Debolezza politica, prenotazioni egemoniche e scelte industriali

30 giugno 2012 09:202 commentiViews: 9

sl0893Il prossimo 2 giugno la Sardegna si confronterà con il Ministro Passera (e collaboratori) sulla questione energia, con particolare riferimento a Ottana e Porto Torres. La Sardegna ha un avversario accanito. Si chiama Leonardo Senni, vero Tutor degli accordi tra Terna e i grandi player dell’energia. Questi accordi hanno tavoli diversi e sono coperti da una sostanziale omertà di sistema, perché gran parte delle ‘carte’ di Terna rimangono coperte agli occhi dei cittadini, in nome, dice Terna, dei vantaggi che deriverebbero allo Stato italiano dal non far conoscere a ciascun produttore a quale prezzo Terna acquista dall’altro produttore concorrente. Segreti che esistono solo in Italia. Sullo sfondo c’è Enel, che in Sardegna fa utili paurosi dall’idroelettrico (come E.On a Terni) e non lascia nulla qui, se non le briciole del Bin Taloro. Su tutto questo aleggia la questione ambientale, che va da Portovesme a Porto Torres, e che in Sardegna più che altrove è legata alla produzione di energia in assenza di gas.
Come si va dunque al confronto con  Passera e con i suoi denti affilatissimi? Ci si deve andare con un’idea di industria e con un’idea di sviluppo. Ecco, diciamolo con chiarezza, questa idea non c’è nelle forze politiche sarde: ci sono tante idee, ma non una strategia condivisa. Faccio un esempio: ipotizziamo di aderire all’idea, che a me non dispiace se declinata in termini più programamtici e meno ideologici, di determinare in Sardegna una svolta fondata sulla green economy. Ovviamente occorrerebbero risorse consistenti per gestire la transizione dal sistema attuale al nuovo sistema; occorrerebbero risorse per gli investimenti, per le imprese e per il welfare, il quale, inevitabilmente, nella fase transitoria non potrebbe che crescere. Inevitabilmente occorrerebbe lavorare in modo più preciso sul sistema dei rifuti, evitare la tragedia del riempimento rapido delle discariche che è in corso (e quindi, anche in questo caso, gestire i periodi transitori, durante i quali non si impedisce il peggioramneto della situazione attuale ma nel contempo si preparano gli obiettivi futuri); inevitabilmente occorrerebbe capire come produrre un costo dell’energia che sia vantaggioso e competitivo per le imprese. Vogliamo vivere di qualità ambientale, di agro-alimentare di qualità, di turismo, di formazione e di produzioni ad alto valore aggiunto? È possibile: richiede durissimi sacrifici, risparmi, tagli agli sprechi, cambiamenti radicali nelle abitudini di vita, ma inevitabilmente anche infrastrutture energetiche efficienti e moderne. Tutto questo ragionamento non è maturo in Sardegna. Come pure non c’è la consapevolezza che la residua vitalità del sistema chimico sardo (se gestito in un quadro di compatibilità ambientale) può essere di grande interesse per i capitali che dall’Oriente si muovono verso l’Occidente alla ricerca di impianti industriali, o di società da acquistare e rilanciare.
Non si può andare da Passera senza una riunione preparatoria che definisca minimamente gli obiettivi di breve periodo e che costruisca una solidarietà sostanziale tra istituzioni, imprese e sindacati. Se l’obiettivo è difendere e rilanciare i siti di Ottana e Porto Torres, bisogna prepararsi a dimostrare che si hanno le idee chiare sul come farlo e che si è coesi nel volerlo realizzare.
In questo contesto in cui le occasioni e le criticità sorprendono la Sardegna in una profonda crisi culturale e politica, si scatena ovviamente la lotta per l’egemonia politica. È esplicito il vecchio tentativo di impedire che il perimetro politico sia a tre lati: Centrodestra, Centrosinistra, Sovranismo, per riportarlo solo a due: Centrosinistra vs Centrodestra, magari riempendo il sistema delle contraddizioni del Centrosinistra con una spruzzata di sovranismo. Se dovesse accadere questo, si tornerebbe indietro di cinquant’anni e si avrebbe la conferma dell’incapacità dei sardi di pensare alla Sardegna in termini non derivati da un’educazione a concepire il mondo a partire dagli interessi italiani. Scriveva (putroppo con eccesso di compiacimento italico) Bellieni nel 1920: “Uscendo quindi dal campo della fantasia, e rientrando nell’obbiettiva considerazione delle cose, dobbiamo riconoscere che la nostra posizione è questa: esiste la materia nel nostro paese (la Sardegna) per costruire una nazione, ma questa materia per il passato non divenne mai coscienza, ed ora che lo è, è pensata da noi con intelletto d’italiani”. La Destra e la Sinistra in Sardegna non sono strutturate sulla coscienza della dialettica degli interessi diversi; sono invece derivate dalle opzioni richieste sul livello nazionale. Questa subordinazione originaria decide, purtroppo, degli schieramenti sardi, ed è più forte a sinistra. L’unica novità che si registra a Sinistra è l’anti-dogmatismo di SeL, la sua curiosità culturale e il suo desiderio di verificare la possibilità di ragionamenti originali, non derivati dallo scacchiere italiano. In sostanza, SeL sembra condividere l’ipotesi che ci si debba contrapporre alla vera destra sarda (a cui appartengono, senza saperlo, anche alcune figure che si iscrivono, per difetto di cultura o per calcolo, invece a sinistra), accettando che questa si definisca per le sue scelte rispetto agli interessi nazionali dei sardi, non per il sostegno a questo o quel leader italiano.
Noi ovviamente continuiamo a costruire il percorso sovranista e a non accettare di essere iscritti d’ufficio nel bipolarismo ammuffito della Destra e della Sinistra italiane. In questo senso sta emergendo con chiarezza una dinamica che è corrosiva per i partitoni: i sindaci si sono rotti le palle. Il Consiglio comunale di Erula ha approvato la mozione sulla sovranità. Molti sindaci hanno voglia e piacere di correre alle regionali: non riconoscono le elite di partito o le leadership imposte dei consiglieri regionali. Il gioco, finalmente, si sta aprendo e il sovranismo è un campo più democratico di altri.

2 Commenti

  • L’agguerrita Assessora Zedda e il nostro Presidente faranno tornare il governo italiano sui propri passi

  • Posto che viviamo in una società caratterizzata da un alto livello tecnologico, non possiamo prescindere dal fatto che emerge l’espressione non dei singoli individui ma emerge fortemente e quasi esclusivamente, l’espressione del ruolo e delle funzioni che ogni singolo individuo ricopre. Dunque la politica non esprime più il concetto arcaico che si concretizzava nella realizzazione di una vita buona e felice. La politica non governa più uomini ma azioni, funzioni, ruoli, perché solo così il tessuto sociale diventa compatibile con il calcolo tecnico. E allora la politica perde quella funzione integrativa dell’individuo con la società.
    La politica deve tornare ad un riconoscimento di elementi antropologici – e il sovranismo a mio avviso va concepito anche in questa direzione – al fine di essere influenzata dalle culture circostanti caratterizzate da storia e tradizione e non da culture di matrice tecnica, che esprimono solo la fine della memoria, negando un mondo possibile.

    Ai confronti ci si va preparati, con la capacità di anticipare, capacità che i greci attribuivano a Prometeo (colui che vede in anticipo). Alla politica manca quella capacità di anticipare, e di immaginare gli effetti ultimi del fare.

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