‘Decreto del fare’ e energia in Sardegna

18 settembre 2013 06:003 commentiViews: 67

L ‘Art. 3 del DL Fare 2, attualmente in discussione in Parlamento, porta il  titolo, nel testo varato, di “Norme per lo sviluppo di tecnologie a carbone pulito”:
“Entro il Giugno 2016, la Regione Autonoma della Sardegna ha la facoltà di bandire una gara per la realizzazione di una centrale termoelettrica a carbone per la generazione elettrica nel territorio del Sulcis Iglesiente, in prossimità del celeberrimo giacimento carbonifero. L’impianto dovrà essere dotato di un’apposita sezione per la cattura e lo stoccaggio della CO2 che ne giustifica l’incentivo previsto al Decreto” .
I criteri di valutazione sono basati sulla:

· Massimizzazione del rendimento energetico complessivo degli impianti;

· Minimizzazione delle emissioni;

· Contenimento dei tempi di realizzazione;

· Definizione di un piano industriale quinquennale per la messa in esercizio della centrale;

· Piano di attività per la cattura ed il sequestro della CO2 emessa.

Si prevede che la Regione Sardegna assicuri al vincitore della gara d’appalto la disponibilità delle aree e delle infrastrutture necessarie, mentre sarà garantito da parte del GSE l’acquisto dell’energia immessa in rete fino al ventesimo anno di esercizio, al prezzo di mercato maggiorato di un incentivo pari a 30 €/MWh, rivalutato sulla base dell’inflazione, fino ad un massimo di 2100 GWh/anno per un totale quindi di circa 60 Mio€/anno.

Gli oneri derivanti dalla maggiorazione del prezzo per il nuovo impianto sono a carico del sistema elettrico nazionale mediante corrispondente prelievo sulle tariffe elettriche, ma nessun incentivo potrà esser erogato prima della approvazione da parte della Commissione Europea. Inoltre, il vincitore della gara sarà tenuto a sottoporsi ad un audit esterno che, su base annua, verificherà l’assenza di sovra compensazioni rispetto ai costi effettivamente sostenuti.

Poiché siamo in Italia, oltre ad alcuni dubbi procedurali (modalità di esecuzione dell’audit esterno e necessaria approvazione della Commissione), alcune domande si pongono sul « significato industriale » per il sistema sardo del progetto che si vuole incentivare, che vale un trasferimento di risorse dallo Stato di circa 1.200 Mio€ totali sul periodo:

1) Oltre alla cattura e sequestro della CO2, il maggior vincolo è la “realizzazione sul territorio del Sulcis Iglesiente” mentre non vi è alcun impegno richiesto sul consumo di carbone locale;

2) Ha senso per il sistema industriale del Sulcis e della Sardegna incentivare la produzione elettrica e non prevedere alcun intervento per la produzione di energia termica o nessuna tariffa agevolata per le industrie sarde?

3) Vi è spazio per ulteriori 240 MW (2.100 GWh/anno / 8.760 h/anno), anche alla luce della prevista realizzazione dell’impianto di Eurallumina sempre alimentato a carbone, quando la Sardegna già fatica ad esportare tutta la produzione elettrica dopo la chiusura di Alcoa?

4) Dove nel mondo è stato realizzato il sequestro della CO2 su base industriale da centrale termoelettrica a carbone? Stiamo parlando di  industria o di sperimentazione con risorse pubbliche?

Siamo dentro l’ Italia……. ahimé!

3 Commenti

  • Gianni, se si continua a mandare al governo della Sardegna persone che con lo “Stato Sardo” non hanno nulla a che vedere, nè pensare e tantomeno credere, la questione rimane sempre la stessa che lamenti. In tutte le nazioni senza Stato, che vogliono raggiungere l’indipendenza, e che hanno già raggiunto risultati economici di tutto rilievo, hanno mandato al governo persone e coalizioni che agiscono per raggiungere quello scopo. Continuare a chiedere, e credere, diversamente è da masochisti.

  • Sempre la solita storia …si parla sempre di progetti niente di concreto come sempre però!
    Intanto aumentano cassintegrati e’ disoccupati GRAZIE

  • Se i sardi capiranno governeremo da Stato anche l’energia. Ben diverso dal farsi concedere inutili concessioni sulla produzione assistita.

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