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Due milioni di euro a testa

Posted on 8 Agosto 20268 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 12 commenti su Due milioni di euro a testa

La variazione del bilancio regionale più ricca della storia dell’Autonomia – 2 miliardi di euro di risorse – è in discussione in Consiglio in questi giorni. Ma, al di là delle cifre, il copione sembra sempre lo stesso: cambiano gli strumenti, non cambiano le abitudini.
Basta guardare le dirette dal Consiglio per capire che a fare opposizione è rimasta solo Fratelli d’Italia, il resto del Consiglio fa finta di fare attività legislativa, in realtà partecipa al rito di ratifica di un accordo politico a dir poco schifoso, ignobile, corrosivo e corruttivo dell’anima stessa della politica: far passare senza vera opposizione la manovra finanziaria in cambio della possibilità per ciascun consigliere di disporre a proprio piacimento di 2 milioni di euro da destinare a propri obiettivi politici e elettorali attraverso emendamenti mirati.
Deriu, il capogruppo del Pd, ha anche offerto graziosamente l’alibi morale di questa operazione: passerebbero tutti gli emendamenti che non sono in danno di qualcuno, come se l’arbitrio, il finanziamento indiretto della campagna elettorale, l’impossibilità per i competitor alle prossime elezioni di pareggiare la capacità di influenza di consiglieri regionali che in cinque anni distribuiscono a proprio piacimento 10 milioni di euro, non siano in sé un danno mortale alla decenza, al diritto, alla democrazia. Non esistono più maggioranza e opposizione; esiste un’assemblea di privilegiati, prepotenti e impudenti, che si riconoscono e si difendono reciprocamente dal loro incubo: tornare ad essere persone che vivono del loro lavoro.

Ma torniamo alla cronaca.
Prima c’erano le famose tabelle: allegati alle leggi di bilancio in cui finivano contributi ad associazioni, Comuni, enti e organizzazioni più o meno note, vicine ai consiglieri di maggioranza e di opposizione. Oggi, dopo che nel giugno 2025 la Ragioneria generale dello Stato ha proposto al Governo l’impugnazione delle tabelle davanti alla Corte costituzionale, quegli stessi omaggi – finanziati con i soldi dei sardi – sembrano aver trovato una nuova casa: una quantità sterminata di emendamenti, formalmente firmati dai capigruppo della maggioranza.

La targa delle mance, questa volta, porta i nomi di Deriu per il Pd, Ciusa per il M5S, Orrù per Avs, Porcu per Orizzonte Comune, Di Nolfo per Uniti per Todde e Pizzuto per Sinistra Futura. Ma dentro quegli emendamenti si intravede il solito patto trasversale: l’inciucio mancettaro tra campo largo e l’opposizione.

Lo schema lo abbiamo già descritto. A ciascun consigliere di centrodestra e centrosinistra verrebbe garantita una quota di risorse (si parla di due milioni di euro) per soddisfare richieste particolari, puntuali, territoriali. In cambio, un’approvazione rapida della variazione.

Non è un caso che un provvedimento da 2 miliardi di euro, arrivato in Consiglio con oltre duemila emendamenti, venga dato in approvazione già per martedì prossimo. Calendario alla mano, l’Assemblea sarda smaltirebbe un lavoro enorme in appena sei o sette giornate d’aula. Tempi impensabili se i 24 consiglieri della minoranza avessero deciso davvero di utilizzare fino in fondo gli strumenti del regolamento: tre minuti ciascuno su ogni emendamento, interventi nella discussione generale di ogni singolo articolo – sono 22 in totale – e tutte le possibilità offerte dal filibustering.

La conferma non sta soltanto nel numero esiguo di interventi dell’opposizione nei primi giorni di lavoro in Aula, concentrati di fatto quasi esclusivamente nel gruppo di Fratelli d’Italia. Sta anche in un episodio rivelatore: durante il dibattito è stato lamentato che la votazione di un emendamento avrebbe rappresentato la rottura di un accordo assunto in Conferenza dei capigruppo.

Il caso è quello sollevato dal consigliere Stefano Schirru, che ha denunciato l’approvazione di un emendamento da cinque milioni di euro destinato al Comune di Castelsardo – paese dell’assessore del Turismo – per acquisire l’Episcopio, il Seminario vescovile e la Torre de la Municion. A rispondere si sono scomodati persino il presidente del Consiglio, Piero Comandini, e il capogruppo del Pd, scusandosi per l’inconveniente e parlando di svista, di errore.

Ma per capire il meccanismo non serve molto altro. Basta leggere gli emendamenti approvati all’articolo 1 del disegno di legge di variazione, quello dedicato alla sanità. Un articolo con una dotazione complessiva superiore al miliardo di euro che, insieme agli altri due finora approvati, ha già mostrato una raffica di microfinanziamenti firmati dai capigruppo di maggioranza.

Qualche esempio basta a rendere l’idea: 90 mila euro a un’associazione di Elmas per l’acquisto di un’ambulanza; 70 mila euro per lavori di manutenzione al canile di Arzana; 210 mila euro per la ludoteca di Donori; 100 mila euro per la casa per anziani di Santadi; 50 mila euro per il 118 di Zerfaliu; altri 100 mila euro per sistemare la sede delle ambulanze di Senorbì; 50 mila euro al Comune di Quartu per adeguare la sede della Confraternita di Misericordia; 120 mila euro a un’associazione cagliaritana per realizzare “Genti de Bixinau”.

Tutto dentro l’articolo sulla sanità. Tutto dentro la variazione dei record. Tutto dentro il modo di mortificare la funzione del consigliere regionale: non legislatore, non controllore dell’esecutivo, non rappresentante di una visione generale, ma dispensatore di piccoli favori territoriali a vita.

Il punto non è negare che alcune di queste destinazioni possano anche riguardare bisogni reali. Il punto è il metodo. Perché quando la programmazione pubblica viene sostituita dalla sommatoria di microcontributi decisi dai singoli e ratificate dai molti, la politica non governa più: distribuisce, non sceglie priorità, non costruisce un disegno ma alimenta appartenenze e fedeltà.

E così la variazione più ricca della storia dell’Autonomia rischia di diventare l’ennesima occasione mancata. Due miliardi di euro avrebbero potuto segnare una svolta, indicare una direzione, correggere storture strutturali. Invece, almeno per ora, raccontano soprattutto la straordinaria capacità della politica sarda di cambiare contenitore senza cambiare contenuto.

Prima le tabelle, oggi gli emendamenti. Prima le mance in allegato, oggi le mance sparse nel testo.

Varia il bilancio. Loro, no.

Consiglio regionale, Politica, Vetrina

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Comments (12) on “Due milioni di euro a testa”

  1. Antonio ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 16:45

    Prof siamo anni che continuiamo a votare sempre gli stessi partiti e persone di cosa ci dobbiamo lamentare, purtroppo il mondo indipentista e autonomista è diviso in cento partiti non riusciamo ad essere uniti e queste sono le conseguenze

  2. Silvio Usala ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 15:52

    Ormai i cittadini sardi si sono rassegnati a qualsiasi iniziativa legislativa presa anche a loro danno che non hanno più voglia e tempo per provare a protestare.
    E questo in buona sostanza il vero pericolo di una democrazia.

  3. Santippe ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 12:30

    Questi, che ho anche votato (mi fosse venuto un crampo alla mano quel giorno) hanno talmente spostato l’asticella dell’indecenza che il prossimo governo si sentirà autirizzato anche a vendere organi

  4. Aristofane ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 12:08

    Sono d’accordo con Paolo1, dal cui commento prelevo “competenza” e “persone colte, preparate” e, con Platone, aggiungo che il potere spetta a chi detiene la conoscenza, del bene e della giustizia. Oggi contempliamo uno stagno ai cui bordi gracidano le rane.

  5. P ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 11:57

    Un modo di fare politica indecente. Piccoli feudatari per piccoli feudi. Ciò che disturba più di tutto è il fatto che, non solo vi è un evidente attività di scouting – che presta il fianco a diverse valutazioni – da parte dei consiglieri regionali in vista di eterni e ricorrenti prossimi appuntamenti elettorali, ma non meno indecoroso, è l’atteggiamento da parte di amministrazioni locali, che senza un minimo di collaborazione per un opportuno fine programmatorio, accettano questo andazzo, anziché adoperarsi in favore di una allocazione di risorse – vieppiù così importanti – più incisiva per ambiti territoriali omogenei con l’ obbiettivo di risolvere una o più, delle tante difficoltà strutturali del vivere quotidiano. Questo con particolare riferimento ai paesi dell’interno, che, proprio attraverso la collaborazione programmata sovracomunale, dovrebbero agire al fine di riorganizzare alcuni degli interventi in quei settori, che singolarmente non sono più sostenibili. Tant’è!

  6. Medardo di Terralba ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 10:30

    Ormai siamo vittime della mitridizzazione. Dosi crescenti di veleno inoculate nel corpo elettorale hanno fatto si che non ci si scandalizzi piu di nulla. Anzi .. siamo talmente storditi che li votiamo anche

  7. Paolo1 ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 09:45

    Caro Professore,
    credo sia arrivato il momento di risvegliare quel progetto di alcuni anni fa, quando Lei faceva parte del movimento Partito dei Sardi, e di iniziare a riflettere seriamente sulla necessità di costruire una nuova classe politica. Una classe politica che sappia interessarsi concretamente dei problemi reali della Sardegna, delle sue problematiche storiche, dello sviluppo locale e delle difficoltà vissute soprattutto dal ceto medio e dalle fasce più deboli della società. Credo sia necessario cominciare fin da ora a prepararsi, creando idee, progetti e soprattutto una nuova generazione di persone capaci di affrontare con serietà e competenza le questioni della nostra terra. Ho l’impressione, inoltre, che questa legislatura possa concludersi prima del previsto, anche alla luce delle voci secondo cui diversi esponenti dell’attuale legislatura starebbero già guardando alle prossime elezioni nazionali. Forse è proprio questo il momento giusto per riprendere quel discorso lasciato in sospeso e iniziare a ragionare concretamente sul futuro della Sardegna.Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di persone colte, preparate, capaci di avere una visione di lungo periodo e di mettere competenza, serietà e passione al servizio della comunità. Non abbiamo bisogno di chi si limita a vendere promesse, slogan o illusioni, cercando consenso senza una vera idea di sviluppo e senza una prospettiva per il futuro. La Sardegna ha bisogno di una classe dirigente che sappia studiare i problemi, proporre soluzioni e soprattutto avere il coraggio di guardare oltre l’immediato. Una classe dirigente capace di costruire, e non semplicemente di raccogliere consenso.

  8. Melania Fadda ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 09:01

    Ed è proprio questo l’aspetto più grave: due miliardi avrebbero dovuto rappresentare una visione, non una sommatoria di interessi. Governare significa stabilire priorità, fare scelte anche difficili e assumersene la responsabilità. Quando invece le risorse diventano lo strumento per tenere insieme equilibri e appartenenze, non manca soltanto la programmazione: manca un’idea di Sardegna.

  9. A ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 08:10

    E meno male che dovevano essere PIÙMIGLIORI della giunta Solinas tanto bistrattata dalle urla della ballerina balconata che ora sta muta e rassegnata nel suo ufficio-balera.

  10. mauro canu ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 07:54

    Uniti per Canu, emendamento per estinzione mutuo casa. Per il milione Novecento ventimila euro residuo, vedrò cosa fare.

  11. Paolo1 ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 07:44

    La variazione di bilancio più ricca della storia dell’Autonomia — 2 miliardi di euro di risorse — è in discussione in Consiglio in questi giorni. Ma, al di là delle cifre, il copione sembra essere sempre lo stesso: cambiano gli strumenti, non cambiano le abitudini. Basta seguire le dirette del Consiglio per chiedersi: dov’è l’opposizione? Cosa sta facendo? Un Consiglio regionale dovrebbe discutere, controllare, contestare, proporre e, quando serve, dire no. Invece assistiamo a un’opposizione che si affievolisce fino ad accasciarsi davanti alla maggioranza, senza lasciare nemmeno quel piccolo fardello di contrarietà che dovrebbe essere fisiologico in una democrazia. Due miliardi di euro meriterebbero un dibattito all’altezza della loro portata. E soprattutto meriterebbero una politica che non scambi il proprio ruolo di controllo e di opposizione con la possibilità di gestire una quota di risorse. Perché quando il confronto politico viene sostituito dalla distribuzione delle risorse, a perdere non è soltanto l’opposizione. A perdere è la politica. E soprattutto perdiamo noi sardi. Noi che paghiamo le tasse. Noi che la mattina ci svegliamo presto per andare a lavorare. Noi che, tra mille difficoltà, cerchiamo ogni giorno di portare il pane a casa e garantire un futuro alle nostre famiglie. È a queste persone che dovrebbe essere rivolta una finanziaria da 2 miliardi di euro. Una finanziaria di questa portata avrebbe potuto rappresentare una vera svolta per la Sardegna: un punto di partenza per rilanciare l’economia, sostenere le imprese, creare lavoro, rafforzare i servizi e soprattutto costruire presupposti concreti di sviluppo locale dei territori. Avrebbe potuto essere l’occasione per affrontare problemi strutturali che da troppo tempo condizionano la nostra Isola. Non servono semplicemente risorse da distribuire. Serve una visione. Serve il coraggio di scegliere dove investire, quali priorità perseguire e quale Sardegna vogliamo consegnare ai nostri figli. Perché se anche davanti a una disponibilità finanziaria di questa portata ci limitiamo a riprodurre le vecchie logiche, a spartire risorse e a ridurre il confronto politico a una formalità, allora non stiamo costruendo il futuro. Stiamo semplicemente rinviando lo sfascio. La Sardegna ha bisogno di una svolta epocale. E se davvero vogliamo cambiare, questa doveva essere l’occasione per cominciare.

  12. Max ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 07:22

    Grazie Prof., è importante tenere la luce accesa su queste forme di cattivo funzionamento delle istituzioni. Probabilmente si pensa che gli uffici ministeriali potrebbero non accorgersi degli interventi puntuali e ad hoc sparpagliati nel testo, ma si possono pur sempre fare delle segnalazioni.

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