È possibile cambiare la Sardegna? La Costituente e la costruzione dell’alternativa di sistema

19 ottobre 2011 07:0920 commentiViews: 14

198Sono stato richiamato alla concretezza sul tema della Costituente. Provo a farlo, con un avvertenza per i più esigenti (quelli sempre pronti col pennarello rosso e blu a correggere gli altri e me in particolare): se parlo in prima persona è perché sono abituato ad assumermi responsabilità in proprio, non certo per usurpare la libertà di partecipazione altrui.
Il primo dato politico è il seguente. Vi sono sei posizioni innovative nello scenario politico sardo:
1) il movimento contro Equitalia, il quale si scontra contro l’ordinamento nazionale italiano che impedisce di aggredire in modo serio e incisivo il tema dell’eccessiva pressione fiscale e della conseguente persecuzione di Stato che colpisce indistintamente onesti in difficoltà e evasori di professione;
2) il movimento dei pastori (con tutte le sue contraddizioni) che si scontra con il problema degli effetti sul mercato dell’insularità e con le politiche dell’indifferenza e della chiusura, in sede europea, dell’Italia (nell’Ue contano gli stati membri);
3) il movimento dei precari, che sta sempre più mettendo a fuoco il fatto che l’ordinamento giuridico italiano, in teoria tutelando i cosiddetti ‘diritti acquisiti’, in pratica privilegiando chi ha già un lavoro rispetto a chi non ce l’ha, crea una difficoltà insormontabile, a leggi e a Stato vigenti, perché il mondo del lavoro si apra e offra prospettive a tutti (con l’avvertenza che non siamo tutti uguali e che quindi la meritocrazia deve pur trovare un modo per affermarsi);
4) Sinistra Ecologia e Libertà (che è l’unico soggetto politico italiano al momento non dogmatico, dove cioè convivono cattolici, laici, libertari, socialisti ecc. tenuti insieme da una visione aperta e mobile dell’impegno politico e democratica dello Stato) che sempre più nettamente sta unendo le proprie battaglie per il lavoro, la legalità, la liberazione dagli abusi burocratici (a proposito, l’art.3 della legge finanziaria proposta dalla Giunta è un monumento al burocratismo barocco che, se approvato, rovinerà tutte le politiche d’impresa) al problema di ripensare lo Stato italiano a partire da un nuovo modo, più sovrano, di starci dentro da parte dei sardi. SeL, d’altra parte, sconta lo sguardo del ceto medio italiano che ne teme il movimentismo come sinonimo di disordine;
5) il Psd’az che pone la questione della sovranità della Sardegna come strumento (non come chimera) indispensabile per il fattore strategico di sviluppo: la fiscalità di vantaggio, ossia, detto in altri termini, meno tasse e più lavoro;
6) il coordinamento della parti sociali (sindacati e altri) per la Costituente, che ha capito che la Costituente può essere il detonatore di un cambiamento profondo del sistema politico sardo.
Dinanzi a questo quadro articolato, il Consiglio regionale si chiude a riccio e impedisce la convocazione della Costituente perché teme che possa essere il luogo dove tutto questo va a sintesi e quindi rovescia, pacificamente e legalmente, lo stato attuale delle cose che ormai è insostenibile.
Il Consiglio regionale vuole impedire una svolta storica e invece varare un po’ di make up istituzionale da spacciare come grande riforma.
I sei soggetti di cui sopra devono invece produrre la svolta storica.
Come?
In primo luogo verificando se sono disponibili a confrontarsi.
È la distanza tra tutti questi soggetti che sta minando seriamente la possibilità della nascita di un’alternativa di sistema, di un’alternativa cioè che abbia un solido pensiero politico sul nesso esistente tra la struttura del potere (le istituzioni, le leggi, la burocrazia), la libertà delle persone (vero fantasma della cultura e delle istituzioni italiane, che considerano le libertà individuali un pericolo per lo Stato) e lo sviluppo. E’ la distanza tra questi ceti che non consente loro di essere guardati con fiducia dal ceto medio sardo, oggi impoverito e disorientato, ma sempre diffidente verso chi ha odore di rivoluzione.
Quindi, per essere concreti, il primo punto all’ordine del giorno è: unire il cambiamento, strutturare una proposta chiara, diffondere un nuovo sapere politico, rassicurare e non spaventare la società sarda. Io farò la mia parte, ma dobbiamo farla tutti, qui in Sardegna, ma anche i sardi che stanno nella penisola e all’estero (questo sito ha molti accessi dalal penisola, dall’Europa e dagli altri continenti, immagino più o meno tutti di sardi). Serve costruire una rete di contatti. servono indirizzi mail per costruire la base della comunicazione.
In secondo luogo, bisogna cambiare mission alla Costituente. Dire banalmente che deve rifare lo Statuto è per l’appunto una solennissima stupidità. Rifare lo Statuto a Costituzione vigente significherebbe solo partorire il secondo topolino dopo quello del 1948.
La Costituente va convocata su un obiettivo politico, non su un obiettivo poco più che amministrativo. Va convocata sulla sovranità dei sardi. Va convocata su una domanda: “I sardi sono o non sono titolari di una sovranità originaria, non delegata dal cosiddetto popolo italiano?”. Io dico di sì e da questa risposta disccend eil futuro a patto di decclinarla nei tanti piccoli passi riformisti che rendono concrete le grandi idee.

20 Commenti

  • Angelo Piras

    W l’amore! non è un aforisma, è un modo di concepire la relazione interpersonale e darle una definizione positiva.
    Nel nuovo stato sardo dovremmo usarlo spesso, perché dovremmo trasmettere a tutto il popolo il nuovo modo di convivere. Amore e solidarietà nella terra di Sardegna per contrastare il nuovo mondo fatto di globalizzazione dei mercati.

  • Gent. Le Prof., non stento a credere che Lei si sia occupato del problema dei bibliotecari precari. La mia era solo una richiesta di informazioni circa le notizie riportate dalla Nuova Sardegna del 14/2/2011 sull’accordo tra maggioranza e opposizioni consiliari per la stabilizzazione delle centinaia di professionisti che, da anni, lavorano in questo settore. Stabilizzazione che, puntualmente, non si è realizzata. Comunque, per tornare all’argomento del post : sono d’accordo con Lei sul fatto che non tutti i politici sono uguali e che, a noi cittadini, spetti la scelta oculata dei nostri rappresentanti. Tuttavia, non potrà non concordare con me sul fatto che, spesso, ci sono elementi che dovrebbero essere estranei ad una scelta così importante, che influenzano il voto degli elettori : promesse, aspirazioni, desideri …. In quanto alle categorie, non sono una mia invenzione: per noi cittadini comuni i politici sono, davvero, un mondo a parte, lontani dalle nostre necessità e dai nostri bisogni quasi quanto il sole dalla terra. Io mi auguro, gent.le Onorevole, che il mio pessimismo sia sconfitto. Lei diverrebbe il mio eroe ( scherzo, naturalmente). Vorrei, davvero, vedere al più presto l’alba “sorgere su quei graniti”. E i “nuovi figli”, per dirla ancora col Satta, mi sembrano abbastanza favorevoli a questa prospettiva. A volte, per diletto, leggo i commenti su alcune pagine Fb, quali quella della LN Sardinia (sic) o dell’MPS. E ho potuto constatare che, sia pure con espressioni colorite, sono tanti i ragazzi che ribadiscono, con orgoglio, la loro Sardità e il loro desiderio di una Sardegna indipendente e libera. Cordiali saluti,Francesca

  • Egregia Francesca, mi spiace averla delusa non rispondendole, ma io mi occupai del problema e non poco. Per il resto: il gesto della bandiera, come è noto, i sardisti lo hanno sempre fatto con i loro alleati. Lo hanno fatto col Pci, col Psi e con tanti altri. Il problema non è il gesto ma il destinatario, sul quale ho i suoi stessi giudizi. Quanto al resto, ciò che Lei auspica richiede che anche ‘voi’ che vi sentite migliori dei politici (sono categorie sue, non mie) facciate un po’ di autocritica: i politici non sono tutti uguali, ma se non si vuol perdere tempo a distinguerli ci si deve rassegnare a prendere quello che passa il convento sul terreno delle semplificazioni e delle ssubordinazioni. Nonostante il suo pessimismo, io continuerò a fare il mio dovere, sperando di convincere lentamente ma profondamente che non stiamo prendendo in giro nessuno, che crediamo in quello che diciamo e che quello che diciamo è fattibile.

  • Gen.Le Professore, mi ero ripromessa di non scrivere più su questo blog, visto che tempo fa Le avevo chiesto notizie sulla prospettata stabilizzazione dei bibliotecari Sardi da parte della RAS, e non ho avuto risposta. Comunque, non è stato l’unico : tra i tanti politici interpellati in proposito, l’unico che mi ha cortesemente risposto, è stato Massimo Zedda. Ma la curiosità è tanta e anche l’interesse per l’argomento di cui tratta l’articolo. La Costituente : sono anni che noi Sardi, sentiamo questa parola. Sono anni che i politici, più o meno indipendentisti, ci parlano di questa chimera. Io credo , e lo dico in maniera rozza e senza tanti sofismi più o meno politici, che fino a quando Voi politici Sardi continuerete ( e non parlo di Lei, personalmente ) a dare l’impressione di essere “proni” al potere politico romano, non riuscirete, mai, a coinvolgere i Sardi nella “lotta” pacifica per l’indipendenza. Il primo esempio che mi viene in mente è il dono della bandiera Sarda a Berlusconi da parte di un esponente del Suo partito. Ma potrei fare altri esempi, riguardanti altri schieramenti politici, purtroppo. Mi creda : a causa del mio lavoro, mi sono resa che sono tantissimi i giovani che aspirano ad una Sardegna libera e indipendente. E ad essi che dovreste rivolgervi. Ma questi ragazzi non trovano,nel panorama politico regionale, un punto di riferimento. Politici che litigano tra di loro, partiti, con percentuali di voto da prefisso telefonico, che si dividono in mille rivoli, idee grandiose che vengono accantonate al primo starnuto del politico nazionale di turno etc etc. Non sono un fine politico come quelli che, spesso, partecipano a questo blog, ma mi chiedo, e Le chiedo, è così difficile mettere da parte ambizioni personali e rancori politici di vecchia data, sedersi ad un tavolo ( TUTTI, nessuno escluso ) e stabilire una piattaforma comune che comprenda pochi punti, ma fondamentali ? Percorrere un tratto di strada insieme e poi, ognuno per la sua strada ? Politici come Lei con partiti come Irs, Progres etc. ? Le faccio un esempio, seguire la strada della Slovacchia e di altre piccole nazioni che, pacificamente, sono riuscite a rendersi indipendenti ? Raccogliere le firme e rivolgersi alle istituzioni internazionali competenti per ottenere quello che spetta ai Sardi ? Credo che riterrà la mia analisi ingenua e da digiuna della politica : ma quando leggo quello che Bossi e Co, sono riusciti ad ottenere dallo Stato italiano, col miraggioo minaccia di creare, ex novo, uno Stato che non ha alcuna base storico-politico culturale, mi salta la mosca al naso. Noi, che quelli basi le abbiamo, vogliamo continuare a rimanere nel limbo dell’Isola che c’è ? A Voi politici l’ardua risposta. Mi scuso per essermi dilungata. A mentzus bidere

  • Per Peppino: tutt’altro. Ne abbiamo sempre difeso l’urgenza e la strategicità.

  • Pr rimanere a cose concrete e di attualità: il PSDAZ è davvero contrario al progetto GASLI?
    Sarebbe incredibile
    distinti saluti
    peppino serusi

  • Oggi i Sindacati (sic) hanno annunciato la nascita della Costituente per il cambiamento “dal basso” della Statualità della Sardegna.
    Piccolo promemoria: Distacchi sindacali debiti e indebiti; Contributi figurativi ai sindacalisti stile “casta dei politici”; Non obbligatorietà di dichiarare i Bilanci per le suddette OO.SS.; Consociativismo del malaffare nella gestione dei fondi stanziati per la rinascita delle aree industriali della Sardegna (vedi Ottana); Associati in gran numero pensionati e non lavoratori o giovani senza lavoro (vedasi chi viene eletto alla Segrataria Generale Nazionale); opposizione al referendum abrogativo delle nuove Provincie sarde……
    Insomma, sarebbero questi i promotori del cambiamento della Sardegna?
    Caro Paolo, buon lavoro!!
    Beppe

  • L’idea è convincere la maggioranza a prorogare il vigente punto e basta e comunque votare contro le norme sul paesaggistico e contro tutti gli emendamenti a dir poco furbi.

  • Per rimanere a cose più attuali: si sta discutendo in consiglio regionale il piano casa versione 3.0. Come intende procedere il gruppo consiliare del Psd’Az durante i lavori?

  • Angelo Piras

    BONA ALTERNATIVA INDIPENDENTISTA
    Abbiamo creato il gruppo: ALTERNATIVA INDIPENDENTISTA su facebook al seguente link: http://www.facebook.com/groups/205459712859594/?ref=ts

    ISCRIVETEVI IN TANTI

  • quinto moro

    Caro Paolo, non so se i sei soggetti di cui parli produranno la svolta storica in Sardegna, unendosi per la conquista della sovranità.Personalmente ho dei dubbi, però si può provare.Sono invece certo che tantissimi (anonimi sardi)saranno pronti anche a” scendere in campo” per riprendersi la democrazia, la libertà di cittadini,la consapevolezza della nostra storia, il sentimento di popolo, la dignità di sardi che chiedono solo di essere onestamente amministrati.Ecco perchè auspico che tutti i sardi cessino di accapigliarsi e si alleino per una nuova lotta DI LIBERAZIONE CONTRO LA PARTITOCRAZIA.

  • Antonio Satta Tola

    Ma siamo proprio sicuri che le sei posizioni innovative convergano sull’idea che la soluzione di molti problemi della Sardegna sia la conquista della SOVRANITA’ da parte dei sardi? Oppure è solo un’idea non verificata? Magari le sei posizioni non condividono un obiettivo comune!

  • Paolo avanti tutta. Condividiamo in pieno il progetto, ma è necessario parlare con tutto il popolo sardo facendo incontri, andando anche nelle piazze, molti sono ancora troppo chiusi, (politicamente parlando)

  • Io rinnovo la mia disponibilità al progetto ,che approvo senza si e senza ma.
    Bisogna però,non lasciare solo il movimento antiequitalia e gli altri ,che fino ad ora ha imbastito in tutta la Sardegna una rete che ha bisogno di una gratificazione diciamo politica, che fino ad oggi non hanno trovato in modo chiaro ed evidente.Stanno aprendo tavoli e riunioni in tutta la Sardegna e parlano la nostra lingua.
    Poi con molta umiltà bisogna aprire i tavoli in mezzo alla gente e parlare delle questioni economiche e sociali legate ad una scelta indipendentista.

  • Il lavoro più difficile sarebbe proprio quello di mettere a confronto quelle differenti e frastagliate novità dello scenario politico isolano. Il rischio che abbiamo di fronte è che proprio l’obiettivo politico rischia di non trovare consensi rispetto a quello amministrativo (che come sappiamo si scontrerebbe con la rigidità costituzionale).
    Il sardismo di fine anni ’70 nelle sue risoluzioni congressuali comprese da subito che la battaglia era prima di tutto politica e in seguito lo tradusse nel suo statuto di partito e nel consenso elettorale conquistato dalla Giunta Melis. Poi finì nel modo che sappiamo…Ma c’erano condizioni profondamente diverse.

    Credo anchio che il nostro dovere civico oggi come cittadini sia quello di guardare meno al passato e ritentare (anche oltre il palazzo). Di nodi al pettine ne abbiamo pure troppi.

  • Angelo Piras

    Paradossalmente oltre alle sei posizioni innovative di cui parla Paolo, che se ben affrontate possono diventare grandi opportunità per una vera emancipazione del popolo sardo, vi è un sentire diffuso di voglia di autodeterminazione che si respira sia negli incontri quotidiani che nel meraviglioso mondo dell’web (via potentissima che va utilizzata con molto vigore).
    Il cammino è irto di ostacoli, ma l’ottimismo dev’essere una costante, la partecipazione un impegno morale.
    A breve dovremmo stabilire incontri per definire strategie e piani operativi.
    Propongo per intanto un gruppo su facebook il cui nome potrebbe essere: “alternativa indipendentista” o proponete voi

    Che Dio ci aiuti

  • Mario Pudhu

    E sa risposta a sa DIMANDHA no est cussa de s’alunnu chi rispondhet a su mastru a s’interrogatzione: sa risposta EST S’ESERCÍTZIU DE SA SOVRANIDADE. Una Costituente chi no est Costituente, una Costituente chi no faghet soberania, una Cosituente chi ‘aprovat’ (pitica s’illusioni!!!) carchi cosa chi depet APROVARE unu Parlamentu istranzu EST SOLU LEADA IN ZIRU de sos Sardos, ca tocat a bídere SI e CANDHO e COMENTE e ITE LI AT A PIÁGHERE DE APROVARE pro bàtoro irbentiados de “italiani di Sardegna” irmentigados in su culatzu de sa busachedha in paneri de sos pantalones betzos e abbituados, cun ringratziamentu, a baliare donzi lorodhu. Una Costituente chi no est Costituente, ca sas Costituentes e su chi cuncordant tenent unu pópulu sovranu e no un’istranzu chi lu autorizat, si l’autorizat, est solu a sighire a brusiare tempus e isperàntzia: a prus de totu sos termovalorizadores de s’Itàlia petzi bi cheret chi nos fetemus nois etotu a furros pro nos sighire a fàghere a chisina! Ite ànimu at a bestire a sa zente? At a èssere solu àteru iscunfortu, noche amus a sighire a ispèrdere e andhare innoromala de unu disastru a s’àteru ispetendhe una risposta chi no at a bènnere mai, o chi si at a bènnere no at a èssere su chi bisonzat a nois. At a èssere un’àteru batu, e mortu puru, a su postu de una tigre, comente naraiat Lussu pro sa ‘autonomia’ (ma isse puru impitzadu a tempo pieno a brusiare s’isperàntzia e diritu natzionale de sos Sardos).
    Cantu siat difítzile a nos illibberare lu podet cumprèndhere solu chie deabberu bi pessat ca lu cheret. Ma sa filada de fàghere o est custa o si andhat in àtera irballada e inútile, calesisiat númene chi si li ponzat. E oe bido chi a su chi unu tempus naraiant “autonomia” como li ant postu “sovranità”, e za no ant mancu cambiadu limba.
    Sa Assemblea Costituente de sos Sardos pro una Costitutzione de sa Repúbbrica de sa Sardigna, chi no pedat autorizatziones/aprovatziones a neune chi no siant sos Sardos etotu, est solu a abbèrrere s’istrada, a comintzare su caminu chi tiat pòdere abberu animare sos Sardos de Sardigna e de s’esíliu. Un’istrada assolutamente pacífica e pacifista, ma no pro cussu prus pagu difítzile (est prus difítzile a fàghere sa paghe chi no a fàghere sa gherra). Ma solu su chistionare in púbbricu e comente lu faghet una Costituente de su chi e comente cherimus a Istadu de sos Sardos tiat pònnere sos cherbedhos a funtzionare, fàghere nàschere sa fide in nois etotu, realizare s’isperàntzia. Sos Sardos tiaimus pòdere comintzare a pònnere carchi puntu frimmu e contare e isperare in nois etotu. Tiaimus pòdere comintzare a ndhe la finire de fàghere ‘balentias’ pro sos istranzos chi nos tzocant sas manos e ponent a tapeto. Fine de s’ispetàculu. Comintzat s’istória.
    S’àteru ‘binàriu’ est andhendhe andhendhe, e currindhe puru, a nos formare a sa cultura/coltivare, a sa mentalidade e a sos cumportamentos de sa zente líbbera e responsàbbile chi si depet campare e mediare cun sas manos suas etotu: coltivare s’indipendhéntzia, chi no est solu istitutzionale, ma prima e de prus puru de cultura, economia, triballu, cumportamentos, fàgheres, no tzarra! Totu s’àteru est a pistare abba, aria fritta, illusione, ingannu, pérdida de tempus currindhe ifatu de su bentu po aciapai musca. Séculos de domíniu e de pistamentu de abba e segamentu de conca iscudíndhela sempre a su matessi muru no nos at imparadu nudha? E adhias, goi totu macos semus? Goi totu isentos/andicappati semus?

  • Carlo Deidda

    Benissimo… Penso che sia il momento piu propizio per affrontare questo cammino e puntare dritti alla meta… Il 2012 sarà tremendo dal punto di vista economico finanziario e di conseguenza sociale. Questi fatti drammatici determineranno finalmente il rinascimento di troppe coscienze da troppo tempo addormentate.
    Cordialità

Invia un commento