I giubilanti La giornata di ieri è stata contrappuntata dai giubili opposti delle tifoserie pro e contro Todde.
Da un lato i sostenitori della Presidente, in esultanza eretta (un tizio, con in curriculum solo il proprio importante matrimonio, e un dipendente regionale sempre in fuga da ogni responsabilità sono svenuti di piacere, non prima di avermi dileggiato, ma non come fa Deriu, che si lascia sempre uno spazio di dialogo – la ruota gira -, questi lo fanno da rozzi senza stile, lo fanno con le patacche di sugo sulla camicia e dunque io non li ammetto, per decoro, alla mia mensa), hanno ribadito il valore tombale della sentenza 148 della Corte Costituzionale rispetto alla ipotesi di decadenza, dall’altra gli oppositori della Todde hanno fatto rilevare che un’attenta lettura della stessa sentenza 148 non consentirebbe di giubilare più di tanto, perché, in ultima analisi, avrebbe lasciato l’intera vicenda nelle mani della Corte d’Appello. Gli argomenti a favore di questa seconda lettura sono stati sintetizzati dal prof. Fercia in questa nota.
La morte del diritto Personalmente, non riesco a togliermi di dosso la sensazione di una crisi profonda del diritto, perché la sentenza della Corte costituzionale è viziata nella parte narrativa, e ancor più in quella dispositiva, da un’alterazione dei testi e dei fatti che lascia di stucco. Se il re, e la Corte Costituzionale è il re della giurisdizione, è capace di queste operazioni non si può nutrire alcuna speranza: lo Stato di diritto è gravemente malato, perché a prevalere è la forza dei partiti, delle relazioni e delle stesse istituzioni quale è la Corte con la sua inappellabilità, piuttosto che la forza della ragione e la nettezza delle norme interpretate secondo il loro spirito.
Vorrei dimostrarlo mettendo a confronto il testo del dispositivo della sentenza della Corte Costituzionale e quello dell’ordinanza del Collegio di garanzia:
Come si può notare, la Corte costituzionale costruisce e virgoletta una frase con il verbo “impone” in modo da dare ad intendere che il Collegio abbia imposto la decadenza del presidente al Consiglio regionale, mentre ciò non è assolutamente vero. Il Collegio dice che si imponeva al suo operato, dunque a se stesso, per la forza delle norme richiamate, di procedere a comminare la sanzione pecuniaria e la decadenza, cioè le sanzioni previste dalla legge, ma non a disporre la decadenza. Mi sembra dirimente, nel senso di ciò che sostengo, quanto scritto nella sentenza 477 del Tribunale di Cagliari sul caso Todde che scrive: «Al riguardo, preliminarmente, si rileva che il provvedimento contestato [cioè l’ordinanza] non ha disposto la decadenza, ma, ritenendo che le violazioni accertate comportassero detta conseguenza, ha disposto la trasmissione degli atti al Presidente del Consiglio regionale».
Dunque, non ho avuto le traveggole, ho visto bene e ho visto una cosa gravissima, e cioè una frase costruita a tavolino come un collage, ottenuta tagliando e cucendo la frase originale, per poi attribuirne il risultato al Collegio di Garanzia.
Non mi piace e mi pare gravissimo.
Il sofisticato sofisma In secondo luogo, la Corte contesta al Collegio Regionale di Garanzia l’aver comminato la decadenza ex art. 15 comma 7 della legge 515/1993, mentre il motivo di decadenza per la mancata presentazione del rendiconto è disposta dal comma 8. Anche in questo caso, andiamo ai testi dei due commi:
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comma 7 7. L’accertata violazione delle norme che disciplinano la campagna elettorale, dichiarata dal Collegio di garanzia elettorale in modo definitivo, costituisce causa di ineleggibilità del candidato e comporta la decadenza dalla carica del candidato eletto nei casi espressamente previsti nel presente articolo con delibera della Camera di appartenenza. comma 8 8. In caso di mancato deposito nel termine previsto della dichiarazione di cui all’articolo 7, comma 6, da parte di un candidato, il Collegio regionale di garanzia elettorale, previa diffida a depositare la dichiarazione entro i successivi quindici giorni, applica la sanzione di cui al comma 5 del presente articolo. |
Come si può leggere, il comma 7 comprende tutti i casi descritti nei commi successivi che prevedano la decadenza, compresa la mancata presentazione di un rendiconto previsto dal comma 8.
Ricordo che la fattispecie pasticciata del rendiconto Todde è la seguente: un rendiconto disordinato, non sottoscritto da un mandatario, perché non nominato, presentato come proprio dalla Todde e poi disconosciuto.
Quindi la Corte costituzionale ha cassato la parte dell’ordinanza relativa alla comminazione della sanzione della decadenza, perché il riferimento di legge è all’articolo includente anziché all’articolo incluso.
Tuttavia, la stessa Corte afferma che “Resta impregiudicata la questione relativa alla possibilità di riqualificazione dei fatti, che è rimessa al giudice civile, competente per il giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione“, cioè affida al giudice l’accertamento di ciò che è realmente successo.
Il problema è che il giudice si è già espresso, e anche in modo inequivoco. Cito sempre dalla sentenza 477 del Tribunale di Cagliari sul caso Todde: “Nella prospettiva dell’oggetto del giudizio, allora, deve dirsi che il fatto addebitato alla ricorrente è nitido ed è costituito dal non aver presentato la dichiarazione di spesa e il relativo rendiconto. La circostanza che, nel provvedimento impugnato, la violazione sia stata qualificata in termini di difformità, anziché di vera e propria inesistenza del rendiconto, non muta i termini sostanziali della contestazione”.
Si noti la differenza di stile e di sostanza tra la Corte costituzionale e il Tribunale di Cagliari: il secondo non sofisticheggia sull’espressione “difforme” (dal modello legale) usato dall’ordinanza del Collegio di Garanzia; la Corte costituzionale ci si avvinghia per negare l’evidenza del caso che determina la decadenza, cioè la mancata presentazione del rendiconto, esattamente il caso già accertato dal giudice di merito.
Si può affermare che la Corte non conosceva la sentenza 477/2025 del Tribunale di Cagliari? No. La conosceva eccome, perché ha respinto il ricorso contro la sentenza presentato dalla Giunta.
Resitenza e realismo Per tutti questi motivi non ho più fiducia nel trionfo della giustizia in questa vicenda e in generale nella società italiana. Non si può credere che i magistrati di una periferica Corte d’Appello staranno alla verità dei fatti accertata e non alle capziosità della Corte Costituzionale. In questo mondo contano i rapporti di forza e in questo caso, come in altri, essi sono incomparabilmente a favore della Todde, che si rivela fortissima nell’innervamento nelle strutture dello Stato. Bisogna prenderne atto e continuare a resistere, ma senza illusioni. Non c’è un giudice a Cagliari: la Todde ha vinto. Questo non significa che abbia ragione, significa solo che ha con sé poteri notevoli. Il diritto, purtroppo, non c’entra.


… Andhamus terra terra:
Si sa leze in vigore (VIGENTE, lah!) NO est leze e si sos fatos CRAROS E DISTINTOS, VERIDADE, NO sunt fatos (che a sas fàulas totu), custa zente “in ballu” (chentza fàghere di tutte le erbe un fascio) tiat èssere zente de guvernare zente?
E sa zustìssia (magistrados, chentza fàghere di tutte le erbe un fascio ma a donzunu sa responsabbilidade sua) ite zustìssia est?
Est abberu chi de sos duos ogros chi zughent totugantos si ndhe podet serrare unu e abbaidare che a Polifemo cun Nessuno (pro no nàrrere che a cudhu chi zughiat un’ogru de bidru cun totugantos) o, peus, fàghere che in sa giungla e in gherra a prepoténtzia e derruimentu de zente e de logu. Ebbenemindhe de cambiamentu de carchi cosa in menzus!…
Epuru, a mie mi daet s’impressione chi cust’amministratzione a “orgoglio di donna” siat «come volevasi» a carta bianca, si ischiaimus pro ite!
Epuru 211.000 frimmas pro limitare s’invasione “eolica” e “fotovoltaica” a chilòmetros cuadros in pianura no sunt “carta bianca” e però serrant sos ogros fintzas ambosduos. INQUALIFICABILE. O, menzus, cun sos peus agetivos.
Epuru, unu pagu de dignidade la podent tènnere totugantos, ca su tempus de sa libbertade e responsabbilidade est donzi minutu chi semus bios, si no amus pérdidu sa conca. Ca za parimus fintzas zente, mancari a tilipendhe (o filipendhe, chi parimus impicados pendhindhe!). Bae e busca cal’est su Corru Mannu de sa Furca (e cun totu sos “Corros” chi zughet) de ‘ue’ semus pendhindhe!
La Corte Costituzionale ha dato ulteriori elementi per dubitare della sua imparzialità e della sua volontà di attenersi solo alle leggi ed alla giurisprudenza. Lo Stato di diritto, ma mi si consenta, anche l’istituzione repubblicana stanno barcollando non poco. Perché tutto è politico, anche chi sta al Quirinale. Pure se giura e spergiura d’essere super partes, nei fatti non lo è. Non lo mostra. O lo è molto raramente. A ciascuno il suo giudizio.
Egregio Professore,
su tutta questa maleodorante vicenda (a volte mi felicito con me stesso di capire poco di diritto, per non dover meditare sull’abisso di ingiustizia che vicende come questa spalancano), da commentatore comune e inesperto come tanti, credo però che si possa affermare senza alcun dubbio che la presidente Todde ha raccontato almeno una GROSSOLANA BUGIA.
O l’ha fatto da Formigli, quando ha affermato “mi sono pagata anche gran parte di questa campagna elettorale” (https://www.youtube.com/watch?v=eFza4VoB43M, al secondo 27), oppure l’ha raccontata nella memoria difensiva depositata il 3 dicembre “La candidata ha dichiarato sul suo onore di non aver sostenuto spese personali”.
Siccome è almeno dai tempi di Aristotele (ma probabilmente da molto prima) che il principio di non contraddizione (“È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo”) è fondamento del pensiero e del ragionamento umano, se ne deduce che la magistratura, di questo fondamento se ne fa carta per il formaggio. Eppure starebbe già in questo solo fatterello una notitia criminis (non per la bugia in sé ma per quel che ne consegue, visti i regolamenti normativi) che però, evidentemente, certa magistratura non vuole vedere.
E, in tal caso, credo che ci sia ben poco da fare: se il padron del vapor togato non vuole azionare il freno, si va avanti. Verso il baratro.
Mi stia bene (e non si faccia il sangue amaro).
P.S.: anche io, come qualche altro commentatore ha prospettato, alla prossima dichiarazione dei redditi avrei l’intenzione di presentare lo scontrino del barbiere, per giunta dicendo poi – a giustificazione – che me l’ha pagato mio cugino. Ho paura però, che non mi andrebbe ugualmente bene come all’Alessandra Del Grillo: seppure con dispiacere prendo atto che lei è lei, e io non conto un cacchio.
nella mia somma incompetenza sento tanto aria di Carnevale, non il periodo di baldoria che precede la Quaresima ma il magistrato che annullava le sentenze contro la mafia per un timbro messo storto o una firma illeggibile.
se lo staff della Todde ha errato e con ciò violato la legge, che senso ha cavillare sui termini e sulle interpretazioni?
la sostanza è quella
altrimenti per il futuro c’è una sola certezza: ognuno farà quel membro di segugio che gli pare
Deve pure emergere che, nei fatti, il giudizio dalla Consulta non è mai stato focalizzato sulla sostanza del fatto contestato, ovverosia sulla erronea/incompleta rendicontazione elettorale della Todde, bensì esclusivamente sulla forma del provvedimento Ordinanza-Ingiunzione notificato, che è stato parzialmente censurato, lasciando alla decisione del Giudice civile quanta parte residuale considerare ancora “buona” per accompagnare alla porta la Todde.
Su questo aspetto, purtroppo, qualche vizio evidentemente v’è pure stato, dando quindi luogo alla battaglia giudiziaria. Diversamente, Ella sarebbe già deceduta e dimenticata dai più.
Ora, in una società/democrazia immatura, quale è appunto la nostra, ci si può ancora permettere di stare barricati alla poltrona, nei fatti colpevoli ma nella forma ancora in dubbio, facendo spallucce “a facci manna”, senza manco arrossire un poco e senza neppure schivare le cartellate di uova e pomodori che, in altri tempi, sarebbero state gentilmente offerte in ogni luogo pubblico calcato.
È questa la reale misura di questo nostro tempo: un crogiuolo di fumi e urla capaci di distrarre, schiavare ed infine deviare definitivamente l’attenzione dell’opinione pubblica e, pur non augurandocelo, anche dei giudicanti.
F.F. forza Fercia…
io credo nella giustizia non credo nelle persone che l’amministrano , la Corte Costituzionale è Politica perchè nominati dal Parlamento chissà se che qualche manina ci sia stata bho
Completamente in linea con la parte conclusiva di questo post. Sin dal principio il fatto che sulla candidatura dell’attuale presidente Todde, non ci sia stata possibilità di discussione con il serio rischio per la potenziale area di centrosinistra – nella quale molti altri si riconoscevano – di perdere una tornata elettorale, che, diversamente si sarebbe potuta portare a casa con ben altri numeri, vi è stato il sospetto che tale imposizione fosse perlomeno, la conseguenza di una forzatura con contenuti “diversamente” politici e che la stessa fosse necessaria ad uno o più scopi altrettanto neccessari da raggiungere. Il tutto fa’ pensare che questa consapevolezza sia ben chiara in ambienti “centrali” e probabilmente poco o niente presso buona parte dei componenti il sistema politico amministrativo regionale. Ed è probabile, che in tutto questo ci sia una sorta di “garanzie crescenti a scatola cinese”. L’unica speranza per avere alla fine di questa giostra, un giudizio imparziale e non condizionato, è che nei luoghi del diritto di Cagliari, ci si sia scordati di avvisare per tempo. E comunque Fercia è sicuramente uno tosto. Ad averne anche in altri ambiti, male non farebbe!
Qui qualcuno sta prendendo un granchio blu da 3 kg…chi lo prenderà a mani nude rimarrà pizzicato da enormi chele…chi si farà male? Boh…. vedremo… buona pesca
Questo articolo si pone in chiara continuità con quello di ieri relativo alla propaganda. I 5stelle sono maestri di propaganda (e purtroppo per noi solo di quella; contenuti, capacità e qualità zero!); spacciano per vittoria, i calci nel sedere ricevuti dalla Corte Costituzionale. Il problema è che anche questa ha ammantato, in forma di sentenza, la sua propaganda, ammazzando lo stato di diritto e la sua credibilità!
Diciamo che la Corte Costituzionale avrebbe dovuto mettere tre puntini tra “si impone” e “la decadenza” nella citazione del testo del Collegio Regionale di Garanzia. A me pare – magari sbaglio – che, comunque, il verbo reggente de “la decadenza” sia “si impone”; “si impone la trasmissione di copia…nonché la combinazione delle sanzioni…e infine la decadenza dalla carica…”.
Ah, la Consulta si è espressa! E, come al solito, con quella grazia tutta… politica. Cinquantuno pagine per salvare la Todde dalla decadenza e, guarda caso, senza che un solo diritto venga realmente violato.
Facciamo chiarezza: il Collegio di Garanzia non ha imposto nulla. Ha semplicemente fatto ciò che la legge gli imponeva: accertare violazioni gravissime della L. 515/1993 e della L.R. 1/1994, comminare le sanzioni amministrative e trasmettere gli atti al Presidente del Consiglio Regionale. Tutto perfettamente legittimo, tutto nei binari del diritto.
Eppure, la Corte Costituzionale ha deciso che questo bastava per gridare “ingerenza politica!”. Tradotto: un atto tecnico e neutro diventa un colpo alla sovranità regionale, mentre l’autonomia stessa, scelta consapevolmente dalla Regione, viene trasformata in una fantasia astratta. Cortocircuito istituzionale servito su piatto d’argento.
Non è finita: il rendiconto presentato dalla Todde? Inesistente ai fini della legge. Nessun candidato, nessun partito, nessun mandatario. In pratica: non c’è nulla, come se non fosse mai stato depositato. Eppure, secondo la Corte, basta mettere qualcosa sul tavolo per dire “tutto a posto”. Il diritto, in questa versione “Todde style”, diventa una ricetta personalizzata: uguale per tutti… tranne che per chi conta davvero.
Qui entra in scena il nostro eroe: il professor Fercia. Limpido, determinato, perfettamente nel pieno rispetto della legge. Grazie al suo impegno, l’azione giuridica avrà ancora dei risvolti concreti. Tradotto per gli ottimisti della Todde: potete festeggiare quanto volete, ma il vero giudizio è ancora da giocare.
E l’ironia? Le violazioni riguardano trasparenza e rendicontazione finanziamenti. Quei principi che i grillini hanno sempre sventolato come bandiera morale… e oggi brindano per la Todde come se avesse appena vinto la Coppa del Mondo. Ma la partita vera è tutt’altra storia, e il fischio finale deve ancora arrivare.
Quindi, avanti tutta, professore Fercia: che la giustizia faccia il suo corso. E che qualcuno impari finalmente che brindare prima del fischio finale è prematuro… e pericolosamente comico.
In vero si percepisce una fortissima supremazia del “DIRITTO” come un potere catechistico che domina i “Fatti” attraverso ,non gia’ la ragione, ma i suoi medesimi strumenti.
La massima che ieri un lettore ha menzionato: “”Summum Ius summa iniure””” mi ha letteralmente paralizzato, nel senso che, prendo coscienza delle cose solo quando rifletti e poi dirti, ecco le cose ACcadono in questo modo.
Non a una conclusione sono giunto, ma penso che l’intera questione, non abbia piu’ come protagonista la “ex” sanzionata ma il sistema Rappresentanza (i Partiti) che sono riusciti a trasformare il concetto di Democrazia e i suoi riferimenti come Stato di diritto, in Democratura perfetta. Ribadisco, a me pare che Todde stessa sia divenuta nella faccenda, OMBRA.
Condivido per intero, l ultima e conclusiva parte del presente scritto.
La domanda sorge spontanea: per quale motivo tanta faziosità della Corte Costituzionale?
Cui prodest?
È solo per sinistra partigianeria politica o c’è dell’altro? Ovviamente il dubbio resterà anche per il giudice ordinario, chissà di trovarne uno su 1000 onesto e competente.