Le elezioni comunali in Sardegna hanno confermato una legge non scritta che gode di ottima salute: il sindaco che riesce a convincere tutti che vincerà, vincerà. Da tempo, nei paesi sardi la politica assomiglia meno a una competizione politica e più a un centro scommesse. Quando un candidato riesce a diffondere l’aura dell’inevitabilità, le quote degli avversari precipitano e gli indecisi si trasformano rapidamente in sostenitori entusiasti. L’elettore è portato a scommettere su chi vincerà, non a riflettere sulle proposte. Le elezioni si trasformano in un gioco d’azzardo psicologicamente condizionato, in un centro scommesse per esperimenti cognitivi.
In queste condizioni il civismo viene celebrato come una nobile espressione della società locale. In realtà, il civismo svolge spesso una funzione più pratica: offre una maschera elegante sotto la quale possono convivere persone che il giorno prima si consideravano reciprocamente incompatibili. La lista o l’alleanza civica riesce infatti a realizzare piccoli miracoli. Ex progressisti, ex conservatori, ex oppositori ed ex qualunque cosa scoprono improvvisamente di avere una visione comune del futuro, soprattutto quando il futuro coincide con una probabile vittoria. È la speranza della vittoria a tenere insieme, l’esperanza de escobar, come si scherzava col castigliano di Arbore ai tempi di Cacao Meravigliao. I cronisti più romantici potrebbero parlare di concordia civile. I più realisti potrebbero osservare che pochi amano iscriversi a una corsa quando il vincitore è già indicato sul cartellone all’ingresso.
Sotto questa superficie unitaria continua però a pulsare un cuore molto antico. Nei paesi resta vivo uno spirito di fazione che non nasce dai programmi, ma dalle appartenenze antropologiche o dalle antipatie naturali che dir si voglia. La scena ricorda talvolta una versione aggiornata del Siglo de oro. I protagonisti non portano più corazze e non cavalcano destrieri, ma la logica continua a essere quella del marchese di Laconi contro il marchese di Villasor. Cambiano le automobili, ma non sempre cambiano le dinamiche del potere. Certi cambiamenti che si sono realizzati sono da leggere in questa chiave, cioè in quella delle dispute cavalleresche vinte.
La campagna elettorale non ha prodotto particolari sorprese.
Nessuna idea nuova ha attraversato con forza il dibattito pubblico.
Nessuna proposta ha provocato quella salutare sensazione di novità che ogni tanto dovrebbe accompagnare la politica.
Gli elettori hanno soprattutto confermato gli equilibri esistenti e molte signorie locali, alcune efficientissime altre meno, hanno consolidato il proprio ruolo.
La Sardegna municipale non ha vissuto una rivoluzione. Ha preferito confermare l’usato sicuro. D’altra parte, quando una comunità trova un equilibrio, anche se assomiglia a un castello feudale dotato di fibra ottica, raramente sente il bisogno di demolirlo.

Caro Paolo, ho seguito, per quel poco che mi interessava, le elezioni in alcuni comuni che andavano al voto. Ho notato che in nessun programma, proprio nessuno, si parlava di scuola. Mi chiedo: ma come è possibile? Ma lo sa o no la politica che la cosa più importante per il futuro dei nostri ragazzi è l’istruzione? Che il PIL futuro è basato sulla capacità che hanno le comunità di innovare e di inventare? Che per innovare e inventare ci vuole SCUOLA SCUOLA SCUOLA?
Egregio Sergio, si rilegga e poi mi dica. Molti commentatori, alla fine, li conosco o li ho conosciuti. Difetti ne abbiamo tutti, il suo? In genere reagisco a chi mi contesta con faciloneria, tutto qui.
Onorevole Maninchedda,
chiedo scusa per il tu. Ho osato tanto perché ho visto che “la formula” informale era in uso da parte di gran parte dei suoi commentatori, senza che lei ne chiedesse ammenda. Mi era dunque sembrato che la cosa non la urtasse più di tanto. Sbagliavo.
Discorso identico vale per il “”vero nome”: La leggo tutti i giorni. Le sembrerà’ incredibile (adesso lo sembra un po’ anche a me) ma il suo è il primo post che cerco, online, ogni mattina. Non sempre concordo ma li trovo intelligenti, il che non è cosa poi tanto comune. Leggo sempre anche i commenti ai suoi post, tutti rigorosamente riconducibili a meri antroponimi (Professore, si dice cosi?); tutte persone misteriose a cui lei non.chiede la carta d’identità. Disponibilissimo a fornirle la mia, se questo è quello che le preme più di tutto, ma il tono risentito della sua risposta conferma la mia iniziale sensazione.
La ritengo personaggio politico di alto spessore, al punto che, principalmente in virtù del suo sostegno, ho perfino votato la coalizione Soru alle ultime regionali. Purtroppo prendo atto che anche lei, forse anche più di altri, non è immune da un umanissimo (ma non banale) difetto. E’ qui mi fermo perché credo di avere già troppo abusato della sua pazienza … e della sua pagina.
Son molto vecchio e capisco che tutto e tutti possono ben fare a meno di me. E’ una riflessione che mi conforta:: non necessariamente tutto, ma proprio tutto, sarà uno schifo dopo e senza di me.
Mi scuso sinceramente per avere abusato della sua pazienza e dei suoi spazi ma le assicuro che non la infastidirò più
Signor Sergio Graziano Milia è capacissimo e non aveva bisogno di inventarsi il campo civico imbarcando tutti anche di destra
Egregio Sergio, non posso che autocertificare il fatto che la distanza dal mondo politico non mi pesa affatto, anzi, mi ha liberato di tutta una serie di acciacchi fisici che hanno accompagnato la mia militanza politica. Per il resto, unicuique suum, lei è convinto della ricchezza del mondo politico locale della Sardegna, io lo trovo tragicamente povero. Non ho parlato di consorterie, ma di spirito di fazione e rimango convinto che sia un tratto antropologico. Quando poi vorrà mostrare la sua vera identità, visto che mi dà del tu, sarei molto curioso di guardarla in faccia.
Prof. La sua analisi mostra e conferma quanto il civismo ormai sia stato svuotato della sua accezione più radicata e autentica per far spazio a giochi di transizione “politica” che a Quartu, ad esempio, definiscono come “convergenze strategiche” (una trovata che sa molto di distorsione lingusitica) ma che in realtà esprime solo un’operazione di convenienza individuale, o detto altrimenti, trasformismo.
Se Milia non avesse avuto i voti di Pani, Angius, Piludu e altri rivoli provenienti da Destra, probabilmente oggi avrebbe dovuto cambiare narrazione e si sarebbe trovato a disputare un difficile ballottaggio.
Di contro, nessun programma, nessuna idea e una città che alla prova dei fatti non ha cambiato volto rispetto a cinque o dieci anni fa, se non nelle parole del Sindaco e dei suoi. Ecco, oggi Quartu è diventata l’espressione apicale di questa deriva politica, e vedrete che questo virus lentamente invaderà anche la Regione.
Commento piuttosto superficiale e un pò … liquidatorio. Forse pesa un po’ la tua attuale lontananza dall’agone politico, il che è comprensibile. Resta il fatto che, tra i sindaci eletti, nei piccoli come nei grandi comuni, ci sono persone validissime, competenti sul piano amministrativo e certamente non meno intelligenti di tu su un piano più propriamente politico. Che poi alle amministrative (ma meno che alle regionali) contino anche le consorterie, nessuno lo discute. Ma possibile che tu non riconosca che buona parte degli eletti possano aver vinto in quanto hanno ben amministrato e sono competenti?
le liste civiche sono il più grande imbroglio che la politica ha inventato, vedasi Quartu Sant’Elena Milia che si allea con Solinas candidando Stevelli ha ragione G.F.si vota per alberi genealogici
Mi soffermerei soprattutto sulle “signorie locali”. Qui in zona ce n’è una efficientissima costituita da diversi baroni (probabilmente alcuni di loro con il grembiulino) che da anni “drogano” le elezioni attraverso scambi di favori che si allargano ben oltre il contesto comunale; e questo ha portato alla rielezione del loro burattino (burattino funzionale allo scambio di favori).
Purtroppo niente di nuovo sotto il sole.
… semus iscaminados, nos ant iscaminadu!, e frimmos, fissados a su familismu: de menzus no bogamus nudha, solu barra personale.
Totu su prus nos faghet irbariare, o namus menzus issentire, s’amore (si est amore) pro una fémina: «No poto reposare, amore e coro».
Un’àtera idea bella ideale est «Dimónios», una e àtera propostas puru a “innu natzionale”!!! Sos bene cossizados/cossizadores, invetze, ant detzisu de sighire a pregare sos barones a moderare sa tirannia, cosa prus ‘pacifica’ che a su sonnu.
Sottopongo alla comune riflessione questo parallelo di risultati elettorali nei comuni di Porto Torres, Sanluri e Quartu Sant’Elena
Sanluri
8 mila abitanti circa
Alberto Urpi, voti 3.520, 73,4%
Rieletto
Candidato civico
Affluenza 2026: 64,30%
Affluenza 2026 45,03%
Porto Torres
20 mila abitanti circa
Massimo Mulas, voti 7.093, 62,7%
Rieletto
Con partiti (Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, Orizzonte comune, Porto Torres Avanti, Movimento 5 Stelle), niente civica.
Affluenza 2026: 62,60%
Affluenza precedente 2020: 57,62%
Quartu Sant’Elena
70 mila abitanti circa
Graziano Milia, voti 17.671, 60,9%
Rieletto
Candidato civico
Affluenza 2026: 48,29%
Affluenza precedente 2026: 49,76%
Chi tra i 3 sindaci, tutti riconfermati rispetto al 2020, può dirsi vincitore, politicamente parlando? Chi ha vinto meglio? Chi rappresenta meglio i cittadini, anche percentualmente, in ragione dei voti presi e sulla base del numero degli abitanti e dell’affluenza? Tutto il resto sono chiacchiere, comunicazione, distintivo e sedicenti rinascite. Saluti.
Fare liste civiche molto spesso riescono a soddisfare la voglia di potere di molti, che sanno benissimo che presentandosi con i propri partiti potrebbe essere anche motivo di sconfitta.
Nelle elezioni comunali non conta la competenza ,ne la politica, contano invece ,la famiglia e gli amici ..
Si preparano le liste con la giusta osservazione degli alberi genealogici.
La strategia è questa soprattutto nei piccoli comuni ,
Poi nelle grandi città (in Sardegna ne abbiamo poche ) esiste la variabile politica .