Elezioni, politica e informazione

21 marzo 2010 12:2615 commentiViews: 9

231Ieri, Mannheimer, a colloquio con Aldo Grasso, ha detto una cosa nota a tutti ma non sufficientemente commentata. Dice Mannheimer: il 70-80% della popolazione vota come ha sempre votato. I talk-show non spostano voti, servono solo a confermare gli orientamenti di voto. Come dire: chi guarda Santoro ha già deciso di votare a sinistra; chi guarda Vespa a destra. Più o meno la stessa cosa mi aveva detto tempo fa Antonello Cabras: l’elettore non valuta nel dettaglio l’operato di chi governa, ma matura una decisione in base o a un’abitudine (voto dove ho sempre votato) o a una sensazione di fiducia o di sfiducia.
La conseguenza è semplice: l’informazione in Italia non è usata per sapere, ma per cercare conferme. L’italiano medio non vuole essere informato, ma consolato, rassicurato nelle sue scelte.
Seconda conseguenza: pensare di rendere più democratico il sistema Italia facendo controinformazione è
uno sforzo inutile se non viene condotto in forma coordinata. Mi spiego: non basta più dire la verità, bisogna dirla con una strategia di comunicazione che cambi il posizionamento di “fiducia” presso il pubblico, della fonte dell’informazione. In Sardegna c’è una dispersione enorme di risorse materiali e intellettuali sul versante dei contenuti (dire la verità) per tentare di contrastare il duopolio Unione-Nuova, ma nessuna concentrazione sul tema strategico del posizionamento delle fonti nella classifica della fiducia. Questo è, a mio avviso, il peggiore esito del bipolarismo italiano: l’informazione, in Italia e in Sardegna, ha la stessa funzione degli striscioni delle tifoserie negli stadi: la partita (la politica) è un pretesto. Faccio ancora un esempio: mettiamo che io sia un giornalista siciliano e scopra che un importante editore siciliano si sia fatto costruire un importante edificio da un’impresa nota alla magistratura per essere in odore di mafia. Io cerco di fare uscire la notizia ma gli unici disponibili a pubblicarla sono quelli del gruppo concorrente a quello dell’editore costruttore. Risultato? Nessuno. Il pubblico iscriverà la notizia nella categoria dei colpi bassi della concorrenza. Viceversa, l’editore costruttore, se dopo qualche giorno dovesse pubblicare un servizio su di me giornalista, nel quale adombra che io sia, che so, un ubriacone frequentatore abituale di un locale frequentato da delinquenti, indurrebbe il mio pubblico a iscrivere la mia immagine nelle nebbie oscure e viscide della cronaca nera. Dopo di che, un uomo saggio, decide di non occuparsi più di lottizzazioni. Un uomo onesto, si incazza e se ne occupa di più. Ma è sempre un uomo che da solo può fare poco, perché nel nostro tempo non vincono gli uomini, ma i sistemi.
La conclusione è semplice: la partita dell’informazione in Sardegna dovrebbe essere considerata dalle forze politiche come fattore su cui fare o disfare alleanze. Invece viene drammaticamente ignorata. Eppure è una partita stategica: basta considerare che chi riesce a informare bene la metà più uno della popolazione che, grazie a Dio, cambia opinione da un’elezione all’altra, ha un’altissima probabilità di cambiare l’esito delle elezioni. Il Psd’az in questo senso ha una grande possibilità/opportunità. Speriamo sappia usarla.

15 Commenti

  • Francesco Nieddu

    I voti si spostano eccome.
    Sono i giornali che ne spostano pochi.
    Le televisioni molti di piu.
    Ma ci sarebbe da scriverci un trattato, e il blog non è il luogo adatto.

  • Massimiliano

    Se i voti non si spostano di un gran chè come ha fatto la lega nord a spostarli in suo favore in questi anni ?

  • Domenico M

    Se i soldi non fanno la felicità, diceva il saggio figuriamoci il non averli! Come si fa a sottovalutare il peso dei media? Se questi non spostano voti perchè si è deciso di chiudere i programmi rai? Mediaset nemmeno li fà cosi non corre questi pericoli. Se i giornali non spostano voti perchè in campagna elettorale si spendono fiumi di denaro per riempirli di immaginete personali? Alcuni riconoscenti ne spendono anche per ringraziare post-voto. Che Soru abbia perso le elezioni per diversi motivi è cosa risaputa. Sicuramente avere contro per 5 anni il gruppo Ugnone e Videolina non lo ha certo facilitato. Se i giornali non servono perchè il gruppo Zunk esalta ogni passo dell’attuale governatore? Mentre prima demonizzava ogni respiro del precedente? Dal PPR ai rifiuti di Napoli solo per citarne due. E delle cifre sulla sanità, apparsi in questi giorni, degli anni 2003-2008 facilmente confrontabili con quelli veri e certificati,cosa dire? Il suo discorso, egr. Paolo, è in parte condivisibile (come altre sue posizioni e proposte) ma non sminuiamo il potere di manipolare consensi dei giornali, sicuramente inferiore a quello delle tv ma anche loro contribuiscono. Se è vero che l’elettore cita “l’ha detto la tv” è anche vero che dice” l’ho letto sul giornale”. Con la simpatia di sempre.

  • A metà strada

    TUVIXEDDU
    Le mie perplessità riguardano il fatto che: pensare di risolvere “problemi complessi” con modalità estremamente semplicistiche può provocare danni, o meglio, può provocare il fallimento di questo procedimento di composizione al meglio che sembrava ben avviato.
    L’impressione che ho, dello stato attuale della vicenda Tuvixeddu, come del resto, è che la classe politica in generale, ritiene di aver fatto il possibile e che non vi sia nulla aggiungere, neanche in termini di studio delle problematiche.
    Ritiene che per il “privato” debba essere ”d’obbligo” accettare le proposte che ormai tutti conoscono perché l’alternativa sarebbe la rottura e il ritorno alle battaglie mediatiche e ideologiche.

    Personalmente non condivido l’approccio e lo trovo, come sempre, carente di generosità verso il beneficio pubblico. E’ come se, dopo gli articoli di stampa in cui tutti, ma proprio tutti, sono apparsi come vincitori, si sentissero, ora, tacitati e paghi e, quindi, smettessero di curare il problema, ammesso che l’avessero mai fatto.

    Paolo, abbiamo fiducia nella tua perseveranza: per favore continua a occupartene. Quel Parco serve non solo ai cagliaritani ma anche all’Isola.

  • Paolo Maninchedda

    Hai ragione, Mariga, su Tuvixeddu si litiga. Io sono in attesa. Ho fatto una proposta; il Consiglio regionale l’ha sostanzialmente accolta (con un sensibile passo in avanti del Pd, visto che per la prima volta ha accettato di trovare una soluzione per il Parco in Aula e non nelle stanze della Giunta). Adesso tutto è fermo. Io so perché, ma non serve dirlo, bisogna aspettare i fatti. Quando arriveranno, ne riparleremo. La convegnistica e la propaganda servono solo ad alzare un gran polverone, ma non a risolvere i problemi. Quando la polvere scenderà, allora riprenderà il vero scontro. Per adesso io rimango a dire quello che ho sempre detto: ormai per realizzare e per allargare il parco, come io voglio, serve una legge: la Giunta, da sola, per via amministrativa, non ce la fa. Ma il vero partito in campo non è quello che dice pedissequamente “basta attuare l’accordo di programma”, posizione tutta formale, ma quello che vuole che non si faccia nulla, posizione tutta sostanziale senza supporto formale, cioè che Tuvixeddu rimanga la sterpaglia che è. Tuttavia, in questo momento anche l’inerzia comporta delle responsabilità, le quali inevitabilmente rimbalzeranno in Aula e io sarò lì ad ascoltare proposte di soluzione che saranno sempre più onerose di quelle da me proposte. Aspettiamo. Aspettiamo di riprendere la discussione sulla questione morale e legale di questa Regione, allargando l’orizzonte e guardando carte vecchie e nuove. La politica sarda se ne avvantaggerà.

  • Sono d’accordo il 70-80% della popolazione vota i partiti che ha sempre votato il rimanente 20-30% vota agganciando il proprio voto alla sensazione che ha del risultato che ha dell’amministrazione in carica.
    Il risultato politico delle elezioni dipende da come vota il 20-30 % dell’elettorato(il più illuminato) e dagli accordi politici che i vari beneficiari del voto fanno prima delle elezioni.
    La ricetta per vincere quindi è governare bene e fare buoni accordi politici fin qui mi sembra che non ci sia niente di cui ci si debba lamentare.
    Il problema nasce quando all’interno di uno schieramento si litiga per interessi divergenti, vedi Tuvixeddu, che niente hanno a che fare con la maggioranza e ogni contendente vorrebbe che su questo la maggioranza decida o cambi le decisioni gia prese

  • Per Nanni e Paolo Maninchedda: In Corsica però nelle amministrative francesi i nazionalisti corsi hanno raggiunto il 28% circa.
    E se consideriamo i problemi di quell’indipendentismo, si nota con facilità che quì l’identitarismo non ha questo tipo di forza per presentarsi come alternativa al bipolarismo.
    I pochi chilometri che separano le due isole sembrano un abisso di diversità in termini politici e di percezione sociale.

    Quì la situazione è un cane che si morde la coda, l’informazione potrebbe essere un metodo per la conquista di una percentuale di elettorato (al di là di quella mossa abitualmente da clientele varie, bipolarismo e fiducia ideologica) ma è molto difficile trovare un sistema d’informazione a basso costo e di rapida diffusione in grado di contrastare gli operatori già esistenti nel settore.
    C’è internet, ma buona parte dei potenziali elettori in Sardegna o non accedono al web o comunque lo usano per altri scopi (informazione di altro genere, passatempo, ecc), oppure per seguire politicamente proprio quello che vogliono sentirsi dire e che li riporta al sistema bipolare italiano.
    Però è già molto che l’indipendentismo di molte sigle stia comprendendo l’utilità della comunicazione: Qualche anno fa ad esempio i nostri temi più ricorrenti online erano quelli di far capire l’importanza del modo di porsi. Fino al 2007 l’indipendentismo non si era mai posto seriamente il problema della credibilità e spesso scemava verso comparsate folkloriche. Oggi il problema è stato parzialmente risolto. La critica però è servita solo in funzione di pochi soggetti (prevalentemente verso IRS) che hanno modificato la loro comunicazione pubblica, ma non è sufficiente a raggiungere la massa che sta fuori questo cerchio. Ci sono anche una serie di ritardi culturali, politici e concettuali irrisolti che continuano a rallentarli.
    Una volta risolto questo, si potrà parlare dei temi reali di interesse sociale.

    Il Sardismo è un caso diverso, la sua credibilità non è stata inficiata da un problema di comunicazione (e di utopizzazione della causa) come quello dell’indipendentismo tout court, ma dalla stessa distruzione politica che i membri del passato del PSD’AZ hanno compiuto con le loro scelte politiche:
    Se chiedete in giro, vedrete che alcuni cittadini non vedono più alcun prestigio nel PSD’AZ ma lo vedono come “un luogo dentro il quale ognuno si fa i suoi affari e ci si vende al miglior offerente”.
    Sovvertire a livello di comunicazione questo deficit di credibilità può essere fatto, anche secondo me, come diceva Paolo Maninchedda a Free: Concentrandosi sui problemi reali, destinando più risorse ai fatti (il sociale) e meno alla propaganda (gruppi editoriali).

    Però potrebbe sorgere un’altro problema in partiti più piccoli come i nostri, e arrivo al punto: Se non c’è lo stesso un adeguato apparato di informazione, mi chiedo, come farebbe (per ipotesi) il PSD’AZ a spiegare alla Pubblica Opinione i buoni temi in cui avrebbe concorso a livello amministrativo?
    I meriti di quei fatti andrebbero altrove, macinati via dal solito calderone informativo.
    Non so se il PSD’AZ abbia in cantiere qualche progetto sulla comunicazione (come un periodico), ma se ne può parlare.

  • Francesco Nieddu

    Analisi come quella di free fanno ridere.
    Esprimersi con quelle tematiche fa capire che il problema non si è capito, ma non lo si vuole proprio capire.
    Azzeccata è l’analisi di Paolo. Soru ha fatto tutto da solo. Si è autosconfitto. Dopo gli anni del suo governo avrebbe vinto anche un carro a buoi che esprimeva dissenso nei confronti del “capo”.
    Comunque qui il tema è l’informazione, non la posizione di Soru e di chi gli dovrebbe ruotare intorno.
    Io personalmente credo che ne unione, ne nuova ne nessun altro giornale muovano voti. Il discorso è molto piu ampio e interessa sia l’imbarbarimento culturale che la televisione ha scientificamente procurato, sia (in Sardegna) la rete di pressioni clientelari che uccide ogni dibattito.
    Una nuova testata, a mio avviso è completamente inutile.
    Utili sono gli spazi di approfondimento sul Web, per chi sa usarli, perchè permettono l’interazione; per chi chi ha l’handicap di non saper usare internet il politico si deve adoperare per andarlo a trovare nelle piazze e spiegare (a parole semplici e comprensibili) perchè bisogna ancora avere fiducia nelle istituzioni, compito che vedo arduo.

  • Tonino Bussu

    I dibattiti televisivi forse riescono anche a spostare qualche voto, ma pochi comunque; riescono nvece, per la loro superficialità e per gli argomenti ormai quasi sempre monotematici, ad allontanare la gente dalla politica incoraggiando l’astensionismo e la sfiducia.
    Sono d’accordo che la partita dell’informazione sia da porre nelle trattative per le alleanze perchè chi è per un’informazione chiara, onesta e trasparente di conseguenza condurrà un’altrettanta chiara, onesta e trasparente azione politica.
    Ottima la risposta a Free.
    Tonino Bussu

  • “70-80% della popolazione vota come ha sempre votato?”

    Al secondo turno in Francia non ha votato il 50% degli elettori.
    Alle ultime elezioni Europee in Sardegna ha votato solo il 40% degli elettori nonostante i duopolio Unione-Nuova chiamassero i tifosi a sostenere la Calia o la Barracciu.
    In Sardegna siamo solo un milione e mezzo e all’immagine proposta da i “media” si associa la verifica quotidiana sul dire ed il fare.
    E’ giusto che non si rimanga soli nella ricerca della verità, anche gli uomini intelligenti al posto giusto fanno poco.
    E… abbiamo fin troppi saggi ,servono gli onesti

  • Paolo Maninchedda

    Egregio/a Free, ma perché non si firma? Di che cosa ha paura? Al di là di questo, usando i suoi stessi argomenti, potrei chiederLe conto delle scelte editoriali del gruppo Repubblica, ieri e oggi, appena temperate da qualche giornalista democratico. Oppure potrei chiederLe se, secondo Lei, io dovrei fare come ha fatto Soru, imitando Berlusconi, e comprarmi un giornale, anzi IL giornale del mio partito per poi ottenere la candidatura a Presidente? Per me, e questo era il senso dell’articolo, il problema non è l’Unione Sarda, che con me ha aperto un battaglia – non diversa da quella di Sardegna democratica – i cui esiti e risvolti si vedranno nel tempo, perché io sulla questione morale e legale non mollo e ho le carte per parlare, il problema è come raggiungere e informare i cittadini a costi bassi. Ma Lei e molti altri siete ancora lì a contestare l’esito elettorale, attribuendone la colpa non all’operato più che discutibile della precedente Giunta, ma a un complotto che non c’è stato. Ciò che dice Mannheimer spiega quanto minimo sia stato l’apporto dell’Unione nello spostare voti da Soru a Cappellacci. Hanno fatto certamente di più i soldi per il sociale mandati in economia, la presunta riforma della formazione professionale fatta sulla pelle dei lavoratori e non su quella dei saccheggiatori, le follie amministrative sanzionate da Tar e Consiglio di Stato, le follie di bilancio sanzionate dalla Corte costituzionale ecc. ecc. Quando, comunque, Lei e altri la finirete di contemplare l’occasione perduta e girerete di nuovo la testa verso il futuro, magari potrete scoprire che tra gli interlocutori ci siamo anche noi.

  • La cancrena peggiore è il rapporto di tipo mercantile fra il cittadino e la politica fortemente voluto ed alimentato da quest’ultima.
    Il duopolio Unione-Nuova credo non sposti neanche mezzo voto .Le notizie politiche vengono lette da una sparuta minoranza che ha ben radicata la propria opinione; la stragrande maggioranza legge le cronache locali, nere o rosa, le imprese calcistiche e quant’altro. Da valutare infine che le due testate non vendono più di 100.000 copie a voler largheggiare.
    Come fare informazione politica allora? Non certo nei salotti, neanche quelli televisivi. Forse il bar o su magasinu sono più utili, domanda e risposta sono immediati e non mediati, il raffronto serrato ed alla pari. Il PSD’AZ questo deve fare per far arrivare le sue proposte ed i suoi messaggi, per rompere la sudditanza che alimenta la teoria del bisogno sospeso che ha come imperativo categorico: mai saziare il bisogno.

  • Quando si fanno scelte strategiche, vedi accordo con il centro destra per le regionali, bisogna guardare a 360° e rendersi conto che pur godendo dei vantaggi per il sostegno del gruppo Zunk ci si rende anche complici di coloro che contribuiscono si alla vittoria elettorale ma anche a quel progetto sistematico di disinformazione che purtroppo da lungo tempo subiamo in Sardegna. Durante la legislatura Soru e durante la campagna elettorale andava tutto bene?

  • Sono d’accordo con le considerazioni, del resto lo stesso Vittorio Feltri (campione del populismo centro-berlusconiano) confermò come il suo pubblico fosse abitudinario: Il prodotto editoriale oggi viene sempre e comunque confezionato in base al target di soggetti che vogliono trovare conferme al loro sentire e/o rimanere appagati da quello che vogliono sentirsi dire.
    C’è anche una discreta fascia di lettori poi che il quotidiano lo usa solo per la cronaca locale e la rubrica sportiva…
    Però in Sardegna per battere il duopolio Nuova-Unione servirebbero capitali (opinione personale) per fondare un gruppo in grado di esporre qualità ma anche quantità rispetto ad un panorama su cui i due pilastri del centralismo informativo italiano hanno basi consolidate da anni. E non so chi potrebbe mai scommettere sinceramente in questa sfida e con tutti i rischi economici derivanti da un mercato (quello cartaceo) non facile.
    Allo stesso modo non vedo (purtroppo) partiti locali con la giusta organizzazione per creare un’alternativa simile.
    Tempo fa parlai anche con diversi indipendentisti della possibilità di avviare un piccolo progetto al riguardo e la risposta fu scontata ed eloquente: Ma se pubblichiamo dossier e verità nascoste, con quali soldi dopo ci paghiamo le cause giudiziarie che ci faranno?….

  • Cristian Ribichesu

    L’informazione e la bontà dell’operato che un politico o un partito vuole promuovere sono fondamentali per convincere la maggioranza della popolazione su chi debba “puntare” per una sana democrazia che si muova verso la soluzione dei problemi della comunità e il miglioramento delle condizioni di vita. A volte, la maggioranza del popolo, se male informata non compie la scelta migliore. Pilato chiese al popolo di giudicare chi dovesse liberare, il profeta Gesù o il ladro Barabba, e il popolo, fomentato contro Gesù e male informato, scelse Barabba. Ma Gramsci, Bobbio e anche il più recente Zagrebelsky, scrivono che sia importante informare per far vedere alle persone dove siano le azioni politiche migliori. Bisogna fare auto-critica e lavorare per promuovere la verità. Se nella televisione nazionale spesso si sono diramate notizie fasulle, come quelle riguardanti le “innovazioni” della “riforma” scolastica, è giusto da parte di chi è addentro al mondo della scuola informare gli altri su tali menzogne. Poi, non sono pochi i casi in cui pochi, all’interno di una maggioranza, conquistata appunto con la falsità delle informazioni, utilizzano tutte le altre persone per portare avanti interessi sempre più personalistici. E questa è una critica che ognuno deve rivolgere a sè stesso. L’informazione della verità è tutto.

Invia un commento