Ecco lo Stato padrone di Berlusconi e Fitto: la Sardegna non può fare fiscalità di vantaggio

11 marzo 2011 21:486 commentiViews: 6

142Di seguito il ricorso del Governo italiano contro le politiche di fiscalità di vantaggio della regione Sardegna per i Comuni Montani. La ragione è semplice: le regioni, secondo questi signori che celebrano l’unità d’Italia, sta nel fatto che l’agevolazione fiscale col credito d’imposta, non può essere varata dalle regioni se non su imposte regionali. Quindi gli autonomisti si arrendano: vadano a farsi dire a Roma come e quando possono solo pensare di svolgere una politica di agevolazione fiscale. Questo ha una conseguenza anche sulla celebre questione delle entrate: i soldi dell’Irpef, dell’Iva, non sono nostri. Ci vengono dati; possiamo scegliere come spenderli, ma non abbiamo alcun potere sul come vengano presi ai sardi. E non possiamo neanche renderli in parte ai nostri concittadini.
Voi pensate che io possa partecipare alle celebrazioni dell’Unità d’Italia?
Voi pensate che si possa credere che il Governo italiano del maestrino Fitto, che ha scoperto nelle impugnazioni un modo per tenere la Regione Sardegna sotto il suo calcagno, sia realmente leale con la Sardegna?

Voi pensate che la battaglia sia finita qui? E’ solo l’inizio. Ma quei miei colleghi che hanno votato contro la mozione per l’Indipendenza, adesso decidano se  farsi realmente sentire dallo splendido Fitto (custode dei soldi nostri dei fondi Fas, presi con destrezza e senza permesso). Colleghi, diteci se possiamo ripresentare la mozione ed essere uniti! Consiglieri regionali, riponete le lingue dei discorsi inutili e tirate fuori i coglioni!


MOTIVI DELL’IMPUGNAZIONE

La legge regionale è illegittima per i motivi che di seguito si espongono. L’articolo 3, rubricato “Misure a favore dei comuni montani”, prevede che, al fine di ridurre le diseconomie esistenti nei comuni montani della Sardegna il cui territorio presenti un dislivello tra quota altimetrica inferiore e superiore pari ad almeno 1.000 metri e il 30 per cento del territorio sia situato ad un livello superiore ai 400 metri, è concesso un contributo, nella forma del credito d’imposta, in favore delle imprese aventi sede legale e unità operativa ubicata nei comuni montani della Sardegna individuati dalla Regione. Il contributo è pari al 20 per cento delle imposte sui redditi ed IRAP effettivamente pagate, a titolo di acconto, saldo o versamento periodico, nel corso dell’anno 2011, fino ad un importo massimo di euro 10.000 per ciascun beneficiario. Il medesimo articolo 3 prevede, infine, che con deliberazione della Giunta regionale siano determinate le condizioni, i limiti e le modalità di applicazione del beneficio in questione. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 123 del 2010 ? con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell’articolo 12 della legge regionale Campania n. 1 del 2009 (norma, questa, che introduceva, in analogia alla previsione normativa della Sardegna, agevolazioni fiscali sotto forma di crediti d’imposta) ? ha chiarito che la previsione di un’agevolazione tributaria nella forma del credito d’imposta applicabile a tributi istituiti e disciplinati dalla legge statale, costituisce una integrazione della disciplina dei medesimi tributi erariali, preclusa alle regioni. Ciò, anche in riferimento ai tributi regionali quali l’Irap, in quanto allo stato attuale della normativa, non risultano sussistere tributi regionali “propri” (ovvero tributi istituiti e disciplinati con legge regionale), ma solo tributi regionali “derivati”, cioè tributi istituiti e disciplinati con legge statale e il cui gettito è attribuito alle regioni. E, proprio in relazione all’Irap, la stessa Consulta ha osservato (sentenza n. 357 del 2010) che anche dopo la sua regionalizzazione, tale imposta resta un tributo erariale, in quanto lo Stato continua a regolare compiutamente la materia e a circoscrivere con precisione gli ambiti di intervento regionali (sentenza n. 216 del 2009). E, sempre con riferimento all’Irap, va precisato che l’art. 16 del decreto legislativo n. 446 del 1997 attribuisce agli enti territoriali che ne percepiscono il gettito soltanto la facoltà di variazione delle aliquote. Conseguentemente, l’introduzione da parte di una legge regionale di tale meccanismo agevolativo a valere su tributi statali (Ire e Ires) e regionali derivati (Irap) si risolve in una violazione della competenza legislativa in materia di sistema tributario dello Stato. Neanche le disposizioni statutarie legittimano la Regione Sardegna all’introduzione di siffatti meccanismi agevolativi. Infatti l’articolo 10 dello Statuto di autonomia, nel prevedere che “la Regione, al fine di favorire lo sviluppo economico dell’isola, può disporre, nei limiti della propria competenza tributaria, esenzioni e agevolazioni fiscali per nuove imprese”, circoscrive tale facoltà “nei limiti della competenza tributaria? alle nuove iniziative produttive”. Non trattandosi, nella fattispecie, di iniziative produttive, il legislatore regionale eccede dalla propria competenza statutaria di cui agli artt. 3 e 10 dello Statuto di autonomia ed invade la competenza esclusiva in materia di sistema tributario di cui all’art.117, comma 2 lett.e) della Costituzione. Inoltre, nel rimettere alla Giunta la determinazione della disciplina di dettaglio per l’applicazione del beneficio fiscale, viola anche l’art.23 della Costituzione, il quale dispone che nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. – L’art.7, modifica l’art.3 della l.r. n.3/2009, introducendo alcune disposizioni che di seguito si elencano. Innanzitutto, introduce il comma 1 bis il quale prevede che l’Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare programmi pluriennali di stabilizzazione dei lavoratori precari delle amministrazioni locali, di durata triennale, previo superamento di specifica selezione concorsuale funzionale alla verifica della idoneità all’espletamento delle mansioni di servizio della qualifica di inquadramento. Introduce, poi, il comma 1-ter che stabilisce che i comuni, singoli o associati, possano provvedere alla realizzazione dei programmi di stabilizzazione dei lavoratori precari, attribuendo priorità ai lavoratori provenienti dai cantieri a finanziamento regionale e a quelli già assunti con contratti a termine, di natura flessibile, atipica e con collaborazioni coordinate e continuative in ambito di analoghe attività a finanziamento pubblico regionale. I programmi di stabilizzazione possono essere attuati dagli enti locali interessati con maggiore riguardo del personale precario che abbia maturato almeno trenta mesi di servizio nelle pubbliche amministrazioni locali a far data dal 1° gennaio 2002. Inserisce, ancora, il comma 1 quater, il quale dispone che al personale di cui al comma 1 ter viene attribuito, in via prevalente, l’esercizio di compiti relativi a materie delegate o trasferite dalla regione al sistema delle autonomie locali ai fini delle necessarie deroghe ai limiti posti in materia di spesa e organici degli enti locali. Infine, introduce il comma 1 quinquies stabilendo il piano di spesa per la stabilizzazione stabilità dai commi 1 bis, 1 ter e 1 quater, con il concorso da parte degli enti locali. Con riferimento ai commi introdotti dalla legge regionale, si rappresenta che gli stessi si pongono in contrasto con l’art. 17, commi 10 e 12, del d.l. n. 78/2009, convertito con modificazioni dalla l. n. 102/2009, il quale non consente una generica stabilizzazione del personale. Infatti, le disposizioni statali su richiamate dispongono che, nel triennio 2010-2012, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno nonché dei vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti, non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso. Inoltre, i commi introdotti si pongono in contrasto anche con l’art. 14, comma 9, del d.l. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122/2010 che fissa, a decorrere dal gennaio 2011, il limite percentuale di assunzioni, rispetto alle cessazioni di personale verificatesi nel 2010. Sul punto è opportuno segnalare la Sentenza della Corte Costituzionale n.235/2010, la quale, pronunciandosi su una precedente legge regionale della Sardegna (lr.n.3/2009), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme in materia di finanziamento di programmi pluriennali di stabilizzazione del personale dei lavoratori precari. Il legislatore regionale, prevedendo ai commi 1 bis, 1ter, 1quater e 1quinquies dell’art.7 disposizioni in contrasto con l’art.17, commi 10 e 12 del dl n.78/2009 e con l’art.14, comma 9 del dl n.78/2010, eccede dalla propria competenza statutaria di cui all’art.3 dello Statuto di autonomia ed invade la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile di cui all’art.117, comma 2 lett. L) della Costituzione nonché l’art.117, comma 3, nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica, cui la regione, pur nel rispetto della sua autonomia, non può derogare. Inoltre, le disposizioni regionali nel consentire genericamente lo stabile inserimento dei lavoratori nei ruoli delle amministrazioni pubbliche regionali, senza condizionare tali assunzioni al previo superamento di alcun tipo di procedura selettiva pubblica, viola anche l’art.97 della Costituzione, nella parte in cui non prevede il concorso quale modalità di reclutamento del personale. (Cfr. Sent. C.C. n.235/2010). L’art. 7, comma 2 stabilisce una riserva di posti, per i dipendenti regionali di cui trattasi pari al 40 per cento dei posti vacanti nella dotazione organica inseriti nel piano di reclutamento 2010 ? 2012. Tale riserva opera relativamente ai posti messi a concorso ed agli altri posti che si rendano disponibili sino al 31 dicembre 2013 per effetto delle cessazioni dal servizio. La disposizione regionale contrasta con l’art. 14, comma 9, del d.l. n. 78/2010, convertito con modificazioni dalla l. n. 122/2010, il quale fissa, a decorrere dal gennaio 2011, il limite percentuale di assunzioni, rispetto alle cessazioni di personale verificatesi nel 2010. Il legislatore regionale, prevedendo al comma 2 dell’art.7 disposizioni in contrasto con l’art.14, comma 9 del dl n.78/2010, eccede dalla propria competenza statutaria di cui all’art.3 dello Statuto di autonomia ed invade l’art.117, comma 3, nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica, cui la regione, pur nel rispetto della sua autonomia, non può derogare. L’art. 7, comma 3 stabilisce che i dipendenti laureati dell’amministrazione, inquadrati nell’area C- terzo livello retributivo e assunti con concorsi pubblici e i dipendenti regionali di categoria C, assunti con concorso pubblico, che hanno superato le selezioni interne svolte entro il 31 dicembre 2006 per il passaggio alla categoria superiore e con almeno 30 mesi di anzianità siano inquadrati nella categoria D al primo livello retributivo a decorrere dal 1° gennaio 2011. La disposizione regionale configura un concorso riservato, in contrasto con il principio del pubblico concorso di cui all’art. 97 della Costituzione e con l’art. 3, sempre della Costituzione, in quanto viene violato il principio di eguaglianza fra i cittadini. Pur riconoscendo alla Regione competenza legislativa in materia di organizzazione amministrativa regionale, non può non censurarsi, sul piano della imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione, la scelta operata dal legislatore regionale. Trattasi, nella fattispecie, di una assunzione totalmente riservata, in palese contrasto con le disposizioni in materia di accesso ai pubblici uffici, anche alla luce della consolidata giurisprudenza costituzionale che, peraltro, stabilisce che “l’area delle eccezioni” al concorso deve essere “delimitata in modo rigoroso”(Cfr. da ultimo sentenza n. 9/2010). Le deroghe sono legittime solo in presenza di “peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico” idonee a giustificarle. Si evidenzia in proposito la violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione, in riferimento al principio di uguaglianza, imparzialità e buon andamento nonché alla regola del concorso pubblico per accedere alla Pubblica Amministrazione, regola posta a tutela non solo dell’interesse pubblico alla scelta dei migliori, mediante una selezione aperta alla partecipazione di coloro che siano in possesso dei prescritti requisiti, ma anche del diritto dei potenziali aspiranti a poter partecipare alla relativa selezione. La Corte costituzionale, con specifico riferimento a tale principio, ha recentemente ribadito (sent. N.52/2011) che “il principio del pubblico concorso costituisce la regola per l’accesso all’impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, da rispettare allo scopo di assicurare la loro imparzialità ed efficienza. Tale principio si è consolidato nel senso che le eventuali deroghe possono essere giustificate solo da peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico” ( si vedano anche le sentenze nn. 195-150 e 100 del 2010, 293 del 2009). Nella medesima pronuncia la Corte ha altresì escluso che tali peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico possano essere ravvisate nella personale aspettativa degli aspiranti, pur già legati da rapporto di impiego con la pubblica amministrazione. Pertanto, per i motivi sopra evidenziati e per il costante orientamento giurisprudenziale, il legislatore regionale eccede dalla propria competenza statutaria di cui all’art.3 dello Statuto di autonomia e viola i principi costituzionali di uguaglianza, buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione di cui gli articoli 3 e 97 della Costituzione, secondo cui agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso pubblico, salvo i casi stabiliti dalla legge. Per i suddetti motivi, si ritiene di promuovere la questione di legittimità costituzionale della legge regionale dinanzi alla Corte Costituzionale, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.

Roma, Via de

6 Commenti

  • Il Darwinismo prende in considerazione l’evoluzione della specie non secondo quanto il soggetto vale oggettivamente a priori bensì secondo l’utilizzo che fa dei propri mezzi di lotta per la sopravvivenza.
    Pertanto il furbetto molto ignorante ma anche molto accozzato utilizza al meglio i mezzi che gli sono maggiormente congeniali per vincere sulla concorrenza (forte fisicamente o intellettualmente).
    Non è cinismo: è semplicemente etologia umana.
    Non vogliatemene, (io stesso faccio i conti quotidianamente con gli accozzati e Dio solo sa in che misura ho a che fare con loro) ma anzichè piangere sullo stato oggettivo delle cose, dobbiamo comprenderne gli intimi meccanismi per potere combattere.
    Lo dico da biologo.
    In ordine a quanto riportato da Paolo: in tanti ci aspettiamo da te una presa di posizione e contrapposizione netta nei confronti dell’attuale governo, ma anche nei confronti della sparuta ed inutile opposizione. In tanti sognamo un modello indipendentista non violento ma fortemente identitario, non svenduto alla logica del potere del singolo (leggasi assessorati) bensì permeato del sentimento di indipendenza in Europa e nel Mediterraneo.
    In poche parole: personalmente non mi importa di fare alleanze con la sinistra sarda mutuata da quella italiana solo perchè trattasi di “sinistra”. Preferisco alleanze programmatiche con chi risponde alle nostre istanze e francamente ora nessuno – PdL, PD, Lega Nord – è in grado di soddisfare le nostre rivendicazioni.
    Avevamo grandi idee per la scuola di cultura politica.
    Dove sono finite tante idee?

  • In punta di diritto, come si usa dire, probabilmente (il dubbio è d’obbligo non foss’altro perchè le sentenze sono un gioco di bussolotti)fido Fitto vincerà.
    La questione di legittimità costituzionale della legge regionale è stata sollevata “in quanto ALLO STATO ATTUALE DELLA NORMATIVA non risultano sussistere tributi regionali propri ma solo tributi regionali derivati”.Da questo momento in poi quindi il problema da giuridico diventa politico.Via pertanto l’attuale normativa, che sta stretta alla Sardegna, per sostituirla con altra che, da subito, statuisca che i tributi calcolati sulla ricchezza prodotta in Sardegna vengano incassati in loco e la Regione invia a Roma la quota di spettanza e non il contrario. Di qui la definizione di “tributi derivati”.Andando ancora più in avanti vorremmo non mandare quota alcuna a Roma e questo per festeggiare a modo nostro i 150 anni dell’unità d’Italia.Fitto sarebbe così sollevato per il futuro dalla fatica di redigere il ricorso alla Corte Costituzionale.
    Per intraprendere questo viaggio fantastico sono di impedimento “i coglioni”, che non hanno, dei consiglieri regionali , perchè a libro paga (più o meno come gli intellettuali)dei loro dante causa di oltre tirreno.Bisogna invece mobilitare gli attributi dei cittadini che avvertono sempre più lo strangolamento ed il buio fitto all’orizzonte.Serve però un progetto per i problemi quotidiani e per la prospettiva.Credo che la credibilità per fare questo sia ancora nelle mani del Partito Sardo D’Azione.Che deve volerlo.I militanti lo reclamano perchè avvertono oggi come ieri il disagio di un popolo non libero.E alla fame oggi come ieri.Sono passati 90 anni ma il messaggio sardista è più che mai vivo ed attuale, certo declinato con le categorie del terzo millennio ma è sempre quello, un messaggio di libertà.
    P.S.
    La sistemazione dei precari e quant’altro (scelti negli ambulatori dei poco onorevoli consiglieri) è stato un incidente e ben venga l’annullamento della “leggina”. Il sistema clientelare che è anche un vero e proprio atto di colonialismo è la causa principale che tiene in catene un popolo.

  • Le tensioni sociali sono accuite dall’ingiustizia e dalla disparità di trattamento. Non c’è niente di peggio tra chi è nella situazione di cercare un lavoro vedere che altri hanno corsie privilegiate e non giustificate. Il medesimo discorso vale per gli indebiti passaggi da una categoria all’altra nell’ambito dell’amministrazione regionale. Sulla competenza, mi scuserà, ma non sono d’accordo. Ritengo che ci debbano essere delle regole comuni a tutte le regioni e tra queste vi sono quelle che la costituzione detta in materia di ingresso nella pubblica amministrazione. Teoricamente la competenza verrebbe meno con un modifica costituzionale ma ciò dal lato pratico dovrebbe determinare l’assoluta autonomia finanziaria di chi vuole assumere secondo le proprie regole. Allo stato per la Sardegna questa situazione non è ipotizzabile. Quanto infine a Darwin se questo vuole dire concorrere allora per me va bene concorriamo e vinca il migliore. La teoria Darwiniana risulta invece, sempre a mio parere, particolarmente cogente nel momento in cui va avanti chi, per motivi ndipendenti dall’avere superato una qualche prova, si ritrova a differenza di altri con un posto di lavoro. Darwin diviene discriminante in negativo nel momento in cui non tutti possono gareggiare con le stesse regole e non quando, almeno teoricamente, la competizione è aperta. Prendo comunque atto, ancora una volta, della Sua onestà intelletuale che di questi tempi non è poco.

  • Paolo Maninchedda

    Caro Enrico,
    capisco ciò che dici sui precari. Non sei il solo. In molti mi hanno criticato per le misure antiprecariato. Mettiamo che io abbia sbagliato. Nulla quaestio. Resta il fatto che lo Stato non ha e non dovrebbe avere nesusna competenza in materia. Rimane aperto il problema del precariato. Lo risolviamo alla Darwin: sopravvivano i più forti, capaci di superare una prova e non accozzati da nessuno? Ok. Oppure: non produciamo più precari, facciamo solo concorsi, quando e solo se ci sono le condizioni per farlo? Ok. Sulla carta, ne sarebbe soddisfatta la giustizia; concretamente nessuno saprebbe come gestire le tensioni sociali.

  • Benissimo l’impugnativa del governo sulle norme per la stabilizzazione dei precari e su quelle che consentono il passaggio dei dipendenti dalla categoria C a quella D. Se per questo lo stato è padrone io dico viva il padrone almeno chiede di rispettare le regole.

  • Enzo Desole

    Lei non crede che tra quello che scrive e quello che il suo partito pratica ci sia una enorme discrepanza? E’ vero che i suoi colleghi PSd’Az hanno votato la mozione sull’indipendenza, ma tra coloro che hanno avuto poteri esecutivi in giunta la pratica indipendentista dove l’hanno messa? Quella poi di C. Solinas sulla detassazione della quota di compartecipazione per calmierare i prezzi dei biglietti del trasporto navale mi sembra veramente una grande stronzata. Mi scuso della parolaccia, la saluto cordialmente.

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