È di un sardo il miglior articolo pubblicato sulle retribuzioni dei politici

13 gennaio 2012 07:007 commentiViews: 13

161Pochi sanno che Sandro Catani – una storia da manager europeo, oggi impegnato nello Studio Ambrosetti, forse il più importante studio di consulenza italiano – è sardo. È autore di un libro di successo, molto letto da imprenditori e manager: Manager Superstar. Merito, giusto compenso e disuguaglianza social, Milano, Garzanti, 2010. Si tratta di un saggio importante sul giusto compenso dei manager, condotto non su criteri etici, ma su valori e misurazioni, cioè su criteri comparabili e verificabili.
L’altro giorno, ha pubblicato un articolo su Fatto Quotidiano che io ritengo uno dei più intelligenti scritti fino ad oggi e che uno come Travaglio non sarebbe mai riuscito a scrivere.
Eccolo

7 Commenti

  • 1-Il Problema in Italia è istituire un Autorità Indipendente credibile.
    2-Il clima ostile alla politica non l’hanno creata i mezzi di informazione, ma i politici stessi
    3-siamo tutti d’accordo che il momento è economicamente drammatico, allora servono esempi di austerità anche sulle proprie spalle soprattutto da parte di amministra

  • In Sardegna il problema risiede nel distacco tra politica e realtà ancor più che nella trasparenza. Un consigliere catalano guadagna meno di 5000 euro al mese se no ricordo male, uno sardo parte da una base di 11000/12000. In Sardegna 5000 euro mensili è il reddito di un dirigente che lavora giorno e notte, di un ingengnere specializzato sbattuto da una parte all’altra del mondo, di un docente unviersitario che passa la vita sui libri e potremmo continuare a lungo. Apprezzo il fatto che lei, con pochi altri, sia disposto a discutere di un argomento su cui tutti glissano ma a mio modesto parere bisogna partire dalla constatazione che le remunerazioni dei politici hanno raggiunto il livello attuale perchè dagli anni 80 in poi c’è stato un considerevole abuso della speciale facoltà di poter determinare il proprio reddito. Buona domenica a tutti.

  • Giuseppe Bellu

    Aridaje con la critica sterile alla politica…Oh Nino, ma non hai capito l’operazione: i grandi mezzi di informazione, tutti nessuno escluso, più o meno consapevolmente hanno creato questo clima (negli anni è da dire) ostile contro la politica. Ma la perdita di credibilità della politica ha solo ed esclusivamente danneggiato la democrazia. Ad oggi la principale conseguenza è che il nostro parlamento è stato commissariato, porta avanti -in spregio alle basilari regole democratiche- operazioni che vanno a totale vantaggio di determinati settori! Molti allocchi sono anche contenti che se ne devastino altri di settori, con queste pseudoliberalizzazioni che creeranno, essendo fatte in un periodo di congiuntura negativa (contro ogni logica) solo più miseria, o che quattro finanzieri vadano in gita a Cortina per vedere (nell’anno del Signore 2012!) a chi sono intestate alcune macchine, etc. etc.. Intanto a livello internazionale l’attacco all’area euro prosegue senza tenere minimamente conto dei sacrifici di noi babbalei, che oltretutto non siamo più nemmeno padroni del nostro destino. La realtà è che la democrazia ha un sacco di difetti, ma rimane il sistema di governo preferibile, imperfetto ma preferibile. La realtà è che la classe politica ci rappresenta in pieno, e se ha tanti difetti è forse perchè anche noi tanto perfetti non siamo. Cerchiamo, invece di accusare qualcun altro della nostra situazione, di rimboccarci le maniche e migliorare, studiare, professionalizzarci, allargare il nostro intervallo di confidenza confrontandoci con altre realtà, pensare a quello che possiamo fare per noi stessi senza aspettarci che sia qualcun altro a farlo, senza pensare che i nostri fallimenti, piccoli e grandi, siano colpa di qualcun altro…magari del politico, che è facilmente parafulmine di ogni problema, anche della tv che non riceve bene!
    A volte, anzichè lamentarci e basta, dovremmo studiare la posizione del ripetitore, salire sul tetto e orientare l’antenna!
    Fortza paris!

  • quinto moro

    Sempre sullo stesso giornale ho letto un articolo di B. Tinti pubblicato venerdi 13. Ecco un sunto:”Che senso ha paragonare i costi della politica italiana a quelli della Francia,Germania,Inghilterra e degli altri paesi europei ben lontani dalla bancarotta?Ci si sarebbe dovuti,invece,confrontare con paesi la cui economia fosse parimenti confontabile con la nostra:Spagna,Grecia,Irlanda,Portogallo.Ma,in verità,non si capisce perchè dovremmo confrontarci con qualcuno.Se gli altri Stati sbagliassero e pagassero di più o di meno i politici,noi dovremmo forse adeguarci? E dunque,come si è determinato il livello delle pensioni e degli stipendi pubblici,come si sono decurtati i redditi di milioni di italiani, come si è aumentata l’iva ed introdotta l’Imu;così si stabilisca quanto debbono guadagnare i politici.Non perchè i loro colleghi europei guadagnino di più o di meno;ma perchè l’Italia tanto può pagarli e non un euro di più. E, nello stesso modo si stabilisca quanto debbono guadagnare sindaci, presidenti di regione e di provincia,consiglieri etc. etc.Si stabilisca anche se proprio ci servono tanti enti locali e relativi politici.Il momento è propizio”.Personalmente, condivido tutto.

  • Caro Nino, io mi smazzo (come dici tu) dalla mattina alla sera. La media, sbagliata, è stata fatta da un quotidiano, non dalla Presidente del Consiglio. Per capirci: io ho lavorato moltissimo nel mese di dicembre a riformare il FITQ dei dipendenti regionali, ma i momenti di formalizzazione delle decisioni, cioè le riunioni formali della Commissione, duravano un quinto di quelle informali, non registrate, nelle quali si incontravano sindacati, si predisponevano i testi ecc. ecc. Non parliamo poi di quando mi occupavo di bilancio. Questo non esclude, tutt’altro, che ci sia chi non lavora, ma fare di tutta un’erba un fascio è sbagliato.

  • Il cittadino che legge il consuntivo di un anno di lavoro (2011) in Consiglio Regionale illustrato dalla Presidente Lombardo ha ancora bisogno di ulteriori approfondimenti?
    Il Consiglio lavora 8 ore alla settimana, le commissioni 1 (una) ora alla settimana.
    Non c’è Catani o commissione Giovannini che tenga e la trasparenza è la foglia di fico. In questo quadro macro chi paga un prezzo salato ed ingiusto è colui che smazza 24H su 24. Purtroppo!

  • Un link con l’articolo visibile in verticale: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1989JO
    La trasparenza rimane sicuramente l’elemento principale con cui inquadrare il ruolo di una istituzione, a maggior ragione quando si parla del luogo più importante della democrazia quale è un Parlamento. E immaginare di applicare in Italia la soluzione proposta al punto 1 da Catani sarebbe ovvia e rivoluzionaria allo stesso tempo. Assolutamente condivisibile. Sono scettico invece sul secondo punto in merito a un organismo indipendente di controllo. Quì nel Mediterraneo siamo lontani parecchie miglia dal costume politico e sociale anglosassone (e nord’americano): la lottizzazione dei ruoli ha proporzioni spaventose e manca l’incisività che in quelle società ricoprono i media (più o meno indipendenti) e la stessa opinione pubblica, derivata dalla cultura anglicana e puritana da cui discendono.
    Per dirla in soldoni: negli USA un politico nel privato può fare anche l’attore porno, ma se tromba una stagista e la cosa diventa nota viene lapidato da tutti, quì al contrario abbiamo un Parlamento che applaude all’immunità per soggetti collusi con il crimine organizzato e persino parte della stampa derubrica la cosa solo all’alleanza Lega-PDL. Il limite quindi è culturale, in quest’ultimo caso infatti il problema non è che un Parlamento con i suoi contrappesi salvi o meno un imputato da una (vera o presunta) ingerenza del settore giudiziario in quello legislativo, ma che dei deputati festeggino acriticamente la cosa solo per spirito di squadra. Come possiamo pensare di immaginare organismi istituzionali imparziali in un contesto del genere?

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