Discariche e sistemi di qualità: il documento di Donori e Dolianova

10 marzo 2010 07:094 commentiViews: 83

241Lo scorso 23 febbraio i consigli comunali di Donori e di Dolianova hanno approvato questo Ordine del Giorno sul progetto di ampliamento della discarica di Serdiana. Ora, il dato significativo è che la Sardegna non riesce a occuparsi di rifiuti in modo scientifico né socialmente condiviso; non riesce a distribuire equamente vantaggi e svantaggi, non riesce a coniugare le politiche di valorizzazione ambientale e di qualità con le politiche industriali. Inoltre, come sempre, la salute pubblica viene trattata sempre marginalmente. Il problema diviene un problema istituzionale quando i comuni interessati, che non sono solo quelli su cui insistono gli impianti, ma anche quelli che ne patiscono gli effetti (e la discarica di Serdiana praticamente entra nelle case di Donori), scoprono di non riuscire ad incidere nei processi decisionali. Quando la precedente Giunta regionale si era messa in testa di fare un megainceneritore a Ottana, insorsero le popolazioni, ma alla fine l’inceneritore non si fece perché il commissario di gara nominato dal Comune rilevò una violazione formale del bando da parte di tutti i partecipanti alla gara stessa, violazione che di fatto fece naufragare il progetto. Ottana fu salvata da un uomo intelligente, non dal Comune. Questa vicenda ci deve far riflettere, ma deve far riflettere anche i Comuni sui temi sui quali aprire il contenzioso con la Regione in materia di competenze.

4 Commenti

  • Innanzittutto ringrazio il professore per l’attenzione che sta dando a tale vicenda del territorio del Parteolla.
    Noi del territorio ci stiamo mobilitando per portare avanti una campagna di informazione poiche:
    -la maggior parte della comunità non è a conoscenza di tali vicende, vuoi tu dal fatto che si ha una mancanza di chiare informazioni sui fatti e le vicende locali, sia da parte dei media che dalle istituzioni che pubblicano le vicende o le prassi solo quando queste non posson piu’ essere soggette a modifiche.
    -All’interno della comunità si presenta una scarsa copartecipazione attiva e di trasmissione tra istituzioni verso la comunità e viceversa.
    Proprio per questo stiamo pensando di formare un comitato di tutela del territorio chiaramente ci siamo attivati già per informare la nostra comunità pubblicando dei dati su vari social network.
    Spero che anche grazie alla sua pubblicazione questo possa far parlare maggiormente e smuovere le persone verso una partecipazione piu’ attiva ai problemi che ci stanno affligendo.
    Andiamo avanti e ribadiamo il nostro no all’ecoserdiana

  • La questione della discarica di Serdiana è veramente pazzesca, è posizionata in una zona di compluvio delle acque meteoriche, a 800 metri dalla zona industriale di Donori, a un tiro di schioppo da Dolianova e nel cuore del Parteolla, che a detta di tutti è un paradiso agroalimentare, vigneti, oliveti a perdita d’occhio, Cantine, Caseifici,oleifici…..
    E’ di proprietà privata, quindi una macchina per fare soldi sulle falle della politica dei rifiuti della Provincia e della Regione.
    La proposta è quella di fare una discarica a due piani.
    Il gioco è facile : il progetto è tecnicamente perfetto, come quello di Cernobyl.
    Offrono per la concessione una cifra importante al Comune di Serdiana che chiede scusa ai Comuni vicini, ma accetta perché ha bisogno e per mantenere i livelli occupativi che vengono messi nel piatto della bilancia dalla ECOSERDIANA. A Donori la puzza, la 387 intasata da camion, Dolianova e Serdiana e anche Donori, costrette al silenzio mediatico per non rovinare la reputazione alle loro produzioni agroalimentari, conosciute in tutto il mondo. Ma ne vale la pena ? non sarebbe meglio chiuderla dopo 25 anni di attività? Il territorio ha già dato abbastanza senza peraltro mai avere uno screening sulla questione della salute e una accurata ricerca sulla qualità dell’aria, e dell’acqua, con buona pace dei gabbiani che arrivano a centinaia a rovistare nella spazzatura, per poi saltellare nella spiaggia del Poetto, per la gioia dei nostri bambini.

  • Se mettiamo a confronto la superficie delle aree inquinate, identificate dalla legislazione di riferimento dello Stato Italiano, noteremo che la Sardegna possiede una superficie inquinata da sostanze chimiche di varia natura talmente vasta da rendere quasi trascurabile la sommatoria delle altre aree in tutta l’Italia.
    Sardegna: mq 3.563.530.000
    Italia mq: 82.277.547.
    In Sardegna esistono vere e proprie sacche bomba contenenti solventi clorurati, metalli pesanti, peci clorurate, mercurio, arsenico ecc. Impossibile pensare di procedere a bonificare tutte le aree interessate da un inquinamento macroscopico e non statico, ma si può e si deve contenere la creazione di nuove fonti di inquinamento.
    Una discarica in esercizio costituisce un sistema attivo e sorvegliato, con personale che controlla le acque della falda sottostante, le emissioni in atmosfera ed il grado di degradazione del materiale abbancato; una discarica in fase di post chiusura viene sorvegliata saltuariamente e con il passare del tempo sempre meno saranno i controlli effettuati dai gestori e tanto meno dagli enti di controllo mentre, in realtà, aumenteranno in modo inversamente proporzionale i rischi di cessione in ambiente.
    Non sono pertanto d’accordo con chi ritiene che si debbano realizzare dei centri macroscopici di stoccaggio rifiuti proprio a causa dei problemi derivanti dalla successiva fase di post chiusura.
    Da Agosto 2010 ci si dovrà confrontare con il SIS.T.RI. (DM 17/12/2009) in quanto in Italia è stato posto un tassello importante relativo alla movimentazione dei rifiuti.
    Molti Enti, ma anche soggetti privati, non sono preparati per rispondere celermente a un decreto così importante e vincolante. Sicuramente chi ha esperienza nella gestione dei rifiuti, in Sardegna come in continente sarà avvantaggiato e sarà necessario tenere gli occhi aperti al fine di evitare di favorire appetiti non proprio legittimi.
    Auspico che gli organismi preposti (ovvero RAS e Province), non si facciano cogliere impreparati per questo nuovo approccio per il controllo della filiera. Speriamo ci sia gente preparata.

  • Provo a dire due sciocchezze in libertà. Posto che la Sardegna è la casa di tutti noi e che assistiamo impotenti all’avvelenamento generalizzato di falde acquifere e terreni, chi di noi tiene i rifiuti spazi in soggiorno, in bagno, in camera da letto? Nessuno, spero. Abbiamo dei siti ampiamente compromessi e concentrare le risorse nella creazione di due siti (uno al nord ed uno al sud) tecnologicamente adeguati allo stoccaggio e smaltimento dei rifiuti consentirebbe sia di utilizzare territori irrecuperabili ad altri fini, sia di monitorare realmente quei luoghi evitando di mettere in discussione la genuinità e salubrità delle nostre produzioni. Vedete, io compro quasi esclusivamente prodotti alimentari sardi (e chi ci ha provato sa quanto è difficile per le etichette che indicano “provenienza Italia” come se il fatto che la lattuga arrivi dalla Planargia o da Caserta possa essere un dettaglio; maledetti imbecilli). Glisso sulle questioni dei rapporti tra quantità di prodotto e grande distribuzione che meritano una trattazione a parte. Oggi, quando riesco, li compro dicendo che preferisco farmi avvelenare in casa piuttosto che da istranzos; in realtà, preferirei non farmi avvelenare affatto. Per concludere: a che punto sta l’inchiesta sui metalli pesanti della Portovesme sparsi qua e la che è sparita da tutti i media? È troppo difficile togliere territorio alle comunità ma potremmo, se le zone militari dismesse o in via di dismissione fossero davvero irrecuperabili, decidere di destinarle a discarica; non si porrebbe il problema di ampliare quelle esistenti e non toglieremmo nulla ad alcuno.
    fortza paris

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