammatica la disoccupazione è l’assenza “nuova politica di protezione di chi resta senza un lavoro” e invita a discutere sulla proposta di Pietro Inchino presentata in Sanato da circa un scorso anno dove centrale è “l’idea che chi licenzia poi contribuisca a finanziare il percorso del licenziato verso un nuovo lavoro. In questo modo l’impresa avrebbe tutto l’interesse a scegliere percorsi rapidi ed efficaci, e così facendo favorirebbe la crescita qualitativa dei servizi di orientamento e di formazione offerti nel territorio”.
    Occorre un riflessione approfondita anche in Regione.

  • Per Nanni e anche per Paolo. Il fatto è che in questo sporco gioco ci sono una moltitudine di figli di buona donna. Quello che non capisco è il perchè tra i players non ci sia almeno un rappresentante del territorio Sardegna, dico uno cazzuto che faccia poco poco gli interessi dell’isola visto che è la regione col più alto surplus ma è anche la regione dove il costo dell’energia per i medio-piccoli consumatori è il più alto d’Europa.

  • Paolo Maninchedda

    Per Mariga. Anche questa è una soluzione, ma resta il fatto che il decreto Alcoa non contempla la situazione di Ottana. A me interessa porre la questione all’ordine del giorno nel momento in cui si discute di una legge per le grandi isole.
    Per Nanni. Tutto vero. Il problema è costruire la forza necessaria per contrapporsi a Enel e altri. Questo per il medio-lungo periodo. Per il breve, io ho il dovere di cercare soluzioni per le diseconomie del territorio.

  • ISOLAMENTO ENERGETICO?
    Esiste, oltre il SA.CO.I, anche il primo cavo (500 MW!!) del SA.PE.I che è già in funzione.
    Chi è che rompe l’omertà su questa verità nascosta?

  • Non capisco perchè non si dice la verita,
    Ottana, nella fattispecie EQUYPOLIMERS e LORICA si devono per forza approvigionarei di Energia Elettrica da CLIVATI, per loro è precluso l’approviginamento diretto dalla rete nazionale ( la rete interna è di Clivati) chi non vuole modificare questa situazione è Clivatiche altrimenti non saprebbe a chi vendere l’Energia che produce. L’accordo si può applicare solo a chi si approvigiona dalla rete nazionale. Intervenire in questa situazione si configura come aiuto diretto dello Stato e ciò non è permesso dall’UE.
    Il miglior aiuto per le aziente dello stabilimento di Ottana sarebbe quello di dare al Consorzio ASI la gestione della rete interna e la connessione alla rete nazionale

  • E’ necessario che si capisca che tutte le industrie cosidette “pesanti” che non hanno attinenza al territorio sono da chiudere; gli operai che ci lavorano vengano assunti da mamma regione per un tempo limitato, (tempo che deve permettere alle famiglie di mangiare e al territorio dove stanziavano le industrie ad essere bonificato), indi spendendo certamente meglio i nostri soldi, con uno studio di fattibilità sia studiata una presenza industriale che sposi il territorio, e le forze lavoro vengano così assorbite.
    Il resto porta solo allo sfacelo

  • Perdonatemi ma non riesco a scrivere in sardo. Du fuedu cun mamma mia ma no arrinexu a du iscridi. Riporto dallo studio commissionato dalla Alcoa all’osservatorio economico pubblicato nel maggio 2008: “…lo stabilimento (Portovesme) assorbe da solo il 20% dell’energia elettrica complessivamente consumata in Sardegna. E’ naturale quindi aspettarsi che qualsiasi decisione di sviluppo/trasformazione del sistema elettrico regionale debba tener conto dello stato di attività del proprio principale utente. In generale, il sistema elettrico regionale è caratterizzato da un ECCESSO DI CAPACITA’ di generazione installata rispetto alla domanda effettiva (1.868 MW rispetto a 3.868 MW prodotti pari a 2.000 MW di riserva disponibile). L’eccesso di capacità diverrebbe ancora maggiore in caso di dismissione dello stabilimento Alcoa e tale eccesso è dovuto in gran parte alla circostanza che la Sardegna si trova in una situazione di ISOLAMENTO ENERGETICO. Segue una considerazione di questo tipo: ” la mancata realizzazione del progetto (esportazione della produzione in eccesso)costringe il consumatore che da solo assorbe un quinto del totale dell’isola a rivedere i propri piani di sviluppo e di investimento. In poche parole Alcoa dice: Che cosa te ne fai dell’eccesso di produzione di energia? te la consumo io per una parte e per una parte te la metto sul mercato tramite il condotto SACOI su cui voglio pari condizioni di ENEL/TERNA a patto che… puntini e puntini. Ma l’Alcoa vuole di più: lo stabilimento ha 39 anni di vita e richiede diverse centinaia di milioni di euro di investimenti che non vuole cacciare dalle proprie tasche. A questo punto: vogliamo o no (ovvero, i sardivogliono o non vogliono) affidare all’ALCOA i destini futuri della produzione e della gestione energetica della Sardegna? Sono speculatori e cani rognosi? Non di meno lo sono stati certuni che risiedono a Roma e dintorni, dico io. Quanto valgono 2.000 MW di riserva disponibile? Paolo, l’agenzia regionale dell’energia! Mi raccomando.

  • Giancarlo Mameli

    Zuliu, no si narrat de s’occasione perdia de unu fronte paris de tottu sos operaios; de s’opportunidade de faede intende sa oghe de tottu sos settores produttivos,cumente, sos agricoltores e sas impresas ediles, chi de cosas de istrunciare au bidu finas in custa diese bin di fudi finas troppus ( sa Maddalena,no si faede cumprende mejusu).
    mi pare chi su problema prinzipale siede ca no tenimusu organizzazione sindacales sardasa fortes in tottu sos settores produttivos e ai bortas finasa sos politicoso preferinti serrai sa lacana de su terrinu insoro.
    Speranzia siade chi de tottu custa gana noa intellettuale, bi siade finasa sa gana, de si ne ogare su istingiu onu e de si pone a fae politica cun sos cosinzos,poite, ancora du ara zente in meras settores chi no s’anta ancora cumprendiu,o non s’anta ancora intendiu ite boremusu a faede pro sa zente de su monte e de su pranu, chi suni lottande a sa sola, contrasa un’atra mafia: su cartellu de sos industrialese de su latte.

    a mezul bjede.

  • Bene, comente semper’ in su guvernu italianu, sighinde sos principios de su DIVIDI ET IMPERA, si faghet fizos e fizastros. Penso chi siat grazie a sos movimentos chi in custos ultimos tempos si poden’ esser’ fattos, sos de s’ALCOA che l’han’ pitzigada in piatha ‘e Montecitorio faghindesi su fogu e acampendesi in tenda peus de sos zingaros, sos de Ottana, preparende su carrasegare tra merdules e boes, su fogu si l’han’ fatu in domo e a Roma no bi sun’ andandos (o faddinde so’?). PO sos operaios de s’Alcoa s’est apenadu finas su Paba, a Portu Turres, in s’occupazione de sa turre aragonesa, bi sun’ atopados finas su Piscamu e su Rettore de s’Universidade a dare solidariedade e sustegnu, po sos tribagliadores de Ottana, finas ai como si b’est interessadu (mi paret) solu s’onorevole professore chi no tenet influentzia cant’ ‘e cuddos personagios istituzionales. Hat a tocare de ‘ier’ ite si chelzat intender’ cun sos termines “ottimizzare i consumi di energia” ca a s’Alcoa b’hat arrivadu sanziones dae part”e s’U.E. propriu subra sas tariffas energeticas passadas comente azudos de Istadu. Oramai semus a s’ultimu puntu, si sighit a chistionare de salvare custas fabricas chi sun’ assassinende s’aria, s’abba, sa terra e sas pessones, ma niunu, finas a oe hat faeddadu de ricunversiones e de risanamentos ambientales. Hat a finire comente semper’, cun milliones, milliones e milliones de investimentu e po sos sardos, in previsione, solu miserias e ispesas sanitarias fora ‘e controllo po lis sanare sos males. Foltzis diat a esser’ ora de lis iscrier’ in palas sa peraula FINE e de los denuntziare!

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