La propaganda, ormai, non solo decolla: pretende pure di farlo con priorità d’imbarco.
Comincia a intravedersi qualcosa di più sui voucher formativi che l’assessora al Lavoro sbandiera da tempo come la grande occasione per conseguire la qualifica di hostess o steward. Il sogno di molti giovani sardi, volare in divisa con una compagnia aerea – dice Desy – sarebbe finalmente a portata di mano grazie al generoso intervento della Regione. Generoso davvero: un milione di euro in tutto e fino a quattro mila euro per il corso teorico-pratico necessario a ottenere il certificato Cabin Crew Attestation, con in più il rimborso delle spese accessorie, viaggio e alloggio compresi. Traduzione: ti paghiamo tutto il percorso per fare l’assistente di volo, anche se vivi in una Regione che, dettaglio secondario, una compagnia aerea non ce l’ha. Poi però, con l’altra mano e con un altro voucher, finanziamo anche i corsi per farti tornare in Sardegna se hai trovato un lavoro in Continente. Insomma, un’andata e un ritorno, all inclusive, per sardi in transito. Ma questo è un altro discorso.
E fin qui, uno direbbe, il meccanismo è persino lineare: la Regione ti dà il voucher, tu fai il corso, prendi l’attestato e ti candidi per volare.
Troppo semplice, evidentemente, così non ci sarebbe spettacolo, paternalismo coreografico, moralismo provvidenzialistico, eroismo per il superamento di difficoltà mai prima affrontate e risolte, insomma il solito catalogo del “Nessuno prima di noi” di Desy.
E dunque, ecco la commedia della complicazione inutile, con avvitamento carpiato.
L’assessora deve aver pensato che un normale contributo alla formazione sarebbe sembrato troppo sobrio, troppo comprensibile, troppo poco scenografico. Serviva la coreografia dei sigilli pendenti, dei timbri segreti dei parrucconi burocratici.
E così compare l’avviso pubblico per la creazione di un catalogo formativo degli enti ai quali rivolgersi per i corsi destinati all’equipaggio di cabina.
Una cosa solenne, pomposa.
Poi, vai a vidè, e cosa trovi quali soggetti idonei?
Ita Airways e l’associazione sportiva dilettantistica Aero Club di Catania.
La prima con un voucher da 2.402 euro, la seconda con uno da 3.500 euro.
A questo punto, il cittadino ingenuo penserebbe che i corsi finanziabili siano quelli erogati da questi due soggetti.
Sarebbe una conclusione logica. E quindi, naturalmente, sbagliata.
Perché il voucher, nella realtà, viene concesso qualunque sia l’ente o l’organizzazione a cui ci si rivolga per conseguire l’attestato di cabin crew, purché ci sia, come è ovvio, il riconoscimento dell’Enac.
E allora la domanda si alza da sola, senza bisogno di assistenza al decollo: a cosa serve questo catalogo?
Qual è la sua utilità concreta per chi dovrebbe frequentare questi corsi?
Se il voucher vale comunque, il catalogo è uno strumento o un fondale?
Serve a orientare i corsisti o a inscenare l’ennesima rappresentazione amministrativa del nulla?
Ma c’è di più.
L’Aero Club di Catania indica come sede formativa l’aeroporto di Fenosu.
E qui il volo della propaganda entra in una turbolenza mica da poco.
Da quando Fenosu dispone delle autorizzazioni Enac necessarie?
E se le ha, quando sono arrivate?
Perché, a giorni alterni – anzi, quasi a ore alterne – i due onorevoli Solinas di Oristano continuano a strillare contro i proprietari dello scalo, sostenendo che lì non si svolgono attività proprio per mancanza delle autorizzazioni dell’Ente nazionale per l’aviazione civile. Delle due l’una: o Fenosu è idoneo, oppure qualcuno usa le autorizzazioni come un randello polemico a seconda della convenienza del giorno.
E non è finita, perché ogni commedia pubblica che si rispetti ha sempre il suo ultimo dettaglio rivelatore.
Per partecipare ai corsi bisognerà dimostrare l’idoneità psico-fisica alla professione di assistente di volo mediante certificato medico rilasciato da un “esaminatore aeromedico” (AME-Aeromedical Examiner) riconosciuto Enac, secondo la normativa vigente.
Quanti sono in Sardegna gli specialisti abilitati a rilasciare questo certificato?
Uno.
Uno soltanto.
Ma niente paura: se si va in Continente a fare il certificato, anche queste spese sostenute rientrano tra quelle rimborsabili.
Insomma, tutto pagato. Corso, viaggio, alloggio, certificato medico. Desy ci mette il sorriso da inaugurazione, i sardi un po’ di portafoglio.
Vola l’assessora e la propaganda pure.

tutti questi bonus chi li paga e che servizi tolgono ai cittadini
Desiré Manca al lavoro è come la ricetta della coca cola: un mistero.
la cosa che ha carpito vieppiù la mia attenzione, nella suesposta riproduzione fotografica delle fattezze assessoriali, è la dimensione delle globosità pendenti dai lobi auricolari del soggetto rappresentato;
mi sono domandato: naturali saranno, o coltivate?
ahimè! me lo sono domandato a mezza voce
non tanto piano che non consentisse alla mia consorte di udirmi, e, indagata la pagina visionata, di appiopparmi uno scappellotto abbastanza sonoro, nonchè un improperio di tal guisa:
“rozzo villano!
quale interesse ti sollecita saper se di origine naturale, ovvero di artefatta, son le globosità di cui la tizia si fa fiera?
saranno fatti suoi!
niuno mai si interroga di quale stoffa è fatta e a chiunque appartenga l’esibenda bandiera!”
Se non ci fosse Desire’ ….. Bisognerebbe inventarla
… Banchi a rotelle e monopattini elettrici andrebbero esposti in ogni museo del pianeta, quale eterna testimonianza di quanto sia rischioso dare il potere a un gruppo di OMISSIS scelti da una piattaforma online da altri OMISSIS.
L’idea di sostenere i giovani che vogliono qualificarsi come assistenti di volo può essere utile. Il problema è che, appena entra in scena la macchina comunicativa dell’assessora, anche un voucher formativo diventa una produzione cinematografica: sigilli, cataloghi, enti idonei, rimborsi, certificati, viaggi, alloggi e perfino il ritorno in Continente per ottenere ciò che in Sardegna non si riesce a fare.
Un milione di euro per formare hostess e steward, mentre la Sardegna continua a non avere una propria compagnia aerea, è già una scelta che meriterebbe qualche domanda. Ma la perla è il catalogo degli enti “idonei”: se poi il voucher è utilizzabile presso qualunque soggetto riconosciuto da ENAC, quel catalogo a cosa serve? A orientare i ragazzi o a costruire l’ennesimo set cinematografico per la conferenza stampa?
Il dettaglio più emblematico resta quello del certificato medico: in Sardegna un solo specialista abilitato, ma nessun problema. Si va in Continente, si paga, poi la Regione rimborsa. In pratica, non stiamo costruendo opportunità stabili nell’Isola: stiamo finanziando un itinerario completo di formazione, certificazione e mobilità fuori dalla Sardegna.
Alla fine il messaggio è chiaro: per lavorare in Sardegna bisogna prima imparare a partire. E per dimostrare che la politica regionale funziona, basta rimborsare anche il biglietto di ritorno.
Poco meno di 40 anni fa a Forlì arrivavano schiere di ragazzi sardi per conseguire i brevetti da pilota pagati profumatamente dalla Regione Sardegna. Quei brevetti però valevano oro perché i piloti, che andassero in Alitalia, Meridiana o altre compagnie estere, prendevano stipendi di tutto riguardo. Voglio dire, oggi un assistente di volo cosa vuoi che prenda? Poco più di un salario normale? Forse sarebbe meglio ritornare ai brevetti da pilota e pilotessa, visto che le pilota donna sono abbastanza ricercate perché più disciplinate. Dopodiché su Fenosu……stendiamo un velo.