Emergenza Sardegna e pastori

28 ottobre 2010 07:3623 commentiViews: 30

971Nei momenti di confusione, bisogna dire la verità e fornire notizie certe.
Cominciamo con la Sardegna. La crisi l’ha raggiunta. Diversi settori chiedono interventi pubblici: chi chiede che si paghino i debiti delle imprese, chi chiede un sussidio, chi chiede incentivi all’esportazione, chi chiede di chiudere i mercati interni, chi chiede di essere stabilizzato ecc. Rispondere all’emergenza con sussidi distribuiti a pioggia aumenta la crisi anziché risolverla, perché anziché aumentare la ricchezza prodotta incidendo sulla sua distribuzione, aumenta il debito.
Viceversa, non intervenire con strumenti di politica economica nei momenti di crisi significa affidare allo scontro sociale più primitivo la soluzione del superamento della difficoltà. Quindi, servono risorse ben trovate, saggezza, determinazione, competenza e dialogo.Ieri i pastori dell’Mps hanno lasciato il tavolo della trattativa con la Giunta.Gesto possibile e legittimo: qualsiasi sindacato, in fase di trattativa può decidere di passare per momenti di rottura.
Ma la sostanza qual è?
Al momento la Giunta ha già concesso il pieno utilizzo del de minimis ordinario (7500 euro in tre anni), quello che non scade il 31 dicembre. Inoltre la piattaforma mette in campo lo svuotamento delle cantine dal formaggio, la trasformazione da breve a medio termine del debito delle imprese, l’aggancio degli interventi pubblici sul mercato del formaggio a concreti vantaggi ai produttori; noi sardisti, venerdì dovremmo presentare la nostra proposta sulle energie rinnovabili per le imprese agro-pastorali.  Si può fare di più? Forse sì, forse no, ma il luogo per accertarlo non è la piazza, ma il tavolo della trattativa. Quel tavolo è aperto fino a un attimo prima che la legge entri in Consiglio per l’approvazione. Per questo i sardisti hanno affermato che è il momento della trattativa a oltranza, con l’Mps e con i sindacati.
Tutto questo se l’MPS rimane un sindacato; se si è trasformato, nel frattempo, in un soggetto politico con altri scopi, allora il terreno dell’MPs è la piazza e il suo scopo è il potere, non le soluzioni dei problemi del settore. Anche questa evoluzione, se riesce a rimanere pacifica, legale e non sovversiva, è pienamente legittima. Ma è certamente un’altra cosa rispetto a un sindacato legato alla terra e che lavora per la terra.
Ma qual è la situazione reale delle casse regionali? Una situazione caotica che richiede sapienza e coraggio.
Per il patto di stabilità, la Regione può spendere all’anno non più di 3 miliardi e 200 milioni circa, più il costo della sanità: 2 miliardi e 700 milioni circa. A parte la sanità, dove bisogna duramente intervenire perché gli sprechi consolidati ci sono, i 3 miliardi e 200 milioni servono solo per pagare gli stipendi e le spese correnti e trasferire le risorse ai Comuni. Non ci sono margini per intervenire nel sociale e nei settori produttivi.
I soldi che i bilanci regionali destinano a questi settori sono dunque soldi virtuali.
Allora che fare?

1) Ridurre drasticamente le spese correnti;
2) diminuire, all’interno del Patto di stabilità, il volume degli impegni ( le promesse di spesa) per aumentare il volume dei pagamenti veri e mettere, così, un po’ di soldi a correre nel sociale e nei settori produttivi e strategici;
3) dichiarare insussistenti la metà dei residui passivi, come si fece nel 2004, sanare il disavanzo e andare in avanzo di amministrazione;
4) definanziare tutte le leggi con residui alti e con capacità di impegno e di spesa bassi e tagliare tutti gli sprechi in sanità; ricavare così una massa manovrabile da destinare all’emergenza sociale, alla scuola e all’impresa;
4) negoziare con il Consiglio delle Autonomie un Patto di stabilità territoriale e regionale;
5) concordare con il Consiglio delle Autonomie una modifica temporanea dei criteri di distribuzione del Fondo unico, in modo da spostare risorse dai comuni non soggetti a Patto, che hanno situazioni finanziarie sostenibili, ai comuni soggetti al Patto di stabilità;
6) abbattere la norma che limita il reclutamento dei direttori generali all’esterno della pubblica amministrazione e ripristinare la norma che consente la ristrutturazione dei servizi qualora non si raggiungano gli obiettivi di efficienza nell’anno di competenza;
7) avviare una commissione d’inchiesta sull’efficienza delle Agenzie agricole, che costano moltissimo e non rendono altrettanto; meglio un’agenzia in meno e più soldi ai produttori, che un’agenzia in più e meno gente in campagna;
8) restituire alla Ragioneria generale il potere di valutare se i servizi impegnano realmente, ex lege, le somme o semplicemente le accantonano, dandole il potere di cassare le delibere nelle quali gli impegni non sono obbligazioni giuridicamente determinate.
Per fare tutto questo bisogna avere coraggio, coesione, determinazione e competenza. Proviamoci.

23 Commenti

  • Renato Orrù or Simonmossa

    Ben tornato QNH1000…. leggo con piacere e sottoscrivo per intero.
    Al bar del distributore ESSO – Tramatza – dove per altro ci si incontra tra sardisti per i Consigli Nazionali – tentano di spacciarti un panino sardo fatto con il salame … (sul pane poi meglio non aggiungere). Sull’acqua minerale estera poi si potrebbero versare fiumi di parole.
    Sul pecorino romano consumato dagli americani come prodotto da taglio, posso confermare (tranne una rara produzione mirata )… è usato come grattugiato per dare sapore ai loro formaggi di plastica.
    Sul caseificio morto nella piana di Ottana : tutto vero e aggiungo che costruirlo dietro uno stabilimento per la lavorazione delle carcasse animali e a poche centinaia di metri dall’ ex ENICHEM non mi sembra una grande idea di impresa…. penso male?
    Per consolarci offro birra sarda al primo bar utile a scambiarci idee e proposte intelligenti: fammi sapere se hai piacere.
    Per i Sardisti (me compreso): continuiamo a lottare e a proporre il metodo nuovo : anzichè assistenzialismo in cambio di voti come hanno fatto a dx, a sx e a dc sino ad oggi, diamo idee e progetti reali a gratis a coloro che ci credono…. ci voteranno poi. Nel frattempo continuare a pestare la giunta dal di dentro senza mollare.
    Noi fuori dal palazzo lavoriamo da cassa di risonanza per riportare quanto si fà di buono e quanto non ci viene ne approvato ne discusso dalla maggioranza e contestato (?) dalla pseudo-opposizione: dai che con tutti contro c’è più gusto. Saluti.

  • Ho visto il nuovo panino Mc Donalds: con pecorino SICILIANO.
    Passino pure il parmigiano, provola e speck. Tutto DOP e comprato a tonnellate dal colosso del fast food.
    E qui? per carità! Guai a mischiare la nostra tradizione e genuinità con processi industriali e con il fast food….

    Posso anche condividere, ma come contropartita?

    E’ molto meglio massacrare mediaticamente la più grande, prestigiosa e sarda industria di salumi, assistere a zuffe tra celerini e pastori, sentire contrattazioni su spiccioli regionali da dare ai pastori e vedere la SIMEST che dalla Romania fa concorrenza alle aziende italiane del pecorino (comunque un “bravo” al gruppo Pinna per la genialità…)

    Mi scuseranno i pastori: Ne conosco tanti che si alzano alle 4 del mattino di OGNI GIORNO, per accudire le greggi ma, forse, dagli anni 80 in poi serviva anche uno sforzo maggiore verso i consorzi privati, fiducia reciproca per fare impresa, avere capacità di innovare in tecnologie e metodi, seppure con le millenarie tradizioni. Capisco anche la difficoltà nel respingere i mediatori che offrivano grasse anticipazioni in Euro sul latte da versare ai caseifici industriali. Alla fine è un cappio sul sistema, ma un cappio meno stretto che consente di vivere, insieme i fondi UE che dal 1984 hanno inondato il settore (ed intasato le strade vicinali con i Nissan…).Voglio invece considerare come stupide leggende metropolitane anche il deliberato contagio delle greggi e quello dei suini, per avere i risarcimenti.

    Mi scuseranno gli industriali: da questio scempio di individualismo, gelosie e inefficenze hanno guadagnato, grazie ad un sistematico ricatto sul prezzo del latte e con la scusa del mercato competitivo. Senza contare alcuni lungimiranti esempi di chi ha spostato macchinari verso altre aree europee, lasciando a topi e piccioni stabilimenti grandi come rimesse della Meridiana. Ovviamente tutto pagato dallo Stato al 100% Basta farsi un giretto in qualche area industriale al Centro Sardegna.

    Tutto legalmente ammesso (dopo 5 anni non si hanno vincoli..) ma moralmente da impiccagione.

    Sono gli stessi che oggi per tutta risposta fanno arrivare i semilavorati da Germania, Olanda, Romania. Divide et impera….

    Mi scuseranno i politici che in 30 anni hanno fatto voto di scambio con questi fondi pubblici (per pastori ed industriali). Tuttavia sono l’espressione di chi li vota. Almeno in questo sono stati equi. Infatti hanno amputato e reso invalido il comparto agropastorale ed il comparto agroindustriale in pari misura.

    Lasciamo cadere questi ragionamenti e passiamo ad altro. Siamo la patria dello slow food? Bene, ma quanti turisti fighettosi- alternativi, politicamente e gastronomicamente corretti servono, per compensare le perdite di fatturato dell’industria agroalimentare (mancata)della Sardegna Centrale?

    Nel mentre i siciliani fanno fatturati e ci consoliamo pensando al fatto che vendiamo pecorino agli americani, che vendiamo un immagine, un “marchio Sardegna”.

    Aprite gli occhi:
    lo sapete cosa ne fanno del pecorino in america? lo usano soprattutto per “tagliare” i semilavorati per pizze e altre preparazioni alimentari. Non penserete veramente che a Boston o NYC lo servano in tavola con il carasau??

    Volete restare in Italia? sapete cosa vendono negli autogrill? meglio non saperlo.

    Oppure pensate davvero che il pecorino sardo è quello del pastore di Gavoi che ha avuto la fortuna di essere stato citato su Repubblica? Quella è una nicchia e tale resta.

    Comunque stiamo tranquilli…. la nostra identità di sardi fieri, individualisti, e custodi della tradizione è salva. Ora bisogna solo trovare chi ci salvi dalla nostra identità e ci rammendi le pezze nel sedere.

    Su questo blog vedo pubblicare cose intelligenti e non solo aria fritta. Anche se qualche volta non condivido assolutamente il suo contenuto non smetto di cliccarci sopra almeno una volta a giorno e
    leggo spesso qualcuno che scrive in sardo. A questi dico come dicevano secoli fa i miei antenati (quelli si, sardi da ALMENO 600 ANNI) ” est’ora de si segherare”

    SEGHERARE: rendersi, conto, prendere coscienza, e soprattutto divenire responsabili e smetterla di dire sciocchezze.

    Scusate lo sfogo, potevo trovare modi e citazioni più dotte e bipartisan, ma ormai faccio parte di quella enorme schiera di persone angosciate per la famiglia ed il suo futuro, schiacciate da piccole e grandi lobby, proccupate per il lavoro, ridotto e sempre più a rischio, pessimiste, inferocite, negative, che vedono ogni giorno persone nella stessa situazione. Senza essere ne pastore, ne industriale. Se ho detto sciocchezze spero solo che la verità sensata sia migliore di quello che ho descritto.

    Nel mentre consoliamoci con il Mac Donald al pecorino siciliano.

  • Paolo Maninchedda

    Per Enrico. Hai letto il post con tanto spirito polemico da non averlo capito. Te lo rispiego per quando avrai il coraggio di firmarti col tuo vero nome e magari di scrivere in modo meno confuso. Io penso che l’MPS sia un sindacato. Se l’MPS è un sindacato, deve muoversi come tale: fare piattaforme, negoziarle, protestare, ottenere, rilanciare ecc.
    Se l’MPS decide di avere come piattaforma una scelta tipicamente politico-sindacale, per es. le elezioni anticipate, resta ancora un sindacato con autorevoli precedenti (e secondo me la CGIL e parte rilevante del Pd hanno, saldandosi col Movimento, questo obiettivo, che è del tutto legittimo).
    Se l’MPS sceglie di sottoporre ai sardi una piattaforma completa di governo della Sardegna, cioè un disegno che va oltre il settore agro-pastorale e si propone come risposta di governo ai problemi dell’isola, allora l’MPS si trasforma in un partito che si propone agli elettori come soggetto politico e chiede agli elettori la fiducia per esercitare il potere. In questo caso non sarebbe più un sindacato ma un partito, che è un’altra cosa.
    Se l’MPS sceglie la strada della conquista del potere con la protesta prima e la violenza poi, diviene un’altra cosa ancora, cioè un soggetto rivoluzionario e antagonista, che non crede più nelle regole democratiche e cerca di sovvertire lo Stato con la rivolta.
    Quanto all’indignazione, è vero è molto bassa tra la gente per tante cose, ma questo non mi impedisce di tenere alta la mia, che non dà fastidio a nessuno e si esercita secondo le forme dell’educazione e della democrazia.

  • Paolo Maninchedda

    Per Giulia. Durante la protesta dei pastori ho mostrato e illustrato la busta paga ad alcuni che avevano informazioni sbagliate. Quindi, prima di tutto, bisogna parlarne: è tutt’altro che un argomento tabù. Si possono e si debbono ridurre le indennità, rendendo contemporaneamente ammissibili le spese della politica e della democrazia. Tra queste sono decisive le spese per l’informazione e la formazione politica degli elettori e le spese elettorali. Con l’avvento della televisione, i partiti spendono meno in organizzazione e spendono molto in comunicazione. Ricevono cospicui finanziamenti pubblici per questo, ma in realtà ciò che ricevono serve alla promozione del loro simbolo, in una parola a creare il presupposto del voto di lista e a competere con gli altri simboli. Si tratta di somme ingenti, rivelatisi comunque insufficienti nelle competizioni ormai all’americana. I candidati devono comunque spendere per promuovere se stessi. Oggi una campagna elettorale personale a Cagliari, Olbia e Sassari costa non poco. A Nuoro conta ancora l’organizzazione. Non so a Oristano. L’indennità, dunque, crea una tutela economica per gli uscenti e una sperequazione per gli sfidanti e comunque non pone mai sullo stesso piano un candidato ricco di suo con un candidato che ha alle spalle la sola indennità consiliare. Bisogna dunque ragionare sulle indennità in modo da rendere effettivamente praticabile la democrazia a tutti e non solo a pochi. Sul cosiddetto vitalizio si è fatto molto nella scorsa legislatura e in particolare lo si è ridotto notevolmente, lo si è reso più oneroso, si è resa più onerosa la reversibilità, lo si è reso fruibile solo dopo il 65° anno di età (e comunque non prima del 60°); inoltre, nella scorsa legislatura si sono eliminati i rimborsi per i viaggi e tante altre cose che non avevano veramente senso e decoro. Detto questo, io sono per l’eliminazione del vitalizio per tutti fuorché per quelli che si dovessero trovare in condizioni di necessità (purtoppo non sono pochi, giacché la vita politica spesso consuma le abilità e la razionalità nell’amministrare se stessi).
    Detto questo va anche detto che la riduzione delle indennità non risolverebbe il problema del precariato nella scuola o la crisi dell’industria e del lavoro. Sarebbe una misura di disciplina morale, ma non di efficacia sociale. L’Italia è in crisi perché non produce la ricchezza che consuma (il debito pubblico è il 120% del Pil) e perché consuma in modo inefficiente e inefficace. Abbiamo una sanità che non funziona e che assorbe troppe risorse; abbiamo una pubblica amministrazione farraginosa e che consuma moltissime risorse; abbiamo una previdenza sociale senza controlli; abbiamo un’evasione fiscale fuori controllo, che va dal nero del piccolo muratore alla frode dei grandi finanzieri; abbiamo una giustizia totalmente inefficiente, le carceri affollate, i magistrati pagati molto bene per renderli incorruttibili (ma questo varrebbe anche per i politici) e i palazzi di giustizia stracolmi di carte; una giustizia amministrativa onerosa e lenta. A queste inefficienze bisogna sommare una grave verità nascosta: in Italia è in crisi il manifatturiero: si producono pochi beni e servizi. Producendo poco e consumando molto, come si faceva ai tempi della guerra fredda, quando si garantiva la pace sociale col debito pubblico, la crisi dei redditi e del lavoro, stante una politica monetaria severa controllata dalla Germania, è inevitabile. Aggredire il rapporto deficit Pil incide sul lavoro molto di più che non incidere sulel indennità che però può essere un’ottima misura di educazione civile.

  • Il nostro caro Assessore Prato non è nuovo al De Minimis, lo aveva già usato in qualche sua delibera.
    Come quella n. 15/9 del 13.04. 2010.

    Ma ci fa o ci é?

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_106_20100415104232.pdf

  • Ci faccia capire, “onorevole” Maninchedda.

    Lei critica l’MPS perchè non “rimane un sindacato” e “si è trasformato, nel frattempo, in un soggetto politico con altri scopi, allora il terreno dell’MPs è la piazza e il suo scopo è il potere, non le soluzioni dei problemi del settore”.

    La ragione stessa dell’esistenza dell’MPS e il ritardo dei sindacati preesistenti a cogliere i problemi dei pastori e a cercare soluzioni adeguate, dando una totale fiducia assolutoria a Prato che tanto “è uno bravo”.E infatti son stati spiazzati e ora cercano disperatamente di rincorrere la protesta di coloro che vorrebbero rappresentare. Sono questi i “bravi”, i “veri” sindacati apolitici? I moltissimi allevatori che han seguito MPS non la pensano così pare.

    Naturalmente poi lascia il tempo che trova la stessa equivalenza di base per cui il buon sindacato non è politico. Ovvio rilevare che la materia dei diritti sociali è di per sè politica. E non è politica solo scendere in piazza, ma anche NON scendere, anche stare zitti e buoni per far piacere all’assessore mentre le ipoteche scadono, il latte si butta e il governo nazionale ci mette i piedi in testa.
    Questa omissione è MOLTO politica, onorevole Maninchedda.

    Poi leggo, con stupore, che se diventasse soggetto politico l’MPS ciò sarebbe male, perchè allora assumerebbe come scopo il potere. Tale affermazione, provenendo da chi è ben addentro a un soggetto politico già esistente, dovrebbe risultare quantomeno un pò imbarazzante: lascia la sgradevole impressione che dietro il sermone si nasconda il riflesso pavloviano di chi il proprio scopo (il potere) l’ha raggiunto e vuole tenerlo stretto. Molla l’osso MPS!

    A ogni modo, ho avuto l’impressione che i Sardi si indignino, e a ragione, per molte cose, ma ho visto ben scarsa indignazione per il sacrilegio dei pastori alla commissione bilancio del “Parlamento dei Sardi”. Proprio scarsina. Anche questo qualcosa vorrà dire.

  • Il Movimento dei Pastori Sardi è nato, o rinato, in un momento di grave crisi delle campagne, dove i redditi sono sempre più striminziti, la sopravvivenza delle famiglie agrarie a rischio, la potenzialità di investimento delle aziende inesistente. In questo contesto è mancata una reale rappresentatività del comparto, con associazioni di categoria poco credibili sul versante sindacale, basti pensare a come si è ridotta la povera e gloriosa Coldiretti, più preoccupata nelle operazioni di facciata che sulla sostanza delle rivendicazioni, talvolta in balia di politicanti di terzo piano alla ricerca di visibilità, che non solo non esercitano il ruolo di sindacato, ma hanno importato al loro interno molti difetti di quella politichetta che ha il solo scopo di cercare consenso senza nulla riuscire a costruire.
    Qui trova spazio il Movimento dei Pastori Sardi, di quelli in buona fede, che hanno bisogno di una rappresentanza diretta, non più mediata da interlocutori di cui non si fidano.
    Bene, il Movimento Pastori può essere la migliore rappresentanza della categoria, purchè mantenga i piedi per terra e la testa sulle spalle, cercando di portare a casa i migliori risultati possibili con un confronto serio, responsabile e continuo, senza cedere alla tentazione dell’avventura politica sull’onda di un effimero entusiasmo e di un’ambizione talvolta malcelata di qualche capetto.

  • Gian Cristian Melis

    I documenti lasciano il tempo che trovano. Sono i fatti concreti a parlare. E la Regione ha dimostrato di non saper decidere. Il cammino verso l’inferno è irto di buone intenzioni. E gli allevatori, recte pastori o imprenditori agricoli del settore zootecnico, devono prendere coscienza di chi sono veramente. Perchè anche tra di loro serpreggia l’idea che il pesce grande deve mangiare quello piccolo.

  • @ Paolo Maninchedda
    per quanto riguarda il punto 1) Ridurre drasticamente le spese correnti non crede che rivedere gli stipendi dei consiglieri regionali darebbe una mano? e anche rivedere il trattamento pensionistico dei consiglieri non crede che sarebbe opportuno? ha letto l’intervista al presidente dell’INPS sul corriere della sera? dove dichiara che non hanno potuto mostrare quanto prenderemo di pensione noi precari per paura di una rivolta http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/06/Inps_spiega_non_rivela_pensione_co_9_101006034.shtml
    I pastori son solo l’inizio poi a ruota seguiremo in tanti a manifestare sotto il Palazzo. Diminuire anche i vostri stipendi e l’età e la somma che prenderete di pensione sarebbe un segnale di responsabilità e solidarietà verso noialtri qui fuori. Cosa ne pensa?
    Giulia Parisi

  • “Rispondere all’emergenza con sussidi distribuiti a pioggia aumenta la crisi anziché risolverla, perché anziché aumentare la ricchezza prodotta incidendo sulla sua distribuzione, aumenta il debito.”
    Sembra la fallimentare ricetta prociclica termontiana che ha prodotto il disastro sotto gli occhi di tutti…

  • Enea, non sono pochi i casi simili.
    ha trovato una soluzione chi si è aggiornato, chi si è messo in discussione, chi ha acquisito conoscenze, chi ha saputo cogliere il fatto che il vento cambiava direzione, chi aveva abilità e le ha conservate e adeguate, chi ha diversificato, chi ha capito i vantaggi della globalizzazione.
    chi da pastore ha provato a divenire imprenditore

  • Piero Atzori

    Credo sia giunto il momento di distinguere la figura del pastore, colui che non solo conduce al pascolo e munge le pecore, ma sa lavorare il latte, dal puro e semplice pecoraio, che vende tutto il latte all’industriale.

  • Gli enti agricoli sono la vera palla al piede del bilancio in agricoltura, una buona cura dimagrante e più che mai opportuna.
    senza le risorse non si canta messa, basta con i dilettanti allo sbaraglio, con le piattaforme, con consulenti super pagati a carico dell’agricoltura, basta mega feste, paga pantalone. sobrietà…
    basta con gli inganni…
    il ritiro del formaggio dai caseifici, la soluzione del problema eccedenze,condizione primaria per una ripresa del mercato, e l’ennesima bufala dei due (dilettanti) non esiste strumento giuridico, gli interventi AGEA sugli indigenti non possono essere confusi con interventi anticri(zitto e mosca).
    si stava meglio quando si stava peggio…
    il Soru della prima ora, con l’accordo interprofessionale sul prezzo latte e le strategie di comparto, costruì un progetto di ampio respiro per il comparto, il confronto con i due (dilettanti) non esiste.
    Caro onorevole, ho seguito con attenzione il suo intervento in consiglio regionale, gli spazi di manovra sono stretti, promuova un confronto pubblico, con la maggioranza silenziosa del comparto agricolo (senza i dilettanti i felice e le organizzazioni agricole).

  • Enea Dessì

    Ho parlato con i miei cugini titolari di una azienda agricola (ovini e bovini). Testuali parole “ci siamo salvati grazie a un piccolo distributore di formaggi nel Piemonte che acquista una partita mensile di un nostro prodotto a cui lui ha dato una sua etichetta”. Alla domanda a quanto ve lo paga mi è stato risposto che il prezzo del latte così pagato è sopra 1,30 euro/litro.

  • Ogni azienda necessita di governare azioni materiali e azioni direttive.
    Non esiste governo, se nel processo direzionale di un’azienda pubblica o privata che sia non si ha ben chiaro cosa si voglia diventare nel futuro prossimo e lontano.
    La mission deve tener conto ovviamente del fatto che in economia niente è stabile e mentre noi stiamo a pensare, altri stanno avviando e dirigendo i loro processi. Si pensi al piano energetico …. in Germania il governo ha varato un piano che pianifica le azioni per i prossimi cento anni salvo ogni cinque anni procedere ad opportuni adattamenti.
    Pianificare significa sostanzialmente: programmare, organizzare comandare, controllare e riadattare continuamente i vari processi materiali.
    Sulle questioni regionali occorre quindi non ragionare in termini di soli risparmi ma in termini di prospettive, non abbiamo l’industria allora battiamoci per far condannare gruppie gruppetti ai risarcimenti per fare le bonifiche e orientiamoci su poche ma sinergici settori turismo e artigianato ad esempio. Abituiamoci a capire che è preferibile spendere per rendere quasi gratuiti i voli ma basta leggere e studiare per capire quale indotti si è creato ad esempio ad Alghero. Concludo ringraziando Paolo perchè in un articolo definisce la Sardegna un’isola incantata! è vero! Dobbiamo studiare, dobbiamo capire senza un’opinione chiara ad esempio il federalismo fiscale come lo stanno orchestrando sarà per noi Sardi l’ennesima ……….. abbiamo capito! grazie

  • I pastori battono cassa ieri, oggi è già troppo tardi. Gli otto punti richiedono tempo e sarà un tiro alla fune dall’esito incerto. Si pensi solo al primo punto. Quali saranno le reazioni al momento di introdursi nelle camere di mezzo. Da brivido. E poi via via.
    Ha ragione Floris ad apostrofare il Presidente: ma come prima non avevi soldi ed ora mi chiedi un minuto per ofrire l’elemosina! È un Presidente autorevole, credibile? Roba da asilo infantile.
    Si certo, non bisogna spezzare il dialogo, ma per tenerlo in vita è necessario non omologare le due teste ad una. Quella di mezzo!
    Finirà come sempre. Ulteriore indebitamento, altro mutuo e dai un’altra sventagliata di sussidi a pioggia. E fra un paio di mesi punto e a capo. E i pastori hanno almeno di che mangiare.Pensiamo agli altri, e sono i più, che non hanno quella possibilità. E busseranno anche loro alle casse regionali.
    Aggrappiamoci alla speranza che un nugolo di virus si inpossessi del Presidente e dell’ Assessore all’Agricoltura e li tolga dalla scena finzas a beranu.
    Forse così si potrà recuperare ragionevolezza e serietà da ambo le parti.
    Mala tempora currunt!

  • Si può dire quello che si vuole, però gli atti anche politicamente contano.
    Il Consiglio regionale ha approvato il seguente ordine del giorno:

    Ordine del giorno n. 32

    approvato il 13 settembre 2010

    ORDINE DEL GIORNO GIORNO BRUNO – URAS – SALIS – LOTTO – COCCO Pietro – COCCO Daniele Secondo – SOLINAS Antonio – ZUNCHEDDU – AGUS – BARRACCIU – CARIA – CUCCA – CUCCU – DIANA Giampaolo – ESPA – MANCA – MELONI Marco – MELONI Valerio – MORICONI – PORCU – SABATINI – SANNA Gian Valerio – SORU – BEN AMARA – SECHI – ZEDDA Massimo – MARIANI sulla crisi del comparto agro-pastorale e sulle misure più urgenti per il rilancio del settore.

    ***************

    IL CONSIGLIO REGIONALE

    a conclusione delle dichiarazioni dell’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale sulla profonda crisi che colpisce l’agricoltura e la pastorizia in Sardegna b;

    PREMESSO che:
    – all’indomani di un lungo periodo caratterizzato da importanti ed impegnativi investimenti nelle aziende ovicaprine, sia nelle strutture sia nella miglioramento genetico e nella salute animale, ed a seguito di un lungo periodo di stagnazione della contrattazione tra le parti per la determinazione del prezzo del latte, il comparto agro-pastorale sardo versa oggi in una crisi gravissima, con la gran parte delle aziende agro-pastorali che producono praticamente in perdita;
    – da lungo tempo il punto debole della filiera è rappresentato dalla gestione del mercato e dalla programmazione delle produzioni certificando così il sostanziale fallimento dell’operato dei soggetti che, operando a valle delle aziende pastorali, sovraintendono alla trasformazione del latte, alla commercializzazione dei formaggi ed alla programmazione delle produzioni;
    – negli ultimi 10 anni il sistema delle imprese di trasformazione è stato destinatario di un consistente piano di investimenti finalizzati soprattutto alla modernizzazione degli impianti e alla diversificazione produttiva, senza che si riuscisse a riammodernare anche l’intero sistema di mercato e con ciò si facesse registrare alcuna ricaduta positiva, diretta o indiretta, sul sistema delle imprese agro-pastorali che, anzi, hanno assistito ad un costante calo del prezzo del latte;
    – in questi ultimi anni le aziende hanno potuto sopravvivere solo grazie agli aiuti comunitari, mentre il miglioramento del prezzo si è registrato nel momento della nascita e strutturazione delle organizzazioni dei produttori, secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria e gli orientamenti al mercato, e l’abbandono della strategia di valorizzazione del ruolo delle organizzazioni dei produttori (OP), perseguito negli ultimi tempi, ha coinciso con il riacutizzarsi della crisi del settore;
    – il sistema cooperativo della trasformazione lattiero-casearia necessita di una significativa azione di rilancio e di ammodernamento, specie nelle sue strutture tecniche di gestione e commerciali;
    – assistiamo all’assenza di qualsiasi banca dati affidabile e certificata relativa alle produzioni di latte ed alle trasformazioni nelle diverse tipologie di formaggio da parte degli stabilimenti operanti nell’Isola;
    – per uscire da una situazione di costante penalizzazione degli interessi dei pastori è necessario, altresì, spingere tutti gli attori in campo a contribuire affinché il prezzo del latte venga determinato sulla base dei prezzi di mercato delle quattro maggiori categorie merceologiche dei formaggi pecorini (pecorino romano quotazione USA, pecorino romano quotazione Italia, pecorino sardo e altre specialità tipiche semistagionate, formaggi a pasta molle) e da un sistema di calcolo che tenga conto dei costi di produzione, delle rese e dei cali di peso delle diverse tipologie;
    – l’assenza nell’Isola di una adeguata politica del credito in agricoltura ha portato alla attuale situazione di debolezza finanziaria delle aziende pastorali che sono pertanto esposte al ricatto di chi può erogare caparre di campagna e rafforza il ruolo dei mediatori e accaparratori di latte con nessun beneficio dei pastori e con danno evidente del sistema;
    – le proposte di intervento regionale nel settore devono mirare a produrre effetti diretti e immediati nel sistema pastorale comportando una ricaduta positiva sulla formazione del prezzo del latte e degli altri prodotti aziendali (carne e lana); ogni altro intervento che non consegua questo obiettivo può essere proposto in via del tutto emergenziale nella consapevolezza che servono rimedi di prospettiva e ad effetto duraturo sui bilanci delle imprese agro-pastorali;
    – gli interventi che prevedono integrazione di reddito (produzione di energia ed altre attività in ottica di multifunzionalità) vanno incentivati in misura diffusa tra tutte le aziende affinché migliorino i risultati di bilancio delle aziende, ma non sono da considerare parte sostitutiva del prezzo del latte, che non può essere pagato sottocosto,

    indica alla Giunta regionale le misure più urgenti da adottare per permettere al comparto agro-pastorale sardo di superare l’emergenza attuale e creare le premesse per un suo rilancio su nuove basi

    1) la dichiarazione dello stato di crisi dal comparto agro-pastorale, nonché la predisposizione, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati di un accordo di comparto che preveda quanto segue;
    2) la predisposizione di una misura di finanziamento alle aziende del comparto che aderiscono alle OP operanti nell’Isola e ad altre che si costituiranno; finanziamento da erogare in regime di “de minimis” secondo quanto previsto dal regolamento CE n. 1535/2007, tenendo conto che gli attuali limiti per la Regione impongono l’esigenza di aprire una interlocuzione con il Governo nazionale per poter ampliare tale plafond e venire incontro alle aziende agro-pastorali con provvedimenti significativi e vicini agli attuali limiti delle erogazione previste per singola azienda di euro 15.000 per l’anno 2010;
    3) un intervento sullo stock delle giacenze attraverso azioni di solidarietà sociale in Italia e all’estero;
    4) un intervento di rilancio e finanziamento dei piani di azione delle OP, sia per l’offerta del latte tal quale sia per la trasformazione, unica forma capace di aggregare produzioni e di conseguenza di organizzare il mercato dei prodotti lattiero-caseari, ma anche la contrattazione comune per i mezzi tecnici e finanziari di produzione; uno speciale finanziamento va previsto per favorire l’accesso ai consorzi fidi degli operatori della filiera agro-alimentare;
    5) la costituzione di un tavolo che, ad inizio campagna, coinvolgendo le OP del latte tal quale e le OP dei trasformatori (caseifici sociali) e gli industriali, porti alla determinazione del prezzo del latte tenendo conto dei prezzi di vendita di tutte le tipologie di formaggio, dei costi di trasformazione, delle rese e dei cali di peso;
    6) l’erogazione immediata di quanto dovuto e scaduto per le indennità compensative e azione per il benessere animale ecc., e l’erogazione immediata di quanto dovuto per il 2010 concordando con AGEA l’anticipazione di qualche mese;
    7) la richiesta del rifinanziamento dell’azione per il benessere animale per almeno altri cinque anni con potenziamento sia finanziario sia tecnico;
    8) la richiesta di sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi e la rateizzazione al minimo;
    9) il sostegno della SFIRS alla ristrutturazione finanziaria dei caseifici sociali e la rimodulazione dei debiti aziendali.

    Cagliari, 13 settembre 2010

    L’approvazione impegna la Giunta in una serie di punti. L’unico gruppo di maggioranza che si è opposto è stato il gruppo Sardista. Vi è una precisa responsabilità politica da parte della restante componente della maggioranza che ha permesso l’approvazione di quel documento. Se una maggioranza non intende approvare un ordine del giorno non si astiene ma vota contro, Invece no la maggioranza ha permesso che quello diventasse un documento ufficiale del Consiglio che impegna la Giunta. In quel documento ci sono i de minimis per 15.000 euro.
    Adesso a poco più di un mese la Giunta, vincolata da quell’impegno, non può mantenere le promesse. A questo punto ci si chiede di chi è la responsabilità politica di tutto questo? Per me di chi non ha votato contro quell’ordine del giorno e oggi ne paga le conseguenze. Questi fatti non si possono dimenticare e determinano delle precise ed individuabili responsabilità politiche. Che poi il MPS ci navighi è un altro conto, ma fatto stà che quelle promesse e quell’impegno della Giunta, il Consiglio li ha sanciti e consacrati. Saluti

  • Gian Cristian Melis

    Forse la nostra classe politica deve rendersi conto che la Sardegna è ormai al collasso. Qualsiasi piattaforma, qualsiasi iniziativa pur lodevole sarà paralizzata dall’immobilismo di “chi non si decide” e di chi “non sa decidere”. Forse è il caso di azzerare tutto e ripartire, dando la parola agli elettori e ripartendo dai progetti, quelli veri e reali basati sui dati econimici. E’ora di finirla con i partiti politici eterodiretti e della giungla dei portavoce. Un popolo, una nazione ed un governo che faccia, finalmente, gli interessi della gente.

  • Civico Cagliaritano

    Tagliare anche i costi del consiglio regionale, per favore.
    Mandare a cercarsi un lavoro tutta quella gente che vive di pseudo e para politica e usare quei soldi per gli investimenti e lo sviluppo.

  • Perché allora la regione ha in piedi due concorsi, con i quali si intendono assumere 57 dirigenti e 42 funzionari? Perchè il sito della regione è infarcito di selezione di esperti a destra e a manca. Come si possono ridurre le spese correnti, tra le quali il personale e gli incarichi sono la voce più rilevante, con simili comportamenti? Forse la maggioranza dovrebbe prima di tutto capire cosa intende fare altrimenti non si va da nessuna parte. Da un lato c’è chi chiede razionalizzazione e contenimento della spesa e dall’altro ci si comporta in questa maniera. È necessario chiarirsi. Saluti

  • Piero Atzori

    Mai più assistenzialismo in cambio di voti, ma azioni politiche lungimiranti!

Invia un commento