Disperati ma ridicoli

11 febbraio 2013 07:1816 commentiViews: 943

Zanfretta. Si chiamava Zanfretta. Era un circo famoso negli anni Cinquanta. Quando, nelle scuole elementari di via Roma a Macomer, classe V A, ultimo piano, a contatto diretto con un tetto fatiscente, qualcuno dei 32 miei compagni di classe, tutti rigorosamente maschi, si rendeva ridicolo, il maestro evocava i pagliacci del circo Zanfretta. Accadde quando Cristoforo denunciò pubblicamente che Guido gli aveva rubato il pensierino prima che lui lo scrivesse; accadde quando, ospiti in gruppo della vicina Quinta femminile, la maestra ospitante ci disse che puzzavamo e un mio compagno rispose che non eravamo noi ma le scarpe.
Seguo questa campagna elettorale cercando di misurare il tasso di ignoranza. Sulle zone franche, piuttosto che conoscenze si distribuiscono effetti da zone cerebrali stanche. Le cose da fare sono chiare e semplici; no, siccome l’argomento ‘tira’ se ne parla sparando fesserie clamorose, confondendo le zone franche doganali con quelle fiscali, non conoscendo i gettiti dell’Iva, dell’Irpef e dell’Irap, non sapendo far di conto e non sapendo che l’esenzione fiscale determinerebbe una flessione delle entrate della Regione che o viene compensata da un aumento del Pil o deve essere compensata con una diminuzione delle spese. Troppo difficile, e che diamine! Non solo: adesso i neo-feudatari di paese che si erano riallocati nei consorzi industriali a continuare a vivere in forma parassitaria sulle spalle altrui, intravedono la possibilità di trasformare i Consorzi in società di gestione delle zone franche. Via, signori, un’altra decina di carrozzoni per gente improbabile che cerca stipendi! Ha ragione la Zedda: le zone industriali devono diventare articolazioni della Regione, gestite da funzionari regionali assunti per concorso (non dunque nominati dalla Giunta ogni cinque anni come i manager Asl).
Sul lavoro, il Pd, nascostamente, così, con eleganza, è arrivato a proporre ciò che io dico da tempo: occorre che la Sardegna abbia contratti di lavoro propri. Qualcuno dirà che si tratta delle gabbie salariali, non è così ma non importa. Importa che o il lavoro costerà meno in Sardegna (magari lavorando in un certo modo sul cuneo fiscale  o sulla parte contributiva nei primi cinque anni se il lavoratore ha meno di trent’anni) o scomparirà, ucciso dalla logica della sussistenza prodotta dall’assistenza. Qualcuno dei candidati parla di queste cose? Ma scherziamo, su, troppo difficili. Meglio dar voce alla disperazione e dare sempre la colpa agli altri.
Sulla scuola si è imprigionati da logiche di campanile, da rigidità burocratiche, da incapacità di innovazione culturale, da assenza di confronto sulla libertà e sull’educazione. La scuola in Sardegna è trattata non come un problema educativo e formativo, ma organizzativo e burocratico. Uno scempio.
Sull’energia la Sardegna è un feudo di Terna, Enel, E.On e, prossimamente, dei cinesi. Il problema della Sardegna non è quantitativo, ma qualitativo. Il nostro problema è che Terna ci tratta come un mercato chiuso, o meglio, ci ha chiuso in un recinto e ha dato le chiavi ai grandi gruppi. L’energia è un problema di regole in Sardegna, piuttosto che di quantità. La Saras è una zona franca della vigilanza ambientale. Avessi un briciolo di potere, le manderei le guardie forestali mattina e sera a fare la ronda lungo il perimetro, a controllare l’aria, l’acqua, il sudore e anche le scorregge. Ma ciò che sta accadendo all’Eni e in Algeria dovrebbe indurci a ripensare a come approvvigionarci di gas. Ci serve un rigassificatore e invece strisciamo ai piedi di Matrica e dei cinesi. Incredibile!
Sul mare, la nostra più importante risorsa, non ci sono proposte, non c’è una politica, non c’è un confronto. Il mare non esite per la politica sarda.
Sui rifiuti la Sardegna è in un mare di guai, eppure non è proprio il tema che più interessa. Sui rifiuti, come sul gas, come sulla scuola, come sull’università, in Sardegna sono in campo parrocchie fideistiche inconcludenti, preoccupate più di creare fedeli che di risolvere problemi. Eppure le discariche sono sature; eppure non c’è una politica della riduzione della produzione dei rifiuti; pressoché tutto il materiale di riuso va fuori dalla Sardegna con tutto il suo valore; l’idea semplicistica di risolvere tutto con gli inceneritori è sbagliata, ma la centrale a biomasse di Matrica è di fatto un inceneritore. Io sono per lavorare a una fase di transizione di dieci-quindici anni in cui si continua a incenerire, ma sempre meno e sempre meglio, per arrivare a non incenerire più. La Sardegna ha bisogno di una legge cornice di tipo ambientale, che ci serve per lasciare le risorse dei bandi pubblici in Sardegna, per incentivare il mercato interno, per liberare produttori e consumatori dalle catene della Grande Distribuzione Organizzata, per far circolare meno auto, per vivere meglio, per controllare l’ambiente e la salute in modo corretto e puntuale. Invece no. In campagna elettorale tutti protestano, nessuno è colpevole, nessuno è responsabile, nessuno vuole avere una responsabilità di governo. Non esiste oggi in Sardegna una proposta di governo, una cultura di governo. Esistono tanti capi-popolo che chiedono di aver fede in loro… Roba da matti!
Eccola qua, dunque, la campagna elettorale 2013. Sintetizziamola. Sardi diperati, classi dirigenti ridicole, dolore diffuso.

16 Commenti

  • Silvia Lidia Fancello

    Ciao Quinto Moro,
    grazie per il chiarimento. Da parte mia niente difese d’ufficio, ma solo quello che ho visto intorno a me. Naturalmente posso essermi persa qualcosa…ma posso sempre contare su qualcuno più sveglio di me!
    Avvidecci sani

  • Per Lidia, il “matrimonio d’interesse” a cui mi riferivo era quello tra il Sanna (Vanni)e l’argomento “zona franca”. Continuo a sostenere che da “opportunista” si è “appropriato” del prodotto (come tanti altri d’altronde)solo perchè è diventato “l’argomento principe” della politica regionale e non vuole “perdere anche questa occasione”.Quindi “nessuna insinuazione” ma solo una constatazione di un fatto oggettivo da parte di chi da anni, anche grazie a tanti nel Psdaz, ha portato avanti questa battaglia.Non capisco, pertanto, questa tua “difesa d’ufficio” su un “comportamento” quanto meno scorretto nei confronti di tante persone che dovrebbero esserti anche tanto vicine.
    Un forte abbraccio e fortza paris (sempre).

  • Si stanno delineando orizzonti molto interessanti per il dopo elezioni. L’indicazione più positiva e quella che è nato un nuovo polo numericamente ben rappresentato dal movimento 5 stelle. Un’indipendentismo variegato ma maturo e intelligente dovrebbe ignorare le prossime elezioni nazionali, aspettando quelle NATZIONALI, convogliando a nozze con il movimento di Grillo con l’attuazione di primarie per scegliere il candidato Presidente che siederà allo scranno più alto del Parlamento Sardo per i prossimi 5 anni. E’ l’occasione per mandare a quel paese le diplomazie con i decrepiti di DX e SX. E’ nato il TERZO POLO rivoluzionario senza che nessuno se ne stia accorgendo. Gli accordi si farebbero con i grillini Sardi. Grillo ha maturato già la consapevolezza che a ciascuna Popolo la sua Terra. E da tanto che dice che dobbiamo andare per conto nostro, magari e la volta buona che ci organizziamo e partoriamo la coalizione programmatica, ciascuno con il suo simbolo e la sua identità. Est’ arribbanno su ‘eranu Sardu, est pesannosi su ‘entu, deo d’intenno.

  • Lidia mi rendo disponibile per qualsiasi chiarimento costruttivo puoi scrivermi a
    s.golme@tiscali.it
    un caro saluto
    Sarah

  • Silvia Lidia Fancello

    Per Quinto Moro e Sarah,
    è bello questo dibattito. Può darsi che io, come molti del resto, ignori parecchie cose sulla zona franca, ma sono aperta a critiche, naturalmente costruttive e non disfattiste. Quale sarebbe questo matrimonio di interesse e con chi? E se c’è qualcuno in grado di “ristabilire la verità” , bene, la ristabilisca.
    Con le insinuazioni non si va da nessuna parte. Mi piace l’intervento di Flavio Cabitza, ma qualcuno si è dato la pena di rispondergli?

  • Per Sarah sul “vaneggiamento” di Vanni Sanna sulla zona franca di Olbia.Purtroppo, non è vaneggiamento ma un “matrimonio d’interesse” quanto meno sospetto.Pensa che sino a qualche tempo fa aveva ben altro da fare che pensare alla “zona franca” e sicuramente non sapeva neanche cosa fosse e soprattutto il percorso da intraprendere per realizzarla .Per onestà intellettuale debbo dire che era in compagnia della maggioranza assoluta di tutti i nostri rappresentanti politici ai vari livelli.Ora, all’improvviso, folgorato come S. Paolo sulla via di Damasco, “scopre” l’argomento, se ne appropria e grazie anche ad una “stampa disinformata” diventa “il grande padre della zona franca in città” che da sempre porta avanti il progetto(vedasi “La Nuova Sardegna” del 16/2/2013-pag.19 cronaca di Olbia).Da sempre….? No, solo da qualche mese ,cioè, da quando il Psdaz ha fatto votare “all’unanimità un documento al consiglio comunale.Sarà il caso di ristabilire la verità? Anche perchè nel frattempo non è che abbia studiato troppo sul percorso da intraprendere per realizzarla.E convinto che “basta che ne parli lui” perchè questo avvenga. Ecco, Sarah, su questo hai ragione:VANEGGIA…Fortza paris

  • Alla fine mi chiedo…
    perché siamo arrivati a questo?
    troppe bagarre mediatiche ,troppa poca conoscenza reale delle cose tanto politichese e troppa censura (scusa Lidia ma Vanni Sanna vaneggia), troppa gente che a fine mese non arriva, ora sogna di arrivarci con la zona franca ,sappiamo bene che ciò che ci è stato detto nn corrisponde sempre al vero.. difficile da spiegare…
    penso però che nn deve essere la zf il nostro cavallo di battaglia …siamo in uno stato di diritto e ad esso ci appelliamo (vedi commento/comunicato precedente)

    penso che tutta la vicenda sia ancora una volta creata ad hoc per dividerci (un popolo che nn sà è sottomesso e meglio gestibile) se riuscissimo ad essere davvero padroni a casa nostra allora potremmo ospitare (sapremo ben farlo)c hiunque con le nostre regole…
    questo è reale sogno al quale ambire .
    io non mollo
    io voto sardo e faccio votare sardo è solo questa la nostra rivoluzione

  • Oggetto: ZONA FRANCA: CABITZA (ATDS), DIFFIDA A CAPPELLACCI E’ ATTO DOVUTO ED ENERGICO SOLLECITO PER GRAVI INADEMPIENZE REGIONE SARDEGNA
    COMUNICATO STAMPA
    Olbia, 16 febbraio 2013 – “A fronte delle dichiarazioni corali per una compiuta attuazione dell’Art. 12 dello Statuto speciale in materia di punti franchi, appaiono inspiegabili le reali motivazioni che hanno determinato la mancata attuazione del D.Lgs. 10 marzo 1998, n. 75, che ha istituito i punti franchi nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme ed Arbatax, il cui iter è paradossalmente bloccato proprio laddove si richiedeva alla Regione Sardegna la formulazione della proposta, da inviare al Governo italiano, necessaria per la concreta delimitazione delle aree interessate e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro concreta operatività”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Associazione per la tutela dei diritti dei Sardi Flavio Cabitza, che ha depositato una formale diffida (ai sensi del decreto legislativo n. 198 del 2009, che ha introdotto la possibilità di proporre azioni collettive) presso il tribunale di Cagliari indirizzata alla Regione Autonoma della Sardegna e, per essa al Presidente Cappellacci, all’Autorità Portuale di Cagliari e alla società consortile per azioni “Zona Franca di Cagliari, nella sua qualità di ente designato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2001 per la concreta gestione della zona franca nel porto di Cagliari.
    Flavio Cabitza ha aggiunto: “Per Cagliari l’inerzia dei nostri amministratori è ancora più grave. Nulla è stato fatto per vigilare e pretendere l’adempimento degli obblighi assunti dalla società consortile per azioni “Zona Franca di Cagliari”, designata con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2001 per la gestione concreta della zona franca. L’Associazione per la tutela dei diritti dei Sardi ha individuato anche le specifiche responsabilità della società consortile per azioni “Zona Franca di Cagliari”, responsabile di non aver adempiuto agli obblighi specificamente indicati nel Decreto del 2001. Nella diffida, che coinvolge anche l’Autorità Doganale di Cagliari viene “considerata la lesione diretta, concreta ed attuale degli interessi personali e collettivi, gravemente danneggiati dalla mancata attuazione degli atti amministrativi finalizzati a rendere operative le specifiche prescrizioni normative riguardanti la concreta attuazione delle zone franche in Sardegna, la cui adozione – precisa Cabitza – avrebbe consentito l’operatività di una fiscalità agevolata, cui si accompagna altresì un danno gravissimo per l’economia sarda e per i cittadini tutti, oltre che per gli operatori economici di settore”. Per il Presidente Cabitza, la diffida presentata dall’Associazione per la tutela dei diritti dei Sardi “è in definitiva una sorta di energico sollecito affinchè il governo regionale, che continua a privare colpevolmente il nostro sistema portuale dei vantaggi fiscali connessi alle zona franca, provveda senza ulteriori indugi a fare quanto necessario per la concreta operatività di tutti i punti franchi già istituiti nel lontano 1998 e che da lungo tempo attendono di diventare finalmente operativi”.

    comunicato stampa ……. un po’ censurato……

  • Silvia Lidia Fancello

    Quinto Moro, perciò ti consiglio di cambiare pseudonimo…

  • Lidia, Lidia… certo che non è reato “cambiare bandiera” (per quanto mi riguarda l’unica bandiera che ho sempre riconosciuto è quella dei 4 mori,anche se da qualche anno ho preferito “prendere le distanze” dal “gruppo dirigente”-sic!- non rinnovando la tessera) ma come vuoi chiamare qualcuno che lo fa di continuo ed esclusivamente “pro domo sua”? Non mi è dato sapere se Paolo ha rifiutato la candidatura ma da ciò che ha scritto sull’argomento penso proprio di no. Infatti ha sottolineato la contrarietà all’alleanza col mio “omonimo” Quinto Moro, già noto per l’impegno profuso in precedenza (si fa per dire) in qualita di assessore all’agricoltura!
    Saluti e fortza paris!

  • Silvia Lidia Fancello

    Quinto moro quinto moro … non essere così velenoso col povero Vanni Sanna. Ho seguito da molto vicino la vicenda della zona franca di Olbia e ti posso dire che Vanni Sanna ha sempre pubblicamente riconosciuto e ringraziato Stefano Fancello, consigliere PSd’Az all’opposizione, per avere proposto in consiglio comunale e fatto votare (all’unanimità) la mozione sulla richiesta di istituzione della zona franca.
    Non credo che vada in giro a vantarsi, ma se dovesse essere vero, sai che ti dico? Chissenefrega, se gli altri politici si appropriano delle nostre battaglie e magari le vincono, non va poi alla fine a vantaggio di tutti noi? Non era questo, in fondo, il desiderio espresso anche dall’Onorevole Maninchedda quando parlava di sardizzare la politica?
    Quanto alla candidatura dell’onorevole Maninchedda, certo era auspicabile per tutti noi che fosse lui il candidato di punta, ma magari è stato lui a non avere accettato.
    Mentre per ciò che concerne la velocità di cambiare bandiera, io non sarei così severa (anche se personalmente porto la tessera quattro mori in tasca da quando avevo 18 anni) perché non tutti hanno avuto la fortuna di avvicinarsi subito al sardismo, dipende molto da chi incontri sulla tua strada e cambiare idea non è reato.
    Saluti

  • Il livello culturale di questa campagna elettorale è da mediocri, non c’è molto da dire. Le proposte dai candidati Sardi sono poche o nessuna, e le volontà di realizzare quelle poche ancora meno. Solo comunicati spiccioli, nessun approfondimento, slogan, errori di metodo nell’interpretazione dei problemi territoriali (come dicevi giustamente tu Paolo, c’è gente che si occupa solo della quantità ma non della qualità degli strumenti con cui risolverli).

    Però poi mi chiedono: ma allora chi bisogna votare? E quì nel parlare dei partiti Sardi si rischiano figuracce. Penso che dopo queste elezioni bisognerà iniziare a riparlare di PNS e soprattutto di programmi e di metodo. La fase di “sardizzazione” della politica regionale richiede approfondimento ma anche piattaforme politiche maggiormente coese e robuste che traccino un percorso.

    Da notare, il federalismo è apparso nei temi di Grillo e di Oscar Giannino. Qualcosa vorrà pur dire…

  • … Sardi disperati, classi dirigenti ridicole, dolore diffuso…. Queste ultime condivise considerazioni mi danno, ancora una volta, lo spunto per pensare a “cosa poteva accadere” se Paolo (solo Paolo)fosse stato il candidato per la Sardegna alle prossime politiche. Sono certo che avremmo potuto assistere” a qualche positiva sorpresa! Invece, ancora una volta, altre logiche (sempre le stesse in questi troppi anni di pseudo-sardismo) hanno prevalso. E allora? Possiamo, oltre che tapparci il naso, ancora una volta “bendarci gli occhi” per votare “gli impresentabili”? Per carità, c’è un limite a tutto… A proposito di zone franche: anche ad Olbia abbiamo, da un pò di tempo,un “nuovo sostenitore” dell’argomento:si chiama Vanni Sanna, presidente (sic!) del consiglio comunale, che non perde occasione per sostenere pubblicamente di essere “il primo” ad aver “scoperto” la nuova soluzione di tutti i mali della Sardegna… Nessuno che gli ricordi che… “il primo” lo è stato e sicuramente lo sarà anche in futuro… ma solo nella “velocità con cui cambia appartenenza politica” secondo come cambia il vento.
    Fotza paris

  • Silvia Lidia Fancello

    Onorevole Maninchedda, la invito a scrivere un intervento sulle zone franche sulla pagina di FB “Zona franca per Olbia”. È un blog abbastanza seguito e non ci dispiacerebbe se lei intervenisse con le sue opinioni. Io a volte mi permetto di trasferire su questa pagina alcuni link di Sardegna e Libertà, ma saremmo molto onorati se lei intervenisse personalmente.
    Saluti

  • Falchetto Sovranista-indipendentista

    Bel ricordo il circo Zanfretta. Quando veniva in paese, alla festa del patrono ci restava una settimana, in quel periodo la televisione non era ancora egemone. Erano disperati! E la gente era molto solidale e vicina alle loro sofferenze. Io li ricordo molto poveri e onesti. Era nell’insieme, loro e il paese, un Circo.
    Veniamo a noi. Stanno arrivando i tromboni nazionali. lo spettacolo è garantito e gratuito. La gara è a chi la spara più grossa.
    Zone Franche. Ora ci si mette anche Cappellacci,e Massidda,( ex-senatore) premiato con la Presidenza dell’autorità portuale di Cagliari. Insieme hanno chiamato il più grande fiscalista europeo per trovare una soluzione alla zona franca. risultato della ricca consulenza: non si può fare ” nudda!! Craru!! A questo punto vorrei sapere quanto è costata la consulenza. A proposito di ex- senatori, gli risulta una presidenza di fondazione bancaria sarda lasciata in “eredita” ad un altro ex- senatore?
    Il Gas. Perchè non chiede conti al Presidente Cappellacci? Il Qatar è uno dei più grandi produttori e nello stesso tempo proprietario di navi da trasporto del gas. Lei sà di cosa hanno trattato Monti e Cappellacci nella loro visita nel Qatar? Lo chieda in Consiglio Regionale. Stia attento al Gas dei rigassificatori. Le grandi cooperative, quelle che stanno realizzando le reti nei distretti della Sardegna, sono molto interessate al progetto. Erano e sono le avversarie del progetto Galsi.
    Elezioni. In questi ultimi cento anni la Sardegna ha perduto ogni nerbo, senso della socialità e del bene comune. La morale del fotti fotti ( rubare senza ritegno) è ormai regola generale, fenomeno triste delle società dipendenti. In questo abbiamo fatto la felicita dei Rovelli, dei Cefis, dei Rossi degli Ansaldo e degli Agnelli che hanno salvato i nostri stomachi e distrutto la nostra cultura e società.
    Indipendentismo rivoluzionario? E’ ormai ora di affondare il bisturi nella piaga. Dobbiamo ricostruire la nostra terra economicamente e civilmente. L’operazione richiede la soppressione del legame con l’Italia Padana. Poichè tale legame è contro la ragione e gli interessi concreti del popolo sardo, la classe politica si impone con il clientelismo. Anche in queste elezioni. Le sacche di resistenza a questo sistema sono poche , disperse, disorientate, ma da esse necessariamente deve sorgere un nuovo gruppo dirigente ed un nuovo modello di sviluppo. I giochi della storia, ogni generazione se li trova fatti, ma ogni generazione li può mutare. Il problema della Sardegna è un angolo, ma forse quello più denso di contraddizioni della vasta questione mediterranea. Siamo in tanti. Ci sono gli spagnoli, i catalani, i greci, i portoghesi, gli arabi del nord -africa.Ci sono i sardi. Bisogna tagliare le catene. Bisogna reinserire questi popoli nei circuiti europei delle decisioni e dello sviluppo attraverso la costruzione di comunità sovrane ed economicamente convergenti sull’istanza di uno sviluppo non periferico dell’area mediterranea ed in antagonismo con la parte europea dominante. L’impegno senza riserve di ciascuno e di tutti, possono consentirci di salvarci. Solo cosi ci salveremo dal declino morale che rappresenta il connotato storico saliente della dipendenza italica e padana.
    a si biri.

  • Ecco questa è per me seria cultura politica sardista. Per questa politica potrei prendere la tessera di questo partito.
    Diversamente da pappagalli di un verbo ripetuto per troppo sentimento o interesse personale, senza nessun accento critico (e infatti dove non esiste coscienza critica ma solo adulatori ossequiosi, i partiti si sa dove vanno a finire), posso ancora credere in un sardismo di studi seri che si traducono in azione politica senza ipocrisie, carnevalate orchestrate a fini elettorali, infingimenti.
    La fine del berlusconismo è vicina, chi tenta di approcciarne l’ultimo treno si troverà spiazzato.
    Vada avanti professore.

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