Ecco perché non si può non essere indipendentisti: noi paghiamo le Ferrovie dello Stato con i soldi dei sardi e lo Stato finanzia le Ferrovie delle altre regioni con i soldi dello Stato

16 dicembre 2011 08:238 commentiViews: 9

treninoMi pare che sia utile far leggere agli organi di stampa, costretti a lavorare in fretta e – per alcuni – contenti di seguire in forma più o meno codina la marea di comunicati stampa che vengono dai ruoli istituzionali (è la politica delle ‘dichiarazioni’ piuttosto che quella delle ‘soluzioni’), la sintesi della delibera Cipe del 6 dicembre. Eccola. Si evince che Passera, nello stesso momento in cui ci toglieva 340 (ieri ho letto 500) milioni dal Por e ci concedeva di utilizzarli per la rete statale delle ferrovie (pronta per diventare nostra) e le strade statali dell’isola (infrastrutture, cioè quelle infrastrutture che lo Stato, quando siamo entrati nell’obiettivo competitività, si era impegnato a finanziare con soldi suoi, per poi toglierci in due anni 1,2 miliardi di risorse liberate e 1 miliardo di Fondi Fas), dava alle altre regioni soldi statali per quanto segue:
– 919 milioni di euro pe ril secondo lotto funzionale della Alta Velocità Treviglio – Brescia;
– 1 miliardo e 100 milioni per l’Alta Velocità Milano- Genova;
– 600 milioni per il Mo.Se di Venezia;
– 598 milioni all’Anas per il suo Contratto di Programma (dove ovviamente non c’è la Sassari – Olbia, perché ce la paghiamo noi);
– 123,3 milioni di euro + 37,5 milioni di economie di gara (quelle che invece noi sardi da sempre lasciamo all’Anas) per gli interventi infrastrutturali medio piccoli nel Mezzogiorno.
Detto tutto questo, leggete qui come commenta Affari e Finanza.
Conclusioni: la Sardegna si sta pagando con le sue risorse le sue infrastrutture. Perché adesso Parisi, Gian Antonio Stella e altri che mi avevano dato del matto quando scrissi la mozione per l’indipendenza, non spiegano ai loro sostenitori come è possibile che, nella loro sacralizzata Italia,  ci siano regioni che si pagano lo sviluppo e altre a cui viene pagato? Chiedo agli autonomisti: non vi viene il dubbio che la crisi dello Stato italiano si stia trasformando per la Sardegna in progressiva spoliazione? Dico ai sardisti: bisogna che mettiamo su un’azione forte per farci ridare tutto il mal tolto e farcelo rendere fuori Patto di stabilità, spendibile in interventi per imprese e lavoro e al netto delle infrastrutture.
Proposta per i giornalisti: fate cartello e non accettate più dichiarazioni e comunicati, solo soluzioni. Regalereste ossigeno alla Sardegna e mettereste a nudo la differenza tra essere giornalisti come voi e essere attori di reality (istituzionali) con la battuta (non sempre intelligente e felice) sempre pronta. Berlusconi insegna che a vivere di battute si finisce battuti.

8 Commenti

  • Cari miei, finchè la politica regionale sarda continuerà a spendersi solo nell’amplificare in Sardegna i voleri partitici nazionali, non andremo mai da nessuna parte. L’autonomia bisogna sentirla nel cuore e professarla con le opere una volta eletti. Ci siamo mai chiesti, ad esempio, perchè in Regione non ricorra per palese incostituzionalità nel momento in cui lo Stato priva la Sardegna di una viabilità sicura, di una rete ferroviaria , di collegamenti marittimi e aerei degni di nota? O non è da ritenere incostituzionale il trattamento discriminatorio tra cittadini di regioni definibili, a questo punto, di serie A e di serie B?
    Promuova azioni nuove in tal senso, anche il Partito sardo, e la credibilità aumentata ne ripagherà sicuramente l’azione.
    Auguri!

  • Antonio Satta Tola

    Penso che i tempi siano maturi per indire un referendum Popolare che chiera ai Sardi se vogliono o no l’Indipendenza della Sardegna dall’Italia. Penso inoltre che non sia il caso che ad indire tale referendun sia il Partito Sardo d’Azione perchè in questo caso potrebbe essere visto come un qualcosa legata ad un partito nel suo interesse e non nell’interesse dei Sadri. Il referendum dovrebbe essere indetto da uno o più comitati spontanei composti da persone non legate ufficialmente agli attuali Partiti Politici. Dovranno essere i Sardi a decidere se rimanere cittadini di serie B nello stato Italiano oppure cittadini uguali davanti alla legge per tutti i loro diritti diritti e non soloamente per i doveri come accade nella situazione attuale.

  • Antonio Satta Tola

    I sardi, parlo della gente comune, hanno paura dell’Indipendenza perchè pensano che per loro possa essere disastrosa. Ritengo che sia neccessario dimostrare alla gente di Sardegna che l’indipendenza è, invece, l’unica soluzione per risolvere definitivamente i problemi secolari dei Sardi. A chi spetta l’onere di questa dimostrazione se non ai Politici e agli alti funzionari regionali che hanno in mano tutti i numeri occorrenti per poterlo fare? Penso che questo non possa essere fatto dai partiti Politici in quanto nessuno di essi è più credibile agli occhi della gente.Se oggi ci troviamo in questa situazione di profonda crisi gli uomini politici di tutti i partiti, e non solo di quelli che hanno governato, non sono certamente esernti da colpe.

  • A causa di problemi personali,ero 7 giorni che non entravo nel sito.
    Ho letto questo tuo intervento. sinceramente mi aspettavo decine di commenti,il tuo è un pensiero troppo conivolgente,ma tutto tace. Cosa sta succedendo Paolo?

  • Si candidi alle prossime “regionali”, professore. Con questi argomenti.

  • serve altro ancora per poter concentrare l’azione politica e sociale verso questi temi così significativi ed importanti?
    se serve altro allora continuiamo a parla di PPR, paesaggio e territorio.
    saluti e sveglia

  • Lunedi notte, su un network italiano (radio M2O, ore 22.00 circa) un sardo, dopo essere stato canzonato dagli speaker conduttori per il suo marcato accento, ha chiesto di poter salutare alcuni amici.
    Gli è stato concesso e, dopo averlo fatto ha inaspettatamente detto che sperava che la Sardegna si liberasse dalle catene dell’Italia in quanto era una situazione deleteria.
    Gli speaker non hanno saputo dove andare a parare.
    Mi ha fatto grande piacere sentire, nella sua solitudine, quel giovane che ringrazio per avermi fatto sobbalzare sul sedile della macchina.

  • Difronte ad una Italia rumorosamente separatista non si può rimanere dolosamente silenti.

Invia un commento