E ci risiamo: il sindaco Zedda ricomincia con la solfa che esistono solo due parti di cui una è la sua e mi condanna al suo Purgatorio. E non solo: dà anche la pagella a Soru.

31 luglio 2013 08:278 commentiViews: 22

Cerco di stare il più possibile lontano dai giornali e dalle televisioni.
Cerco di non rispondere a provocazioni di ogni tipo (anche quelle di chi, non essendo stato presente a Abbasanta, spara fesserie di ogni genere su ciò che penso sul bilinguismo).
Faccio finta di niente quando si mente sapendo di mentire.
Oggi Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, mi condanna al Purgatorio, perché, dice, “chi è stato da una parte non può stare dall’altra per di più candidandosi alla carica di presidente”. Ovviamente, il tema è ripreso nel titolo dall’Unione Sarda, cosicché l’unico contenuto politico di un’intervista evidentemente debole, diviene il solito veto, pronunciato, lo ricordo, ancor prima che io formalizzi una candidatura.
E ci risiamo. Secondo questa visione della politica, la costrizione a cui costringe la legge elettorale, due poli, è invece un dato quasi naturale: nella vita, non alle elezioni e per costrizione di una legge che in Italia e in Sardegna ha fatto solo danni, nella vita si è di Destra o di Sinistra. Ovviamente la Sinistra è il Paradiso, le cui chiavi sono detenute saldamente da Zedda, e la Destra è l’Inferno. Io, secondo Zedda, dovrei fare Purgatorio, ma Zedda sa che il Purgatorio è un’invenzione a cui non crede più neanche la Chiesa cattolica. Quindi, in realtà, Zedda vorrebbe l’annichilimento della posizione politica che rappresento. Inoltre Zedda propone una strategia elettorale veramente lungimirante: fare un’alleanza di sola Sinistra dura e pura e in questo modo convincere anche fette di elettorato non di Sinistra, indispensabili per vincere le elezioni. Se questa è la strategia, si accomodino.
E allora è bene ricordare i fatti: 1) il Partito dei Sardi farà liste alle regionali; 2) il Partito dei Sardi ha avviato un confronto col Centrosinistra che, se si dovesse concludere, comporta per noi diritti e doveri uguali alle altre forze politiche, compreso quello di candidare chi ci pare alle elezioni primarie; 3) se il confronto dovesse concludersi negativamente, il Partito dei Sardi farà comunque liste.
Io sono un indipendentista. Sono partito da posizioni di spinto autonomismo negli anni Novanta e sono approdato a questa convinzione. Non sono iscrivibile e non intendo iscrivermi alla Destra o alla Sinistra italiane. Peraltro suggerirei a Zedda di farsi un giro tra la gente per vedere quale sia il gradimento di queste impostazioni ottocentesche.
Io sono sempre stato dalla mia parte che è moralmente la parte di chi ha un lavoro e non fa della politica un lavoro, di chi lavora molto e senza pregiudizi, di chi non s’intruppa, di chi non fraintende la lealtà con la complicità, di chi non usa i soldi pubblici per i fattacci suoi, di chi non mette le persone incompetenti a svolgere incarichi di responsabilità, di chi non tollera la prepotenza e l’autoritarismo, di chi non ha una doppia morale – una severissima per gli altri di giorno e una più blanda per sé di notte-; di chi è autenticamente pluralista; di chi dopo due legislature non ri ricandida a fare il consigliere regionale.
Politicamente la mia parte è quella di chi vuole costruire in Sardegna uno Stato moderno, libero dalle incrostazioni culturali e burocratiche dell’Italia. Zedda mi contesta di aver concorso col Psd’az all’elezione di Cappellacci?
Intanto ricordo a Zedda che io sono uno dei sette che non ha votato questa legge elettorale, insieme ai suoi compagni di partito, i quali, a differenza di lui, hanno ben capito che la costrizione a cui porta la legge elettorale tendenzialmente bipartitica è una costrizione che semplifica ciò che non è semplificabile. Cioè, lo spiego per i cervelli on-off della politica sarda, non si può ridurre forzosamente il campo a due opzioni e colpevolizzare chi, non riconoscendosi in alcuna delle due, contesta il bipartitismo cercando di costuire spazi per la propria proposta. In secondo luogo, ma Zedda non lo sa, non fummo noi a dire no al Centrosinistra alla fine del 2008. Anzi, noi eravamo per accettare al proposta Soru, poi ritirata, di intervenire sul welfare e poi verificare le questioni politiche. Io dissi in Aula:
“Grazie Signor Presidente. Signor Presidente della Giunta, sebbene corpore non presenti, io stamattina non ho capito la proposta che lei ha avanzato, però vorrei dire, per come l’ho capita, che cosa intendo io proporre, ricordando una cosa che è sotto gli occhi di tutti, e che anche il giornale del Presidente della Giunta ha ricordato stamane. 200 mila sardi dichiarano di avere problemi di approvvigionamento alimentare, in Italia il 10 percento delle famiglie possiede il 50 percento della ricchezza nazionale. L’Italia è il paese più povero, con le famiglie ricche più ricche del mondo. E, nel momento in cui noi ci troviamo, tutti i governi comprendono che è necessario immettere denaro per sostenere i redditi, i consumi e le imprese. Allora, se la proposta del Presidente della Giunta, stamane, era: “C’è una emergenza. Fatemi capire se siamo in grado di fare una legge finanziaria che risponda alla fame che c’è in Sardegna in tempi rapidissimi, e il giorno dopo si dà corso alle dimissioni”, io dico che il Partito Sardo è d’accordo su questa linea. Se la linea del Presidente della Giunta è dare una regola alla Sardegna sul versante urbanistico, siccome noi a quella legge abbiamo concorso, discutendo e votando da punti di vista differenti, e siccome non siamo per la deregulation, si tratta di stabilire quando, e vogliamo che sia a breve, dopodiché si può anche andare a elezioni; se questa è la proposta, noi la vediamo. Cioè, se la proposta è: “prima la fame, dopo le questioni politiche” noi ci siamo, purché la data sia stabilita a breve e ora”. Ricordo che eravamo a dicembre e le elezioni erano previste naturalmente a maggio, quindi rinviare significava dare il tempo dell’accordo politico. Questo è di Destra o di Sinistra o semplicemente vero?
Poi Zedda fa un’operazione veramente di profonda cecità: preclude la candidatura anche a Soru.
Io mi sono scontrato seriamente con Soru su tanti temi, ma non ho mai fatto segreto di considerarlo, anche perché penso che gli anni e le esperienze non siano passate invano né per me né per lui, un’importante risorsa politica per la Sardegna. Il problema non è, per me, quello che pone Zedda, e cioè che Soru vincerebbe le primarie e perderebbe le elezioni (io non ne sono così convinto), ma perché dinanzi a primarie, anziché valorizzare la competizione democratica delle proposte si vuole preventivamente procedere allo sterminio dei concorrenti? Una sola risposta: la paura del consenso, la paura dell’espressione libera dei cittadini, ma anche la paura  delle convergenze, degli accordi su terreni avanzati e innovativi, la paura che lo scontro tra riformisti e conservatori divenga uno scontro regolato e elettorale e non uno scontro negli organi di partito.

8 Commenti

  • Egr. Maninchedda,
    credo che sia deleterio perdere tempo a discutere sulla fatwā politica lanciata da Zedda, una persona che, con il rispetto per le idee di tutti, non credo abbia le credenziali per esprimere (anche perchè difetta nell’uso dell’Italiano corretto) una visione che possa andare oltre il metro di distanza.

    Non conosco ancora bene il vostro programma, anche se ritengo già garantito dall’onestà del proponente, però a meno di un anno dalle elezioni forse è opportuno ottenere più visibilità.
    Ci siamo e non siamo pochi, e non mancano neanche gli argomenti.

    Ma non aspettate troppo tempo.

    Saluti

  • Su scomunigau: Sedda è riconosciuto come uno studioso dell’uso simbolico di queste persone; non ha mai giudicato le persone.

  • Capitan marc

    La (sinistra) si distingue sempre,,,,,ba

  • su scomunigau

    Zedda non è il solo che fa le pagelle su L’UNIONE. Anche il “semiologo indipendentista” Franciscu Sedda, in altra intervista sullo stesso giornale, stabilisce promossi e bocciati non tra Soru e Maninchedda, bensì tra Gramsci, Lussu e Bellieni. Ma un po’ di umiltà questi bravi ragazzi non la potrebbero imparare?

  • Egregio Maninchedda ,
    Ma cosa aspettate Lei e Soru a fare un programma per la Sardegna sulle tracce di quello della passata legislatura e quello suo sovranista?
    Ancora a parlare, parlare, parlare…
    Così,sempre più persone si convinceranno che andare a votare é inutile, intanto sono sempre le stesse dinamiche: tutti divisi nel centrosinistra! Adesso anche Zedda! E chi sarebbe il nuovo Barracciu?Ganau? Deriu? o il parroco ?
    Ma non scherziamo!
    Dovete trovare un accordo per il bene della Sardegna.
    Cordiali saluti

  • Evelina Pinna

    Basta con queste guerre di demolizione; la chiassata delle primarie ci ha stancato! Chi milita in un certo tipo di sinistra non dovrebbe forse rilanciare quel controllo sociale della politica, oggi drasticamente limitato e indebolito da partiti asserviti al capitalismo? Basta con le pretese liberatorie (autoreferenziali) dalla crisi; fuori dai propri club, vediamo pochi mondi possibili, le solite riproposizioni di forme e organizzazioni basate sulla concentrazione e spartizione del potere. I politici stiano in mezzo alla gente e poi nei salotti televisivi, e parlino dei programmi, non dei massimi sistemi. E si scordino certe riconferme. Forse ho presente il momento storico nazionale, ma mi sfugge il momento individuale in cui sarebbe avvenuta la presa in consegna del distintivo dell’inamovibilità. Oggi c’è una celebrazione pseudo-pluralistica della differenza e identità del pensiero politico, si da per scontato l’autoritarismo e la concentrazione di certo potere politico ed economico in mano ai soliti designati, e qualunque novità, e questo è un gran limite, è vista in termini irriverenti di conflitto storico tra l’autonomia sarda e gli archetipi della tradizione politica statale. Il Partito dei Sardi ha uno scopo e un’ambizione. Lo scopo è quello di mostrare che la via d’uscita da una crisi multidimensionale, morale-economica-politica, dev’essere trovata dall’interno e dal basso e non entro i soliti meandri politici. L’ambizione è quella di avviare una discussione davvero pluralista, sulla necessità di nuovi strumenti e nuove strategie di governo. Le norme di attuazione dello Statuto sardo, a quanto pare, sono la solita buccia di banana in cui cade la politica sarda. Desideriamo una politica che sia sintesi dei migliori elementi e rappresentativi della società civile; persone semplici, pulite e volenterose, diversamente dall’autoritarismo e dalla mancanza di ogni libertà politica di oggi. La politica deve inoltre avere degli elementi autoregolanti, nel senso che un nuovo rapporto tra cittadini e politica dovrebbe individuare anche delle regole per le quali, preso atto di un programma condiviso, si possano modificare anche le decisioni fuori rotta dei nostri rappresentanti. Ovvero, privati della corrispondenza tra volontà popolare e realizzazione politica, devono essere gli stessi politici, in corso d’opera, a sfiduciare l’operato dei colleghi rimandandoli a casa. Oggi, privi delle regole o dell’intesa di un ‘minimo democratico’, siamo in una situazione in cui i politici non possono essere cambiati, anche quando anche l’intero popolo non li desidera più. E’ una falsa democrazia rappresentativa. Ogni volta convalidiamo una oligarchia di governo. Votiamo i nostri tiranni e i nostri malfattori. Se non si capisce che siamo qui per invertire l’attuale enorme concentrazione di potere, che è la causa della crisi attuale, non stiamo a farci nulla. Non riempiteci la testa cari politici, coi soliti discorsi della partecipazione del cittadino alla vita politica; fa una bella differenza rispetto all’esercizio del potere politico. Oggi la necessità di un nuovo movimento antisistema che coaguli sani presupposti e nuovi vincoli di una democrazia inclusiva, è imperativo! Nella classe imprenditoriale c’è una vis intollerante, pronta a smobilitarsi, che ha fretta di realizzare delle riforme senza nessun bisogno di scendere a compromessi. Solo la correttezza politica e le decisioni sociali consapevoli. possono esorcizzare la parola crisi. Oggi che la Sardegna è rimasta senza strumenti di controllo per proteggere la società in modo efficace dagli avversi meccanismi di mercato, oggi che siamo dinnanzi a una globalizzazione neoliberista che probabilmente è irreversibile o quanto meno inarrestabile per le attuali dinamiche che collegano economia e politica.

  • Natalino Melis

    Mi pare che lo statista (?) Zedda non verrà ricordato per il suo acume politico… farebbe meglio a riflettere prima di rilasciare interviste al giornale del presidente che mi risulta sia in perenni viaggi elettoralistici a spese dei sardi naturalmente. Il raglio di Zedda non sale in cielo verrà sentito e ascoltato esclusivamente dai suoi simili. Vai avanti Paolo i Sardi con buonsenso sono dalla tua parte.

  • Il sindaco Zedda farebbe bene a leggere il primo canto della seconda cantica della Divina Commedia, trarre insegnamento da Marco Porcio Catone detto l’Uticense, e andare anche lui, presso la riva dell’isola del Purgatorio, alla ricerca del giunco dell’umiltà.

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