Dal de minimis alla destabilizzazione e all’antagonismo. Dal latte alla violenza istituzionale. Chi occupa i parlamenti occupa la libertà di tutti

22 ottobre 2010 09:5318 commentiViews: 132

936Durante la riunione notturna con il Movimento Pastori sardi, si è parlato di De minimis. Io avevo delle informazioni che differivano da quelle del Movimento, per cui mi sono messo a studiare. Questo è il risultato degli acccertamenti normativi che ho condotto. Risultato che getta una luce inquietante sulla protesta, ma ne parlerò in conclusione, sotto il paragrafo intitolato Politica.

De minimis

Lo Stato e le altre Amministrazioni pubbliche possono erogare aiuti alle imprese solo nel limite di determinati massimali, fissati in percentuale sugli investimenti, autorizzati espressamente dalla Commissione europea.
Ogni progetto di legge agevolativa deve pertanto essere notificato alla Commissione stessa.
Fanno eccezione – oltre ad alcune categorie di aiuti esentati dalla notifica sulla base di specifici regolamenti di esenzione – gli aiuti di piccola entità, definiti dalla UE de minimis, che si presume non incidano sulla concorrenza in modo significativo. Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime de minimis, senza obbligo di notifica, nel settore della produzione di prodotti agricoli di cui all’Allegato I del trattato CE, nel rispetto delle condizioni di cui, attualmente, al regolamento CE della Commissione n. 1535/2007.
L’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 7.500 euro.
Ciò significa che per stabilire se un’impresa possa ottenere una agevolazione in regime de minimis e l’ammontare della agevolazione stessa, occorrerà sommare tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, ecc.), in regime de minimis, nell’arco di tre esercizi finanziari (l’esercizio finanziario in cui l’aiuto è concesso più i due precedenti). L’impresa che richiede un aiuto di questo tipo dovrà quindi dichiarare quali altri aiuti ha ottenuto in base a quel regime e l’amministrazione concedente verificare la disponibilità residua sul massimale individuale dell’impresa. Nel caso un’agevolazione concessa in de minimis superi il massimale individuale a disposizione in quel momento dell’impresa beneficiaria, l’aiuto non potrà essere concesso nemmeno per la parte non eccedente tale tetto.

Le regole del de minimis ordinario

Con il Reg. (CE) n. 1535/2007 ( che abroga il precedente Reg. (CE) n. 1860/2004) sono stati quindi disciplinati gli aiuti de minimis nel settore della produzione dei prodotti agricoli per il periodo che va dal 1 gennaio 2008 al 31 dicembre 2013.
Il regolamento si applica agli aiuti concessi alle imprese nel settore della produzione dei prodotti
agricoli, ad eccezione:
a) degli aiuti il cui importo è fissato in base al prezzo o al quantitativo dei prodotti commercializzati;
b) degli aiuti a favore di attività connesse all’esportazione, ossia degli aiuti direttamente connessi ai
quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione o ad altre spese
correnti connesse all’attività di esportazione;
c) degli aiuti subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti
d’importazione;
d) degli aiuti concessi a imprese in difficoltà.
Ai fini del presente regolamento si intende per:
1) «imprese del settore della produzione dei prodotti agricoli»: le imprese attive nella produzione
primaria di prodotti agricoli;
2) «prodotti agricoli»: i prodotti elencati nell’allegato I del Trattato 25 marzo 1957, ad eccezione dei
prodotti della pesca e dell’acquacoltura che rientrano nel campo di applicazione del Reg. (CE) n.
104/2000.
Una cosa deve essere dunque chiara: il de minimis è una modalità di erogazione di aiuti alle imprese, non è una posta di bilancio. Non ci sono risorse dell’Unione europea stanziate per il de minimis e rimaste inutilizzate.
Ogni Stato membro ha a disposizione un plafond nazionale che costituisce l’importo cumulativo che può essere corrisposto alle imprese del settore della produzione agricola nell’arco di tre esercizi finanziari. Per l’Italia il plafond di 320.505.000 euro è stato ripartito tra le Regioni, le Province autonome e lo Stato a titolo di riserva. Gli altri Enti presenti sul territorio nazionale che concedono aiuti de minimis dovranno accordarsi preventivamente con le Regioni di appartenenza ai fini del controllo del rispetto dei massimali assegnati.
Alla Sardegna è stato assegnato un plafond circa 16.000.000 di euro attivato in Sardegna ma di cui non è dato sapere il residuo in quanto alcuni interventi sono fatti dalle Province che attingono dal plafond ( spesso senza sapere che esiste).

Con un decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 19 febbraio 2010 sono state individuate le modalità di utilizzazione e di controlli dell’importo cumulativo massimo degli aiuti de minimis assegnato all’Italia ai sensi del Reg. 1535/2007
(GU n. 54 del 6-3-2010 )

Il controllo implica una gestione informatizzata; è ARGEA che deve gestire informaticamente tutta la partita ma è in ritardo. Se questo plafond di 16.000.000 di euro dovesse essere stato superato la Regione può chiedere al Ministero di accedere alla riserva nazionale.

Ribadisco che lo Stato stabilisce il tetto, la Regione mette i soldi, fino a quell’ammontare, ma risulta fin troppo chiaramente che 7.500 euro in tre anni, con la disciplina di controllo che impone l’UE, non rappresentano quel rimedio alla crisi con cui si è voluto dipingere il de minimis in questi mesi. Alcuni articoli presenti nel disegno di legge 186, che non viene discusso perché il Consiglio è impunemente occupato, danno certamente maggior ristoro alle aziende di queste migliaia di euro distribuite negli anni. Un’altra cosa è certa: la disciplina del de minimis non consente di erogare alcuna somma ad un’impresa agricola per il solo fatto che esista, come invece si è fatto credere in questi giorni.

De minimis straodinario
In considerazione dello stato di crisi generale la Commissione europea ha derogato ( fino al 31 12 2010 ) e con una apposita Comunicazione ha stabilito che l’importo del de minimis, di cui al regolamento che ho illustrato prima,  può essere stabilito in 15.000 euro per un triennio.
In questo caso non c’è un plafond nazionale da rispettare. In buona sostanza, la disciplina rimane uguale, ma non si ha il tetto nazionale e regionale da rispettare. In ogni caso, l’Unione europea non mette un euro, e comunque non si possono erogare a pioggia questi soldi alle aziende per il solo fatto che esistono. Si fa spesso il caso della Toscana. Ma, a ben vedere, anche in Toscana la legge viene rispettata: strategia, istruttoria, monitoraggio, controllo, e comunque sempre 15000 massimo in un triennio.
Con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13 maggio 2010 sono state da ultimo modificate le “modalità di applicazione della comunicazione della Commissione europea concernente il quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuti di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento ”

In definitiva le voci che circolano sono inesatte.
Per attuare il de minimis è necessario:
– individuare una strategia e una modalità per farlo; si tratta pur sempre di aiuti di Stato che, però, essendo considerati d’importanza minore e quindi incapaci di falsare la concorrenza sono assoggettati a minori vincoli in materia di compatibilità con gli orientamenti comunitari; non si tratta di contributi di welfare da erogare a pioggia;
– avere un sistema gestionale per tenere sotto controllo i limiti triennali di erogazione per beneficiario atteso che il triennio è mobile ossia l’importo si aggiorna ogni anno;
– avere le risorse finanziarie disponibili e non sottrarle ad altri interventi di maggiore redditività per le imprese.

Politica
Io non credo che il Movimento dei Pastori sardi non conosca ciò che io ho scritto qui sopra. Penso lo conosca bene, magari non lo conoscono tutti i pastori. Ma risulta incredibile che si occupi il parlamento dei sardi – cosa grave e ogni giorno di più inaccettabile – per 15000 euro in tre anni non concedibili a tutti e a pioggia, ma solo secondo specifiche e accurate procedure.
Come pure non è credibile che, da una parte si chiedano interventi per sbloccare il mercato del latte, svuotare, con i soldi di tutti, le cantine delle cooperative, difendere gli agnelli sardi, rimodulare il Psr e non perdere i 50 milioni di euro all’anno per il benessere animale cambiandone la ragione e la destinazione, e dall’altra si impedisca l’attività dell’unico organo capace di adottare quel provvedimento, cioè del Consiglio regionale.
Anncora non è credibile che si lotti per il proprio riconoscimento politico e che, quando lo si ottiene, ci si rinunci e ci si identifichi, invece, con una proptesta ad oltranza sul de minimis che, come si è visto, è una rivendicazione campata per aria.
Allora è lecito credere che l’obiettivo sia un altro. Quando un movimento sindacale rinuncia ai propri obiettivi sindacali e anzi impedisce l’attività dell’unico organo che è in grado di soddisfarli almeno in parte, allora dichiara implicitamente che la sua piattaforma sindacale era un pretesto per una strategia politica anti-istituzionale, una strategia di destabilizzazione, una strategia antagonista e sostanzialmente rivoluzionaria. Questo spiega perché intorno al Movimento dei Pastori sardi si sta coagulando tutto il mondo dell’eversione sarda, il quale non si sbaglia a riconoscere nell’azione dei dirigenti del Movimento le caratteristiche di un disegno politico piuttosto che di una strategia sindacale. Il disegno politico sembra essere quello della spallata istituzionale, quindi non più rivendicazioni su terra, latte, carne e reddito, ma destabilizzazione e potere. Per fare cosa? Questo si vedrà dopo, come dicono sempre i capi rivoluzionari. E’ veramente amaro vedere come si confermi sempre che chi attacca i parlamenti attacca sempre la libertà di tutti, qualunque sia la sua buona o cattiva ragione.
Il dato finale, dunque, è che il Movimento dei Pastori sardi non è più interessato alla sua piattaforma sindacale, ma persegue un disegno politico anti-istituzionale. Se così non fosse, il movimento lascerebbe il Consiglio e si siederebbe con la Giunta e le forze politiche a emendare e definire il disegno di legge 186 hce le altre organizzaizoni agricole stanno esaminando. Invece no: occupazione e pretesa di imporre totalmente la propria linea. Un disegno sostanzialmente rivoluzionario, con la doppia faccia di tutte le rivoluzioni: apparenti interessi generali, forti interessi di potere.
In questo quadro occorre domandarsi che intenzioni ha il Pd. Ampi settori sono tentati dal sostenere la destabilizzazione per dare la spallata istituzionale. La storia degli anni Settanta non ha insegnato nulla. Il Pci iniziò col parlare dei “compagni che sbagliano” e finì con la linea dura del sequestro Moro, perché aveva capito in ritardo che non governava per niente un dissenso che ormai era contro lo Stato.
Il Pd, che ieri ha presentato un disegno di legge con coperture finanziarie abominevoli (si dà ai pastori e si toglie ai disoccupati, agli artigiani, alle imprese, ai comuni); al suo interno c’è chi capisce benissimo che rispondere con la distribuzione a pioggia a ogni bisogno organizzato significa predisporre una situazione politica da crack economico. Pensare che il tanto peggio tanto meglio sia il modo di costruire l’alternativa significa non avere né responsabilità né cultura politica.
Io credo che il Consiglio regionale debba tornare ad essere il luogo agibile della democrazia che oggi non è. Il Pd che pensa? Io credo che la prossima finanziaria sia urgente e che sia necessario dimostrare in quella sede se si hanno idee alternative al declino economico dell’Italia e della Sardegna. Bisogna lavorare per rispondere ai bisogni, non farsi prendere dalla suggestione di governare la piazza. Anche perché a sedersi a cavallo del fuoco, gli si lascia in eredità gli attributi.
Unico dato positivo: i sindacati. Le sigle sindacali sono contro la destabilizzazione, perché sanno che a pagare la rivoluzione sono soprattutto i poveri. Questa responsabilità è un presidio della democrazia. Le vertenze vanno tenute aperte: si deve contestare e si devono rappresentare gli interessi legittimi. Ma l’antagonismo a priori, l’estetica della rivoluzione, il ribellismo e l’occupazione della democrazia sono veramente altre cose e sono cose che non costruiscono la Nazione sarda.


18 Commenti

  • Barbaricino

    Caro onorevole, le faccio i complimenti per l’analisi che non fà una grinza, inoltre per le proposte sull’opportunità del sistema di incentivi sull’energetico, sia mini eolico che fotovoltaico, nelle aziende agricole, come da mesi fà denunciai, questa opportunità non è stata sfruttata dalle nostre aziende, i motivi: politico e sindacale, in quanto le nostre associazioni non rappresentano le vere esigenze imprenditoriali ma solo quelle assistenziali, era utile 1 anno fà dare priorità assoluta di dotare di un finanziamento di 1000 euro ad azienda (da dare a consulenti proffesionisti) per predisporre un bilancio agricolo (cosa che poche aziende fanno) seguendo le norme di basilea (altrimenti la banca non può finanziare) da far emergere la verà realtà e dimostrare con carte alla mano, che, un investimento solare o minieolico avrebbe sanato le esposizioni bancarie e dato reddito per continuare le attività agrozootecniche, per il tempo che ci rimane e per gli incentivi che stanno calando se si vuole qualcosa si può ancora fare, basta volerlo, Lei continui su questa strada dando maggior risalto alle sue proposte, non sempre conosciute o spesso da qualcuno occultate volutamente, per paura delle cose intelligenti. Saluti

  • Il Mannoni rivela la sua vera natura…calunnia i suoi competitor,e difende il suo compare di merende FLORIS chi non ricorda i bei tempi passati dei due intenti a ingannare la regione Sardegna con i prestiti d’esercizio, beneficiando dell’abbattimento degli interessi… che goduria oggi si cimentano nella produzione di pecorino romano marchiato e no in barba alla diminuzione delle produzioni la vera causa della crisi del prezzo latte.
    La mia ricetta sulla crisi e semplice e sufficiente eliminare dalle campagne sarde il vergognoso sfruttamento dei lavoratori RUMENI… per riportare le produzioni di latte in linea con le esigenze di mercato.
    Con buona pace dei de minimis premi unici….il vero grande inganno del FLORIS…

  • Caro Angelo, agli occhi di chi non sa puo apparire anche grottesca e fare persino incavolare, non mi risulta che le mungitrici siano a fondo perduto, per la sicità, lo dici tu stesso è un’indenizzo, la blu tounghe venne pagata un tot a capo senza considerare quanto quel capo malato avrebbe reso da sano, sicuramente al pastore avrebbe reso di piu.Ti dirò di più sai che la maggior parte di queste aziende non possiede neanche l’acqua per irrigare i loro campi, e che per poter arare sperano sempre nella benevolenza del tempo, oppure che moltissime aziende non hanno nemmeno la corrente elettrica per poter far funzionare le mungitrici.
    saluti

  • Santo Isidoro Massaiu

    Caro Paolo Mannoni, mi chiedo perchè tutto questo interesse a difendere felice floris.
    Fa parte degli accordi sottoscritti sui ontratti d’opera e di vendita futura?
    Smettila tu e Felice Floris di “giocare” sulla pelle dei pastori! Prima o poi capiranno.

    Santo Isidoro Massaiu

  • Scusa Marco, “per decenni non ha avuto nessun aiuto politico, sia esso di natura economico che di piani di sviluppo” è una considerazione che se non fosse grottesca farebbe addirittura incavolare.
    io ero convinto che i finanziamenti a fondo perduto per le mungitrici, le indennità per la siccità, le integrazioni a vario titolo, gli indennizzi per blu tongue, benessere animale e via dicendo andassero tutti alle aziende del comarto agricolo.
    evidentemente mi sbaglio…..
    Tirare sempre in ballo la politica, franco le evidenti responsabilità di quella parte, è un gioco troppo comodo (e alla fine improduttivo)

  • Interessante delucidazione da parte dell’onorevole per quanto riguarda i finanziamenti. mi permetto pero’ di dissentire per quanto riguarda il resto del ragionamento, non credo che dietro l’occupazione ci sia un disegno politico eversivo, io la vedo,piuttosto, come un’azione, atta ad attirare l’attenzione dell’oppinione pubblica, di una parte importante dell’economia isolana.Quella parte economica che per decenni non ha avuto nessun aiuto politico, sia esso di natura economico che di piani di sviluppo. Si è voluto aggevolare la grande industria con finanziamenti a pioggia, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.Si è voluta agevolare l’industria del turismo( è notizia di questa settimana sull’ampliamento degli alberghi della Costa Smeralda per un buon quaranta percento nascosti come ristrutturazzione) che dura tre mesi all’anno, ed in molti casi era solo speculazione, dove palazzinari senza scruppoli facevano affari d’oro, assieme a qualche miliardino sporco da ripulire. Questo è l’errore della politica, si sono dimenticati di quella parte lavorativa che i sardi svolgevano da secoli, quella parte lavorativa che ora urla forte per farsi sentire, la politica deve fare solo un mea culpa.

  • RIPORTO DI PARI PASSO DAL SITO DI SARDEGNA DEMOCRATICA QUELLO CHE SCRIVE PAOLO MANNONNI – INDUSTRIALE LATTIERO CASEARIO.
    13. paolo mannoni
    22/10/2010 22:34
    Al sig. Muledda voglio precisare che non ho acquistato nessun tipo di latte dalla OP di Felice Floris ma ho trasformato parte del latte che aveva in eccesso in pecorino come da contratto.Il formaggio prodotto è di proprietà della Op di Felice Floris(ASPI).Il motivo per cui l’ASPI ha trasformato il suo latte presso il mio stabilimento quest’anno è da ricercarsi nel fatto che non ha potuto vendere al di fuori della Sardegna tutto il latte ovino, come nelle precedenti annate, perchè altre OP sarde lo hanno preceduto vendendo il latte ad un prezzo inferiore. Mi riferisco in particolar modo ad Agriexport che ha venduto il lattre a prezzi molto inferiori a quelli dell’ASPI con la differenza che lo stabilimento di Agriexport è stato costruito per lavorare il latte in Sardegna non per venderlo al di fuori della nostra isola al contrario di quello dell’ASPI.
    Sono disponibile a qualsiasi delucidazione del caso.

    IO VORREI CHIEDERE UNA DELUCIDAZIONE
    MA IL CONSORZIO DI TUTELA IN QUESTA VICENDA DOVE STAVA?

    MI SA CHE QUALCUNO NON HA VIGILATO… AHI AHI….

  • Micheli Arca

    Vorrei dare un piccolo contributo.
    Proviamo a fare due conti veloci:
    In Sardegna produciamo circa 220 milioni di litri di latte anno
    Per un kg di formaggio servono circa 5 litri di latte ovino
    Si deduce che produciamo circa 44 milioni di kg di formaggio
    Se li esprimiamo in quintali sarebbero 440.000 ql.
    Se li esprimiamo in tonnellate sono 44.000 Tonn.
    Si dice che il 65% di questo latte sia trasformato in pecorino romano, e si dice che la crisi sia dovuta al fatto che le cantine sono piene di pecorino romano invenduto.
    Dati attendibili parlano di 60.000 quintali di formaggio nelle cantine
    La prima domanda che mi viene spontanea è la seguente:
    Se il 65% di 44.000 Tonn. è pari a 28.600 tonn. stiamo parlano di una produzione di 280.000 quintali di pecorino romano. E ci siamo andati vicini..
    Fonti certe accreditano la produzione di Pecorino Romano nel 2010 pari a 267.000 quintali.
    Se nelle cantine se ne trovano 60.000 quintali, vuol dire che 200.000 ql. sono stati venduti regolarmente..
    Non mi pare di capire da questi calcoli che negli ultimi due anni nessuno ha venduto Pecorino Romano. E già qui i conti non tornano.
    Date uno sguardo a questo bando di gara.
    http://www.agea.gov.it/portal/page/portal/AGEAPageGroup/HomeAGEA/03SX_INTERVENTICOMUNITARI/06_PromozioneAiutiSociali/01_BandiDiGaraDelSettore/Bando_10.pdf
    AGEA nel 2010 ha acquistato , come scritto entro il 30 novembre 2010, e ritirato 10.000.000 di euro Si ( DIECI MILIONI DI EURO) di Pecorino Romano
    Questa gara è stata vinta dalla società Alimco Spa Via della Rena 20 Bolzano / Italia.
    AGEA ritira dai caseifici 1.370 tonnellate di Pecorino Romano che se lo rapportiamo in quintali sono 13.700 quintali.
    Precisiamo pure che il prezzo di intervento è pari a euro 5,60 per kg. (non POCO )
    Senza contare che è pronto un altro bando per l’anno 2011 dove si rendono disponibili 14 milioni di euro, cioè parliamo di ritirare dal mercato altre 2.000 Tonnellate di prodotto – 20.000 quintali..
    Se sommiamo i primi 13700 ai secondi 20.000 parliamo di 37.000 quintali di prodotto che verranno ritirati per destinarli agli indigenti.
    Correggetemi se sbaglio rimarrebbero 22.000 ql in giacenza.
    La domanda sorge spontanea ma questi sanno fare impresa si o no?
    La soluzione quale sarebbe?
    Se il dato è che siamo in esubero di produzione di 40.000 quintali la soluzione sarebbe di ridurre le produzioni lattiero casearie, ipotizziamo di rimodulare una parte con nuovi formaggi, e per la rimanenza abbattiamo le produzioni.
    30.000 ql di formaggio in meno sarebbero trasformati in litri 15 milioni di litri di latte da produrre in meno per superare la crisi e dare respiro al mercato.
    Se una pecora produce 200 litri di latte anno, ne deduco che devo eliminare 75.000 capi.
    Proposta:
    La Regione anzichè pagare per svuotare i magazzini si impegni a dare 150 euro a capo abbattuto e vedrete che in due anni con 11.250.000,00 di euro annui abbatterete il numero di capi di 150 mila unità.
    Cosi si diminuisce la produzione di latte e si aumenta la qualità e si risolleva il prezzo.
    Scusatemi se sono stato lungo era solo il voler dare un contributo.

  • Giancarlo Mameli

    Una volta tanto un Ministro Italiano ne dice una giusta; occorre investire in infrastrutture specifiche che diano sostegno al settore.
    La logica delle prebende personali non aiuta il settore e per paradosso continua a viziare le generazioni future sull’idea: tanto ci pensa pantalone.
    Il problema vero è che pantalone è rimasto senza un’euro,a causa di una politica di bilancio, che da vari lustri ha pensato soltanto a distribuire prebende, trascurando gli investimenti strutturali e infrastrutturali.
    D’altronde purtroppo,non si può agire nemmeno come propone Enea Dessi, poichè, stiamo parlando di due sistemi produttivi,qualitativi e commerciali, agli antipodi nel sistema agroalimentare.
    Il Parmigiano reggiano, è un prodotto d’eccellenza che ha una notevole richiesta di mercato.Noi ci ostiniamo, a produrre per oltre il 70% Pecorino Romano, un prodotto di scarsa qualità e tecnologicamente e commercialmente mediocre.
    Si produce Pecorino Romano, poichè occorre poca cura nella stagionature e nel confezionamento per la commercializzazione; per contro, gli unici consumatori di tale prodotto risultano essere gli Statunitensi,i quali lo usano, come sostanza da taglio, cioè miscelato per insaporire alcune pietanze e/o prodotti.
    Per quanto riguarda le proposte concrete per il futuro del comparto, per dare alle nostre aziende la necessaria competitività sul mercato, un’idea che ho elaborato, relazionato al partito, nella persona del Consigliere Regionale del Territorio Paolo Dessi; è la realizzazione di almeno 2 “Poli Agroalimentari di Sviluppo.
    I quali non sono degli ennesimi carrozzoni dell’evanescenza, ma sono delle vere e proprie strutture di sostegno ed incentivo con i seguenti campi d’azione:
    Traciabilità del prodotto
    Laboratori di qualità e igiene del prodotto
    Centro Energie
    Centro Technical Packaging
    – CENTRO SERVIZI PROFESSIONALI,cui spesso le piccole aziende non riescono ad accedere quali: Servizi strategici per l’espansione e l’internazionalizzazione; Servizi commerciali/marketing,centro assistenza legale Food law; studi per la progettazione e l’eventuale avviamento di Consorzi di Filiera Agro-Alimentare.
    – CENTRO SERVIZI PROFESSIONALI,cui spesso le piccole aziende non riescono ad accedere quali: Servizi strategici per l’espansione e l’internazionalizzazione; Servizi commerciali/marketing,centro assistenza legale Food law; studi per la progettazione e l’eventuale avviamento di Consorzi di Filiera Agro-Alimentare.
    – CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE E MANAGERIALE permanente, con focus specifico sulle tematiche di settore agro-alimentare.
    Detto questo,penso serenamente che noi Sardisti, abbiamo la capacità Intellettuale,culturale e politica per fare delle proposte serie che vadano nell’interesse generale; non solo dei pastori, ma dell’intero popolo sardo.
    Fortza Paris

  • Enea Dessì

    Condivido in pieno. Finita l’emergenza ti suggerisco di ripensare a una mia vecchia idea. E se si metesse il latte a negoziazione continua basata su titoli che rappresentano sia la materia prima che il trasformato? Più o meno il consorzio del parmigiano funziona in quella maniera. Ci vuole la banca che si offra da intermediaria.

  • Premesso che sono a favore dei pastori, così come sono a favore dei cassintegrati, dei disoccupati, dei disabili e di chi sta male. Premesso che a me le proteste piacciono e premesso che ho partecipato col mio fisico a scioperi e manifestazioni (anche alla prima dei pastori). Premesso che sono legatissimo al mondo della campagna e la mia famiglia viene da lì. Premesso che non ho amici industriali lattiero-caseari. Premesso che un noto industriale lattiero-caseario è nel Cda del Banco di Sardegna e non ce l’ho messo io. Premesso che il Banco di Sardegna finanzia i caseifici piccoli e piccolissimi per la campagna latte. Premesso che se il Banco di Sardegna ti blocca il finanziamento o ti alza il tasso d’interesse prima non paghi i pastori e poi licenzi gli operai del caseificio. Premesso che i dati che compariranno in questa nota sono raccolti in maniera artigianale e pertanto potrebbero non essere esatti. Premesso che sono un artigiano della politica e non ho dietro di me nè staff, nè gabinetti. Premesso, come ho detto in precedenza, che cerco di fare come Wolf di Pulp Fiction ovvero concorrere a risolvere i problemi. Pertanto, leggendo le proposte del Centrosinistra sull’emergenza pastori alcune domande sorgono spontanee e mi convincono che alcune cose che ho scritto in precedenti occasioni non me le sia sognate.

    1) Il primo punto che dovrà essere oggetto di un provvedimento di legge apposito e immediato è rappresentato da un intervento straordinario a favore delle aziende agropastorali in regime di “de minimis” secondo quanto previsto dal regolamento CE n. 1535/2007, con interventi significativi e vicini agli attuali limiti delle erogazione previste per singola azienda di euro 15.000 per l’anno 2010;

    2) il secondo punto un intervento sullo stock delle giacenze attraverso azioni di solidarietà sociale in Italia e all’estero;

    3) il terzo prevede l’erogazione di 40 centesimi di euro per litro di latte prodotto, fino ad un massimo di 15 mila euro per il 2010.

    4) Le risorse finanziarie verrebbero da tagli di spesa. dai capitoli degli interventi per la programmazione negoziata Pia (50 milioni), dalle incentivazioni alle attività turistico-ricettive (20 milioni), dai finanziamenti agli enti locali per opere di loro interesse (20 milioni), dagli incentivi alle attività artigiane (20 milioni). 110 milioni in tutto.

    Fermiamoci qua perchè si potrebbere già scrivere un intero trattato. E poniamo problemi punto per punto. Se ho scritto qualcosa di sbagliato, fin qui, siete pregati di correggermi.

    1) L’ho già detto e lo ripeto. Gli aiuti De minimis sono una coglionata (si, è una parolaccia, ma non c’è una definizione educata…). Dare a tutti un aiuto di 15.000 euro va contro ogni logica e ogni teoria sociale ed economica. Significa che tutti i pastori versano (e parlando di latte il verbo è azzeccatissimo) nelle medesime condizioni e non è così. Ci sono pastori che vengono pagati regolarmente e pastori che non vedono denaro da mesi. Ci sono pastori che versano agli industriali (non tutti sono Pinna, ma la maggior parte sono aziende che non arrivano a dieci dipendenti) e pastori che versano alle Cooperative di pastori in perenne affanno perchè non sono capaci di commercializzare il prodotto. Sarebbe interessante studiare il sistema Cooperativo sardo, il mio timore (così mi dicono alcuni pastori) è che le Cooperative non paghino tutte le mensilità di latte ai conferitori o sottraggano fondi ai soci per coprire le perdite di gestioni scellerate. Siamo così sicuri che le Cooperative siano il buono del sistema? Bè, io qualche dubbio continuo a mantenerlo.

    2) Quando ho letto questo punto mi sono reso conto che mentre scrivevo un precdente testo sull’argomento non ho sognato. Allora: cosa vogliono farne i Consiglieri Regionali degli stock di formaggio in giacenza presso i caseifici? Acquistarli con soldi pubblici, azienda per azienda, cooperativa per cooperativa e rivenderli all’estero ai paesi in via di sviluppo? Vogliono mettere 15 milioni di euro per eliminare le eccecdenze di magazzino e darle al Mozambico, all’Angola, al Darfour? Vi prego, datemi un pizzicotto e ditemi che non è vero! Filologicamente questo provvedimento è da Urss non da economia di mercato. E’ un inquinamento dell’economia di mercato secondo una logica tardo stalinista. Ma non solo: usiamo i Paesi in via di sviluppo come pattumiera di prodotti che nessuno compra. Molto meglio sarebbe allora acquistarli e gettarli in mare. Almeno i pesci si ingozzerebbero senza controindicazioni. E cosa dice il nostro Ministero del Commercio Estero (se esiste ancora)? E l’Unione Europea?

    3) Secondo la proposta di legge del Centrosinistra bisognerebbe dare un premio ai pastori di 40 centesimi per litro di latte prodotto. Il mercato, il “cartello” degli industriali lo paga a 0,65 centesimi al litro si raggiungerebbero 1,05 euro a litro fino a un massimo di 15.000 euro a litro. Tecnicamente questo è doping economico. Se fossi un industriale o una Cooperativa cosa farei? Il latte lo pagherei a 0,25 tanto 0,40, per arrivare agli attuali 0,65 centesimi, li mette la Regione! Ma ci rendiamo conto della follia dell’operazione? E’ di tutta evidenza che questi ragionamenti i nostri eroi mica se li sono fatti. Se si scrive un provvedimento “sotto dettatura” della piazza i risultati non possono che essere questi! Ed è il peggiore dei provvedimenti possibili che danneggerebbe ancor di più i pastori e le disastrate casse della Regione. E secondo voi è finita qui? Ma nemmeno per idea: i 0,40 centesimi mica vanno a tutti i pastori, andrebbero solo a quelli che versano nelle Cooperative. E perchè mai? Quali interessi stiamo difendendo? E snoccioliamo alcuni dati raccolti in maniera artigianale. La Sardegna produce il 60% del latte ovino in Italia. 305 milioni di litri vengono conferiti all’industria lattiero-casearia. Di questi 200 milioni di litri vengono lavorati da industriali o artigiani caseari e 100 milioni di litri dalle Cooperative. Le imprese casearie sono in Sardegna 56, le Cooperative 20, 4 sono caseifici interni alle aziende. Fra le 56 imprese casearie la maggior parte lavora fra il milione e i 5 milioni di litri di latte all’anno ed anno fra i 10 e i 20 dipendenti. Il latte nel 2010 è pagato in Sardegna, come già detto, a 0,65 centesimi al litro contro lo 0,84 del Lazio o lo 0,99 della Toscana. a) si aiutano solo i pastori che versano alle Cooperative e che si impegnano (un impegno formale, scritto, una stretta di mano?) a delegare la commercializzazione ad Organizzazioni di Produzioni (OP) che versano solo il 25% circa del latte prodotto; b) il 65% del latte prodotto non sarebbe “incentivato” dalla Regione e sarebbe sempre pagato a 0,65 centesimi al litro, salvo prevedibili flessioni; c) quali “fibrillazioni” può provocarnel mercato della produzione un formaggio prodotto con un sistema diversificato di pagamento? Non sono un economista, ma penso che neanche le teorie kenesyane applicate all’agro-industria sarda troverebbero una soluzione adeguata.

    4) E veniamo a come il Centrosinistra propone di finanziare tutta l’operazione emergenziale a favore dei pastori: 50 milioni dai Pia (che in gran parte vanno agli Enti Locali per iniziative volte allo sviluppo delle comunità), 20 milioni dalle agevolazioni del tursimo (se mi metto ad indagare magari stanno cancellando il progetto Posadas ideato dalla Giunta Soru e dedicato ai Comuni dell’interno per creare 50 piccole strutture ricettive coordinate da un unico gestore: siamo talmente fantasiosi che forse è possibile!), 20 milioni dalle opere di interesse locale (strade, cimiteri, dissesto idrogeologico) dedicati ai Comuni. Siccome faccio il Sindaco quando leggo queste cose mi incazzo come una biscia e reagisco. Ma è possibile che l’unico comparto dal quale tagliare qualcosa sia quello degli Enti Locali? Lo sanno i Consiglieri del Centrosinistra (i miei Consiglieri) che in un momento di crisi i Comuni, soprattutto quelli piccoli non sottoposti al Patto di Stabilità sono quelli che mettono “liquidi” nell’economie pagando aziende, imprese e cooperative sociali? E’ di tutta evidennza che non lo sanno o che se ne sono dimenticati.

    Mi dirigo verso la conclusione: io non sono nè irresponsabile nè folle e non faccio parte di nessuna burocrazia partitico-accademica. Sono sul campo, diciamo. Faccio il Sindaco e mi confronto quotidianamente coi problemi della gente in carne ed ossa. E se scrivo le cose che scrivo è perchè ne ho conoscenza diretta e non mi baso su chiacchiere e sentito dire. Io sto dalla parte dei pastori e dei cassintegrati, ma sono anche per un corretto uso delle risorse. E’ questo un peccato? Credo di no. E ribadisco che la “piattaforma” dei pastori” è una piattaforma miope. Nel PSR (Piano di Sviluppo Rurale) ci sono 140 milioni di euro per i Gal e a favore del mondo agricolo. Perchè i pastori non rivolgono le loro attenzioni su quelle risorse e inizino ad attivare idee, progetti per la diversificazione delle loro aziende? Noi siamo pronti (sono Presidente di un Gal), loro sono pronti? Io credo di no. E credo che saremo invasi da progetti per ristrutturare lo stazzo in campagna per gli spuntini e non per fare ricettività diffusa. E perchè non saranno pronti? Perchè non si sono dotati (o non li abbiamo dotati) dei mezzi “culturali” per affrontare i cambiamenti immensi della nostra epoca.

    La classe politica regionale quando affronta problemi semplici li complica. Quando affronta problemi complessi li banalizza. Non mi meraviglia che questo lo facciano degli incapaci come Cappellacci e Prato, mi dispiace enormemente quando i “nostri” Consiglieri e politici regionali non si spremono le meningi fino in fondo per indicare una via alternativa allo sfascio.

  • Ma 15.000 euro ad azienda è la promessa dell’ordine del giorno votato un mese addietro da PD-PDL-Sinistra -Palomba Di Pietro, tranne il PSD’AZ che è uscito dall’aula perchè giustamente ha rilevato che era una stronzata. Cappellacci e Prato ci hanno subito messo il capello fregandosi le mani per il ritiro temporaneo dei pastori. La causa prossima che ha portato a tutto ciò che è sotto i nostri occhi è questa.
    Sono esecrabili le azioni poste in essere dai pastori, in egual misura esecrabile la irresponsabilità delle forze politiche che li hanno presi per il culo. E il PD continua con un disegno di legge che propone una copertura finanziaria che porta ancora più in alto l’asticella della presa per il culo. E’ una tragicommedia, ma tutto questo il popolo non lo sa.
    Che tristezza!

  • Piero Atzori

    Ho l’impressione che la Sardegna italiana stia dando chiari segni di sfascio.
    Abbiamo urgente necessità di prendere responsabilmente in mano il nostro destino. I pastori dicono anche questo mentre occupano il palazzo della Regione. Loro sono coscienti che stanno parlando dell’economia dell’isola non di loro e basta.

    Credo che ai pastori farebbe piacere anche un doveroso appello della Regione Sardegna rivolto ai residenti in terra sarda e non solo a consumare i genuini prodotti caseari ottenuti dalla trasformazione di latte di pecora dei nostri allevamenti. I consumatori andrebbero avvisati che molti formaggi venduti nei market sono ottenuti da latti in polvere provenienti da chissà dove.
    Occorre scongiurare dissapori tra pastori e contadini.

    Credo che ai pastori farebbe piacere se in Regione si decidesse di ridurre i costi della politica, trasformando ad esempio le Province in consorzi di Comuni a costo zero di apparato, riducendo il compenso degli onorevoleddos e riducendoli di numero. Se poi i piccoli Comuni venissero accorpati si potrebbero orientare i soldi risparmiati verso politiche agropastorali di qualche valore.
    Tutto questo in prospettiva misurabile in mesi non in anni.
    Il Consiglio regionale deve assumersi una grande responsabilità se vuole essere credibile quando parla di nuova Carta De Logu. Se se l’assume credo che si riuscirà facilmente ad isolare i violenti, che purtroppo non mancano mai.

  • Giovanni Porcu

    Sottoscrivo completamente il commento di Mario Carboni . Soprattutto sulla inviolabilità del Parlamento dei Sardi nemmeno per contestare i provvisori inquilini sui quali ogni azione di contestazione deve avere natura esclusivamente politica. Non lo hanno mai fatto le centinaia di lavoratori Legler, di Idea Motore, di Vynils e di molte altre aziende che lottano in maniera forte ma estremamente pacifica e democratica a difesa dei loro posti di lavoro.
    Se può servire su questa battaglia di dignità e chiarezza che nulla può concedere ai rumori e alla violenza della piazza se non la giusta attenzione con i mezzi economico – giuridici a disposizione il sindaco di Irgoli è al tuo fianco .

  • Mario Carboni

    Concordo ampiamente.
    Peccato che le cose che tu scrivi e che andrebbero lette con attenzione vengano snobbate da molti commentatori specialmente su internet, blog e facebook, giustificando poi la tua analisi politica successiva nella quale denunci il pericolo eversivo.
    Chiaramente in situazioni vischiose come quella che hai evocato possono, come sempre è successo operare provocazioni di componenti centraliste, antiautonomiste e antindipendentiste, che coglierebbero la palla al balzo per far retrocedere un movimento ed una coscienza democratica verso l’autodecisione della nazione sarda che emerge sempre più forte fra i sardi in un momento di forte crisi dello Stato centrale e chiede cambiamenti politici di sovranità, statualità e governo della nostra cultura e dell’economia della Sardegna.
    Purtroppo la colonizzazione è anche politica e mi sembra di poter dire che l'”antagonismo” continentale abbia inquinato, colonizzandolo, ampie fasce di contestatori.
    Come ho scritto altre volte a questi nulla importa di indipendenza, autonomia, nuovo statuto, repubblica sra, federalismo e sopratutto di una via riformistica e pacifica per raggiungere questi obiettivi.
    Il fatto è che la vertenza in atto è la spia della fine del ciclo autonomista che coincide col crollo dell’intera economia costruita sino ad oggi e che come tutte le economie coloniali è arrivata al capolinea.
    Quando ciò accade, sempre, si sono manifestate tendenze indirizzate all’assalto ai forni.
    Questo però può accadere perchè c’è un vuoto politico.
    Vasti movimenti, come questo dei pastori, assumono su di loro grande simpatia popolare perchè rispondono a desideri,pulsioni di rifiuto dell’esistente, consapevolezza non espressa politicamente in maniera compiuta, emergere di energie troppo a lungo compresse, ma duole dirlo senza intellighenzia e dirigenza all’altezza della situazione e capace di governare queste forze sociali.
    Pratiche sbagliate, tesi superficiali. obiettivi irraggiungibili, uso di pressioni improprie e violente come il blocco del Parlamento dei sardi e l’occupazione ad oltranza, come forma ricattatoria per ottenere soluzioni che invece assieme si potrebbero trovare, potrebbero ritorcersi contro un’intera categoria e rinverdire l’eterna maledizione sarda del contrasto pastori-contadini.
    Prova a mio parere ne sono i 13 punti della piattaforma, sempre a mio avviso insufficiente e in particolare riguardo ai de minimis obiettivo insistito che mostra nella migliore delle ipotesi che i proponenti siano completamente all’oscuro di che cosa si tratti.
    In effetti sia che lo si sappia o no, si è fatto credere che il de minimis per 15.000 euro sia quasi una cifra che arriverebbe pronta cassa ad ogni azienda pastorale, quasi come un contributo che arriverebbe per posta o direttamente nel conto corrente.
    E questo forse credono in completa buona fede nel loro immaginario e nelle loro aspettative i titolari delle aziende pastorali, le loro famiglie ed i manifestanti che li appoggiano.
    Purtroppo come ben hai scritto non è così per moltissime ragioni economiche e normative.
    Non si fa sapere, non si dice e forse non lo si sa neppure che anche nel caso che fose possibile erogare il de minimis magari per una cifra minore, diciamo 5 0 7 o anche 10.000 euro, bisognerebbe comunque emanare dei bandi e concorrere con una serie di operazioni burocratiche che non ne renderebbe possibile l’immediata erogazione e non in tutti i casi richiesti.
    E poi anche se e per assurdo fosse possibile sormontare tutti questi ostacoli oggettivi, il de minimis sarebbe una goccia nel mare di difficoltà e non servirebbe a nulla.
    E’ tutta un’economia che va risanata e ripensata.
    Ripensata e ristrutturata assieme alle altre che soffrono una crisi epocale assieme all’agroalimentare sardo.
    Ma sembra che l’ottenimento del de minimis sia posta strumentalmente come l’ultima spiaggia per abbandonare l’occupazione del Parlamento dei sardi, fatto gravissimo per essere stato concepito e ancora più grave per essere stato permesso.
    La sacralità del Parlamento, la sua inviolabilità, sono pietre miliari nel percorso democratico ed ancora di più nella strada dall’autonomia all’indipendenza.
    Si vuole mettere in campo con altre manifestazioni magari più di massa una pressione ancora più forte assediando di nuovo il Parlamento dei sardi? Nulla in contrario se è pacifica e se non ci sono intenzioni da presa della Bastiglia e comunque si riesca a isolare i non pochi che con questa idea si potrebbero infiltrare fra la brava gente che comunque ha tutto il diritto di manifestare pacificamente.
    D’altro canto emerge l’incompetenza, la pavidità, la nullità autonomista di un’intera classe politica che non riesce, pur nella difficoltà a trovare soluzioni politiche immediate, tampone, contingenti,a rivendicare la legittimità del mandato popolare a governare o a fare l’opposizione perchè carente non dico di spirito sardista e indipendentista ma neanche di quello compiutamente autonomista e si rende prigioniero di chi sa agitare solo la piazza.
    Il fatto è che non ci si trova di fronte ad una rivendicazione sindacale ma ad una manifestazione di soggettività politica. Legittima ma sulla quale si può anche dissentire con forza per i temi e per i metodi.
    Quindi è politicamente che si deve rispondere ed elaborare delle soluzioni, avendo anche il coraggio di porsi su un altro livello, anche di contrapposizione politica, rispetto ad un falso unanimismo che favorisce solo gli apprendisti stregoni e gli eversori che s’apprestano a coagularsi attorno ad una politica sbagliata.
    Hai fatto bene, ha denunciare i pericoli e da dove politicamente possono venire, con molto coraggio e però in grande solitudine.
    In questo sono al tuo fianco, come tutti gli spiriti liberi e sardisti.
    I fatti ci daranno ragione.
    La situazione però è gravissima e gravida di pericoli.
    Se dal deprecabilissimo episodio di un candelotto che ferisce un manifestante si passasse ai feriti e Dio non voglia al morto che qualcuno, provocatore o ideologicamente portato a prevedere situazioni che cinicamente favoriscano pratiche insurrezioniste, gradirebbe, la situazione si farebbe gravissima ma ognuno dovrà poi prendersi le proprie responsabilità.

  • Onorevole… onore al merito all’impegno e allo studio..
    Lo stile e la serietà si vede tutta in questo articolo
    Chi si informa studia e si impegna alla lunga la vince…
    A questo punto le chiederei solamente una cosa semplice:
    Perché non lei Presidente della Nazione Sarda…
    Per me, e credo non solo per me, sarebbe un bel sogno che si avvera.
    Con stima…. saluti

  • Bastianino Mossa -PC

    Onorevole Maninchedda,
    mi chiedo se queste cose che lei ha spiegato con competenza e precisione, sono chiare al presidente regionale, all’assessore all’agricoltura, e a parte degli stessi consiglieri regionali. Io ho dei seri dubbi a riguardo, e lo dimostra lo stato confusionale con il quale si è mossa la giunta e chi la sostiene da ormai parecchio tempo.
    Viene facile dare soluzioni e giudizi quando buoi/pecore sono scappate dalla stalla/ovile, e quando la situazione è scappata politicamente di mano a tutti( compreso il centrosinistra all’opposizione), a causa di una TOTALE VACANZA POLITICA da parte di tutta la classe politica sarda, cui si aggiunge una crisi di rappresentatività sindacale oramai cronica.
    L’MPS nasce in questo contesto, con tutto il carico di responsabilità e le conseguenze che si porta dietro.
    Evidentemente, ciò che può conseguire a tutto ciò è un rebus, che può riservare delle sorprese, e come la recente storia ci insegna è emblematico il caso della Lega Nord, che qui nella mitica “Padania”( luogo che non esiste fisicamente ma solo nella testa di qualcuno ) oramai spopola e che si definisce ancora movimento essendo un partito a tutti gli effetti. Lega nata come movimento di protesta, cavalcando il malessere dei vari strati sociali, in primis quelli più popolari, e gravemente sottovalutata dai partiti politici nazionali in crisi già per conto loro. Lega che oltre a dettare le linee guida economiche al governo nazionale, sta elaborando e mettendo in pratica il “suo” FEDERALISMO fiscale che arriverà tra capo e collo su molte regioni, in primis la Sardegna, che a sua volta impegnata in ben altre faccende, difficilmente potrà difendere i diritti e gli interessi che leggitimamente spettano ai suoi abitanti.
    Chiudo con una breve riflessione col rimpianto di quel presidente SARDISTA che qualche decennio fa ci fece sognare e immaginare un’altra Sardegna, e che si starà rivoltando nel vedere la casa dei sardi senza un AUTOREVOLE padrone.
    Che la politica e soprattutto la fortuna aiuti lei e i sardi.

    P.S. per par condicio ho fatto un intervento anche sul sito di “Sardegna Democratica” con un post su un intervento del dottor Gesuino Muledda, che poi sostiene in pratica le stesse cose che dice lei.

  • Condivido buona parte del ragionamento ma inviterei alla prudenza anche nel giudizio verso l’MPS (che è meritato nel momento in cui si arroca sulla linea dura) ma che comunque non va valutato come un movimento omogeneo e verticistico. Ci sono comunque correnti e queste possono prendere direzioni diverse a prescindere dagli organizzatori. Ci sono diversi MPS nell’MPS…E questa infatti è forse l’aspetto negativo: che si potrebbero creare zone d’ombra che le persone in gamba del movimento pastori non stanno minimamente cercando.

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