Elezioni e sviluppo

30 maggio 2011 23:2745 commentiViews: 17

171La fine politica di Berlusconi è un bene per l’Italia; lo sarà ancor di più nella misura in cui verrà bloccato il meccanismo del federalismo fiscale e del federalismo municipale.
Con Berlusconi precipitano in una crisi che pare irreversibile i falchi del Pdl, i Comincioli, Verdini, i Gasparri, i La Russa, e in Sardegna i loro omologhi. Il qualunquismo, l’affarismo e il razzismo hanno perso. Adesso il mondo riformista moderato italiano ha una grande occasione per ridefinirsi indipendentemente da un’azienda e da un miliardario. Anche il centrismo dell’Udc si troverà sbilanciato dall’assenza di Berlusconi e dovrà dare un connotato più programamtico che di posizione al suo operare.
L’indipendentismo sardo ha una grande occasione: stimolare questo sistema caotico a pronunciarsi per una riforma verso il federalismo associativo (con sovranità diverse che appunto si associano) e contro il federalsimo devolutivo di matrice leghista.

I risultati delle elezioni amministrative in Sardegna dicono ciò che io vado dicendo dai tempi dell’indagine sull’eolico: occorre andare a nuove elezioni, non solo a livello nazionale, ma anche regionale. Il quadro sociale, economico e politico è sideralmente lontano da quello del febbraio 2009. Il Psd’az ha un’occasione storica di elaborare una proposta di governo tutta incardinata sulla Sardegna. Una proposta che abbiamo chiamato “sovranista”, cioè collocata un passo avanti rispetto all’autonomismo, e un passo indietro rispetto al pieno indipendentismo, che resta l’obiettivo da raggiungere in un quadro di vero federalismo europeo. Una proposta che guida la transizione e che deve incardinarsi su un terremoto del sistema bipartitico italiano nella nostra terra, che noi continuiamo a provocare con l’immagine del “Partito dei sardi”, cioè di una coalizione coesa come un partito e costruita interamente su una visione avanzata della Sardegna, della sua sovranità e del suo sviluppo, fondati sulla responsabilità dei sardi che vogliono e sanno fare.
L’unica grande perplessità che  ho su un turno elettorale immediato è la gravissima situazione economica e finanziaria. Io vedo una serie di interventi urgenti prima delle urne:
1) riformare la struttura della spesa della Regione. Non è possibile continuare a avere 6,3 miliardi di spese correnti e solo 820 milioni di investimenti. E anche ammettendo che dentro i 6,3 miliardi ci siano quote per gli investimenti mascherate da spese correnti, il rapporto resta incredibilmente sbilanciato, specie per una regione come la Sardegna che ha un bisogno vitale di aumentare il volume del proprio Pil, cioè della propria ricchezza. Bisogna liberare ogni anno almeno 500 milioni di investimenti.
2) tagliare la spesa sanitaria di almeno 300 milioni di euro e riportarla ai valori del dicembre 2009, cioè 2,9 miliardi di euro, e tenerla ferma lì, impedendole di consumare ulteriormente le entrate fiscali della Regione.
3) intervenire subito per salvare dal tracollo il sistema ovi caprino (produttori e cooperative) della Sardegna;
4) eliminare tutte le vecchie autorizzazioni di spesa in itinere, ricavare una dote finanziaria per coprire l’indebitamento delle partecipate e di Abbanoa per poi chiuderle (fatte salve le maestranze) o esser certi che siano in equilibrio finanziario;
5) eliminare tutti i bandi di settore  e tutti i bandi centralizzati in regione per trasformarli in bandi territoriali calibrati sulla dimensione e l’attività delle aziende nei diversi territori;
6) mettere in sicurezza con un welfare specifico il settore della scuola.
Ovviamente non è pensabile che questa way out sia costruita dall’attuale maggioranza. Occorre un’intesa istituzionale e una data.

Tags:

45 Commenti

  • Giovanni Mascia

    Pasquino, concordo su buona parte di quello che ha scritto, e la saluto cordialmente.

  • Un giovane

    Vorrei chiarire un passaggio: la spesa sulla sanità può essere anche diminuita. Purché resti alla sanità e non alla farmacia per intenderci.

  • Bene, tottu sa zente ki si keret semper in cada loku, Kussizu Natzionale in primis, it’est fravikande? Segreteria e direttivu natzionale a itte bi suni? No appo galu lettu su ki at nau su segretariu Colli supra sa proposta tua. Ma non credo ki potad narrer solu ki nono! Tenet un’ateru prozettu? Lu voket a campu, b’est in cue po custu. Mi paret primidivu a iscontzare su prozettu ki tenimus, e ki naskit dae su Congressu, ma in tempos de currer, tocat a ispinnicare sas ancas. Si bisonzat s’aperzat un’ateru sucru a comintzare dae sos rinnovos de sos direttivos de sos distrettos.
    salude e libertade

  • Paolo Maninchedda

    Sono d’accordo con te, Giulio. Ma costruire un’alternativa credibile necessita di lavoro, non di immobilismo.

  • Mi paret ki a essire dae sa junta tantu po… kene prozettu politicu, servat solu a su PD! Cambiat carki cosa po sos sardistas, o po sos sardos? Po mene est peus puru| O prozettu novu o nudda.
    Salude e libertade

  • Gianni Canu

    Paradossalmente oggi il Psd’az ha lo stesso ruolo che ha la lega e i cosí detti “responsabili in italia, potrebbe staccare la spina come si dice e invece tentenna aggrapandosi sugli specchi.
    Il psd’az si prenda la responsabilità di mandare a casa il governo regionale per cercare di frenare la completa capitolazione della nostra terra.
    In sardegna oggi politicamente esistono tre fronti, uno di destra e sinistra unionista, psdaz e fuoriusciti federalisti e gli indipendentisti.
    Non sta bene la Sardegna, o i sardisti si schierano apertamente con gli indipendentisti o si continuerà il massacro dei sardi e la responsabilità storica sarà vostra.
    Adesso per favore non uscitemene con la solita battuta che noi indipendentisti siamo divisi, il percorso forse ma non il fine!
    Forse per il popolo sardo è più deleterio che un partito sardista stia con un piede su due scarpe perchè di mezzo c’è un mare.

  • Mascia, io non l’ho invitata ad annusare l’aria, anzi. Mi fa piacere che si capisca chi sta con chi. Io non sto con la destra di plastica, che anziché un drappo ci ha messo la faccia e le balle di Berlusconi, tantio che anche la destra vera si vergogna. Se anche Soru avesse sbagliato con quel milione, sono sicuro che sia stato per un risultato non personale, se mi sbaglio non mi resta che affidarmi nuovamente al magistrato. Lei si scandalizza per i manifesti con i cumuli di monnezza, capisco che si preferisca non vedere e soprattutto non far vedere. Ma il problema non sono i manifesti, è che quella é spesso la realtà. Per una volta io invece ho apprezzato che si proponesse quello che talvolta siamo, si faccia un giro lungo le strade, le campagne, i fiumi. Sarebbe meglio trovare più messaggi che muovano all’indignazione e soprattutto alla reazione. Sa cosa ho fatto io quando ho visto quei manifesti? Sono andato al mio paese, ho fotografato i cumuli di monnezza lungo il fiume e ho portato le foto alla Forestale, poi ho partecipato a una giornata di raccolta dei rifiuti e poi, da allora, ho l’occhio allenato all’indignazione e alla reazione. Ho iniziato ad essere un maniaco delle cinture di sicurezza e dei seggiolini per i bambini quando ho visto le pubblicità straniere sugli esiti degli incidenti, crude, pulp, col sangue e le ossa rotte e senza sorrisini e testimonial inutili come invece fanno in Italia. E francamente mi sono stancato di questa Sardegna autoreferenziale che si premia e si autopromuove continuamente, quando non ci calcola ormai più nessuno, e pubblicizza se stessa a uso e consumo dei soli sardi con vagonate di soldi a giornali sardi e tv private solo sarde. Basta, mi ricordano solo uno zio che abbiamo avuto tutti, quello con la faccia furba che ti porta il suo vino e dice “atteru che cussu de cantina e de buttega” e quando lo bevi fa cagare in tutti i sensi, e la sua grappa deve essere la più alcolica di tutte sennò “est abba ‘e funtana”. Che palle. La chiudo qui, peraltro non serve a nessuno la polemica su un milione di euro di fronte all’attuale bottega di milioni e milioni. La saluto e arrivederci in Sardegna.

  • Colpo Grosso

    Se la politica è ridotta al gioco delle parti e delle poltrone, la forza dei giovani potrebbe paradossalmente essere quella di non aver ancora imparato “come funziona la politica”: ingenuità al potere?

  • Di fronte a destra e sinistra messi sopra una torre io non ho da fare una scelta. Butto giù entrambi. Questo il messaggio da spiegare, con pazienza e fiducia, ai cittadini Sardi ed anche al Sig. Deliperi. Per rompere la dipendenza! Altrimenti…

  • Angelo Piras

    Leggendo con attenzione l’analisi sull’ultima tornata elettorale di Paolo e altri interessanti interventi come quello di Giovanni Porcu e tanti altri ho l’impressione che nelle nostre coscienze stia maturando un nuovo modo di vivere la politica. Non già come luogo di malaugurate e torbide logiche intrise di potere e clientele che per anni hanno invaso la politica, ma come voglia di essere partecipi e protagonisti di un futuro che deve poter dare speranza.
    L’arroganza e il giustizialismo non possono essere le linee direttrici. Se davvero vogliamo creare le basi affinché il nostro progetto sovranista per l’indipendenza si realizzi e necessario come diceva qualcuno “aprire porte e finestre” e cambiare l’aria. Fare in modo che entri la freschezza giovanile con tutta la sua carica e la sua potenza, saper proporre un nuovo modello sociale, superare le logiche assistenzialiste per proporsi come autentica forza innovativa e produttiva.Creare momenti di incontro con tutti i movimenti indipendentisti e promuovere dibattito franco e costruttivo. Per ritrovarci in un partito – movimento che deve essere il luogo di progettualità e sintesi politica. E poi…………dialogare con chi condivide le nostre idee.
    Forza paris

  • Mario Pudhu

    Pro Mario Carboni (e no solu)
    Caru Mario, peruna sovranidade si proponet e ne si otenet, ca custa est cosa chi faghent sos pedidores o sos pistadores de abba. Semus chistionendhe de una natzione chentza un’istadu e guvernu cosa sua, disconnota, dominada, istrassiada, incaminada a passos longos a iscumpàrrere che zente impestada, fora e atesu de su territóriu de s’istadu colonizadore, cun su solu, veru e mannu bisonzu de s’illibberare. E sa sovranidade est cosa chi si tenet de diritu e chi si pràtigat, est sa natzione/pópulu chi si la leat e la pràtigat ca est cosa sua.
    Totu s’àteru est zogu servo/padrone. E solu lemúsina candho a sos dominadores lis avassat tempus e cosa (pagu bene, lis serbit fintzas su sàmbene de sos anémicos!).
    E no b’at cosa peus de «una proposta di nuovo statuto» ca est a nos cundennare a iscríere àteros sessant’annos de cahier de doléance, a cúrrere ifatu de su bentu po aciapai musca. Est a nos cundennare a istare ifatu de chie mancu ischit chie semus ne inue e ne comente istamus. Cosa de inghiriagrastos, sardus iscallaus, bonos solu a fàghere carriera pro contighedhos personales de segamigasu, imbrogliones púbbricos e bene pagados, parassitas mandrones de su pópulu nostru fatos a votos a leada in ziru e infàmia de sa demogratzia.
    Su chi depimus fàghere est de istudiare, pro chie tenet responsabbilidade istitutzionale, cale est su bucu prus mannu de tupare prus impresse in custa barca afunghendhe. E mi paret chi Maninchedda tenzat ideas craras ca ischit bene inue pònnere sa manu e s’ímpidu zustu e s’ànimu bonu.
    Ma su de fàghere est de andhare a s’ala zusta, torrare issegus dae s’isperevundhu! Totu s’àteru de fàghere coment’e zente est a pessare e impresse puru a una VERA ASSEMBLEA COSTITUENTE DE SA NATZIONE SARDA, foras si no contras a s’ingranàgiu de su domíniu chi est sa RAS, si sos drommidos de s’indipendhentismu ndhe la finint de zogare a vita mea mors tua comente ant imparadu de sos partidos de sa dipendhéntzia. Si Sardos onestos e cun sentidu de istima pro sa zente e terra nostra avertint chi a èssere zente no est a èssere bestiàmine chentza responsabbilidade e ne dignidade. A sos Sardos nos tocat in prenu totu su gàrrigu de sa responsabbilidade de nos guvernare in libbertade, ca a èssere zente, sempre e totue, est custu. S’àteru est solu a noche sighire a betare a s’isperevundu. S’àteru est solu trampa, ingannu, auto o etero pagu importat. Cosas de Trampasusole, cun totu chi su Sole est mannu e gai craru chi intzegat puru. Si no semus nàschidos tzegos o gherramus pro istare tzegos. O fintzas solu a ogros serrados. E mancari peus puru.

  • il sig. Nino non si preoccupi di quel che posso aver capito io. Si preoccupi – se è appartenente al P.S.d’Az. – di quello che possono capire (e, eventualmente, accettare) gli elettori sardi. Anche Fantola faceva “sofismi” sulla sua “distanza” da Berlusconi. Il risultato s’è visto.

  • Giovanni Mascia

    Proviamo, egr. Pasquino, a non scomodare la magistratura; immaginiamo cioè non ci sia stato il procedimento contro Soru e ragioniamo in generale.
    E’ vero o no che con gli affidamenti diretti per cose non urgenti si sottraggono soldi al pubblico erario, quelli dei ribassi d’asta? Si, naturalmente, ne converrà. Mi dica Lei, allora, come dobbiamo interpretare la proposta di Soru di assegnare direttamente un milione per fare dei cartelloni con immagini di mucchi di immondizia. Il mio parere lo conosce già, e non ammette attenuanti (tipo leggerezza, non conosceva le procedure, ecc.), inammissibili per il ruolo di amministratore di risorse pubbliche.
    Janas è ben entro la fascia di inedificabilità valida per i comuni mortali, quelli che non vanno a ricercare “intese” ma pretendono norme chiare, oggettive, valide per tutti, e non rimandabili alla discrezionalità; non, quindi, per pochi unti del Signore, quelli che riescono a “intendersi” con la Giunta regionale.
    Spero poi che ricordi le dichiarazioni del Nostro dopo la prima bocciatura del bilancio da parte della Corte dei Conti: berlusconianamente, paventò un complotto della magistratura nei suoi confronti.
    Ripeto, inoltre, che anche se i Suoi “fatti” (che andrebbero meglio precisati e circostanziati per essere tali) fossero veri (come potrebbe essere), la mia scelta fu contro la destra falsa e ipocrita, quella ammantata da un drappo rosso.
    Infine, ammetto un mio preciso limite e difetto: non annuso l’aria, nè guardo dove spira, prima di prendere posizione.

  • Caro Gianni Mascia dimentica un villaggio turistico in quel di Budoni.
    Communque io penso che Paolo, per il bene della Sardegna, ora debba lottare per le riforme, e per cercare di salvarci da questo momento.
    Per ora il nostro alleato e Cappellacci lavoriammo con lui poi si vedrà.
    Le poltrone che va cercando il sig. Mario Bruno possono attendere.

  • Mascia, sa che mi trovo a disagio a dibattere con chi si sostituisce alla magistratura? Segnalo solo che ancora su Arbatax è male informato: peraltro, è notorio che l’imprenditore di cui lei parla non era affatto contento della gestione Soru ed è stato un grande vostro elettore; l’Intesa non è una concessione che fa Soru, è un’Intesa, appunto, tra più (più di 2 sicuramente) soggetti pubblici e privati (e, si spera, non come con Verdini e Carboni a Suelli); sono gli attuali amministratori comunali e regionali che hanno dato l’ok all’aumento delle volumetrie dopo che Soru e Puc le avevano diminuite; in più, dato geografico, il progetto Janas è MOLTO lontano dal mare, che nemmeno si vede, è dentro una depressione. Altra leggenda è quella della magistratura contabile: uno slogan come quello di tutti i ricorsi che Soru avrebbe perso (poi puntualmente vinti). È la scoria non degradabile rimasta dopo l’aspersione di calunnie e veleno. I fatti che dovrei documentare li ha davanti agli occhi, e questo sito li ha documentati più volte: le lottizzazioni in 3 giorni a Olbia sono state fatte, che documenti vuole? Il polo nautico di Arbatax, nonostante i 30 milioni (veri) allocati dalla giunta Soru, affossato a vantaggio di Olbia, è un fatto. I milioni lievitati a favore della sanità privata e spesa farmaceutica sono un dato. Gli incontri segreti con Carboni e Verdini in culo alla Sardegna ci sono stati, col tentativo goffo poi di fare il Presidente Verde (che dichiara di ridurre del 50% l’energia da carbone e poi dà l’ok a 2 centrali nuove a carbone). Il tentativo di acquistare i palazzi di Zuncheddu è un fatto, per ora scongiurato ma di nuovo in campo attraverso società partecipate della Regione…
    Quello che mi conforta è che siete rimasti in pochi a pensare che sia migliore questa pagina politica della precedente. Pochi. Non lo sente nell’aria? Fantola lo ha sentito!

  • Giovanni Mascia

    Egr. Pasquino (mi dica l’Amministratore del sito se è il caso che la discussione prosegua qui, o meglio in privato), sulla sentenza della magistratura mi sono già espresso: Ribadisco e sintetizzo che, acclarato che la trattativa privata è ammessa per grandi importi solo per motivi indifferibili e urgenti, in quel caso l’affidamento è stato illegale.
    L’urgenza addotta da Soru era che occorreva dare buona immagine della Sardegna in concomitanza con la stagione turistica. Solo che la delibera era del 27 luglio; poteva Saatchi predisporre la campagna in così poco tempo da poter essere fruibile nella rimanente stessa stagione estiva? E’ ovviamente impossibile, a meno che il prodotto non fosse già pronto (ma questo costituirebbe un’aggravante).
    Se quindi Soru è stato assolto perchè essendo lui un politico non aveva competenza in procedure di gara, resta la sua grave responsabilità, che lo rende(va) inadatto a gestire la cosa pubblica, nel non sapere che la norma è che non si devono proporre affidamenti diretti, salvo chiarissime eccezioni.
    E’ una precisa responsabilità, anche morale, perchè non deve accadere che un pubblico amministratore ignori queste cose.
    L’altro fatto citato è che Soru ha concesso a un imprenditore nonchè banchiere qualcosa come 150.000 mc in deroga al PPR in quel paradiso che è Capo Bellavista, in Arbatax, a ridosso del mare (si può trovsre la delibera nel sito della Regione).
    Questo perchè il PPR voluto da Soru predica la salvaguardia integrale delle coste, senza se e senza ma, salvo laddove si perviene ad un accordo tra la giunta regionale e il costruttore. Vero trampolino di lancio per le cementificazioni, una volta che si raggiunge l'”accordo”.
    Valuti inoltre che Soru forse ha battuto i record di bocciature dalla magistratura contabile ed amministrativa, nella sua carriera da presidente della regione.
    Se poi gli altri si distinguono in malefatte (e qua tiri fuori Lei un pò di dati, oltre che opinioni), ciò non impedisce di scegliere, al momento del voto, il meno peggio.
    Così feci a suo tempo, appoggiando chi volle contrastare il “sorismo”, dopo averlo concretamente sperimentato, al termine della favola di “Progetto Sardegna”.

  • Gentile Mascia, mi pare che lei non riporti solo fatti. O meglio, riporta un solo fatto e molte opinioni. Il fatto sarebbe il milione di euro per una campagna pubblicitaria senza gara, su cui peraltro si è già pronunciata la magistratura. Le pare molto? La reinvito ad andare a verificare quanto e cosa si sta dando di questi tempi, e tra il 1999 e il 2004, senza gara. Il fatto positivo, comunque, mi pare sia che le accuse antiSoru si stanno man mano elidendo per progressivo accertamento della verità, per corsi e ricorsi storici e perché non funziona più tanto la propulsione ammazzacristiani di certi centri di potere e danaro, tipo quelli legati in vario modo all’Unione. Soprattutto, pure gli alleati-nemici di Soru si sono accorti di quanto abbiano fatto male ad avvelenare i pozzi.
    Maninchedda è di altra pasta, a suo tempo ebbe motivi politici e personali per schierarsi contro Soru, ma oggi, è evidente, tocca con mano, e lo dice, quanto sia inutile questa stantìa menata antisoriana. Non è un caso, vista la dotazione cerebrale non comune del professore. Ci pensi.
    Saluti.

  • Chapeau!

  • Ora a Cagliari sarà possibile verificare l’onestà intellettuale del popolo definito (all’italiana) di sinistra.
    Sarà possibile comprendere se nella mente delle persone che governeranno Cagliari varrà il concetto secondo cui “tutto ciò che dice Roma (Vendola-Bersani) è verbo”.
    Non ostante la propagandata regionalizzazione del PD.
    A Cagliari si nutrono forti aspettative ma senza facili illusioni.
    Vedremo anche come il fervido ambiente ecologista nudo e puro riuscirà a coniugare salvaguardia con sviluppo.
    Capiamoci: se programmaticamente la sinistra di Zedda dovesse soddisfare anche alcune delle istanze del PSdAz (servitù militari, trasporti, fronte del porto) non sarebbe sconveniente collaborare o addirittura transitare dalla minoranza alla maggioranza.

  • Stefano De Candia

    Io continuo a non capire come chi ha incarichi istituzionali di rilievo, i consiglieri regionali in primis, e chi ha incarichi operativi di partito, la segreteria e la presidenza, non abbiano ancora imparato la lezione non tanto sul berlusconismo o su chi sia Berlusconi ecc ma su cosa ci conviene, e quindi ai sardi, come partito.
    Abbiamo fatto un congresso dove dicevamo chiaramente che saremmo andati dove ci conveniva o comunque dove ci avrebbero garantito appoggio alle nostre idee e invece alle precedenti amministrative abbiamo sposato in toto il cdx e così pure alle ultime con l’unico risultato di esserne usciti con le ossa rotte e con una prognosi riservata…
    La domanda è sempre la stessa, perchè è stato fatto questo scempio, perchè pur potendo ben sapere come sarebbero andate le cose abbiamo condiviso personaggi, come Nizzi, impresentabili o palesemente perdenti, perchè abbiamo accettato di vedere umiliato il partito, come a Sassari dove il candidato sindaco è anche il presidente del partito ed è stato doppiato al primo turno, o perchè continuiamo a vedere i problemi, Paolo Maninchedda li ha espressi bene nel suo articolo, ma poi non siamo mai concludenti con l’analisi…
    Il fatto è che solo dire che cosa non và bene e poi continuare ad agire nei fatti affinchè nulla cambi è poco chiaro come atteggiamento.
    I massimi sistemi li lascerei ad altri io sarei contento di avere le risposte alle domande che ho fatto, sapere perchè a Cagliari abbiamo deciso di andare con Fantola e non da soli o con gli altri indipendentisti, avviando magari finalmente una seria e chiara definizione di punti comuni e rispetto reciproco.
    Finchè continueremo a stare dietro a massimi sistemi non saremo credibili e non attireremo nessuno dobbiamo cambiare rotta e uomini al potere.
    Mi fà sorridere la posizione dei Rossomori che hanno di fatto preso poche briciole e qualcuno le fà diventare pagnotte e adesso parlano di futuro da vedere assieme… io sono molto critico con la presidenza e la segreteria del partito ma non me ne sono andato sono rimasto a lottare e sperare di far cambiare le cose e invece voi Rossomori avete indebolito la possibilità di cambiamento solo perchè, come la dirigenza che contestavate, volevate il potere e decidere solo voi, i nomi ce li ricordiamo bene e anche ciò che hanno fatto, la democrazia interna per loro non è prevista, se perdono vanno via… bene questa non la mia idea di partito e lo dico da chi è spesso in minoranza e con sommo dispiacere degli attuali vertici resisto come come altri e spero di poter cambiare le cose…
    Mi auguro che Paolo possa portare in congresso una mozione che possa aggregare e fare della trasparenza e condivisione la stella polare ma aspetto ancora i fatti e cioè le prese di posizione forti in contrasto con chi ha avuto la responsabilità delle ultime disfatte.

  • Caro Paolo,

    Leggendo questo articolo mi verrebbe da pensare che il Psd’Az stia cercando una via d’uscita all’alleanza con il PDL in Regione, e che si stia organizzando per passare di nuovo dalla parte di chi potenzialmente potrebbe tornare a governare. Ma da quando Soru e’ stato spodestato, ho iniziato a seguire il suo sito con assiduita’ per cercare di capire cosa era accaduto e per quale motivo. Adesso posso dire di aver percepito il messaggio che cerca di divulgare e riconosco ed approvo le tue ragioni.

    Saluti

  • Giovanni Porcu

    Vi è un dato ineccepibile da salutare con sicura soddisfazione rispetto alle elezioni amministrative appena trascorse. Che vi è una generale ribellione contro Berlusconi e il Berlusconismo mutuata dalla , mi auguro definitiva, ( il dubbio mi sia consentito vista la capacità del personaggio di risorgere dalle proprie ceneri già dimostrata ) presa di coscienza che il modello di società che questi ha imposto ha portato all’impoverimento economico e morale dell’Italia . Con punte drammatiche in Sardegna dove l’illusione di un liberismo proclamato , poi mai applicato nella sua migliore accezione , stà producendo un deserto sociale di proporzioni vastissime .
    Vi è chi , come Paolo Maninchedda e pochi altri , denuncia questo stato di cose con estrema cognizione di causa astraendosi dal becero gioco delle parti proponendo anche valide soluzioni ( in particolare condivido la soluzione “ intesa istituzionale” per affrontare alcune grandi emergenze ) . Posto che –oggi – il PSDAZ potrebbe essere l’unico partito che ha la possibilità di porsi a capo di una forte azione di aggressione al sistema bipartitico che tanti danni ha provocato – con una altrettanto forte azione di aggregazione di quanti – e non sono pochi – dimostrano avversione verso questo sistema – desta forti perplessità sia il prolungamento dell’esperienza con questo Governo Regionale ( senza una vera verifica programmatica ) quanto la mancata presa di coscienza sulla necessità di aggiornare velocemente l’azione politica del partito ad evitare che si ripetano errori gravissimi commessi anche in questa tornata elettorale – a favorire come dice Mario Carboni l’apertura di porte e finestre – a finirla con l’imbroglio congressuale delle “ mani libere “ che porta ognuno a gestirsi il proprio cantone secondo logiche aberranti – a finirla di autocelebrarsi come fa qualcuno anche in questo blog prendendo atto che nelle città il PSDAZ stenta a radicarsi e fa onorevole testimonianza – a prendere atto che – forse – esperienze come quelle di Dorgali da ultimo ma anche di Macomer, di Posada , ( molto sommessamente di Irgoli ) prima per citare quelle a me più vicine qualcosa possono e debbono insegnare – a smetterla con la smania di indicare i buoni e i cattivi sardisti a seconda della loro “ simpatia “ verso la destra o la sinistra che rimane un fatto culturale e di formazione di ognuno di noi secondo schemi che non ci appartengono ma con cui siamo cresciuti per statuire definitivamente che il nostro essere sardisti ci porta ad essere prima di tutto gli unici e strenui difensori degli interessi nazionali del popolo sardo – ad individuare con urgenza una forte e condivisa leadership che autorevolmente possa guidare questo processo. La nostra capacità di riformarci e di cogliere in tempi brevi le istanze della società è direttamente proporzionale alla possibilità di guidare il progetto di sovranità verso l’indipendenza della Sardegna .

  • Parlare di “governo con Berlusconi”, di “responsabilità di governo insieme a quel Berlusconi” ed asserire “io non ho parlato di destra e sinistra” è semplicemente un sofisma. Il Sig. Deliperi pare però abbia capito il ruolo di incursore del PSD’Az e a destra e a sinistra.Tanto basta. Certo è compito del PSD’Az spiegarlo agli elettori. Che sono intelligenti!

  • Mario Carboni

    Il PSd’Az nel congresso di Alghero ha chiarito benissimo il suo punto di vista rispetto ai partiti italiani ed alle alleanze, rompendo col conformismo a sinistra e chiarendo che uno analogo a destra non era accettabile. Leggere le tesi approvate quasi all’unanimità nel giugno del 1997 può essere utile per la memoria dei vecchi sardisti come per i nuovi.
    Per quanto riguarda la tesi sovranista intermedia fra autonomia e indipendenza credo che al di là dei termini e dei nominalismi la questione da porre è quella dei contenuti della sovranità da proporre e da ottenere. Cosa meglio di una proposta di nuovo statuto può far capire ai sardi ciò che si vuole in tutti i campi?
    Del resto sono sempre state sardiste le proposte statutarie, che poi hanno seguito proprie strade dato che per avviarne l’attuazione bisogna concordare anche con altri e ottenere un grande consenso natzionale sardo.
    Oggi che nessuno vede luce all’orizzonte, il PSd’Az potrebbe, come storicamente è suo ruolo e capacità, indicare la strada, e per questo riconquistare l’egemonia politica e culturale che le è propria. Adesso alle porte sono le elezioni parlamentari e regionali, in tempi imprevedibili data la situazione che tutti percepiscono d’instabilità, di cambiamento, di cresità di nuoivi movimenti.
    Nuovo statuto significa vero federalismo, federalismo politico innanzi tutto, dal quale poi può derivare anche quello istituzionale e sopratutto fiscale.
    Federalismo perr la Natzione sarda, con lingua sarda nelle scuole e con fiscalità di vantaggio per abbattere le diseconomie insulari e storiche, non come una gentile elargizione dal centro colonialista romano e padano, ma come autodecisione fiscale dovuta alla competenza fiscale primaria dettata nello statuto di sovranità.
    Certo anche altre sono le questioni, ma andrebbero viste in un insieme, riconosciuto anche internazionalmente come ingresso della Sardegna da socia dell’UE e non come uno spuntino portato a Bruxelles nelle valige diplomatiche italiane.
    Molte altre cose sarebbero da dire, i sardisti TUTTI potrebbero discuterne e prepararsi alle prossime alleanze e battaglie… basta aprire finestre e porte…

  • Cipudda Buddia a friscu

    Professore, è tempo che lei si faccia avanti e prenda in mano la segreteria del Partito. Prima che decine di sezioni e gruppi buttino la tessera, stanchi di vedere i Casu, i Solinas, i Fenu candidati per un pugno di voti senza che abbiano una storia e una vita da sardisti.
    Stanchi di questo accordo con il PDL che non funziona ,i Rossomori hanno più voti del PSD’AZ. Il PSD’AZ sta scomparendo, non c’è struttura, non ci sono giovani, solo vecchi militanti; è la fine.

  • Mario Pudhu

    At a èssere su servilismu su chi serbit a sos Sardos? At a èssere sa caridade PELOSA de sos políticos italianos (amici!) su chi serbit a sos Sardos? At a èssere a istare cuados/irmentigados in su caentedhu de carchi busachedha de s’Itàlia su chi serbit a sos Sardos? Depet èssere chi nois no zughimus mancu ogros (e no naro àteru de zenia fisica e peus puru culturale e morale). E donzi die chi che colat istérridos a tapeto pro totu sos partidos italianos chi si che presentant (e no ca no faghent diferéntzia destra/sinistra ma ca una cosa e àtera, e si no est craru bi ponimus su centru, ma fintzas su de suta, su de subra, su de dainanti e su de palas, ma ca TOTUGANTOS FAGHENT sa dipendhéntzia nostra), donzi die chi che colat at a èssere sempre un’àtera die pérdida pro su chi bisonzat a nois. Un’àtera die ifatu de su bentu. Un’àtera die pistamentu de abba e incancrenimentu de sos bisonzos nostros.
    Si nois no resessimus a fàghere a cantos sos partidos italianos, in Sardigna no at a cambiare mai nudha si no su chi nos irbàrriant a subra cun totu s’arga e sas argas (de muntonarzu puru) chi nos sighit a pònnere a tapeto de catigare. Cheret nàrrere chi sos ‘indipendhentistas’ nos semus postos in su matessi pianu de sa dipendhéntzia, a fàghere su zogu chi podent bínchere cantu cherent e fintzas a candho cherent sas fortzas de un’istadu istranzu e nemigu.
    Tocat chi sos Sardos (e chentza perunu “orgoglio” de raba ca intantu s’orgógliu no est sentidu bonu) imparemus a crere e isperare in nois etotu: Sursum corda, Sardos! Ca che zughimus su morale e fintzas sa morale suta de pes. Ma tenimus bisonzu de ainas chi faghent nàschere sa fide in nois etotu, unu sentidu de demogratzia si demogratzia cheret nàrrere A = B e B = A; unu sentidu de libbertade = responsabbilidade e no unu sentidu de inútile pazosia o de abbatimentu chi cundennat a isperare in àtere.
    Pro fàghere custu tocat de ischire, de cumprèndhere, de istudiare, de prozetare, de fàghere. Fàghere su possíbbile, ma fàghere, ca custu est sa responsabbilidade. Su problema veru est comente faghimus in pràtiga s’indipendhéntzia, si no che cherimus afungare male e peus de comente semus. Possíbbile chi no si cumprendhat chi tenimus bisonzu de una boghe, de unu giornale o ràdio o carchi cosa de gai chi potat faedhare a totu sos Sardos? Sighimus a pesare una zoventude in manos de totu sos bentos, istranza e disadatada? Cale ideale e male e peus cumportamentu pràtigu coltivamus in d-una zoventude cun sa sola prospetiva de iscumpàrrere? Cale ideale de libbertade/responsabbilidade coltivamus in zòvanos e pagu zòvanos? Possíbbile chi no si cumprendhat chi totu su ‘mundhu’ indipendhentista, si apenas de sale in conca zughimus, tenimus bisonzu nessi de unu cordinamentu operativu ordinàriu e a sa sighida pro chistionare, informare, formare, prozetare, organizare e a donzi modu fàghere fortza paris, fàghere nàschere un’orientamentu de responsabbilidade de sos Sardos? Su Partidu de sos Sardos (e paret chi no semus bonos mancu a ndhe nàrrere su númene cun sa limba nostra!), si no est su chi si depet própriu cussiderare unu partidu, podet èssere però una fortza chi faghet pesare in manera forte su pesu sou a calesisiat magioràntzia chi si formet in Sardigna de idea italianista, pro resèssere a cambiare nessi carchi cosa de assolutamente importante in su giogu de sa dipendhéntzia. Possíbbile chi su PSd’A no cumprendhat chi si no zogat unu ruolu nou, cussu de serbire a s’indipendhéntzia de sa natzione sarda, at a sighire a campare, mancari àteros norant’annos chentza birgonza e chentza glória, andhendhe a ue lu cramant, che unu pesu mortu candho in gàrrigu de sa sinistra e candho in gàrrigu de sa destra sighindhe a muntènnere su tapeto de sos Sardos sempre istérridu a chie bi colat subra?
    Sos Sardos semus zente tropu tempus currindhe ifatu de s’illusione chi àtere pesset a sa Sardigna. Possíbbile chi no cumprendhemus cantu cust’illusione est illusione oe? Custu est unu mamentu cantu mai bonu pro lissentziare unu ‘guvernu/tapeto’, pro isòrbere su nodu chi at presu sa bandhera sarda a s’italiana e cuncordare una fortza chi andhat a su coro de sa chistione de sos Sardos. E tiat proare fintzas sas fortzas a cantos totu su cuntentu chi tenent, oe, est de bínchere (zustu!, chentu bortas zustu!) contr’a Berlusconi e mancari fàghere iscobèrrere a sa parte illusa de sos Sardos cantu pagu e nudha destra e sinistra o de àtera parte ma sempre italiana serbint a sa Sardigna. Sos Sardos podimus nàrrere cun meda resone chi che amus bómbidu monàrchicos e ‘democràticos’, fascista e ‘antifascista’, berluschistas e ‘antiberluschistas’, ca nois semus sempre frimmos in su matessi tretu de sa dipendhéntzia, suta, in terra, a fundhu, che a donzi tapeto de catigare, cun totu su chi sighit de males in cranghena.

  • Ringrazio l’on. Maninchedda per la risposta, molto articolata e per certi aspetti condivisibile. Penso, però, che il “popolo elettore” in Sardegna (come nel resto d’Italia) non faccia tutti questi ragionamenti e sarà molto difficile separare le “aspirazioni” dalle “responsabilità” di governo.
    E quando si hanno assessori, presidenze consiliari, presidenze e direzioni di enti è molto difficile non essere considerati parte piena a ogni effetto del governo di una Regione.
    Con buona pace di Nino, io non ho parlato di “destra” o “sinistra”, ma di “governo” con Berlusconi e di “responsabilità di governo” insieme a quel Berlusconi verso cui ci si dichiara “esplicitamente ostile”.
    Grazie ancora per l’attenzione.

  • Gianmarco Pala

    Vi ricordo che sovranità è uguale INDIPENDENZA, non ha significati diversi.
    Giusto per evitare di confondere ulteriormente le persone, bisogna che voi vi pronunciate su una indipendenza al 100% e non una mezza indipendenza, che nulla significa.
    Spero non utilizziate determinati termini lessicali perché di “moda”.
    Auspico che il psd’az s’impegni per una indipendenza totale, senza ambiguità.
    Saluti.

  • Quinto moro

    Sono d’accordo che si debba stare dentro o fuori dalle coalizioni in base alle proprie idee ed ai propri programmi e non in base a calcoli opportunistici.Domanda? Non ho capito quali sono le idee ed i programmi del Psdaz con il centrodestra che governa (si fa per dire!) la Sardegna. Non ne ho visto realizzato uno che..uno. Forse, caro onorevole, il suo bel sogno (condiviso da moltissimi sardi) cozza con programmi e le idee dei ” soliti noti” (vero, presidente?) che da anni pensano solo alla loro “sistemazione” spacciandola per opportunità politica (vero, presidente?). Dia retta, onorevole Maninchedda, prenda le distanze da “certi figuri” che stanno “distruggendo” il partito e vedrà quanti “veri sardi” la seguiranno.

  • On. Maninchedda,

    Lei invoca un gruppo di responsabilità nazionale. Una proposta saggia, probabilmente doverosa. Ma è proprio quel ”nazionale” a rivelarsi oggi un grosso problema.

    Le domando: nell’attuale Consiglio Regionale quanti davvero (si) riconoscono (in) sa Sardigna per quel che è?

    Così, in questo stato di cose, il suo slancio patriottico e rivolto verso un orizzonte europeo si trova ancora una volta bloccato (mozzato?) dalle pastoie di un’autonomia che Nazione non ci vuole. Men che meno Stato.

    Ed allora impariamo dagli errori commessi anche di recente e continuiamo a dialogare, a progettare, sovranisti d’oggi e indipendentisti di domani, per andare a vincere.

    Sentz’abetai s’annu ki benit. Sentz’agataisì in d-unu nou annu doxi.

  • Alessandro Gervasi

    Sono certo che le dichiarazioni di Nino sulla perfetta identità dei Poli italiani sono vere e indiscutibili. Così come è vero che il Psd’az deve obbligatoriamente destrutturare i due poli per costruire un’alternativa condivisibile e condivisa. Proprio per questo, da tempo, si è deciso di superare le scelte ideologiche di maniera: sei di destra o di sinistra ? Seguire questo ragionamento è un modo furbetto per mascherare la propria criticità esistenziale, considerato che utilizzare questo approccio , almeno per qualcuno, rappresenta non solo la solita minestra riscaldata ma l’unico modo per trovare alloggio politico e possibilmente qualche posto in giunta, se non addiritura il lavoro che non ha mai avuto. Il nostro Partito deve stare dove è possibile realizzare spazi di sardismo . E quando non ci riesce, occorre mollare subito senza tentennamenti.
    A Cagliari abbiamo partecipato ad una competizione senza metterci la nostra anima e il nostro mal di pancia. Salvo la grande Festa di Piazza dei Centomila ( meno male che c’è stata !) sui nostri temi abbiamo lasciato il campo libero sia agli alleati che ai competitori , quasi che la nostra presenza fosse superflua o non necessaria. Non vorrei che nella testolina di qualcuno si fosse radicata l’idea che tanto si sarebbe vinto a prescindere e che il Partito sarebbe stato comunque rappresentato per moto inerziale. Spero che non sia così!
    Chi come me sostiene da diverso tempo, l’esigenza di presentarsi da soli aveva i suoi buoni motivi. Non certo per ragionamenti di tipo stoccastico quanto per valutazioni politiche precise , compresa la necessità di evidenziare la nostra diversità rispetto ai polisti. Tanto più che questa “antipatia” all’inclusione non era campata in aria, considerato che mancavano proposte sardiste condivise e che non fregava niente a nessuno di masticare il nostro slang.
    Il nostro elettorato ha compreso da subito che la decisione finale di schierarsi ha subito le conseguenze del “fumo” respirato nei piccoli salotti per addetti ai lavori. Ma soprattutto ha interpretato il nostro modo di fare come una mancanza di coraggio e, nonostante il numero accettabile di voti dei fedelissimi, ci ha suggerito per l’ennesima volta di muoverci diversamente nella ricerca del consenso. Perchè almeno noi non dobbiamo farci fregare dagli italiani e dalle loro logiche.

  • Michele Podda

    Per qualcuno è inconcepibile che si possa stare dentro una coalizione con cui si stabiliscono dei punti programmatici ben precisi riguardo al territorio di riferimento, Sardegna o Cagliari che sia; piuttosto che in un’altra che essa stessa si ritiene migliore di per sè, quasi per UNZIONE direi. Come si fa a spiegare un concetto così profondo? Non è che il paraocchi a qualcuno fa comodo?

    Altro difficile problemaccio, risolutivo per qualche altro: si sta coi padroni o con gli operai, con gli industriali o con i pastori? Mi… ezzeca, aberrante! Conviene richiedere la domanda di riserva, perchè qui, pro la narrer a sa sarda, “ch’est acabbau su ite narrer, ch’est!”.

  • Giovanni Mascia

    Egregio Pasquino, io ho riportato fatti.
    Certamente mi urta (o pizzia, come dice Lei) chi predica in un modo e razzola in un altro, come Soru.

  • Paolo Maninchedda

    Per Marianna. Ho già scritto che le riforme necessarie a mettere in sicurezza la Sardegna non possono essere fatte da questa maggioranza ma da un’intesa istituzionale a tempo. Io penso, ma non so in quanti siamo a pensarlo, che il Psd’az debba stare dentro o fuori dalle coalizioni in base alle sue idee e ai suoi programmi, non in base, appunto, a calcoli opportunistici.

  • Concordo con Maninchedda su tutto , ma pongo delle domande. Riconoscendo che la regione e’ in crisi e che non sarebbe pronta a nuove elezioni , pensa davvero che l’attuale maggioranza possa portare avanti le riforme da Lei indicate? Non sarebbe più coerente per il psd’az abbandonare una coalizione che nulla ha a che fare con il benessere della Sardegna? E se non lo fa adesso , non pensa che il ritardo possa essere visto come una mera scelta opportunistica?

  • marco m. cocco

    Nel momento in cui il PSdAz ha deciso di appoggiare la candidatura di Fantola ho chiesto il motivo di tale scelta: difatti nessuno dei due candidati sindaci con maggiori possibilità di riuscita ha mai speso una parola di tipo indipendentista.
    Non ho mai ottenuto risposta, ma si sa: l’ecologista che sa scrivere bene è sicuramente più importante di quello che evita sulla propria pelle che il golfo degli angeli venga materialmente inquinato…
    Per il cagliaritano che tiene alla propria città e ci vive da sempre, che fin da ragazzino ha subìto le angherie del potere baronale tipico di un sistema mafioso, l’occasione era troppo ghiotta: rompere gli schemi, sparigliare le carte, mettersi di traverso. Ad ogni costo.
    Tanti giovani ma anche tante persone anziane che sentivano di non dovere nulla a certe figure di bassa tacca se non il tentativo di tenerle in uno stato di indigenza conoscitiva totale, hanno liberato la propria energia con il voto.
    Le manfrine, i tentativi di acquisire consensi con il solito sistema del do ut des non hanno sortito l’effetto sperato.
    Su Cagliari, le scelte del PSdAz sono state sbagliate ed indotte da un vecchio gruppetto che ha pensato di continuare a lavorare organicamente a quel potere strisciante e mafioso che si ritiene veramente troppo al di sopra dei cittadini.
    Un sistema che ha accresciuto il potere del singolo ed annullato quello della collettività, che ha volutamente creato e mantenuto i ghetti sociali e li ha alimentati con la logica dei favori.
    Forse questo sarebbe il momento per il PSdAz di fare finalmente autocritica, al fine di evitare copiose emorragie, capendo che si è sbagliato nell’intestardirsi a Cagliari nel perseguire una strada palesemente sbagliata quale quella dello stare con i poteri forti anzichè sentire la necessità di chiarezza dello stato d’animo dei cittadini.
    Concordo con Maninchedda la cui analisi appare comunque tardiva e dico ai sig.ri come Nino che se è vero che il PSdAz si pone come un Genio Guastatori, nel frangente Cagliari ha fatto ben magra figura, cercando di reperire una comoda poltroncina all’ombra della cupola. Cupola perchè solo in questo modo può essere definita.
    I cagliaritani, me compreso, hanno votato per Zedda con convinzione, ma non certo grazie a quel Vendola che ritiene di avere conquistato il cuore delle persone, ma per ribadire che la politica deve fare i conti con i cittadini. A qualsiasi costo.
    Ora chiedo: dov’è quella scuola di cultura politica che in tanti si invocava?
    Dov’è il comitato per la salvaguardia dell’ambiente?
    Dov’è il circuito culturale indipendentista?
    Maninchedda parla di federalismo europeo. Si, ma parlandone e facendo il passa parola con i cittadini.
    Ora Zedda se vorrà potrà cercare di lavorare per Cagliari. Basta che non decida di fare l’Italiano ma il sardo.

  • Giovanni Mascia scelse. E scelse male. Vada a vedere con quale gara si son dati i soldi a Zuncheddu e alla Nuova per la pubblicità al referendum sul nucleare dopo l’esproprio proletario di Cappellacci o sulle feste patronali di paese; vada a leggere di che si trattava a Suelli tra Cappellacci, dell’Utri, Carboni e compagnia; vada a documentarsi meglio su Arbatax, dove per esempio il centrodestra ha affossato il polo nautico per regalarlo a Olbia; vada a leggere delle lottizzazioni fatte dal commissario straordinario di Olbia in una settimana; vada a vedere perché Zuncheddu e Cualbu ottengono cambi di destinazione di migliaia di metri quadri in un pomeriggio; vada a vedere come funzionano gli uffici regionali e i gabinetti adesso dove vige solo il senso della bottega… Ma soprattutto, signor Mascia, perché le pizzia tanto?

  • Nè di destra, nè di sinistra ma SARDISTA! Questo il dna, che va oltre una scelta. Non può essere patrimonio di Rossomori e ne comprendo la causa.

  • Giovanni Mascia

    Bisogna anche dire che, ai tempi delle regionali, l’alternativa era tra due destre: quella dichiarata di Cappellacci e quella celata da un panno rosso di Soru. Io personalmente scelsi il più sincero.
    Non scelsi, quindi, lo strenuo difensore delle coste che però autorizzava (col barbaro strumento dell’intesa che rende privilegiati gli amici) scempi ambientali a ridosso del mare come quello che si sta per realizzare ad Arbatax. Non scelsi colui che, in nome della razionalizzazione, metteva nei guai di punto in bianco centinaia di lavoratori della formazione. Non scelsi quello che propose e ottenne l’affidamento di un milione di euro senza passare per gara per fare, come noto, cartelloni aventi per oggetto cumuli di immondizia (per chi non è ancora convinto: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20060824095651.pdf).
    E che ora va sbaciucchiare Zedda per testimoniare, ancora una volta, la sua grande capacità di rendere allocco il popolo di sinistra.

  • Quando non si fanno scelte di campo è chiaro che alla fine prevale la linea di NINO (nè di destra nè di sinistra), ma le società odierne fanno scelte tutti i giorni: si sta con i pastori o con gli industriali? si sta con chi sta distrucendo la scuola pubblica (oggi italiana, domani ci auguriamo sarda)? si sta con chi oltre al vento, si voleva vendere anche le coscienze dei sardi? a queste domande il sardismo dave risposte certe! stava sempre con i più deboli. Sempre!
    Concordo con Maninchedda! Il progetto sovranista è l’unico progetto verso l’indipendenza.
    Sovranità è Indipendenza! SOBERANIA EST INDIPENDENTZIA.
    Per quanto riguarda il Governo di Cappellacci lascio al PSD’Az il giudizio sull’operare e che fare prima che sia troppo tardi.
    Parliamone del futuro…… anche INSIEME.

  • Piero Atzori

    Adesso che si chiarisce il futuro prossimo, mi pare che per far prevalere gli interessi della Sardegna occorra rivolgersi contro l’antiberlusconismo, giacchè questo non è meno deleterio del berlusconismo. Si tratta di un atteggiamento infiltratosi fin nei gangli dei partiti italiani, soprattutto di sinistra. Pal noi non v’ha middori. Gli intruppati nei vari partiti italiani non hanno energie da dedicare alla soluzione dei problemi sardi.

  • Il Sig. Deliperi continua a non capire un’altra cosa. Che le due indicazioni stradali – destra/sinistra – sono quelle che hanno affossato la Sardegna e continuano a schiacciarla. Due facce della stessa medaglia! Continua a non capire la inutilità, peggio la dannosità, del consenso che i cittadini Sardi danno (perchè prigionieri) ai due vecchi arnesi della politica diventati patrimonio indispensabile dei navigatori satellitari. Continua a non capire che mettendo in linea i risultati di ieri – Milano, Napoli, Cagliari- il dato di Cagliari non conta agli occhi del PD (speculare con il PDL) quando interessi comuni si confrontano e bisogna operare una scelta. Continua a non capire che da questa debolezza numerica e politica non si esce rimanendo abbarbicati a zombie politici che continuano nella loro opera di infestazione delle menti e delle coscienze.
    Il PSD’Az deve essere, è, un esercito di guastatori con il compito di liberare gli ostaggi tenuti in cattività dalla teoria del bisogno sospeso. Sono fiducioso che l’intelligenza del Sig. Deliperi avrà prima o poi il sopravvento.

  • Paolo Maninchedda

    Provo a spiegarmi. Prima di tutto culturalmente. Io non sono iscrivibile né nel centrodestra italiano né nel centrosinistra. Sono sempre stato esplicitamente ostile a Berlusconi. Faccio parte di una tradizione minoritaria contrapposta ai conformismi e alle semplificazioni italiane. Oggi il centrosinistra italiano è culturalmente figlio più di Gentile (e in Sardegna di Pigliaru) che di Gramsci; e il centrodestra è figlio del consumismo e dell’autoritarismo di recente e antichissima memoria. Ne consegue che il Psd’az, nel bipolarismo italiano, deve lavorare a smontare la tenaglia e a rimontare il sistema politico per costruire un’alternativa utile alla Sardegna. Mentre fino a ieri il Pd, SeL e Pdl consideravano il Psd’az solo un potenziale alleato, oggi accettano di assumerne il perimetro politico per la costruzione di un’alternativa politica agli schemi d’importazione, assolutamente privi in Sardegna di radicamento sociale. Questo è un mio risultato. Oggi accettano e capiscono che possiamo essere a Sinnai col Pd e a Iglesias con l’Udc e il Pdl. Certo, Lei ha ragione di sottolineare che la nostra posizione dialettica con Cappellacci viene sollecitata dall’esito elettorale (e dalla questione morale in atto) a trasformarsi in opposizione, ma un atteggiamento serio vuole che una contrapposizione si fondi su una proposta di governo e sulla messa in sicurezza delle criticità della società sarda. Io vorrei lavorare alla proposta di governo perché ciò che mi interessa è cambiare in modo epocale la struttura dello Stato e della società in Sardegna.

  • continuo a non capire – e sicuramente è un mio limite – ma il suo voto e gli altri dei consiglieri regionali del P.S.d’Az. non sostengono questa maggioranza di centro-destra che governa la Sardegna nel nome proprio di Silvio Berlusconi e nella persona del “suo” presidente?!

Invia un commento